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ACE INIBITORI, ASSOCIAZIONI

FEMIPRES PLUS

14CPR RIV 15MG

UCB PHARMA SpA

Descrizione prodotto

FEMIPRES PLUS*14CPR RIV 15MG

Principio attivo

MOEXIPRIL CLORIDRATO/IDROCLOROTIAZIDE

Forma farmaceutica

COMPRESSE RIVESTITE

ATC livello 3

ACE INIBITORI, ASSOCIAZIONI

Tipo prodotto

FARMACO ETICO

Prezzo al pubblico

9.45


Codice ATC livello 5:
C09BA13

Codice AIC:
33907027


Non contiene glutine
Contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Femipres Plus è indicato per il trattamento dell’ipertensione essenziale, quando è richiesto un controllo della pressione arteriosa aggiuntivo rispetto alla monoterapia con moexipril cloridrato o idroclorotiazide. Questa combinazione fissa è indicata nei pazienti la cui pressione arteriosa è stata stabilizzata con i singoli componenti somministrati nelle stesse proporzioni.

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Composizione

1 compressa rivestita con film di Femipres Plus 15 mg/25 mg contiene:

moexipril–cloridrato 15 mg

idroclorotiazide 25 mg

Contiene 0,24 g di lattosio per dose. Questo deve essere tenuto in considerazione in pazienti con diabete mellito.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1

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Eccipienti

Lattosio rnonoidrato

Crospovidone

Magnesio ossido

Gelatina

Magnesio stearato

Ipromellosa

Idrossipropilcellulosa

Titanio biossido (E 171)

Macrogol 6000

Ferro ossido (E172).

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Controindicazioni

Femipres Plus non deve essere usato in pazienti con:

– ipersensibi|ità ai principi attivi o ad uno qualsiasi degli eccipienti

– anamnesi di angioedema associata a precedenti terapie con ACE inibitori

– edema angioneurotico ereditario/idiopatico

– secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.6)

– anuria e/o funzionalità renale gravemente compromessa (clearance della creatinina <40 ml/min)

– recente trapianto renale;

– proteinuria clinicamente rilevante (>1 g/die);

– aldosteronismo primario;

– ipokaliemia refrattaria, iponatriemia, ipercalcemia e iperuricemia sintomatica.

A causa della mancanza di sufficiente esperienza terapeutica, Femipres Plus non deve essere usato in:

– pazienti in dialisi

– pazienti affetti da epatopatia primaria o con alterata funzionalità epatica

– pazienti con insufficienza cardiaca scompensata non trattata

– bambini

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Posologia

I pazienti la cui pressione arteriosa è stata stabilizzata con una libera associazione costituita da 15 mg di moexipril cloridrato e di 25 mg di idroclorotiazide devono assumere una compressa rivestita con film di Femipres Plus 15 mg/25 mg al giorno, al mattino.

Le associazioni a dose fissa non sono raccomandate per la terapia iniziale. Di conseguenza, un paziente la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata con moexipril o con idroclorotiazide può essere trattato con l’associazione fissa di moexipril cloridrato e idroclorotiazide, se la sua pressione arteriosa è stata stabilizzata con la libera associazione di questi componenti somministrati nelle stesse proporzioni.

Raccomandazioni per l’impiego in pazienti con alterazione della funzionalità renale e in pazienti anziani:

Femipres Plus non deve essere somministrato a pazienti con grave alterazione della funzionalità renale (clearance della creatinina <40 ml/min; vedere paragrafo 4.3).

Nei pazienti con alterazione della funzionalità renale da lieve a moderata (clearance della creatinina >40 ml/min ma <60 ml/min) e nei pazienti anziani (di età superiore ai 65 anni), questa associazione fissa deve essere somministrata con molta cautela e devono essere somministrati preferibilmente 7,5 mg di moexipril cloridrato e 12,5 mg di idroclorotiazide.

In aggiunta, nei pazienti con alterata funzionalità renale, è obbligatorio uno stretto monitoraggio della funzionalità renale da parte del medico.

Femipres Plus è controindicato nei bambini (vedere paragrafo 4.3).

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Avvertenze e precauzioni

Ipotensione:

Femipres Plus può provocare una profonda caduta della pressione arteriosa, in particolare dopo l’assunzione della prima dose, con sintomi quali capogiro, sensazione di debolezza e disturbi visivi, possono verificarsi rari casi di sincope. Nell’8% dei pazienti trattati con un’associazione di moexipril e idroclorotiazide è stata osservata ipotensione sintomatica, che ha indotto la sospensione della terapia in circa l’1% dei casi.

