Vorrei però soffermarmi sui primi due concetti esplicitati: femminismo, e maschilismo.
Nel primo caso, essendo la lotta femminista storicamente riconosciuta come sinonimo di rivincita, di un riscatto sociale di un'intera categoria, di una battaglia positiva per i diritti, è divenuto sinonimo di un movimento positivo e attivo per la ripresa di valori non riconosciuti, e quindi qualcosa di socialmente riconosciuto come nobile e prestigioso.
Il maschilismo, invece ha tutt'altro vissuto etimologico. La parola stessa ci richiama alla mente, soprusi, egoismo, incapacità di vedere l'altro e le sue necessità, chiusura, egocentrismo.
La mia provocazione è questa: essendo entrambe le parole formate nello stesso modo, ovvero in base a un concetto centrale: maschio vs femmina, e una desinenza che indica l'accogliere come ideologia questo concetto centrale, non dovremmo viverle semanticamente allo stesso modo?
O meglio, non c'è stata forse storicamente una strumentalizzazione di questi due concetti, che ci ha portato a pensare che l'uno sia sinonimo di bene e l'altro invece di qualcosa di sbagliato e corrotto?




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