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SOSTANZE DOPAMINERGICHE

CABERGOLINA RAT

FL 20CPR 1MG

RATIOPHARM ITALIA Srl

Descrizione prodotto

CABERGOLINA RAT*FL 20CPR 1MG

Principio attivo

CABERGOLINA

Forma farmaceutica

COMPRESSE

ATC livello 3

SOSTANZE DOPAMINERGICHE

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

17.41 €


Codice ATC livello 5:
N04BC06

Codice AIC:
37576220


Non contiene glutine
Contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Trattamento del morbo di Parkinson :

Quando viene ritenuto opportuno il trattamento dei segni e dei sintomi del morbo di Parkinson con un farmaco agonista della dopamina, la cabergolina è indicata come terapia di seconda linea nei pazienti intolleranti o che non abbiano risposto al trattamento con farmaci non derivati dall’ergotamina, sia in monoterapia sia in associazione alla levodopa in combinazione con un inibitore della dopa–decarbossilasi.

Il trattamento deve essere intrapreso sotto la supervisione di un medico specialista. Il beneficio derivante da un trattamento continuato deve essere periodicamente rivalutato, tenendo conto del rischio di reazioni fibrotiche e valvulopatia (vedere paragrafi 4.3, 4.4 e 4.8).

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Composizione

Ogni compressa contiene 1 mg di cabergolina.

Eccipiente: lattosio 75,3 mg

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Lattosio anidro

L–Leucina

Magnesio stearato (E572)

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Controindicazioni

Ipersensibilità alla cabergolina, ad uno qualsiasi degli eccipienti del prodotto o a qualsiasi alcaloide dell’ergot.

Anamnesi di malattia fibrotica polmonare, pericardica e retroperitoneale.

Pre–eclampsia, eclampsia

Ipertensione non controllata.

Per il trattamento a lungo termine: Evidenza di valvulopatia cardiaca, confermata da ecocardiografia eseguita prima del trattamento (vedere paragrafo 4.4).

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Posologia

La cabergolina deve essere somministrata per via orale. Al fine di ridurre il rischio di effetti indesiderati di tipo gastrointestinale, si raccomanda di assumere la cabergolina, per tutte le indicazioni terapeutiche, durante i pasti.

Pazienti adulti ed anziani :

Come noto per gli agonisti dopaminergici, la dose ottimale in termini sia di efficacia che di effetti indesiderati sembra essere legata alla sensibilità individuale. L’ottimizzazione della dose deve essere ottenuta con una lenta titolazione, cominciando da dosi giornaliere iniziali di 0,5 mg di cabergolina (nei pazienti di nuova diagnosi) e 1 mg di cabergolina (nei pazienti già in trattamento con L dopa). Nel caso di somministrazione concomitante, il dosaggio di levodopa deve essere gradualmente ridotto, mentre la dose di cabergolina viene aumentata, fino al raggiungimento dell’equilibrio ottimale tra i due farmaci. In considerazione della lunga emivita del farmaco, gli incrementi della dose giornaliera pari a 0,5–1 mg di cabergolina devono essere effettuati settimanalmente (nelle settimane iniziali) o ad intervalli bisettimanali, fino al raggiungimento della dose ottimale.

La dose terapeutica raccomandata varia da 2 a 3 mg di cabergolina /die in terapia associata con levodopa/carbidopa. La dose massima giornaliera è di 3 mg. La cabergolina deve essere somministrata in dose singola giornaliera.

Uso nei bambini e negli adolescenti :

La sicurezza e l’efficacia della cabergolina non sono state stabilite nei bambini o negli adolescenti, poichè il morbo di Parkinson non colpisce questa fascia di popolazione.

Uso nei pazienti con disfunzione epatica o renale

Per i pazienti con grave disfunzione epatica o insufficienza renale allo stadio terminale, vedere paragrafi 4.4.

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Avvertenze e precauzioni

Osservazioni generali

Come con altri derivati dell’ergot, la cabergolina deve essere somministrata con cautela nei pazienti con grave malattia cardiovascolare, sindrome di Raynaud, ulcera peptica o emorragia gastrointestinale, o con anamnesi positiva per gravi disturbi mentali, in particolare di tipo psicotico. Gli effetti dell’alcol sulla tollerabilità generale della cabergolina sono al momento sconosciuti.