L’ipotensione sintomatica è rara in pazienti con ipertensione non complicata. Si può verificare con maggiore probabilità in pazienti con deplezione di sale e/o volume come risultato di una terapia diuretica prolungata, restrizione dell’assunzione di sale con la dieta, dialisi, diarrea o vomito. E’ stata segnalata principalmente in pazienti con insufficienza cardiaca grave con o senza insufficienza renale associata. Questi pazienti devono essere attentamente seguiti ogniqualvolta la dose di Femipres Plus è aumentata.

Se si verifica ipotensione, il paziente deve essere posto in posizione supina e, se necessario, trattato con somministrazione endovenosa di soluzione fisiologica. Il trattamento con Femipres Plus può solitamente essere continuato in seguito alla normalizzazione della pressione arteriosa e della volemia.

Pazienti con ipertensione renovascolare/Pazienti con stenosi dell’arteria renale bilaterale o stenosi dell’arteria renale del singolo rene funzionante:

Vi è un aumentato rischio di ipotensione grave e insufficienza renale quando pazienti con ipertensione renovascolare e stenosi bilaterale preesistente dell’arteria renale o stenosi dell’arteria renale in presenza di un rene solitario sono trattati con Femipres Plus. La perdita della funzionalità renale può verificarsi, con soltanto lievi variazioni della creatininemia, anche in pazienti con stenosi unilaterale dell’arteria renale. Questi pazienti devono essere seguiti attentamente ogniqualvolta la dose di Femipres Plus è aumentata.

Pazienti con insufficienza renale:

In soggetti sensibili possono essere previste alterazioni della funzionalità renale a causa dell’inibizione del sistema renina–angiotensina–aldosterone. Di conseguenza, gli ACE inibitori devono essere utilizzati con cautela in pazienti con insufficienza renale, poiché per questi pazienti può essere richiesta la somministrazione di dosi ridotte o con una frequenza inferiore. In pazienti con insufficienza renale deve essere eseguito un attento monitoraggio della funzionalità renale durante la terapia. Casi di insufficienza renale sono stati segnalati in associazione con ACE inibitori, principalmente in pazienti con grave insufficienza cardiaca o con nefropatia di fondo, inclusa la stenosi dell’arteria renale. Alcuni pazienti, senza apparente nefropatia preesistente, hanno sviluppato incrementi delle concentrazioni ematiche di urea e creatinina in concomitanza alla somministrazione di un diuretico. Si raccomanda un appropriato monitoraggio della funzionalità renale.

Malattie epatiche:

I diuretici tiazidici devono essere utilizzati con cautela in pazienti con funzionalità epatica ridotta o malattia epatica progressiva, in quanto alterazioni anche minori dell’equilibrio idro–elettrolitico possono precipitare il coma epatico. Gli ACE inibitori sono stati raramente associati con una sindrome che esordisce con ittero colestatico o epatite e progredisce con necrosi fulminante e (in taluni casi) morte. Il meccanismo di questa sindrome non è noto. Pazienti in trattamento con ACE inibitori che sviluppano ittero o innalzamenti marcati dei livelli degli enzimi epatici devono sospendere il trattamento con l’ACE inibitore e ricevere un appropriato monitoraggio medico.

Angioedema:

Angioedema del volto, delle estremità, delle labbra, delle mucose, della lingua, della glottide e/o della laringe si può manifestare in pazienti trattati con ACE inibitori, soprattutto durante le prime settimane di trattamento. Tuttavia, in casi rari, si può sviluppare angioedema grave in seguito ad un trattamento a lungo termine con un ACE inibitore. Il trattamento deve essere prontamente sospeso e sostituito con un farmaco appartenente ad un’altra classe farmacologica. In studi clinici controllati verso placebo, sintomi indicativi di angioedema o edema facciale si sono verificati in meno dello 0,5% dei pazienti trattati con Femipres Plus. Nessuno dei casi è stato considerato tale da mettere in pericolo la vita del paziente.

L’angioedema a carico della lingua, della glottide o della laringe può essere fatale. Deve essere praticata la terapia d’emergenza che comprende, ma non deve essere necessariamente limitata all’immediata iniezione sottocutanea di adrenalina in soluzione 1:1000 (0,3–0,5 ml) o l’iniezione endovenosa lenta di adrenalina alla concentrazione di 1 mg/ml (seguire le istruzioni per la diluizione), con monitoraggio dell’ECG e della pressione arteriosa. Il paziente deve essere ricoverato in ospedale e tenuto in osservazione per almeno 12–24 ore e non deve essere dimesso fino alla completa risoluzione dei sintomi.

Gravidanza:

La terapia con ACE inibitori non deve essere iniziata durante la gravidanza.

Per le pazienti che stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere a trattamenti antiipertensivi alternativi, con comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della terapia con un ACE inibitore. Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento con ACE inibitori deve essere interrotto immediatamente e, se appropriato, deve essere iniziata una terapia alternativa (vedere paragrafi 4.3 e 4.6).

