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ANTIEPILETTICI

ACIDO VAL SOD VAL RAT

30CPR300

RATIOPHARM ITALIA Srl

Descrizione prodotto

ACIDO VAL SOD VAL RAT*30CPR300

Principio attivo

ACIDO VALPROICO/SODIO VALPROATO

Forma farmaceutica

COMPRESSE

ATC livello 3

ANTIEPILETTICI

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

5.04


Codice ATC livello 5:
N03AG01

Codice AIC:
37839026


Non contiene glutine
Non contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Per il trattamento di:

- attacchi epilettici generalizzati in forma di assenze, attacchi mioclonici e tonico-clonici

- attacchi focali e generalizzati secondari

e nel trattamento combinato di altre forme di crisi epilettiche, per es. crisi focali con sintomi semplici e complessi e crisi focali con generalizzazione secondaria, qualora queste forme non rispondano agli usuali trattamenti antiepilettici.

Nota:

Nei bambini di età inferiore o uguale a tre anni, gli antiepilettici contenenti acido valproico rappresentano solo in casi eccezionali la terapia di prima scelta.

Trattamento di episodi maniacali nel disturbo bipolare, quando il litio è controindicato o non tollerato.

Il proseguimento della terapia dopo l’episodio maniacale può essere preso in considerazione nei pazienti che hanno risposto alla somministrazione di valproato per la mania acuta.

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Composizione

Acido valproico e Sodio valproato ratiopharm 300 mg compresse a rilascio prolungato

Ogni compressa a rilascio prolungato contiene 200 mg di sodio valproato e 87 mg di acido valproico (equivalente ad un totale di 300 mg di sodio valproato)

Acido valproico e Sodio valproato ratiopharm 500 mg compresse a rilascio prolungato

Ogni compressa a rilascio prolungato contiene 333 mg di sodio valproato e 145 mg di acido valproico (equivalente ad un totale di 500 mg di sodio valproato)

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Nucleo della compressa

Ipromellosa 4000 mPa·s

Ipromellosa 15000 mPa·s

Acesulfame potassico

Silice colloidale idrata

Rivestimento della compressa

Sodio laurilsolfato

Dibutile sebacato

Butile metacrilato copolimero basico

Magnesio stearato

Titanio diossido

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Controindicazioni

- ipersensibilità all’acido valproico o ad uno qualsiasi degli eccipienti;

- anamnesi personale o familiare di epatopatia o gravi disfunzioni epatiche o pancreatiche;

- disfunzione epatica con esito fatale in un fratello durante trattamento con acido valproico

- porfiria

- patologie della coagulazione

- difetti del ciclo dell’urea (vedere anche paragrafo 4.4)

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Posologia

Nota:

Quando si passa da un trattamento precedente con forme farmaceutiche non a rilascio prolungato all’ACIDO VALPROICO E SODIO VALPROATO ratiopharm, ci si deve assicurare che siano mantenuti adeguati livelli sierici di acido valproico.

Attacchi epilettici

La dose deve essere stabilita e monitorata da uno specialista su base individuale. La determinazione della dose deve essere basata primariamente sulla risposta clinica piuttosto che sul monitoraggio di routine della concentrazione sierica. La determinazione dei livelli sierici può risultare utile in caso di presenza di sintomi tossici o assenza di efficacia (vedere paragrafo 5.2). Lo scopo è di ottenere l’assenza di attacchi epilettici utilizzando la più bassa dose possibile.

Sono raccomandati incrementi (graduali) della dose fino a raggiungere la dose efficace ottimale. Sono disponibili differenti forme farmaceutiche e dosaggi al fine di facilitare l’incremento graduale della dose e una precisa titolazione della dose di mantenimento.

In monoterapia la dose abituale iniziale è di 5-10 mg di acido valproico/kg di peso corporeo, e questa deve essere aumentata di circa 5 mg di acido valproico/kg di peso corporeo ogni 4-7 giorni.

In alcuni casi, l’effetto pieno non si manifesta prima di 4-6 settimane. La dose giornaliera non deve perciò essere aumentata troppo rapidamente al di sopra delle quantità medie.

La dose media giornaliera abituale nei trattamenti a lungo termine è:

- 20 mg di acido valproico/ kg di peso corporeo nei pazienti adulti e negli anziani,

- 25 mg di acido valproico/ kg di peso corporeo negli adolescenti,

- 30 mg di acido valproico/ kg di peso corporeo nei bambini.

