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MACROLIDI, LINCOSAMIDI E STREPTOGRAMINE

CLARITROMICINA TE

7CPR 500MGRP

TEVA ITALIA Srl

Descrizione prodotto

CLARITROMICINA TE*7CPR 500MGRP

Principio attivo

CLARITROMICINA

Forma farmaceutica

COMPRESSE RIVESTITE

ATC livello 3

MACROLIDI, LINCOSAMIDI E STREPTOGRAMINE

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

7.98


Codice ATC livello 5:
J01FA09

Codice AIC:
40584031


Non contiene glutine
Contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Claritromicina Teva Italia è indicata negli adulti e nei bambini di età superiore ai 12 anni per il trattamento delle seguenti infezioni causate da batteri sensibili.

– Polmonite acquisita in comunità

– Esacerbazione acuta di bronchite cronica

– Sinusite batterica acuta (adeguatamente diagnosticata)

– Faringite batterica

– Infezioni della cute e dei tessuti molli (entità da lieve a moderata)

E’ opportuno tenere in considerazione le linee guida ufficiali sull’uso appropriato di agenti antibatterici.

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Composizione

Ogni compressa contiene 500 mg di claritromicina.

Ogni compressa contiene 102,18 mg di lattosio come lattosio monoidrato.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Acido citrico anidro

Sodio e calcio alginato

Sodio alginato

Lattosio monoidrato

Povidone K–30

Talco

Acido stearico

Magnesio Stearato

Vanillina

Opadry II 31F32870 Giallo contenente: Lattosio monoidrato

Ipromellosa (E464)

Titanio diossido (E171)

Polietilene glicole

Ossido di ferro giallo (E172)

Ossido di ferro rosso (E172)

Ossido di ferro nero (E172)

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Controindicazioni

– Ipersensibilità verso il principio attivo claritromicina, ad altri macrolidi, o uno qualsiasi degli eccipienti.

– Somministrazione concomitante con i derivati dell’ergot (vedere paragrafo 4.5).

– Somministrazione concomitante con cisapride, pimozide, astemizolo e terfenadina (vedere paragrafo 4.5).

Somministrazione concomitante di simvastatina o lovastatina. Il trattamento con questi agenti deve essere interrotto durante il trattamento con claritromicina (vedere paragrafo 4.5).

Poiché la dose non può essere ridotta da 500mg al giorno, Claritromicina Teva Italia è controindicata nei pazienti con clearance della creatinina inferiore ai 30ml/min.

La claritromicina non deve essere usata nei pazienti con anamnesi di prolungamento dell’intervallo QT o aritmia cardiaca ventricolare, incluse torsioni di punta (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

La claritromicina non deve essere somministrata a pazienti con ipokaliemia (rischio di prolungamento dell’intervallo QT).

La claritromicina non deve essere usata nei pazienti che soffrono di grave insufficienza epatica in associazione con compromissione renale.

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Posologia

Adulti: La dose usuale raccomandata di Claritromicina Teva Italia negli adulti è una compressa da 500 mg a rilascio modificato al giorno da assumere con i pasti.

Nei casi di infezioni più gravi, il dosaggio può essere aumentato a 2 compresse da 500 mg a rilascio prolungato al giorno. La durata usuale del trattamento va dai 7 ai 14 giorni.

Bambini oltre i 12 anni: come per gli adulti.

Bambini sotto i 12 anni d’età:

Claritromicina Teva Italia non è adatta per i bambini di età inferiore ai 12 anni e di peso inferiore a 30 kg. Pertanto, i bambini di età inferiore ai 12 anni devono usare altre formulazioni farmaceutiche di claritromicina più adatte.

Claritromicina Teva Italia non deve essere somministrata a pazienti con insufficienza renale (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min). Le compresse di claritromicina a rilascio immediato possono essere usate in questa popolazione di pazienti. (Vedere paragrafo 4.3).L’uso di Claritromicina Teva Italia non è raccomandato nei pazienti con grave compromissione delle funzionalità epatica.

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Avvertenze e precauzioni

Il medico non deve prescrivere la claritromicina alle donne in gravidanza senza prima aver considerato il rapporto tra benefici e rischi, in particolare durante i primi tre mesi di gravidanza (vedere paragrafo 4.6).

E’ consigliata cautela nei pazienti con grave compromissione renale (vedere paragrafo 4.2).

La claritromicina viene escreta principalmente attraverso il fegato. Questo antibiotico deve quindi essere somministrato con cautela nei pazienti con compromissione della funzionalità epatica. Cautela deve anche essere esercitata quando la claritromicina viene somministrata ai pazienti con compromissione renale da moderata a grave. Claritromicina Teva Italia è controindicata nei pazienti con clearance della creatinina < 30ml/min (vedere paragrafo 4.3).

Sono stati riportati casi di insufficienza epatica fatale (vedere paragrafo 4.8). Alcuni pazienti possono avere avuto patologia epatica pre–esistente o possono avere assunto altri medicinali epatotossici. I pazienti dovranno interrompere il trattamento e contattare il medico se compaiono segni e sintomi di patologia epatica, quali anoressia, ittero, urine scure, prurito o dolore all’addome.

