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Questa discussione dal titolo Kiwi...lassativo? è all'interno del forum Alimentazione; Adesso è la stagione naturale dei kiwi italiani.Anche se molte volte hanno un cuore duro,ci sono a ...
  1. #1
    L'avatar di frederika
    frederika non  è collegato Moderatore
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    Kiwi...lassativo?

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    Adesso è la stagione naturale dei kiwi italiani.Anche se molte volte hanno un cuore duro,ci sono a un costo maggiore,quelli con il cuore più teneri.
    Ogni cosa ha un prezzoanche un cuore tenero.
    Ma mi sembra che hanno una leggera azione lassativa...Ho un nipotino che tende alla stittichezza(colpa sua,beve poco)ma addesso che mangia 2 kiwi al giorno...tutto risolto.
    Ho anche sentito che sono ricchi di vitamine C.
    Il mio fruttaiolo non fa altro che dirmi"Meglio delle arancie,i kiwi contengono 2 x la quantità di vitamine C delle arance.
    Cmq è il frutto preferito da affettare,e fare le crostate,con anche un poco di crema in mezzo.
    Già,potrei postare la ricetta
    Il futuro è oggi....

  2. #2
    L'avatar di giovy9
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    Re: Kiwi...lassativo?

    Tutto vero.
    L'unico problema è come mangiarlo senza sporcarsi!!!!
    Una mia amica mi ha consigliato di fare così: tagliarlo a metà e poi mangiarlo con il cucchiaino.......
    Armageddon was yesterday Today we have a serious problem-21 vittoria..grande baldoria..
    No, non sono per la pace nel mondo....ma per la buona convivenza tra i popoli.... ;)

  3. #3
    L'avatar di frederika
    frederika non  è collegato Moderatore
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    Re: Kiwi...lassativo?

    Citazione Originariamente Scritto da giovy9
    Tutto vero.
    L'unico problema è come mangiarlo senza sporcarsi!!!!
    Una mia amica mi ha consigliato di fare così: tagliarlo a metà e poi mangiarlo con il cucchiaino.......
    E da quando abbiamo scoperti questo sistema da te indicata...i nipotini si mangiano i kiwi,ma con grandi "slurp"
    Il futuro è oggi....

  4. #4
    L'avatar di anna1401
    anna1401 non  è collegato Moderatore
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    Re: Kiwi...lassativo?

    Citazione Originariamente Scritto da frederika
    Adesso è la stagione naturale dei kiwi italiani.
    Dalle mie parti invece (al nord), la raccolta dei kiwi avviene verso la fine dell’autunno, poco prima del sopraggiungere delle prime gelate. Se malauguratamente e inaspettatamente i frutti maturi o quasi maturi, subiscono un paio di gelate notturne… addio gran parte della raccolta

    Si raccolgono tutti assieme e si mettono in sacchetti di plastica (10 – 20 per sacchetto) in un luogo asciutto e buio per conservarli.

    Anch’io ho qualche pianta di kiwi in giardino. Mi piacciono questi frutti anche se non sono così dolci come quelli del sud che crescono con un clima più caldo.

    Citazione Originariamente Scritto da frederika
    Ma mi sembra che hanno una leggera azione lassativa...Ho un nipotino che tende alla stittichezza(colpa sua,beve poco)ma adesso che mangia 2 kiwi al giorno...tutto risolto.
    Sì, il kiwi può avere anche una azione lassativa, ma l’intensità del fenomeno varia da persona a persona… e poi, certo che se si mangiano 4 o 5 kiwi al giorno, l’effetto può essere sorprendente sulle stipsi
    Ma se ci si limita a mangiarne uno al giorno, allora tutto procede nel modo più regolare

  5. #5
    L'avatar di anna1401
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    Citazione Originariamente Scritto da frederika
    Ho anche sentito che sono ricchi di vitamine C.
    Infatti oltre alla vitamina C contiene anche la vitamina E e la A, potassio e magnesio…
    Anche per il kiwi vale il detto famoso per la mela:
    un kiwi al giorno toglie il medico di torno
    Citazione Originariamente Scritto da frederika
    Cmq è il frutto preferito da affettare,e fare le crostate,con anche un poco di crema in mezzo.
    Già,potrei postare la ricetta
    si cara cuoca frede, postaci una bella ricetta
    Hai riordinato un po’ quel famoso quadernetto di ricette e consigli vari di cucina che avevi sempre tra le mani?

