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ALTRI ANTIBATTERICI BETA-LATTAMICI

CEFOTAXIMA SAND

INIET F 1G+4ML

SANDOZ SpA

Descrizione prodotto

CEFOTAXIMA SAND*INIET F 1G+4ML

Principio attivo

CEFOTAXIMA SODICA

Forma farmaceutica

PREPARAZIONE INIETTABILE

ATC livello 3

ALTRI ANTIBATTERICI BETA-LATTAMICI

Tipo prodotto

FARMACO ETICO

Prezzo al pubblico

3.40


Codice ATC livello 5:
J01DD01

Codice AIC:
35483027


Non contiene glutine
Non contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Di uso elettivo e specifico in infezioni batteriche gravi di accertata o presunta origine da germi Gram-negativi "difficili" o da flora mista con presenza di Gram-negativi resistenti ai più comuni antibiotici. In dette infezioni il prodotto trova indicazione, in particolare: nei pazienti defedati e/o immunodepressi. È indicato, inoltre, nella profilassi delle infezioni chirurgiche.

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Composizione

CEFOTAXIMA Sandoz 1g/4 ml polvere e solvente per soluzione iniettabile per uso intramuscolare

Un flaconcino di polvere contiene: cefotaxima sodica 1,048 g (corrispondenti ad 1 g di cefotaxima).

CEFOTAXIMA Sandoz 1g/4 ml polvere e solvente per soluzione iniettabile

Un flaconcino di polvere contiene: cefotaxima sodica 1,048 g (corrispondenti ad 1 g di cefotaxima).

CEFOTAXIMA Sandoz 2 g/10 ml polvere e solvente per soluzione iniettabile per uso endovenoso

Un flaconcino di polvere contiene: cefotaxima sodica 2,096 g (corrispondenti a 2 g di cefotaxima).

Per gli eccipienti: vedi 6.1

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Eccipienti

CEFOTAXIMA Sandoz 1g/4 ml polvere e solvente per soluzione iniettabile per uso intramuscolare

1 fiala solvente contiene: lidocaina cloridrato 40 mg, acqua per preparazioni iniettabili q.b. a 4 ml

CEFOTAXIMA Sandoz 1g/4 ml polvere e solvente per soluzione iniettabile 1 fiala solvente contiene: acqua per preparazioni iniettabili 4 ml

CEFOTAXIMA Sandoz 2 g/10 ml polvere e solvente per soluzione iniettabile per uso endovenoso

1 fiala solvente contiene: acqua per preparazioni iniettabili 10 ml

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Controindicazioni

Ipersensibilità alle cefalosporine.

Pazienti con un’anamnesi di ipersensibilità a Cefotaxima e/o a qualsiasi eccipiente di Cefotaxima Sandoz.

Tra penicilline e cefalosporine possono verificarsi reazioni allergiche crociate (vedere il paragrafo 4.4)

Per forme farmaceutiche contenenti lidocaina:

anamnesi nota di ipersensibilità a lidocaina o ad altri anestetici locali di tipo amidico

blocco cardiaco non regolato

grave insufficienza cardiaca

somministrazione per via endovenosa

lattanti di età inferiore ai 30 mesi.

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Posologia

La dose e la via di somministrazione vanno scelte a seconda del tipo di infezione, della sua gravità, del grado di sensibilità dell’agente patogeno, delle condizioni e del peso corporeo del paziente. La durata del trattamento con cefotaxima varia a seconda della risposta terapeutica; la terapia dovrebbe comunque essere continuata almeno fino a 3 giorni dopo lo sfebbramento.

Adulti: la posologia di base è di 2 g al giorno (1 g ogni 12 ore) da somministrare per via intramuscolare o endovenosa. Se necessario, può essere aumentata a 3-4 g e nei casi molto gravi fino a 12 g per via endovenosa, riducendo opportunamente l’intervallo tra le somministrazioni a 8-6 ore.

