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ALTRI ANTINEOPLASTICI

IRINOTECAN CRI

1FL 2ML 20MG/ML

CRINOS SpA

Descrizione prodotto

IRINOTECAN CRI*1FL 2ML 20MG/ML

Principio attivo

IRINOTECAN CLORIDRATO TRIIDRATO

Forma farmaceutica

PREPARAZIONE INIETTABILE

ATC livello 3

ALTRI ANTINEOPLASTICI

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

50.70


Codice ATC livello 5:
L01XX19

Codice AIC:
39382015


Non contiene glutine
Non contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

IRINOTECAN CRINOS è indicato per il trattamento di pazienti con tumore del colon-retto in stadio avanzato

• in associazione con acido folinico e 5-fluorouracile in pazienti senza chemioterapia pregressa per malattia in stadio avanzato;

• in monoterapia in pazienti che non hanno risposto ad uno schema terapeutico con 5-fluorouracile;

• irinotecan in associazione con cetuximab è indicato per il trattamento di pazienti con tumore del colon-retto metastatico che esprime il recettore per il fattore di crescita epidermica (EGFR) dopo fallimento della terapia citotossica a base di irinotecan;

• irinotecan in associazione con 5-fluorouracile, acido folinico e bevacizumab è indicato per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma metastatico del colon o del retto.

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Composizione

Un ml di concentrato contiene 20 mg di irinotecan cloridrato triidrato equivalente a 17,33 mg/ml di irinotecan.

Ogni flaconcino da 2 ml o 5 ml di IRINOTECAN CRINOS contiene 40 mg o 100 mg, rispettivamente, di irinotecan cloridrato triidrato.

Eccipienti:

Sorbitolo E420

I flaconcino da 2 ml di IRINOTECAN CRINOS contengono 90 mg di sorbitolo.

I flaconcino da 5 ml di IRINOTECAN CRINOS contengono 225 mg di sorbitolo.

Sodio

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Sorbitolo E420

acido lattico

acido cloridrico e sodio idrossido E524 (per regolare il pH a 3.5)

Acqua per preparazioni iniettabili.

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Controindicazioni

• Malattia intestinale infiammatoria cronica e/o ostruzione intestinale (vedere paragrafo 4.4).

• Episodi passati di grave ipersensibilità verso l’irinotecan cloridrato triidrato o ad uno qualsiasi degli eccipienti.

• Gravidanza ed allattamento (vedere paragrafi 4.4 e 4.6).

• Bilirubina 3 volte > ULN (vedere paragrafo 4.4).

• Grave insufficienza del midollo osseo.

• Grado di performance > 2 secondo l’OMS.

• Uso concomitante dell’erba di San Giovanni (vedere paragrafo 4.5)

Per altre controindicazioni del cetuximab o del bevacizumab, fare riferimento al foglio illustrativo di questi medicinali.

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Posologia

Solo per adulti. Dopo essere stata diluita, la soluzione per infusione IRINOTECAN CRINOS deve essere infusa in una vena centrale o periferica.

Dose raccomandata:

In monoterapia (per pazienti già trattati in precedenza):

La posologia raccomandata di irinotecan cloridrato triidrato è 350 mg/m² da somministrare ogni tre settimane sotto forma di infusione endovenosa della durata di 30-90 minuti (vedere il successivo “Metodo di somministrazione” e i paragrafi 4.4 e 6.6).

In terapia di associazione (per pazienti non trattati in precedenza):

La sicurezza e l’efficacia dell’irinotecan in associazione con 5-fluorouracile (5FU) e acido folinico (FA) sono state valutate con la seguente posologia (vedere paragrafo 5.1):

• Irinotecan più 5FU/FA ogni 2 settimane

La dose raccomandata di irinotecan cloridrato triidrato è 180 mg/m² superficie corporea da somministrare ogni 2 settimane sotto forma di infusione endovenosa per 30-90 minuti, seguita da un’infusione di acido folinico e 5-fluorouracile.

Per la posologia ed il metodo di somministrazione del cetuximab concomitante, fare riferimento al foglio illustrativo di questo medicinale.

