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Discussione: Latte alimento prezioso (?)

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    Siccome le mucche sono munte durante e dopo la gravidanza - quando i fattori di crescita sono al massimo della loro concentrazione – gli scienziati sono preoccupati del fatto che consumare formaggi e latte possa aumentare i livelli di IGF-1 nel corpo umano e stimolare reazioni tumorali.

    In effetti, alti livelli di IGF-1 nel sangue sono stati recentemente associati ad una maggiore incidenza dei tumori dello stomaco, del seno, dei polmoni, della pelle, del pancreas, della prostata e dei tumori infantili.
    L’associazione con quello della prostata appare piuttosto forte: in uno studio, gli uomini con i più alti livelli di IGF-1 il rischio era quattro volte maggiore.

    Che l’IGF-1 nel latte sia così pericoloso non è ancora del tutto confermato. Tuttavia, per quanto riguarda il rischio di tumore una cosa è certa, il latte scremato è decisamente più pericoloso di quello intero.

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    Latte scremato e infertilità

    I pericoli del latte scremato non riguardano solo gli uomini e non è limitato al tumore.
    Gli scienziati di Harvard hanno recentemente confermato un legame tra il consumo di latticini magri e l’aumento del rischio di infertilità nelle donne, dovuto all’incapacità di ovulare (infertilità anovulatoria).

    Nelle donne, di età compresa tra i 24 e i 42 anni, che consumavano due o più porzioni di latticini magri al giorno, come latte e yogurt, l’infertilità aumentava dell’85% rispetto alle donne che consumavano quantità inferiori.

    Al contrario, l’aggiunta di una porzione giornaliera di latte intero riduceva il rischio di infertilità di oltre il 50%.
    Anche altri prodotti “grassi” derivati dal latte, come il gelato, sono stati associati ad un minore rischio di infertilità.

    In alcuni precedenti studi si era pensato che il lattosio potesse essere la vera causa dell’infertilità anovulatoria, ma più recenti valutazioni hanno scartato questa ipotesi. I ricercatori sono invece convinti che nel latte scremato venga meno la presenza di un fattore liposolubile che stimola la funzione ovarica.

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    Latte scremato e tumori ovarici

    Anche per quanto riguarda il rischio di tumore all’ovaio i ricercatori hanno mostrato come questo sia associato al consumo di latte scremato o parzialmente scremato.
    Nello studio Brigham and Women’s Hospital Nurses’ Health Study, che ha preso in considerazione oltre 80.000 donne, si è visto che quelle che consumavano una o più porzioni di latte scremato o parzialmente scremato al giorno avevano un rischio di tumore ovarico di qualsiasi tipo superiore del 32% e un rischio del 69% per i tumori più aggressivi, rispetto alle donne che ne consumavano meno di tre porzioni al mese.

    Similmente, il Iowa Women’s Health Study ha dimostrato che il consumo di latte scremato, e non di quello intero, è associato in modo significativo al rischio di cancro.

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    Conclusione

    A onor del vero, non tutti gli studi dimostrano che il consumo del latte scremato è associato al rischio di tumore.
    In uno di questi, per esempio, si è visto che era il consumo del latte intero ad aumentare di tre volte del rischio di tumore ovarico, e che il latte scremato invece aveva un effetto protettivo.

    Tuttavia, questo studio si è basato sulla raccolta di casi clinici, cioè si tratta di uno studio retrospettivo, metodologia meno affidabile di quella che prende in considerazione lo studio di persone in cui la malattia non si è ancora manifestata (studio prospettico).

    Questo fatto è stato recentemente confermato da alcuni studiosi che hanno raccolto e analizzato tutti gli studi che mettevano in relazione il consumo di latticini con il tumore dell’ovaio: gli studi prospettici mostravano che il consumo di latte scremato e non quello di latte intero è associato ad un aumento del rischio di tumore.

    Per quanto riguarda la relazione tra consumo di latte e altri tipi di tumori (prostata, polmoni, colon, stomaco e pancreas), dagli studi complessivamente emerge, ancora una volta, che è il pericolo si nasconde soprattutto nel latte e nei latticini privati del loro grasso.

