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ALCALOIDI DERIVATI DA PIANTE ED ALTRI PRODOTTI NATURALI

PACLITAXEL KABI

1FL 30MG/5ML

FRESENIUS KABI ITALIA Srl

Descrizione prodotto

PACLITAXEL KABI*1FL 30MG/5ML

Principio attivo

PACLITAXEL

Forma farmaceutica

PREPARAZIONE INIETTABILE

ATC livello 3

ALCALOIDI DERIVATI DA PIANTE ED ALTRI PRODOTTI NATURALI

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

125.46


Codice ATC livello 5:
L01CD01

Codice AIC:
39405016


Non contiene glutine
Non contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Carcinoma ovarico: nella chemioterapia di prima linea del carcinoma ovarico, Paclitaxel Kabi è indicato per il trattamento di pazienti con carcinoma dell’ovaio in stadio avanzato o malattia residua (>1 cm) dopo laparotomia iniziale, in associazione con cisplatino.

Nella chemioterapia di seconda linea del carcinoma ovarico, Paclitaxel Kabi è indicato per il trattamento del carcinoma metastatico dell’ovaio dopo l’insuccesso della terapia standard comprendente platino.

Carcinoma della mammella: nel contesto della terapia adiuvante, Paclitaxel Kabi è indicato per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario con linfonodi positivi, a seguito di terapia con antracicline e ciclofosfamide (AC). Il trattamento adiuvante con Paclitaxel Kabi deve essere considerato come un’alternativa alla terapia AC prolungata.

Paclitaxel Kabi è indicato per il trattamento iniziale del carcinoma della mammella localmente avanzato o metastatico, in associazione con un’antraciclina, nei pazienti per cui è adatta una terapia con antracicline, oppure in associazione con trastuzumab, nei pazienti con iperespressione del recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER-2) di livello 3+ all’esame immunoistochimico e per i quali il trattamento con antracicline non è appropriato (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).

In monoterapia, Paclitaxel Kabi è indicato per il trattamento del carcinoma metastatico della mammella nei pazienti che non hanno risposto o che non sono candidati alla terapia standard contenente antracicline.

Carcinoma del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato: Paclitaxel Kabi, in associazione con cisplatino, è indicato per il trattamento del carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC), in pazienti non candidati a intervento chirurgico potenzialmente curativo e/o a terapia radiante.

Sarcoma di Kaposi correlato all’AIDS: Paclitaxel Kabi è indicato per il trattamento di pazienti con sarcoma di Kaposi (KS) correlato all’AIDS in stadio avanzato che non hanno risposto alla terapia precedente con antracicline liposomiali.

I dati di efficacia a sostegno di questa indicazione sono limitati; un riepilogo dei relativi studi è riportato al paragrafo 5.1.

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Composizione

Ogni flaconcino contiene 6 mg di paclitaxel per 1 ml di concentrato per soluzione per infusione.

Un flaconcino contiene 5 ml di paclitaxel (corrispondenti a 30 mg di paclitaxel).

Un flaconcino contiene 16,7 ml di paclitaxel (corrispondenti a 100 mg di paclitaxel).

Un flaconcino contiene 50 ml di paclitaxel (corrispondenti a 300 mg di paclitaxel).

Eccipienti

Etanolo anidro, 393 mg/ml [49,7% (v/v)]

Macrogolglicerolo ricinoleato, 530 mg/ml

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Etanolo anidro (vedere paragrafo 4.4).

Macrogolglicerolo ricinoleato (vedere paragrafo 4.4)

Acido citrico anidro (per l’aggiustamento del pH)

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Controindicazioni

Paclitaxel Kabi è controindicato in pazienti con grave ipersensibilità al paclitaxel o ad uno qualsiasi degli eccipienti, in particolare al macrogolglicerolo ricinoleato (vedere paragrafo 4.4).

Il paclitaxel non deve essere usato in pazienti con una conta dei neutrofili al basale <1,5*109/l (<1,0*109/l per i pazienti con sarcoma di Kaposi).

Paclitaxel Kabi è controindicato durante l’allattamento (vedere paragrafo 4.6).

Nel sarcoma di Kaposi, Paclitaxel Kabi è controindicato anche nei pazienti con infezioni concomitanti, gravi e incontrollate.

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Posologia

Prima della somministrazione di Paclitaxel Kabi, tutti i pazienti devono essere premedicati con corticosteroidi, antistaminici e H2-antagonisti, ad es.:

Paclitaxel concentrato per soluzione per infusione deve essere diluito prima dell’uso (vedere paragrafo 6.6) e deve essere somministrato esclusivamente per via endovenosa.