Di conseguenza sono raccomandate, come linea guida, le seguenti dosi di mantenimento giornaliere:

Età Peso corporeo Dose media di mantenimento in mg*/die
Bambini **
3-6 anni circa 15- 25 kg 450-600
7-14 anni circa 25- 40 kg 750-1200
Adolescenti dai 14 anni circa 40- 60 kg 1000-1500
Adulti da circa 60 kg 1200-2100

* dati riferiti ai mg di sodio valproato

** Nota:

Nei bambini fino ai 3 anni di età, si deve ricorrere preferibilmente a forme di dosaggio con un più basso contenuto di principio attivo (per es. soluzioni). Per il trattamento di bambini di età pari o superiore ai 3 anni di età può essere utilizzato Acido valproico e Sodio valproato ratiopharm 300 mg compresse a rilascio prolungato che può essere diviso in due dosi uguali

Se ACIDO VALPROICO E SODIO VALPROATO ratiopharm viene assunto in associazione con o come terapia sostitutiva di un medicinale somministrato in precedenza, la dose di qualsiasi altro antiepilettico somministrato contemporaneamente, in particolare il fenobarbitale, deve essere immediatamente ridotta. Se il medicinale precedente deve essere sospeso, ciò deve avvenire in modo graduale.

Poiché l’effetto di induzione enzimatica di altri antiepilettici è reversibile, devono essere monitorati i livelli sierici di acido valproico per circa 4-6 settimane dopo l’ultima assunzione di qualsiasi principio attivo simile e, se necessario, la dose giornaliera deve essere ridotta.

Nei pazienti con insufficienza renale o ipoproteinemia, si deve prendere in considerazione l’aumento dell’acido valproico in forma libera nel siero e, se necessario, la dose deve essere ridotta. Il quadro clinico, comunque, rappresenta il fattore decisivo per qualsiasi aggiustamento della dose, poiché la determinazione della concentrazione sierica totale di acido valproico può portare a conclusioni errate (vedere paragrafo 5.2)

La dose giornaliera viene somministrata in 1-2 dosi separate.

Episodi maniacali nel disturbo bipolare:

Negli adulti:

La dose giornaliera deve essere stabilita e controllata su base individuale dal medico curante.

La dose giornaliera iniziale raccomandata è di 750 mg. Inoltre, negli studi clinici si è osservato che anche una dose iniziale di 20 mg di valproato/kg di peso corporeo ha un profilo di sicurezza accettabile. Le formulazioni a rilascio prolungato possono essere somministrate una o due volte al giorno. La dose deve essere aumentata il più rapidamente possibile fino al raggiungimento della dose terapeutica minima in grado di produrre l’effetto clinico desiderato. La dose giornaliera deve essere adattata alla risposta clinica per stabilire la dose minima efficace per il singolo paziente.

La dose media giornaliera varia solitamente tre 1000 e 2000 mg di valproato. I pazienti che ricevono dosi giornaliere superiori a 45 mg/kg/die di peso corporeo devono essere attentamente monitorati.

La prosecuzione del trattamento degli episodi maniacali nel disturbo bipolare deve essere adattata su base individuale utilizzando la dose minima efficace

Nei bambini e negli adolescenti:

La sicurezza e l’efficacia di ACIDO VALPROICO E SODIO VALPROATO ratiopharm nel trattamento degli episodi maniacali nel disturbo bipolare non sono state valutate in pazienti di età inferiore ai 18 anni.

Metodo e durata della somministrazione

Le compresse a rilascio prolungato devono essere assunte preferibilmente 1 ora prima dei pasti (la mattina a stomaco vuoto). In caso di effetti collaterali a carico del tratto gastrointestinale dovuti al trattamento, le compresse a rilascio prolungato devono essere assunte durante o dopo i pasti. Devono essere ingerite intere oppure divise a metà, non devono essere masticate e devono essere assunte con un’abbondante quantità di liquido (ad es. un bicchiere d’acqua).

La durata del trattamento viene stabilita dal medico curante.

Attacchi epilettici

La terapia antiepilettica è sempre una terapia a lungo termine.

Un medico specialista (un neurologo o un neuropediatra) deve decidere su base individuale la titolazione della dose, la durata del trattamento e l’interruzione della terapia con ACIDO VALPROICO E SODIO VALPROATO ratiopharm.

