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ANTIVIRALI AD AZIONE DIRETTA

COPEGUS

28CPR RIV 200MG

ROCHE SpA

Descrizione prodotto

COPEGUS*28CPR RIV 200MG

Principio attivo

RIBAVIRINA

Forma farmaceutica

COMPRESSE RIVESTITE

ATC livello 3

ANTIVIRALI AD AZIONE DIRETTA

Tipo prodotto

FARMACO ETICO

Prezzo al pubblico

175.27


Codice ATC livello 5:
J05AB04

Codice AIC:
35745037


Non contiene glutine
Non contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Copegus è indicato per il trattamento dell’epatite cronica C e deve essere usato solo nell’ambito di un regime di associazione con peginterferone alfa-2a o con interferone alfa-2a. Copegus non deve essere usato in monoterapia.

L’associazione di Copegus con peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a è indicata in pazienti adulti che siano positivi per l’HCV-RNA del siero, compresi i pazienti con cirrosi compensata (vedere paragrafo 4.4). L’associazione con peginterferone alfa-2a è indicata anche in pazienti che presentano una co-infezione da HIV clinicamente stabile, compresi i pazienti con cirrosi compensata (vedere paragrafo 4.3). Copegus, in associazione con peginterferone alfa-2a, è indicato nei pazienti mai trattati in precedenza e nei pazienti che abbiano fallito un precedente trattamento con interferone alfa (pegilato o non pegilato) in monoterapia o in associazione con ribavirina.

Leggere il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) del peginterferone alfa-2a o dell’interferone alfa-2a per le informazioni relative alla prescrizione dell’uno o dell’altro di questi prodotti.

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Composizione

Ciascuna compressa rivestita con film contiene 200 milligrammi di ribavirina.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Nucleo della compressa:

Amido di mais pregelatinizzato

Carbossimetilamido sodico (tipo A)

Cellulosa microcristallina

Amido di mais

Magnesio stearato

Rivestimento con film:

Ipromellosa

Talco

Titanio diossido (E 171)

Ossido di ferro giallo (E 172)

Ossido di ferro rosso (E 172)

Dispersione acquosa di etilcellulosa

Triacetina

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Controindicazioni

Vedere le informazioni relative alla prescrizione del peginterferone alfa-2a o dell’interferone alfa-2a per le controindicazioni riguardanti l’uno o l’altro di questi prodotti.

•  ipersensibilità alla ribavirina o ad uno qualsiasi degli eccipienti.

•  donne incinte (vedere paragrafo 4.4). Copegus non deve essere iniziato fino a quando non sia stato ottenuto un test di gravidanza negativo immediatamente prima di iniziare la terapia.

•  donne che allattano (vedere paragrafo 4.6).

•  anamnesi di grave malattia cardiaca preesistente comprese le malattie cardiache instabili o non controllate, nei sei mesi precedenti.

•  grave disfunzione epatica o cirrosi epatica scompensata.

•  emoglobinopatie (ad es. talassemia, anemia a cellule falciformi).

•  l’utilizzo di peginterferone alfa-2a è controindicato in pazienti coinfettati HIV-HCV con cirrosi e punteggio di Child-Pugh ≥ 6 (fare riferimento all’RCP del peginterferone alfa-2a per informazioni sulla classificazione di Child-Pugh).

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Posologia

Il trattamento deve essere iniziato e monitorato da un medico esperto nel trattamento dell’epatite cronica C.

Modalità di somministrazione

Le compresse rivestite con film di Copegus vengono somministrate per via orale in due dosi frazionate a stomaco pieno (al mattino ed alla sera). A causa del potenziale teratogeno della ribavirina, le compresse non devono essere rotte o schiacciate.

Posologia

Copegus viene impiegato in associazione con peginterferone alfa-2a od interferone alfa-2a. La dose esatta e la durata del trattamento dipendono dal prodotto di interferone impiegato.

Leggere l’RCP del peginterferone alfa-2a o dell’interferone alfa-2a per ulteriori informazioni relative alla dose o alla durata del trattamento quando Copegus deve essere usato in associazione con l’uno o l’altro di questi prodotti.

Posologia in associazione con peginterferone alfa-2a

Dose da somministrare

La dose raccomandata di Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a soluzione iniettabile dipende dal genotipo virale e dal peso corporeo del paziente (vedere la Tabella 1).

Durata del trattamento

La durata della terapia di associazione con peginterferone alfa-2a dipende dal genotipo virale.

I pazienti infettati dal genotipo 1 dell’HCV con HCV-RNA rilevabile alla settimana 4 indipendentemente dalla carica virale pre-trattamento devono ricevere 48 settimane di terapia.

Il trattamento per 24 settimane può essere preso in considerazione per i pazienti con infezione

•  da genotipo 1 e bassa carica virale (LVL) (≤ 800.000 UI/ml) al basale o

•  da genotipo 4

che diventano HCV-RNA negativi alla settimana 4 di trattamento e rimangono HCV-RNA negativi alla settimana 24. Tuttavia, il trattamento della durata complessiva di 24 settimane può essere associato ad un più alto rischio di ricaduta rispetto ad un trattamento della durata di 48 settimane (vedere paragrafo 5.1). In questi pazienti, la tollerabilità alla terapia di combinazione e fattori prognostici aggiuntivi, come il grado di fibrosi, devono essere presi in considerazione quando si decide la durata del trattamento. Una riduzione della durata del trattamento in pazienti con infezione da genotipo 1 e alta carica virale (HVL) (> 800.000 UI/ml) al basale, che diventano HCV-RNA negativi alla settimana 4 di trattamento e rimangono HCV-RNA negativi alla settimana 24, deve essere presa in considerazione con molta cautela dal momento che i limitati dati disponibili suggeriscono che questo può avere un impatto significativamente negativo sulla risposta virologica sostenuta.