Somministrazione endovenosa (iniezione o infusione)

Per le iniezioni endovenose intermittenti, la soluzione deve essere iniettata in un periodo dai 3 ai 5 minuti. Nel corso della sorveglianza post-marketing è stata segnalata aritmia potenzialmente pericolosa per la vita in un esiguo numero di pazienti che ricevevano una somministrazione endovenosa di cefotaxima rapida attraverso un catetere venoso centrale.

Alle dosi più elevate la cefotaxima può essere somministrata per infusione endovenosa breve (20 minuti) dopo aver sciolto 2 g in 40 ml di acqua per preparazioni iniettabili, soluzione fisiologica isotonica o soluzione glucosata, oppure per infusione endovenosa continua (50 60 minuti) dopo aver sciolto 2 g in 100 ml di solvente, plasmaexpanders (Emagel o destrani). Si raccomanda di non miscelare la cefotaxima con soluzioni di sodio bicarbonato. Cefotaxima e aminoglicosidi non devono essere miscelati nella stessa siringa o nello stesso liquido di perfusione. Allorché si ricorra alla via endovenosa, è comunque consigliabile iniziare la terapia somministrando la cefotaxima direttamente in vena.

Pazienti particolarmente sensibili possono lamentare dolore dopo iniezione intramuscolare; per il trattamento di questi soggetti si consiglia l’impiego, fino a 2 volte il giorno, di un solvente contenente lidocaina cloridrato soluzione 1% (fatta eccezione per i soggetti ipersensibili alla lidocaina). Questa soluzione va impiegata solo per via intramuscolare e quindi si deve assolutamente evitare la somministrazione endovasale.

Bambini: al di sotto dei 12 anni si possono somministrare 50-100 mg/kg, da suddividere in 2-4 somministrazioni giornaliere. In alcuni casi estremamente gravi ed in pericolo di vita sono state raggiunte anche dosi di 200 mg/kg/die senza segni di intolleranza.

Nel prematuro la posologia non dovrebbe superare i 50 mg/kg/die dato che la funzionalità renale non è ancora pienamente sviluppata.

Il solvente contenente lidocaina cloridrato non va impiegato nei bambini al di sotto dei 12 anni, nei quali la somministrazione intramuscolare va effettuata con la soluzione in sola acqua per preparazioni iniettabili.

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Avvertenze e precauzioni

Come per altri antibiotici, l’uso di cefotaxima, soprattutto se prolungato, può provocare la proliferazione di organismi non-sensibili. È essenziale valutare periodicamente le condizioni del paziente. Se in corso di terapia si verifica una superinfezione, devono essere adottate misure appropriate.

Prima di iniziare la terapia con cefotaxima è necessaria un’anamnesi accurata al fine di evidenziare precedenti reazioni di ipersensibilità a cefotaxima, cefalosporine, penicillina o altri farmaci.

Reazioni anafilattiche

Nei pazienti trattati con cefotaxima sono state riportate gravi reazioni di ipersensibilità, comprese alcune fatali (vedere i paragrafi 4.3 e 4.8).

Se si verifica una reazione di ipersensibilità il trattamento deve essere interrotto.

L’uso di cefotaxima è assolutamente controindicato nei soggetti con una precedente anamnesi di ipersensibilità di tipo immediato alle cefalosporine.

Poiché esiste allergia crociata tra le penicilline e le cefalosporine, l’uso di queste ultime deve essere effettuato con estrema cautela nei soggetti sensibili alla penicillina.

Ai pazienti che hanno presentato forme di allergia, specie ai farmaci, si devono somministrare con cautela gli antibiotici, compreso la cefotaxima.

In caso di reazione allergica si deve interrompere la terapia ed istituire trattamento idoneo (amine vasopressorie, antiistaminici, corticosteroidi) o, in presenza di anafilassi, un immediato trattamento con adrenalina od altre opportune misure di emergenza.

Gravi reazioni bollose

Con cefotaxima sono stati riportati casi di gravi reazioni cutanee bollose, come sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica (vedere il paragrafo 4.8). Nel caso si verifichino reazioni cutanee e/o mucosali i pazienti devono essere istruiti affinché contattino immediatamente il medico prima di proseguire il trattamento.

