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ANTAGONISTI DELL'ANGIOTENSINA II, NON ASSOCIATI

IRBESARTAN RAN

28CPR RIV 300MG

RANBAXY ITALIA SpA

Descrizione prodotto

IRBESARTAN RAN*28CPR RIV 300MG

Principio attivo

IRBESARTAN

Forma farmaceutica

COMPRESSE RIVESTITE

ATC livello 3

ANTAGONISTI DELL'ANGIOTENSINA II, NON ASSOCIATI

Tipo prodotto

FARMACO GENERICO

Prezzo al pubblico

9.23


Codice ATC livello 5:
C09CA04

Codice AIC:
40818217


Non contiene glutine
Contiene lattosio
Uso veterinario o entrambi


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Indicazioni terapeutiche

Trattamento dell’ipertensione arteriosa essenziale.

Trattamento della malattia renale nei pazienti ipertesi con diabete mellito di tipo 2 come parte di una terapia farmacologica antipertensiva (vedere il paragrafo 5.1).

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Composizione

Ogni compressa rivestita con film contiene 300 mg di irbesartan.

Ogni compressa contiene inoltre 103,34 mg di lattosio.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere il paragrafo 6.1.

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Eccipienti

Nucleo della compressa

Lattosio monoidrato

Cellulosa microcristallina

Croscarmellosa sodica

Ipromellosa

Silice colloidale anidra

Magnesio stearato

Rivestimento della compressa

Opadry II OY–LS–28900 bianco composto da:

Lattosio monoidrato

Ipromellosa

Titanio diossido

Macrogol 4000

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Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti (vedere il paragrafo 6.1).

Secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere i paragrafi 4.4 e 4.6).

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Posologia

La dose iniziale usuale raccomandata e di mantenimento è 150 mg una volta al giorno, con o senza cibo. Irbesartan Ranbaxy alla dose di 150 mg una volta al giorno fornisce generalmente un migliore controllo della pressione arteriosa nell’arco delle 24 ore rispetto alla dose di 75 mg. Tuttavia, si può prendere in considerazione di iniziare la terapia con 75 mg, in particolare nei pazienti emodializzati e nei pazienti anziani di età superiore ai 75 anni.

Nei pazienti che non risultino adeguatamente controllati con un dosaggio di 150 mg una volta al giorno, la dose di Irbesartan Ranbaxy può essere aumentata a 300 mg, oppure possono essere co–somministrati altri farmaci antipertensivi. In particolare è stato dimostrato che l’aggiunta di un diuretico, come l’idroclorotiazide, ha un effetto additivo con l’irbesartan (vedere il paragrafo 4.5).

Nei pazienti ipertesi con diabete di tipo 2, la terapia deve essere iniziata con 150 mg di irbesartan una volta al giorno e incrementata fino a 300 mg una volta al giorno come dose di mantenimento consigliata per il trattamento della malattia renale.

La dimostrazione del beneficio a livello renale di Irbesartan Ranbaxy nei pazienti ipertesi con diabete di tipo 2, si basa su studi nei quali irbesartan è stato impiegato in aggiunta ad altri farmaci antipertensivi, secondo necessità, per raggiungere la pressione arteriosa desiderata (vedere il paragrafo 5.1).

Insufficienza renale: nei pazienti con insufficienza renale non è necessaria alcuna variazione del dosaggio. Nei pazienti in emodialisi si deve prendere in considerazione una dose iniziale inferiore (75 mg) (vedere il paragrafo 4.4).

Insufficienza epatica: nei pazienti con insufficienza epatica da lieve a moderata non è necessaria alcuna variazione del dosaggio. Non sono disponibili dati clinici relativi a pazienti con insufficienza epatica grave.

Pazienti anziani: sebbene si debba prendere in considerazione di iniziare la terapia con 75 mg nei pazienti di età superiore ai 75 anni, variazioni di dosaggio non sono normalmente necessarie negli anziani.