  6. #6
    L'avatar di anna1401
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    Kiwi (Actinidia chinensis) - info

    (di Alina Fiordellisi )

    E' originario della Cina, dove venne apprezzato anche alla corte del Gran Khan. In Italia ha trovato condizioni climatiche e di terreno ideali per diffondersi con successo.

    Il kiwi è ricco, tra l'altro, di vitamina C, importante per il potenziamento delle difese immunitarie.
    Il kiwi (Actinidia chinensis Actinidiacea) è originario della Cina, dove era noto più di 700 anni fa con il nome di yang-ta, il cui frutto "prelibato" e dalla polpa color smeraldo era apprezzato anche alla corte del Gran Khan.

    Viene introdotto all'inizio del 1900 in Nuova Zelanda, dove il frutto venne chiamato kiwi dal nome dell'******* non volatile (un piccolo struzzo peloso) che rappresenta l'emblema di questo paese.
    Ultima modifica di francyfre; 31/01/2012 alle 15:49

  7. #7
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    Dalla Nuova Zelanda la coltivazione si diffuse in Inghilterra, Stati Uniti, Francia ed infine in Italia, dove arrivò intorno al 1970 in versione commestibile (la pianta nel nostro Paese era già nota sin dall'Ottocento, ma solo come esemplare ornamentale per i giardini).

    La pianta del kiwi è un bellissimo rampicante con fiori gialli. Le sue ramificazioni serpeggianti possono raggiungere una lunghezza di 8-10 metri.
    Esistono esemplari femminili e maschili: per un buon raccolto è essenziale una corretta disposizione delle piante in modo da avere una pianta maschile ogni cinque piante femminili.

    La pianta del kiwi predilige terreni freschi e profondi, ben drenati e ricchi di sostanze organiche e minerali; in queste condizioni una pianta necessita di 2-3 anni prima di garantire una buona rendita che può raggiungere i 40 Kg nelle piante adulte.

    Il kiwi predilige zone in prossimità di fiumi, laghi e canali e in Italia ha trovato ottime condizioni climatiche e di terreno per diffondersi con successo, in particolare in Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Campania e Basilicata.

    Nella zona di Latina da circa venti anni si è andata incrementando la produzione di questo frutto, che si fregia oggi della denominazione di Kiwi Latina Igp.

  8. #8
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    Le varietà più conosciute sono Abbot, Bruno, Monty e Hayward, che è la più diffusa al mondo.
    Il kiwi è ricco di vitamina C (importantissima per il potenziamento delle difese immunitarie contro virus e batteri o agenti chimici), di vitamina E, nonché di sali minerali ed oligominerali come potassio, magnesio, calcio, fosforo, rame e zinco.

    Ha proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti supportate da un'ottima digeribilità e da un basso contenuto calorico (solo 34 calorie in 100 grammi di prodotto).

    Il kiwi contribuisce inoltre a mantenere turgida la pelle, migliora la circolazione sanguigna ed è un efficace lassativo, soprattutto se consumato a digiuno al mattino.

    La pectina contenuta nel kiwi contribuisce a creare una sensazione di sazietà, ad abbassare il livello di colesterolo nel sangue, a prevenire la stipsi migliorando il transito del cibo nel tubo intestinale ed infine svolge un effetto di controllo sulla glicemia.

    Il kiwi si conserva per un massimo di giorni 5 a temperatura ambiente, può essere conservato più a lungo se tenuto in frigo dentro una busta di plastica che ne riduce l'umidità.

  9. #9
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    Il kiwi tende ad appassire con celerità, tuttavia può essere conservato in locali freddi anche alcuni mesi, prendendo qualche avvertenza: è necessario, infatti, tenere i kiwi lontano da altri frutti che producono etilene (mele, banane o pere) che potrebbero accelerarne la maturazione.