I pazienti che presentano un’infezione da HCV di genotipo 2 o 3 e che mostrano livelli rilevabili di HCV-RNA alla settimana 4, indipendentemente dalla carica virale pre-trattamento, devono ricevere 24 settimane di terapia. Un trattamento di 16 settimane può essere preso in considerazione in pazienti selezionati che presentano un’infezione con genotipo 2 o 3 con LVL (≤ 800.000 UI/ml) al basale, che diventano HCV-negativi entro la settimana 4 di trattamento e rimangono HCV-negativi entro la settimana 16. 16 settimane totali di trattamento possono essere associate ad una minor possibilità di risposta e sono associate ad un più alto rischio di recidiva rispetto a un trattamento della durata di 24 settimane (vedere paragrafo 5.1). In questi pazienti devono essere presi in considerazione, quando si valutano scostamenti dalla durata standard del trattamento (24 settimane), la tollerabilità della terapia di combinazione e la presenza di ulteriori fattori clinici o prognostici, quale il grado della fibrosi. Deve essere considerata con maggior cautela la riduzione della durata del trattamento in pazienti infettati con genotipo 2 o 3 con HVL (> 800.000 UI/ml) al basale, che diventano HCV-negativi entro la settimana 4, in quanto questa può avere un impatto significativamente negativo sulla risposta virologica sostenuta (vedere Tabella 1).

I dati disponibili per i pazienti infettati con genotipo 5 o 6 sono limitati; pertanto è raccomandata una terapia di combinazione con 1000/1200 mg di ribavirina per 48 settimane.

Tabella 1 Raccomandazioni per la posologia di Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a per pazienti con HCV
Genotipo Dose giornaliera di Copegus Durata del trattamento Numero di compresse da 200/400 mg
Genotipo 1 LVL con RVR* <75 kg = 1000 mg 24 settimane oppure 48 settimane 5 da 200 mg (2 al mattino, 3 alla sera)
≥75 kg = 1200 mg 6 da 200 mg (3 al mattino, 3 alla sera)
Genotipo 1 HVL con RVR* <75 kg = 1000 mg 48 settimane 5 da 200 mg (2 al mattino, 3 alla sera)
≥ 75 kg = 1200 mg   6 da 200 mg (3 al mattino, 3 alla sera)
Genotipo 4 con RVR* <75 kg = 1000 mg 24 settimane oppure 48 settimane 5 da 200 mg (2 al mattino, 3 alla sera)
≥75 kg = 1200 mg 6 da 200 mg (3 al mattino, 3 alla sera)
Genotipo 1 o 4 senza RVR* <75 kg = 1000 mg 48 settimane 5 da 200 mg (2 al mattino, 3 alla sera)
≥75 kg = 1200 mg 6 da 200 mg (3 al mattino, 3 alla sera)
Genotipo 2 o 3 LVL con RVR** 800 mg(a) 16 settimane(a) oppure 24 settimane 4 da 200 mg (2 al mattino, 2 alla sera) oppure 2 da 400 mg (1 al mattino, 1 alla sera)
Genotipo 2 o 3 HVL con RVR** 800 mg 24 settimane 4 da 200 mg (2 al mattino, 2 alla sera) oppure 2 da 400 mg (1 al mattino, 1 alla sera)
Genotipo 2 o 3 senza RVR** 800 mg 24 settimane 4 da 200 mg (2 al mattino, 2 alla sera) oppure 2 da 400 mg (1 al mattino, 1 alla sera)

*RVR = risposta virologica rapida (HCV-RNA non rilevabile) alla settimana 4 e HCV-RNA non rilevabile alla settimana 24;

**RVR = risposta virologica rapida (HCV-RNA negativo) alla settimana 4

LVL = ≤ 800.000 UI/ml; HVL = > 800.000 UI/ml

(a) Non è attualmente chiaro se una dose più elevata di Copegus (ad esempio 1000/1200 mg/die sulla base del peso corporeo) comporti percentuali di SVR più elevate rispetto agli 800 mg/die, quando il trattamento è abbreviato a 16 settimane.

L’impatto clinico di un trattamento iniziale abbreviato a 16 settimane, invece di 24 settimane, non è noto, considerando la necessità di ritrattare i pazienti che non rispondono alla terapia e che recidivano.

Epatite cronica C - pazienti trattati in precedenza

La dose di Copegus raccomandata in associazione con 180 mcg una volta alla settimana di peginterferone alfa-2a, è 1000 milligrammi al giorno o 1200 milligrammi al giorno, rispettivamente per i pazienti di peso <75 kg e ≥75 kg, a prescindere dal genotipo.

I pazienti che presentano livelli virali rilevabili alla settimana 12 devono interrompere la terapia. La durata totale raccomandata di trattamento è di 48 settimane. Se i pazienti infettati con genotipo virale 1, non responsivi al precedente trattamento con peginterferone e ribavirina, sono stati considerati per il trattamento, la durata totale raccomandata di trattamento è di 72 settimane (vedere paragrafo 5.1).

Co-infezione da HIV-HCV

Il dosaggio raccomandato per Copegus in associazione con 180 mcg di peginterferone alfa-2a una volta alla settimana, è di 800 milligrammi al giorno per 48 settimane, a prescindere dal genotipo. La sicurezza e l’efficacia della terapia di associazione con dosi di ribavirina superiori a 800 milligrammi/die sono attualmente in fase di valutazione. Una durata della terapia inferiore a 48 settimane non è stata ancora adeguatamente studiata.

Predittività della risposta e della mancata risposta - pazienti mai trattati in precedenza

È stato dimostrato che una risposta virologica precoce alla 12a settimana, definita come una diminuzione della carica virale di 2 log o come livelli non quantificabili di HCV-RNA è predittiva di una risposta sostenuta (vedere la Tabella 2).

Tabella 2 Valore predittivo della risposta virologica alla 12a settimana al regime posologico raccomandato in terapia di associazione con Copegus e peginterferone
Genotipo Negativo Positivo
Assenza di risposta alla 12a settimana Assenza di risposta sostenuta Valore predittivo Risposta alla 12a settimana Risposta sostenuta Valore predittivo
Genotipo 1 (N=569) 102 97 95% (97/102) 467 271 58% (271/467)
Genotipo 2 e 3 (N=96) 3 3 100% (3/3) 93 81 87% (81/93)

In pazienti con co-infezione da HIV-HCV trattati con peginterferone alfa-2a in monoterapia o in associazione con ribavirina è stato rilevato un valore predittivo negativo analogo (100% (130/130) o 98% (83/85), rispettivamente). Valori predittivi positivi del 45% (50/110) e del 70% (59/84) sono stati osservati in pazienti con co-infezione da HIV-HCV con genotipo 1 e con genotipo 2/3 sottoposti alla terapia di associazione.

Predittività della risposta e della mancata risposta - pazienti trattati in precedenza

Nei pazienti non responsivi ritrattati per 48 o 72 settimane, una soppressione virale alla settimana 12 (livelli non rilevabili di HCV-RNA definiti come <50 UI/ml) ha dimostrato di essere predittiva di una risposta virologica sostenuta.

