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ANTIDEPRESSIVI

CITALOPRAM EG

28CPR RIV 20MG

EG SpA

Descrizione prodotto

CITALOPRAM EG*28CPR RIV 20MG

Principio attivo

CITALOPRAM BROMIDRATO

Forma farmaceutica

COMPRESSE RIVESTITE

ATC livello 3

ANTIDEPRESSIVI

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

6.80


Codice ATC livello 5:
N06AB04

Codice AIC:
36503023


Non contiene glutine
Non contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Trattamento degli episodi di depressione maggiore.

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Composizione

Citalopram 20 mg compresse rivestite con film: ogni compressa rivestita con film contiene 24,99 mg di citalopram bromidrato, equivalente a 20 mg di citalopram.

Citalopram 40 mg compresse rivestite con film: ogni compressa rivestita con film contiene 49,98 mg di citalopram bromidrato, equivalente a 40 mg di citalopram.

Per l’elenco completo degli eccipienti vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Nucleo:

Mannitolo

Cellulosa microcristallina

Silice colloidale anidra

Magnesio stearato

Rivestimento:

Ipromellosa

Macrogol 6000

Titanio diossido (E171)

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Controindicazioni

• Ipersensibilità verso il citalopram o uno degli eccipienti.

• Inibitori della monoaminossidasi (MAO inibitori)

Alcuni casi presentavano caratteristiche simili a quelle della sindrome serotoninergica.

Il citalopram non si deve somministrare a pazienti che assumono inibitori delle monoaminoossidasi (IMAO) compresa la selegilina, in dosi giornaliere che superino i 10 mg. Il citalopram non si deve somministrare per 14 giorni dopo la sospensione di un IMAO irreversibile o per un determinato periodo dopo la sospensione di un IMAO reversibile (RIMA) come specificato nel foglietto illustrativo del RIMA. Tra l’inizio del trattamento con l’IMAO e la sospensione del citalopram devono intercorrere 7 giorni (vedere paragrafo 4.5).

• È controindicata la somministrazione concomitante di citalopram e linezolid, a meno che non siano disponibili le attrezzature necessarie per tenere monitorata la pressione sanguigna (vedere paragrafo 4.5).

• Trattamento concomitante con pimozide (vedere paragrafo 4.5).

• Citalopram è controindicato in pazienti con noto prolungamento dell’intervallo QT o sindrome congenita del QT lungo.

• Citalopram è controindicato con medicinali noti per prolungare l’intervallo QT (vedere paragrafo 4.5).

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Posologia

Il citalopram viene somministrato per via orale una volta al giorno, di mattina o di sera. Le compresse si possono assumere indipendentemente dai pasti, ma sempre con del liquido.

Una volta iniziato il trattamento, si devono aspettare almeno 2 settimane prima che si manifesti l’effetto antidepressivo. Il trattamento va continuato per 4–6 mesi, fintanto che il paziente non sia divenuto completamente asintomatico. Citalopram deve essere sospeso lentamente, si consiglia una riduzione graduale della dose nell’arco di 1–2 settimane.

Adulti

Citalopram deve essere somministrato come una singola dose giornaliera di 20 mg. In base alla risposta del singolo paziente la dose può essere aumentata fino ad un massimo di 40 mg al giorno.

Pazienti anziani (> 65 anni di età)

Per i pazienti anziani la dose deve essere diminuita a metà della dose raccomandata, ovvero 10–20 mg al giorno. La dose massima raccomandata per gli anziani equivale a 20 mg al giorno.

Bambini ed adolescenti di età inferiore ai 18 anni

Il citalopram non deve essere usato per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età (vedere paragrafo 4.4).

Ridotta funzione renale

Non è necessaria la regolazione della posologia se il paziente presenta una compromissione renale da lieve a moderata. Si raccomanda prudenza nei pazienti con compromissione renale grave (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min, vedere paragrafo 5.2).

Ridotta funzione epatica

È raccomandata una dose iniziale di 10 mg al giorno per le prime due settimane di trattamento in pazienti con compromissione epatica lieve o moderata. In base alla risposta individuale del paziente, la dose può essere aumentata fino a un massimo di 20 mg al giorno. Si raccomanda cautela e una titolazione del dosaggio estremamente accurata in pazienti con funzione epatica gravemente ridotta (vedere paragrafo 5.2).