Pazienti pediatrici: Data l’insufficienza di dati in merito alla sicurezza e all’efficacia irbesartan non è raccomandato nei bambini e negli adolescenti (vedere i paragrafi 4.8, 5.1 e 5.2).

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Avvertenze e precauzioni

Ipovolemia: ipotensione sintomatica, in particolare dopo la prima dose, può manifestarsi in pazienti con deplezione di volume e/o sodio dovuta a intensa terapia diuretica, dieta iposodica, diarrea o vomito. Tali condizioni devono essere corrette prima di somministrare Irbesartan Ranbaxy.

Ipertensione renovascolare: nei pazienti con stenosi bilaterale dell’arteria renale o con stenosi dell’arteria con un unico rene funzionante a cui sono somministrati farmaci che agiscono a livello del sistema renina–angiotensina–aldosterone vi è un rischio aumentato di grave ipotensione o di insufficienza renale. Sebbene ciò non sia documentato con Irbesartan Ranbaxy, un effetto simile dovrà essere previsto con gli antagonisti dei recettori dell’angiotensina– II.

Insufficienza renale e trapianto renale: si raccomanda di controllare periodicamente i livelli sierici del potassio e della creatinina quando Irbesartan Ranbaxy viene usato nei pazienti con insufficienza renale. Non ci sono dati clinici relativi alla somministrazione di Irbesartan Ranbaxy nei pazienti con trapianto renale recente.

Pazienti ipertesi con diabete di tipo 2 e malattia renale: in un’analisi effettuata nel corso di uno studio in pazienti con malattia renale avanzata, gli effetti di irbesartan sugli eventi sia renali che cardiovascolari non erano uniformi in tutti i sottogruppi. In particolare, essi erano meno favorevoli nelle donne e nei soggetti non caucasici (vedere il paragrafo 5.1).

Iperpotassiemia: come con altri farmaci attivi sul sistema renina–angiotensina–aldosterone, nel corso del trattamento con Irbesartan Ranbaxy può verificarsi iperpotassiemia, particolarmente in presenza di insufficienza renale, proteinuria manifesta dovuta a malattia renale diabetica e/o insufficienza cardiaca. Nei pazienti a rischio si raccomanda di monitorare attentamente il potassio sierico (vedere il paragrafo 4.5).

Litio: l’associazione di litio e irbesartan non è raccomandata (vedere il paragrafo 4.5.).

Stenosi delle valvole aortica e mitralica, cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva: come con altri vasodilatatori, è richiesta una speciale attenzione nei pazienti con stenosi aortica o mitralica, o con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva.

Aldosteronismo primario: i pazienti con aldosteronismo primario normalmente non rispondono ai farmaci antipertensivi che agiscono inibendo il sistema renina–angiotensina. Pertanto, l’uso di Irbesartan Ranbaxy non è raccomandato.

Avvertenze generali: nei pazienti il cui tono vascolare e la cui funzione renale dipendono principalmente dall’attività del sistema renina–angiotensina–aldosterone (per esempio, pazienti con grave insufficienza cardiaca congestizia o con malattia renale sottostante, inclusa stenosi dell’arteria renale), il trattamento con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina o con antagonisti dei recettori dell’angiotensina–II attivi su tale sistema è stato associato a ipotensione acuta, azotemia, oliguria o, raramente, insufficienza renale acuta. Come con qualsiasi altro farmaco antipertensivo, un calo eccessivo della pressione arteriosa in pazienti con cardiopatia ischemica o malattia cardiovascolare ischemica potrebbe portare a un infarto miocardico o ad un ictus.

Come osservato nel caso degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, l’irbesartan e gli altri antagonisti dell’angiotensina sembrano essere meno efficaci nel far diminuire la pressione arteriosa nella popolazione nera rispetto a soggetti di altre popolazioni, probabilmente a causa della maggiore prevalenza di stati di bassa renina nella popolazione nera ipertesa (vedere il paragrafo 5.1).

