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Discussione: insaziabile voglia di cioccolato

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    Sotto il dominio spagnolo i contadini continuavano a nutrirsi con il cioccolatte, dimostrando in tal modo ai conquistatori le virtù di un alimento ideale per superare fatica e sfruttamento.
    Le prime impressioni degli invasori europei sulla bevanda furono tutt'altro che positive; abituati a prodotti zuccherati e dolci in genere, lo cocolatl era troppo amaro e di gusto non gradevole. Con il passare del tempo avvenne però "un'ibridizzazio ne e una creolizzazione" . Nacque pian piano, nell'antico regno azteco, una stirpe di Creoli spagnoli con una conoscenza "ancestrale" sia dell'una che dell'altra cultura. L'abitudine della cioccolata era anche in loro molto radicata; usavano infatti prendere la bevanda alla mattina a colazione per affrontare l'intera fatica della giornata.

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    Nacque l'espressione "alla cioccolata" per dire "alle otto di mattina", ciò che rivelava abbondantemente quanto questo rito fosse radicato e usuale. La bevanda quotidiana faceva parte della vita di tutti, indipendentemente dalla situazione sociale. Questa fu una caratteristica che mutò notevolmente quando l'uso della cioccolata dovette ottenere il consenso dei popoli europei.
    Si iniziò a bere il cioccolato mescolato con spezie conosciute e addolcito con zucchero di canna. Alcune lavorazioni del cacao furono modificate: il cacao continuò ad essere macinato sopra un metate, ma al momento di mescolare la bevanda si utilizzò un nuovo oggetto chiamato molinillo.

    Fonte cioccolato.it

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    Leggende sul cibo degli dei

    ... Quando noi moderni occidentali pensiamo al cioccolato, abbiamo l'immagine di una
    forma solida e dolce, fatto dovuto all'immeritata importanza che il cioccolato
    solido ha acquisito in molta letteratura specifica. Eppure, per nove decimi della
    sua lunga evoluzione storica, avvenuta dopo il 1521 (anno in cui cadde la capitale
    azteca), il cioccolato si beveva e non si mangiava. In
    ogni caso sembra che la vera origine del cioccolato lavorato, che risale a circa tremila anni fa, sia da attribuire agli Olmechi dei bassopiani boscosi a sud del Messico.

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    Da questo inizio così lontano, la matassa storica si dipana passando ttraverso le corti dei sovrani delle città maya del periodo classico per giungere alla civiltà azteca, periodo nel quale il cioccolato acquistò rande importanza sia come bevanda, simbolo del sangue umano nei rituali religiosi, ia come moneta e merce di scambio.
    Dopo la catastrofica distruzione della capitale azteca, il consumo del cioccolato fu trasformato e creolizzato dai conquistatori spagnoli.

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    La nuova scoperta fu introdotta in Europa dove fu considerata una medicina da rendere secondo l'antica teoria ippocratico-galenica dell'epoca. Ricette preziose
    ed esperimenti arditi furono gelosamente custoditi nelle corti, prima spagnola, poi francese, napoletana e fiorentina. Successivamente, nell'Europa barocca, il cioccolato fu utilizzato in molti stravaganti ed elaborati modi per accompagnare
    altre pietanze durante i pasti di aristocratici ed ecclesiastici. Merito dell'enorme
    diffusione delle superstizioni della bevanda calda fu anche dei Gesuiti e della
    Chiesa cattolica che, con le loro ordinanze, elogiarono o dannarono il misterioso
    brodo indiano. Si giunse poi agli arditi esperimenti francesi e italiani che portarono il cioccolato ai confini dell'arte culinaria.

  7. Registrato da
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    Durante il periodo del colonialismo, del trasporto e dello sfruttamento degli schiavi di colore, i monopoli di Stato spagnoli poterono ancora permettersi di conservare il prezioso rito della cioccolata all'interno del loro regno. Ma, la graduale decadenza del potere spagnolo a mano a mano che l'Inghilterra, l'Olanda
    e la Francia guadagnavano il controllo dei mari, fece in modo che il cacao e il cioccolato venissero introdotti nei palazzi, nelle corti e nelle chocolate houses di tutta Europa.