Normalmente, si usa la stessa dose di irinotecan che si era somministrata negli ultimi cicli del precedente trattamento a base di irinotecan. Non si deve somministrare l’irinotecan prima che sia trascorsa 1 ora dal termine dell’infusione del cetuximab.

Per la posologia ed il metodo di somministrazione del bevacizumab, fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto relativo a questo medicinale.

Regolazione della dose:

L’irinotecan si deve somministrare dopo appropriata riduzione di tutti gli eventi avversi al grado 0 o 1 secondo la classificazione NCI-CTC (National Cancer Institute Common Toxicity Criteria = Comuni criteri di tossicità dell’Istituto Oncologico Nazionale) e quando la diarrea legata al trattamento si sia completamente risolta.

All’inizio della successiva infusione del trattamento, la dose di IRINOTECAN CRINOS, e quella di 5FU quando applicabile, si devono ridurre in base al grado più alto (il peggiore) di eventi avversi osservato nell’infusione precedente. Si deve posporre il trattamento di 1 o 2 settimane in modo da consentire la remissione di tutti gli eventi avversi legati al trattamento.

Si deve effettuare una riduzione della dose del 15-20% dell’irinotecan cloridrato triidrato e/o del 5FU quando applicabile con i seguenti eventi avversi:

• tossicità ematologica (neutropenia di grado 4, neutropenia febbrile (neutropenia di grado 3-4 e febbre di grado 2-4), trombocitopenia e leucopenia (grado 4),

• tossicità non ematologica (grado 3-4).

Si devono seguire le raccomandazioni per le modifiche della dose di cetuximab specificate sul foglio illustrativo di questo medicinale quando questo farmaco viene somministrato in associazione con irinotecan.

Fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto per il bevacizumab se vengono effettuate modifiche del dosaggio di bevacizumab quando questo farmaco viene somministrato in associazione con Irinotecan/5FU/FA.

Durata del trattamento:

Il trattamento con irinotecan si deve continuare fino a quando non si osserva un’oggettiva progressione della malattia o una tossicità inaccettabile.

Popolazioni speciali:

Pazienti con ridotta funzionalità epatica:

In monoterapia: la dose iniziale di IRINOTECAN CRINOS viene stabilita in base ai livelli ematici di bilirubina (fino a 3 volte il limite superiore del normale range (ULN)) nei pazienti con grado di performance 2. In questi pazienti con iperbilirubinemia e tempo di protrombina superiore al 50%, la clearance dell’irinotecan è minore (vedere paragrafo 5.2) e conseguentemente il rischio di emotossicità è più elevato. Pertanto, in questa popolazione di pazienti, si deve effettuare un monitoraggio settimanale completo dei valori ematici.

• Nei pazienti con bilirubina 1,5 volte > ULN, il dosaggio raccomandato di irinotecan cloridrato triidrato è 350 mg/m².

• Nei pazienti con bilirubina da 1,5 a 3 volte > ULN il dosaggio raccomandato di irinotecan cloridrato triidrato è 200 mg/m²

• I pazienti con bilirubina più di 3 volte > ULN non devono essere trattati con irinotecan (vedere paragrafo 4.3 e paragrafo 4.4).

Non sono disponibili dati relativi a pazienti con alterazione epatica trattati con irinotecan in associazione.

Pazienti con compromissione della funzionalità renale:

Non si raccomanda l’uso di irinotecan in pazienti con ridotta funzionalità renale, poiché non sono stati condotti studi in questo tipo di popolazione (vedere paragrafi 4.4 e 5.2).

Pazienti anziani:

Non sono stati effettuati studi farmacocinetici specifici sugli anziani. Comunque, la dose in questi pazienti deve essere scelta con attenzione, a causa della più alta frequenza di una diminuzione delle funzioni biologiche in questa popolazione. Questi pazienti richiedono pertanto una sorveglianza più intensa (vedere paragrafo 4.4).

Bambini

Irinotecan non deve essere somministrato ai bambini.

Metodo di somministrazione

Irinotecan è citotossico; per informazioni sulla diluizione, e le speciali precauzioni da seguire per l’eliminazione del farmaco ed altri tipi di manipolazione vedere paragrafo 6.6.