Farmaco Dose Somministrazione prima di Paclitaxel Kabi
Desametasone 20 mg os* o e.v. Per somministrazione orale: circa 12 e 6 ore oppure per somministrazione e.v.: da 30 a 60 minuti
Difenidramina** 50 mg e.v. da 30 a 60 minuti
Cimetidina o Ranitidina 300 mg e.v. 50 mg e.v. da 30 a 60 minuti

* 8 - 20 mg per pazienti con sarcoma di Kaposi

** oppure un antistaminico equivalente, ad es. clorfeniramina

Paclitaxel Kabi deve essere somministrato mediante un filtro in linea con membrana microporosa ≤0,22 mcm (vedere paragrafo 6.6).

Chemioterapia di prima linea del carcinoma ovarico: sebbene siano in corso di sperimentazione altri regimi posologici, si raccomanda un regime di associazione costituito da Paclitaxel Kabi e cisplatino. In base alla durata dell’infusione, sono raccomandate due dosi di Paclitaxel Kabi: Paclitaxel Kabi 175 mg/m² somministrato per via endovenosa nell’arco di 3 ore, seguito da cisplatino alla dose di 75 mg/m² ogni tre settimane, oppure Paclitaxel Kabi 135 mg/m², somministrato in infusione di 24 ore, seguito da cisplatino 75 mg/m², con un intervallo di 3 settimane tra un ciclo e l’altro (vedere paragrafo 5.1).

Chemioterapia di seconda linea del carcinoma ovarico: la dose raccomandata di Paclitaxel Kabi è 175 mg/m², somministrata nell’arco di 3 ore, con un intervallo di 3 settimane tra un ciclo e l’altro.

Chemioterapia adiuvante nel carcinoma della mammella: la dose raccomandata di Paclitaxel Kabi è 175 mg/m², somministrata nell’arco di 3 ore, ogni 3 settimane per quattro cicli, dopo la terapia AC.

Chemioterapia di prima linea del carcinoma della mammella: se usato in associazione con doxorubicina (50 mg/m²), Paclitaxel Kabi deve essere somministrato 24 ore dopo la doxorubicina. La dose raccomandata di Paclitaxel Kabi è 220 mg/m², somministrata per via endovenosa nell’arco di 3 ore, con un intervallo di 3 settimane tra un ciclo e l’altro (vedere paragrafo 4.5 e 5.1).

In caso di associazione con trastuzumab, la dose raccomandata di Paclitaxel Kabi è 175 mg/m², somministrata per via endovenosa nell’arco di 3 ore, con un intervallo di 3 settimane tra un ciclo e l’altro (vedere paragrafo 5.1). L’infusione di Paclitaxel Kabi può essere iniziata il giorno successivo alla prima dose di trastuzumab, o immediatamente dopo le dosi successive, se la precedente dose di trastuzumab è stata ben tollerata (per la posologia dettagliata del trastuzumab, vedere il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di Herceptin®).

Chemioterapia di seconda linea del carcinoma della mammella: la dose raccomandata di Paclitaxel Kabi è 175 mg/m², somministrata nell’arco di 3 ore, con un intervallo di 3 settimane tra un ciclo e l’altro.

Trattamento del carcinoma del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato: la dose raccomandata di Paclitaxel Kabi è 175 mg/m², somministrata nell’arco di 3 ore, seguita da cisplatino alla dose di 80 mg/m², con un intervallo di 3 settimane tra un ciclo e l’altro.

Trattamento del sarcoma di Kaposi correlato all’AIDS: la dose raccomandata di Paclitaxel Kabi è 100 mg/m², somministrata per infusione endovenosa di 3 ore, ogni due settimane.

Le dosi successive di Paclitaxel Kabi devono essere somministrate in base alla tollerabilità del singolo paziente.

Paclitaxel Kabi non deve essere nuovamente somministrato fino a quando la conta dei neutrofili non sia ≥1,5*109/l (≥1,0*109/l per i pazienti con sarcoma di Kaposi) e la conta piastrinica non sia ≥100*109/l (≥75*109/l per i pazienti con sarcoma di Kaposi). Nel caso in cui i pazienti presentino grave neutropenia (conta dei neutrofili <0,5*109/l ≥7 giorni) o grave neuropatia periferica, la dose somministrata nei cicli di trattamento successivi deve essere ridotta del 20% (del 25% per i pazienti con sarcoma di Kaposi) (vedere paragrafo 4.4).

Pazienti pediatrici

Non sono state stabilite la sicurezza e l’efficacia nei bambini (di età inferiore a 18 anni). Pertanto, il paclitaxel non è raccomandato per l’uso pediatrico.