Metabolizzatori lenti del CYP2C19

Si raccomanda una dose iniziale di 10 mg al giorno durante le prime due settimane di trattamento per i pazienti noti per essere lenti metabolizatori del CYP2C19. In base all’esito del trattamento la dose può essere incrementata fino a un massimo di 20 mg (vedere paragrafo 5.2).

Sintomi da sospensione riscontrati alla sospensione del farmaco

Interruzioni improvvise del trattamento devono essere evitate. Alla sospensione del trattamento con citalopram la dose deve essere ridotta gradualmente in un arco di tempo da una a due settimane in modo da ridurre il rischio che si manifestino reazioni da sospensione (vedere paragrafo 4.4 e paragrafo 4.8). Nel causo in cui comparissero sintomi intollerabili a seguito della diminuzione del dosaggio oppure alla sospensione del trattamento si consideri la possibilità di ricominciare ad assumere la dose precedentemente prescritta. Dopodiché il medico curante continuerà a diminuire il dosaggio ma più lentamente.

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Avvertenze e precauzioni

Trattamento di pazienti anziani e di pazienti con compromissione della funzione renale ed epatica, vedere paragrafo 4.2.

Uso in bambini ed adolescenti di età inferiore ai 18 anni

Il citalopram non deve essere usato per il trattamento di bambini e adolescenti con meno di 18 anni di età.

Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) ed ostilità (per lo più aggressività, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati più frequentemente in studi clinici su bambini ed adolescenti trattati con gli antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Se, per ragioni cliniche, si decide ugualmente di iniziare il trattamento, il paziente deve essere attentamente monitorato al fine di individuare la comparsa di sintomi suicidari. Inoltre, gli effetti sulla sicurezza a lungo termine in bambini ed adolescenti relativi alla crescita, alla maturazione e allo sviluppo cognitivo e comportamentale non sono ancora stati dimostrati.

Ansia paradossa

Alcuni pazienti con disturbo da panico sperimentano un aumento dei sintomi ansiosi all’inizio del trattamento con antidepressivi. Questa reazione paradossa scompare solitamente nel giro di 2 settimane dall’inizio del trattamento. Si consiglia la somministrazione di una dose iniziale bassa per ridurre la probabilità che si manifesti un effetto ansiogeno paradosso.

Iposodiemia

Iposodiemia, probabilmente dovuta ad un’inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH) è stata raramente segnalata in seguito all’uso di SSRI ed in genere si risolve alla sospensione della terapia. Pare che le pazienti anziane siano particolarmente a rischio.

Suicidio/pensieri suicidi o peggioramento clinico

La depressione è associata ad un aumentato rischio di ideazione suicida, autolesionismo e suicidio (eventi correlati al suicidio). Tale rischio persiste fino a che si verifichi una remissione significativa. Poiché possono non verificarsi miglioramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immediatamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati fino ad avvenuto miglioramento. È esperienza clinica generale che il rischio di suicidio possa aumentare nelle fasi precoci di miglioramento.

I pazienti con una storia di eventi correlati al suicidio oppure quelli che presentano un significativo grado di ideazione suicida prima dell’inizio del trattamento hanno un maggior rischio di pensieri suicidi o di tentativi di suicidio, e devono ricevere un attento monitoraggio durante il trattamento. In una metanalisi di studi clinici con farmaci antidepressivi controllati verso placebo condotta su pazienti adulti con disturbi psichiatrici è stato dimostrato un aumento di comportamento suicida con gli antidepressivi rispetto al placebo, in pazienti con meno di 25 anni. La terapia deve prevedere un’attenta supervisione dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, soprattutto durante le prime fasi del trattamento ed in seguito a modificazioni posologiche. I pazienti (e chi si prende cura di loro) devono essere avvertiti in merito alla necessità di monitorare la comparsa di un qualsiasi peggioramento clinico, di comportamento o ideazione suicida e di insolite alterazioni comportamentali e di consultare immediatamente un medico, nel caso in cui questi sintomi si presentino.