Insufficienza epatica:

Si devono prendere in considerazione dosi inferiori di cabergolina per i pazienti con grave insufficienza epatica. Rispetto ai volontari sani e ai soggetti con grado minore di insufficienza epatica, è stato osservato un aumento dell’AUC nei pazienti con grave insufficienza epatica (Classe C di Child–Pugh) che assumevano una dose singola da 1 mg.

Ipotensione posturale:

A seguito di somministrazione di cabergolina, in particolare nei primi giorni di utilizzo, può verificarsi ipotensione posturale. E’ richiesta quindi cautela nel caso di somministrazione concomitante di cabergolina con altri farmaci noti per abbassare la pressione sanguigna.

Fibrosi e valvulopatia cardiaca e fenomeni clinici possibilmente correlati:

Dopo uso prolungato di derivati dell’ergot, con attività agonista sui recettori serotoninergici 5–HT2B, come la cabergolina, sono stati riportati disturbi fibrosici ed infiammatori a carico delle sierose come pleurite, versamento pleurico, fibrosi pleurica, fibrosi polmonare, pericardite, versamento pericardico, valvulopatia cardiaca con interessamento di una o più valvole (aortica, mitralica e tricuspide) o fibrosi retroperitoneale. In alcuni casi, i sintomi o le manifestazioni di valvulopatia cardiaca sono migliorati dopo interruzione del trattamento con cabergolina.

In associazione a versamento pleurico/fibrosi è stato osservato un aumento anomalo della velocità di eritrosedimentazione (VES). Pertanto, in caso di anomalo aumento della VES si raccomanda l’esecuzione di un radiografia del torace.

Anche le misurazioni dei livelli di creatinina sierica possono essere di supporto alla diagnosi di malattia fibrotica. L’interruzione dell’assunzione di cabergolina successiva alla diagnosi di versamento pleurico/fibrosi polmonare o valvulopatia, ha prodotto un miglioramento dei segni e sintomi relativi (vedere paragrafo 4.3).

La valvulopatia è stata associata a dosi cumulative, pertanto i pazienti devono essere trattati con la dose minima efficace. Ad ogni controllo si deve riesaminare per ogni paziente il rapporto rischio/beneficio del trattamento con cabergolina, per valutare la necessità di proseguire la terapia.

Prima di iniziare il trattamento a lungo termine

Tutti i pazienti devono essere sottoposti a valutazione cardiovascolare, compreso ecocardiogramma, per valutare la presenza potenziale di malattia valvolare asintomatica. Prima di iniziare la terapia è appropriato eseguire inoltre indagini basali sulla velocita di eritrosedimentazione o altri marcatori di infiammazione, test di funzionalità polmonare/esame radiografico del torace e funzionalità renale.

Nei pazienti con reflusso valvolare non è noto se il trattamento con la cabergolina possa aggravare la malattia di base. Se viene accertata malattia valvolare fibrotica, il paziente non deve essere trattato con cabergolina (vedere paragrafo 4.3).

Durante il trattamento a lungo termine

Le malattie fibrotiche possono avere un esordio insidioso ed il paziente deve quindi essere regolarmente monitorato per possibili manifestazioni di fibrosi progressiva. Pertanto, durante il trattamento, è necessario prestare attenzione ai segni e sintomi di:

• Malattia pleuropolmonare, come dispnea, mancanza di fiato, tosse persistente o dolore toracico.

• Insufficienza renale o ostruzione vascolare dell’uretere/addome, che può manifestarsi con dolore alla zona lombare/fianchi ed edema agli arti inferiori, e presenza di qualsiasi tipo di massa o dolorabilità addominale che può indicare fibrosi retroperitoneale.

• Insufficienza cardiaca, poichè casi di fibrosi valvolare e pericardica si sono spesso manifestati con insufficienza cardiaca.

Pertanto, se si verificano tali sintomi è necessario escludere la presenza di fibrosi valvolare (e pericardite costrittiva).

