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Risultati da 41 a 60 di 190

Discussione: olio di oliva

  1. Registrato da
    14/09/2005
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    Tito Livio attribuisce il merito della vittoria di Annibale sul console Tiberio, presso il fiume Trebbia, in una giornata invernale particolarmente rigida, al fatto che i Cartaginesi si fossero unte le membra con olio: “... miles, oleoque per manipulos, ut mollirent artus, misso... in aciem procedit” laddove i romani, sorpresi e affamati “fessaque corpora Romanis et rigentia gelu torpebant”.
    Ovidio parla degli “uncta dona palestrae”.
    Seneca dichiara espressamente di non voler comprendere nel novero delle arti liberali “i lottatori e tutta quella scienza che sta nell’olio e nell’argilla”.

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  3. Registrato da
    14/09/2005
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    Tutte queste testimonianze relative all’uso di prodotti di varietà più gentili dell’ulivo di quanto non potesse essere l’oleastro, ottenibili, pertanto, nei tempi lunghi, unite al fatto che la diffusione dell’uso dell’olio presso le popolazioni indigene, abituate a vivere principalmente dei grassi prodotti dalle loro greggi, dovette superare non pochi pregiudizi, e la circostanza, infine, che l’ulivo ha (o, almeno, aveva) una crescita lenta , confortano la tesi che l’ulivo e l’olio abbiano fatto la loro apparizione sul suolo di Puglia simultaneamente all’approdo dei coloni Achei, alla cui provata cultura agraria ben si addicevano le grandi pianure ricche di humus e di acqua.

  4. Registrato da
    14/09/2005
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    Alla luce di quanto esposto, appare letteraria l’ipotesi di Giorgio Bocca per il quale “uno storno vorace dovette cacare su queste terre il primo nocciolo della pianta, nella sua espansione mediterranea dalle coste dell’Asia Minore alla Grecia, alle Puglie”, anche se a renderla verosimile contribuisce lo scritto di Pier Vettori “e massimamente n’é fatto gran danno (all’oliva, n.d.r.) dagli animali, i quali ne sono molto ghiotti e, più che gli altri, gli storni, i tordi, e i colombacci”.

  5. Registrato da
    14/09/2005
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    Oggi ho assaggiato il primo olio dell'anno, appena uscito dal separatore. verde intenso, buonissimo, fruttato, un po piccante . Ne ho versato un po su di un piattino e ci ho intinto del buon pane fresco e ... mentre lo assaggiavo, ho espresso un desiderio: un piccolo vezzo che mi piace attuare con tutte le primizie di ogni anno ....

  6. Registrato da
    07/12/2004
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    per eyes

    MA SEI FANTASTICO!
    Interessantissime e affascinanti tutte le informazioni che hai postato!
    Ho letto tutto con molto interesse qerchè a me piacciono particolarmente queste storie!

    Anche a me piace il sapore dell'olio e mi piace mangiare il pane intinto nell'olio
    e anche le bruschette
    Io uso esclusivamente, sia per condire che per cucinare, l'olio extravergine di oliva con spremitura a freddo che mantiene tutti i nutrienti dell'olio intatti e cerco di scegliere quelli da agricoltura biologica.
    In questo momento sto usando un olio della Toscana buonissimo!
    Io, come sapore, preferisco un olio non piccante, ma piottosto dolce

  7. Registrato da
    14/09/2005
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    519

    Il periodo romano

    La storia dell’agricoltura romana passa attraverso fasi qualificate via via dalle colture prevalenti e dalle diverse forme che assume il regime della proprietà fondiaria.
    Possiamo distinguere un primo periodo a preminente coltura cerealicola, ove il frumento serve alle necessità di inesausti eserciti lanciati in una sistematica politica di espansione e di conquista.
    La proprietà privata, in genere di modesta estensione; il romano è, al tempo stesso, soldato e agricoltore. Il lavoro della terra ancora non si addice al servo.
    La tecnica è elevata: viene operato il reintegro delle materie fertilizzanti del suolo per mezzo di concimazioni, si conoscono le proprietà miglioratrici delle leguminose e il potere catalizzatore della calce, si cura l’avvicendamento razionale delle colture erbacee.
    La legge quiritaria vieta, in questo periodo, la conversione delle terre arative in prative.
    A questo periodo ne succede un secondo, caratterizzato dallo sviluppo degli allevamenti, che inizia quando Roma, al termine delle guerre sannitiche, ottiene il dominio di tutto l’appennino abruzzese, da un lato, e delle ubertose pianure della Puglia e della Campania, dall’altro. Il rivolgimento agricolo si caratterizza per i seguenti fenomeni strettamente interdipendenti: l’accentramento fondiario, il passaggio all’economia servile, lo sviluppo delle colture arboree con privilegio assoluto per la vite e l’olivo, definito da Columella “prima omnium arborum”.

