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Risultati da 81 a 100 di 190

Discussione: olio di oliva

  1. Registrato da
    14/09/2005
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    La terza comprende le regioni olivicole centrosettentrionali , come alto Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Liguria e le oasi olivicole più settentrionali, come il lago di Garda. In questa area l’estensione complessiva è piuttosto modesta se confrontata con le precedenti, ma l’ambiente, malgrado i limiti imposti dalle condizioni climatiche che frenano lo sviluppo delle piante, offre un interessante potenziale per il conseguimento di una produttività unitaria soddisfacente che si accompagna ad un elevato standard qualitativo dell’olio, dipendente dalla più accurata tecnica colturale e da una minore incidenza dei parassiti.

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  3. Registrato da
    14/09/2005
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    Dall’analisi della situazione olivicola italiana, e meridionale in particolare, e in base ad una serie di parametri di carattere agronomico e socioeconomico, è possibile distinguere due differenti tipologie: olivicoltura delle aree marginali ed olivicoltura delle aree vocate.
    Olivicoltura delle aree marginali
    Si definiscono marginali quegli oliveti scarsamente produttivi per cause di carattere pedologico, orografico e climatico, dislocati su terreni superficiali, eccessivamente ricchi di scheletro o troppo pesanti, di scarsa fertilità, con orografia tormentata per pendenze superiori al 15-18% con clima avverso per minime termiche invernali inferiori a -5, -6 °C o presenza di nebbia, soprattutto in coincidenza del periodo di fioritura, con piovosità media annua inferiore a 450 - 500 mm, con lunghi periodi di siccità da maggio ad ottobre.

  4. Registrato da
    14/09/2005
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    La presenza di una o più di tali condizioni determina uno stato di marginalità per la coltura, poiché, insieme alla difficoltà di eseguire a macchina le diverse pratiche colturali, vi sono condizioni improprie per la specie e non sempre rimovibili. La marginalità della coltura può derivare anche dall’eccessivo frazionamento della proprietà, soprattutto se ad esso si associa carenza di manodopera e deficienza di infrastrutture.
    Nelle aree meridionali le cause prevalenti di marginalità derivano principalmente dalle condizioni orografiche e pedologiche e non dalle caratteristiche climatiche. Ma, spesso, è importante mantenere la coltura per le importanti funzioni di protezione del suolo e di conservazione del paesaggio.Ovunque, si ravvisi l’opportunità di mantenere in coltura gli oliveti marginali a scopo produttivo, occorre intervenire con opportuni interventi di potatura per risanare le piante e contenere il volume e l’altezza della chioma

  5. Registrato da
    14/09/2005
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    Olivicoltura delle aree vocate

    Si definiscono vocate tutte quelle aree dove la specie trova le condizioni pedo-climatiche atte ad esprimere al meglio le potenzialità produttive e l’orografia del terreno consente la meccanizzazione spinta.
    Il clima ottimale per la coltivazione dell’olivo è quello mediterraneo, caratterizzato da estati calde e asciutte ed inverni relativamente freddi e piovosi, laddove non sussista il rischio di raggiungere temperature minime inferiori a -5°C e sia garantita una piovosità media annua di almeno 500-550 mm, fatta eccezione per le aree irrigue.
    L’olivo è dotato di una particolare rusticità che lo rende poco esigente, per quanto riguarda la pedologia, ma, i terreni ritenuti ottimali per esaltare le potenzialità produttive dell’olivo sono quelli di medio impasto, reazione neutra o subalcalina, con una buona dotazione di sostanza organica e dotati di un buon drenaggio; però, anche in terreni calcarei con elevata presenza di scheletro si rileva una ottima produttività.
    La pendenza massima per l’impiego delle macchine non dovrebbe superare il 15-18%.