La probabilità di non raggiungere una risposta virologica sostenuta con 48 o 72 settimane di trattamento se la soppressione virale non è stata raggiunta alla settimana 12 è stata rispettivamente del 96% (363 su 380) e del 96% (324 su 339). La probabilità di raggiungere una risposta virologica sostenuta con 48 o 72 settimane di trattamento se la soppressione virale è stata raggiunta alla settimana 12, è stata rispettivamente del 35% (20 su 57) e del 57% (57 su 100).

Posologia in associazione con interferone alfa-2a

Dose da somministrare

La dose raccomandata di Copegus in associazione con interferone alfa-2a soluzione iniettabile dipende dal peso corporeo del paziente (vedere la Tabella 3).

Durata del trattamento

I pazienti devono essere trattati con terapia di associazione con interferone alfa-2a per almeno sei mesi.

I pazienti con infezione causata dall’HCV di genotipo 1 devono continuare la terapia di associazione per 48 settimane.

In pazienti con infezione da HCV da altri genotipi, la decisione se estendere la terapia a 48 settimane si deve basare su altri fattori prognostici (quali elevata carica virale al basale, sesso maschile, età superiore a 40 anni ed evidenza di fibrosi a ponte).

Tabella 3 Raccomandazioni per la posologia di Copegus in associazione con interferone alfa-2a
Peso del paziente (kg) Dose giornaliera di Copegus Durata del trattamento Numero di compresse da 200 mg
<75 1.000 mg 24 o 48 settimane 5 (2 al mattino, 3 alla sera)
≥75 1.200 mg 24 o 48 settimane 6 (3 al mattino, 3 alla sera)

Modificazione della dose a causa di reazioni avverse

Si prega di leggere l’RCP di peginterferone alfa-2a o di interferone alfa-2a per ulteriori informazioni sull’aggiustamento della dose e sulla sospensione del trattamento dell’uno o dell’altro di questi due prodotti.

Se si verificano gravi reazioni avverse o anormalità dei valori di laboratorio durante la terapia con Copegus e peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a, modificare le dosi di ciascun prodotto fino a quando le reazioni avverse scompaiono. Nel corso di studi clinici sono state messe a punto linee-guida per le modifiche della posologia (vedere Linee-guida di modifica della dose per il trattamento dell’anemia insorta durante il trattamento, Tabella 4).

Se l’intolleranza persiste dopo l’aggiustamento della dose, può essere necessario sospendere la somministrazione di Copegus o sia di Copegus e peginterferone alfa-2a che di interferone alfa-2a.

Tabella 4 Linee-guida di modifica della dose per il trattamento dell’anemia insorta durante il trattamento
Valori di laboratorio Ridurre la dose di Copegus a 600 mg al giorno* solo se: Sospendere Copegus se:**
Emoglobina in pazienti non cardiopatici <10 g/dl <8,5 g/dl
Emoglobina: pazienti con anamnesi di cardiopatia stabile diminuzione ≥ 2 g/dl dell’emoglobina in un periodo di 4 settimane durante il trattamento (riduzione permanente della dose) <12 g/dl nonostante 4 settimane a dose ridotta

*I pazienti la cui dose di Copegus è ridotta a 600 mg al giorno assumeranno una compressa da 200 mg al mattino e due compresse da 200 mg, o in alternativa una compressa da 400 mg, alla sera.

**Se l’anormalità viene risolta, Copegus può essere ripreso a 600 mg al giorno ed ulteriormente aumentato a 800 mg al giorno a discrezione del medico curante. Tuttavia, si sconsiglia di tornare alla posologia più elevata.

Popolazioni speciali

Uso in presenza di alterazione della funzionalità renale

I regimi posologici raccomandati (aggiustati in base al limite del peso corporeo di 75 kg) di ribavirina danno origine a sostanziali incrementi delle concentrazioni plasmatiche di ribavirina in pazienti con alterazione renale. Vi sono dati insufficienti riguardanti la sicurezza, l’efficacia e la farmacocinetica della ribavirina in pazienti con creatinina sierica >2 mg/dl o con clearance della creatinina <50 ml/minuto, in emodialisi o meno, per confermare le specifiche raccomandazioni per gli aggiustamenti della dose (vedere paragrafo 5.2). Pertanto la ribavirina deve essere usata in questi pazienti solo se lo si ritiene essenziale. La terapia deve essere iniziata (o continuata se si sviluppa un’alterazione renale durante la terapia) con estrema cautela ed un monitoraggio intensivo delle concentrazioni di emoglobina, con una misura correttiva che può risultare necessaria, deve essere impiegato per tutto il periodo di trattamento (vedere paragrafo 4.4).

Uso in caso di alterazione della funzionalità epatica

La funzione epatica non influenza la farmacocinetica della ribavirina (vedere paragrafo 5.2). Pertanto, non è necessario alcun aggiustamento della dose di Copegus in pazienti con alterazione della funzionalità epatica. L’uso del peginterferone alfa-2a e dell’interferone alfa-2a è controindicato in pazienti con cirrosi scompensata ed altre forme di una grave alterazione della funzionalità epatica.

Uso in pazienti anziani di età superiore a 65 anni

Non sembra che vi sia un effetto significativo dovuto all’età del paziente sulla farmacocinetica della ribavirina. Tuttavia, come nei pazienti più giovani, la funzionalità renale deve essere determinata prima della somministrazione di Copegus.

Uso in pazienti di età inferiore ai 18 anni

Il trattamento con Copegus non è raccomandato nei bambini e negli adolescenti (< 18 anni) a causa dell’insufficienza di dati sulla sicurezza e l’efficacia in combinazione con peginterferone alfa-2a e interferone alfa-2a. Sono disponibili solo limitati dati di sicurezza ed efficacia nei bambini e negli adolescenti (6-18 anni) per la combinazione con peginterferone alfa-2a (vedere paragrafo 5.1).