E’ stata segnalata colite pseudomembranosa con quasi tutti gli agenti antibatterici, inclusi i macrolidi, con un intervallo di gravità compreso tra moderato e rischioso per la vita. E’ stata segnalata diarrea associata a Clostridium difficile (CDAD) con l’uso della maggior parte degli agenti antibatterici, compresa la claritromicina, che può variare dalla diarrea moderata alla colite fatale. Il trattamento con agenti antibatterici altera la normale flora batterica intestinale, che può condurre ad una proliferazione eccessiva del C. difficile.

In tutti i pazienti che, in seguito all’assunzione di antibiotici, lamentino episodi di diarrea, si deve valutare l’eventuale presenza di CDAD (diarrea da Clostridium difficile). Questi pazienti devono essere sottoposti ad un’attenta anamnesi poiché è stato segnalato che il CDAD si può presentare nel corso dei due mesi che seguono l’assunzione di agenti antibatterici. Quindi la sospensione del trattamento deve avvenire senza tener conto dell’indicazione terapeutica. Deve essere effettuato un test microbico e iniziato un trattamento adeguato. Va evitata la somministrazione di agenti antiperistaltici.

Nei pazienti sottoposti a terapia con claritromicina è stata segnalata un’esacerbazione dei sintomi di miastenia grave.

Sono stati riportati casi post–marketing di tossicità da colchicina con l’uso concomitante di colchicina e claritromicina, specialmente in pazienti anziani, alcuni dei quali si sono verificati in pazienti con insufficienza renale. Sono stati riportati decessi in alcuni di questi pazienti (vedere paragrafo 4.5). Nel caso in cui sia necessaria la somministrazione di colchicina in concomitanza alla claritromicina, i pazienti dovranno essere sottoposti ad un attento monitoraggio per lo sviluppo di sintomi clinici da tossicità da colchicina.

Si raccomanda attenzione nella somministrazione concomitante di claritromicina e triazolobenzodiazepine, come triazolam e midazolam (vedere paragrafo 4.5).

Si raccomanda attenzione nella somministrazione concomitante di claritromicina e altri farmaci ototossici, in particolare aminoglicosidi. E’ quindi consigliabile un monitoraggio della funzionalità vestibolare e uditiva durante e dopo il trattamento.

A causa del rischio di un prolungamento dell’intervallo QT, la claritromicina deve essere utilizzata con cautela nei pazienti con malattia coronarica, grave insufficienza cardiaca, ipomagnesiemia, bradicardia (<50 bpm), o quando co–somministrata con altri medicinali associati a prolungamento dell’intervallo QT (vedere paragrafo 4.5). La claritromicina non deve essere utilizzata in pazienti con congenito o acquisito prolungamento dell’intervallo QT documentato o anamnesi di aritmia ventricolare (vedere paragrafo. 4.3).

Polmonite: in previsione dell’emergente resistenza dello Streptococcuspneumoniae ai macrolidi, è importante effettuare un test di sensibilità prima di prescrivere la claritromicina per il trattamento delle polmoniti acquisite in comunità. Nelle polmoniti acquisite in ospedale, la claritromicina deve essere somministrata in combinazione con antibiotici addizionali appropriati.

Infezioni della cute e dei tessuti molli di gravità da media a moderata: queste infezioni sono molto spesso provocate da Staphylococcus aureus e Streptococcus pyogenes, i quali possono entrambi essere resistenti ai macrolidi. Quindi è necessario effettuare un test di sensibilità. Nei casi in cui non possano essere utilizzati antibiotici betalattamici (ad es. allergie), è preferibile utilizzare altri antibiotici, come clindamicina. Attualmente i macrolidi giocano un ruolo fondamentale in alcune infezioni della cute e dei tessuti molli, come quelle causate da Corynebacterium minutissimum (eritrasma), acne vulgaris, erisipela e in quelle situazioni in cui non può essere instaurata una terapia a base di penicillina.

Nel caso in cui si verificassero gravi reazioni di ipersensibilità acuta, come anafilassi, Sindrome di Stevens–Johnson e necrolisi epidermica tossica, la terapia con claritromicina deve essere immediatamente interrotta e deve essere immediatamente adottato un trattamento idoneo.

La claritromicina deve essere utilizzata con cautela quando somministrata contemporaneamente a farmaci in grado di indurre l’enzima del citocromo CYP3A4 (vedere paragrafo 4.5).

Inibitori della HMG–CoA riduttasi: l’uso concomitante di claritromicina e lovastatina o simvastatina è controindicato (vedere paragrafo 4.3). Analogamente ad altri macrolidi, è stato riportato che la claritromicina aumenta le concentrazioni degli inibitori della HMG–CoA riduttasi (vedere paragrafo 4.5). Rari casi di rabdomiolisi sono stati riportati in pazienti che assumevano contemporaneamente questi farmaci. I pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi di miopatia. Sono stati riportati rari casi di rabdomiolisi nei pazienti che assumono atorvastatina o rosuvastatina insieme a claritromicina. Se somministrate contemporaneamente a claritromicina, atorvastatina o rosuvastatina devono essere somministrate nel minor dosaggio possibile. Deve essere valutata la possibilità di un aggiustamento della dose di statina o l’utilizzo di una statina non dipendente dal metabolismo dell’enzima CYP3A (ad es. fluvastatina o pravastatina).

Ipoglicemizzanti orali/insulina: l’uso concomitante di claritromicina e agenti ipoglicemizzanti orali e/o insulina può causare una ipoglicemia significativa. Con alcuni agenti ipoglicemizzanti come nateglinide, pioglitazone, repaglinide e rosiglitazione, l’uso concomitante di claritromicina può risultare in un’inibizione dell’enzima CYP3A da parte della claritromicina che può condurre ad ipoglicemia. E’ raccomandato un attento monitoraggio del glucosio.