IRINOTECAN CRINOS non deve essere somministrato in bolo endovenoso o come infusione endovenosa per un periodo inferiore a 30 minuti o superiore ai 90 minuti.

Durata del trattamento

Il trattamento con irinotecan si deve continuare fino a quando non si osserva un’oggettiva progressione della malattia o una tossicità inaccettabile.

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Avvertenze e precauzioni

L’uso di IRINOTECAN CRINOS deve essere limitato ad unità specializzate nella somministrazione di chemioterapia citotossica e deve essere somministrato solo sotto la direzione di un medico qualificato per l’uso della chemioterapia antitumorale.

Data la natura e l’incidenza di eventi avversi, IRINOTECAN CRINOS deve essere prescritto nei seguenti casi solo quando i previsti benefici vengano considerati superiori ai possibili rischi terapeutici:

• in pazienti che presentano un fattore di rischio, in particolare quelli con un grado di performance = 2 secondo l’OMS.

• nei rarissimi casi in cui si ritenga probabile che i pazienti non rispetteranno le raccomandazioni relative alla gestione degli eventi avversi (necessità di un immediato e prolungato trattamento contro la diarrea associato ad un’elevata assunzione di liquidi alla comparsa di diarrea ritardata). Per questi pazienti si raccomanda uno stretto controllo ospedaliero.

Quando si utilizza IRINOTECAN CRINOS in monoterapia, lo si prescrive solitamente con una posologia che ne prevede l’infusione ogni 3 settimane. Tuttavia, si può prendere in considerazione un’infusione settimanale (vedere paragrafo 5.1) nei pazienti che hanno bisogno di un follow-up più ravvicinato o che sono particolarmente a rischio di grave neutropenia.

Diarrea ritardata

I pazienti devono essere consapevoli del rischio di una diarrea ritardata, che compare cioè a distanza di più di 24 ore dalla somministrazione di irinotecan ed in un momento qualsiasi prima del ciclo successivo. In monoterapia, il tempo medio di comparsa delle prime feci liquide era il quinto giorno dopo l’infusione di irinotecan cloridrato triidrato. I pazienti devono informare immediatamente il proprio medico della sua comparsa in modo da iniziare tempestivamente la terapia appropriata.

I pazienti con un rischio più elevato di diarrea sono quelli che si sono sottoposti in precedenza ad una radioterapia pelvica/addominale, quelli con una iperleucocitosi basale, quelli con un grado di performance ≥ 2 e le donne. Se non viene propriamente trattata, la diarrea può comportare pericolo di morte, soprattutto se i pazienti hanno una neutropenia concomitante.

Non appena compaiono le prime feci liquide, il paziente deve iniziare a bere grandi quantità di bevande che contengono elettroliti e deve iniziare immediatamente un’appropriata terapia contro la diarrea. Questo trattamento antidiarroico deve essere prescritto dal reparto dove è stato somministrato l’irinotecan cloridrato triidrato. Dopo essere stato dimesso dall’ospedale, il paziente deve procurarsi i medicinali che gli sono stati prescritti, in modo da potere trattare la diarrea non appena questa compare. Inoltre, deve informare il proprio medico o il reparto che somministra l’irinotecan cloridrato triidrato quando e se la diarrea compare.

Il trattamento antidiarroico attualmente raccomandato consiste in alte dosi di loperamide (4 mg per la prima assunzione e poi 2 mg ogni 2 ore). Questa terapia deve continuare per 12 ore dopo le ultime feci liquide e non deve essere modificata. In nessun caso si deve somministrare loperamide per più di 48 ore consecutive a queste dosi, a causa del rischio di ileo paralitico, e non per meno di 12 ore.

Oltre al trattamento antidiarroico si deve somministrare un antibiotico a ampio spettro profilattico, quando la diarrea è associata a grave neutropenia (conta dei neutrofili < 500 cellule/mm³).

Oltre al trattamento antibiotico, è consigliato il ricovero ospedaliero per il trattamento della diarrea nei seguenti casi:

- Diarrea associata a febbre,

- Grave diarrea (che richiede idratazione endovenosa),

- Diarrea che continua per più di 48 ore dopo l’inizio della terapia con loperamide ad alte dosi.