Malattia da Clostridium difficile (per esempio colite pseudomembranosa)

La diarrea, specialmente se grave e/o persistente, che si verifica in corso di trattamento o nelle prime settimane successive al trattamento può essere sintomatica della malattia da Clostridium difficile (CDAD). L’intensità della CDAD può variare da lieve a pericolosa per la vita e la sua forma più grave è la colite pseudo-membranosa.

La diagnosi di questa malattia rara ma potenzialmente fatale può essere confermata mediante endoscopia e/o istologia.

È importante considerare questa diagnosi nei pazienti che sperimentano diarrea durante o dopo la somministrazione di cefotaxima.

Se si sospetta una diagnosi di colite pseudomembranosa, cefotaxima deve essere interrotta immediatamente e deve essere avviata senza indugio un’appropriata terapia antibiotica specifica.

La malattia da Clostridium difficile può essere favorita dalla stasi fecale.

Non devono essere somministrati medicinali che inibiscono la peristalsi.

Il trattamento con antibiotici a largo spettro altera la normale flora del colon e può consentire la crescita di clostridi.

Casi lievi di colite possono regredire con l’interruzione del trattamento. Si consiglia la somministrazione di soluzioni di elettroliti e di proteine quando si manifestano casi di colite di media o grave entità. Se la colite non regredisce con l’interruzione del trattamento o se è grave, bisogna somministrare vancomicina per via orale, che rappresenta l’antibiotico di scelta in caso di colite pseudomembranosa causata dal Clostridium difficile.

L’irritazione dei tessuti nel punto di iniezione intravenosa è rara; essa può essere evitata iniettando il farmaco molto lentamente (3-5 minuti).

Effetti sulle analisi di laboratorio

Come con altre cefalosporine, in alcuni pazienti trattati con cefotaxima il test di Coombs ha dato esito positivo. Questo fenomeno può interferire con il cross-match del sangue.

Il test del glucosio urinario con agenti riduttori non-specifici potrebbe dare un risultato falso positivo. Questo fenomeno non si verifica quando viene utilizzato un metodo specifico della glucosio-ossidasi.

La somministrazione delle cefalosporine può interferire con alcune prove di laboratorio, causando pseudopositività della glicosuria con i metodi di Benedict, Fehling, "Clinitest", ma non con i metodi enzimatici.

Le cefalosporine di III generazione, come altre betalattamine, possono indurre resistenza microbica e tale evenienza è maggiore verso organismi opportunisti, specialmente Enterobacteriaceae e Pseudomonas, in soggetti immunodepressi e probabilmente associando tra loro più betalattamine.

La cefotaxima deve essere prescritta con cautela in individui con anamnesi positiva per malattie gastrointestinali, particolarmente colite.

Reazioni ematologiche

In corso di trattamento con cefotaxima, soprattutto se questa viene somministrata per lunghi periodi, possono svilupparsi leucopenia, neutropenia e, più raramente, agranulocitosi. Per i corsi di trattamento di durata superiore a 7-10 giorni deve essere monitorata la conta dei globuli bianchi e, in caso di neutropenia, il trattamento deve essere interrotto.

Sono stati segnalati alcuni casi di eosinofilia e trombocitopenia, rapidamente reversibili all’atto della sospensione del trattamento. Sono stati segnalati anche casi di anemia emolitica (vedere il paragrafo 4.8).

Pazienti con insufficienza renale

Il dosaggio deve essere modificato in base alla clearance della creatinina calcolata.

Poichè la diminuzione della funzionalità renale influisce in maniera relativamente modesta sulla farmacocinetica della cefotaxima, la riduzione della dose è necessaria solo in caso di marcata insufficienza renale. Nei pazienti con clearance della creatinina minore di 5 ml/min la dose di mantenimento va dimezzata.

Si deve prestare cautela se cefotaxima viene somministrata insieme ad aminoglicosidi o ad altri farmaci nefrotossici (vedere il paragrafo 4.5). La funzionalità renale deve essere monitorata in questi pazienti, negli anziani e in quelli con compromissione della funzionalità renale pre-esistente.