E’ essenziale effettuare controlli clinici e diagnostici per eventuale sviluppo di malattie fibrotiche, secondo necessità. Dopo l’inizio del trattamento, il primo ecocardiogramma deve essere eseguito entro 3–6 mesi; successivamente la frequenza del monitoraggio ecocardiografico deve essere determinata in base ad un’appropriata valutazione clinica individuale, con particolare attenzione ai segni e sintomi sopra menzionati, ma sempre con una frequenza minima di almeno 6–12 mesi.

L’assunzione di cabergolina deve essere interrotta se l’ecocardiogramma rivela un nuovo reflusso valvolare o l’aggravamento di un reflusso già esistente, restringimento valvolare o ispessimento dei lembi valvolari (vedere paragrafo 4.3).

La necessità di ulteriori controlli clinici (per es. esame obiettivo compresa auscultazione cardiaca, radiografia, TAC) deve essere determinata su base individuale.

Indagini appropriate aggiuntive come velocità di eritrosedimentazione e creatinina sierica devono essere eseguite, se necessario, per supportare una diagnosi di malattia fibrotica.

Sonnolenza/Insorgenza improvvisa di sonno

La cabergolina è stata associata a sonnolenza ed episodi di sonno con insorgenza improvvisa nei pazienti con morbo di Parkinson. E’ stata riportata l’insorgenza improvvisa di sonno durante le attività diurne, in alcuni casi senza consapevolezza o segni premonitori. I pazienti devono essere informati di questa possibilità e avvertiti di usare cautela durante la guida di veicoli o l’uso di macchinari nel corso del trattamento con cabergolina. I pazienti che hanno manifestato sonnolenza e/o un episodio di sonno improvviso devono astenersi dal guidare veicoli o usare macchinari. Può essere presa in considerazione una riduzione del dosaggio o l’interruzione della terapia (vedere paragrafo 4.7).

Insufficienza renale

Non sono state osservate differenze generali nella farmacocinetica della cabergolina in presenza di malattia renale da moderata a grave. La farmacocinetica di cabergolina non è stata studiata nei pazienti con insufficienza renale allo stadio terminale o nei pazienti emodializzati; questi pazienti devono essere pertanto trattati con cautela.

Disturbo del controllo degli impulsi

I pazienti devono essere regolarmente monitorati per lo sviluppo di disturbi del controllo degli impulsi. I pazienti e coloro che si occupano dei pazienti devono essere consapevoli che i sintomi comportamentali del disturbo del controllo degli impulsi incluso gioco d’azzardo patologico, aumento della libido, ipersessualità, shopping compulsivo o spesa eccessiva, bulimia e impulso incontrollato ad alimentarsi, possono verificarsi in pazienti trattati con agonisti della dopamina, incluso cabergolina ratiopharm. Una riduzione della dose/ sospensione graduale fino ad interruzione dovrebbero essere considerati se tali sintomi si sviluppano.

Altro

Questo medicinale contiene lattosio. I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit di Lapp lattasi o malassorbimento di glucosio–galattosio non devono assumere questo medicinale.

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Interazioni

Negli studi clinici è stato permesso l’uso concomitante di agonisti antiparkinsoniani non dopaminergici (ad es. selegilina, amantadina, biperiden, triesifenidil) nei pazienti trattati con cabergolina. Negli studi che hanno valutato le interazioni farmacocinetiche della cabergolina con L–dopa o selegilina, non sono state osservate interazioni.

Non sono disponibili informazioni relative all’interazione tra cabergolina ed altri alcaloidi dell’ergot; pertanto, l’uso concomitante di questi medicinali nel trattamento a lungo termine con cabergolina non è raccomandato.

Poichè la cabergolina esercita il suo effetto terapeutico mediante stimolazione diretta dei recettori dopaminergici, non deve essere somministrata in concomitanza con farmaci che hanno un’azione antagonista sulla dopamina (come fenotiazine, butirrofenoni, tioxanteni, metoclopramide), poichè possono ridurre l’effetto terapeutico della cabergolina.

Come con altri derivati dell’ergot, la cabergolina non deve essere usata in associazione con antibiotici macrolidi (ad es. eritromicina), a causa dell’aumento della biodisponibilità sistemica.

Devono essere prese in considerazione interazioni con altri medicinali che riducono la pressione sanguigna.

