Logo
Cerca nel forum | Cerca in tutto il sito
Ricerca personalizzata Google
Video Home fitness
sondaggi - vota
Pagina 4 di 10 PrimaPrima 12345678 ... UltimaUltima
Risultati da 61 a 80 di 190

Discussione: olio di oliva

  1. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    I temi trattati sono soprattutto economici e vertono sui tributi fondiari, sui demani, sulle risorse del Tavoliere, ma sono anche sociologici sulle condizioni dei contadini meridionali, e, talvolta, e filosofici poiché, per dirla con Columella “res rustica... proxima et quasi consanguinea sapientiae est”.
    La Olivicoltura e la produzione dell’olio diventano temi privilegiati di trattazione ed offrono il destro al sorgere di una letteratura quanto mai copiosa e interessante.
    Filippo Maria Briganti, nato a Gallipoli, nella sua opera più conosciuta “Esame economico del sistema civile”, pubblicato nel 1780, tratta dell’olivo e dell’olio come di generi che hanno un fondo di ricchezza reale per chi li possiede, purché si abbia massima diligenza nella coltivazione e non si risparmino “zappa e concime”, secondo l’antico ammaestramento di Catone:<<qui est agrum bene colere? Bene arare; quid secundum? quid tertium? Stercorare>>.

  2. # ADS
    olio di oliva
    Video del giorno Circuit advertisement
    Registrato da
    Always
    Messaggi
    Many
     
  3. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    L’olio prodotto con l’intelligenza e dedizione, scrive Briganti, “ha il merito dell’incorruttibilit à, che mai non ebbe l’olio dei romani che non fu possibile conservare oltre lo spazio di un anno”; nè i mali dell’agricoltura risiedono tutti nel latifondo e sono realmente incurabili se si pone il criterio della diligenza e del tornaconto alla guida del contadino.
    Giovanni Presta, nato anch’esso a Gallipoli, è il grande sistematico della elajotecnica con il suo Degli ulivi - delle ulive - e della maniera di cavar l’olio, o si riguardi di primo scopo la massima possibile perfezione, o si riguardi la massima possibile quantità di esso. Trattato consacrato alla Maestà di Ferdinando IV re delle due Sicilie. In Napoli, nella stamperia Reale MDCCXCIV”.
    divisa in tre parti che trattano rispettivamente della “coltivazione dell’olio”, del “trattamento delle olive” e della “maniera di cavar l’olio, avendo riguardo o alla quantità o alla qualità”, l’opera nasce dall’esigenza di confrontare le laboriose esperienze eseguite di persona sul “gran libro della natura” con quanto era stato scritto sino ad allora da studiosi antichi e moderni.

  4. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    I consigli del Presta consentirono di migliorare e di aumentare la produzione dell’olio e di contenerne l’importazione; per i benefici che ne trasse l’Erario, egli ottenne dal Re, al quale il lavoro era stato presentato insieme a 62 diversi saggi d’olio (!), una medaglia d’oro ed una pensione di trecento ducati l’anno.

  5. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Giuseppe Palmieri, uomo di cultura e di governo autore dell’opera “Della ricchezza nazionale”, nell’indagare le cause dei malanni dell’economia ritiene di scoprirne una importante nella scarsa attenzione prestata ai problemi dell’industria e del commercio oleario. Le imposizioni dirette sugli oliveti, i diritti stabiliti sulla estraregnazione dell’olio e quelli sulla estrazione, dovrebbero essere attuate in omaggio ad un corretto principio di economia, così come andrebbero rivisti e corretti i criteri della adozione del sistema della scala mobile nella determinazione della misura dei diritti. Tutte le fasi della manifatturazione e del commercio dell’olio devono essere strettamente correlate alla fase della produzione, e quindi ammodernate, poichè il disastro fondamentale dell’economia del Meridione sta, in un primo momento, nel non aver coordinato lo sviluppo dell’agricoltura con quello preesistente della pastorizia e, in un secondo momento, quello della industria con quello dell’agricoltura.