Generalmente non devono essere tentate riduzioni della dose o interruzioni del trattamento col medicinale finché il paziente non sia stato libero da attacchi per almeno due o tre anni. L’interruzione deve avvenire in forma di riduzione graduale della dose in un arco di tempo compreso fra uno e due anni. Nei bambini può essere permesso aumentare la dose in base ai kg di peso corporeo invece di aggiustare la dose in base all’età, e in questo modo i risultati dell’EEG non dovrebbero deteriorarsi.

L’esperienza con l’utilizzo a lungo termine di ACIDO VALPROICO E SODIO VALPROATO ratiopharm è limitata, soprattutto nei bambini di età inferiore a 6 anni.

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Avvertenze e precauzioni

Avvertenze

L’insorgenza di un danno epatico grave si verifica raramente e rara è la comparsa di danno pancreatico.

Questi danni colpiscono con maggiore frequenza i neonati e i bambini piccoli al di sotto dei 3 anni che sono suscettibili di gravi crisi epilettiche, in particolare quando l’acido valproico è combinato con altri agenti anticonvulsivanti o quando è presente anche un danno cerebrale, un ritardo mentale o una malattia metabolica ereditaria. In questo gruppo di pazienti la somministrazione dell’acido valproico deve essere effettuata con particolare cautela ed in forma di monoterapia.

Nella maggioranza dei casi il danno epatico si osserva entro i primi sei mesi di terapia, particolarmente tra la seconda e la dodicesima settimana.

L’esperienza ha dimostrato che dopo il compimento dei 3 anni (soprattutto in pazienti di età superiore ai 10 anni) la frequenza di epatopatia si riduce in modo considerevole.

Il decorso di queste malattie può essere fatale. L’insorgenza simultanea di epatite e pancreatite aumenta il rischio di un decorso letale.

Suicidio/pensieri suicidari o peggioramento clinico

Nei pazienti trattati con farmaci antiepilettici per varie indicazioni sono stati osservati ideazione e comportamento suicidario. Una meta-analisi relativa a studi clinici controllati verso placebo con farmaci antiepilettici ha inoltre mostrato un leggero aumento del rischio di ideazione e comportamento suicidario. Il meccanismo alla base di questo rischio non è noto, e i dati disponibili non escludono la possibilità di un aumento di tale rischio con l’utilizzo di Acido valproico e sodio valproato ratiopharm.

Pertanto i pazienti devono essere monitorati per possibili segni di ideazione e comportamento suicidario, prendendo in considerazione un trattamento appropriato. I pazienti (e chi si prende cura di essi) devono essere avvertiti di informare subito il medico in caso di comparsa di segni di ideazione e comportamento suicidario.

Segni di danno epatico e/o pancreatico

Un danno epatico e/o pancreatico grave o letale può essere preceduto da sintomi aspecifici, quali aumento della frequenza e gravità degli attacchi epilettici, compromissione dello stato di coscienza con confusione, agitazione, disturbi del movimento, malessere, astenia, perdita dell’appetito, avversione verso i cibi familiari o l’acido valproico, nausea, vomito, dolori addominali, letargia e, soprattutto in caso di danno epatico, ematomi, epistassi ed edemi locali o generalizzati. I pazienti, soprattutto i neonati e i bambini piccoli, devono essere accuratamente monitorati con particolare attenzione a questa sintomatologia. Se questi sintomi persistono e sono di grave intensità, devono essere effettuati appropriati esami di laboratorio (vedere paragrafo seguente "Misure per una diagnosi precoce") oltre ad una approfondita visita clinica.

Il medico curante non deve affidarsi soltanto ai risultati di laboratorio poiché questi ultimi non risultano in tutti i casi al di fuori della norma. Specialmente dopo l’inizio della terapia, gli enzimi epatici possono subire un innalzamento indipendentemente dalla compromissione della funzionalità epatica. Di conseguenza, l’anamnesi e il quadro clinico sono sempre fondamentali per la valutazione dei risultati di laboratorio.

Misure per una diagnosi precoce del danno epatico e/o pancreatico

Prima di iniziare il trattamento devono essere resi disponibili: una dettagliata anamnesi, con particolare attenzione a disturbi metabolici, epatopatie, affezioni pancreatiche e coagulopatie, esami clinici e test di laboratorio (per esempio PTT, fibrinogeno, fattori di coagulazione, INR, proteine totali, conta ematica comprendente trombociti, bilirubina, SGOT, SGPT, gamma-GT, lipasi, alfa-amilasi, glicemia).

Quattro settimane dopo l’inizio del trattamento, devono essere controllati i test di laboratorio dei parametri della coagulazione quali INR e PTT, SGOT, SGPT, bilirubina e amilasi.