Neurotossicità

Elevate dosi di antibiotici beta-lattamici, compresa cefotaxima, in particolare nei pazienti con insufficienza renale, possono causare encefalopatia (per esempio alterazioni dello stato di coscienza, movimenti anomali e convulsioni - vedere il paragrafo 4.8).

Se si verificano tali reazioni, i pazienti devono essere istruiti affinché contattino immediatamente il medico prima di continuare il trattamento.

Precauzioni per la somministrazione

Durante la sorveglianza post-marketing in un esiguo numero di pazienti che ricevevano una somministrazione endovenosa rapida di cefotaxima attraverso un catetere venoso centrale è stata segnalata aritmia potenzialmente pericolosa per la vita. Deve essere rispettato il tempo consigliato per l’iniezione o l’infusione (vedere il paragrafo 4.2).

Vedere il paragrafo 4.3 per le controindicazioni relative alle formulazioni contenenti lidocaina.

Apporto di sodio

Deve essere tenuto in considerazione il contenuto di sodio di cefotaxima sodico (48,2 mg/g).

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Interazioni

La cefotaxima non deve essere miscelata con antibiotici ed altri farmaci.

L’impiego contemporaneo di aminoglicosidi, associazione che "in vitro" dà origine ad effetto sinergico od almeno additivo, può essere indicato in infezioni particolarmente gravi: i due antibiotici vanno comunque somministrati in siringhe separate; in questi casi è raccomandato il controllo costante della funzionalità renale.

In corso d’infezione da Pseudomonas aeruginosa può essere indicato associare alla cefotaxima un altro antibiotico anch’esso attivo nei confronti di questo particolare agente patogeno.

Come per altre cefalosporine, cefotaxima può potenziare gli effetti nefrotossici dei farmaci nefrotossici, come gli aminoglicosidi o i potenti diuretici (per esempio furosemide). La funzionalità renale deve essere monitorata (vedere il paragrafo 4.4).

Probenecid interferisce con il trasferimento tubulare renale delle cefalosporine, ritardando così la loro escrezione e aumentando le loro concentrazioni plasmatiche.

Il probenecid somministrato per via orale, per breve tempo, prima o contemporaneamente alla cefotaxima usualmente rallenta il tasso di escrezione dell’antibiotico e dei suoi metaboliti e determina concentrazioni plasmatiche del farmaco e dei suoi metaboliti più alte e più prolungate. Il volume di distribuzione del farmaco non appare influenzato dalla somministrazione concomitante di probenecid per via orale.

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Effetti indesiderati

Con le cefalosporine reazioni indesiderabili sono essenzialmente limitate a disturbi gastrointestinali e, occasionalmente, a fenomeni di ipersensibilità. La possibilità di comparsa di questi ultimi è maggiore in individui che in precedenza abbiano manifestato reazioni di ipersensibilità ed in quelli con precedenti anamnestici di allergia, asma, febbre da fieno, orticaria.

In corso di terapia con cefotaxima sono state segnalate le seguenti reazioni:

