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ACE INIBITORI NON ASSOCIATI

RAMIPRIL SANDOZ

28CPR 10MG BLI

SANDOZ SpA

Descrizione prodotto

RAMIPRIL SANDOZ*28CPR 10MG BLI

Principio attivo

RAMIPRIL

Forma farmaceutica

COMPRESSE

ATC livello 3

ACE INIBITORI NON ASSOCIATI

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

6.40


Codice ATC livello 5:
C09AA05

Codice AIC:
37625581


Non contiene glutine
Non contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Trattamento dell’ipertensione essenziale.

Riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare nei pazienti ad alto rischio di almeno 55 anni di età, con un rischio aumentato di malattia cardiovascolare (per es. malattia coronaria, ictus o arteriopatia periferica) o nei pazienti diabetici di tipo II di almeno 55 anni di età, con almeno un ulteriore fattore di rischio (microalbuminuria, ipertensione, colesterolo totale elevato, basso colesterolo HDL o fumo).

Riduzione della mortalità cardiovascolare nei pazienti con insufficienza cardiaca da lieve a moderata dopo la fase acuta dell’infarto del miocardio.

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Composizione

RAMIPRIL Sandoz 2,5 mg compresse contiene 2,5 mg di ramipril per compressa.

RAMIPRIL Sandoz 5 mg compresse contiene 5 mg di ramipril per compressa.

RAMIPRIL Sandoz 10 mg compresse contiene 10 mg di ramipril per compressa.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Cellulosa microcristallina, amido pregelatinizzato, silicio diossido precipitato, glicina cloridrato e glicerolo dibeenato.

Ramipril 2,5 mg contiene inoltre ferro ossido giallo (E172) e Ramipril 5 mg ossido di ferro ossido rosso (E172) come colorante.

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Controindicazioni

Ipersensibilità al ramipril, a qualsiasi altro ACE inibitore o a uno qualsiasi degli eccipienti del medicinale.

Anamnesi di edema angioneurotico correlato a un precedente trattamento con ACE inibitori.

Angioedema ereditario o idiopatico.

Stenosi bilaterale o monolaterale delle arterie renali, emodinamicamente significativa, in rene unico.

Secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere 4.6).

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Posologia

Generale:

Soprattutto nei pazienti con carenze dell’equilibrio elettrolitico e/o di liquidi (per es. a causa di vomito, diarrea o terapia diuretica), insufficienza cardiaca, in particolare dopo un infarto miocardico acuto , o ipertensione grave, all’inizio del trattamento con ramipril può presentarsi un’eccessiva diminuzione della pressione sanguigna.

Se possibile, le carenze dell’equilibrio elettrolitico e/o di liquidi dovrebbero essere corrette e la terapia diuretica in corso ridotta o interrotta da 2 a 3 giorni prima di iniziare il trattamento con ramipril. Nei pazienti con insufficienza cardiaca, questo deve essere valutato rispetto al rischio di sovraccarico di volume. In questi pazienti, il trattamento deve essere iniziato con la dose più bassa di 1,25 mg di ramipril la mattina.

Dopo la somministrazione della prima dose e dopo l’aumento della dose di ramipril e/o di diuretici dell’ansa, i pazienti devono essere monitorati da un medico per almeno 8 ore al fine di evitare una reazione ortostatica incontrollata.

Nei pazienti con ipertensione maligna o insufficienza cardiaca, soprattutto dopo infarto miocardico acuto, il trattamento con ramipril dovrebbe essere aggiustato in vicinanza di un ospedale.

Somministrazione:

Le compresse possono essere assunte indipendentemente dai pasti con una quantità sufficiente di liquido. Le compresse non devono essere frantumate o masticate.

Trattamento dell’ipertensione essenziale:

La dose iniziale raccomandata è 1,25-2,5 mg di ramipril una volta al giorno. A seconda della risposta individuale, la dose può essere aumentata a intervalli di 2-3 settimane. Si consiglia di raddoppiare la dose. La dose normale di mantenimento è 2,5–5 mg al giorno. A seconda della risposta del paziente la dose può essere aumentata a una dose massima di 10 mg una volta al giorno. In alternativa, possono essere aggiunti a 5 mg di ramipril un diuretico o un altro antiipertensivo.

Riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare nei pazienti con malattia cardiovascolare o diabete mellito di tipo 2 con ulteriori fattori di rischio

La dose iniziale raccomandata è 1,25 mg di ramipril una volta al giorno. La dose può essere aumentata secondo la risposta clinica. Se la dose deve essere aumentata, si raccomanda di raddoppiare il dosaggio a intervalli di 2-3 settimane. La dose di mantenimento giornaliera di ramipril è 5 mg. La dose giornaliera massima è 10 mg.

Riduzione della mortalità cardiovascolare nei pazienti con insufficienza cardiaca da lieve a moderata dopo la fase acuta dell’infarto del miocardio

Il trattamento dovrebbe iniziare tra il 3° e il 10° giorno dopo l’infarto miocardico acuto. Lo stato emodinamico deve essere stabile, senza alcun segno di ischemia continua. La dose iniziale è di 1,25-2,5 mg di ramipril due volte al giorno. Devono essere monitorate la pressione arteriosa e la funzionalità renale. Trascorsi almeno 2 giorni, la dose deve essere aumentata a 2,5 – 5 mg di ramipril due volte al giorno. L’obiettivo è di somministrare 5 mg di ramipril due volte al giorno. La dose giornaliera massima è di 10 mg.

Dose in caso di insufficienza renale o compromissione epatica:

Nei pazienti con insufficienza renale si consigliano le seguenti istruzioni posologiche:

Clearance della creatinina Dose iniziale Dose massima
>50 ml/min 2,5 mg una volta al giorno 10 mg una volta al giorno
20-50 ml/min 1,25 mg una volta al giorno 5 mg una volta al giorno
<20 ml/min 1,25 mg una volta ogni due giorni 2,5 mg una volta al giorno

Per i pazienti con compromissione epatica vedere paragrafo 4.4.

Uso negli anziani:

La dose dovrebbe essere aggiustata secondo la funzionalità renale dell’anziano (vedere sopra).

Somministrazione nei bambini e adolescenti (< di 18 anni):

Non sono state accertate efficacia e sicurezza di ramipril nei bambini e negli adolescenti. Perciò, non è consigliabile la somministrazione di ramipril nei bambini e negli adolescenti.

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Avvertenze e precauzioni

Ipotensione sintomatica:

È stata raramente osservata ipotensione sintomatica in pazienti ipertesi non complicati. Nei pazienti ipertesi in trattamento con ramipril, è più probabile che si verifichi ipotensione se il paziente è stato sottoposto a deplezione di volume per es. per una terapia diuretica, restrizione nell’assunzione di sale con la dieta, dialisi, diarrea o vomito o presenta grave ipertensione renina-dipendente (vedere paragrafi 4.5 e 4.8). Nei pazienti con insufficienza cardiaca, associata o meno a insufficienza renale, è stata osservata ipotensione sintomatica. Questo avviene con maggiore frequenza nei pazienti con grave insufficienza cardiaca, come dimostrato dall’uso di dosi elevate di diuretici dell’ansa, iponatriemia o cattiva funzionalità renale. Nei pazienti a maggiore rischio di ipotensione sintomatica, l’inizio della terapia e l’aggiustamento della dose devono essere tenuti sotto attenta osservazione. Simili considerazioni valgono per i pazienti con cardiopatia ischemica o malattia cerebrovascolare nei quali un eccessivo calo della pressione potrebbe causare infarto del miocardio o accidente cerebrovascolare.

In caso di ipotensione, il paziente deve essere posto in posizione supina e, se necessario, deve ricevere una infusione endovenosa di soluzione fisiologica. Una risposta ipotensiva transitoria non è una controindicazione a dosi ulteriori, che di solito possono essere somministrate senza difficoltà una volta che la pressione sanguigna è aumentata dopo l’espansione del volume.