Non si deve somministrare loperamide come terapia profilattica, anche in pazienti che hanno avuto diarrea ritardata nei cicli precedenti.

Nei pazienti che hanno avuto grave diarrea, si raccomanda di ridurre la dose nei cicli successivi (vedere paragrafo 4.2).

Ematologia

Si consiglia un monitoraggio settimanale completo dei valori ematici durante il trattamento con irinotecan. I pazienti devono essere a conoscenza del rischio di neutropenia e dell’importanza della febbre. La neutropenia febbrile (temperatura >38°C e conta dei neutrofili ≤ 1000 cellule/mm³) deve essere trattata con urgenza in ospedale con antibiotici endovenosi a largo spettro.

Nei pazienti che hanno avuto eventi ematologici gravi, si raccomanda una riduzione della dose per le successive somministrazioni (vedere paragrafo 4.2).

Nei pazienti con grave diarrea esiste un maggior rischio di infezioni e tossicità ematologica. In tali pazienti si deve eseguire un esame emocromocitometrico.

Compromissione della funzionalità epatica

Si devono eseguire i test della funzionalità epatica al basale e prima di ciascun ciclo.

Si deve effettuare il monitoraggio settimanale di tutti i valori ematici nei pazienti con bilirubina da 1,5 a 3 volte > ULN, a causa della ridotta clearance dell’irinotecan (vedere paragrafo 5.2) ed un conseguente rischio più elevato di emotossicità. Non si deve somministrare irinotecan a pazienti con bilirubina 3 volte > ULN (vedere paragrafo 4.3).

Nausea e vomito

Si raccomanda un trattamento profilattico con antiemetici prima di ciascun trattamento con irinotecan. Nausea e vomito sono stati segnalati di frequente. I pazienti con vomito associato a diarrea ritardata devono essere ricoverati al più presto per il trattamento.

Sindrome colinergica acuta

In caso di comparsa di sindrome colinergica acuta (definita come diarrea precoce e vari altri sintomi quali sudorazione, crampi addominali, lacrimazione, miosi e salivazione), si deve somministrare atropina solfato (250 mcg per via sottocutanea) tranne quando clinicamente controindicato (vedere paragrafo 4.8). Cautela va prestata anche in pazienti con asma. Nei pazienti con sindrome colinergica acuta e grave, si raccomanda l’uso profilattico di atropina solfato con le successive dosi di irinotecan.

Disturbi respiratori

La polmonite interstiziale che si presenta sotto forma di infiltrati polmonari è poco comune durante la terapia con irinotecan. La polmonite interstiziale può essere mortale. I fattori di rischio che si possono associare allo sviluppo di polmonite interstiziale comprendono l’uso di farmaci pneumotossici, la radioterapia e i fattori di crescita. I pazienti con fattori di rischio devono essere tenuti sotto stretto controllo per i sintomi respiratori prima e durante la terapia con irinotecan.

Pazienti anziani

Considerata la maggiore frequenza della riduzione delle funzioni biologiche dei pazienti anziani, in particolare la funzionalità epatica, in questa popolazione la dose di IRINOTECAN CRINOS deve essere scelta con grande cautela (vedere paragrafo 4.2).

Pazienti con ostruzione intestinale

I pazienti non devono essere trattati con IRINOTECAN CRINOS finché la loro ostruzione intestinale non si sia risolta (vedere paragrafo 4.3).

Pazienti con compromissione della funzionalità renale

Non sono stati condotti studi in questa popolazione (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).