Acatisia/agitazione psicomotoria

L’uso di SSRI/SNRI è stato associato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da una spiacevole o dolorosa sensazione interna di irrequietezza e dal bisogno di muoversi spesso accompagnato dall’impossibilità di sedere o stare immobile. Ciò è più probabile che accada entro le prime settimane di trattamento. In pazienti che presentano tali sintomi, l’aumento del dosaggio può essere dannoso.

Mania

Si consiglia prudenza nell’uso del citalopram anche in pazienti con un’anamnesi maniacale/ipomaniacale. In tutti i pazienti che entrano in fase maniacale il trattamento con citalopram deve essere sospeso.

Convulsioni

Gli attacchi epilettici rappresentano un rischio potenziale con i farmaci antidepressivi.

Il trattamento con citalopram deve essere sospeso se il paziente sviluppa convulsioni. Si deve evitare un trattamento con citalopram nei pazienti con epilessia instabile e si deve monitorare attentamente l’uso di questo farmaco nei pazienti con epilessia controllata. Si deve sospendere l’uso di citalopram se vi è un aumento della frequenza delle convulsioni.

Diabete

In pazienti diabetici, il trattamento con un SSRI può alterare il controllo glicemico. Può rendersi necessaria una regolazione dell’insulina e/o dell’ipoglicemico orale.

Sindrome da serotonina

In rari casi è stata segnalata sindrome serotoninergica in pazienti che facevano uso di SSRI. Lo sviluppo di quest’affezione può essere indicato da un’associazione di sintomi quali agitazione, tremore, mioclono ed ipertermia. Il trattamento con citalopram deve essere immediatamente sospeso e si deve iniziare un trattamento sintomatico.

Medicinali con effetti serotoninergici

Il citalopram non deve essere somministrato in associazione con altri medicinali aventi effetti serotoninergici, come il sumatriptano o altri triptani, il tramadolo, l’ossitriptano ed il triptofano.

Emorragia

Ci sono state segnalazioni di lunghi tempi di sanguinamento e/o anomalie di sanguinamento quali ecchimosi, emorragie ginecologiche, sanguinamenti gastrointestinali ed altri sanguinamenti della cute o delle mucose nel corso del trattamento con alcuni SSRI (vedere paragrafo 4.8). Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI, soprattutto con l’uso concomitante di un principio attivo noto per il suo influsso sulla funzione piastrinica o altri principi attivi che possono aumentare il rischio di emorragia, come anche in pazienti con disturbi emorragici in anamnesi (vedere paragrafo 4.5).

Terapia elettro–convulsiva (TEC)

Esiste una scarsa esperienza clinica circa la somministrazione contemporanea di citalopram ed elettroshock, ed in tali casi, pertanto, si consiglia prudenza.

MAO–A inibitori reversibili, selettivi

L’associazione di citalopram e MAO–A inibitori è generalmente sconsigliata a causa del rischio che si manifesti una sindrome da serotonina (vedere paragrafo 4.5).

Per informazioni circa il trattamento concomitante con MAO–inibitori irreversibili, non selettivi vedere il paragrafo 4.5.

Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum)

È possibile l’insorgenza di più frequenti effetti indesiderati durante l’uso concomitante di citalopram e preparati erboristici contenenti l’erba di San Giovanni (Hypericum perforatum). Perciò citalopram e le preparazioni a base di Erba di San Giovanni non devono essere assunte contemporaneamente (vedere paragrafo 4.5).

Sintomi riscontrati alla sospensione del farmaco

I sintomi da sospensione osservati quando il trattamento è interrotto sono comuni, in particolare in caso di brusca interruzione (vedere paragrafo 4.8).

Il rischio di comparsa dei sintomi da sospensione può dipendere da diversi fattori, compresi la durata della terapia, il dosaggio e il tasso di riduzione della dose. Capogiri, disturbi sensoriali (inclusa parestesia), disturbi del sonno (inclusa insonnia e sogni vividi), agitazione od ansia, nausea e/o vomito, tremori e cefalea sono le reazioni segnalate con maggior frequenza. Generalmente l’intensità di tali sintomi è da lieve a moderata, tuttavia in alcuni pazienti può essere grave. In genere compaiono entro i primi giorni di sospensione del trattamento, ma vi sono stati casi molto rari nei quali sono comparsi in pazienti che avevano inavvertitamente saltato una dose. Generalmente tali sintomi sono auto–limitanti, e di solito si risolvono entro due settimane, sebbene in alcuni individui possono durare più a lungo (2–3 mesi o più). Si consiglia pertanto di ridurre gradualmente la dose di citalopram, quando si sospende il trattamento, nel corso di un periodo di diverse settimane o mesi, in base alle necessità del paziente (vedere "Sintomi di astinenza riscontrati alla sospensione del trattamento", paragrafo 4.2).