  6. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Luca De Samuele Cagnazzi, nel suo erudito “Saggio sulla popolazione del Regno di Puglia nei passati tempi e nel presente. Napoli, 1820” individua nella coltivazione dell’ulivo il “ramo più ricco di nostra rurale industria”.

  7. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Contributi non meno importanti a questa complessa tematica vengono dati da altri economisti come Mauro Luigi Rotondo autore di un “Saggio politico sulla popolazione e le pubbliche contribuzioni del Regno di Napoli al di qua del Faro”, Napoli, Tip. Flautina, 1834; Carlo de Cesare che pubblica a Napoli, nel 1859 per tipi di Guerrero, un libro sulle “Condizioni delle classi agricole in Puglia”; Scipione Staffa che scrivendo intorno agli anni 1860 su “presente e l’avvenire della Provincia di Capitanata”, affida al nuovo Regno d’Italia le speranze per l’avvenire della sua terra costretta <<... a fermare la sua vita economica nella fase della pastorizia, quando ha la possibilità di svolgerla nelle fasi più progredite dell’agricoltura e, poi, delle industrie >>.

  8. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Con l’avvento dell’unità d’Italia i problemi del Meridione, lungi dall’essere risolti, acquistano rilevanza sul piano nazionale e danno luogo a due distinte inchieste parlamentari:

    1. La inchiesta sulle condizioni dell’agricoltura e delle classi agricole, meglio nota come Inchiesta Jacini dal nome del suo Presidente, condotta negli anni 1880.
    2. La inchiesta sulle condizioni dei contadini nelle Provincie Meridionali e nella Sicilia, passata alla storia del Parlamento come Inchiesta Farina, dal nome del Senatore che ne coordinò i lavori, intorno agli anni 1910.

  9. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Dall’esame delle due inchieste, e senza apprezzabili variazioni nell’arco dei trent’anni che le separano, è possibile trarre degli elementi che servono a comporre il quadro di una agricoltura ancora povera, non toccata dalle macchine, fortemente sbilanciata fra proprietari terrieri e popolazione contadina.
    Ad onta dell’opera svolta sin dall’inizio del secolo da studiosi e da tecnici, la olivicoltura, assurta a ruolo di coltura principe e attestata su posizioni di produzione qualificata, non riesce ancora ad operare su tutto il territorio pugliese la saldatura fra vecchie deficienze e nuove occasioni di reddito; i lavoratori della terra scontano ancora sulle proprie braccia gli effetti perniciosi delle antiche manomorte e a volte, quelli umilianti delle vecchie prerogative feudali e dominicali.

  10. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Ecco, sulla scorta degli atti delle Commissioni di inchiesta, qualche dato riferibile ai due temi della coltivazione dell’olivo e della condizione dei contadini.
    L’Inchiesta Jacini assegna alle province di Bari e di Lecce circa un terzo della produzione italiana di olio, su una estensione di 220.000 etteri di oliveti; più pregiato appare l’olio barese che utilizza, nella preparazione, le tecniche di torchiatura introdotte dal francese Ravanas alle quali si riconoscono capacità di selezione del prodotto; più copioso, ma inferiore per qualità, quello leccese perché legato a processi di lavorazione più antiquati e ad usanze, come quella di tenere le olive ammonticchiate nei camini per lungo tempo, non ancora scalzate.

  11. Registrato da
    02/11/2004
    Messaggi
    25,607
    ma che strano mi assale un strano dubbio?Scommetto che insegni ,ora bisogna solo scoprire dove?
    Cmq.....di 2 usi del olio d'olivo non sei a conoscenza .
    1°se ti vuoi abbronzare "a meraviglia"...olio d'olivo.
    2°quando i soldi era pochi,invece della brillantine "Lionetti" un poco di olio d'olive.
    Ma con gran dispiacere delle mamme.....le federe degli cuscini del letto,divendavano tesi come il "baccala secco". Perchè risultavono imbevuti d'olio.
    Le persone che amano troppo il denaro,devono essere cacciate fuori dalla politica.Jose Mujica, presidente dell'Uruguay.