Pazienti con ridotta attività UGT1A1

La glucuronoconiugazione è una via metabolica per inattivare il metabolita attivo di irinotecan SN-38 nel glucuroconiugato inattivo SN-38 (SN-38G) tramite l'enzima uridina difosfato-glucuronosil transferasi 1A1 (UGT1A1). L’attività dell’UGT1A1 è ridotta nei soggetti con polimorfismo UGT1A1*28 o carenza congenita di UGT1A1 (sindrome di Crigler-Najjar di tipo 1 e tipo 2). SN-38 viene metabolizzato nel glucuronoconiugato inattivo SN-38 (SM-38G) tramite UGT. I dati derivanti da una meta analisi indicano che i soggetti con una carenza congenita di UGT1A1 (sindrome di Crigler-Najjar di tipo 1 e tipo 2) oppure i soggetti omozigoti per l'allele UGT1A1*28 (sindrome di Gilbert) sono maggiormente a rischio per tossicità ematologica (di grado III-IV) dovuta a irinotecan quando somministrato in dosi da moderate a alte (> 150 mg/m²). La relazione tra il genotipo UGT1A1 e la comparsa di diarrea indotta da irinotecan non è chiara. Irinotecan 20 mg/ml dovrà essere somministrato a pazienti omozigoti per il polimorfismo UGT1A1*28 al dosaggio iniziale standard. Tuttavia, a causa della relazione tra il genotipo e la tossicità ematologica, è necessario che i soggetti omozigoti per UGT1A1*28 siano strettamente monitorati per tossicità ematologica. La comparsa di un’inaccettabile tossicità ematologica in corso di un trattamento precedente deve far prendere in considerazione l’impiego di una dose ridotta in questi pazienti. Non si conosce la precisa riduzione posologica da applicare in questa popolazione di pazienti e le successive modificazioni posologiche dovranno essere effettuate in base alla tolleranza individuale del paziente al trattamento.

Altri

Poiché IRINOTECAN CRINOS contiene sorbitolo, un suo uso nei pazienti con intolleranza ereditaria al fruttosio non è raccomandato.

Sono stati osservati casi di insufficienza renale, ipotensione o insufficienza circolatoria in pazienti che hanno avuto episodi di disidratazione associata a diarrea e/o vomito o sepsi.

Durante la terapia e per almeno tre mesi dopo la cessazione della stessa, si devono prendere misure anticoncezionali.

La concomitante somministrazione di irinotecan e di un forte inibitore (per es. ketoconazolo) o un induttore (per es. rifampicina, carbamazepina, fenobarbitale, fenitoina, erba di San Giovanni) di CYP3A4 può alterare il metabolismo dell’irinotecan e deve pertanto essere evitata (vedere paragrafo 4.5).

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Interazioni

Non si può escludere un’interazione fra irinotecan e bloccanti neuromuscolari. Dato che l’irinotecan possiede un’attività anticolinesterasica, i farmaci anticolinesterasici possono prolungare gli effetti di blocco neuromuscolare del suxametonio, ed il blocco neuromuscolare dei farmaci non depolarizzanti può venire contrastato.

Diversi studi hanno dimostrato che la contemporanea somministrazione di farmaci anticonvulsivanti che inducono CYP3A (come la carbamazepina, il fenobarbitale o la fenitoina) comporta una ridotta esposizione all’irinotecan, all’SN-38 ed all’SN-38 glucuronoconiugato e ridotti effetti farmacodinamici. Gli effetti di questi farmaci anticonvulsivanti era riflesso da una diminuzione del 50% o più dell’AUC dell’SN-38 e dell’SN-38G. Oltre all’induzione degli enzimi del citocromo P450 3A, anche l’aumento di glucuronoconiugazione e l’aumento di escrezione biliare possono svolgere un ruolo nel ridurre l’esposizione all’irinotecan ed ai suoi metaboliti.

Uno studio ha dimostrato che la concomitante somministrazione di ketoconazolo portava ad una diminuzione dell’87% dell’AUC dell’APC ed un aumento del 109% dell’AUC dell’SN-38 rispetto all’irinotecan in monoterapia.

Una particolare attenzione deve essere prestata ai pazienti che assumono contemporaneamente farmaci che notoriamente inibiscono (per es. il ketoconazolo) o inducono (per es. la rifampicina, la carbamazepina, il fenobarbitale o la fenitoina) il metabolismo del farmaco attraverso il citocromo P450 3A4. La somministrazione contemporanea di irinotecan e di un inibitore/induttore di questa via metabolica può alterare il metabolismo dell’irinotecan e si deve pertanto evitare (vedere paragrafo 4.4).

In un piccolo studio di farmacocinetica (n=5), nel quale venivano somministrati contemporaneamente irinotecan alla dose di 350 mg/m² ed erba di San Giovanni (Hypericum perforatum) 900 mg, si è osservata una riduzione del 42% delle concentrazioni plasmatiche del metabolita attivo dell’irinotecan SN-38.