In alcuni pazienti con insufficienza cardiaca con pressione sanguigna normale o bassa, il ramipril può causare un ulteriore abbassamento della pressione sanguigna sistemica. Questo effetto è previsto e non è di solito motivo per interrompere il trattamento. Se l’ipotensione diventa sintomatica, può rendersi necessaria una riduzione della dose o l’interruzione di ramipril.

Ipotensione in infarto miocardico acuto:

Il trattamento con ramipril non deve essere iniziato nei pazienti con infarto miocardico acuto che sono a rischio di ulteriore grave deterioramento emodinamico dopo il trattamento con un vasodilatatore. Questi sono pazienti con pressione sanguigna sistolica di 100 mm Hg o inferiore o quelli in shock cardiogeno. Nei primi 3 giorni dopo l’infarto, la dose dovrebbe essere ridotta se la pressione sistolica è 120 mm Hg o inferiore. La dose di mantenimento dovrebbe essere ridotta a 5 mg o temporaneamente a 2,5 mg se la pressione sistolica è 100 mm Hg o inferiore. Se l’ipotensione persiste (pressione sistolica inferiore a 90 mm Hg per più di 1 ora) allora è necessario interrompere il trattamento con ramipril.

Stenosi aortica e della valvola mitrale / Cardiomiopatia ipertrofica:

Come con altri ACE inibitori, il ramipril deve essere somministrato con cautela ai pazienti con stenosi della valvola mitrale e ostruzione nell’efflusso dal ventricolo sinistro come stenosi aortica o cardiomiopatia ipertrofica. Nei casi emodinamicamente significativi il ramipril non deve essere somministrato.

Compromissione della funzione renale:

Nei casi di insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min), la dose iniziale di ramipril deve essere aggiustata secondo la clearance della creatinina del paziente (vedere paragrafo 4.2) e poi in funzione della risposta del paziente al trattamento. Il monitoraggio di routine di potassio e creatinina è parte della normale pratica medica per questi pazienti.

Arresto cardiaco:

Nei pazienti con insufficienza cardiaca, l’ipotensione dovuta alla terapia con ACE inibitori può portare a un ulteriore deterioramento della funzionalità renale. In questa situazione è stata osservata insufficienza renale acuta di solito reversibile.

Stenosi dell’arteria renale:

In alcuni pazienti con stenosi bilaterale dell’arteria renale o con stenosi dell’arteria di un rene solitario, che sono stati trattati con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, sono stati osservati aumenti dell’urea nel sangue e della creatinina nel siero, di solito reversibili dopo l’interruzione della terapia. Questo è particolarmente probabile in pazienti con insufficienza renale. Se è presente anche ipertensione renovascolare sussiste un maggiore rischio di grave ipotensione e insufficienza renale. In questi pazienti il trattamento deve essere iniziato con un’attenta supervisione medica con basse dosi e attenta titolazione della dose. Poiché il trattamento con diuretici può essere un fattore che contribuisce a quanto detto sopra, si raccomanda di interrompere l’assunzione di diuretici e di controllare la funzionalità renale durante le prime settimane del trattamento con ramipril.

Pazienti ipertesi:

Alcuni pazienti ipertesi senza apparente malattia renovascolare pre-esistente hanno sviluppato aumenti dell’urea nel sangue e della creatinina nel siero, di solito lievi e transitori, soprattutto quando il ramipril è somministrato in concomitanza con un diuretico. Questo è più probabile nei pazienti con insufficienza renale pre-esistente. Può rendersi necessaria una riduzione della dose e/o interruzione del diuretico e/o del ramipril.

Infarto miocardico acuto:

Nell’infarto miocardico acuto, il trattamento con ramipril non deve essere iniziato nei pazienti con prove di insufficienza renale, definite come concentrazione della creatinina nel siero che supera i 177 mcmol/l e/o proteinuria che supera i 500 mg/24 ore. Se si sviluppa insufficienza renale durante il trattamento con ramipril (concentrazione della creatinina nel siero che supera i 265 mcmol/l o se il valore raddoppia rispetto a prima del trattamento) allora il medico deve considerare di interrompere il trattamento con ramipril.