  12. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Nooo, non mi sogno neanche di insegnare. preferisco rimanere un "eterno studente"

  13. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518

    Il quadro internazionale dell’olivicoltura

    I dati non sono aggiornati all'attualità, ma trattandosi di una coltura arborea poliennale, sono molto indicativi.
    La superficie olivicola mondiale è passata da 6.7 milioni di ettari nel 1957 ai quasi 10 milioni attuali, con un tasso di crescita medio annuo dell’1.73% ; l’incremento maggiore si è avuto nei paesi del Nord Africa, con particolare riferimento all’Algeria e alla Tunisia.
    Nel contesto mediterraneo e mondiale la Spagna è il paese con la maggiore superficie seguita dall’Italia, dalla Tunisia e dal Portogallo.

  14. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Tab. 1 : Superficie totale ad oliveti e numero di piante nei principali paesi olivicoli mediterranei
    PAESI SUPERFICIE (ha) PIANTE Piante/ha
    Spagna 2.150.000 190.300.000 88,51

    Italia 2.139.000 182.500.000 85,32

    Tunisia 1.420.000 55.800.000 39,3

    Portogallo1.114.000 49.500.000 44,43

    Turchia 816.000 80.000.000 98,04

    Grecia 597.000 113.000.000 189,28

    Marocco 330.000 27.100.000 82,12

    Siria 250.000 24.900.000 99,6

    Algeria 200.000 20.200.000 101

    Libia 46.000 4.600.000 100

    Francia 40.000 4.500.000 112,5

    Fonte: Ns. elaborazione da R. Lossert e G. Brusse, L’Olivier, Paris, G.P. Maisonneuve et Larose, 1978

  15. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    La produzione media annua mondiale, nel quinquennio 1981-85, si valuta in 9.034.200 tons di olive derivanti soprattutto dai Paesi mediterranei.
    Per quanto riguarda la produzione di olio, nel quinquennio 1981-85, si è raggiunta una produzione annua mondiale di 1.759.200 tons dei quali il 99% è stato prodotto nel bacino Mediterraneo; Spagna, Italia e Tunisia da sole incidono per l’88% sul totale mondiale.
    L’olivicoltura, nel comparto agricolo nazionale, riveste nel nostro Paese particolare rilevanza, incidendo sulla P.L.V. totale in agricoltura per il 4-4.5% con un apporto medio annuo di oltre 1.600 miliardi di lire.

  16. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Sulla base dei dati ISTAT 1982 la superficie olivicola complessiva era di 2.121.230 ha di cui 1.046.842 ha in coltura principale e 1.074.388 ha in coltura secondaria.
    Tutte le regioni italiane, eccettuato i Piemonte e la Val d’Aosta, presentano superfici investite ad olivo, anche se la coltura si concentra soprattutto nel Meridione e nelle isole, dove le condizioni ambientali hanno favorito una maggiore diffusione della specie.
    Anche il rapporto delle superfici coltivate rispetto al totale delle superfici agricole utilizzate conferma la preminenza meridionale della coltura olivicola. Tale rapporto raggiunge il valore del 34% in Puglia, più del 22% in Calabria, il 21% in Abruzzo, il 18% circa in Sicilia, pur se si raggiungono percentuali significative anche per alcune regioni centrosettentrionali come la Toscana, la Liguria, l’Umbria e il Lazio.

