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l-dopa


(o levo-DOPA), precursore della dopamina che, a differenza di quest’ultima, supera agevolmente la barriera ematoencefalica e può essere utilizzato per correggere il deficit di dopamina del morbo di Parkinson, di cui rappresenta a tutt’oggi il più potente mezzo terapeutico. Viene oggi usata in associazione a composti inibenti il processo di inattivazione (decarbossilazione) extracerebrale della dopamina stessa (benserazide e carbidopa). I possibili disturbi collaterali sono: nausea, vomito, ipotensione, aritmie, movimenti involontari a scatto, raramente disturbi psichici. L’effetto terapeutico è favorevole soprattutto sull’ acinesia e sulla rigidità, meno sul tremore. Le controindicazioni sono rappresentate da gravi disfunzioni cardiache, renali, epatiche, endocrine e dal glaucoma. Tale terapia sostitutiva, che va protratta indefinitamente, perde con gli anni l’efficacia iniziale: dopo 3-7 anni („vacanza DOPA“) la sintomatologia extrapiramidale peggiora, con rapide oscillazioni giornaliere (fenomeno on-off per cui, dalla motilità quasi normale per 1-2 ore dopo l’assunzione di una dose, si passa all’immobilità quasi totale), discinesie, acinesia al risveglio. Per procrastinare al massimo questi problemi è importante una razionale strategia terapeutica.
Fonti
Ultima modifica: 25-11-2015

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