Iperaldosteronismo primario:

I pazienti con iperaldosteronismo primario di solito non rispondono agli antiipertensivi con meccanismo di azione basato sull’inibizione del sistema renina-angiotensina (vedere paragrafo 4.3).

Trapianto renale:

Non si ha esperienza della somministrazione di ramipril nei pazienti sottoposti a un recente trapianto renale. Il ramipril non deve essere usato per questi pazienti.

Pazienti in emodialisi:

Nei pazienti dializzati con membrane ad alto flusso (per es. AN 69) e trattati in concomitanza con un ACE inibitore sono state osservate reazioni anafilattoidi. Per questi pazienti si dovrebbe considerare un altro tipo di membrana o una diversa classe di agente antiipertensivo.

Ipersensibilità/angioedema:

Nei pazienti trattati con inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina, tra cui ramipril, sono stati segnalati raramente angioedema del viso, delle estremità, delle labbra, della lingua, della glottide e/o della laringe. Ciò può avvenire in qualsiasi momento durante il trattamento. In questi casi, il ramipril deve essere immediatamente interrotto e devono essere iniziati un trattamento e un monitoraggio adeguati per garantire la completa risoluzione dei sintomi prima della dimissione del paziente. Anche in quei casi in cui il gonfiore era limitato alla lingua, senza problemi respiratori, i pazienti potrebbero necessitare di un’osservazione prolungata poiché il trattamento con antiistaminici e corticosteroidi potrebbe non essere sufficiente.

Molto raramente sono stati riportati casi di morte dovuti ad angioedema associato a edema laringeo o edema della lingua. I pazienti in cui l’angioedema riguarda lingua, glottide o laringe, saranno probabilmente soggetti a ostruzione delle vie respiratorie, soprattutto quei pazienti con una storia di intervento chirurgico alle vie aeree. In questi casi si deve immediatamente somministrare un trattamento di emergenza. Questo comprende la somministrazione di adrenalina e/o il mantenimento di una via aerea pervia. Il paziente deve essere tenuto sotto attenta osservazione medica fino alla completa risoluzione dei sintomi.

Gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina causano una maggiore incidenza di angioedema nei pazienti neri rispetto a pazienti non neri.

I pazienti con una storia di angioedema non legata a terapia con ACE inibitori possono essere a maggior rischio di angioedema durante il trattamento con un ACE inibitore (vedere paragrafo 4.3).

Reazioni anafilattoidi durante l’aferesi delle lipoproteine a bassa densità (LDL):

Raramente, pazienti in trattamento con ACE inibitori durante l’aferesi delle lipoproteine a bassa densità (LDL) con destrano solfato hanno subito reazioni anafilattoidi potenzialmente fatali. Queste reazioni sono state evitate sospendendo temporaneamente l’ACE inibitore prima di ciascuna aferesi.

Desensibilizzazione:

I pazienti che ricevono ACE inibitori durante un trattamento di desensibilizzazione (per es. veleno di imenotteri) subiscono reazioni anafilattoidi prolungate. Negli stessi pazienti, queste reazioni sono state evitate quando gli ACE inibitori sono stati temporaneamente sospesi, ma sono riapparse con l’accidentale ri-somministrazione del farmaco.

Insufficienza epatica:

Raramente, gli ACE inibitori sono stati associati a una sindrome che inizia con l’ittero colestatico e progredisce alla necrosi epatica fulminante e (qualche volta) alla morte. Non si comprende il meccanismo di questa sindrome. I pazienti in trattamento con ACE inibitori che sviluppano ittero o marcati aumenti di enzimi epatici devono interrompere l’ACE inibitore ed essere sottoposti ad adeguati controlli medici.

Pazienti con insufficienza epatica potrebbero avere una ridotta capacità di formare ramiprilato, il metabolita attivo. Non si ha sufficiente esperienza per raccomandare le dosi.