Anticoagulanti orali: c’è il rischio di gravi emorragie ed un aumento significativo del rapporto internazionale normalizzato (INR) e del tempo di protrombina quando la claritromicina è co–somministrata con warfarin (vedere paragrafo 4.5). L’INR e il tempo di protrombina devono essere frequentemente monitorati in quei pazienti che assumono contemporaneamente claritromicina ed agenti anticoagulanti.

L’utilizzo di una qualsiasi terapia antibiotica, come la claritromicina, per trattare le infezioni da H. pylori può provocare l’insorgenza di batteri farmaco–resistenti.

Come con altri antibiotici, l’uso prolungato di claritromicina può provocare una colonizzazione con un aumento del numero di batteri non sensibili e funghi. Se si verificano sovrainfezioni, occorrerà adottare idonee terapie.

E’ necessario porre attenzione alla possibilità di una resistenza crociata tra claritromicina ed altri macrolidi, come ad esempio lincomicina e clindamicina.

I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, di deficit da Lapp lattasi o da malassorbimento di glucosio–galattosio non devono assumere questo medicinale.

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Interazioni

L’uso dei seguenti medicinali è assolutamente controindicato a causa dei potenziali gravi effetti dovuti alla loro interazione farmacologica:

Cisapride, pimozide, astemizolo e terfenadina

Nei pazienti che ricevevano contemporaneamente claritromicina e cisapride, sono stati riportati elevati livelli di cisapride. Ciò può comportare prolungamento dell’intervallo QT e aritmie cardiache che includono tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare e torsioni di punta. Effetti simili sono stati osservati con la somministrazione concomitante di claritromicina e pimozide (vedere paragrafo 4.3).

E’ stato riportato che i macrolidi alterano il metabolismo della terfenadina aumentandone i livelli di terfenadina che occasionalmente sono stati associati ad aritmie cardiache, quali QT prolungato, tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare e torsione di punta (vedere paragrafo 4.3). In uno studio su 14 volontari sani, la concomitante somministrazione di claritromicina e terfenadina ha portato ad un incremento di due–tre volte del livello sierico del metabolita acido della terfenadina e ad un prolungamento dell’intervallo QT che non ha portato a nessun effetto clinico rilevante. Effetti simili sono stati associati alla somministrazione concomitante di astemizolo ed altri macrolidi.

Ergotamina/diidroergotamina

Alcune segnalazioni post–marketing indicano che la co–somministrazione di claritromicina ed ergotamina o diidroergotamina è stata associata a tossicità acuta da ergot caratterizzata da vasospasmo ed ischemia delle estremità e di altri tessuti, incluso il sistema nervoso centrale. E’ controindicata la concomitante somministrazione di claritromicina e di questi medicinali (vedere paragrafo 4.3).

Effetti di altri farmaci sulla claritromicina

I farmaci che inducono il CYP3A (ad es. rifampicina, fenitoina, carbamazepina, fenobarbitale, erba di San Giovanni) possono indurre il metabolismo della claritromicina. Questo porta a dei livelli sub–terapeutici di claritromicina con riduzione dell’efficacia terapeutica. Inoltre, può essere necessario monitorare le concentrazioni plasmatiche dell’induttore del CYP3A, che possono aumentare a causa dell’inibizione dell’induttore del CYP3A da parte della claritromicina (vedere anche il foglio illustrativo dell’inibitore del CYP3A somministrato). La concomitante somministrazione di rifabutina e claritromicina ha determinato un aumento dei livelli sierici della rifabutina, una diminuzione dei livelli sierici della claritromicina, associati ad un maggiore rischio di uveite.

E’ stato accertato o si sospetta che i seguenti farmaci influenzino le concentrazioni di claritromicina circolante; può essere necessario procedere ad un aggiustamento del dosaggio di claritromicina o può essere presa in considerazione l’eventualità di un ricorso a terapie alternative.

Efavirenz, nevirapina, rifampicina, rifabutina e rifapentina

I forti induttori del metabolismo del citocromo P450 come l’efavirenz, la nevirapina, la rifampicina, la rifabutina e la rifapentina possono accelerare il metabolismo della claritromicina e di conseguenza abbassare i livelli plasmatici della claritromicina, aumentando al contempo i livelli plasmatici del 14–OH–claritromicina, un metabolita che risulta anche attivo dal punto di vista microbiologico. Poiché le attività microbiologiche della claritromicina e del 14–OH–claritromicina sono differenti per batteri diversi, l’effetto terapeutico previsto può essere annullato nel corso della somministrazione concomitante di claritromicina e di induttori enzimatici.

Fluconazolo

La somministrazione concomitante di 200 mg di fluconazolo al giorno e di 500 mg di claritromicina due volte al giorno a 21 volontari sani ha determinato aumenti della concentrazione minima basale media di claritromicina (Cmin) e dell’area sotto la curva (AUC) pari al 33% ed al 18%, rispettivamente. Le concentrazioni basali del metabolita attivo, la 14–OH–claritromicina, non sono state influenzate in maniera significativa dalla somministrazione concomitante di fluconazolo. Non è necessario procedere ad alcun aggiustamento del dosaggio di claritromicina.