Pazienti pediatrici: l’irbesartan è stato studiato nella popolazione pediatrica tra i 6 ed i 16 anni di età ma i dati attuali, in attesa che se ne rendano disponibili altri, non sono sufficienti a sostenere un’estensione del suo utilizzo nei bambini (vedere i paragrafi 4.8, 5.1 e 5.2).

Lattosio: il medicinale contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit di Lapp lattasi o da malassorbimento di glucosio–galattosio non devono assumere questo medicinale.

Gravidanza: Non si deve iniziare il trattamento con gli antagonisti dei recettori dell’angiotensina–II (AIIRA) durante la gravidanza. A meno che non sia ritenuto essenziale proseguire la terapia con AIIRA, nelle pazienti che stanno pianificando una gravidanza si dovrebbe effettuare il passaggio a un trattamento con altri antipertensivi che hanno un ben affermato profilo di sicurezza nell’uso in gravidanza. In caso di gravidanza accertata, il trattamento con AIIRA deve essere interrotto al più presto, iniziando, se appropriato, una terapia alternativa (vedere i paragrafi 4.3 e 4.6).

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Interazioni

Diuretici e altri farmaci antipertensivi: altri farmaci antipertensivi possono potenziare gli effetti ipotensivi dell’irbesartan; Irbesartan Ranbaxy è stato comunque somministrato senza problemi assieme ad altri farmaci antipertensivi, quali beta–bloccanti, calcio–antagonisti ad azione prolungata e diuretici tiazidici. All’inizio della terapia con Ibersartan Ranbaxy, un precedente trattamento con dosi elevate di diuretici può comportare una condizione di ipovolemia e il rischio di ipotensione (vedere il paragrafo 4.4).

Integratori di potassio e diuretici risparmiatori di potassio: in base all’esperienza con l’utilizzo di altri farmaci che agiscono sul sistema renina–angiotensina, la co–somministrazione di diuretici risparmiatori di potassio, integratori di potassio, sostituti del sale da cucina contenenti potassio, o altri farmaci che possono aumentare la potassiemia (per esempio l’eparina), può determinare aumenti del potassio sierico e non è, pertanto, raccomandata (vedere il paragrafo 4.4).

Litio: durante la co–somministrazione di litio e inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, sono stati riportati aumenti reversibili delle concentrazioni sieriche di litio e tossicità. Con l’irbesartan, effetti simili sono ad oggi stati segnalati solo in casi molto rari. Pertanto, l’associazione non è raccomandata (vedere paragrafo 4.4). In caso l’associazione fosse necessaria, si raccomanda di monitorare attentamente i livelli sierici di litio.

Farmaci antinfiammatori non steroidei: in caso di co–somministrazione di antagonisti dell’angiotensina–II e farmaci antinfiammatori non steroidei (per esempio, inibitori selettivi di COX–2, acido acetilsalicilico (> 3 g/al giorno) e FANS non selettivi), può verificarsi un’attenuazione dell’effetto antipertensivo.

Come con gli ACE–inibitori, l’uso contemporaneo di antagonisti dell’angiotensina–II e di FANS può determinare un rischio aumentato di peggioramento della funzione renale, compresa possibile insufficienza renale acuta, e un aumento della potassiemia, in particolare in pazienti con modesta funzione renale pregressa. Tale associazione deve essere somministrata con cautela, soprattutto negli anziani. I pazienti devono essere idratati adeguatamente e si deve valutare di controllare la funzione renale sia dopo l’inizio della terapia concomitante che periodicamente.

Ulteriori informazioni sulle interazioni dell’irbesartan: nell’ambito degli studi clinici, la farmacocinetica dell’irbesartan non è modificata dall’idroclorotiazide. L’irbesartan è principalmente metabolizzato dal CYP2C9 e in misura inferiore mediante glicuronizzazione. Non sono state osservate alcune interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche significative quando l’rbesartan era co–somministrato con il warfarin, un farmaco metabolizzato dal CYP2C9. Gli effetti degli induttori di CYP2C9, quali la rifampicina, sulla farmacocinetica dell’irbesartan non sono stati studiati. La farmacocinetica della digossina non era modificata dalla co–somministrazione dell’ibersartan.