Nei bambini che non presentano sintomi clinici anomali, la conta ematica, compresi trombociti, SGOT e SGPT deve essere controllata ad ogni altra visita.

Nei pazienti senza segni clinici, ma con test di laboratorio patologici dopo 4 settimane di trattamento, devono essere effettuati controlli di follow-up per tre volte ad intervalli massimi di due settimane e, successivamente, ad intervalli mensili fino al sesto mese di trattamento.

Nei pazienti di età superiore/uguale a 15 anni e negli adulti, i controlli degli esami clinici e di laboratorio devono essere eseguiti prima dell’inizio della terapia e ad intervalli mensili durante i primi sei mesi di trattamento.

In generale dopo 12 mesi di trattamento senza risultati anomali, sono considerati sufficienti 2-3 controlli di follow-up ogni anno.

I genitori devono essere informati sui possibili segni di danno epatico e/o pancreatico e devono essere avvertiti di comunicare immediatamente al medico curante la comparsa di sintomi clinici inusuali, indipendentemente dal prospetto sopra riportato.

La terapia deve essere immediatamente interrotta se insorge uno dei seguenti sintomi:

inspiegabile deterioramento delle condizioni generali, segni clinici di danno epatico e/o pancreatico, disturbi della coagulazione, incremento di 2 o 3 volte dei valori di SGPT o SGOT anche in assenza di segni clinici (è da prendere in considerazione l’induzione degli enzimi epatici da parte di farmaci concomitanti), moderato incremento (da 1 a 1,5 volte) di SGPT o di SGOT accompagnato da infezione febbrile acuta, marcata compromissione dei parametri della coagulazione, insorgenza di effetti indesiderati indipendenti dalla dose.

Ulteriori precauzioni

L’uso concomitante di acido valproico, sodio valproato e agenti carbapenem non è raccomandato (vedere paragrafo 4.5).

Malattie metaboliche, in particolare enzimopatie ereditarie

Se si sospetta un disturbo enzimatico nel ciclo dell’urea, devono essere effettuate delle analisi metaboliche prima che il trattamento con acido valproico abbia inizio, in accordo con il rischio di iperammoniemia a seguito dell’acido valproico (vedere anche paragrafo 4.3)

Quindi se compaiono sintomi quali apatia, sonnolenza, vomito, ipotensione ed aumento della frequenza delle crisi convulsive, devono essere determinati i livelli sierici di ammoniaca e di acido valproico; se necessario la dose del medicinale deve essere ridotta o è richiesta l’interruzione del trattamento con Acido valproico e Sodio valproato ratiopharm.

L’interruzione del trattamento deve avvenire mentre si somministra un’adeguata dose di un altro medicinale antiepilettico.

Occorre notare, che dopo l’inizio della terapia con acido valproico, può verificarsi nausea innocua, talvolta associata a vomito e perdita di appetito, in genere spontaneamente reversibile o dopo la riduzione della dose.

Ematologia

È opportuno monitorare la conta delle cellule ematiche, inclusa la conta delle piastrine, il tempo di sanguinamento e i test di coagulazione prima di iniziare la terapia, prima di un intervento chirurgico o odontoiatrico ed in caso di ematomi spontanei o emorragie (vedere paragrafo 4.8)

In caso di assunzione concomitante di antagonisti della vitamina K, si raccomanda uno stretto monitoraggio dei valori INR.

Danni al midollo osseo

I pazienti con precedente danno midollare osseo devono essere rigorosamente tenuti sotto controllo.

Reazioni del sistema immunitario

L’acido valproico può, anche se raramente, indurre lupus eritematoso sistemico e causare riacutizzazioni nei casi di lupus eritematoso sistemico esistente. Pertanto nei pazienti con lupus eritematoso sistemico, il beneficio di Acido valproico e Sodio valproato ratiopharm deve essere valutato dopo un’accurata valutazione del rapporto rischio/beneficio. La combinazione di lamotrigina e acido valproico può aumentare il rischio di reazioni cutanee (gravi), soprattutto nei bambini.

Insufficienza renale ed ipoproteinemia

Nei pazienti con insufficienza renale o ipoproteinemia deve essere tenuto in considerazione l’aumento dei livelli di acido valproico non legato alle proteine sieriche e, se necessario, la dose deve essere ridotta.

Aumento di peso

I pazienti devono essere informati di un possibile aumento di pesocorporeo e delle possibili misure per il controllo dello stesso.