Ritonavir

Uno studio di farmacocinetica ha dimostrato che la contemporanea somministrazione di 200 mg di ritonavir ogni otto ore e 500 mg di claritromicina ogni dodici ore conduce ad una marcata inibizione del metabolismo della claritromicina. Con la concomitante somministrazione di ritonavir è stato osservato un aumento della Cmax della claritromicina pari al 31%, un aumento della Cmin del 182% ed un aumento della AUC del 77%. E’ stata notata una inibizione, praticamente completa, della formazione del 14–OH–claritromicina. In considerazione della larga finestra terapeutica della claritromicina, in pazienti con funzionalità renale normale, non sono necessarie riduzioni del dosaggio. Tuttavia, in pazienti con insufficienza renale, deve essere considerato il seguente aggiustamento posologico: nei pazienti con clearance della creatinina (CLCR) compresa tra 30 e 60 ml/minuto, il dosaggio della claritromicina deve essere ridotto del 50%. In pazienti nei quali CLCR <30 ml/minuto il dosaggio di claritromicina deve essere ridotto del 75%. Non somministrare contemporaneamente più di 1 g/giorno di claritromicina con ritonavir.

Simili aggiustamenti posologici devono essere considerati per quei pazienti con funzionalità renale ridotta ai quali viene somministrato ritonavir come potenziatore farmacocinetico di altri inibitori della HIV proteasi, inclusi atazanavir e saquinavir (vedere paragrafo seguente, Interazioni farmacologiche bi–direzionali).

Effetto della claritromicina su altri farmaci

Interazioni basate sul CYP3A

La somministrazione concomitante di claritromicina la quale, come è noto, inibisce il CYP3A, e di un farmaco metabolizzato principalmente dal CYP3A, può essere associata ad aumenti delle concentrazioni del farmaco che possono potenziare o prolungare gli effetti terapeutici e gli effetti avversi del farmaco somministrato in concomitanza. La claritromicina deve essere utilizzata con cautela nei pazienti sottoposti a terapia con altri farmaci noti come substrati dell’enzima CYP3A, soprattutto se il substrato del CYP3A presenta un ristretto margine di sicurezza (ad esempio la carbamazepina) e/o se il substrato viene metabolizzato in maniera estesa da questo enzima.

Possono essere considerati aggiustamenti del dosaggio e, quando possibile, si devono attentamente monitorare le concentrazioni sieriche dei farmaci metabolizzati principalmente dal CYP3A nei pazienti sottoposti a terapia concomitante con claritromicina.

I farmaci o classi di farmaci noti o ritenuti essere metabolizzati dallo stesso isozima CYP3A sono: alprazolam, astemizolo, carbamazepina, cilostazolo, cisapride, ciclosporina, disopiramide, alcaloidi dell’ergot, lovastatina, metilprednisolone, midazolam, omeprazolo, anticoagulanti orali (es. warfarin), pimozide, chinidina, rifabutina, sildenafil, simvastatina, sirolimus, tacrolimus, terfenadina, triazolam e vinblastina. Altri farmaci che interagiscono con un meccanismo simile attraverso altri isozimi nell’ambito del sistema del citocromo P450 sono fenitoina, teofillina e valproato.

Antiaritmici

Sono stati riportati casi post–marketing di torsione di punta a seguito dell’impiego concomitante di claritromicina e chinidina o disopiramide. Nel corso della somministrazione di questi farmaci in concomitanza a claritromicina è necessario effettuare un monitoraggio del tracciato elettrocardiografico per rilevare l’eventuale presenza di un prolungamento dell’intervallo QT. Le concentrazioni sieriche di chinidina e disopiramide devono essere monitorate durante la terapia con claritromicina.

Omeprazolo

Soggetti adulti sani hanno ricevuto claritromicina (500 milligrammi ogni 8 ore) in associazione all’omeprazolo (40 mg/die). Le concentrazioni plasmatiche basali di omeprazolo sono risultate aumentate (la Cmax, l’AUC0–24, ed il t½ sono aumentati rispettivamente del 30%, dell’89% e del 34%) a causa della somministrazione concomitante di claritromicina. Il valore del pH gastrico medio nel corso di 24 ore è risultato pari a 5,2 quando l’omeprazolo è stato somministrato in monoterapia, ed è risultato pari a 5,7 quando l’omeprazolo è stato somministrato in concomitanza alla claritromicina.

Sildenafil, tadalafil e vardenafil

Ognuno di questi inibitori della fosfodiesterasi viene metabolizzato, almeno parzialmente, dal CYP3A ed il CYP3A può essere inibito dalla concomitante somministrazione di claritromicina. È molto probabile che la somministrazione concomitante di claritromicina e sildenafil, tadalafil o vardenafil determini un aumento dell’esposizione all’inibitore della fosfodiesterasi. Deve pertanto essere presa in considerazione una riduzione del dosaggio di sildenafil, tadalafil e vardenafil quando tali farmaci vengono somministrati in concomitanza alla claritromicina.

Teofillina, carbamazepina

Risultati di studi clinici indicano che i livelli plasmatici di teofillina e carbamazepina circolante possono subire un modesto ma statisticamente significativo (p 0,05) aumento quando questi siano somministrati contemporaneamente alla claritromicina. Può essere necessaria una riduzione del dosaggio.

