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ipolipemizzanti


farmaci in grado di ridurre la concentrazione dei lipidi nel sangue. Si distinguono diverse classi di ipolipemizzanti sulla base del meccanismo d’azione. Le resine come la colestiramina agiscono legando gli acidi biliari nel lume intestinale, interrompendo la recircolazione enteroepatica del colesterolo e aumentando l’eliminazione fecale dei grassi. Non hanno controindicazioni importanti, ma non sono molto gradevoli al palato e comportano effetti collaterali fastidiosi come flatulenza, stipsi e dolori addominali. Sono poco usate. I fibrati, come il gemfibrozil, aumentano l’attività dell’enzima lipoproteinlipasi con conseguente riduzione dei trigliceridi. Da evitare in caso di patologie epatiche, favoriscono l’insorgenza di calcoli biliari. Le statine (simvastatina, pravastatina, fluvastatina, atorvastatina) sono una classe di farmaci in grado di inibire l’enzima epatico HMG-CoA reduttasi, preposto alla sintesi del colesterolo. Sono attualmente molto usate per la loro efficacia. Sono controindicate in caso di epatopatie, gravidanza (da usare con prudenza anche nella donna in età fertile). Tra gli effetti collaterali sono segnalati in circa l’1% dei soggetti trattati l’aumento delle transaminasi e la comparsa di dolori muscolari (con o senza aumento delle CPK). Di recente introduzione l’orlistat, inibitore della lipasi intestinale, che riduce l’assorbimento di colesterolo all’interno del lume intestinale. Limitati gli effetti collaterali: tra questi diarrea in caso di pasti ad abbondante contenuto di grassi.
Fonti
Ultima modifica: 25-11-2015

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