Psicosi

Il trattamento di pazienti psicotici con episodi depressivi può far peggiorare i sintomi psicotici.

Prolungamento dell’intervallo QT

È stato dimostrato che citalopram causa un prolungamento dose–dipendente delle QT. Durante il periodo post–marketing sono stati riportati casi di prolungamento dell’intervallo QT e di aritmia ventricolare incluse torsioni di punta, prevalentemente in pazienti di sesso femminile, con ipopotassiemia, o con preesistente prolungamento dell’intervallo QT o altre malattie cardiache (vedere paragrafi 4.3, 4.5, 4.8, 4.9 e 5.1).

Si consiglia cautela nei pazienti con bradicardia significativa; o in pazienti con recente infarto miocardico acuto o insufficienza cardiaca scompensata.

Alterazioni elettrolitiche come ipopotassiemia e ipomagnesiemia aumentano il rischio di gravi aritmie e devono essere corrette prima di iniziare il trattamento con citalopram.

Se si trattano pazienti con malattia cardiaca stabile, si deve effettuare un esame ECG prima di iniziare il trattamento.

Se si verificano segni di aritmia cardiaca durante il trattamento con citalopram, il trattamento deve essere sospeso e deve essere eseguito un esame ECG.

Compromissione renale

L’uso di citalopram in pazienti con grave compromissione renale (clearance della creatina inferiore ai 30 ml/min.) non è raccomandato poiché nessuna informazione è disponibile sull’impiego in questi pazienti (vedere paragrafo 4.2).

Compromissione epatica

In casi di compromissione della funzione epatica si raccomanda la riduzione della dose (vedere paragrafo 4.2) e la funzionalità del fegato deve essere controllata con cura.

Titolazione della dose

All’inizio del trattamento, possono comparire insonnia ed agitazione. Una titolazione della dose può essere utile.

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Interazioni

Interazioni farmacodinamiche

Sono stati segnalati casi di sindrome da serotonina a livello farmacodinamico in seguito alla somministrazione di citalopram con moclobemide e buspirone.

Combinazioni controindicate

MAO–inibitori

L’uso simultaneo di citalopram e IMAO può dare luogo ad effetti indesiderati gravi, inclusa la sindrome da serotonina (vedere paragrafo 4.3).

Sono stati segnalati casi di reazioni gravi e talvolta fatali in pazienti che assumevano un SSRI in associazione con un inibitore delle monoaminaossidasi (IMAO), inclusi l’IMAO irreversibile selegilina e gli IMAO reversibili l linezolide, moclobemide e in pazienti che avevano di recente interrotto una terapia con un SSRI e ne avevano iniziata una con un IMAO.

Alcuni casi presentavano caratteristiche simili a quelle della sindrome serotoninergica. I sintomi di un’interazione tra principio attivo ed un IMAO includono: ipertermia, rigidità, mioclono, instabilità autonomica con possibili rapide fluttuazioni delle funzioni vitali, cambiamenti dello stato mentale che includono confusione, irritabilità ed estrema agitazione che può portare a delirio e coma (vedere paragrafo 4.3).

Prolungamento dell’intervallo QT

Non sono stati eseguiti studi di farmacocinetica e farmacodinamica tra citalopram e altri medicinali che prolungano l’intervallo QT. Non si può escludere un effetto ulteriore di citalopram e questi medicinali.

Pertanto, è controindicata la co–somministrazione di citalopram con medicinali che prolungano l’intervallo QT, come antiaritmici della classe IA e III, antipsicotici (ad esempio derivati della fentiazina, pimozide, aloperidolo), antidepressivi triciclici, alcuni antimicrobici (es. sparfloxacina, moxifloxacina, eritromicina IV, pentamidina, quelli per un trattamento anti–malarico in particolare alofantrina), alcuni antistaminici (astemizolo, mizolastina), ecc.