Tolterodina

La via metabolica principale della tolterodina passa attraverso l’isoforma 2D6 del citocromo P450 (CYP2D6). Tuttavia, in un sottoinsieme di popolazione sprovvisto di CYP2D6, la via metabolica identificata è rappresentata dal CYP3A. In questo sottoinsieme di popolazione, l’inibizione del CYP3A determina concentrazioni sieriche di tolterodina significativamente più elevate. In presenza degli inibitori del CYP3A, può essere necessaria una riduzione del dosaggio di tolterodina come può essere necessario procedere ad una riduzione del dosaggio della claritromicina nella popolazione di pazienti in cui il CYP2D6 risulti scarsamente metabolizzato.

Triazolobenzodiazepine (ad esempio, alprazolam, midazolam, triazolam)

Quando il midazolam è stato somministrato in concomitanza alla claritromicina in compresse (500 mg due volte al giorno), l’AUC del midazolam è risultata aumentata di 2,7 volte in seguito alla somministrazione di midazolam per via endovenosa e di 7 volte in seguito alla somministrazione di questo farmaco per via orale. La somministrazione concomitante di midazolam orale e claritromicina deve essere evitata. Nel caso in cui sia necessaria la somministrazione di midazolam per via endovenosa in concomitanza alla claritromicina, il paziente dovrà essere sottoposto ad un attento monitoraggio per poter effettuare un aggiustamento del dosaggio. Le stesse precauzioni devono essere adottate in presenza di altre benzodiazepine che vengono metabolizzate dal CYP3A, incluso il triazolam e l’alprazolam. Nel caso di benzodiazepine la cui eliminazione non dipenda dal CYP3A (temazepam, nitrazepam, lorazepam), è improbabile che si verifichi un’interazione importante dal punto di vista clinico con la claritromicina.

Nel corso dell’esperienza post–marketing, in seguito all’uso concomitante di claritromicina e triazolam, sono state segnalate interazioni farmacologiche ed effetti a carico del sistema nervoso centrale (SNC) (ad esempio sonnolenza e confusione). Si consiglia di monitorare il paziente per tenere sotto controllo i potenziali effetti farmacologici che ciò può determinare a carico del Sistema Nervoso Centrale.

Altre interazioni farmacologiche

Colchicina

La colchicina è un substrato sia del CYP3A che dell’efflux transporter, P–glicoproteina (Pgp). E’ noto che la claritromicina ed altri macrolidi inibiscono il CYP3A e la Pgp. Quando la claritromicina e la colchicina sono somministrate contemporaneamente, l’inibizione della Pgp e/o del CYP3A da parte della claritromicina può portare ad aumentata esposizione alla colchicina. I pazienti devono essere monitorati per l’insorgenza di sintomi clinici di tossicità da colchicina (vedere paragrafo 4.4).

Digossina

Si ritiene che la digossina sia un substrato dell’efflux transporter, P–glicoproteina (Pgp). E’ noto che la claritromicina è in grado di inibire la Pgp. Quando la claritromicina e la digossina vengono somministrate insieme, l’inibizione della Pgp da parte della claritromicina può determinare un aumento dell’esposizione alla digossina. Sono anche stati segnalati aumenti delle concentrazioni plasmatiche di digossina nel corso della vigilanza post–marketing nei pazienti sottoposti a terapia concomitante a base di digossina e claritromicina. Alcuni pazienti hanno evidenziato segni clinici analoghi a quelli che si presentano in caso di tossicità da digossina, tra cui l’insorgenza di aritmie potenzialmente fatali. Le concentrazioni plasmatiche di diossina devono essere monitorate attentamente mentre i pazienti sono sottoposti a terapia concomitante con digossina e claritromicina.

Zidovudina

La concomitante somministrazione di claritromicina in compresse e zidovudina in pazienti adulti con infezioni da HIV può determinare una riduzione della concentrazione di zidovudina allo steady state. Poiché la claritromicina sembra interferire con l’assorbimento della zidovudina somministrata contemporaneamente per via orale, è opportuno sfalsare le due somministrazioni per permettere un intervallo di almeno 4 ore. Tale interazione non compare nei pazienti pediatrici affetti da HIV quando la claritromicina sia assunta come sospensione contemporaneamente a zidovudina o didanosina. Questa interazione è improbabile quando la claritromicina è somministrata per via endovenosa.

Fenitoina e Valproato

Ci sono state relazioni spontanee o pubblicate di interazioni degli inibitori del CYP3A, inclusa la claritromicina, con farmaci non considerati essere metabolizzati dal CYP3A (ad es. fenitoina e valproato). Determinazioni dei livelli sierici sono raccomandate per questi farmaci quando somministrati concomitantemente alla claritromicina. Sono stati riportati aumenti dei livelli sierici.

Interazioni farmacologiche bidirezionali

Atazanavir

La claritromicina e l’atazanavir sono entrambi substrati ed inibitori del CYP3A ed esistono prove di interazione farmacologica bidirezionale tra questi farmaci. La somministrazione concomitante di claritromicina (500 mg due volte al giorno) e di atazanavir (400 mg una volta al giorno) ha determinato un aumento di ben 2 volte dell’esposizione alla claritromicina ed una diminuzione del 70% dell’esposizione al 14–OH–claritromicina con un aumento del 28% dell’AUC di atazanavir. In virtù della larga finestra terapeutica della claritromicina, non è necessario procedere ad alcuna riduzione del dosaggio nei pazienti che presentano funzionalità renale normale. Nel caso di pazienti che presentino un’insufficienza renale di grado moderato (nei quali la clearance della creatinina va da 30 a 60 ml/min), il dosaggio di claritromicina deve essere ridotto del 50%. Nel caso di pazienti in cui la clearance della creatinina è < di 30 ml/min, il dosaggio di claritromicina deve essere ridotto del 75%, utilizzando un’idonea formulazione di claritromicina. Si sconsiglia la somministrazione di dosi di claritromicina superiori a 1000 mg al giorno in concomitanza alla somministrazione degli inibitori della proteasi.