Poiché l’aumento di peso costituisce un fattore di rischio per la sindrome dell’ovaio policistico, deve essere attentamente monitorato.

Ormone tiroideo:

In base alla concentrazione plasmatica il valproato può spostare gli ormoni tiroidei dai suoi siti di legame con le proteine plasmatiche ed aumentare il loro metabolismo che può portare ad una falsa diagnosi di ipotiroidismo.

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Interazioni

Se ACIDO VALPROICO E SODIO VALPROATO ratiopharm viene assunto in combinazione con altri agenti anticonvulsivanti, possono verificarsi effetti additivi sulle concentrazioni sieriche dei principi attivi.

L’acido valproico viene influenzato da:

Gli antiepilettici con effetti di induzione enzimatica, come il fenobarbitale, la fenitoina, il primidone e la carbamazepina, aumentano l’eliminazione dell’acido valproico e in tal modo ne riducono l’effetto.

Questo deve essere tenuto in considerazione alla sospensione di questi induttori durante il trattamento con acido valproico poiché le concentrazioni plasmatiche dell’acido valproico possono aumentare nelle due settimane successive all’interruzione del trattamento con l’induttore.

Il felbamato causa un aumento dose-dipendente, lineare, pari al 18% della concentrazione sierica dell’acido valproico in forma libera.

La meflochina aumenta il metabolismo dell’acido valproico ed ha anche il potenziale di provocare crisi convulsive. In caso di assunzione concomitante possono quindi verificarsi crisi epilettiche.

Sono stati riportati diminuzioni dei livelli ematici di acido valproico se somministrato in concomitanza con agenti carbapenem risultanti in una diminuzione del 60-100 % dei livelli di acido valproico in circa due giorni. Per la rapida insorgenza e per la notevole diminuzione, non si considera fattibile la somministrazione concomitante di medicinali contenenti carbapenemi in pazienti stabilizzati con acido valproico e pertanto deve essere evitata (vedere 4.4).

La concentrazione sierica di acido valproico può essere aumentata dall’assunzione contemporanea di cimetidina, eritromicina e fluoxetina. Tuttavia, sono stati riportati anche casi in cui l’assunzione concomitante della fluoxetina ha determinato una riduzione della concentrazione sierica dell’acido valproico.

L’assunzione concomitante di acido valproico e di anticoagulanti o di acido acetilsalicilico può aumentare la tendenza all’emorragia. L’acido acetilsalicilico riduce inoltre il legame dell’acido valproico con le proteine plasmatiche.

I medicinali contenenti acido valproico non devono essere somministrati in concomitanza con l’acido acetilsalicilico per trattare febbre e dolore, in modo particolare nei neonati e nei bambini.

È raccomandato pertanto un regolare monitoraggio dei parametri della coagulazione del sangue quando i due farmaci sono usati congiuntamente.

L’acido valproico influenza:

L’aumento delle concentrazioni di fenobarbitale dovute all’acido valproico sono di particolare importanza clinica, in quanto possono provocare profonda sedazione (soprattutto nei bambini). In tali casi, è necessario ridurre la dose difenobarbitale o di primidone (il primidone viene parzialmente metabolizzato in fenobarbitale). Pertanto si raccomanda una attento monitoraggio durante i primi 15 giorni di terapia combinata.

Nei pazienti già in terapia con fenitoina, la somministrazione aggiuntiva di acido valproico o un aumento della dose di quest’ultimo può causare un incremento della fenitoina in forma libera (concentrazione della frazione efficace non legata alle proteine) senza innalzare i livelli sierici di fenitoina totale. Ciò può aumentare il rischio di effetti indesiderati, in particolare danni cerebrali (vedere paragrafo 4.8)

Durante terapia combinata con acido valproico e carbamazepina sono stati descritti sintomi che possono essere dovuti ad un potenziamento dell’effetto tossico della carbamazepina indotto dall’acido valproico. Il monitoraggio clinico è particolarmente indicato all’inizio della terapia combinata e la dose deve essere aggiustata in base alle necessità.

Nei volontari sani il valproato ha spostato il diazepam dai suoi siti di legame con l’albumina plasmatica e ne ha inibito il metabolismo. Nella terapia combinata la concentrazione di diazepam libero può risultare aumentata, mentre la clearance plasmatica e il volume di distribuzione della frazione libera del diazepam possono essere ridotti (rispettivamente del 25% e del 20%). L’emivita, tuttavia, rimane invariata.