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Avvertenze e precauzioni

Sistema Nervoso Centrale (SNC) e sintomatologia psichiatrica

Durante il trattamento con Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a, ed anche nel periodo di follow-up di 6 mesi dopo il termine del trattamento, in alcuni pazienti sono stati osservati eventi avversi gravi a carico del SNC, in particolare depressione, manie suicide e tentativo di suicidio. Altri eventi avversi a carico del SNC, tra cui comportamento aggressivo (talvolta diretto verso altre persone, quale ideazione omicidiaria), disordini bipolari, mania confusione e alterazioni dello stato mentale, sono stati osservati con gli interferoni alfa. I pazienti devono essere monitorati attentamente in caso di qualsiasi segno o sintomo di disturbi psichiatrici. Se tali sintomi si presentano, deve essere tenuta in considerazione da parte del medico la potenziale gravità di questi effetti indesiderati e deve essere considerata la necessità di un’adeguata gestione terapeutica. Se i sintomi psichiatrici persistono o peggiorano, o si manifestano manie suicide, si raccomanda di interrompere la terapia con Copegus e peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a e di monitorare il paziente con un adeguato intervento di tipo psichiatrico.

Pazienti con presenza o storia di gravi affezioni psichiatriche: qualora il trattamento con Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a sia ritenuto necessario in pazienti che presentino o abbiano avuto una storia di gravi affezioni psichiatriche, esso deve essere iniziato soltanto a seguito di una adeguata diagnosi individuale e del trattamento dell’affezione psichiatrica in questione.

Leggere il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto del peginterferone alfa-2a o dell’interferone alfa-2a per ulteriori avvertenze e precauzioni per l’uno o l’altro di questi prodotti.

Tutti i pazienti inclusi negli studi sull’epatite cronica C sono stati sottoposti ad una biopsia epatica prima dell’inclusione nello studio, ma, in certi casi (cioè pazienti con genotipo 2 o 3), il trattamento può essere possibile senza conferma istologica. Le attuali linee-guida di trattamento devono essere consultate per stabilire se sia necessaria una biopsia epatica prima di iniziare il trattamento.

In pazienti con valori dell’ALT nella norma, la progressione della fibrosi è generalmente più lenta che nei pazienti con valori dell’ALT elevati. Questo dato deve essere incluso tra i fattori che influenzano la decisione di iniziare o meno il trattamento, insieme a genotipo HCV, età, manifestazioni extraepatiche, rischio di trasmissione, ecc.

Rischio teratogeno

Vedere 4.6 Gravidanza e allattamento.

Prima di iniziare il trattamento con ribavirina, il medico deve informare in maniera approfondita la paziente del rischio teratogeno della ribavirina, della necessità di una contraccezione efficace e continua, della possibilità che i metodi contraccettivi possano fallire e delle possibili conseguenze della gravidanza qualora si dovesse verificare durante il trattamento con ribavirina. Per il monitoraggio della gravidanza tramite test di laboratorio fare riferimento al paragrafo Esami di laboratorio.

Cancerogenicità

La ribavirina è risultata mutagena in alcune prove di genotossicità in vivo ed in vitro. Non si può escludere un potenziale effetto cancerogeno della ribavirina (vedere paragrafo 5.3).

Emolisi e sistema cardiovascolare

È stata osservata una diminuzione dei livelli di emoglobina fino a <10 g/dl fin nel 15% dei pazienti trattati per 48 settimane con 1.000/1.200 milligrammi di Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a e fino al 19% dei pazienti trattati con Copegus in associazione con interferone alfa-2a. Quando 800 milligrammi di Copegus erano associati con peginterferone alfa-2a per 24 settimane, il 3% dei pazienti presentava una diminuzione dei livelli di emoglobina fino a <10 g/dl. Il rischio di sviluppare un’anemia è più elevato nella popolazione femminile. Sebbene la ribavirina non abbia alcun effetto cardiovascolare diretto, l’anemia associata a Copegus può provocare un deterioramento della funzione cardiaca o un’esacerbazione dei sintomi di malattia coronarica o entrambi. Quindi, Copegus deve essere somministrato con cautela a pazienti con preesistente malattia cardiaca. Le condizioni cardiache devono essere valutate prima di iniziare la terapia e tenute sotto controllo clinico durante la terapia; se si verifica un peggioramento, sospendere la terapia (vedere paragrafo 4.2). I pazienti con anamnesi di insufficienza cardiaca congestizia, infarto miocardico, e/o disturbi aritmici pregressi o attuali devono essere tenuti strettamente sotto controllo. Si raccomanda di sottoporre ad un elettrocardiogramma i pazienti con preesistenti anormalità cardiache prima e durante il corso del trattamento. Le aritmie cardiache (principalmente sopraventricolari) di solito rispondono alla terapia convenzionale, ma possono richiedere la sospensione della terapia.

In letteratura, la comparsa di pancitopenia e di soppressione midollare è stata descritta verificarsi entro 3 - 7 settimane dopo l’assunzione di ribavirina ed interferone peghilato in associazione con azatioprina. Tale mielotossicità è risultata reversibile entro 4 - 6 settimane dalla sospensione sia della terapia anti-HCV e sia della contemporanea azatioprina e non è riapparsa dopo reintroduzione di uno solo dei due trattamenti (vedere paragrafo 4.5).

L’uso della terapia di associazione di Copegus e peginterferone alfa-2a nei pazienti affetti da epatite cronica C che hanno fallito un trattamento precedente non è stato adeguatamente studiato nei pazienti che hanno interrotto la terapia precedente a causa di eventi avversi ematologici. I medici che prendono in considerazione il trattamento in questi pazienti devono soppesare attentamente i rischi e i benefici del ritrattamento.

Ipersensibilità acuta

Se si verifica una reazione di ipersensibilità acuta (ad esempio orticaria, angioedema, broncocostrizione, anafilassi), Copegus deve essere sospeso immediatamente e deve essere praticata una terapia medica appropriata. Eruzioni cutanee transitorie non richiedono l’interruzione del trattamento.

Funzionalità epatica

In pazienti che sviluppino evidenze di scompenso epatico durante il trattamento, Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a o con interferone alfa-2a deve essere sospeso. Quando l’aumento dei livelli di ALT è progressivo e clinicamente significativo, nonostante la riduzione della dose, oppure se è accompagnato da un aumento della bilirubina diretta, la terapia deve essere sospesa.

Alterazione renale

La farmacocinetica della ribavirina è alterata in pazienti con disfunzione renale a causa della riduzione della clearance apparente in questi pazienti. Pertanto, si raccomanda di valutare la funzione renale di tutti i pazienti prima di iniziare la somministrazione di Copegus, preferibilmente determinando la clearance della creatinina del paziente. In pazienti con creatininemia >2 mg/dl o con clearance della creatinina <50 ml/minuto si osservano sostanziali aumenti delle concentrazioni plasmatiche della ribavirina al regime posologico raccomandato. Vi sono dati insufficienti riguardanti la sicurezza, l’efficacia e la farmacocinetica di Copegus in questi pazienti per poter confermare specifiche raccomandazioni di un aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2). La terapia con Copegus non deve essere iniziata (o continuata se l’alterazione renale dovesse verificarsi durante il trattamento) in questi pazienti, in emodialisi o meno, a meno che non sia considerata essenziale. È necessaria un’estrema cautela. Le concentrazioni di emoglobina devono essere controllate intensivamente durante il trattamento e devono essere adottate misure correttive, se necessario (vedere paragrafo 4.2).