Itraconazolo

La claritromicina e l’itraconazolo sono entrambi substrati ed inibitori del CYP3A e ciò determina un’interazione farmacologica bidirezionale fra questi farmaci. La claritromicina può determinare un aumento

dei livelli plasmatici di itraconazolo mentre l’itraconazolo può aumentare i livelli plasmatici della claritromicina. I pazienti che assumono itraconazolo e claritromicina in concomitanza devono essere attentamente monitorati per rilevare l’eventuale presenza di segni e sintomi del potenziamento e del prolungamento degli effetti farmacologici di questi farmaci.

Saquinavir

La claritromicina e il saquinavir sono entrambi substrati ed inibitori del CYP3A e ciò determina un’interazione farmacologica bidirezionale fra questi farmaci. La somministrazione concomitante di claritromicina (500 mg due volte al giorno) e di saquinavir (capsule molli di gelatina, 1200 mg tre volte al giorno) a 12 volontari sani ha determinato valori basali di AUC e Cmax che sono risultati superiori del 177% e del 187% rispetto a quelli rilevati in caso di somministrazione di saquinavir da solo. I valori relativi all’AUC ed alla Cmax della claritromicina sono risultati approssimativamente superiori del 40% rispetto a quelli rilevati in caso di somministrazione di claritromicina da sola. Non è necessario procedere ad alcun aggiustamento del dosaggio quando i due farmaci vengono somministrati in concomitanza per un periodo di tempo limitato alle dosi/formulazioni studiate. Le osservazioni emerse dagli studi di interazione farmacologica eseguiti utilizzando la formulazione in capsule molli di gelatina possono non essere rappresentative degli effetti rilevati ricorrendo alla formulazione di saquinavir in capsule rigide di gelatina.

Le osservazioni emerse dagli studi di interazione farmacologica svolti somministrando saquinavir in monoterapia possono non essere rappresentative degli effetti rilevati con la terapia combinata saquinavir/ritonavir. Nel momento in cui saquinavir venisse somministrato in concomitanza al ritonavir, si deve procedere ad un’attenta valutazione degli effetti potenziali che il ritonavir può avere sulla claritromicina.

Verapamil

A seguito dell’assunzione concomitante di claritromicina e verapamil sono stati osservati casi di ipotensione, bradiaritmia e acidosi lattica.

E’ stato dimostrato che la claritromicina non interagisce con i contraccettivi orali.

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Effetti indesiderati

a. Riassunto del profilo di sicurezza

Le più frequenti e comuni reazioni avverse correlate alla terapia a base di claritromicina sia per i pazienti adulti che per i pazienti pediatrici sono dolore addominale, diarrea, nausea, vomito e alterazioni del gusto. Queste reazioni avverse sono di solito di media intensità e sono coerenti con il profilo di sicurezza noto per gli antibiotici macrolidici (vedere sezione b del paragrafo 4.8).

Non c’è una differenza significativa nell’incidenza di tali reazioni avverse gastrointestinali, durante gli studi clinici, tra pazienti con o senza infezioni da micobatteri pre–esistenti.

b. Tabella riassuntiva delle reazioni avverse

La seguente tabella mostra le reazioni avverse segnalate durante gli studi clinici e l’esperienza post–marketing relative alla claritromicina compresse a rilascio immediato, granulato per sospensione orale, polvere per soluzione per iniezione, compresse a rilascio esteso e compresse a rilascio modificato.

Le reazioni avverse considerate possibilmente correlate alla claritromicina sono riportate in base alla classificazione sistemica organica, in accordo alla seguente convenzione: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (da ≥1/1.000 a < 1/100) e non nota (reazioni avverse da esperienza post–marketing; la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). In ogni gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in base ad un ordine di gravità decrescente, nei casi in cui quest’ultima può essere definita.