Compromissione della funzione epatica

Non sono disponibili dati adeguati per raccomandare modificazioni posologiche nei pazienti con compromissione della funzione epatica lieve o moderata (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). I pazienti con grave insufficienza epatica non devono essere trattati con paclitaxel.

Compromissione della funzione renale

Non sono stati condotti studi in pazienti con funzione renale compromessa e non vi sono dati sufficienti per consentire raccomandazioni posologiche (vedere paragrafo 5.2).

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Avvertenze e precauzioni

Paclitaxel Kabi deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell’uso di chemioterapici antitumorali. Data la possibilità che si verifichino reazioni di ipersensibilità significative, è opportuno avere a disposizione un’adeguata attrezzatura per la terapia di supporto.

I pazienti devono essere pretrattati con corticosteroidi, antistaminici e H2-antagonisti (vedere paragrafo 4.2).

Se usato in associazione, Paclitaxel Kabi deve essere somministrato prima del cisplatino (vedere paragrafo 4.5).

Reazioni di ipersensibilità significative (caratterizzate da dispnea e ipotensione tali da richiedere trattamento, angioedema e orticaria generalizzata) si sono manifestate in <1% dei pazienti trattati con paclitaxel dopo adeguata premedicazione. Tali reazioni sono probabilmente mediate dall’istamina. In caso di gravi reazioni di ipersensibilità, si deve sospendere immediatamente l’infusione di Paclitaxel Kabi, istituire una terapia sintomatica e non somministrare nuovamente il farmaco al paziente.

Mielosoppressione (principalmente neutropenia) è la tossicità dose-limitante. Deve essere istituito un monitoraggio frequente dei parametri ematologici. Il trattamento non deve essere ripreso nei pazienti fino a quando i neutrofili non ritornino a valori ≥1,5*109/l (≥1,0*109/l per i pazienti con sarcoma di Kaposi) e le piastrine non ritornino a valori ≥100*109/l (≥75*109/l per i pazienti con sarcoma di Kaposi). Nello studio clinico sul sarcoma di Kaposi, la maggior parte dei pazienti aveva ricevuto il fattore stimolante le colonie di granulociti (G-CSF).

Gravi anomalie della conduzione cardiaca sono state segnalate raramente con paclitaxel in monoterapia. Se i pazienti sviluppano anomalie significative della conduzione durante la somministrazione di Paclitaxel Kabi, deve essere istituita una terapia appropriata ed eseguito un monitoraggio cardiaco continuo durante i successivi cicli di trattamento con Paclitaxel Kabi. Ipotensione, ipertensione e bradicardia sono state osservate durante la somministrazione di paclitaxel; solitamente i pazienti sono asintomatici e in genere non necessitano di trattamento. Si raccomanda un controllo frequente dei parametri vitali, soprattutto durante la prima ora di infusione di Paclitaxel Kabi. Eventi cardiovascolari gravi sono stati osservati più frequentemente in pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule che in pazienti con carcinoma mammario o ovarico. Nello studio clinico sul sarcoma di Kaposi correlato all’AIDS, è stato osservato un unico caso di insufficienza cardiaca correlata al paclitaxel.

Quando Paclitaxel Kabi è usato in associazione con doxorubicina o trastuzumab per il trattamento iniziale del carcinoma metastatico della mammella, la funzione cardiaca deve essere tenuta sotto attento controllo. I pazienti candidati al trattamento con Paclitaxel Kabi in queste associazioni devono essere sottoposti a una valutazione cardiaca iniziale, comprendente anamnesi, esame obiettivo, ECG, ecocardiogramma e/o angiocardioscintigrafia (MUGA scan). La funzione cardiaca deve essere controllata ulteriormente durante il trattamento (ad es. ogni tre mesi). Il monitoraggio può aiutare a identificare i pazienti che sviluppano disfunzione cardiaca e il medico curante, nel decidere la frequenza di controllo della funzione ventricolare, deve valutare attentamente la dose cumulativa (mg/m²) di antraciclina somministrata. Se i test indicano un deterioramento della funzione cardiaca, anche asintomatico, il medico curante deve valutare attentamente i benefici clinici del proseguimento della terapia rispetto al potenziale danno cardiaco, incluso il danno potenzialmente irreversibile. Se si somministra un ulteriore trattamento, il controllo della funzione cardiaca deve essere più frequente (ad es. ogni 1-2 cicli). Per maggiori dettagli, vedere il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di Herceptin® o doxorubicina.