Alterazioni oculari

Copegus è utilizzato in terapia di combinazione con interferoni alfa. In casi rari, con la terapia di combinazione con interferoni alfa sono state segnalate retinopatia, inclusa emorragia retinica, essudati cotonosi, papilloedema, neuropatia ottica e ostruzione della vena o dell’arteria retinica, che possono portare a perdita della vista. Tutti i pazienti devono essere sottoposti a visita oculistica basale. Ogni paziente con diminuzione o perdita della vista deve sottoporsi ad un esame oftalmologico immediato e completo. I pazienti con disturbi oftalmologici preesistenti (ad es. retinopatia diabetica o ipertensiva) devono essere sottoposti a esami oftalmologici periodici durante la terapia con interferoni alfa. Il trattamento di combinazione con interferoni alfa deve essere interrotto in pazienti che sviluppano nuovi disturbi oftalmici o loro peggioramenti.

Trapianto

La sicurezza e l’efficacia del trattamento con peginterferone alfa-2a e Copegus non sono state stabilite in pazienti sottoposti a trapianto di fegato o di altri organi. In corso di terapia con peginterferone alfa-2a, da solo o in associazione con Copegus, sono stati riportati casi di rigetto del trapianto di fegato o rene.

Coinfezione da HIV/HCV

In caso di somministrazione concomitante di medicinali antiretrovirali e terapia anti-HCV, fare riferimento ai Riassunti delle Caratteristiche del Prodotto dei singoli farmaci per informazioni sulle tossicità specifiche di ciascun farmaco, sulla loro gestione e sulle possibili tossicità cumulative con il peginterferone alfa-2a associato o non associato a ribavirina. Nello studio NR15961, i pazienti trattati contemporaneamente con stavudina e interferone, con o senza ribavirina, hanno fatto registrare un’incidenza di pancreatite e/o acidosi lattica pari al 3% (12/398).

Nei pazienti con epatite cronica C e co-infezione da HIV sottoposti a terapia antiretrovirale altamente efficace (HAART, Highly Active Anti-Retroviral Therapy), il rischio di eventi avversi gravi (quali acidosi lattica, neuropatia periferica, pancreatite) può essere più elevato.

Nei pazienti coinfettati e con cirrosi avanzata sottoposti a HAART e trattati con Copegus in combinazione con interferoni, può essere più elevato anche il rischio di scompenso epatico ed eventualmente morte. Le variabili basali che possono associarsi a scompenso epatico nei pazienti coinfettati e con cirrosi includono: bilirubina sierica elevata, emoglobina ridotta, fosfatasi alcalina elevata o ridotta conta piastrinica e trattamento con didanosina (ddI). Pertanto bisogna usare cautela quando si aggiungono peginterferone alfa-2a e Copegus alla terapia HAART (vedere paragrafo 4.5).

L’uso concomitante di ribavirina e zidovudina non è raccomandato a causa di un aumentato rischio di anemia (vedere paragrafo 4.5).

I pazienti coinfettati devono essere sottoposti a un attento monitoraggio, che preveda la valutazione del punteggio di Child-Pugh nel corso del trattamento e l’interruzione immediata della terapia al rilevamento di un punteggio di Child-Pugh uguale o superiore a 7.

La somministrazione concomitante di Copegus e didanosina non è raccomandata a causa del rischio di tossicità mitocondriale (vedere paragrafo 4.5). Inoltre, la somministrazione concomitante di Copegus e stavudina deve essere evitata per limitare il rischio di sovrapposizione della tossicità mitocondriale.

Esami di laboratorio

In tutti i pazienti prima di iniziare la terapia devono essere eseguiti esami ematologici ed ematochimici standard (emocromo completo e formula leucocitaria, conta piastrinica, elettroliti, creatininemia, prove di funzionalità epatica, acido urico). I seguenti valori di base possono essere considerati come una linea-guida prima di iniziare la somministrazione di Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a:

   •  emoglobina ≥12 g/dl (femmine); ≥13 g/dl (maschi)

   •  piastrine ≥ 90.000/mm³

   •  conta dei neutrofili ≥1.500/mm³

Nei pazienti che presentano una co-infezione da HIV-HCV, sono disponibili solo pochi dati (N = 51) sulla sicurezza e l’efficacia in soggetti con una conta dei CD4 inferiore a 200 cellule/mcl. È quindi necessaria una certa cautela nel trattare pazienti con una bassa conta dei CD4.

Gli esami di laboratorio devono essere eseguiti alla seconda ed alla quarta settimana di terapia e, in seguito, periodicamente a seconda delle esigenze cliniche.

Per donne in età fertile: le pazienti devono essere sottoposte ogni mese ad un test di gravidanza di routine durante il trattamento e nei 4 mesi successivi. Le partner femminili di pazienti maschi devono essere sottoposte ogni mese ad un test di gravidanza di routine durante il trattamento e nei 7 mesi successivi.

L’acido urico può aumentare con Copegus a causa dell’emolisi e, pertanto, i pazienti predisposti devono essere accuratamente controllati per lo sviluppo di gotta.

Disordini dentali e periodontali

Disordini dentali e periodontali, che possono portare alla perdita dei denti, sono stati riportati in pazienti trattati con Copegus e peginterferone alfa-2a in terapia di combinazione. Inoltre, durante il trattamento a lungo termine con Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a, la secchezza delle fauci potrebbe avere un effetto dannoso sui denti e sulla mucosa orale. I pazienti devono lavare i propri denti energicamente due volte al giorno e sottoporsi a regolari visite dentistiche. Inoltre, in alcuni pazienti potrebbero verificarsi episodi di vomito. Se si verifica tale reazione, si deve consigliare di sciacquare accuratamente la bocca dopo ogni episodio.

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Interazioni

Studi di interazione sono stati eseguiti con ribavirina in associazione con peginterferone alfa-2a ed interferone alfa-2b ed antiacidi. Le concentrazioni di ribavirina sono simili se la ribavirina viene somministrata da sola o in associazione con interferone alfa-2b o peginterferone alfa-2a.

