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adhd


L’ADHD, acronimo inglese per indicare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è una patologia complessa, ancora in fase di definizione, che riguarda i bambini in età evolutiva.
La sua prevalenza è stimata tra il 3-5% della popolazione in età scolare, con maggiore riscontro nei maschi.
Il disturbo si manifesta con un quadro sintomatologico complesso, caratterizzato da scarsa adattabilità alle regole sociali, eccesso di disattenzione, iperattività, impulsività, difficoltà con la parola e con i limiti di spazio e tempo, difficoltà nel mantenere l'attenzione su compiti e giochi per un tempo adeguato all’età, difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività, difficoltà ad attendere il proprio turno, irrequietezza motoria delle mani, delle gambe e di tutto il corpo, mancanza di continuità e perseveranza nelle attività e mancanza di autocontrollo sui versanti emotivo, motorio e cognitivo.
Le cause di questo disturbo sono a origine multifattoriale, e tutt’oggi non sono molto chiare: si ipotizzano un fattore genetico, un’influenza del fumo in gravidanza, diverse alterazioni del sistema nervoso centrale, ma anche un’importante influenza del contesto ambientale e sociofamiliare.
La diagnosi di ADHD avviene attraverso un’anamnesi di tipo neuropsicologico e alcune indagini cliniche sul sistema nervoso, ma i criteri di classificazione sono ancora argomento di dibattito a causa delle difficoltà di categorizzazione. La terapia si basa principalmente sull’approccio psicologico multicentrico, associato in casi gravi all’utilizzo di farmaci a base di dopamina e noradrenalina.
Fonti
Ultima modifica: 25-11-2015

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