Sebbene la neuropatia periferica si verifichi frequentemente, è raro lo sviluppo di sintomi gravi. In casi gravi, si raccomanda una riduzione del 20% della dose (25% per i pazienti con sarcoma di Kaposi) per tutti i cicli successivi di trattamento con Paclitaxel Kabi. Nei pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule e nelle pazienti con carcinoma ovarico in trattamento di prima linea, la somministrazione di paclitaxel come infusione di 3 ore in associazione con cisplatino ha determinato una maggiore incidenza di neurotossicità grave, rispetto sia al paclitaxel in monoterapia che alla ciclofosfamide seguita da cisplatino.

I pazienti con insufficienza epatica possono presentare un rischio maggiore di tossicità, in particolare mielosoppressione di grado III-IV. Non vi è evidenza di aumento della tossicità di Paclitaxel Kabi se somministrato come infusione di 3 ore ai pazienti con lievi anomalie della funzione epatica. Quando Paclitaxel Kabi viene somministrato come infusione più lenta, può essere osservato un aumento della mielosoppressione nei pazienti con alterazione della funzione epatica moderata o grave. I pazienti devono essere tenuti sotto attenta osservazione per rilevare lo sviluppo di una mielosoppressione grave (vedere paragrafo 4.2). Non sono disponibili dati adeguati per raccomandare modificazioni posologiche nei pazienti con insufficienza epatica lieve o moderata (vedere paragrafo 5.2).

Non sono disponibili dati per pazienti con grave colestasi al basale. I pazienti con grave insufficienza epatica non devono essere trattati con paclitaxel.

Occorre prestare particolare cautela al fine di evitare la somministrazione intrarteriosa di Paclitaxel Kabi, poiché, negli studi sugli animali condotti per valutare la tollerabilità locale, sono state osservate gravi reazioni tissutali a seguito di somministrazione intrarteriosa.

Colite pseudomembranosa è stata segnalata raramente, inclusi casi di pazienti non trattati contemporaneamente con antibiotici. Questa reazione deve essere tenuta in considerazione nella diagnosi differenziale di casi di diarrea grave o persistente che si verificano durante o poco dopo il trattamento con paclitaxel.

Paclitaxel Kabi in associazione con terapia radiante del polmone, indipendentemente dall’ordine cronologico del trattamento, può contribuire allo sviluppo di polmonite interstiziale .

I pazienti di sesso femminile e maschile in età fertile sessualmente attivi, e/o i rispettivi partner, devono utilizzare misure contraccettive per almeno 6 mesi dopo il trattamento con il paclitaxel (vedere paragrafo 4.6).

Nei pazienti con sarcoma di Kaposi, la mucosite grave è rara. Se si verificano reazioni gravi, il dosaggio di paclitaxel deve essere ridotto del 25%.

Questo medicinale contiene etanolo (alcool) 49,7% vol., dannoso per i soggetti che soffrono di alcolismo. Ciò va tenuto in considerazione nei bambini e nei gruppi ad alto rischio, quali i pazienti con malattia epatica o epilessia.

Poiché Paclitaxel Kabi contiene etanolo (393 mg/ml), occorre considerare i possibili effetti sul SNC e altri possibili effetti.

Questo medicinale contiene macrogolglicerolo ricinoleato, che può causare reazioni allergiche gravi.

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Interazioni

La clearance del paclitaxel non è influenzata dalla premedicazione con cimetidina.

Il regime di somministrazione raccomandato per Paclitaxel Kabi, per la chemioterapia di prima linea del carcinoma ovarico, prevede che Paclitaxel Kabi sia somministrato prima del cisplatino. Se Paclitaxel Kabi viene somministrato prima del cisplatino, il suo profilo di sicurezza è coerente con quello segnalato per l’uso in monoterapia. Quando il paclitaxel è stato somministrato dopo il cisplatino, i pazienti hanno evidenziato una mielosoppressione più pronunciata e una riduzione di circa il 20% della clearance del paclitaxel. Le pazienti trattate con Paclitaxel Kabi e cisplatino possono avere un maggiore rischio di insufficienza renale, rispetto alle pazienti trattate con cisplatino in monoterapia, nei carcinomi ginecologici.

Poiché l’eliminazione della doxorubicina e dei suoi metaboliti attivi può essere ridotta quando paclitaxel e doxorubicina sono somministrati in tempi ravvicinati, Paclitaxel Kabi per il trattamento iniziale del carcinoma metastatico della mammella deve essere somministrato 24 ore dopo la doxorubicina (vedere paragrafo 5.2).