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Effetti indesiderati

La frequenza degli effetti indesiderati sotto–riportati è definita nel seguente modo convenzionale:

molto comune (≥ 1/10); comune (≥1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1000, < 1/100); rara (≥ 1/10000, < 1/1000); molto rara (< 1/10000). All’interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono riportati in ordine decrescente di gravità.

Ipertensione: in studi clinici controllati con placebo in pazienti ipertesi, l’incidenza globale degli effetti indesiderati nel gruppo con irbesartan (56,2%) non differiva da quella nel gruppo con placebo (56,5%). Le interruzioni della terapia, dovute ad un qualsiasi evento avverso clinico o di laboratorio, sono state meno frequenti per i pazienti trattati con irbesartan (3,3%) rispetto a quelli trattati con placebo (4,5%). L’incidenza degli effetti indesiderati era indipendente dalla dose (nell’intervallo della dose raccomandata), dal sesso, dall’età, dalla razza o dalla durata del trattamento.

I seguenti effetti indesiderati sono stati riportati in studi controllati con placebo nel corso dei quali irbesartan è stato somministrato a 1965 pazienti:

Patologie del sistema nervoso :

Comune: capogiri

Patologie cardiache :

Non comune: tachicardia

Patologie vascolari :

Non comune: vampate

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche :

Non comune: tosse

Patologie gastrointestinali :

Comuni: nausea/vomito

Non comuni: diarrea, dispepsia/bruciore

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella :

Non comune: disfunzione sessuale

Patologie sistemiche e condizioni relative al sito di somministrazione :

Comune: affaticamento

Non comune: dolore toracico

Esami diagnostici :

Comune: nei pazienti trattati con irbesartan sono stati comunemente osservati (1,7%) aumenti significativi della creatinchinasi plasmatica. Nessuno di questi aumenti è stato associato ad eventi clinici identificabili a livello muscoloscheletrico.

Ipertensione e diabete di tipo 2 con malattia renale : oltre agli effetti indesiderati citati per l’ipertensione, nei pazienti ipertesi diabetici con microalbuminuria e funzione renale normale, capogiri posturali ed ipotensione ortostatica sono stati segnalati nello 0,5% dei pazienti (cioè, non comune), con un’incidenza superiore rispetto al placebo.

Nei pazienti ipertesi diabetici con insufficienza renale cronica e proteinuria manifesta, i seguenti effetti indesiderati sono stati riportati in > 2% dei pazienti e con frequenza maggiore rispetto al placebo:

Patologie del sistema nervoso :

Comune: capogiri posturali

Patologie vascolari:

Comune: ipotensione ortostatica

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo:

Comune: dolore muscoloscheletrico

Esami diagnostici :

Iperpotassiemia si verificava più frequentemente nei pazienti diabetici trattati con irbesartan che in quelli trattati con placebo. Nei pazienti ipertesi diabetici con microalbuminuria e funzione renale normale, iperpotassiemia (≥5,5 mEq/L) si verificava nel 29,4% (cioè, molto comune) dei pazienti nel gruppo con irbesartan 300 mg, e nel 22% dei pazienti nel gruppo con placebo. Nei pazienti ipertesi diabetici con insufficienza renale cronica e proteinuria manifesta, iperpotassiemia (≥ 5,5 mEq/L) si verificava nel 46,3% (cioè, molto comune) dei pazienti nel gruppo con irbesartan, e nel 26,3% dei pazienti nel gruppo con placebo. Una diminuzione nell’emoglobina, clinicamente non significativa, è stata osservata nello 1,7% (cioè, comune) dei pazienti ipertesi con malattia renale avanzata trattati con irbesartan.