Una possibilità di interazioni può persistere fino a 2 mesi (5 emivite per la ribavirina) dopo il termine della terapia con Copegus a causa della sua lunga emivita.

I risultati di studi in vitro mediante preparati di microsomi di fegato di uomo e di ratto non hanno indicato alcun metabolismo della ribavirina mediato dall’enzima citocromo P450. La ribavirina non inibisce l’enzima citocromo P450. Non vi sono prove fornite da studi di tossicità che la ribavirina induca gli enzimi epatici. Pertanto vi è una minima possibilità di interazioni basate sull’enzima P450.

Antiacidi

La biodisponibilità di 600 milligrammi di ribavirina era diminuita dalla contemporanea somministrazione di un antiacido contenente magnesio, alluminio e meticone; l’AUCtf diminuiva del 14%. È possibile che la minore biodisponibilità in questo studio fosse dovuta al ritardato transito della ribavirina od al pH modificato. Questa interazione non è considerata clinicamente rilevante.

Analoghi nucleosidici

È stato dimostrato che in vitro la ribavirina inibisce la fosforilazione della zidovudina e della stavudina. Non si conosce il significato clinico di questi risultati. Tuttavia questi risultati in vitro indicano la possibilità che l’impiego clinico concomitante di Copegus con zidovudina o stavudina potrebbe determinare un aumento della viremia plasmatica dell’HIV. Pertanto, si raccomanda di controllare attentamente i livelli plasmatici di HIV-RNA in pazienti trattati con Copegus contemporaneamente ad uno di questi due farmaci. Se i livelli di HIV-RNA aumentano, deve essere riesaminato l’impiego di Copegus in concomitanza con inibitori della trascrittasi inversa.

Didanosina (ddI)

La somministrazione concomitante di ribavirina e didanosina non è raccomandata. L’esposizione alla didanosina o al suo metabolita attivo (dideossiadenosina 5’-trifosfato) risulta incrementata in vitro quando la didanosina è somministrata in concomitanza con la ribavirina. In associazione all’uso della ribavirina sono stati riferiti casi di insufficienza epatica letale, neuropatia periferica, pancreatite e iperlattatemia/acidosi lattica sintomatiche.

Azatioprina

La ribavirina può interferire con il metabolismo dell’azatioprina, in virtù del suo effetto inibitorio sulla inosin-monofosfato deidrogenasi. Tale interferenza può portare ad un accumulo di 6-metiltionosina monofosfato (6-MTIMP), che è stata associata a mielotossicità in pazienti trattati con azatioprina. L’utilizzo concomitante di Copegus ed interferone peghilato alfa-2a ed azatioprina deve essere evitato. In casi individuali, nei quali il beneficio di somministrare contemporaneamente Copegus ed azatioprina giustifica il rischio potenziale, si raccomanda di effettuare, durante la somministrazione dell’azatioprina, dei controlli ravvicinati dei parametri ematologici in modo da individuare i segni di mielotossicità e quindi interrompere il trattamento con entrambi i farmaci (vedere paragrafo 4.4).

Pazienti con co-infezione da HIV-HCV

In un sottostudio di farmacocinetica della durata di 12 settimane, volto a esaminare l’effetto della ribavirina sulla fosforilazione intracellulare di alcuni inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (lamivudina e zidovudina o stavudina), non sono emersi segni evidenti di interazione farmacologica in 47 pazienti con co-infezione da HIV-HCV. In considerazione però dell’elevata variabilità, gli intervalli di confidenza sono stati molto ampi. Sull’esposizione plasmatica alla ribavirina non è sembrata influire la concomitante somministrazione di inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI).

È stato riportato un peggioramento dell’anemia dovuto alla ribavirina quando la zidovudina è parte del regime utilizzato per trattare l’HIV, sebbene l’esatto meccanismo debba ancora essere chiarito. L’uso concomitante di ribavirina e zidovudina non è raccomandato a causa di un aumentato rischio di anemia (vedere paragrafo 4.4). Occorre prendere in considerazione la possibilità di sostituire la zidovudina in un regime di associazione ART se questo è già in corso. Questo è particolarmente importante in pazienti con anamnesi di anemia indotta da zidovudina.

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Effetti indesiderati

Vedere le informazioni relative alla prescrizione del peginterferone alfa-2a o dell’interferone alfa-2a per ulteriori effetti indesiderati relativi all’uno o all’altro di questi prodotti.

Gli eventi avversi segnalati nei pazienti in terapia con Copegus in associazione con interferone alfa-2a sono essenzialmente gli stessi che si osservano con Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a.

All’interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono riportati in ordine decrescente di gravità.

Epatite cronica C

Gli eventi avversi segnalati più di frequente con Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a 180 mcg erano in gran parte di gravità da lieve a moderata e per la maggior parte potevano essere trattati senza sospendere la terapia.

Epatite cronica C in pazienti precedentemente non responsivi

Nel complesso il profilo di sicurezza di Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a in pazienti precedentemente non responsivi è stato simile a quello dei pazienti mai trattati in precedenza. In uno studio clinico condotto su pazienti non responsivi a una precedente terapia con interferone alfa-2b pegilato/ribavirina, che ha esposto i pazienti a 48 o 72 settimane di trattamento, la frequenza della sospensione del trattamento per eventi avversi o anomalie di laboratorio derivanti dal trattamento con peginterferone alfa-2a e Copegus è stata rispettivamente del 6% e del 7% nei bracci di trattamento per 48 settimane e rispettivamente del 12% e 13% nei bracci di trattamento per 72 settimane. Analogamente, per i pazienti con cirrosi o transizione a cirrosi, la frequenza della sospensione del trattamento con peginterferone alfa-2a e Copegus è stata più elevata nei bracci di trattameto di 72 settimane (13% e 15%) rispetto ai bracci di trattamento di 48 settimane (6% e 6%). I pazienti che si erano ritirati dalla precedente terapia con interferone pegilato alfa-2b/ribavirina per tossicità ematologica sono stati esclusi dallo studio.

In un altro studio clinico i pazienti non responsivi con fibrosi avanzata o cirrosi (punteggio di Ishak di 3-6) e una bassa conta piastrinica al basale (50.000 /mm³) sono stati trattati per 48 settimane. Le anomalie ematologiche evidenziate da test di laboratorio che si sono osservate nel corso delle prime 20 settimane dello studio includevano anemia (il 26% dei pazienti ha manifestato un livello dell’emoglobina <10 g/dl), neutropenia (il 30% ha manifestato un valore di CAN <750/mm³) e trombocitopenia (il 13% ha manifestato una conta piastrinica <50000/mm³) (vedere paragrafo 4.4).