Il metabolismo del paclitaxel è catalizzato in parte dagli isoenzimi CYP2C8 e CYP3A4 del citocromo P450 (vedere paragrafo 5.2). Gli studi clinici hanno dimostrato che il metabolismo del paclitaxel mediato dal CYP2C8 in 6 α-idrossipaclitaxel è la principale via metabolica nell’uomo. La somministrazione concomitante di ketoconazolo, un noto potente inibitore del CYP3A4, non inibisce l’eliminazione del paclitaxel nei pazienti; questi due medicinali possono quindi essere somministrati insieme senza regolare il dosaggio. Ulteriori dati sulle potenziali interazioni farmacologiche tra paclitaxel e altri substrati/inibitori del CYP3A4 sono limitati. Pertanto, occorre usare cautela nel somministrare paclitaxel in concomitanza con medicinali noti per inibire (ad es. eritromicina, fluoxetina, gemfibrozil) o indurre (ad es. rifampicina, carbamazepina, fenitoina, fenobarbital, efavirenz, nevirapina) il CYP2C8 o il CYP3A4.

Gli studi condotti su pazienti con sarcoma di Kaposi, che assumevano più terapie concomitanti, suggeriscono che la clearance sistemica di paclitaxel è significativamente ridotta in presenza di nelfinavir e ritonavir, ma non con indinavir. Non sono disponibili informazioni sufficienti sulle interazioni con altri inibitori delle proteasi. Di conseguenza, il paclitaxel deve essere somministrato con cautela nei pazienti che assumono inibitori delle proteasi come terapia concomitante.

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Effetti indesiderati

Se non diversamente specificato, quanto segue si riferisce a un database complessivo sulla sicurezza di 812 pazienti con tumori solidi, trattati con paclitaxel in monoterapia negli studi clinici. Dato che la popolazione con sarcoma di Kaposi è molto specifica, al termine di questo paragrafo viene presentato un capitolo speciale basato su uno studio clinico condotto su 107 pazienti.

Se non diversamente riportato, la frequenza e la gravità degli effetti indesiderati sono in genere simili nei pazienti che ricevono paclitaxel per il trattamento del carcinoma ovarico, del carcinoma della mammella o del carcinoma del polmone non a piccole cellule. Nessuna delle tossicità osservate è stata chiaramente influenzata dall’età.

L’effetto indesiderato significativo più frequente è stato mielosoppressione . Neutropenia grave (<0,5*109 cellule/l) si è verificata nel 28% dei pazienti, ma non è stata associata a episodi febbrili. Solo l’1% dei pazienti ha manifestato neutropenia grave per ≥7 giorni. Trombocitopenia è stata segnalata nell’11% dei pazienti. Il tre percento dei pazienti ha presentato un nadir della conta piastrinica <50*109/l almeno una volta nel corso dello studio. Anemia è stata osservata nel 64% dei pazienti, ma è stata grave (Hb <5 mmol/l) solo nel 6% dei pazienti. L’incidenza e la gravità dell’anemia sono correlate ai valori basali dell’emoglobina.

Quando il paclitaxel è stato somministrato in associazione con cisplatino, la neurotossicità , principalmente neuropatia periferica, è comparsa con più frequenza e gravità con un’infusione di 175 mg/m² nell’arco di 3 ore (85% neurotossicità; 15% grave), rispetto a un’infusione di 135 mg/m² nell’arco di 24 ore (25% neuropatia periferica; 3% grave). Nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e nelle pazienti con carcinoma ovarico trattati con paclitaxel come infusione di 3 ore seguito da cisplatino, vi è un aumento evidente dell’incidenza di neurotossicità grave. Neuropatia periferica può verificarsi dopo il primo ciclo di trattamento e può peggiorare con l’aumento dell’esposizione a Paclitaxel Kabi. La neuropatia periferica, in alcuni casi, ha richiesto la sospensione di paclitaxel. I sintomi sensoriali sono di solito migliorati o sono scomparsi diversi mesi dopo la sospensione di paclitaxel. Le neuropatie preesistenti, causate da precedenti terapie, non costituiscono una controindicazione alla terapia con Paclitaxel Kabi.

Artralgia o mialgia hanno interessato il 60% dei pazienti e sono risultate gravi nel 13% dei casi.

Una reazione di ipersensibilità significativa con possibile esito fatale (definita come ipotensione tale da richiedere trattamento, angioedema, distress respiratorio tale da richiedere terapia con broncodilatatori, o orticaria generalizzata) si è verificata in due (<1%) pazienti. Il trentaquattro percento dei pazienti (17% di tutti i cicli) ha sviluppato reazioni di ipersensibilità di lieve entità. Queste reazioni di lieve entità, principalmente vampate ed eruzioni cutanee, non hanno richiesto un intervento terapeutico o interruzione della terapia con paclitaxel.