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    Dopo gli eccessi culinari del periodo Barocco il cioccolato, in ogni modo alimento ormai addomesticato, identificava ancora i ceti sociali aristocratici o ecclesiastici, con l'eccezione dell'Inghilterra e degli altri Paesi protestanti in cui sorsero
    luoghi di incontro pubblici dediti alla degustazione del cioccolato e del caffè.
    "Durante il periodo in cui la rivoluzione rovesciò la monarchia e
    l'istituzione della chiesa cattolica in Francia, tè e caffè occuparono il posto del cioccolato come bevande preferite nei salotti pubblici dell'illuminismo, ma nella sfera privata il rito del cioccolato del mattino manteneva ancora molto salde le radicate tradizioni del "lever" settecentesco" (Camporesi 1998: 120).

  9. Registrato da
    07/12/2004
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    Fino a questo momento, il cioccolato svolse un importante ruolo a livello sociale in tutta Europa e in gran parte del mondo come alimento d'élite.
    Con l'avvento della rivoluzione industriale, il Theobroma cacao (questo è il primo nome scientifico attribuito alla pianta) divenne solido, da mangiare sottoforma di pasticcino o pastiglie o barrette. Divenne presto uno spuntino da onsumarsi al chocolate bar, accompagnato da una piacevole conversazione, spesso
    tra signore acculturate e all'avanguardia.

  10. Registrato da
    07/12/2004
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    Il successivo affinamento delle tecniche di produzione di massa ci riconduce allo statunitense Milton Hershey che, con la sua "città del cioccolato", portò il concetto d'industrializzazion e, commercializzazione e consumo di massa, al suo punto estremo. Di conseguenza la qualità dell'alimento si abbassò notevolmente; in risposta a questo avvenimento nacque un cioccolato di prima scelta, dedicato ad intenditori disposti a spendere soldi e uno, di seconda scelta, adatto per tutti.

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    Da questo momento in poi l'affermazione del cioccolato come alimento solido da mangiare andrà ad eclissare sempre più la sua antenata bevanda calda o fredda, da centellinare sorso dopo sorso, come si era già fatto per migliaia d'anni da quando quell'anonimo indio messicano aveva trasformato il chicco di
    cacao in "cibo degli dei".

    Fonte: cioccolato.it

  12. Registrato da
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    Il Cioccolato Produce Piacere?

    Freud affermava: "La domanda che ci poniamo, è se nel lavoro del nostro apparato psichico si possa riconoscere un'intenzione principale e, in prima approssimazione, rispondiamo che questa intenzione c'è ed è rivolta al conseguimento del piacere.
    Sembra che l'intera nostra attività psichica sia intesa a conseguire piacere e ad evitare dispiacere, che essa venga automaticamente regolata dal principio del piacere". ("Introduzione alla psicoanalisi", S. Freud).

  13. Registrato da
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    anche gli animali si muovono sotto l'impulso del piacere

    E' stato dimostrato scientificamente che anche gli animali si muovono sotto l'impulso del piacere. L'esistenza di circuiti cerebrali dedicati a rielaborare emozioni e piacere è basata su studi di neurofisiologia e neuroanatomia.
    James Papez, tra il 1935/1940 sostenne e dimostrò che le esperienze emotive sono localizzate al livello di ippocampo, ippotalamo ed amigdala. Queste aree hanno un ruolo anche nelle esperienze affettive e gustative, fondamentali nelle esperienze istintive.
    Queste parti prendono, nel loro complesso, il nome di "sistema limbico".

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    Le emozioni umane

    dunque deriverebbero dallo sviluppo evolutivo di processi fisiologici primari. I circuiti cerebrali di ricompensa sono così incisivi che l'autostimolazione intracranica agisce da potente rinforzo per comportamenti appresi ( teorie sull'apprendimento di Pavlov dimostrano praticamente ciò che viene spiegato fisiologicamente).
    Il neurotrasmettitore, che ha un ruolo di rilievo in questo fenomeno organico, è la DOPAMINA.
    Il rilascio di questo trasmettitore nel sistema limbico è dovuto da molte sostanze come ad esempio l'eroina, la cocaina, l'alcool, la nicotina. E ciò, come meglio specificato sopra, produce piacere.