Perciò è richiesta cautela in caso di impiego di farmaci che inducono ipopotassiemia/ipomagnesiemia poiché, come citalopram, anch’essi possono prolungare l’intervallo QT.

Pimozide

La somministrazione concomitante di una singola dose di 2 mg di pimozide in volontari sani, che erano stati trattati con 40 mg/die di citalopram per 11 giorni, ha causato solo un minor incremento dell’AUC e della Cmax di pimozide di circa il 10%, e non si è quindi rivelata statisticamente significativa. Nonostante il minore incremento dei livelli plasmatici di pimozide, l’intervallo QTc risultava più prolungato dopo somministrazione concomitante di citalopram e pimozide (in media 10 ms) paragonato alla somministrazione di una singola dose di pimozide da solo (in media 2 ms). Dato che questa interazione era già stata osservata dopo somministrazione di una singola dose di pimozide, il trattamento concomitante con citalopram e pimozide è controindicato.

Associazioni che richiedono prudenza

Selegilina (MAO–B inibitore selettivo)

Uno studio di interazione farmacocinetica/farmacodinamica, nel quale venivano somministrati contemporaneamente citalopram (20 mg/die) e selegilina (10 mg/die) (un MAO–B inibitore selettivo), ha dimostrato l’assenza di rilevanti interazioni cliniche. È controindicato l’uso concomitante di citalopram e selegilina in dosi superiori a 10 mg/die (vedere paragrafo 4.3).

Farmaci serotoninergici

Litio e triptofano

Non esiste alcuna interazione farmacocinetica fra litio e citalopram. Ci sono state tuttavia segnalazioni di un potenziamento degli effetti serotoninergici quando gli SSRI venivano somministrati in associazione con litio o triptofano. Si consiglia pertanto prudenza quando si usano questi principi attivi contemporaneamente al citalopram. Il routinario monitoraggio dei livelli di litio deve essere continuato come d’abitudine.

La co–somministrazione di farmaci serotoninergici (ad esempio tramadolo, sumatriptan) può potenziare gli effetti 5–HT associati.

Finché ulteriori informazioni non saranno disponibili, l’uso concomitante di citalopram e agonisti della 5–HT, come sumatriptano e altri triptani non è raccomandato (vedere paragrafo 4.4).

Erba di San Giovanni

Possono comparire interazioni dinamiche tra SSRI e le preparazioni erboristiche contenenti l’Erba di S. Giovanni (Hypericum perforatum), con conseguente aumento degli effetti indesiderati (vedere paragrafo 4.4).

Non sono stati condotti studi circa le interazioni farmacocinetiche.

Emorragia

È richiesta cautela nei pazienti che vengono trattati simultaneamente con anticoagulanti, farmaci che influiscono sulla funzione dei trombociti come i farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS), l’acido acetilsalicilico, il dipiridamolo, e la ticlopidina o altri medicinali (come gli antipsicotici atipici, le fenotiazine, gli antidepressivi triciclici) che possono aumentare il rischio di emorragia (vedere paragrafo 4.4).

TEC (Terapia elettro–convulsiva)

Non sono stati condotti studi clinici per stabilire i rischi o i benefici dell’uso concomitante di citalopram e terapia elettroconvulsiva (TEC) (vedere paragrafo 4.4).

Alcool

Non è stata dimostrata alcuna interazione né farmacodinamica né farmacocinetica fra citalopram ed alcool.

Tuttavia l’associazione di alcool e citalopram è sconsigliabile.

Prodotti medicinali che abbassano la soglia epilettogena

Gli SSRI possono abbassare la soglia epilettogena. È necessaria prudenza quando si utilizzano altri farmaci in grado di abbassare la soglia epilettogena (come gli antidepressivi (triciclici, SSRI), i neurolettici (fenotiazine, tioxantine e butirrofenoni), la meflochina, il brupropione ed il tramadolo).

Desipramina, imipramina

In uno studio farmacocinetico non è stato dimostrato alcun effetto né sui livelli del citalopram né su quelli dell’imipramina, anche se il livello della desipramina, il metabolita principale dell’imipramina, risultava più alto. Quando la desipramina veniva associata al citalopram, è stato osservato un aumento della concentrazione plasmatica di desipramina. Può rendersi necessaria una riduzione della dose di desipramina.