Co-infezione da epatite cronica C e virus dell’immunodeficienza umana

Nei pazienti con co-infezione da HIV-HCV, i profili degli eventi avversi clinici riportati in relazione al peginterferone alfa-2a, in monoterapia o in combinazione con ribavirina, sono risultati simili a quelli osservati nei pazienti con sola infezione da HCV. In una percentuale ≥ 1% e ≤ 2% di pazienti co-infettati da HIV-HCV in terapia con Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a sono stati riferiti altri effetti indesiderati: iperlattacidemia/acidosi lattica, influenza, polmonite, labilità affettiva, apatia, tinnito, dolore faringolaringeo, cheilite, lipodistrofia acquisita e cromaturia. Il trattamento con peginterferone alfa-2a si è associato nelle prime 4 settimane a una diminuzione della conta assoluta di cellule CD4+ non accompagnata da una riduzione della percentuale di cellule CD4+. La riduzione della conta di cellule CD4+ è risultata reversibile con la riduzione del dosaggio o la cessazione della terapia. L’utilizzo di peginterferone alfa-2a non ha determinato un effetto negativo rilevabile sul controllo della viremia da HIV durante la terapia o il follow-up. Sono disponibili dati limitati sulla sicurezza (N = 51) nei pazienti coinfettati con conta di cellule CD4+ < 200/mcl (vedere l’RCP del peginterferone alfa-2a).

La Tabella 5 mostra gli effetti indesiderati segnalati in pazienti che hanno ricevuto Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a.

Tabella 5 Effetti indesiderati riportati con Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a nei pazienti con HCV
Sistema corporeo Molto comuni ≥1/10 Comuni ≥1/100 - <1/10 Non comuni ≥1/1000 - <1/100 Rari ≥1/10000 - <1/1000 Molto rari <1/10000
Infezioni ed infestazioni   infezione delle vie aeree superiori, bronchite, candidosi orale, herpes simplex Infezioni delle basse vie respiratorie, infezioni delle vie urinarie, infezioni della pelle endocardite, otite esterna  
Tumori benigni e maligni     Neoplasia epatica maligna    
Patologie del sistema emolinfopoietico anemia trombocitopenia, linfoadenopatia   pancitopenia anemia aplastica
Disturbi del sistema immunitario     sarcoidosi, tiroidite anafilassi, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide porpora trombocitopenica idiopatica o trombotica
Patologie endocrine   ipotiroidismo, ipertiroidismo diabete    
Disturbi del metabolismo e della nutrizione anoressia   disidratazione    
Disturbi psichiatrici depressione, insonnia alterazione dell’umore, disturbi emozionali, ansia, aggressività, nervosismo, diminuzione del desiderio sessuale ideazione suicidaria, allucinazioni, rabbia suicidio, disturbi psicotici  
Patologie del sistema nervoso cefalea, capogiri, riduzione della concentrazione diminuzione della memoria, sincope, debolezza, emicrania, ipoestesia, iperestesia, parestesia, tremore, alterazione del gusto, incubi notturni, sonnolenza neuropatia periferica coma, convulsioni, paralisi facciale  
Patologie dell’occhio   visione offuscata, dolore oculare, infiammazione oculare, xeroftalmia emorragia retinica neuropatia ottica, papilloedema, retinopatia vascolare, retinopatia, ulcera corneale perdita della vista
Patologie dell’orecchio e del labirinto   vertigini, otalgia perdita dell’udito,    
Patologie cardiache   tachicardia, palpitazioni, edema periferico   infarto del miocardio, scompenso cardiaco congestizio, angina, tachicardia sopraventricolare, aritmia, fibrillazione atriale, pericardite  
Patologie vascolari   vampate ipertensione emorragia cerebrale  
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche dispnea, tosse dispnea da sforzo, epistassi, nasofaringite, congestione dei seni nasali e paranasali, congestione nasale, rinite, mal di gola Respiro sibilante polmonite interstiziale con esito letale, embolia polmonare  
Patologie gastrointestinali diarrea, nausea, dolore addominale vomito, dispepsia, disfagia, ulcerazioni della bocca, emorragia gengivale, glossite, stomatite, flatulenza, costipazione, secchezza delle fauci emorragia gastrointestinale, cheilite, gengivite ulcera peptica, pancreatite  
Patologie epatobiliari     disfunzione epatica insufficienza epatica, colangite, steatosi  
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo alopecia, dermatite, prurito, secchezza cutanea rash, aumento della sudorazione, psoriasi, orticaria, eczema, disturbi cutanei, reazione di fotosensibilità, sudori notturni     necrolisi epidermica tossica, sindrome di Stevens-Johnson, angioedema, eritema mulltiforme
Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e delle ossa mialgia, artralgia mal di schiena, artrite, debolezza muscolare, dolore osseo, male al collo, dolore muscolo-scheletrico, crampi muscolari   miosite  
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella   impotenza      
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione febbre, brividi, dolore, astenia, affaticamento, reazione al sito di iniezione, irritabilità dolore toracico, malattia simil-influenzale, malessere, letargia, vampate, sete      
Esami diagnostici   Perdita di peso      
Traumatismo e avvelenamento       sovradosaggio di sostanza  

Eventi avversi successivi alla commercializzazione

Patologie del sangue e del sistema linfatico

Aplasia pura dei globuli rossi: frequenza non nota.

L’aplasia pura dei globuli rossi è stata riportata con la ribavirina in associazione con gli interferoni, compreso Pegasys.

Patologie del Sistema Immunitario

Rigetto del trapianto di fegato e rene: frequenza non nota.

Casi di rigetto del trapianto di fegato e rene sono stati documentati in corso di terapia con Peginterferone alfa 2a, da solo o in associazione a Copegus.

Sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada: frequenza non nota. La Sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada è stata riportata con la ribavirina in associazione con gli interferoni, compreso Pegasys.

Patologie psichiatriche

Ideazione omicidiaria: frequenza non nota.

Mania, disordini bipolari. Frequenza non nota. La manie e i disordini bipolari sono stati riportati con la ribavirina in associazione con gli interferoni, compreso Pegasys.

Patologie del tessuto connettivo e muscolo scheletrico

Rabdomiolisi: frequenza non nota. La rabsomiolisi è stata riportata con la ribavirina in associazione con gli interferoni, compreso Pegasys.

