L'italiano è una lingua viva - forse ancora per poco, ma per ora lo è - e come tale in evoluzione. C'è della differenza tra usare eufemismi ipocriti come "non vedente" al posto di "cieco" e voler negare che una certa parola ha assunto un significato differente da quello originario ed è quindi meglio preferirle dei sinonimi. La parola "terrone" al tempo dei nostri nonni significava semplicemente originario del mezzogiorno. Tuttavia oggi il significato è slittato, per cui chiamare qualcuno terrone non ha più lo stesso valore neutro che all'origine. Qualcosa di analogo vale per la parola negro. Che poi io possa scherzare con una persona del sud con la quale sono in confidenza e darle della terrona, o dare del negro a un individuo di pelle scura con cui sono in amicizia, è un altro discorso. Sarebbe meglio usare un sinonimo privo della stessa accezione negativa, come nero, e non un pietoso eufemismo come "persona di colore". In qualche modo analogo, anche se meno marcato, è meglio parlare di orientali piuttosto che di asiatici. Il nostro è un popolo che riesce a fare delle sue stesse parole mezzi di intolleranza, pervertendone il significato. Alla faccia della tolleranza. E, come sempre, mi duole dover constatare che questo è un grosso anacronismo - un pericoloso anacronismo - in un mondo che va ovviamente verso il mescolamento dei popoli. Dovremmo pensarci bene, specialmente noi che non facciamo figli neanche per sbaglio.




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