Neurolettici

L’esperienza col citalopram non ha rivelato alcuna interazione clinicamente importante con i neurolettici.

Tuttavia, come per gli altri SSRI, non si può escludere la possibilità di interazioni farmacodinamiche.

Interazioni farmacocinetiche

La biotrasformazione di citalopram a demetilcitalopram è mediata dagli isoenzimi del sistema del citocromo P450, CYP2C19 (circa 38%), CYP3A4 (circa 31%) e CYP2D6 (circa 31%). Il fatto che il citalopram sia metabolizzato da più di un CYP implica che l’inibizione della sua biotrasformazione sia meno probabile rispetto alla possibilità che l’inibizione di un enzima sia compensata da un altro. Pertanto in caso di somministrazione concomitante di citalopram con altri farmaci nella pratica clinica la probabilità che si manifestino interazioni farmacocinetiche è molto bassa.

Cibo

Non è stata segnalata alcuna influenza dell’assunzione di cibo sull’assorbimento né su altre proprietà farmacocinetiche del citalopram.

Influenza di altri farmaci sulla farmacocinetica del citalopram

La co–somministrazione con ketoconazolo (potente inibitore del CYP3A4) non ha modificato la farmacocinetica del citalopram.

Uno studio di interazione farmacocinetica tra litio e citalopram non ha mostrato alcuna interazione farmacocinetica (vedere anche sopra).

Cimetidina

La cimetidina (un forte inibitore CYP2D6, 3A4 e 1A2) ha causato un leggero aumento nei livelli medi di citalopram allo steady–state. Si consiglia pertanto prudenza quando si somministra citalopram in associazione con cimetidina. Si consiglia un aggiustamento della dose.

La co–somministrazione di escitalopram con 30 mg di omeprazolo (un inibitore di CYP2C19) ha portato ad un aumento moderato (circa 50%) delle concentrazioni plasmatiche di escitalopram.

Si raccomanda pertanto cautela nell’uso concomitante di inibitori del CYP2C19 (ad es. omeprazolo, esomeprazolo, fluvoxamina, lansoprazolo, ticlopidina) o cimetidina. Potrebbe essere necessario ridurre il dosaggio di escitalopram in base al monitoraggio degli effetti collaterali durante il trattamento concomitante.

Metoprololo

Escitalopram (enantiomero attivo di citalopram) è un inibitore dell’enzima CYP2D6. Si raccomanda cautela nel co–somministrare escitalopram con prodotti medicinali che vengono metabolizzati prevalentemente da questo enzima e con un indice terapeutico più stretto, per esempio, flecainide, propafenone e metoprololo (quando usati nell’insufficienza cardiaca), o alcuni prodotti medicinali che agiscono a livello del SNC e che sono principalmente metabolizzati da CYP2D6 quali antidepressivi come desipramina, clomipramina, e nortriptilina o antipsicotici come risperidone, tioridazina e aloperidolo. Un aggiustamento della dose può rendersi necessario. La somministrazione concomitante di metoprololo ha determinato un raddoppio dei livelli plasmatici di metoprololo, senza tuttavia influenzare in modo statisticamente significativo l’effetto del metoprololo sulla pressione sanguigna e sul ritmo cardiaco.

Effetti del citalopram sugli altri farmaci

Uno studio di interazione farmacocinetica/farmacodinamica che prevedeva la somministrazione concomitante di citalopram e metoprololo (un substrato di CYP2D6) ha mostrato un raddoppio delle concentrazioni di metoprololo, ma nessun aumento statisticamente significativo dell’effetto di metoprololo sulla pressione arteriosa e sulla frequenza cardiaca in volontari sani.

Citalopram e demetilcitalopram sono inibitori trascurabili di CYP2C9, CYP2E1 e CYP3A4, e solo inibitori deboli di CYP1A2, CYP2C19 e CYP2D6 paragonati agli altri significativi inibitori SSRIs.

Levomepromazina, digossina, carbamazepina

Non sono stati quindi osservati cambiamenti, se non di lieve entità e clinicamente ininfluenti, quando il citalopram è stato somministrato contemporaneamente a substrati del CYP1A2 (clozapina e teofillina), CYP2C9 (warfarin), CYP2C19 (imipramina e mefenitoina), CYP2D6 (sparteina, imipramina, amitriptilina, risperidone) e CYP3A4 (warfarin, carbamazepina (e il suo metabolita carbamazepina eposside) e triazolam).