Neutropenia / Agranulocitosi:

Nei pazienti in trattamento con ACE inibitori sono state segnalate neutropenia / agranulocitosi, trombocitopenia e anemia. Nei pazienti con funzione renale normale e nessun altro fattore complicante, la neutropenia si presenta raramente. La neutropenia e la agranulocitosi sono reversibili dopo l’interruzione dell’ACE inibitore. Il ramipril deve essere usato con estrema cautela nei pazienti con malattia vascolare del collagene, in terapia con immunosoppressore, trattamento con allopurinolo o procainamide o una combinazione di questi fattori aggravanti, soprattutto se sussiste un’insufficienza renale pre-esistente. Alcuni di questi pazienti hanno sviluppato gravi infezioni che, in alcuni casi, non hanno risposto a forte terapia antibiotica. Se si somministra ramipril a questi pazienti, si raccomandano controlli periodici del conteggio leucocitario e i pazienti devono segnalare eventuali segni di infezioni.

Razza:

Gli inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina causano una maggiore incidenza di angioedema nei pazienti neri rispetto a pazienti non neri.

Come altri ACE inibitori, il ramipril potrebbe essere meno efficace nell’abbassare la pressione sanguigna in pazienti neri rispetto a pazienti non neri, forse a causa di una maggiore prevalenza di condizioni di bassa renina tra la popolazione nera ipertesa.

Tosse:

Con l’utilizzo degli ACE inibitori è stata segnalata tosse. Caratteristicamente, la tosse è non produttiva, persistente e si risolve con l’interruzione del trattamento. La tosse da ACE inibitori deve essere presa in considerazione nella diagnosi differenziale della tosse.

Interventi chirurgici/anestesia:

Nei pazienti sottoposti a interventi chirurgici o durante l’anestesia con agenti che producono ipotensione, il ramipril può bloccare la formazione dell’angiotensina II secondariamente alla liberazione compensatoria di renina. In caso di ipotensione, se si pensa sia dovuta a questo meccanismo, può essere corretta tramite espansione di volume.

Iperkaliemia:

In alcuni pazienti trattati con ACE inibitori, compreso il ramipril, sono stati osservati aumenti dei livelli sierici del potassio. I pazienti a rischio di iperkaliemia sono quelli con insufficienza renale, diabete mellito o quelli che assumono diuretici risparmiatori di potassio, integratori di potassio o sostituti salini contenenti potassio o quei pazienti che assumono altri farmaci associati all’aumento dei livelli sierici di potassio (per es. eparina). Se si ritiene appropriato l’uso concomitante degli agenti indicati sopra, si raccomanda il regolare controllo dei livelli sierici del potassio (vedere paragrafo 4.5).

Pazienti diabetici:

Nei pazienti diabetici trattati con agenti antidiabetici orali o insulina, si raccomanda un controllo glicemico durante il primo mese di trattamento con un ACE inibitore (vedere paragrafo 4.5.)

Litio:

La combinazione di litio e ramipril di solito non è consigliata (vedere paragrafo 4.5).

Bambini/pazienti in dialisi/grave insufficienza cardiaca dopo infarto del miocardio:

Non esiste sufficiente esperienza dell’uso di ramipril nei bambini, nei pazienti in dialisi e nei pazienti con grave insufficienza cardiaca dopo infarto del miocardio.

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Interazioni

Devono essere considerate le seguenti interazioni con altre sostanze in caso di uso concomitante con ramipril.

Diuretici risparmiatori di potassio o integratori di potassio:

Gli ACE inibitori attenuano la perdita di potassio indotta dai diuretici. I diuretici risparmiatori di potassio (per es. spironolattone, triamterene o amiloride), gli integratori di potassio o i sostituti salini contenenti potassio possono aumentare in modo significativo i livelli sierici del potassio. Se è indicato l’uso concomitante, a causa di ipokaliemia dimostrata, devono essere usati con cautela e con frequenti controlli dei livelli sierici del potassio (vedere paragrafo 4.4).