Classificazione per sistemi e organi Molto comuni (≥1/10) Comuni (da ≥1/100 a <1/10) Non comuni (da ≥1/1000 a <1/100) Rari (da ≥1/10.000 a <1/1000) Molto rari (<1/10.000) Frequenza sconosciuta (non può essere stimata sulla base dei dati disponibili)*
Infezioni e infestazioni           Superinfezione (vedere il paragrafo 4.4)
Patologie del sistema emolinfopoietico     Leucopenia     Neutropenia
Eosinofilia Agranulocitosi (vedere il paragrafo 4.4)
Trombocitopenia Anemia emolitica
Disturbi del sistema immunitario     Reazione di Jarisch-Herxheimer     Reazioni anafilattiche
  Angioedema
Broncospasmo
Shock anafilattico
Patologie del sistema nervoso     Convulsioni (vedere il paragrafo 4.4)     Cefalea
  Capogiri
Encefalopatia (per esempio alterazioni dello stato di coscienza, movimenti anomali – vedere il paragrafo 4.4)
Patologie cardiache           Aritmia in seguito a rapida infusione in bolo attraverso un catetere venoso centrale
Patologie gastrointestinali     Diarrea     Nausea
  Vomito
Dolore addominale
Colite pseudomembranosa (vedere il paragrafo 4.4)
Patologie epatobiliari     Aumento degli enzimi epatici (ALAT, ASAT, LDH, gamma-GT e/o fosfatasi alcalina) e/o della bilirubina     Epatite* (a volte con ittero)
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo     Rash     Eritema multiforme
Prurito Sindrome di Stevens-Johnson
Orticaria Necrolisi epidermica tossica (vedere il paragrafo 4.4)
Patologie renali e urinarie     Diminuzione della funzionalità renale/aumento della creatinina (in particolare quando prescritta in concomitanza con aminoglicosidi)     Nefrite interstiziale
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Per le formulazioni IM: dolore al sito di iniezione   Febbre Reazioni infiammatorie al sito di iniezione, inclusa flebite/tromboflebite     Per le formulazioni IM (dato che il solvente contiene lidocaina): reazioni sistemiche a lidocaina

* Esperienza post-marketing

Reazione di Jarisch-Herxheimer

Nel trattamento della borreliosi, durante i primi giorni di terapia può svilupparsi una reazione di Jarisch-Herxheimer.

In seguito a diverse settimane di trattamento della borreliosi sono stati segnalati uno o più dei seguenti sintomi: rash cutaneo, prurito, febbre, leucopenia, aumento degli enzimi epatici, difficoltà di respirazione, disturbi articolari.

Patologie epatobiliari

Sono stati osservati aumenti degli enzimi epatici (ALAT, ASAT, LDH, gamma-GT e/o fosfatasi alcalina) e/o della bilirubina. Queste anomalie di laboratorio possono raramente superare il doppio del limite superiore del normale e indurre un modello di danno epatico, solitamente colestatico e nella maggior parte dei casi asintomatico.

. Il manifestarsi di diarree gravi e prolungate è stato messo in relazione con l’impiego di diverse classi di antibiotici. In tale evenienza si deve considerare la possibilità di una colite pseudomembranosa. Nel caso che l’indagine coloscopica ne confermi la diagnosi, l’antibiotico in uso deve essere sospeso immediatamente e si deve instaurare trattamento con vancomicina per via orale. I farmaci inibitori della peristalsi sono controindicati.

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza

La sicurezza di cefotaxima non è stata stabilita nella gravidanza umana.

Gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti per quanto riguarda la tossicità riproduttiva. Non sono stati tuttavia condotti studi adeguati e ben controllati sulle donne in gravidanza.

Cefotaxima attraversa la barriera placentare. Pertanto cefotaxima non deve essere usata durante la gravidanza, a meno che i benefici previsti non superino i potenziali rischi.

Nelle donne in stato di gravidanza e nella primissima infanzia, il prodotto va somministrato nei casi di effettiva necessità, sotto il diretto controllo del Medico.

Allattamento

Cefotaxima passa nel latte materno umano.

Non possono essere esclusi effetti sulla flora intestinale fisiologica del bambino allattato al seno, con conseguenti diarrea, colonizzazione da parte di funghi lievitiformi e sensibilizzazione del bambino stesso.

È pertanto necessario decidere se interrompere l’allattamento o interrompere la terapia, tenendo conto dei benefici dell’allattamento al seno per il bambino e dei benefici della terapia per la madre.

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Conservazione

Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce.

Le soluzioni allestite incluso quelle diluite con tecnica asettica con soluzioni perfusionali restano chimicamente stabili per 24 ore a temperatura ambiente, ma in ottemperanza alle buone norme di pratica farmaceutica si raccomanda di utilizzare le soluzioni, laddove è possibile, entro 3 ore dalla loro costituzione.

ATTENZIONE: Il prodotto non contiene conservanti. Dopo l’uso va gettato anche se utilizzato solo parzialmente.

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Questo farmaco disponibile in altre 3 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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