Non è stata osservata alcuna interazione farmacocinetica fra il citalopram e la levomepromazina o la digossina (il che suggerisce che il citalopram non induce né inibisce la P–glicoproteina).

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Effetti indesiderati

Le reazioni indesiderate osservate con citalopram sono in generale lievi e transitorie. Esse sono più rilevanti durante le prime settimane di trattamento e si attenuano generalmente in seguito. Le reazioni avverse vengono presentate raggruppate secondo il livello PT MedDRA.

Le seguenti reazioni sono risultate dose–dipendenti: aumento della sudorazione, secchezza delle fauci, insonnia, sonnolenza, diarrea, nausea e affaticamento.

La tabella mostra la percentuale di reazioni avverse associate all’uso di SSRI e/o di citalopram osservate nel ≥ 1% dei pazienti nell’ambito di studi controllati verso placebo, in doppio cieco o nel periodo successivo alla commercializzazione. Le frequenze sono definite come: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000, <1/100); raro (≥1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

  Molto comune (≥1/10) Comune (≥1/100 – <1/10) Non comune (≥1/1.000 – <1/100) Raro (≥1/10.000 – <1/1.000) Molto raro (<1/10.000) Non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati)
Patologie del sistema emolinfopoietico           Trombocitopenia
Disturbi del sistema immunitario     Reazioni allergiche   Reazioni anafilattiche Ipersensibilità
Patologie Endocrine       La sindrome da inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH) è stata riferita prevalentemente negli anziani (vedere paragrafo 4.4).    
Disturbi del metabolismo e della nutrizione   Aumento o diminuzione di peso, riduzione o aumento dell’appetito, anoressia   Iposodiemia è stata riferita prevalentemente negli anziani (vedere paragrafo 4.4)   Ipopotassiemia
Disturbi Psichiatrici Agitazione, nervosismo Disturbi del sonno, alterazione della concentrazione, sogni strani, amnesia, ansia, diminuzione della libido, apatia, stato confusionale, orgasmo anormale (nelle donne) Euforia, aumento della libido, aggressività, depersonalizzazione, allucinazioni, mania   Attacchi di panico (questi sintomi possono anche essere dovuti alla malattia sottostante) Ideazione e comportamento suicida.* Bruxismo, irrequietezza
Patologie del sistema nervoso Sonnolenza, insonnia, cefalea, tremori capogiri Emicrania, alterazione del senso del gusto, parestesia, disturbi dell’attenzione Disturbi extrapiramidali, convulsioni, sincope È stata segnalata sindrome serotoninergica in pazienti che facevano uso di SSRI. Convulsioni, grande male   Agitazione psicomotoria/a catisia (vedere paragrafo 4.4), disturbi del movimento
Patologie dell’occhio Accomodazione anormale della vista. Alterazioni della visione Midriasi      
Patologie dell’orecchio e del labirinto   Tinnito        
Patologie Cardiache Palpitazioni Tachicardia Bradicardia   Aritmie sopraventricolari e ventricolari Prolungamento dell’intervallo QT¹, aritmia ventricolare inclusa torsione di punta¹
Patologie Vascolari   Ipotensione posturale, ipotensione, ipertensione.   Emorragie (per esempio, emorragia ginecologica, emorragia gastrointestinale, ecchimosi ed altre forme di emorragia cutanea o sanguinamento delle mucose).    
Patologie respiratorie , toraciche e mediastiniche   Rinite, sinusite, sbadigli Tosse     Epistassi
Patologie Gastrointestinali Nausea, secchezza delle fauci, stipsi, diarrea. Dispepsia, vomito, dolore addominale, flatulenza, aumento della salivazione.        
Patologie Epatobiliari     Aumento dei valori degli enzimi epatici Epatite   Anormalità nei test di funzionalità epatica
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Sudorazione Abbondante Rash, prurito Reazioni di fotosensibilità, orticaria, alopecia, porpora   Angioedema Ecchimosi
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo   Mialgia, artralgia        
Patologie renali ed urinarie   Disturbi della minzione, poliuria. Ritenzione urinaria      
Patologie dell’apparat o riproduttivo e della mammella   Mancata eiaculazione, disturbi dell’eiaculazio ne, nelle donne: menorragia, dismenorrea, impotenza     Galattorea Nelle donne: Metrorragia Negli uomini: priapismo
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Astenia Affaticamento Malessere, edema. Piressia    