Reazioni nel sito di iniezione durante la somministrazione endovenosa possono causare edema localizzato, dolore, eritema e indurimento; occasionalmente lo stravaso può provocare cellulite. Sono state segnalate escara e/o esfoliazione cutanea, a volte in relazione allo stravaso. Può verificarsi anche depigmentazione cutanea. Raramente è stata segnalata la ricomparsa di reazioni cutanee nel sito di un precedente stravaso (recall), a seguito della somministrazione di paclitaxel in un sito differente. Al momento non è noto alcun trattamento specifico per le reazioni da stravaso.

La tabella seguente elenca gli effetti indesiderati, indipendentemente dalla gravità, associati alla somministrazione di paclitaxel in monoterapia come infusione di tre ore, nel trattamento della malattia metastatica (812 pazienti trattati negli studi clinici) e come riportati nella sorveglianza post-marketing*.

La frequenza degli effetti indesiderati sotto elencati è definita utilizzando la seguente convenzione:

molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000, <1/100); raro (≥1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Esami diagnostici

Comune: grave aumento dell’AST (SGOT), grave aumento della fosfatasi alcalina.

Non comune: grave aumento della bilirubina.

Raro*: aumento della creatinina ematica.

Patologie cardiache

Comune: bradicardia.

Non comune: cardiomiopatia, tachicardia ventricolare asintomatica, tachicardia con bigeminismo, blocco atrioventricolare e sincope, infarto miocardico.

Molto raro*: fibrillazione atriale, tachicardia sopraventricolare.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Molto comune: mielosoppressione, neutropenia, anemia, trombocitopenia, leucopenia, sanguinamento.

Raro*: neutropenia febbrile.

Molto raro*: leucemia mieloide acuta, sindrome mielodisplastica.

Patologie del sistema nervoso

Molto comune: neurotossicità (principalmente neuropatia periferica).

Raro*: neuropatia motoria (con conseguente debolezza distale minore).

Molto raro*: neuropatia autonomica (con conseguente ileo paralitico e ipotensione ortostatica), crisi di grande male, convulsioni, encefalopatia, capogiri, cefalea, atassia.

Patologie dell’occhio

Molto raro*: disturbi del nervo ottico e/o visivi (scotoma scintillante), in particolare in pazienti che hanno ricevuto dosi superiori a quelle raccomandate.

Patologie dell’orecchio e del labirinto

Molto raro*: ototossicità, perdita dell’udito, tinnito, vertigini.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Raro*: dispnea, versamento pleurico, polmonite interstiziale, fibrosi polmonare, embolia polmonare, insufficienza respiratoria.

Molto raro*: tosse.

Patologie gastrointestinali

Molto comune: nausea, vomito, diarrea, infiammazione delle mucose.

Raro*: ostruzione intestinale, perforazione intestinale, colite ischemica, pancreatite.

Molto raro*: trombosi mesenterica, colite pseudomembranosa, esofagite, costipazione, ascite, colite neutropenica.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Molto comune: alopecia.

Comune: alterazioni lievi e transitorie delle unghie e della cute

Raro*: prurito, eruzione cutanea, eritema.

Molto raro*: sindrome di Stevens-Johnson, necrolisi epidermica, eritema multiforme, dermatite esfoliativa, orticaria, onicolisi (i pazienti in terapia devono proteggere mani e piedi dal sole).

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Molto comune: artralgia, mialgia.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Molto raro*: anoressia.

Infezioni ed infestazioni

Molto comune: infezione (principalmente infezioni del tratto urinario e del tratto respiratorio superiore) con casi segnalati di esito fatale.

Non comune: shock settico.

Raro*: polmonite, peritonite, sepsi.

Patologie vascolari

Molto comune: ipotensione.

Non comune: ipertensione, trombosi, tromboflebite.

Molto raro*: shock.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comune: reazioni nel sito di iniezione (inclusi edema localizzato, dolore, eritema, indurimento, occasionalmente lo stravaso può provocare cellulite, fibrosi cutanea e necrosi cutanea).

Raro*: astenia, febbre, disidratazione, edema, malessere.

Disturbi del sistema immunitario

Molto comune: reazioni lievi di ipersensibilità (principalmente vampate e rash).

Non comune: reazioni significative di ipersensibilità tali da richiedere trattamento (ad es. ipotensione, edema angioneurotico, distress respiratorio, orticaria generalizzata, brividi, mal di schiena, dolore toracico, tachicardia, dolore addominale, dolore alle estremità, diaforesi e ipertensione).