  17. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    La distribuzione della coltura rispetto all’altimetria privilegia la collina (62%), rispetto alla pianura (27%) e la montagna (11%), cosicché l’olivo può essere considerato coltura arborea di collina per eccellenza.
    La distribuzione altimetrica nelle diverse regioni risente ovviamente della situazione climatica in rapporto alle esigenze della specie, per cui andando da Sud a Nord e dalle zone costiere verso quelle interne, tende ad abbassarsi la zona altimetrica entro la quale è possibile la coltivazione con minor rischio per la produttività, imputabile a danni da freddo e/o ad eccesso di umidità relativa dell’aria.

  18. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    Tuttavia la prevalente distribuzione della specie in area collinare e di bassa montagna è anche conseguente a fattori di ordine economico, sociale ed intrinseci alla stessa specie, che, per la sua rusticità riesce ad adattarsi alle condizioni pedologiche ed orografiche più difficili.
    La produzione nazionale di olive oscilla intorno a 25 milioni di quintali, pari a circa 5 milioni di quintali di olio con una produttività annua ad ettaro stimata, per la coltura specializzata, in 20 quintali per le aree del Centro-Nord e in 22 quintali per le regioni meridionali.
    La produzione che sostanzialmente presenta un andamento crescente, come indicano i dati medi dell’ultimo ventennio, appare tuttavia fortemente alternante da un anno all’altro, sotto l’influenza dell’andamento stagionale, che incide direttamente sul controllo del processo produttivo dell’albero e, indirettamente, favorisce lo sviluppo di taluni parassiti, come mosca, tignola e cocciniglia.

  19. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    L’alternanza è dovuta però anche all’età avanzata della maggior parte degli impianti, alla scarsa specializzazione colturale e al non corretto uso delle pratiche agronomiche, oltre che alla deficienza idrica.
    La produzione italiana normalmente non è sufficiente a coprire i consumi interni che si aggirano intorno ai 6 milioni di quintali, con un consumo pro-capite di circa 10.3 kg.
    Le diverse condizioni ambientali - clima e terreno -, sociali e di mercato che caratterizzano il territorio nazionale, consentono di distinguere geograficamente tre diverse aree olivicole.

  20. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    La prima, la più estesa, comprendente la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, la Calabria e la Basilicata, si caratterizza per situazioni climatiche particolarmente favorevoli alla specie e dove le piante, infatti raggiungono le maggiori dimensioni ed esplicano al massimo le potenzialità produttive, a patto che vi siano le disponibilità idriche. Per quanto riguarda la qualità dell’olio, considerata la rapidità con cui si completa il processo di maturazione dei frutti e la forte incidenza di parassiti endemici, viene a dipendere soprattutto dal controllo fitosanitario, dall’epoca e dai sistemi di raccolta e dalla tempestività con cui le olive vengono sottoposte alla trasformazione.

  21. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    La seconda area è riferibile all’Italia centromeridionale e comprende le regioni Molise, Abruzzo, Campania e Lazio meridionale (a Sud di Roma). Anche in questa area si riscontrano ambienti abbastanza favorevoli allo sviluppo della specie, ma le produzioni, nel complesso, sono abbastanza modeste.

Pagina 4 di 10 PrimaPrima 12345678 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Olio 31
    Di vivalitalia nel forum Medicine naturali
    Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 13/07/2016, 18:00
  2. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 31/03/2010, 23:15
  3. L'olio di colza.
    Di frederika nel forum Alimentazione
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 31/03/2010, 23:01
  4. Olio extravergine di oliva
    Di dingoman nel forum I love shopping
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 02/12/2009, 18:59
  5. Olio d' oliva , help!
    Di ulisse69 nel forum 4 chiacchiere
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 28/03/2008, 23:35

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
  • Il codice BB è Attivato
  • Le faccine sono Attivato
  • Il codice [IMG] è Disattivato
  • [VIDEO] code is Disattivato
  • Il codice HTML è Disattivato
Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai LETTORI, sulla base dei dati e delle informazioni qui forniti sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio. Le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo; non sostituiscono la consulenza medica. È vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione scritta.
Un dietologo e un dietista a tua disposizione. Prova la dieta online