Classificazione sistemica organica Molto comune ≥ 1/10 Comune Da ≥ 1/100 a < 1/10 Non comune Da ≥ 1/1.000 a < 1/100 Non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili)
Infezioni e infestazioni     Cellulite¹, candidiasi, gastroenterite², infezione³, infezione della vagina Colite pseudomembranosa, erisipela, eritrasma
Patologie del sistema emolinfopoietico     Leucopenia, neutropenia4, trombocitemia³, eosinofilia4 Agranulocitosi, trombocitopenia
Disturbi del sistema immunitario5     Reazione anafilattoide¹, ipersensibilità Reazione anafilattoide
Disturbi del metabolismo e della nutrizione     Anoressia, inappetenza Ipoglicemia6
Disturbi psichiatrici   Insonnia Ansia, nervosismo³, strillare³ Disturbo psicotico, stato confusionale, depersonalizzazione, depressione, disorientamento, allucinazioni, sogni anomali
Patologie del sistema nervoso   Disgeusia, cefalea, perversione del gusto Perdita di coscienza¹, discinesia¹, capogiri, somnolenza7, tremore Convulsioni, ageusia, parosmia, anosmia
Patologie dell’orecchio e del labirinto     Vertigini, udito compromesso, tinnito Sordità
Patologie cardiache     Arresto cardiaco¹, fibrillazione atriale¹, prolungamento dell’intervallo QT del tracciato elettrocardiografico8, extrasistole¹, palpitazioni Torsioni di punta8, tachicardia ventricolare8
Patologie vascolari   Vasodilatazione¹   Emorragia9
Patoogie respiratorie, toraciche e mediastiniche     Asma¹, epistassi², embolia polmonare¹  
Patologie gastrointestinali   Diarrea10, vomito, dispepsia, nausea, dolore addominale Esofagite¹, malattia da reflusso gastrooesofageo², gastrite, proctalgia², stomatite, glossite, distensione dell’addome4, stipsi, secchezza delle fauci, eruttazione, flatulenza, Pancreatite acuta, alterazione del colore della lingua, alterazione del colore dei denti
Patologie epatobiliari   Esami anomali della funzionalità epatica Colestasi4, epatite4, aumento dell’alanina amminotransferasi, aumento dell’aspartato amminotransferasi, aumento gamma–glutamiltransferasi4 Insufficienza epatica11, ittero epatocellulare
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo   Rash, iperidrosi Dermatite bollosa¹, prurito, orticaria, rash maculo–papulare³ Sindrome di Stevens–Johnson5, necrolisi epidermica tossica5, rash da farmaci con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS), acne
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo     Spasmi muscolari³, rigidità muscoloscheletrico¹, mialgia² Rabdomiolisi2,12, miopatia
Patologie renali ed urinarie     Aumento della creatinina nel sangue¹, aumento dell’urea nel sangue¹ Insufficienza renale, nefrite interstiziale
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Flebite sulla sede di iniezione¹ Dolore nella sede di iniezione¹, infiammazione nella sede di iniezione¹ Malessere4, piressia³, astenia, dolore al torace4, brividi4, affaticamento4  
Esami diagnostici     Rapporto albumina/globulina anomalo¹, aumento della fosfatasi alcalina4, aumento della latticodeidrogenasi4 Aumento del rapporto internazionale normalizzato9, aumento del tempo di protrombina9, colore delle urine anomalo

¹ Le reazioni avverse da farmaci riportate solo per la formulazione Polvere per Soluzione per Iniezione

² Le reazioni avverse da farmaci riportate solo per la formulazione Compresse a Rilascio Esteso

³ Le reazioni avverse da farmaci riportate solo per la formulazione Granulato per Sospensione Orale

4 Le reazioni avverse da farmaci riportate solo per la formulazione Compresse a Rilascio Immediato

5,8,10,11,12 Vedere sezione a)

6,7,9 Vedere sezione c)

c. Descrizione delle reazioni avverse selezionate

La flebite relativa alla sede di iniezione, il dolore relativo alla sede di iniezione, il dolore relativo alla sede della puntura e l’infiammazione delle sede di iniezione sono segni specifici della formulazione endovenosa di claritromicina.

In casi molto rari, è stata riportata insufficienza epatica ad esito fatale ed è generalmente associata a gravi malattie latenti e/o terapie concomitanti (vedere paragrafo 4.4).

Deve essere prestata attenzione speciale alla diarrea, dal momento che sono stati riportati casi di diarrea associata a Clostridium difficile (CDAD) con l’utilizzo di quasi tutti gli agenti antibatterici inclusa la claritromicina, e può variare da una diarrea di grado lieve ad una colite ad esito fatale (vedere paragrafo 4.4).

Nel caso in cui si verificassero gravi reazioni acute di ipersensibilità, come anafilassi, sindrome di Stevens–Johnson e necrolisi epidermica tossica, il trattamento con claritromicina deve essere interrotto immediatamente e deve essere instaurata urgentemente una terapia idonea (vedere paragrafo 4.4).

Come per altri macrolidi, in concomitanza con l’uso di claritromicina sono stati riportati casi di prolungamento dell’intervallo QT, tachicardia e torsione di punta (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

Con l’uso di quasi tutti gli agenti antibatterici, inclusa la claritromicina, sono stati segnalati casi di colite pseudomembranosa, di grado lieve fino a pericolosa per la vita. Di conseguenza è importante tenere in considerazione questa diagnosi in quei pazienti che manifestano diarrea in seguito a somministrazione di agenti antibatterici (vedere paragrafo 4.4).

In alcuni casi di rabdomiolisi riportati la claritromicina era stata somministrata in concomitanza a statine, fibrati, colchicina o allopurinolo (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

Sono stati riportati casi post–marketing di tossicità da colchicina con l’uso concomitante di colchicina e claritromicina, specialmente in pazienti anziani e/o in pazienti con insufficienza renale, alcuni dei quali con esito fatale (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

Sono stati riportati rari casi di ipoglicemia, alcuni dei quali si sono verificati in pazienti trattati in concomitanza con agenti ipoglicemizzanti o insulina (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

Sono stati riportati casi post–marketing di interazione farmacologica ed effetti sul Sistema Nervoso Centrale (SNC) (ad es. sonnolenza confusione) con l’uso concomitante di claritromicina e triazolam. Si suggerisce di monitorare il paziente nel caso aumentassero gli effetti farmacologici a livello del SNC (vedere paragrafo 4.5).