Tosse:

Durante il trattamento con un ACE inibitore si può manifestare una tosse secca e non produttiva, che scompare dopo la sospensione del trattamento. In studi clinici controllati con un’associazione di moexipril e idroclorotiazide la tosse era presente nel 5% dei pazienti trattati con l’associazione e nel 2% dei pazienti trattati con placebo.

Anziani:

Alcuni pazienti anziani possono essere più responsivi a Femipres Plus rispetto ai pazienti giovani. In soggetti maschi anziani (>65 anni di età) con funzionalità renale ed epatica clinicamente normali, l’AUC e la Cmax del moexiprilat sono superiori a quelle dei soggetti più giovani.

Squilibri elettrolitici sierici:

In studi clinici con moexipril, si è verificata iperkaliemia persistente (potassio nel siero > 5,4 mEq/l) in circa l’1,3% dei pazienti ipertesi. I fattori di rischio per lo sviluppo di iperkaliemia con gli ACE inibitori comprendono l’insufficienza renale e/o cardiaca, il diabete mellito e l’utilizzo concomitante di diuretici risparmiatori di potassio, di integratori di potassio e/o di sostituti salini contenenti potassio, che pertanto devono essere usati con cautela o non utilizzati con Femipres Plus.

Il trattamento con diuretici tiazidici è stato associato ad ipokaliemia, iponatriemia ed alcalosi ipocloremica. Il rischio di ipokaliemia è massimo in pazienti con cirrosi epatica, in pazienti che hanno una diuresi intensa, in pazienti che assumono insufficienti quantità di elettroliti per via orale e in pazienti sottoposti a terapia concomitante con corticosteroidi o ACTH. In studi clinici con Femipres Plus è stato dimostrato che moexipril e idroclorotiazide controbilanciano i rispettivi effetti sul potassio sierico, per cui non si osserva un effetto netto sul potassio sierico con questa associazione. Tuttavia, i pazienti devono essere informati di non assumere integratori di potassio o sostituti del sale contenenti potassio senza consultare il medico.

Le riduzioni dei livelli di cloruri sono generalmente di lieve entità e richiedono un trattamento specifico solo in circostanze particolari (ad es. in presenza di malattie epatiche o renali). In pazienti edematosi può verificarsi iponatriemia da diluizione. La terapia appropriata consiste nella restrizione dell’assunzione di acqua anziché nella somministrazione di sale, ad eccezione di casi rari in cui l’iponatriemia può mettere in pericolo la vita del paziente. Nella deplezione salina vera e propria la terapia di elezione consiste in un’appropriata reintegrazione.

L’escrezione di calcio è ridotta dalle tiazidi. In alcuni pazienti trattati a lungo termine con tiazidi sono state osservate alterazioni patologiche a carico delle paratiroidi con ipercalcemia e ipofosfatemia. Non sono state osservate le complicanze più serie dell’iperparatiroidismo (litiasi renale, riassorbimento osseo e ulcera peptica).

Le tiazidi potenziano l’escrezione urinaria di magnesio, da cui può risultare ipomagnesiemia.

I pazienti ai quali vengono somministrati diuretici tiazidici devono essere tenuti sotto controllo per sintomi clinici di squilibrio idrico o elettrolitico. Segnali di squilibrio idrico o elettrolitico sono: secchezza delle fauci, sete, debolezza, letargia, sonnolenza, agitazione, dolori muscolari o crampi, affaticamento muscolare, ipotensione, oliguria, tachicardia e disturbi gastrointestinali come nausea o vomito.

Effetti metabolici ed endocrini:

La terapia con ACE inibitori e tiazidi può aggravare l’alterata tolleranza al glucosio. Potrebbe essere richiesto l’aggiustamento dei dosaggi di farmaci antidiabetici, inclusa l’insulina. In pazienti diabetici precedentemente trattati con farmaci antidiabetici orali o insulina, i livelli di glicemia devono essere strettamente monitorati durante il primo mese di trattamento con un ACE inibitore. Il diabete mellito latente può diventare conclamato durante la terapia con tiazidi.

Altri disturbi metabolici:

I diuretici tiazidici possono ridurre la tolleranza al glucosio e possono innalzare i livelli sierici di colesterolo e trigliceridi. Questi effetti sono di solito di minore entità. I diuretici tiazidici sono stati associati allo sviluppo di iperuricemia e/o gotta in alcuni pazienti. Questo effetto è apparentemente dose–dipendente.

Anestesia chirurgica:

In pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia maggiore o durante l’anestesia con farmaci che provocano ipotensione, Femipres Plus bloccherà l’effetto del rilascio compensatorio di renina. L’ipotensione che si manifesta come conseguenza di questo meccanismo può essere corretta mediante espansione della volemia.