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    Il vero latte

    Se non avete particolari intolleranze al latte, bevetelo tranquillamente. Si tratta solo di scegliere il migliore.
    Quale? Innanzitutto, quello
    - munto da una mucca che si nutre principalmente di erba,
    - che ha la possibilità di muoversi all’aperto,
    - che non viene imbottita di farmaci,
    - che non viene spremuta come un limone da chi la alleva…

    Scartiamo subito la gran parte del latte commerciale, proveniente da allevamenti intensivi in cui le mucche sono macchine più che esseri viventi. Poi, il latte deve essere intero, assolutamente intero!
    Per poterlo commercializzare, la pastorizzazione è obbligatoria, sebbene la tecnologia moderna può rendere superflua la pastorizzazione e restituirci il latte di una volta.

    Recentemente, infatti, piccoli produttori si sono attrezzati con distributori automatici di latte intero, fresco, non pastorizzato e non omogeneizzato.
    I consumatori si recano direttamente in cascina e riempiono le loro bottiglie. È un latte sicuro e, se le mucche sono allevate anche ad erba, allora diventa una fonte garantita di benessere.

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    In questo modo, per altro, i piccoli allevatori evitano di scomparire schiacciati dalle grandi aziende che producono tanto e a poco prezzo, condizionando il mercato.
    Da evitare, seppur interi e biologici, sono anche quelli omogeneizzati.

    “Interi” devono essere anche lo yogurt e i latticini (ad esclusione di alcuni prodotti tradizionalmente fatti con latte scremato).

    Da evitare tutto il resto:
    - quelli non biologici (spesso zeppi di residui di pesticidi e di farmaci)
    - quelli scremati
    - parzialmente scremati
    - quelli “ad alta digeribilità”
    - quelli senza lattosio
    - quelli addizionati con vitamine (chiedetevi dove sono finite quelle che aveva in origine)
    - quelli con omega-3
    - quelli a lunga conservazione, anche se interi e di origine biologica

    - insomma, tutti quelli manipolati, trasformati, cui qualcosa è stato tolto o aggiunto.
    Non lasciate che un alimento completo come il latte venga manomesso per assurde mode e puri interessi economici.


    Bibliografia
    - Evans J. Low-down on low-fat milk. WDDTY, Vol. 18, N°1, April 2007.
    - Masterjohn C. Does milk cause cancer ? Evaluating the betacellulin hypothesis. Wise Traditions. Vol.8, N°1, spring 2007.
    - Perugini Billi F. Mangia grasso e vivi bene. Ed Junior, 2006.
    Ultima modifica di pippofranco; 10/01/2012 alle 17:50

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    Il latte non pastorizzato fa bene agli allergici

    (Dr Francesco Perugini Billi)

    Mentre il moderno e tecnologico latte pastorizzato e omogeneizzato crea sempre più problemi di allergie e intolleranze nella popolazione, il puro latte appena munto e non pastorizzato le allergie le cura. Lo dimostra l’ennesimo studio scientifico che ha valutato l’incidenza di asma e allergie tra i bambini che bevono latte non pastorizzato.

    Lo studio è stato condotto dal Dr Marco Waser dell’Univerità di Basilea (Svizzera) e ha messo in evidenza che i bambini che bevevano latte non pastorizzato e consumavano altri prodotti caseari a base di latte crudo, mostravano un ottimo livello di protezione nei confronti di asma e di allergie varie.
    Il risultato era lo stesso, sia nei bambini della città sia in quelli delle fattorie di campagna, purché il latte bevuto fosse non pastorizzato.
    I benefici aumentavano se i bambini iniziavano a berlo fin dal primo anno.

    Gli autori, invece di enfatizzare gli interessantissimi e significativi risultati del loro studio, concludono mettendo in guardia dai pericoli derivati dal consumo di latte non pastorizzato, che può essere potenzialmente veicolo di infezioni.
    La solita ossessione microbofobia che pervade tutta la nostra medicina e che è la causa principale dell’aumento delle allergie nei Paesi occidentali.

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    Oggi giorno gli standard di igiene e la moderna tecnologia ci permettono di riavere il latte non pastorizzato di una volta, privo di agenti patogeni, ma ricco di quella miriade di microbi ed enzimi che prevengono e curano molte malattie, tra cui le allergie.

    E’ proprio la carica microbica buona del latte crudo che “insegna” al nostro sistema immunitario ad avere reazioni equilibrate, sia verso le infezioni sia verso gli allergeni.
    In mancanza di questo stimolo microbico, che nel latte pastorizzato è totalmente assente, il sistema immunitario non riceve gli adeguati e ancestrali stimoli microbici.