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Effetti indesiderati

I seguenti effetti indesiderati sono stati osservati e riportati durante il trattamento con cabergolina, con le frequenze indicate di seguito: Molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000, ≤1/100); raro (≥1/10.000, ≤1/1.000); molto raro (≤1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Disturbi del controllo degli impulsi

Gioco d’azzardo patologico, aumento della libido, ipersessualità, shopping compulsivo o spesa eccessiva, bulimia e impulso incontrollato ad alimentarsi, possono verificarsi in pazienti trattati con agonisti della dopamina, incluso cabergolina ratiopharm (vedere paragrafo 4.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso).

Pazienti con nuova diagnosi di malattia di Parkinson
Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA Frequenza Effetti indesiderati
Disturbi psichiatrici Comune Allucinazioni, disturbi del sonno
Patologie del sistema nervoso Comune Capogiri, torpore, discinesia
Patologie vascolari Comune Ipotensione posturale
Patologie gastrointestinali Molto comune Nausea
Comune Stipsi, dispepsia, gastrite, vomito
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Molto comune Edema periferico
Pazienti in terapia aggiuntiva con Levodopa
Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA Frequenza Effetti indesiderati
Disturbi psichiatrici Comune Confusione, allucinazioni
Patologie del sistema nervoso Comune Capogiri, discinesia
Non comune Ipercinesia
Patologie cardiache Comune Angina
Patologie vascolari Comune Ipotensione posturale
Non comune Eritromelalgia
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Non comune Versamento pleurico, fibrosi polmonare
Patologie gastrointestinali Molto comune Nausea
Comune Dispepsia, gastrite, vomito
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune Edema periferico
Esami diagnostici Comune Diminuzione dei valori di emoglobina, ematocrito, e/o globuli rossi (>15% rispetto al basale)
Sorveglianza post–commercializzazione
Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA Frequenza Effetti indesiderati
Disturbi del sistema immunitario Non comune Reazioni di ipersensibilità
Disturbi psichiatrici Comune Aumento della libido
Non comune Delirio, disturbi psicotici
Non nota Aggressività, ipersessualità, gioco d’azzardo patologico
Patologie del sistema nervoso Comune Cefalea, sonnolenza
Non nota Insorgenza improvvisa di sonno, sincope
Patologie cardiache Molto comune Valvulopatia (compreso reflusso) e disturbi correlati (pericardite e versamento pericardico)
Patologie vascolari Non nota Vasospasmo digitale
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Comune Dispnea
Molto raro Fibrosi
Non nota Disturbi respiratori, insufficienza respiratoria
Patologie epatobiliari Non comune Alterazione della funzionalità epatica
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Non comune Eruzione cutanea
Non nota Alopecia
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Non nota Crampi alle gambe
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune Astenia
Non comune Edema, affaticamento
Esami diagnostici Comune Alterazione dei test di funzionalità epatica
Non nota Aumento della creatinina fosfochinasi nel sangue

Nei pazienti trattati con cabergolina sono state riportate patologie infiammatorie e fibrotiche a carico delle sierose, come pleurite, versamento pleurico, fibrosi pleurica, fibrosi polmonare, pericardite, versamento pericardico, valvulopatia cardiaca e fibrosi retroperitoneale (vedere paragrafo 4.4). Sono disponibili solo informazioni limitate sulla reversibilità di queste reazioni.

I disturbi di tipo gastrico sono stati segnalati più frequentemente nelle donne rispetto ai pazienti maschi, mentre gli eventi avversi a carico del SNC sono stati più frequenti negli anziani.

In una minoranza di pazienti è stata osservata una diminuzione della pressione sanguigna di rilevanza clinica principalmente in ortostatismo. L’effetto è risultato più evidente nelle prime settimane di terapia. Durante il trattamento con cabergolina non sono state osservate modifiche della frequenza cardiaca nè variazioni considerevoli del tracciato ECG.

Durante il trattamento a lungo termine con cabergolina non sono state comunemente riportate alterazioni dei normali test di laboratorio. Negli studi clinici, sono stati osservati aumenti dei trigliceridi che superavano del 30% il limite superiore del range di riferimento nel 6,8% dei pazienti trattati con cabergolina, i quali presentavano valori basali normali. Nella maggioranza dei casi gli aumenti sono stati di natura transitoria. Nel gruppo generale dei pazienti trattati con cabergolina non sono emerse indicazioni chiare circa possibili aumenti nel tempo o variazioni significative da valori normali a valori fuori range.