Diuretici (diuretici tiazidici o dell’ansa):

Il precedente trattamento con dosi elevate di diuretici può causare deplezione del volume e un rischio di ipotensione quando si inizia la terapia con ramipril (vedere paragrafo 4.4). Gli effetti ipotensivi possono essere ridotti interrompendo il diuretico, aumentando il volume o l’assunzione di sale o iniziando il trattamento con una bassa dose di ramipril.

Altri agenti antiipertensivi:

L’uso concomitante di questi agenti può aumentare gli effetti ipotensivi del ramipril. L’uso concomitante con nitroglicerina e altri nitrati o altri vasodilatatori può ridurre ulteriormente la pressione sanguigna.

Litio:

Durante la somministrazione concomitante di litio e ACE inibitori sono stati osservati aumenti reversibili delle concentrazioni sieriche e della tossicità del litio. La co-somministrazione di litio e ramipril deve essere effettuata con cautela. Se questa associazione si rivela essenziale, si raccomanda il monitoraggio dei livelli sierici di litio durante l’uso concomitante (vedere paragrafo 4.4).

L’uso concomitante di diuretici tiazidici può aumentare il rischio di tossicità del litio e potenziare la già aumentata tossicità del litio con gli ACE inibitori.

Antidepressivi tricicli/antipsicotici/anestetici/narcotici:

L’uso concomitante di certi medicinali anestetici, antidepressivi tricicli e antipsicotici con gli ACE inibitori può causare un’ulteriore riduzione della pressione sanguigna (vedere paragrafo 4.4).

Antiinfiammatori non steroidei (FANS):

Quando gli ACE inibitori vengono somministrati contemporaneamente ad antiinfiammatori non steroidei (ad es. inibitori selettivi della COX-2, acido acetilsalicilico (> 3 g/die) e FANS non selettivi), può verificarsi un’attenuazione dell’effetto antiipertensivo.

L’uso concomitante di ACE inibitori può portare a un maggiore rischio di deterioramento della funzione renale, inclusa possibile insufficienza renale acuta, e a un aumento del potassio sierico, soprattutto in pazienti con funzionalità renale compromessa preesistente. L’associazione deve essere somministrata con cautela, soprattutto negli anziani. I pazienti devono essere adeguatamente idratati e occorre considerare l’opportunità di monitorare la funzione renale dopo l’inizio della terapia concomitante e successivamente su base periodica.

Allopurinolo, immunosoppressori, corticosteroidi, procainamide, citostatici:

Maggiore rischio di leucopenia.

Simpaticomimetici:

I simpaticomimetici possono ridurre gli effetti antiipertensivi degli ACE inibitori.

Antidiabetici:

Studi epidemiologici hanno indicato che la somministrazione concomitante di ACE inibitori e farmaci antidiabetici (insulina, ipoglicemizzanti orali) può aumentare l’effetto di abbassamento del glucosio nel sangue con rischio di ipoglicemia. Questo fenomeno sembrava avvenire maggiormente durante le prime settimane di trattamento combinato e in pazienti con insufficienza renale.

Alcool:

Il ramipril può potenziare l’effetto dell’alcool.

Sale:

Un aumento dell’uso di sale può compromettere l’effetto antiipertensivo di ramipril.

L’uso concomitante di trimetoprim o di un’associazione di sulfamidico e trimetoprim (a causa dell’azione del trimetoprim simile all’amiloride nel tubulo distale) con ACE inibitori può causare iperkaliemia.

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Effetti indesiderati

I seguenti effetti indesiderati sono stati osservati durante il trattamento con ramipril e altri ACE inibitori con le seguenti frequenze: molto comune (≥10%), comune (≥1%, <10%), non comune (≥0,1, <1%), raro (≥0,01, <0,1%), molto raro (<0,01%) tra cui isolate segnalazioni.

Patologie del sistema emolinfopoietico:

Raro: diminuzione dell’emoglobina, diminuzione dell’ematocrito.

Molto raro: depressione del midollo osseo, anemia, trombocitopenia, leucopenia, agranulocistosi, anemia emolitica (possibilmente associata a carenza di G6PDH), linfoadenopatia, malattia autoimmune.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione:

Molto raro: ipoglicemia.