Stenosi aortica/Stenosi mitralica/Cardiomiopatia ipertrofica:

Gli ACE inibitori devono essere utilizzati con cautela in pazienti con ostruzione del tratto di deflusso del ventricolo sinistro e con stenosi mitralica.

Neutropenia/Agranulocitosi:

E’ stato dimostrato che un altro ACE inibitore provoca agranulocitosi e depressione midollare, raramente in pazienti con ipertensione non complicata e più frequentemente, invece, in pazienti ipertesi con insufficienza renale, specialmente se anche associata ad una collagenopatia, come lupus eritematoso sistemico o sclerodermia. Anche se non vi sono stati casi di neutropenia grave (conta assoluta dei neutrofili < 500/mm³) tra i pazienti trattati con moexipril, come con altri ACE inibitori, deve essere preso in considerazione il monitoraggio della conta dei globuli bianchi in pazienti affetti da collagenopatie con interessamento vasculitico, in special modo se la malattia è associata a ridotta funzionalità renale. I dati disponibili dagli studi clinici con moexipril sono insufficienti per dimostrare che moexipril non provoca agranulocitosi con frequenza simile a quella rilevata con captopril. Sia la neutropenia che l’agranulocitosi sono reversibili dopo sospensione dell’ACE inibitore.

Proteinuria:

Si può verificare proteinuria, in particolare in pazienti con preesistente alterazione della funzionalità renale o trattati con dosi relativamente elevate di ACE inibitori.

Aferesi delle LDL/Desensibilizzazione:

Durante l’aferesi delle LDL (lipoproteine a bassa densità) nel trattamento dell’ipercolesterolemia grave in pazienti in terapia con ACE inibitori, possono verificarsi reazioni di ipersensibilità che possono mettere in pericolo la vita del paziente.

Durante la terapia di desensibilizzazione nei confronti dei veleni degli insetti (ad es. punture di vespe o api) in pazienti in trattamento concomitante con un ACE inibitore possono verificarsi reazioni di ipersensibilità (ad es. caduta della pressione, difficoltà a respirare, vomito, eruzioni cutanee allergiche) che in parte possono mettere in pericolo la vita del paziente.

In casi in cui sia necessario effettuare l’aferesi delle LDL o una terapia di desensibilizzazione nei confronti dei veleni degli insetti, l’ACE inibitore deve essere temporaneamente sostituito con un altro farmaco antiipertensivo.

Qualora, nel corso della terapia con Femipres Plus, dovessero verificarsi sintomi come febbre, gonfiore dei linfonodi e/o infiammazione della gola, deve essere consultato il medico curante e deve essere effettuata immediatamente la conta dei globuli bianchi.

Altri disturbi:

I diuretici tiazidici possono aggravare o attivare il lupus sistemico eritematoso.

Litio:

L’associazione di ACE inibitori e litio è generalmente non raccomandata (vedere paragrafo 4.5).

Razza:

Gli ACE inibitori causano angioedema con una frequenza più elevata in pazienti di razza nera rispetto ai pazienti non di razza nera.

Analogamente ad altri ACE inibitori, moexipril potrebbe essere meno efficace nel ridurre la pressione arteriosa nei pazienti di razza nera rispetto ai pazienti non di razza nera, probabilmente a causa di una più elevata prevalenza di bassi livelli di renina nella popolazione di pazienti ipertesi di razza nera.

Test antidoping:

L’idroclorotiazide contenuta in questo medicinale può determinare positività alle analisi condotte nei test antidoping.

Associate con gli eccipienti:

Questo medicinale contiene lattosio monoidrato. Pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit di Lapp lattasi o malassorbimento di glucosio–galattosio non devono assumere questo medicinale.

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Interazioni

Diuretici risparmiatori di potassio o integratori di potassio: moexipril può aumentare i livelli sierici di potassio poiché riduce la secrezione di aldosterone. Come riferito sopra, gli effetti di moexipril e idroclorotiazide sul potassio sierico si controbilanciano, per cui non si osserva alcun effetto netto sul potassio sierico. I diuretici risparmiatori di potassio (spironolattone, amiloride, triamterene) o gli integratori di potassio possono aumentare il rischio di iperkaliemia. Di conseguenza, se è indicato l’impiego concomitante di questi farmaci, essi devono essere somministrati con cautela ed il potassio sierico del paziente deve essere monitorato.

Litio: La somministrazione di Femipres Plus in concomitanza con litio può ridurre l’escrezione di litio. Questi farmaci devono essere somministrati contemporaneamente con cautela. Si raccomanda un frequente monitoraggio dei livelli sierici di litio.

Anestetici: Femipres Plus può potenziare gli effetti ipotensivi di alcuni farmaci anestetici.

