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La dieta Crudista
La dieta crudista, come suggerisce il nome, prevede che si mangino solo prodotti crudi, perché ritiene che molte qualità nutrizionali vadano perdute con la cottura.
Che cos'è
La dieta crudista, come suggerisce il nome, prevede che si mangino solo prodotti crudi, perché ritiene che molte qualità nutrizionali vadano perdute con la cottura.
Lo scopo è quello di evitare l’impoverimento dei cibi dalle componenti fondamentali per una buona e corretta nutrizione, come
vitamine e sali minerali.
Come funziona
Nella dieta crudista si usano
frutta,
verdura,
legumi freschi,
cereali, semi, noci di vario tipo, erbe e
funghi, oltre ad alcuni
formaggi.
Chi si ciba di alimenti crudi lo fa per assumere tutta l’
energia vitale della natura attraverso ciò che mangia: per questo i più rigidi escludono la
carne, considerata alimento morto e privo di energia.
Molti crudisti però, soprattutto oltreoceano, inseriscono nella loro alimentazione anche
pesce e carne crudi.
La quotidiana richiesta
calorica può essere colmata per l’80% da frutta e verdura, per il 10% da
proteine (noci e formaggio), per l’8% da cereali, e per il 2% da
miele e melassa.
La dieta in pratica
Cosa si mette crudo nel piatto? Essenzialmente vegetali: frutta fresca e tropicale, frutta secca, verdura di stagione, legumi e semi germogliati, alghe.
Raramente i crudisti stretti mangiano
uova, e quasi nessuno i latticini.
Ecco un menu-tipo di stagione:
PRIMA COLAZIONE: ciliegie
PRANZO: fragole, ciliegie, pesche e qualche mandorla (non più di 10)
CENA:Julienne di carote in salsa di avocado, germogli di grano e germogli di girasole, insalata di verza e cipollotti con 3-4 noci, pomodori e basilico
Considerazioni nutrizionali
I vantaggi di questo tipo di dieta sono l’alto contenuto di vitamine e sali minerali mantenuto nei cibi, il benefico apporto di maggiori quantità di
acqua, l’alto contenuto di
sostanze fibrose che richiedono una lunga
masticazione e saziano perciò più velocemente.
I processi di cottura dei cibi, infatti, comportano la perdita di vitamine A, B e C, e di sali minerali come calcio, fosforo, magnesio, ferro e potassio, che vengono ridotti con percentuali che vanno dal 10% al 60% del contenuto originario.
La preparazione, inoltre, può comportare ulteriori perdite di valore nutritizio: il contenuto in vitamina A della buccia dei pomodori è 20 volte superiore a quello della polpa, le foglie esterne di alcuni vegetali sono più ricche di calcio e di ferro di quelle interne.
Per chi sì e per chi no
Max Bircher Benner, celebre medico svizzero del secolo scorso, ha elevato a moderno comportamento dietetico la più antica forma di alimentazione dell’uomo, quella a base di frutti e bacche.
Benner sosteneva che gli organismi vegetali incamerano la forza del sole attraverso la fotosintesi, e la trasmettono a chi se ne nutre soltanto se consumati crudi.
Inoltre, solo i cibi non alterati da sbalzi di temperatura elevati conservano intatto il proprio potenziale di
carica aerea, cioè dell’aria incamerata naturalmente, con il risultato di apportare al nostro corpo una combinazione di
ossigeno e minerali preziosa per darci energia, vitalità, ma non
calorie.
I vegetali crudi e freschi mantengono intatto il proprio patrimonio di
enzimi, vitamine, sali minerali, che invece la cottura disperde in gran parte.
Il cibo crudo, poi, si mangia in quantità inferiori rispetto a quello cotto, con sicuro vantaggio per la linea e la salute.
I crudisti sostengono che psicologicamente questa dieta permette un rapporto più intimo con la natura, la pratica della meditazione, un rispetto e una consapevolezza di sé superiori, nonchè il rispetto degli animali, a tutto vantaggio del benessere.
Tuttavia mangiare solo cibi crudi comporta un’assunzione molto limitata di
carboidrati complessi, che dovrebbero rappresentare il nostro nutrimento base.
Cereali e
legumi, che ne sono la fonte principale, non vengono consumati in modo comune ma solo una volta germogliati: quanto a contenuto glucidico, i germogli sono simili alla verdura.
Questa dieta è controindicata per persone che presentino disturbi gastrici e intestinali: i cibi crudi non subiscono la rottura dei legami tra molecole attuata con la cottura, e quindi la loro digeribilità è più bassa.
Il nostro
apparato digerente, infatti, durante l’evoluzione della specie ha perso l’abitudine a ricevere grandi quantità di alimenti crudi (previsti dal menu crudista per il 95%).
Il crudismo poi implica un eccesso di
fibra alimentare che, in molti casi, può aggravare un’irritabilità
intestinale, provocando dolori, evacuazioni frequenti e forte
meteorismo.
Cosa ne pensiamo noi
Come tutte le diete, il crudismo si basa su principi giusti, che però se vengono estremizzati diventano dannosi.
Con i soli germogli e semi oleosi non è semplice coprire il fabbisogno proteico, fissato dalle autorità competenti, per chi mangia di tutto, intorno ai 50-60 grammi al giorno.
Il limite però è superabile se il crudista integra questi alimenti con uova e formaggi, che rendono la dieta più completa e bilanciata.
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009
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