    Se a questo aggiungiamo le troppe vaccinazioni, l’abuso di antibiotici e una alimentazione sempre più “sterile” (fattori che impediscono al bambino di fare le infezioni o di venire a contatto con i microbi), allora nessuna meraviglia che le allergie siano epidemiche nel mondo occidentale.

    Clin Exp Allergy 2007;37:661-670.
    Ultima modifica di pippofranco; 10/01/2012 alle 17:51

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    Il latte

    (di Luciano Gianazza)

    Se noi osserviamo la natura vediamo che i piccoli vengono nutrititi esclusivamente con il latte materno fino a quando vengono svezzati e da lì in poi si nutrono di altro cibo, non più di latte.
    La naturale scomparsa dal sistema digestivo umano del lattosio, l'enzima che serve per digerire il latte, al raggiungimento della maturità, prova che gli adulti necessitano del latte per bisogni nutrizionali non più di una tigre o di uno scimpanzè adulti.

    Sebbene il latte sia un alimento completo di proteine quando viene consumato appena munto, contiene però dei grassi, il che significa che non si combina facilmente con altri alimenti.
    Ciò nonostante degli adulti bevono abbondante latte freddo con altri cibi.

    Il latte si caglia immediatamente appena introdotto nello stomaco, e se dell'altro cibo è presente, il latte così cagliato coagula intorno ad altre particelle di cibo isolandole dall'esposizione ai succhi gastrici, ritardando il processo della digestione sufficiente da indurre un inizio di putrefazione.

    Quindi la regola principale per il consumo di latte, non pastorizzato, è: "Bevilo da solo o non berlo del tutto.

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    Oggi il latte viene reso ancor meno digeribile con l'ormai universale pratica della pastorizzazione, che distrugge i suoi naturali enzimi e altera le sue delicate proteine.
    Il latte non pastorizzato contiene gli enzimi attivi, lattosio e lipasi che permettono la sua digeribilità.
    Dopo il processo di pastorizzazione, devitalizzato dei suoi enzimi attivi, semplicemente non può essere digerito dallo stomaco degli adulti, e anche i bambini piccoli hanno problemi, come evidenziato dalle coliche, eruzioni cutanee, indisposizioni respiratorie, gas intestinali ed altri disturbi comuni ai bambini allevati con il biberon.

    La mancanza di enzimi e l'alterazione di proteine vitali impediscono l'assimilazione del calcio e di altri minerali.

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    Studio sui gatti

    Negli anni '30, il Dott. Francis M. Pottenger condusse uno studio della durata di 10 anni sui relativi effetti di diete a base di latte pastorizzato e non pastorizzato su 900 gatti.

    Un gruppo ricevette nient'altro che latte intero appena munto, mentre l'altro fu allevato con latte intero della stessa provenienza ma pastorizzato.
    - Il gruppo del latte non pastorizzato crebbe e rimase in buona salute, attivo e vigile per l'intero corso della vita.
    - Il gruppo allevato a latte pastorizzato presto divenne apatico, confuso ed altamente vulnerabile a un cospicuo numero di disturbi degenerativi normalmente attribuiti all' Uomo, incluso malattie di cuore, disturbi renali, disfunzioni della tiroide, malattie respiratorie, perdita di denti, ossa fragili, infiammazione al fegato, ecc..

    Ma ciò che attirò particolarmente l' attenzione del Dott. Pottenger fu quello che successe alla seconda e terza generazione...

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    - I primi discendenti del gruppo del latte pastorizzato nacquero tutti con denti ed ossa deboli - un inequivocabile sintomo di calcio-deficienza, che portò alla luce il mancato assorbimento di calcio dal latte pastorizzato.
    - I discendenti del gruppo del latte non pastorizzato rimasero in ottima salute come i loro genitori.

    Molti dei gattini della terza generazione del gruppo del latte pastorizzato nacquero morti, mentre quelli che sopravvissero erano sterili ed incapaci di riprodursi.

    L'esperimento terminò a quel punto perchè non ci fu una quarta generazione di gatti del gruppo del latte pastorizzato, sebbene il gruppo alimentato con il latte non pastorizzato continuò a riprodursi ed a crescere sano e robusto.

    Se questa non è una prova sufficiente degli effetti nocivi del latte pastorizzato, tieni presente che vitelli appena nati e nutriti con il latte preso dalla propria madre e pastorizzato, di solito muoiono entro i primi sei mesi, un fatto che l'industria casearia è restia ad ammettere.