Farmaci narcotici/Antipsicotici: In pazienti sottoposti a terapia con diuretici tiazidici può verificarsi potenziamento dell’ipotensione ortostatica.

Antipertensivi: Può verificarsi un aumento dell’effetto ipotensivo di Femipres Plus. L’uso concomitante di diuretici tiazidici con betabloccanti può aumentare il rischio di iperglicemia. I diuretici tiazidici possono aumentare l’effetto iperglicemico del diazossido.

Allopurinolo, citostatici o immunosoppressori, corticosteroidi sistemici o procainamide:

La somministrazione concomitante con Femipres Plus può determinare un maggior rischio di leucopenia e può intensificare la deplezione elettrolitica, in particolare l’ipokaliemia. La somministrazione dei diuretici tiazidici può aumentare l’incidenza di reazioni di ipersensibilità all’allopurinolo.

Farmaci anti–infiammatori non steroidei: La somministrazione di farmaci anti–infiammatori non steroidei può ridurre l’effetto diuretico, natriuretico e antipertensivo di Femipres Plus. Inoltre è stato riferito che i FANS e gli ACE inibitori esercitano un effetto additivo sull’aumento del potassio sierico, mentre la funzionalità renale può diminuire. Questi effetti sono in linea di principio reversibili e si verificano soprattutto in pazienti con funzionalità renale compromessa.

Antiacidi: possono indurre una minore biodisponibilità degli ACE inibitori.

Simpaticomimetici: i simpaticomimetici possono ridurre gli effetti antipertensivi di Femipres Plus; i pazienti devono essere accuratamente controllati per confermare che l’effetto desiderato venga ottenuto.

Alcool: l’alcool potenzia l’effetto ipotensivo.

Cibo: l’assunzione di cibo può ridurre la biodisponibilità degli ACE inibitori.

Farmaci antidiabetici: l’uso di diuretici tiazidici e di ACE inibitori in concomitanza con antidiabetici (orali e insulina) può richiedere un aggiustamento del dosaggio dei farmaci antidiabetici. HCTZ può aumentare il rischio di acidosi lattica in corso di trattamento con metformina, in seguito ad una possibile insufficienza renale funzionale.

Vitamina D o sali di calcio: la somministrazione di diuretici tiazidici con vitamina D o con sali di calcio può rafforzare l’aumento del calcio sierico.

Sale comune: il sale comune può attenuare l’effetto antipertensivo di Femipres Plus.

Dosi elevate di salicilati: dosi elevate di salicilati possono potenziare l’effetto tossico dei salicilati sul sistema nervoso centrale causato da idroclorotiazide.

Diuretici kaliuretici (ad es. furosemide), glicocorticoidi, ACTH, carbenoxolone, amfotericina B, penicillina G, salicilati o abuso di lassativi: l’uso dei diuretici tiazidici in concomitanza con questi farmaci può intensificare la deplezione elettrolitica, in particolare l’ipokaliemia.

Miorilassanti non depolarizzanti: l’uso di HCTZ in concomitanza con miorilassanti può potenziare e prolungare l’effetto miolitico ad es. della tubocurarina (l’anestesista deve essere informato in merito alla terapia con Femipres Plus).

Anticolinergici: la biodisponibilità dei diuretici tipo–tiazidici può essere aumentata dagli anticolinergici (per es. atropina, biperidene), apparentemente a causa di una diminuzione della motilità gastrointestinale e della velocità di svuotamento dello stomaco.

Catecolamine (ad es. adrenalina): l’idroclorotiazide somministrata in concomitanza può ridurre l’efficacia delle catecolamine.

Citostatici (ad es. ciclofosfamide, fluorouracile, metotressato): l’uso di citostatici può aumentare la tossicità dell’idroclorotiazide sul midollo osseo, in particolare la granulocitopenia.

Farmaci non–antiaritmici che inducono torsione di punta (per es. astemizolo, bepridil, eritromicina i.v., alofantrina, sultopride, terfenadina, vincamina) e farmaci antiaritmici che inducono torsioni di punta: HCTZ può aumentare il rischio di torsioni di punta indotte dall’ipokaliemia.

Glicosidi digitalici: l’efficacia e gli effetti collaterali dei glicosidi digitalici possono essere potenziati da una contemporanea carenza di potassio e/o magnesio.

Metildopa: l’uso concomitante di idroclorotiazide e metildopa può causare anemia emolitica.

Colestipolo/colestiramina: l’assorbimento di idroclorotiazide è alterato in presenza di resine a scambio anionico. Dosi singole di resine a base di colestiramina o colestipolo legano l’idroclorotiazide e riducono il suo assorbimento nel tratto gastrointestinale fino rispettivamente all’85 e al 43%.

Amantadina: la somministrazione di diuretici tiazidici può aumentare il rischio di effetti collaterali causati da amantadina.