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    il bello come sensazione chimica genitrice del piacere.

    Non a caso sono stati condotti diversi studi anche da JeanPierre Changeaux, accademico di Francia, neuroscenziato di grande cultura e collezionista di arte, mirati a comprendere l'esistenza o meno del piacere estetico da cui ne nasce un lungo studio, (Ragione e piacere. Dalla scienza all'arte - Milano - R.Cortina 95), che dimostra come i neurotrasmettitori del sistema limbico percepiscono il bello come sensazione chimica genitrice del piacere.
    Dai vari studi fatti è emerso con chiarezza che il fenomeno piacere è la risultante di effetti neurofisiologici, neurobiologici e culturali.

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    Il cioccolato contiene

    numerosi principi attivi che potrebbero essere responsabili degli effetti antidepressivi ed edonistici. Tra i candidati vanno ricordati la caffeina, la teobromina, l'anandomide e una serie di aminoacidi precursori dei neurotrasmettitori.
    La seratonina è un trasmettitore considerato importante nel controllo del tono dell'umore e potrebbe produrre l'effetto "antidepressivo" del cioccolato e la conseguente ricerca da parte di persone con umore depresso di tale alimento.

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    Quindi piacere e trasmettitori del piacere sono prodotti dal nostro cervello

    L'anandomide è una sostanza di natura lipidica e deriva da un termine sancrito che significa "felicità". La scoperta di questa sostanza, non tanto nel cioccolato ma nel cervello come sostanza endogena, ha destato attenzione nel mondo della neuroscienza in quanto l'anandomide sarebbe capace di interagire con alcuni ricettori specifici che sono gli stessi sui quali agiscono i cannabinoidi.
    Ciò ha affiancato una precedente e consolidata scoperta (1974) degli oppioidi endogeni che le sostanze di abuso mimano e sovrastimolano. Quindi piacere e trasmettitori del piacere sono prodotti dal nostro cervello e costituiscono la naturale "ricompensa" per certi comportamenti.

  18. Registrato da
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    Nel cioccolato vi sono numerose sostanze psicoattive.

    Fra queste anche la FENILETILAMINA che produce un effetto eccitante essendo un neurotrasmettitore responsabile dello stato dell'umore e del piacere.
    Tutto ciò ha suscitato notevole interesse e preoccupazione nell'ambito delle neuroscienze soprattutto in seguito a fenomeni di comportamenti appetitivi aberranti nei confronti di questo alimento che hanno portato a coniare il termine di "CHOCCOADDICTS" (persone abituate e/o assuefatte al cioccolato) comparso nella letteratura medica recente. A questo punto ritorna Ippocrate "è la quantità" del cibo "che fa veleno"!

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    L'eccesso di piacere

    è un comportamento privo di equilibrio che limita l'espressione di altri comportamenti importanti per il benessere dell'individuo e della specie.
    In termini psicodinamici potremo dire che quanto più siamo sicuri che ciò che facciamo ci piace, tanto più completa è la soppressione delle nostre ambizioni (Minsky M. - La società della mente - Milano Adelphi - 1989).

  20. Registrato da
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    Alla base del comportamento umano

    deve esserci dunque l'educazione che porta al rispetto di sé e ad un giusto equilibrio.
    Freud diceva: "L'io così educato diventa "ragionevole", non si lascia più dominare dal principio di piacere, ma obbedisce al principio di realtà, che in fondo vuole anch'esso ottenere piacere, ma un piacere il quale, pur essendo rinviato nel tempo e più limitato, è garantito dalla considerazione della realtà".

    Fonte cioccolato.it

  21. Registrato da
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    Capacita' Nutritive:

    proteine 6-13%
    Lipidi 29-37%
    Glucidi 57 -58%
    Kcal 500-550
    Amido (tracce)
    Minerali (ferro,fosfro,calcio )
    Teabromino
    Da ciò emerge l'alto valore energetico e grazie alla teobramina, una base purimica, l'azione stimolante del sistema nervoso e dell'apparato muscolare.
    Sebbene il cioccolato non possa costituire in quantità preminente la base nutritiva giornaliera di un individuo esso può essere abitualmente presente in quantità equilibrate supportando l''alimentazione consigliata.

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