In soggetti sani il trattamento concomitante con valproato e lorazepam ha determinato una riduzione della clearance plasmatica del lorazepam di oltre il 40%.

Nei bambini, i livelli di fenitoina sierica possono aumentare in seguito alla co-soministrazione di clonazepam ed acido valproico.

L’acido valproico inibisce il metabolismo della lamotrigina e quindi può rendersi necessario un aggiustamento della dose di quest’ultima. Ci sono alcune evidenze che la combinazione di lamotrigina e acido valproico può aumentare il rischio di reazioni cutanee, in particolare nei bambini in quanto sono stati riportati casi isolati di gravi reazioni cutanee che si sono verificate durante le prime 6 settimane dall’inizio della terapia combinata. Tali reazioni si sono parzialmente attenuate dopo interruzione dell’assunzione del medicinale o dopo un appropriato trattamento.

L’acido valproico può aumentare i livelli sierici di felbamato di circa il 50%.

Il metabolismo e il legame proteico di altre sostanze attive quali la codeina sono influenzati.

In associazione con barbiturici, neurolettici ed antidepressivi, l’acido valproico può potenziare l’effetto depressivo centrale di questi farmaci. I pazienti trattati con queste associazioni devono quindi essere tenuti sotto stretta sorveglianza e la dose deve essere opportunamente adattata.

Poiché l’acido valproico viene parzialmente metabolizzato in corpi chetonici, nei pazienti diabetici con sospetta chetoacidosi deve essere considerata la possibilità di falsi positivi al test di eliminazione dei corpi chetonici.

L’acido valproico può aumentare le concentrazioni sieriche di zidovudina e indurne quindi un aumento della tossicità di zidovudina.

Altre interazioni

La somministrazione concomitante di topiramato e acido valproico è stata associata ad iperammonemia con o senza encefalopatia in pazienti che avevano tollerato entrambi i farmaci presi singolarmente. Questo evento avverso non è dovuto ad un’interazione farmacocinetica.

Può essere prudente esaminare i livelli di ammoniaca nel sangue nei pazienti sui quali è stata riportata l’insorgenza di ipotermia. Nella maggior parte dei casi, i segni ed i sintomi diminuivano dopo sospensione di ciascuno dei due farmaci.

L’efficacia dei contraccettivi orali ("pillola") non è compromessa dall’acido valproico, in quanto quest’ultimo non ha effetto di induzione enzimatica.

Principi attivi potenzialmente epatotossici e alcol possono aumentare l’epatotossicità dell’acido valproico.

In seguito ad un trattamento combinato di acido valproico e clonazepam si è verificato uno stato di assenza in pazienti con anamnesi di assenza assenze epilettiche.

In seguito a trattamento concomitante con acido valproico, sertralina e risperidone, in una paziente affetta da disturbo schizoaffettivo è insorta catatonia.

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Effetti indesiderati

Molto comune ≥ 1/10
Comune > 1/100, < 1/10
Non comune > 1/1000, < 1/100
Raro > 1/10.000, < 1/1000
Molto raro < 10.000
Non nota La frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili

Patologie del sistema emolinfopoietico

Comuni: trombocitopenia o leucopenia. Sono spesso completamente reversibili in caso di continuazione della terapia e sempre reversibili alla sospensione del trattamento con acido valproico.

Non comuni: edema periferico, sanguinamento.

Rari:

Ridotta concentrazione di fibrinogeno; nella maggior parte dei casi senza sintomi clinici ed in particolare con alte dose (il sodio valproato ha un effetto inibitore sulla seconda fase dell’aggregazione piastrinica).

Molto rari: la compromissione della funzionalità del midollo osseo può portare a linfopenia, neutropenia, pancitopenia o anemia o agranulocitosi.

Prolungato tempo di sanguinamento, come conseguenza di una ridotta concentrazione di fibrinogeno, disturbi dell’aggregazione piastrinica e/o trombocitopatia dovuta a carenza del fattore VIII/fattore di Von Willebrand (vedere paragrafo 4.4)

Disturbi del sistema immunitario

Rari: lupus eritematoso

Frequenza non nota:

Angioedema, sindrome da Rush da Farmaci con Eosinofilia e Sintomi Sistemici (sindrome DRESS).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Molto comuni: iperammoniemia isolata e moderata, senza modificazioni dei parametri di funzionalità epatica, che non richiede l’interruzione della terapia.