    Si consiglia inoltre di avvolgere il cesto che contiene i kiwi con una pellicola trasparente munita di fori per favorire l'aerazione.

    Il modo più semplice per gustare un kiwi è tagliarlo a metà ed assaporarne la polpa con un cucchiaino.

    La consistenza e la dolcezza del frutto ne fanno ingrediente insostituibile di macedonie o torte di frutta fresca, ma è ottimo anche per la preparazione di succhi, sciroppi, conserve e marmellate.

    Il kiwi si presta ottimamente alla congelazione, ma i frutti vanno tagliati a fette e non lasciati interi e ricoperti con un po' di sciroppo preparato con acqua e zucchero.

    Alcuni principi attivi del kiwi sono largamente impiegati dalla moderna cosmesi.
    Con il frutto fresco si può preparare un rimedio casalingo efficace per levigare e distendere i tratti del viso: basta applicare sulla pelle la polpa frullata con tutta la buccia lavata e pulita, lasciare riposare qualche minuto e sciacquare con acqua.
    Ultima modifica di francyfre; 31/01/2012 alle 15:49

  10. #10
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    Il kiwi - Actinidia

    Calorie e valori nutrizionali del kiwi

    Il kiwi è costituito da grosse bacche ovoidali ricoperte da una sottile ma robusta epidermide e da una fine peluria bruna.
    La buccia del kiwi è perfetta per proteggere la polpa dai raggi solari, che distruggerebbero la vitamina C, contenuta in grande quantità nei kiwi.
    La polpa è di un intenso color verde mentre i semi, piccoli e neri, sono disposti a raggera attorno al centro del frutto.

    Il kiwi è un frutto mediamente calorico, contiene infatti 44 kcal per 100 g.
    È una discreta fonte di fibre e di potassio mentre contiene parecchia vitamina C, più del 100% della RDA ogni 100 g, una quantità leggermente superiore a quella delle arance.

    Questa caratteristica è la spiegazione di uno dei più curiosi e assurdi luoghi comuni sull'alimentazione.
    Molti ricorderanno come le nostre nonne e le nostre mamme ci dicevano di non mangiare troppi kiwi perché "troppo nutrienti", ovvero troppo ricchi di vitamina C.
    Oggi sappiamo che possiamo mangiare più di 10 kg di kiwi senza alcun problema di sovradosaggio di vitamina C...
    Ultima modifica di francyfre; 31/01/2012 alle 15:49

  11. #11
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    Kiwi - Actinidia chinensis

    L'Actinidia è una pianta originaria di una vallata dello Yang-tze cinese dove vive spontanea; appartiene alla Famiglia delle Actinidiaceae, genere Actinidia, suddiviso in due sezioni:
    - Stellatae, che comprende l'Actinidia chinensis Pl. (= A. deliciosa A. Chev.);
    - Leiocarpae, comprendente l'Actinidia arguta (Sieb. e Zucc.) Pl. ex Miq.

    L' Actinidia chinensis è una specie più da mercato, mentre Actinidia arguta è ornamentale. Viene diffusa in Europa a partire da metà del XX secolo.
    L'Italia è l'attuale maggiore produttrice alla quale seguono Nuova Zelanda, Cile, USA, Giappone e Francia.

    Le regioni italiane dove è maggiormente diffusa questa coltura sono Lazio, Piemonte, Veneto e, in misura minore, Campania e Calabria.
    E' una pianta rampicante e può raggiungere i 10 m.
    L'apparato radicale è superficiale, il fusto presenta tralci anche molto lunghi che portano gemme miste e a legno.

  12. #12
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    Le foglie sono semplici, decidue, cuoriformi con picciolo molto lungo.
    È una specie dioica con cv pistillifere e staminifere, un maschio ogni 6-8 femmine.

    Fiori singolo o raggruppati in 2-3 (infiorescenze triple possono richiedere un diradamento dei fiori in fase di allegagione), presenti a partire da maggio.

    Il frutto è una bacca ricoperta da peluria, la polpa è di un verde caratteristico, punteggiata di minuscoli semi, violacei o neri, disposti intorno a un cuore biancastro (columella).