Patologie del sistema nervoso e disturbi psichiatrici:

Comune: capogiri, mal di testa.

Non comune: alterazione dell’umore, parestesia, vertigini, disturbi del gusto, disturbi del sonno.

Raro: confusione mentale.

Patologie cardiache e vascolari::

Comune: disturbi ortostatici (compresa ipotensione), sincope, dolore al petto, angina pectoris.

Non comune: infarto del miocardio o accidente cerebrovascolare, possibilmente secondario all’eccessiva ipotensione in pazienti ad alto rischio (vedere paragrafo 4.4), palpitazioni, tachicardia, fenomeno di Raynaud.

Patologie respiratorie, del torace e mediastiniche:

Comune: tosse.

Non comune: rinite, dispnea.

Molto raro: broncospasmo, sinusite, alveolite allergica/polmonite eosinofila.

Patologie gastrointestinali::

Comune: diarrea, vomito.

Non comune: nausea, dolore addominale e indigestione, anoressia.

Raro: secchezza delle fauci.

Molto raro: pancreatite, epatite – epatocellulare o colestatica - ittero, angioedema intestinale.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo::

Non comune: eruzione cutanea, prurito.

Raro: ipersensibilità/edema angioneurotico: edema angioneurotico del viso, delle estremità, delle labbra, della lingua, della glottide, e/o della laringe (vedere paragrafo 4.4), orticaria, alopecia, psoriasi.

Molto raro: diaforesi, pemfigo, necrolisi tossica epidermica, sindrome di Stevens-Johnson, eritema multiforme.

È stato osservato un complesso di sintomi che può comprendere uno o più dei seguenti: febbre, vasculite, mialgia, artralgia/artrite, anticorpi antinucleo positivi (ANA), elevata velocità di eritrosedimentazione (VES), eosinofilia e leucocitosi, eruzione cutanea, fotosensibilità o altre manifestazioni dermatologiche.

Patologie renali e urinarie:

Comune: disfunzione renale.

Raro: uremia, acuta insufficienza renale.

Molto raro: oliguria/anuria.

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella:

Non comune: impotenza.

Raro: ginecomastia.

Patologie sistemiche e condizioni relative al sito di somministrazione:

Non comune: fatica, astenia.

Esami diagnostici:

Non comune: aumenti dell’urea nel sangue, aumento nella creatinina nel siero, aumenti degli enzimi del fegato, iperkaliemia.

Raro: aumenti nella bilirubina del siero, iponatriemia.

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza:

Il ramipril non deve essere assunto durante il primo trimestre di gravidanza. Nel caso in cui la paziente stia pianificando la gravidanza o questa è confermata si dovrebbe passare appena possibile a un trattamento alternativo. Non sono stati eseguiti sugli esseri umani studi controllati con ACE inibitori, ma un limitato numero di casi con esposizione alla tossicità nel primo trimestre non sembrano aver manifestato malformazioni compatibili con la fetotossicità umana come descritto di seguito.

Il ramipril è controindicato durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafo 4.3).

Una prolungata esposizione all’ACE inibitore durante il secondo e terzo trimestre causa fetotossicità umana (insufficienza renale, oligoidramnios, ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (ridotta funzione renale, ipotensione, iperkaliemia, vedere anche paragrafo 5.3).

Se l’esposizione al ramipril è avvenuta dal secondo trimestre di gravidanza, si consiglia un’ecografia della funzione renale e del cranio.

Allattamento:

Nei test su animali in fase di allattamento, è stato dimostrato che il ramipril viene escreto nel latte materno.

Se il trattamento è ritenuto necessario per la madre, l’allattamento deve essere interrotto per evitare di esporre il bambino a piccole quantità di ramipril nel latte materno.

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Conservazione

Non conservare a temperatura superiore a 25°C. Conservare nella confezione originale.

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Malattie Collegate: 2

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Questo farmaco disponibile in altre 3 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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