Sono stati riportati inoltre casi di iperammoniemia accompagnati da sintomi neurologici. In questi casi sono necessari ulteriori accertamenti (vedere anche paragrafo 4.3 e 4.4).

Comuni: aumento o perdita di peso dipendenti dalla dose, aumento o perdita dell’appetito.

Molto rari: iponatriemia

Frequenza non nota:

Sindrome da Inappropriata Secrezione di ADH (SIADH).

In uno studio clinico condotto su 75 bambini, è stata osservata una riduzione dell’attività della biotinidasi durante il trattamento con medicinali contenenti acido valproico. Sono stati riportati anche deficit di biotina.

Disturbi psichiatrici

Non comuni: irritabilità, iperattività e confusione, particolarmente all’inizio del trattamento.

Sono stati osservati casi di allucinazioni.

Patologie del sistema nervoso

Comuni: sonnolenza dipendente dalla dose, tremore o parestesie.

Affaticamento e sonnolenza, apatia e atassia sono stati comunemente osservati durante il trattamento combinato con altri antiepilettici.

Non comuni: cefalea, spasticità, atassia, soprattutto all’inizio del trattamento. È stata osservata encefalopatia poco dopo l’assunzione di medicinali contenenti acido valproico. La patogenesi non è stata stabilita e l’encefalopatia è reversibile con la sospensione del medicinale. In alcuni casi sono stati osservati, elevati livelli di ammoniaca e, in terapie di associazione con fenobarbitale, è stato descritto un aumento dei livelli di fenobarbitale.

Non comuni sono anche casi di stato di incoscienza, culminanti talora con il coma, parzialmente associati ad un aumento della frequenza degli attacchi epilettici. I sintomi si attenuano riducendo la posologia o interrompendo l’assunzione del medicinale. La maggioranza di questi casi si è verificata durante terapia combinata (soprattutto con fenobarbitale) o a seguito di un rapido aumento della dose.

In casi rari, soprattutto con alte dosi o in caso di terapia combinata con altri antiepilettici, sono state descritte encefalopatia cronica con sintomi neurologici e disturbi della funzione corticale superiore. La patogenesi di tali disturbi non è stata stabilita con precisione.

Molto rari: demenza in associazione con atrofia cerebrale, reversibile con l’interruzione dell’assunzione del medicinale.

È stata segnalata l’insorgenza di una sindrome parkinsoniana reversibile.

Nella terapia a lungo termine con acido valproico in combinazione con altri antiepilettici, in particolare fenitoina, possono manifestarsi segni di danno cerebrale (encefalopatia): aumento degli attacchi epilettici, mancanza di stimoli, stupore, debolezza muscolare (ipotonia muscolare), disturbi motori (discinesia di tipo corea) e alterazioni gravi e generalizzate dell’EEG.

Frequenza non nota:

Sedazione, disturbi extrapiramidali.

Patologie dell’orecchio e del labirinto

È stato osservato tinnito. È stata riportata perdita dell’udito reversibile o irreversibile, ma non è stata definita una relazione di causalità con medicinali contenenti acido valproico.

Patologie vascolari

Rari: vasculite

Patologie gastrointestinali

Non comuni: ipersalivazione, diarrea. Soprattutto all’inizio della terapia vi sono state segnalazioni non comuni di disturbi gastrointestinali (nausea, mal di stomaco), che di solito scompaiono dopo pochi giorni anche proseguendo la terapia.

Rari: danno pancreatico, a volte con esito fatale (vedere paragrafo 4.4)

Patologie epatobiliari

Non comuni: si può verificare disfunzione epatica grave (talvolta fatale) non dipendente dalla dose. Nei bambini, in particolar modo in quelli trattati con terapie combinate con altri antiepilettici, il rischio di danno epatico è notevolmente più elevato (vedere paragrafo 4.4)

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comuni: perdita di capelli temporanea dipendente dalla dose, assottigliamento dei capelli.

Rari: eritema multiforme

Molto rari: gravi reazioni cutanee (sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica o sindrome di Lyell)

Patologie renali e urinarie

Rari: sindrome di Fanconi (acidosi metabolica, fosfaturia, amminoaciduria, glicosuria) reversibile con la sospensione del trattamento con acido valproico.

Nei bambini è stata osservata enuresi.

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella

Comuni: mestruazioni irregolari.

Rari: amenorrea, dismenorrea, elevati livelli di testosterone e ovaio policistico.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Molto rari: ipotermia, reversibile con l’interruzione del trattamento con acido valproico.