L’erba di San Giovanni diminuisce i livelli plasmatici dell’SN-38. Pertanto, non si deve somministrare l’erba di San Giovanni in concomitanza con l’irinotecan (vedere paragrafo 4.3).

La contemporanea somministrazione di 5-fluorouracile/acido folinico in uno schema terapeutico di associazione non altera la farmacocinetica dell’irinotecan.

Non vi sono evidenze che il profilo di sicurezza dell’irinotecan sia influenzato dal cetuximab o viceversa.

In uno studio, le concentrazioni di irinotecan nei pazienti che ricevevano irinotecan /5FU/FA e quelli che ricevevano irinotecan /5FU/FA in associazione con bevacizumab erano simili. Le concentrazioni di SN-38, il metabolita attivo dell’irinotecan, sono state analizzate in una sottoserie di pazienti (circa 30 per braccio di Tali concentrazioni erano mediamente più alte del 33% nei pazienti che ricevevano irinotecan /5FU/FA in associazione con bevacizumab rispetto a quelle osservate nei pazienti che ricevevano solo irinotecan /5FU/FA. In considerazione dell’alta variabilità inter-pazienti e al limitato numero di campioni, non si sa se l’aumento dei livelli di SN-38 osservato fosse dovuto al bevacizumab. Vi è stato un lieve aumento di due eventi avversi: diarrea e leucopenia. Sono state segnalate più riduzioni di dose di irinotecan per i pazienti che ricevevano irinotecan /5FU/FA in associazione con bevacizumab.

Per i pazienti che sviluppano grave diarrea, leucopenia, o neutropenia con l’associazione di bevacizumab ed irinotecan si devono effettuare modifiche della dose come specificato nel paragrafo 4.2 Posologia e metodo di somministrazione.

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Effetti indesiderati

Sono stati usati i seguenti parametri di frequenza:

Molto comune (≥ 1/10)

Comune (≥ 1/100, <1/10)

Non comune (≥ 1/1.000, <1/100)

Raro (≥ 1/10.000, <1/1.000)

Molto raro (< 1/10.000)

Non nota (non può essere valutata sulla base dei dati disponibili).

Gli effetti indesiderati specificati nel presente paragrafo riguardano l’irinotecan. Non vi sono evidenze che il profilo di sicurezza dell’irinotecan sia influenzato dal cetuximab o viceversa. In associazione con il cetuximab, ulteriori effetti indesiderati segnalati sono quelli previsti con l’uso del cetuximab (come l’eruzione acneiforme 88%). Fare quindi riferimento alle informazioni relative a cetuximab.

Per informazioni sulle reazioni avverse in associazione con il bevacizumab, fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto del bevacizumab.

Le seguenti reazioni avverse considerate come la possibile o probabile conseguenza della somministrazione di irinotecan cloridrato triidrato sono state segnalate da 765 pazienti alla dose raccomandata di 350 mg/m² in monoterapia, e da 145 pazienti trattati con irinotecan cloridrato triidrato in terapia di associazione con 5FU/FA con lo schema posologico bisettimanale alla dose raccomandata di 180 mg/m².

Patologie gastrointestinali

Diarrea ritardata

La diarrea (che compare a distanza di più di 24 ore dalla somministrazione del farmaco) è una tossicità dose-limitante di IRINOTECAN CRINOS.

In monoterapia:

Molto comune: è stata osservata grave diarrea nel 20% dei pazienti che seguono le raccomandazioni per il trattamento della diarrea. Dei cicli valutabili, il 14% presenta diarrea grave. Il tempo medio di comparsa delle prime feci liquide era il quinto giorno dopo l’infusione dell’irinotecan cloridrato triidrato.

Terapia di associazione:

Molto comune: è stata osservata grave diarrea nel 13.1% dei pazienti che seguono le raccomandazioni per il trattamento della diarrea. Dei cicli valutabili, il 3.9% presenta diarrea grave.

Non comune: sono stati segnalati casi di colite pseudomembranosa, di cui uno è stato documentato a livello batteriologico (Clostridium difficile).