  8. Registrato da
    14/09/2005
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    E’ un fenomeno che si sviluppa parallelamente al sicuro declinare delle fortune delle prime colonizzazioni greche. Le cause che determinano il tracollo di quella economia sono soprattutto di natura politica; i contrasti con Roma, le guerre con i Siracusani, la partecipazione alla guerra servile, le conflittualità interne, porteranno mano a mano al lento scemare dell’importanza politica ed economica di città come Taranto, Turi, Eraclea, Metaponto. Venuta meno la piccola proprietà agricola, le popolazioni tendono ad accentrarsi nelle città, apportando in esse una massa improduttiva non facilmente assimilabile; anzi, l’abbandono delle campagne su cui poggiava la capacità urbana del territorio, è causa diretta del decadimento delle stesse città.
    La struttura fondiaria si modifica profondamente: unità più complesse subentrano alla piccola proprietà contadina e il latifondo, potendo contare su una manodopera servile più che mai numerosa (nella sola Taranto, al momento della sconfitta, il console Fabio fece vendere come schiavi 30.000 cittadini), assume il monopolio dell’economia della regione.

  9. Registrato da
    14/09/2005
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    Ad alimentare il latifondo concorrono in eguale misura sia l’entità del patrimonio imperiale comprendente le ricchezze private dell’imperatore, i beni del fisco, le eredità, i beni confiscati e vacanti, sia i vasti possessi delle famiglie patrizie (Simmaco in Puglia, Agrippa in Sicilia, Plinio in Umbria), e dei nuovi arricchiti come quel tale Rufo, citato da Plinio, che acquista terre nel Piceno per 100 milioni di sesterzi per sola pompa di ricchezze (ad gloriam!).

  10. Registrato da
    14/09/2005
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    L’esame dei documenti relativi al patrimonio imperiale, consente di localizzarne la maggiore consistenza nell’Apulia e nella Lucania, oltreché, ovviamente, nel Lazio. La burocrazia imperiale prevede un “procurator per Apuliam et Calabriam” con funzioni stabili.
    I “saltus” imperiali vengono menzionati soltanto per l’Apulia ove la necessità di reprimere con la forza le ribellioni degli schiavi richiedeva spesso l’invio di speciali legati. Procuratori dell’imperatore presiedono anche ai “pascusa” nell’Apulia e nel Sannio.
    Proprio con l’avvio dell’impero, sotto Augusto, prende consistenza il fenomeno della transumanza di immense greggi dal Lazio e dall’Abruzzo nei territori di Foggia e di Lecce per il pascolo invernale, fenomeno che caratterizzerà largamente l’economia rurale pugliese, durante tutto il medioevo.
    Il panorama agricolo pugliese, al tempo di Traiano, si presenta quanto mai variato.

  11. Registrato da
    14/09/2005
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    L’olivo cresce ancora rigoglioso nel tarantino e nel campo di Lecce ove si produce un’oliva di raro pregio, la sallentina. Notevole è anche la produzione nel Piceno con le sue grosse olive da tavola, le Colymbades, così care a Marziale .
    Il grano era coltivato nel Brindisino, nel Barese e nel Foggiano.
    La pastorizia non transumante costituiva una fonte di reddito per la produzione della lana. Le lane tarentine erano famose per la loro morbidezza e le pecore da cui si ottenevano, ricorda Columella, dovevano restare in stalla e non uscire all’aperto per non guastare il vello tra i rovi.
    Redditizio, specie nel Foggiano, era anche l’allevamento degli equini, una razza dei quali, gli Apuli, viene citata da Varrone per la sua bellezza.

  12. Registrato da
    14/09/2005
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    Un’attenta e minuta legislazione vigila sul buon andamento dell’economia rurale. Il proprietario che da in affitto il fondo ad un colono deve anche pensare alla fornitura di “boves domiti” per arare, di “pecora stercorandi causa parata” per le concimazioni, di “vasta utilia culturae” come aratri, tridenti, falci per il lavoro quotidiano. Quanto all’olio, il proprietario deve approntare il “trapetum instructum funibus”, le “reguale” vale a dire i singoli pezzi per la pressione e la raccolta dell’olio, l’”aenum” ossia il recipiente per il lavaggio delle olive accaldate e infine i “vasa olearia” per la conservazione del prodotto.

  13. Registrato da
    14/09/2005
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    519
    Per contro, sono sempre a carico del colono i fiscoli di giunco necessari alla pressione della sansa, perché soggetti a continua usura non compatibile con la discontinua presenza del proprietario.
    Disposizioni protettive del monopolio italico dell’olio facevano divieto, già al tempo della Repubblica, di piantare olivi oltre le Alpi .
    Di questa disposizione si giovò il commercio pugliese per i suoi traffici di olio con le terre circostanti le foci del Po, nel mentre che la Liburnia e l’Istria rifornivano di olio i barbari, insediati lungo le rive del Danubio, attraverso Aquileia. Da qui si adopererà la diffusione dell’olivicoltura anche nell’Italia settentrionale fino alla Liguria e, con Genova, fino alla Gallia Narbonese.

  14. Registrato da
    14/09/2005
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    519
    Poeti ed agronomi si dedicano, con pari entusiasmo, a lodare la bontà e i vantaggi della vita agreste e forse non a caso è proprio Taranto a dare alla luce l’unica iscrizione su piedistallo che si conosca dedicata a Jiunio Moderato Columella, il grande agronomo del I secolo dell’Era cristiana, che, soggiornando in quella provincia, trasse dalla osservazione diretta le regole del suo trattato “De re rustica”.