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    l' industria casearia ha maggiori profitti pastorizzando il latte per farlo durare molto di più sugli scaffali, anche se tale latte denaturato non è di alcun beneficio per la specie umana.
    Inoltre la pastorizzazione rende "innocuo" anche il latte che proviene da mucche malate in stalle non igieniche uccidendo alcuni germi pericolosi (ma non tutti).

    E anche questo riduce i costi dell' industria casearia, la salute delle persone non è il primario scopo di tale industria.
    Ci sono volute solo 3 generazioni per i gatti del Dott. Pottenger per diventare sterili e deboli.
    Questa è la storia di come generazioni di Americani ed Europei sono state nutrite con il latte pastorizzato.

    Oggi la sterilità è diventata un grave problema per molte giovani coppie Americane, mentre la carenza di calcio è così diffusa che oltre il 90% dei bambini Americani soffre di carie dentale cronica.

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    Per peggiorare le cose adesso il latte viene omogenizzato di routine per impedire che la panna si separi dal latte.
    Questo fa sì che la frammentazione e la polverizzazione delle molecole dei grassi non si separino dal resto del latte.

    Ma ciò permette anche a questi piccolissimi frammenti di grassi di passare facilmente attraverso i villi intestinali, incrementando la quantità di grassi denaturati e di colesterolo che vengono assorbiti dal corpo.

    Di fatto si assorbono più grassi dal latte omogenizzato che dalla panna.
    Le donne che sono preoccupate per l'osteoporosi dovrebbero prendere atto dei danni causati dal latte pastorizzato e dai latticini che da esso derivano.
    Che il latte pastorizzato non apporta sufficiente calcio per prevenire questa condizione è reso chiaramente evidente dal fatto che le donne Americane, che consumano una gran quantità di latticini prodotti con il latte pastorizzato, soffrono della più alta incidenza di osteoporosi al mondo.

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    Il cavolo crudo, per esempio, apporta molto più calcio assimilabile che qualsiasi latte pastorizzato, yogurt, cottages cheese, o qualsiasi altro latticino denaturato.

    Recenti studi presso il Centro per le Ricerche Umane (HRC) a Grand Folk, Nord Dakota, indicano che un elemento, il Boro, è anche un fattore essenziale per l'assorbimento del calcio dal cibo e il suo utilizzo nella formazione del tessuto osseo.

    Ancor più degno di nota, il livello di estrogeni nel sangue è più del doppio nelle donne a cui viene fornita una sufficiente quantità di Boro organico, eliminando la necessità di una terapia per il ricollocamento di estrogeni, che è una temporanea soluzione di ripiego contro l'osteoporosi adottata in Occidente.

    E dove lo troviamo il Boro?

    Nella frutta fresca e negli ortaggi, specialmente nelle mele, pere, uve varie, noci , mandorle, nei cavoli ed altri ortaggi a foglia, dove troviamo anche il Calcio.

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    La Natura ha già previsto abbondanti fonti di nutrimenti vitali di cui noi abbiamo bisogno in forma sinergica.
    L'Uomo insiste nel cuocerli ed elaborarli a morte (In effetti dopo il trattamento i cibi naturali sono "morti" ossia privi di valore nutritivo e anche non digeribili), e poi si chiede perchè la sua dieta "non funziona".

    Le persone adulte dovrebbero seriamente rivedere se inserire il latte nella propria dieta quotidiana, a meno che non riescano ad avere del latte appena munto, che è un alimento eccellente.

    Ingozzare i bambini con latte pastorizzato allo scopo di farli crescere "forti e sani" è pura follia, perchè non possono assimilarne le sostanze nutritive.
    In verità uomini, donne, bambini dovrebbero eliminare tutti i latticini pastorizzati dalla loro alimentazione, perchè tutti questi prodotti denaturati producono strati collosi di vischiosa fanghiglia che si appiccicano, strato dopo strato, alle pareti degli intestini impedendo l'assorbimento delle sostanze nutritive organiche.

    Elimina completamente il latte pastorizzato ed omogeneizzato dalla tua alimentazione. Se puoi ottenere del latte intero non pastorizzato consumalo come un pasto completo, non in combinazione con altri cibi.
    Ultima modifica di pippofranco; 10/01/2012 alle 17:51

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    Domanda Perché il latte non bolle “normalmente” come fa l’acqua?

    Il motivo è dovuto alla complessa composizione del latte, che durante il riscaldamento comincia lentamente a trasformarsi.
    I globuli di grasso, che sono al suo interno, aumentano la loro velocità e si riuniscono formando grosse particelle che affiorano velocemente verso la superficie.