¹ Sono stati riportati casi di prolungamento dell’intervallo QT e aritmia ventricolare inclusa torsione di punta durante il periodo successivo alla commercializzazione del farmaco, soprattutto in pazienti di sesso femminile, con ipocaliemia, o con prolungamento dell’intervallo QT o malattia cardiaca pre–esistenti (vedere paragrafi 4.3, 4.4, 4.5, 4.9 e 5.1).

* Durante la terapia con citalopram o subito dopo la conclusione del trattamento sono stati segnalati casi di ideazione e comportamento suicida (vedere paragrafo 4.4).

Effetti attribuibili alla classe farmacologica

Gli studi epidemiologici, condotti principalmente su pazienti con 50 anni di età e più anziani, mostrano un aumento del rischio di fratture nei pazienti trattati con SSRI e TCA. Non è noto il meccanismo che determina questo rischio.

Sintomi riscontrati alla sospensione del farmaco

L’interruzione del trattamento con SSRI/SNRI (soprattutto se brusca) porta in genere a sintomi da sospensione. Per lo più sono stati riportati i seguenti effetti: vertigini, disturbi del sensorio (comprese parestesia e sensazione di scossa elettrica), disturbi del sonno (compresi insonnia e sogni vividi), agitazione o ansia, nausea e/o vomito, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente tali eventi sono da lievi a moderati ed auto–limitanti, tuttavia in alcuni pazienti possono essere gravi e/o prolungati. Si consiglia pertanto, se non è più richiesto il trattamento con citalopram, una graduale interruzione, condotta tramite un decremento graduale della dose (vedere paragrafo 4.2 e paragrafo 4.4).

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza

Una grande quantità di dati sull’uso durante la gravidanza (più di 2500 gravidanze esposte) non indica alcuna malformazione o tossicità feto/neonatale. Citalopram può essere usato durante la gravidanza se clinicamente necessario, tenendo conto degli aspetti di seguito indicati.

I dati epidemiologici hanno suggerito che l’uso di SSRI in gravidanza, soprattutto nelle ultime fasi della stessa, può aumentare il rischio di ipertensione polmonare persistente nel neonato (PPHN). Il rischio osservato ha riguardato circa 5 casi ogni 1000 gravidanze. Nella popolazione generale si osservano 1–2 casi di PPHN ogni 1000 gravidanze.

Casi di sintomi da astinenza nel bambino neonato sono stati descritti dopo l’uso di SSRI alla fine della gravidanza. I neonati devono essere tenuti sotto osservazione se l’uso materno di citalopram continua negli stadi più avanzati della gravidanza, in particolare nel terzo trimestre.

L’interruzione brusca del trattamento deve essere evitata durante la gravidanza.

I neonati possono inoltre manifestare i seguenti sintomi in seguito all’uso materno di SSRI/SNRI negli stadi più avanzati della gravidanza: distress respiratorio, cianosi, apnea, convulsioni, temperatura instabile, difficoltà nell’alimentazione, vomito, ipoglicemia, ipertonia, ipotonia, iperreflessia, tremore, nervosismo, irritabilità, letargia, pianto costante, sonnolenza e difficoltà nell’addormentamento. Tale sintomatologia potrebbe essere dovuta o agli effetti serotoninergici o ai sintomi da sospensione. Nella maggior parte dei casi le complicazioni iniziano immediatamente al momento del parto o subito dopo (meno di 24 ore).

Allattamento

Il citalopram viene escreto nel latte materno. L’esposizione del lattante è stata valutata essere il 5% della dose giornaliera materna (in mg/kg). Negli infanti non sono stati osservati effetti, se non minimi. Non sono tuttavia disponibili informazioni sufficienti per poter valutare il rischio per il bambino. È pertanto richiesta prudenza.

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Conservazione

Questo medicinale non richiede particolari condizioni di conservazione.

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Malattie Collegate: 1

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Questo farmaco disponibile in altre 2 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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