Nausea e vomito

In monoterapia:

Molto comune: nausea e vomito erano gravi nel 10% circa dei pazienti trattati con antiemetici.

Terapia di associazione:

Comune: è stata osservata un’incidenza più bassa di grave nausea e vomito (2,1% e 2,8% dei pazienti, rispettivamente).

Disidratazione

Comune: episodi di disidratazione associata a diarrea e/o vomito.

Non comune: sono stati osservati casi di insufficienza renale, ipotensione o insufficienza cardiocircolatoria in pazienti che hanno avuto episodi di disidratazione associata a diarrea e/o vomito.

Altre patologie gastrointestinali

Comune: è stata osservata costipazione legata all’irinotecan e/o al loperamide con le seguenti percentuali:

in monoterapia: meno del 10% dei pazienti

in terapia di associazione: il 3.4% dei pazienti

Non comune: ostruzione intestinale, ileo o emorragia gastrointestinale

Raro: colite, inclusa la tiflite, colite ischemica e ulcerativa e perforazione intestinale.

Casi di pancreatite sintomatica o asintomatica sono stati associati alla terapia con irinotecan.

Patologie del sistema emolinfopoietico

La neutropenia è un effetto tossico dose-limitante, reversibile e non cumulativo. In media il nadir era a 8 giorni sia che il farmaco venisse usato in monoterapia che in terapia di associazione.

In monoterapia:

Molto comune:è stata osservata neutropenia nel 78,7% dei pazienti, in forma grave (conta dei neutrofili <500 cellule/mm³) nel 22,6% dei pazienti. Dei cicli valutabili, il 18% aveva una conta dei neutrofili inferiore a 1000 cellule/mm³, incluso un 7,6% con conta dei neutrofili <500 cellule/mm³. La remissione completa è stata in genere raggiunta il giorno 22.

È stata segnalata anemia nel 58,7% circa dei pazienti (8% con emoglobina <80 g/l e 0,9% con emoglobina <65 g/l).

Comune: febbre associata a grave neutropenia è stata segnalata nel 6,2% dei pazienti e nell'1,7% dei cicli.

Si sono verificati episodi infettivi nel 10,3% circa dei pazienti (2,5% dei cicli), che erano associati a grave neutropenia nel 5,3% dei pazienti circa (1,1% dei cicli) e che hanno portato al decesso in 2 casi.

È stata osservata trombocitopenia (< 100.000 cellule/mm³) nel 7,4% dei pazienti e nell’1,8% dei cicli, con 0,9% con conte piastriniche ≤ 50.000 cellule/mm³ e 0,2% dei cicli.

Quasi tutti i pazienti hanno mostrato remissione il giorno 22.

Terapia di associazione:

Molto comune: è stata osservata neutropenia nel 82,5% dei pazienti, in forma grave (conta dei neutrofili <500 cellule/mm³) nel 9,8% dei pazienti.

Dei cicli valutabili, il 67,3% aveva una conta dei neutrofili inferiore a 1000 cellule/mm³, incluso un 2,7% con conta dei neutrofili < 500 cellule/mm³. La remissione completa è stata in genere raggiunta in 7-8 giorni.

È stata segnalata anemia nel 97,2% dei pazienti (2,1 % con emoglobina < 80 g/l).

È stata osservata trombocitopenia (<100.000 cellule/mm³) nel 32,6% dei pazienti e nel 21,8% dei cicli. Non è stato osservato alcun caso di trombocitopenia grave (<50.000 cellule/mm³).

È stato segnalato un caso di trombocitopenia periferica con anticorpi antipiastrinici.

Comune: febbre associata a grave neutropenia è stata segnalata nel 3,4% dei pazienti e nello 0,9% dei cicli.

Si sono verificati episodi infettivi in circa il 2% dei pazienti (0,5% dei cicli), che in circa il 2,1 dei pazienti (0,5% dei cicli) sono stati associati a grave neutropenia, con conseguente morte in 1 caso.