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Gravidanza e allattamento

Attacchi epilettici

L’esposizione all’acido valproico durante il primo trimestre e la prima parte del secondo trimestre di gravidanza viene associata con rapporto di causalità ad un aumento del rischio di difetti del tubo neurale (spina bifida, meningomielocele, ecc), di altri difetti della linea mediana quali ipospadia nei bambini di sesso maschile e di anomalie scheletriche e cardiache. Un’incidenza simile di queste malformazioni è stata riscontrata anche con altri antiepilettici. L’aplasia bilaterale del radio sembra essere un effetto raro, ma specifico, dell’acido valproico. L’assunzione di acido valproico durante la gravidanza è inoltre associata ad un’aumentata incidenza di anomalie quali la dismorfia facciale, anche in associazione con ritardo mentale ed anomalie delle dita delle mani e dei piedi e delle unghie.

Prima del trattamento, le donne in età fertile devono essere avvisate della necessità di pianificare e monitorare una eventuale gravidanza. L’acido valproico attraversa la barriera placentare e raggiunge concentrazioni maggiori nel plasma fetale rispetto a quelle osservate nel plasma materno. Se la somministrazione di acido valproico durante la gravidanza è considerata essenziale, il medicinale deve essere somministrato alla minima dose efficace in grado di controllare gli attacchi epilettici, specialmente durante il primo trimestre. Poiché le malformazioni sono provocate molto probabilmente da concentrazioni plasmatiche di picco, la dose giornaliera deve essere somministrata in varie piccole dosi suddivise durante la giornata nelle donne che possono andare incontro ad una gravidanza, e sicuramente tra il ventesimo ed il quarantesimo giorno dopo il concepimento. Inoltre, le concentrazioni plasmatiche devono essere monitorate con regolarità, in quanto durante la gravidanza possono verificarsi considerevoli fluttuazioni anche assumendo una dose costante. Un maggior numero di malformazioni è stato osservato con livelli plasmatici al di sopra di 70 mcg/ml e dosi superiori a 1000 mg/die. Comunque, non è stato provato che i sintomi della teratogenicità dello sviluppo neurale siano dipendenti dalla dose.

L’associazione con altri antiepilettici aumenta il rischio di malformazioni. Pertanto, quando possibile l’acido valproico deve essere somministrato come monoterapia.

Un supplemento di acido folico deve essere somministrato precocemente, durante la gravidanza e preferibilmente già quando la gravidanza viene pianificata.

Si raccomanda di ricorrere alle misure di diagnosi prenatale per individuare qualsiasi danno (ultrasuoni e test dell’alfa-fetoproteina).

Vi sono state segnalazioni di disturbi della coagulazione sanguigna (sindrome emorragica) nei neonati e nelle madri trattate con acido valproico durante la gravidanza. Questa sindrome è dovuta a ipofibrinogenemia. Sono stati segnalati anche casi di morte dovuti alla completa assenza di fibrina. L’ipofibrinogenemia può verificarsi insieme ad un calo dei fattori della coagulazione del sangue. Tuttavia questa sindrome deve essere distinta da un calo dei fattori della coagulazione dipendenti dalla vitamina-K, causato dagli induttori enzimatici come il fenobarbitale. Perciò nei neonati devono essere monitorati le piastrine, i livelli di fibrinogeno ed i fattori della coagulazione e si devono effettuare i test sulla coagulazione.

Sono stati riportati sintomi da sospensione che si sono verificati nei neonati di madri trattate con acido valproico.

Il trattamento con acido valproico durante la gravidanza non deve essere interrotto senza il parere di un medico, poiché una interruzione improvvisa del trattamento oppure una riduzione non controllata della dose possono causare crisi epilettiche nelle donne in gravidanza, che potrebbero nuocere alla madre e/o al feto.

Episodi maniacali nel disturbo bipolare:

Questo medicinale non deve essere utilizzato durante la gravidanza e nelle donne in età fertile se non in caso di stretta necessità (cioè in situazioni nelle quali gli altri trattamenti si siano rivelati inefficaci o non tollerati). Le donne in età fertile devono adottare metodi contraccettivi efficaci durante il trattamento.

L’acido valproico viene escreto nel latte materno. Tuttavia, poiché sono stati riscontrati livelli molto bassi, non c’è generalmente nessun rischio per il bambino e di solito non è necessario lo svezzamento.

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Conservazione

Il medicinale non richiede alcuna particolare condizione di conservazione

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Questo farmaco disponibile in altre 2 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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