Raro*: reazioni anafilattiche.

Molto raro*: shock anafilattico.

Patologie epatobiliari

Molto raro*: necrosi epatica, encefalopatia epatica (entrambi con casi segnalati di esito fatale).

Disturbi psichiatrici

Molto raro*: stato confusionale.

I pazienti con carcinoma della mammella che hanno ricevuto paclitaxel nella terapia adiuvante dopo trattamento di AC, hanno manifestato tossicità neurosensoriale, reazioni di ipersensibilità, artralgia/mialgia, anemia, infezione, febbre, nausea/vomito e diarrea in misura maggiore rispetto ai pazienti trattati solo con AC. Tuttavia, la frequenza di questi eventi è stata coerente con l’uso di paclitaxel in monoterapia, come sopra riportato.

Trattamento in associazione: la discussione seguente si riferisce a due studi clinici principali per la chemioterapia di prima linea del carcinoma ovarico (paclitaxel + cisplatino: oltre 1050 pazienti); due studi clinici di fase III nel trattamento di prima linea del carcinoma metastatico della mammella: uno ha esaminato l’associazione con doxorubicina (paclitaxel + doxorubicina: 267 pazienti), un altro ha esaminato l’associazione con trastuzumab (analisi di sottogruppo pianificata paclitaxel + trastuzumab: 188 pazienti); due studi clinici di fase III per il trattamento del carcinoma del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato (paclitaxel + cisplatino: oltre 360 pazienti) (vedere paragrafo 5.1).

Con la somministrazione sotto forma di infusione di tre ore per la chemioterapia di prima linea del carcinoma ovarico, neurotossicità, artralgia/mialgia e ipersensibilità sono state segnalate come più frequenti e più gravi nelle pazienti trattate con paclitaxel seguito da cisplatino, rispetto alle pazienti trattate con ciclofosfamide seguita da cisplatino. La mielosoppressione è stata meno frequente e meno grave con paclitaxel in infusione di tre ore seguito da cisplatino, rispetto al trattamento con ciclofosfamide seguita da cisplatino.

Nella chemioterapia di prima linea del carcinoma metastatico della mammella, neutropenia, anemia, neuropatia periferica, artralgia/mialgia, astenia, febbre e diarrea sono state segnalate con maggiore frequenza e gravità quando paclitaxel (220 mg/m²) è stato somministrato, sotto forma di infusione di 3 ore, 24 ore dopo la doxorubicina (50 mg/m²), rispetto alla terapia standard FAC (5-FU 500 mg/m², doxorubicina 50 mg/m², ciclofosfamide 500 mg/m²). Nausea e vomito sono comparsi con minore frequenza e gravità con il regime paclitaxel (220 mg/m²)/doxorubicina (50 mg/m²), rispetto al regime FAC standard. L’uso di corticosteroidi può avere contribuito alla minore frequenza e gravità di nausea e vomito nel braccio paclitaxel/doxorubicina.

Quando il paclitaxel è stato somministrato come infusione di 3 ore in associazione a trastuzumab, per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma metastatico della mammella, gli eventi seguenti (indipendentemente dalla correlazione a paclitaxel o trastuzumab) sono stati riportati con più frequenza rispetto al paclitaxel in monoterapia: insufficienza cardiaca (8% vs 1%), infezione (46% vs 27%), brividi (42% vs 4%), febbre (47% vs 23%), tosse (42% vs 22%), rash (39% vs 18%), artralgia (37% vs 21%), tachicardia (12% vs 4%), diarrea (45% vs 30%), ipertensione (11% vs 3%), epistassi (18% vs 4%), acne (11% vs 3%), herpes simplex (12% vs 3%), lesione accidentale (13% vs 3%), insonnia (25% vs 13%), rinite (22% vs 5%), sinusite (21% vs 7%) e reazione nel sito di iniezione (7% vs 1%). Alcune di queste differenze nella frequenza possono essere dovute all’aumento del numero e della durata dei trattamenti con l’associazione paclitaxel/trastuzumab rispetto a paclitaxel in monoterapia. Eventi gravi sono stati segnalati con percentuali simili per paclitaxel/trastuzumab e paclitaxel in monoterapia.

Quando la doxorubicina è stata somministrata in associazione con paclitaxel nel carcinoma metastatico della mammella, anomalie della contrazione cardiaca (riduzione ≥20% della frazione di eiezione ventricolare sinistra) sono state osservate nel 15% dei pazienti, rispetto al 10% con il regime FAC standard.