  15. Registrato da
    02/04/2005
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    6,907

    Parlando

    L'olivo è una splendida pianta, qui da me alcuni hanno già iniziato la raccolta delle olive,approfittando di queste belle giornate di sole. Anche i miei olivi sono
    belli carichi e tra poco inizieremo anche noi la raccolta, poi porteremo il raccolto al frantoio e avremo così il nostro olio E' un olio ricco di sapore, torbido alla vista .....e fa impazzire i nostri amici cittadini quando vengono a
    cena da noi

  16. Registrato da
    14/09/2005
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    519

    Il periodo medievale

    Particolarmente complesso, e non sempre di facile lettura, è lo sviluppo dell’economia agraria pugliese nel periodo che va dal Basso Impero fino all’avvento dei Comuni.
    Paradossalmente l’inizio del declino economico coincide con il momento di massima evoluzione dell’Impero; le legioni romane, nella loro strategia espansiva, esportano non soltanto prodotti ma soprattutto i primi elementi dell’organizzazione economica e dell’arte agricola. Avviene così che nella Gallia, nella Britannia, nella Rezia, nella Pannonia, nell’Illiria, ma anche in Africa e nella Spagna, fiorenti domini agricoli si sostituiscono via via alle terre incolte delle boscaglie e dei pascoli, avviando ad emancipazione sicura provincie fino ad allora importatrici di prodotti agricoli italici.

  17. Registrato da
    14/09/2005
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    519
    Il rarefarsi della disponibilità di manodopera, conseguente al fenomeno di inurbazione che sempre accompagna i momenti di crisi, accentua il consolidarsi pernicioso del latifondo ed il moltiplicarsi delle forme gestionali dell’enfiteusi e dell’affitto la cui convenienza economica risiede più nella produzione granicola che non in quella arboricola olivetata necessitante di capitale e di lavoro.
    Venuto meno anche lo stimolo di assicurare a Roma le distribuzioni gratuite di frumento e di olio per la larga importazione che di questi prodotti effettuavano le Provincie di Africa e di Spagna, l’importanza dell’olio in Puglia scende , negli anni antecedenti al mille, al settimo posto nella scala dei valori produttivi.

  18. Registrato da
    14/09/2005
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    L’ultima fase delle trasformazioni fondiarie e culturali dell’agricoltura meridionale è quella che vede l’avvio inesorabile verso l’economia curtense, vale a dire verso forme di conduzione economiche del terreno del tutto svincolate dalla proprietà e dalle pertinenze della “domus culta dominica”. L’indipendenza della villa dominica spezza politicamente la continuità dell’antica maglia della colonizzazione greca e, economicamente, la catena agricola dell’antica distribuzione romana favorendo autonomie ed isolamenti che già preludono alla villa fortificata dell’ultima età imperiale ed al castello medievale.

  19. Registrato da
    14/09/2005
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    Sono i sintomi di una depressione che non è facile cogliere se è vero, come è vero, che Cassiodoro, lo storico di Teodorico, assegna alla dominazione gota, il carattere di una ripresa economica soprattutto agricola dopo la fuga dei coloni dai campi e lo spietato fiscalismo imperiale.
    C’è da osservare che proprio in Puglia rimane il senso di una economia rurale che, sopravvissuto al generale sfacelo grazie ai suoi connotati di impresa carattere familiare, riesce a trovare nuovi motivi e impulsi produttivi nei commerci con le città marittime dell’alta Italia e specie, di Venezia.
    I segni della ripresa sono avvertibili già a partire dalla fine del IX secolo con la resistenza ai tentativi di conquista saracena, e più ancora con il nuovo fervore indotto dalla restituzione delle Puglie all’impero di Bisanzio ad opera di Niceforo Foca.

  20. Registrato da
    14/09/2005
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    La denominazione Normanna, pur preoccupata ad incentivare l’antico vectigal romano della transumanza, non trascurò l’agricoltura, che Federico II volle incrementata soprattutto nelle terre di Puglia ove aveva posto le sue fattorie.

  21. Registrato da
    14/09/2005
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    Il periodo contemporaneo

    Il commercio sulle coste adriatiche rappresenta, dagli anni che vanno dal mille alla fine del 1700, una sorta di inadeguato contraltare alla disastrosa economia rurale di tutto l’entroterra pugliese.
    Senza entrare nell’analisi di tutto tale periodo, vale la pena di evidenziare l’importanza della ripresa agraria, attuatasi in Puglia nel XVIII secolo, lungamente e largamente preparata da economisti ed ingegni eletti, quasi tutti di terra di Puglia, che si volgono a considerare l’agricoltura come unica attività in grado di ridare equilibrio al sistema economico del Regno; scrive in quegli anni il Presta:”... di altro oggigiorno non si ragiona, non si studia, né si scrive più di sovente, quant’ei si ragiona e si studia e si scrive di agricoltura.

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