    A 80 °C (a causa dell'evaporazione dell’acqua superficiale), la caseina tende a coagulare formando una sottile pellicola di proteine che per un po’ trattiene la spinta dei globuli di grasso sottostanti.
    Intorno ai 90 °C la spinta del vapore acqueo che si forma sul fondo del pentolino diventa travolgente e molto rapidamente lo strato di grasso rompe la fragile pellicina superficiale di caseina.
    Ed il risultato è che il latte si riversa inesorabilmente sul fornello

    Consiglio

    E' meglio non scaldare in modo brusco o eccessivamente il latte, non dimenticando che il calore elevato fa perdere importanti vitamine del latte (soprattutto le vitamine B1 e B2) facendo diminuire il valore nutrizionale.

    Anche l'eliminazione della pellicina superficiale di caseina (scambiata spesso per panna) diminuisce la quantità di proteine del latte.

    Per evitare la formazione della pellicola (quando si prepara una cioccolata o delle salse) si può agitare il latte perché faccia la schiuma oppure limitare l'evaporazione dell'acqua, coprendo il tegame con un coperchio.
    Ultima modifica di pippofranco; 10/01/2012 alle 17:51

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    Arrow IMMAGINI del latte

    Agricoltura Biodinamica e Zootecnia:

    Qualche esempio di analisi per immagini sul latte:

    Qui di seguito proponiamo tre foto delle dinamolisi capillari al Cianuro di Potassio, che confrontano latti diversi, provenienti da diversi allevamenti, ma che ci interessano soprattutto per il loro diverso trattamento subito in sede di confezionamento.

    Si deduce da questa primo esame che l'omogeneizzazione del latte ne distrugge le forme del grasso e quindi fa perdere qualità e vitalità al prodotto.

    - Immagine di Latte Biologico omogeneizzato e pastorizzato:

    - Immagine di Latte Biologico non omogeneizzato (ma pastorizzato):

    - Immagine di Latte biodinamico crudo (non omogeneizzato nè pastorizzato)
    Ultima modifica di pippofranco; 10/01/2012 alle 18:08

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    Latte d'Asina

    (a cura del CNR)
    Per composizione è simile a quello materno, e più gradevole per sapore di quello industriale.
    È il latte d'asina, ideale per allattare i bambini allergici al latte di mucca.
    A dimostrarlo una ricerca condotta dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di Torino.

    Il latte bovino è l'alimento che più di ogni altro determina allergie nei bambini. Per eliminare il problema è sufficiente ricorrere (sempre sotto il controllo del pediatra o dell'allergologo) al latte di asina, come suggeriscono i ricercatori della sezione di Torino dell'Ispa, Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, che ne stanno studiando le caratteristiche.

    “Questo prodotto risulta decisamente più gustoso di quello ottenuto attraverso il processo industriale di idrolisi delle proteine, a cui di solito devono ricorrere le mamme di bambini affetti da questo disturbo”, sostiene Amedeo Conti dell'Ispa- Cnr. “Nel corso dei nostri studi, condotti con tecniche proteomiche e miranti a determinare gli allergeni del latte vaccino e a confrontarlo con altri tipi di latte”, prosegue il ricercatore del Cnr, “abbiamo notato una notevole differenza nella composizione tra quello di mucca e quello di asina.

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    continua...

    Una differenza basata soprattutto sul contenuto di caseina e non di beta-lattoglobulina, proteina ritenuta erroneamente il principale responsabile dell'elevata allergenicità di questo alimento.
    Ciò che probabilmente rende così ben tollerato questo latte è la sua grande somiglianza con quello umano”.

    Il latte d'asina ha, inoltre, un contenuto di acidi grassi polinsaturi del tutto simile a quello materno ed è molto ricco di lisozima, una proteina caratterizzata da elevata proprietà antibatterica, in grado di proteggere il neonato da possibili patologie e che rende questo prodotto meno deperibile del latte di mucca.
    “Anche il rapporto calcio-fosforo e il contenuto proteico totale sono simili a quello umano”, conclude Conti.

    La ricerca, che è svolta in collaborazione con il dipartimento di Scienze pediatriche dell’ospedale S. Anna di Torino, oltre allo studio in laboratorio, prevede l’effettuazione di challenge test per valutare, attraverso la somministrazione dei due tipi di latte a bambini affetti di allergia, le reazioni di scatenamento.
    Ultima modifica di pippofranco; 10/01/2012 alle 18:09

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