Insufficienza cardiaca congestizia è stata osservata in <1% sia nel braccio paclitaxel/doxorubicina che nel braccio FAC standard. La somministrazione di trastuzumab in associazione con paclitaxel in pazienti precedentemente trattati con antracicline ha provocato un aumento della frequenza e della gravità della disfunzione cardiaca, rispetto ai pazienti trattati con paclitaxel in monoterapia (Classe I/II NYHA 10% vs. 0%; Classe III/IV NYHA 2% vs. 1%) e raramente è stata associata a morte (vedere Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di trastuzumab). Eccetto che in questi rari casi, i pazienti hanno risposto a un trattamento medico appropriato.

Polmonite da radiazioni è stata segnalata nei pazienti sottoposti a radioterapia concomitante.

Sarcoma di Kaposi correlato all’AIDS: sulla base di uno studio clinico comprendente 107 pazienti, fatta eccezione per gli effetti indesiderati ematologici ed epatici (vedere di seguito), la frequenza e la gravità degli effetti indesiderati sono in genere simili tra i pazienti con sarcoma di Kaposi e i pazienti trattati con paclitaxel in monoterapia per altri tumori solidi.

Patologie del sistema emolinfopoietico: la mielosoppressione è stata la tossicità dose-limitante principale. La neutropenia è la più importante tossicità ematologica. Durante il primo ciclo di trattamento, neutropenia grave (<0,5*109 cellule/l) si è verificata nel 20% dei pazienti. Durante l’intero periodo di trattamento, neutropenia grave è stata osservata nel 39% dei pazienti. Neutropenia è stata presente per >7 giorni nel 41% dei pazienti e per 30-35 giorni nell’8%. Si è risolta entro 35 giorni in tutti i pazienti seguiti. L’incidenza di neutropenia di Grado 4 di durata ≥7 giorni è stata del 22%.

Febbre neutropenica correlata a paclitaxel è stata segnalata nel 14% dei pazienti e nell’1,3% dei cicli di trattamento. Durante la somministrazione di paclitaxel, vi sono stati 3 episodi settici (2,8%) correlati al farmaco, che sono risultati fatali.

Trombocitopenia è stata osservata nel 50% dei pazienti ed è stata grave (<50*109 cellule/l) nel 9% dei casi. Solo nel 14% dei pazienti si è verificata una diminuzione della conta piastrinica <75*109 cellule/l, almeno una volta durante il trattamento. Episodi di sanguinamento correlati a paclitaxel sono stati segnalati in <3% dei pazienti, ma gli episodi emorragici sono stati localizzati.

Anemia (Hb <11 g/dl) è stata osservata nel 61% dei pazienti ed è stata grave (Hb <8 g/dl) nel 10%. La trasfusione di globuli rossi si è resa necessaria nel 21% dei pazienti.

Patologie epatobiliari

Tra i pazienti (>50% in trattamento con inibitori delle proteasi) con funzione epatica normale al basale, è stato segnalato nel 28%, 43% e 44% dei casi un innalzamento rispettivamente della bilirubina, della fosfatasi alcalina e dell’AST (SGOT). Per ciascuno di questi parametri, l’aumento è stato grave nell’1% dei casi.

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza

Il paclitaxel si è dimostrato teratogeno, embriotossico e mutageno in molti sistemi sperimentali. Paclitaxel si è dimostrato embriotossico e fetotossico nel coniglio e ha ridotto la fertilità nel ratto.

Non vi sono informazioni riguardanti l’uso del paclitaxel in donne in gravidanza. Come per altri farmaci citotossici, Paclitaxel può causare danno fetale e pertanto non deve essere utilizzato durante la gravidanza se non in caso di assoluta necessità. Le donne devono essere avvisate di evitare una gravidanza durante la terapia con Paclitaxel e di informare immediatamente il medico curante qualora questo evento si verifichi. I pazienti di sesso femminile e maschile in età fertile sessualmente attivi, e/o i rispettivi partner, devono utilizzare misure contraccettive per almeno 6 mesi dopo il trattamento con il paclitaxel.

I pazienti di sesso maschile devono chiedere consulenza in merito alla crioconservazione dello sperma prima del trattamento con paclitaxel, perché esiste la possibilità di infertilità.

Allattamento

Non è noto se il paclitaxel sia escreto nel latte materno. Paclitaxel è controindicato durante l’allattamento (vedere paragrafo 4.3). L’allattamento deve essere sospeso per tutta la durata della terapia.

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Conservazione

Non conservare a temperatura superiore ai 25°C.

Conservare il flaconcino nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce.

Per le condizioni di conservazione del medicinale diluito, vedere paragrafo 6.3.

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Malattie Collegate: 3

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Questo farmaco disponibile in altre 3 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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