Infezioni e infestazioni

Non comune: sono state osservate insufficienza renale, ipotensione o insufficienza cardiocircolatoria in pazienti che hanno avuto sepsi.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Sindrome colinergica acuta

Comune: è stata osservata grave sindrome colinergica acuta nel 9% dei pazienti trattati in monoterapia e nell’1,4% dei pazienti trattati in terapia di associazione. I sintomi principali erano diarrea precoce e svariati altri sintomi quali dolore addominale, congiuntivite, rinite, ipotensione, vasodilatazione, sudorazione, brividi, malessere, vertigini, disturbi della vista, miosi, lacrimazione ed aumento della salivazione che comparivano durante o entro le 24 ore successive all’infusione di irinotecan cloridrato triidrato. Questi sintomi scompaiono in seguito a somministrazione di atropina (vedere paragrafo 4.4).

L’astenia era grave in meno del 10% dei pazienti trattati in monoterapia e nel 6,2% dei pazienti trattati in terapia di associazione. Non è stato stabilito un chiaro rapporto causale con l’irinotecan. È comparsa febbre in assenza di infezione e senza grave neutropenia concomitante nel 12% dei pazienti trattati in monoterapia e nel 6,2% dei pazienti trattati in terapia di associazione.

Non comune: sono state occasionalmente segnalate lievi reazioni nella sede di infusione.

Patologie cardiache

Raro: ipertensione durante o dopo l’infusione.

Patologie dell’apparato respiratorio, toraciche e mediastiniche

Non comune: polmonite interstiziale che si presenta sotto forma di infiltrati polmonari. Sono stati segnalati effetti precoci come la dispnea (vedere paragrafo 4.4).

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Molto comune: alopecia reversibile.

Non comune: lievi reazioni cutanee.

Disturbi del sistema immunitario

Non comune: lievi reazioni allergiche

Raro: reazioni anafilattiche/anafilattoidi.

Patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo

Raro: sono stati segnalati effetti precoci quali contrazioni o crampi muscolari e parestesia.

Indagini diagnostiche

Molto comune: nella terapia di associazione sono stati osservati livelli sierici transitori (grado 1 e 2) di ALT (alanina amino transferasi), AST (aspartato amino transferasi), fosfatasi alcalina o bilirubina nel 15%, 11%, 11% e 10% dei pazienti, rispettivamente, in assenza di metastasi epatica progressiva. Livelli transitori di grado 3 sono stati osservati nello 0%, 0%, 0% e 1% dei pazienti, rispettivamente. Non è stato osservato nessun grado 4.

Comune: in monoterapia, sono stati osservati aumenti transitori e da lievi a moderati dei livelli sierici di transaminasi, fosfatasi alcalina o bilirubina nel 9,2%, 8,1% e 1,8% dei pazienti, rispettivamente, in assenza di metastasi epatica progressiva. Aumenti transitori e da lievi a moderati dei livelli sierici di creatinina sono stati osservati nel 7,3% dei pazienti.

Raro: ipokaliemia e iponatremia, legate per lo più a diarrea e vomito.

Molto raro: aumenti di amilasi e/o lipasi.

Patologie del sistema nervoso

Molto raro: transitori disturbi del linguaggio associati all’infusione di irinotecan.

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza:

Non ci sono informazioni sull’uso di irinotecan in donne gravide È stato dimostrato in studi su ratti e conigli che l’irinotecan è embriotossico, fetotossico e teratogeno (vedere paragrafo 5.3). Pertanto non si deve utilizzare irinotecan durante la gravidanza (vedere paragrafo 4.3 e paragrafo 4.4).

Donne in età fertile:

Le donne in età fertile che assumono irinotecan devono essere avvertite di evitare un’eventuale gravidanza, e di avvertire immediatamente il proprio medico qualora restassero comunque gravide (vedere paragrafo 4.3 e paragrafo 4.4).

Allattamento:

14C-irinotecan è stato rilevato nel latte di ratte che allattavano. Non si sa se l’irinotecan viene escreto anche nel latte umano, e di conseguenza, in considerazione delle possibili reazioni avverse nei neonati allattati al seno, l’allattamento al seno deve essere sospeso per l’intera durata della terapia con irinotecan (vedere paragrafo 4.3).

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Conservazione

Conservare i flaconcini di IRINOTECAN CRINOS concentrato per soluzione per infusione nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce.

Non congelare.

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Questo farmaco disponibile in altre 2 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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