Patologie dell’occhio

Distacco retinico essudativo: frequenza non nota.

È stato riportato un distacco retinico essudativo con la ribavirina in associazione con gli interferoni, compreso Pegasys.

Valori di laboratorio

In studi clinici su Copegus in associazione con peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a, la maggioranza dei casi di valori di laboratorio anormali è stata trattata modificando la dose (vedere paragrafo 4.2)>. Con il trattamento di associazione con peginterferone alfa-2a e Copegus, fin nel 2% dei pazienti sono stati osservati aumenti dei livelli di ALT, che hanno indotto a modificare la dose o a sospendere il trattamento.

L’emolisi è la tossicità dose limitante della terapia con ribavirina. Una diminuzione dei livelli di emoglobina a <10 g/dl è stata osservata fin nel 15% dei pazienti trattati per 48 settimane con Copegus 1.000/1.200 milligrammi in associazione con peginterferone alfa-2a e fin nel 19% dei pazienti trattati con Copegus in associazione con interferone alfa-2a. Quando Copegus alla dose di 800 milligrammi veniva associato con peginterferone alfa-2a per 24 settimane, il 3% dei pazienti presentava una riduzione dei livelli di emoglobina a <10 g/dl. Nella maggior parte dei casi la diminuzione dell’emoglobina si è verificata precocemente nel periodo di trattamento e si è stabilizzata in concomitanza con un aumento compensatorio dei reticolociti.

La maggior parte dei casi di anemia, leucopenia e trombocitopenia era di lieve entità (grado 1 secondo l’OMS). Alterazioni dei valori di laboratorio di grado 2 secondo l’OMS sono state segnalate per quanto riguarda l’emoglobina (4% dei pazienti), i leucociti (24% dei pazienti) e le piastrine (2% dei pazienti). Una neutropenia modesta (conta neutrofila assoluta (ANC): 0,749-0,5x109 /L) e una neutropenia grave (ANC: <0,5x109 /L) è stata osservata nel 24% (216/887) e nel 5% (41/887) dei pazienti trattati con Copegus 1.000/1.200 milligrammi per 48 settimane in associazione con peginterferone alfa-2a.

Un aumento dei valori relativi dell’acido urico e della bilirubina indiretta associati all’emolisi è stato osservato in alcuni pazienti trattati con Copegus impiegato in associazione con peginterferone alfa-2a o interferone alfa-2a ed i valori sono tornati ai livelli basali entro 4 settimane dopo la conclusione della terapia. In casi rari (2/755) questo aumento era associato a manifestazioni cliniche (gotta acuta).

Valori di laboratorio per pazienti con co-infezione da HIV-HCV

Benché le tossicità ematologiche di neutropenia, trombocitopenia e anemia si siano verificate più frequentemente nei pazienti con HIV-HCV, è stato possibile gestirne la maggior parte mediante correzione del dosaggio e somministrazione di fattori di crescita, e raramente si è resa necessaria l’interruzione prematura del trattamento. Una riduzione dell’ANC al di sotto delle 500 cellule/mm³ è stata osservata rispettivamente nel 13% e nell’11% dei pazienti trattati con peginterferone alfa-2a in monoterapia e in terapia di combinazione. Una riduzione delle piastrine al di sotto di 50.000/mm³ è stata osservata rispettivamente nel 10% e nell’8% dei pazienti trattati con peginterferone alfa-2a in monoterapia e in terapia di combinazione. Uno stato anemico (emoglobina < 10 g/dl) è stato riferito rispettivamente nel 7% e nel 14% dei pazienti trattati con peginterferone alfa-2a in monoterapia o in terapia di combinazione.

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Gravidanza e allattamento

Dati preclinici

Un significativo potenziale teratogeno e/o embriocida è stato dimostrato per la ribavirina in tutte le specie animali in cui sono stati eseguiti studi adeguati a dosi ben al di sotto della dose raccomandata nell’uomo. Sono state osservate malformazioni del cranio, del palato, degli occhi, della mandibola, degli arti, dello scheletro e del tratto gastrointestinale. L’incidenza e la gravità degli effetti teratogeni aumentavano con l’aumentare della dose di ribavirina. La sopravvivenza dei feti e della prole era ridotta.

Pazienti di sesso femminile

Copegus non deve essere impiegato da donne che siano in gravidanza (vedere paragrafo 4.3 e paragrafo 4.4). Bisogna usare un’estrema attenzione per evitare la gravidanza nelle pazienti donne. La terapia con Copegus non deve essere iniziata fino a quando non sia stato ottenuto un test di gravidanza negativo immediatamente prima di iniziare la terapia. Qualsiasi metodo di controllo delle nascite può fallire. Pertanto, è estremamente importante che donne in età fertile debbano usare una forma di contraccezione efficace durante il trattamento e nei 4 mesi dopo che il trattamento è stato concluso; durante questo periodo di tempo deve essere eseguito di routine un test di gravidanza ogni mese. Se la paziente resta incinta durante il trattamento o entro i 4 mesi dalla sospensione del trattamento, essa deve essere avvisata del notevole rischio teratogeno della ribavirina per il feto.

Pazienti di sesso maschile e loro partner femminili

Bisogna usare un’estrema attenzione per evitare una gravidanza in partner di pazienti maschi che assumono Copegus. La ribavirina si accumula all’interno della cellula e viene eliminata dall’organismo molto lentamente. In studi eseguiti nell’animale, la ribavirina ha provocato alterazioni degli spermatozoi a dosi inferiori alla dose clinica. Non è noto se la ribavirina contenuta negli spermatozoi eserciti i suoi noti effetti teratogeni sulla fecondazione degli ovuli. Sia ai pazienti di sesso maschile o alle loro partner femminili in età fertile, pertanto, si deve consigliare di usare una forma di contraccezione efficace durante il trattamento con Copegus e nei 7 mesi dopo la conclusione del trattamento. Deve essere eseguito un test di gravidanza prima di iniziare la terapia. Gli uomini le cui partner siano in gravidanza devono essere istruiti ad usare un preservativo per ridurre al minimo il rilascio di ribavirina alla partner.

Allattamento

Non è noto se la ribavirina venga escreta nel latte umano. A causa della possibilità di reazioni avverse nei lattanti, l’allattamento deve essere sospeso prima di iniziare il trattamento.

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Conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

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Malattie Collegate: 2

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Ultima modifica: 19-09-2013
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