Altro:

Altri eventi avversi, non elencati precedentemente, sono stati riportati con dosi minori di cabergolina (0,25 – 2 mg alla settimana), compresi i seguenti:

Comune (>1/100, <1/10)

Patologie del sistema nervoso: Depressione, parestesia.

Patologie cardiache: Palpitazioni

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: Arrossamento del viso

Non comune (>1/1.000, <1/100)

Patologie dell’occhio: Emianopsia

Patologie vascolari: Epistassi

Raro (>1/10.000, <1/1.000)

Patologie vascolari: Svenimento

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza

Prima della somministrazione di cabergolina deve essere esclusa una possibile gravidanza e dopo il trattamento deve essere prevenuta per almeno un mese.

Da uno studio osservazionale della durata di dodici anni sugli esiti in gravidanza della terapia con cabergolina, sono state ricavate informazioni relative a 256 gravidanze. Diciassette di queste 256 gravidanze (6,6%) si sono concluse con malformazioni congenite maggiori o con l’aborto. Sono disponibili informazioni relative a 23 bambini su 258 che presentavano un totale di 27 anomalie neonatali, sia di carattere maggiore che minore. Le anomalie neonatali più comunemente riscontrate sono state le malformazioni di tipo muscoloscheletrico (10), seguite da anomalie di tipo cardiopolmonare (5). Non sono disponibili informazioni su patologie perinatali o sullo sviluppo nel lungo termine di bambini esposti alla cabergolina durante la vita intrauterina.

Sulla base dei dati più recenti della letteratura, la prevalenza di malformazioni congenite maggiori nella popolazione generale è del 6,9% o superiore. I tassi di anomalie congenite variano tra le diverse popolazioni. Non è possibile determinare con accuratezza se sussista o meno un aumento del rischio, poichè non è stato inserito nessun gruppo di controllo.

Si raccomanda di adottare metodi contraccettivi durante il trattamento con la cabergolina.

La cabergolina deve essere utilizzata durante la gravidanza solo se espressamente indicato.

La cabergolina ripristina l’ovulazione e la fertilità nelle donne affette da ipogonadismo iperprolattinemico: poichè può verificarsi una gravidanza prima della ripresa delle mestruazioni, si raccomanda l’esecuzione di un test di gravidanza durante il periodo di amenorrea e, una volta che le mestruazioni sono state ripristinate, ogni volta che il ciclo ritarda per più di tre giorni. Le donne che non desiderano una gravidanza devono usare un metodo di contraccezione non ormonale durante il trattamento e dopo la sospensione di cabergolina. A causa dell’eperienza limitata sulla sicurezza dell’esposizione fetale alla cabergolina, è consigliabile che le donne che desiderano una gravidanza concepiscano almeno un mese dopo la sospensione della cabergolina, dato che in alcune pazienti i cicli ovulatori persistono per 6 mesi dopo l’interruzione della terapia. Nel caso la gravidanza si verificasse durante il trattamento, l’assunzione di cabergolina deve essere sospesa. Come misura precauzionale, le donne in gravidanza devono essere monitorate per individuare eventuali segni di ingrossamento ipofisario, poichè durante la gestazione può verificarsi un’espansione di tumori ipofisari preesistenti.

La contraccezione deve essere proseguita per almeno 4 settimane dopo l’interruzione del trattamento con cabergolina.

Allattamento

Nel ratto, la cabergolina e/o i suoi metaboliti vengoni escreti nel latte materno. Non sono disponibili informazioni riguardo l’escrezione nel latte materno umano; tuttavia, è attesa una inibizione/soppressione della lattazione da parte della cabergolina, in considerazione delle sue proprietà dopamino–agoniste. Le madri devono essere avvisate di non allattare al seno durante il trattamento con la cabergolina.

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Conservazione

Non conservare a temperatura superiore ai 25° C

Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dall’umidità. La bustina essiccante contenente gel di silice non deve essere rimossa dal flacone.

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Malattie Collegate: 1

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Questo farmaco è disponibile in altre 4 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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