    L'impollinazione è entomofila anche se i fiori non sono molto attrattivi per le api e perciò si aumenta il numero delle arnie; in misura minore anche anemofila.

    Limiti pedoclimatici: l'actinidia teme i danni da freddo ed i ristagni idrici per cui si rende indispensabile il drenaggio, inoltre può presentare problemi con terreni ad elevato calcare attivo, pH>7,6, ed in presenza di forte ventosità (impiego di frangiventi).

  13. #13
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    Varietà e portinnesti

    Le cv impiegate sono: Hayward, Abbot, Allison, Bruno, Katuscia, Top star, Tumuri, Matua, Autari, M3.

    La propagazione dell'actinidia avviene: per seme per ottenere portinnesti e per il miglioramento genetico;
    al Centro-Nord si utilizza la talea in modo da poter ricostruire la pianta dai ricacci quando avvengono danni da freddo, mentre al Centro-Sud si usano piante innestate in vivaio o a dimora.

    La micropropagazione è poco impiegata dato che le piante mostrano ritardo nell'entrata in produzione. Dei portinnesti abbiamo Bruno, Hayward e D1 clonale, il primo è il più utilizzato in Italia.

  14. #14
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    Tecnica colturale

    Le lavorazioni devono evitare la compattazione del terreno ed è preferibile un inerbimento nell’interfilare. È una specie che richiede elevato fabbisogno idrico, 10000m3/ha/anno, con distribuzione a goccia o con microspruzzatori sottochioma.

    La concimazione prevede un fabbisogno medio annuo di 150, 70 e 140 unità di N, P2O5, K2O rispettivamente, alle quali si aggiunge la sostanza organica ogni 2-3 anni in inverno.

    Circa le forme di allevamento le più diffuse sono il tendone con sesti di 4,5x5 m, e la pergoletta con sesto di 4,5x4,5 m. nuove forme sono anche il Tatura trellis e il fusetto.

    Con la potatura di produzione si eliminano i tralci che hanno già fruttificato. Mentre la potatura verde è volta rendere una migliore illuminazione all’interno della chioma ed ad eliminare succhioni, rami mal posti e diradamento.

  15. #15
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    Produzioni

    La raccolta avviene a fine ottobre ed inizi novembre e gli indici impiegati sono il tenore zuccherino, pari a 7,5°Brix, oppure il contenuto di solidi solubili, al 12,5%.

    Tendenzialmente è precoce per il pericolo delle grandinate.
    È il frutto a più elevato contenuto di vitamina C, è impiegato nel consumo fresco e nell'industria dolciaria.

    La produzione italiana complessiva è pari a 310.000 t delle quali il 31% proviene dal Lazio. Le produzioni medie si aggirano sui 30-50 kg/pianta, pari a 200-250 q/ha.

  16. #16
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    Avversità

    Tra la fisiopatie vi sono i danni da gelo e da grandine, da vento e la clorosi ferrica; si possono presentare delle batteriosi quali tumori radicali, mentre delle crittogame troviamo marciumi radicali e muffa grigia.

    Tra gli insetti ricordiamo Metcalfa pruinosa, la mosca della frutta ed acari.
    In conservazione sono possibili infezioni da Botritis.
    Ultima modifica di francyfre; 31/01/2012 alle 15:49

  17. #17
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    Effetti di alcune tecniche colturali sulle caratteristiche del kiwi

    Potatura, diradamento ed intercettazione luminosa.
    (di Irene Volponi)

    Esse sono alcune delle operazioni indispensabili per l'actinidia e devono essere eseguite ogni anno sia durante il riposo invernale che durante il periodo estivo.

    Con la potatura invernale si mira ad equilibrare la carica vegetativa a quella produttiva, ad assicurare il rinnovo delle formazioni fruttifere ed a rispettare le distanze imposte dalla forma di allevamento prescelta.

    La potatura estiva tende a regolare i rapporti di competizione fra germogli e fruttificazione e a garantire un'adeguata illuminazione ed arieggiamento della chioma e della fruttificazione.