Mezzi di contrasto iodati: HCTZ può aumentare il rischio di insufficienza renale acuta specialmente con alte dosi di mezzi di contrasto iodati.

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Effetti indesiderati

Le frequenze degli effetti indesiderati sono definite come:

molto comune (≥ 1/10);

comune (≥ 1/100, < 1/10);

non comune (≥ 1/1.000, < 1/100);

raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000);

molto raro, inclusi casi isolati (<1/10.000);

non noto: la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili.

a. Gli effetti indesiderati più comunemente riportati, che si considerano possibilmente o probabilmente correlati con moexipril cloridrato/HCTZ, e che si verificano in più dell’1% dei pazienti trattati negli studi clinici controllati, sono stati tosse (3%), capogiro (3%), cefalea (2%), affaticamento (2%) e iperuricemia (2%).

b. In generale, i seguenti effetti indesiderati sono stati osservati in associazione con moexipril cloridrato/HCTZ, e sono di seguito dettagliati:

Patologie del sistema emolinfopoietico *vedere anche paragrafo d1)

Non comune: anemia, neutropenia, eosinofilia, trombocitopenia (specialmente in pazienti con funzionalità renale compromessa o collagenopatie, o in pazienti che ricevono trattamenti concomitanti con allopurinolo, procainamide o farmaci immunosoppressori)

Raro: emoconcentrazione (causata dal HCTZ)

Molto raro: pancitopenia, agranulocitosi

Disturbi del metabolismo e della nutrizione:

Non comune: perdita dell’appetito, calo ponderale

Disturbi psichiatrici:

Raro: confusione, depressione, ansia, nervosismo

Patologie del sistema nervoso:

Comune: cefalea

Raro: convulsioni, intorpidimento, parestesia, disturbi dell’equilibrio, capogiro, sonnolenza, disturbi del sonno, sensazione di formicolio, alterazione o perdita del gusto, paresi (causata dall’ipokaliemia indotta da HCTZ)

Molto raro: attacco ischemico transitorio (TIA), stroke ischemico

Patologie dell’occhio:

Raro: disturbi della vista (es. visione offuscata), ridotta produzione di liquido lacrimale (causata da HCTZ)

Patologie dell’orecchio e del labirinto:

Raro: tinnito

Patologie cardiache *vedere anche paragrafo c1)

Molto raro: infarto miocardico, angina pectoris, disordini del ritmo cardiaco, tachicardia, palpitazioni

Patologie vascolari *vedere anche paragrafi c2)e d2)

Comune: ipotensione

Non comune: sincope

Raro: embolia (causata da dosi elevate di HCTZ che inducono emoconcentrazione, in special modo in pazienti anziani affetti da insufficienza venosa), trombosi, collasso vascolare

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche *vedere anche paragrafi c3)e d3)

Comune: tosse

Non comune: l’ostruzione delle vie aeree dovuta ad edema angioneurotico della lingua, della glottide o della laringe può essere fatale: per il trattamento, vedere anche il paragrafo c3), bronchite

Raro: disturbi respiratori quali sinusite, faringite, raffreddore comune (rinite)

Molto raro: infiltrati polmonari, asma, broncospasmo, edema polmonare (possibilmente causato da una reazione allergica all’HCTZ)

Patologie gastrointestinali *vedere anche paragrafo d4 )

Non comune: disturbi digestivi, dolore all’addome superiore, dispepsia, diarrea, stipsi, meteorismo, vomito, nausea

Molto raro: pancreatite, ileo, stomatite, glossite, secchezza delle fauci

Patologie epatobiliari *vedere anche paragrafo c4)

Raro: aumento degli enzimi epatici e/o della bilirubina sierica

Molto raro: epatite, ittero colestatico, disturbi della funzionalità epatica, innalzamento degli enzimi epatici e/o della bilirubina sierica

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo *vedere anche paragrafi c3), c5), d5)

Non comune: *edema angioneurotico (che coinvolge le labbra, il volto e/o le estremità), orticaria, prurito, *vedere anche il paragrafo c3) Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: raccomandazioni per il trattamento dell’ostruzione delle vie aeree causata da edema angioneurotico; reazioni allergiche cutanee, ad es. esantema

Molto raro: sindrome di Stevens–Johnson, dermatite esfoliativa, lupus eritematoso cutaneo (con HCTZ), necrolisi epidermica tossica, pemfigo, eritema multiforme, arrossamento della cute

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Raro: crampi muscolari (causati dall’ipokaliemia indotta da HCTZ), mialgia

Patologie renali ed urinarie

Non comune: oliguria, azotemia

Raro: insufficienza renale acuta, deterioramento della funzionalità renale, proteinuria. Insufficienza renale acuta è stata riportata in pazienti trattati con ACE inibitori incluso moexipril (vedere anche paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego)