C’è il rischio di grave emorragia e aumento significativo del rapporto internazionale normalizzato (INR) e del tempo di protrombina quando la claritromicina è somministrata in concomitanza con warfarin. L’INR e il tempo di protrombina devono essere monitorati frequentemente in quei pazienti che ricevono contemporaneamente claritromicina e anticoagulanti orali (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

Sono stati riportati rari casi in cui le compresse a rilascio esteso di claritromicina sono state ritrovate nelle feci, molti dei quali si sono verificati in pazienti con disturbi gastrointestinali anatomici (incluso ileostomia o colostomia) o funzionali con tempi di transito GI inferiori. In alcuni casi, i residui della compressa sono stati trovati nella diarrea. Si consiglia ai pazienti che hanno trovato residui della compressa nella diarrea e non hanno avuto alcun miglioramento delle condizioni, di optare per una formulazione diversa di claritromicina (ad esempio sospensione) o per un altro antibiotico.

Popolazione speciale: Reazioni Avverse in pazienti immunocompromessi (vedere sez. e).

d. Popolazioni pediatriche

Sono stati condotti studi clinici somministrando la sospensione pediatrica di claritromicina a bambini dai 6 mesi ai 12 anni di età. Di conseguenza i bambini al di sotto dei 12 anni di età devono assumere la sospensione pediatrica. Non sono disponibili dati sufficienti per consigliare un regime di dosaggio per l’uso della formulazione EV della claritromicina in pazienti al di sotto dei 18 anni d’età.

Ci si aspetta che frequenza, tipo e gravità delle reazioni avverse siano equiparabili a quelle che si verificano negli adulti.

e. Altre popolazioni speciali

Pazienti immunocompromessi

In pazienti affetti da AIDS e immunocompromessi trattati per infezioni da Micobatteri con un alto dosaggio di claritromicina per lunghi periodi è stato difficile distinguere le reazioni avverse probabilmente associate alla somministrazione di claritromicina con le manifestazioni associate al Virus da Immunodeficienza Umana (HIV) o alla malattia intercorrente.

Nei pazienti adulti, la reazione avversa più frequentemente riportata da pazienti trattati con dosi giornaliere totali pari a 1000 mg e 2000 mg di claritromicina sono state: nausea, vomito, alterazione del gusto, dolore addominale, diarrea, rash, flatulenza, cefalea, stipsi, disturbi dell’udito, aumento dei valori SGOT (Transaminasi Glutammico–Ossalacetica Sierica) e SGPT (Transaminasi Glutammico–Piruvica Sierica). Reazioni addizionali a minor frequenza includono dispnea, insonnia e secchezza delle fauci. L’incidenza era comparabile per quei pazienti trattati con 1000 mg e 2000 mg, ma erano generalmente 3–4 volte più frequenti in quei pazienti che ricevevano una dose giornaliera totale di claritromicina pari a 4000 mg.

In questi pazienti immunocompromessi, le valutazioni dei valori di laboratorio sono state effettuate analizzando quei valori al di fuori dei livelli anormali considerati seri per il test specifico (ad es. limiti superiori e inferiori). Sulla base di questi criteri, circa il 2% o il 3% dei pazienti che avevano assunto 1000 mg o 2000 mg di claritromicina al giorno mostravano valori estremamente elevati di SGOT e SGPT, e livelli estremamente bassi di globuli bianchi e conta piastrinica. Una più bassa percentuale di pazienti inclusa in questi due gruppi di dosaggio ha mostrato anche elevati valori di azotemia. Un’incidenza lievemente più elevata dei normali valori è stata notata in pazienti trattati con 4000 mg di claritromicina al giorno per tutti i parametri esclusa la formula leucocitaria.

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Gravidanza e allattamento

Fertilità

Non sono disponibili dati relativi all’effetto della claritromicina sulla fertilità nel genere umano. Nei ratti, i dati disponibili limitati non indicano effetti sulla fertilità.

Gravidanza

I dati sull’uso della claritromicina nel primo trimestre in più di 200 gravidanze non hanno dimostrato chiaramente evidenze di effetti teratogeni o reazioni avversi o effetti sulla salute dei neonati. I dati relativi ad un numero limitato di donne in gravidanza che hanno ricevuto la claritromicina nel primo trimestre suggeriscono la possibilità di un aumentato rischio di aborto. Non sono fino ad ora disponibili altri dati epidemiologici rilevanti. I dati provenienti dagli studi sugli animali hanno dimostrato la presenza di tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Il rischio nell’uomo non è noto. La claritromicina deve inoltre essere usata durante la gravidanza solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio.

Allattamento

La claritromicina e i suoi metaboliti attivi sono escreti attraverso il latte materno. Dato che diarrea e infezioni fungine delle membrane mucose possono verificarsi nei bambini allattati, può essere necessario interrompere l’allattamento. Anche la possibilità di sensibilizzazione deve essere considerata. La claritromicina deve inoltre essere usata solo se i benefici per la madre sono superiori ai potenziali rischi per il feto.

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Conservazione

[PVC/PVdC confezione blister in alluminio]

Non conservare a temperature superiori ai 30° C. Conservare nella confezione originale per proteggerlo dall’umidità.

[OPA/AL/PVC/AL confezione blister]

Questo medicinale non richiede precauzioni particolari per la conservazione.

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Malattie Collegate: 4

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Questo farmaco disponibile in altre 3 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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