    Sino a qualche anno fa i criteri di potatura miravano ad aumentare soprattutto la quantità di produzione ottenibile; oggi, in uno scenario dove la qualità della frutta e la capacità di essere conservata per un lungo periodo in frigorifero sono le caratteristiche maggiormente apprezzate, le tecniche di potatura devono mirare ad ottenere frutti di qualità ed omogenei nella maturazione onde programmare nel modo più opportuno la frigo conservazione e la commercializzazione del prodotto.

  18. #18
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    L'esecuzione di tecniche di potatura e diradamento dei frutti nel corso di questi ultimi anni ha subito differenziazioni importanti legate allo specifico ambiente di coltura ed alla gestione generale dell'impianto.

    In relazione alle diverse forme di allevamento proposte, il numero di piante è infatti oscillato dalle 400-500/ha per il tendone sino alle 1.800/ha circa per la forma a "Tatura trellis o Y trasversale".
    L'aumento del numero di piante per ettaro era perseguito nella speranza di ottenere produzioni elevate soprattutto nei primi anni ed ha interessato quasi tutte le forme di allevamento.

    Attualmente, l'interesse per l'infittimento del numero di piante è stato ridimensionato grazie anche ai risultati ottenuti in specifiche ricerche.
    Ad esempio per la doppia pergoletta è stato dimostrato che l'aumento del numero di piante ottenuto o riducendo la distanza tra le file al di sotto dei 4,5 metri o quella fra le piante al di sotto dei 3 metri non comporta aumenti significativi di produzione nemmeno nei primi anni di conduzione, mentre crea difficoltà di gestione dell'impianto negli anni successivi

  19. #19
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    Di conseguenza le densità di piantagione si sono assestate fra le 800 e le 1.000 piante/ha per la doppia pergoletta e le 400-600 piante/ha per il tendone.

    Sono state ancora proposte negli anni'80 forme di allevamento, quali il "fusetto" ed il "Tatura trellis", una forma a V" con densità di piantagione decisamente più elevate e che sviluppano la chioma della pianta in altezza, come alternativa alle forme di allevamento che prevedevano invece uno sviluppo della chioma della pianta ad un'altezza di due metri circa, quali la tradizionale doppia pergoletta ed il GDC.

    I risultati ottenuti in specifiche ricerche condotte sull'infittimento del numero di piante ridimensionarono l'interesse, giustificato dall'aspettativa di ottenere produzioni più elevate rispetto a quelle che si riusciva ad ottenere in impianti realizzati con le forme di allevamento "basse" ("doppia pergoletta" e "GDC") alle densità tradizionali (Costa et al., 1991; Costa e Testolin, 1995; Costa, 1999).

    Per quanto riguarda la carica di gemme e la distribuzione dei tralci sulla pianta le ricerche condotte hanno evidenziato chiaramente come buoni livelli quantitativi e soprattutto qualitativi della produzione si ottenessero sulla doppia pergoletta con cariche di gemme entro valori compresi fra le 150.000-180.000 gemme/ha.

    Questa carica distribuita sui tralci opportunamente distanziati tra loro favorisce una buona penetrazione della luce in tutta la chioma.

  20. #20
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    Ogni tralcio deve portare un numero medio di 15 gemme circa: le ricerche condotte hanno evidenziato infatti che un numero di gemme/tralcio più elevato così come un numero di gemme/pianta più elevato, lasciato con la potatura invernale, determina una riduzione della percentuale di germogliamento e della fertilità delle gemme con riduzioni sia della quantità che soprattutto della qualità delle fruttificazioni.

    Un discorso a parte merita la pratica del diradamento dei frutti, che consente di correggere in una certa misura gli effetti indesiderati di una eccessiva carica di gemme nelle annate caratterizzate da una forte fertilità e di una conseguente abbondante produzione di frutti laterali (Costa et al., 1995a).

    Per quanto riguarda i rapporti tra intercettazione luminosa e qualità delle caratteristiche vegeto produttive della pianta è noto che la luce ha un'influenza positiva sul germogliamento e sulla fertilità delle gemme (Grant e Ruygo, 1984; Smith e Buwalda, 1994; Biasi et alii, 1995) nonché sulle caratteristiche produttive e qualitative dei frutti.

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