Molto raro: nefrite interstiziale (abatterica)

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella

Raro: impotenza

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Non comune: stanchezza

Raro: sensazione di debolezza

Molto raro: sete

Esami diagnostici *vedere anche paragrafo c6)

Non comune: riduzione dell’emoglobina, dell’ematocrito, della conta leucocitaria e piastrinica (specialmente in pazienti con funzionalità renale compromessa)

Raro: aumento dei livelli sierici di urea (azoto ureico nel sangue) e della creatinina sierica, iperkaliemia, iponatriemia (specialmente in pazienti con funzionalità renale compromessa), aumento della proteinuria

Molto raro: aumento della bilirubina, aumento degli enzimi epatici

c. Questa sezione include informazioni che caratterizzano singole reazioni avverse gravi e/o frequenti, o quelle per cui sono stati riportati casi particolarmente gravi.

In aggiunta, sono descritte le precauzioni da adottare al fine di evitare specifiche reazioni avverse o le modalità di azione in caso di specifiche reazioni avverse.

In aggiunta a quanto riportato nella sezione b., si dichiara a quale dei componenti dell’associazione moexipril cloridrato/HCTZ sono attribuibili le specifiche reazioni avverse:

c1) Patologie cardiache:

Alterazioni dell’ECG e disturbi del ritmo cardiaco possono essere conseguenti all’ipokaliemia indotta da idroclorotiazide.

C2) Patologie vascolari:

L’ipotensione causata da moexipril cloridrato/HCTZ si manifesta particolarmente in alcuni gruppi a rischio (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego). L’ipotensione sintomatica causata da moexipril cloridrato/HCTZ può essere associata a capogiro, sensazione di debolezza, sudorazione, disturbi visivi e, raramente, a perdita di coscienza (sincope).

Un attento monitoraggio della pressione arteriosa è raccomandato anche in pazienti con ischemia cardiaca, stenosi aortica (vedere anche paragrafo 4.3 Controindicazioni) e patologie cerebrovascolari, in cui un’eccessiva ipotensione può provocare infarto del miocardio o un accidente cerebrovascolare.

Nel caso si sviluppi eccessiva ipotensione, il paziente deve essere posto in posizione supina e, se necessario, si devono somministrare fluidi per via endovenosa. Il trattamento con moexipril cloridrato/HCTZ può essere solitamente continuato dopo aver ristabilito i valori normali di pressione arteriosa e volume dei fluidi.

c3) Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche:

Edema angioneurotico è stato riportato in pazienti trattati con ACE inibitori, incluso moexipril cloridrato/HCTZ. Se l’edema angioneurotico coinvolge lingua, glottide o laringe, si può verificare ostruzione delle vie aeree, che può essere fatale. La terapia di emergenza deve includere la somministrazione endovenosa di corticosteroidi ed antagonisti dei recettori H1 e H2. Se le condizioni del paziente non migliorano con la suddetta terapia, deve essere somministrata lentamente adrenalina per via endovenosa con monitoraggio dell’ECG.

In caso di edema angioneurotico ereditario dovuto a carenza di C1 inibitore associata a terapia con un ACE inibitore, è necessario somministrare, in aggiunta, il C1 inibitore.

Inoltre, va considerata la possibilità di procedere all’intubazione o alla tracheotomia.

(Vedere anche paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego)

c4) Patologie epatobiliari:

In caso di incremento significativo degli enzimi epatici ed in caso di ittero, la terapia con ACE inibitore deve essere interrotta e i pazienti devono essere attentamente monitorati.

c5) Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:

Le alterazioni cutanee causate dagli ACE inibitori possono associarsi a febbre, mialgia, artralgia, vasculite, sierosite ed alterazioni dei parametri di laboratorio (es. eosinofilia, leucocitosi e/o incremento della VES e/o del titolo di Anticorpi AntiNucleo). In caso di reazioni cutanee di grado severo è necessario consultare un medico e, se necessario, la somministrazione di moexipril cloridrato/HCTZ deve essere sospesa.

c6) Esami diagnostici:

In pazienti con diabete mellito conclamato è stato osservato un incremento dei livelli sierici di potassio.

Integratori di potassio e diuretici risparmiatori di potassio devono essere somministrati con cautela ai pazienti in terapia con ACE inibitori, e i livelli sierici di potassio devono essere monitorati frequentemente.

Idroclorotiazide:

non comune: ipokaliemia, iponatriemia, ipocloremia, ipercalcemia (ulteriori procedure diagnostiche riguardanti l’iperparatiroidismo vanno prese in considerazione se necessario)

raro: iperglicemia, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperuricemia, aumento dei livelli di amilasi, ipomagnesiemia, alcalosi metabolica, ipermagnesiuria, glicosuria.