Sono stati segnalati i seguenti ulteriori effetti indesiderati, le cui incidenze non possono tuttavia essere determinate:

Patologie del sistema immunitario :

Come con altri antagonisti dei recettori dell’angiotensina II, sono stati riportati rari casi di reazioni di ipersensibilità, quali eruzione cutanea, orticaria e angioedema.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione :

Iperpotassiemia

Patologie del sistema nervoso :

Cefalea

Patologie dell’orecchio e del labirinto :

Tinnito

Patologie gastrointestinali :

Disgeusia

Patologie epatobiliari :

Epatite, funzione epatica alterata

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo :

Vasculite leucocitoclastica.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo :

Artralgia, mialgia (in alcuni casi associata a livelli plasmatici aumentati di creatinchinasi), crampi muscolari

Patologie renali e urinarie :

Funzione renale ridotta, compresi casi di insufficienza renale in pazienti a rischio (vedere il paragrafo 4.4)

Pazienti pediatrici: in uno studio clinico randomizzato in 318 bambini e adolescenti ipertesi tra i 6 e i 16 anni di età, i seguenti effetti indesiderati correlati si sono verificati nella fase in doppio cieco di 3 settimane: cefalea (7,9%), ipotensione (2,2%), capogiri (1,9%), tosse (0,9%). Nel periodo in aperto di 26 settimane di questo studio clinico, le anomalie di laboratorio più frequentemente osservate sono state aumenti di creatinina (6,5%) e valori elevati di CK nel 2% dei bambini trattati.

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Gravidanza e allattamento

Gravidanza

L’uso degli AIIRA non è raccomandatao nel primo trimestre di gravidanza (vedere il paragrafo 4.4). L’uso degli AIIRA è controindicato nel secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere i paragrafi 4.3 e 4.4).

L’evidenza epidemiologica relativa al rischio di teratogenicità a seguito di esposizione ad ACE–inibitori nel corso del primo trimestre di gravidanza non è risultata essere conclusiva; tuttavia, non si può escludere che il rischio possa in parte aumentare. Sebbene non siano disponibili dati epidemiologici controllati relativi al rischio con gli antagonisti dei recettori dell’angiotensina–II (AIIRA), rischi simili possono sussistere per questa classe di farmaci. A meno che non sia ritenuto essenziale proseguire la terapia con AIIRA, nelle pazienti che stanno pianificando una gravidanza si dovrebbe effettuare il passaggio a un trattamento con altri antipertensivi che hanno un ben affermato profilo di sicurezza nell’uso in gravidanza. In caso di gravidanza accertata, il trattamento con AIIRA deve essere interrotto al più presto, iniziando, se appropriato, una terapia alternativa.

È noto che l’esposizione a una terapia con AIIRA nel corso del secondo e terzo trimestre causa fetotossicità (funzione renale ridotta, oligoidramnio, ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (insufficienza renale, ipotensione, iperpotassiemia) (vedere inoltre il paragrafo 5.3).

Nel caso di esposizione agli AIIRA a partire dal secondo trimestre di gravidanza, si raccomanda di eseguire accertamenti ecografici della funzione renale e del cranio. I neonati le cui madri hanno assunto degli AIIRA devono essere monitorati attentamente in merito all’ipotensione (vedere inoltre i paragrafi 4.3 e 4.4).

Allattamento: in mancanza di informazioni relative all’uso di Irbesartan Ranbaxy durante l’allattamento, Irbesartan Ranbaxy non è raccomandato e sono preferibili trattamenti alternativi con profili di sicurezza meglio affermati durante l’allattamento, in particolare in caso di allattamento di un neonato o di un nato prematuro.

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Conservazione

Conservare nella confezione originale al riparo dalla luce.

Questo medicinale non richiede particolari condizioni di temperatura per la conservazione.

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Malattie Collegate: 2

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Questo farmaco disponibile in altre 2 forme farmaceutiche:


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Ultima modifica: 19-09-2013
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