Nota importante: i suddetti valori di laboratorio devono essere monitorati prima e, ad intervalli regolari, durante il trattamento con moexipril cloridrato/HCTZ. Il monitoraggio degli elettroliti sierici, della creatinina sierica e dei parametri ematici è indicato per un breve periodo, in particolare all’inizio del trattamento ed in pazienti ad alto rischio (pazienti con funzionalità renale compromessa, con collagenopatie o pazienti trattati con allopurinolo, procainamide, glicosidi digitalici, corticosteroidi, lassativi o con medicinali immunosoppressori).

d . In questa sezione sono riportate le reazioni avverse di classe degli ACE inibitori, che non sono state ancora osservate in relazione a moexipril cloridrato/HCTZ:

d¹) Patologie del sistema emolinfopoietico

Non è stata stabilita alcuna relazione causale tra la terapia con ACE inibitori e l’emolisi/anemia emolitica, raramente associata a carenza di G–6–PDH, durante il trattamento con ACE inibitori.

d2) Patologie vascolari

Un aumento del vasospasmo nella sindrome di Raynaud è stato osservato molto raramente durante la terapia con ACE inibitori.

d³) Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Casi molto rari di polmonite eosinofila sono stati riportati con l’uso di altri ACE inibitori

d4) Patologie gastrointestinali

Angioedema intestinale è stato riportato in pazienti trattati con ACE inibitori. Non sono stati ancora riportati casi di angioedema intestinale con moexipril cloridrato/HCTZ (vedere anche paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego).

d5) Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Alterazioni cutanee psoriasiformi, fotosensibilità, alopecia ed onicolisi sono state riportate molto raramente durante la terapia con ACE inibitori.

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza

ACE inibitori:

L’uso di ACE inibitori non è raccomandato durante il primo trimestre di gravidanza (vedere paragrafo 4.4). L’uso di ACE inibitori è controindicato durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

L’evidenza epidemiologica sul rischio di teratogenicità a seguito dell’esposizione ad ACE inibitori durante il primo trimestre di gravidanza non ha dato risultati conclusivi; tuttavia non può essere escluso un piccolo aumento del rischio.

Per le pazienti che stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere a trattamenti antiipertensivi alternativi, con comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della terapia con un ACE inibitore.

Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento con ACE inibitori deve essere immediatamente interrotto e, se appropriato, si deve iniziare una terapia alternativa.

E’ noto che nella donna l’esposizione ad ACE inibitori durante il secondo ed il terzo trimestre induce tossicità fetale (ridotta funzionalità renale, oligoidramnios, ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (insufficienza renale, ipotensione, iperkaliemia).

Se dovesse verificarsi un’esposizione ad un ACE inibitore dal secondo trimestre di gravidanza, si raccomanda un controllo ecografico della funzionalità renale e del cranio.

I neonati le cui madri abbiano assunto ACE inibitori devono essere attentamente seguiti per quanto riguarda l’ipotensione (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

Idroclorotiazide:

C’è limitata esperienza con idroclorotiazide durante la gravidanza, specialmente durante il primo trimestre. Gli studi sugli animali sono insufficienti.

Idroclorotiazide attraversa la placenta. In base al suo meccanismo d’azione l’uso di idroclorotiazide durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza può compromettere la perfusione feto placentare e può causare effetti fetali e neonatali come ittero, alterazioni del bilancio elettrolitico e trombocitopenia.

Idroclorotiazide non deve essere usata per il trattamento dell’edema gestazionale, l’ipertensione gestazionale o la preeclampsia a causa del rischio di riduzione del volume plasmatico e di ipoperfusione placentare senza un effetto benefico sul decorso della malattia.

Idroclorotiazide non deve essere usata per il trattamento dell’ipertensione in donne in gravidanza eccetto che in rare situazioni dove nessun altro trattamento potrebbe essere usato.

Allattamento:

ACE inibitori

Poiché non sono disponibili dati riguardanti l’uso di ACE inibitori durante l’allattamento, Femipres Plus non è raccomandato e sono da preferire trattamenti alternativi con comprovato profilo di sicurezza per l’uso durante l’allattamento, specialmente in caso di allattamento di neonati o prematuri.

Idroclorotiazide:

Idroclorotiazide viene escreta nel latte materno in piccole quantità. I diuretici tiazidici ad alte dosi provocano intensa diuresi che può inibire la produzione di latte. L’uso di Femipres Plus durante l’allattamento al seno non è raccomandato. Se Femipres Plus viene assunto durante l’allattamento, le dosi devono essere mantenute ai livelli più bassi possibili.

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Conservazione

Non conservare a temperatura superiore ai 25° C. Conservare nella confezione originale.

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Ultima modifica: 19-09-2013
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