  6. Registrato da
    14/09/2005
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    Il patrimonio varietale
    La storia millenaria dell’olivo e il suo ampio areale di diffusione hanno reso possibile la costituzione di numerosissime varietà, la cui singola origine rimane ancora praticamente sconosciuta; mentre. la forte stabilità genetica della specie ha permesso la sopravvivenza di una altissimo numero di cultivar, rappresentato da oltre 2.000 diverse varietà, molte delle quali hanno, probabilmente, un origine lontanissima. Sicuramente, ancora oggi si coltivano varietà già note in epoca fenicia, greca o romana.

  7. Registrato da
    14/09/2005
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    Botanica

    L'Olivo è una pianta arborea del gruppo delle gamopetale tetracicliche con ovario supero, appartenente all'ordine delle Ligustrales ed alla famiglia delle Oleaceae; la specie coltivata è l'Olea Europaea Sativa.
    Le radici delle piante provenienti da seme sono fittonanti, successivamente il fittone viene sostituito da un apparato radicale abbastanza superficiale che arriva sino ai 60 - 70 cm. di profondità.
    L’albero, che può raggiungere ragguardevoli età, presenta un fusto eretto, allargato alla base, detto pedale, sul quale si formano dei rigonfiamenti rotondeggianti - ovoli - costituenti delle gemme avventizie dalle quali si sviluppano i polloni.
    Sul tronco si formano dei rilievi longitudinali detti corde, costituiti da tessuti ricchi di materiale di riserva che la pianta utilizza nei momenti di bisogno. La presenza delle corde conferisce un aspetto costoluto al tronco. L’olivo può raggiungere un’altezza di 15 - 20 metri.

  8. Registrato da
    14/09/2005
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    Le foglie sono opposte, lanceolate, coriacee, di colore verde intenso nella pagina superiore e biancastre in quella inferiore per la presenza di numerosi peli stellati, cadono generalmente al 3° anno.
    I fiori riuniti in infiorescenze a grappolo inserite all’ascella delle foglie sono poligami e sono provvisti di un perianzio costituito da un calice di 4 sepali saldati e disposti in croce con prefoliazione valvare e di una corolla di 4 petali saldati, alternati ai sepali e con prefoliazione embriciata.
    Il gineceo consta di un ovario supero bicarpellare sincarpico monoloculare contenente due ovuli dei quali uno soltanto si trasforma in seme..
    Quando sono ancora chiusi, i fiori sono detti mignoli e mignolatura è la fioritura che, secondo il clima, avviene dalla seconda metà di maggio alla prima metà di giugno.
    Il frutto è una drupa di forma, grandezza e colore variabile nelle diverse cultivar.

  9. Registrato da
    14/09/2005
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    L'Olea Europaea Sativa appartiene a quel gruppo di piante coltivate i cui limiti corrispondono a quelli della zona mediterranea.
    La "Fascia mediterranea", detta anche "zona dell'olivo", è caratterizzata da un clima mite in inverno ed arido in estate; in Italia, queste condizioni si riscontrano in Liguria e nella Penisola dal livello del mare fino alla media montagna, con limiti altimetrici crescenti procedendo verso Sud (300-500 m. s.l.m. in Liguria, 1.200-1.500 m. s.l.m. in Sicilia); il limite della zona coltivata, per interessi economici, si è poi esteso verso Nord (zona del Garda e laghi lombardi).
    Le condizioni climatiche italiane sono molto eterogenee, in quanto il nostro paese si estende nel senso dei meridiani; pertanto, i fattori ambientali variano da una regione all'altra e, nell'ambito di una stessa regione, da una zona all'altra.

  10. Registrato da
    14/09/2005
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    Mentre in paesi quali l'Andalusia, dove i fattori climatici sono pressoché costanti e il patrimonio olivicolo risulta uniforme, in Italia, questa variabilità del clima ha dato origine ad un gran numero di cultivar, corrispondenti ad ecotipi locali i cui processi di tipizzazione delle caratteristiche sia somatiche che fisiologiche sono conseguenza diretta della coltivazione secolare che contraddistingue tale coltura.
    La piovosità, le temperature, l'esposizione, l'umidità, l'altitudine, ma anche la composizione e la fertilità del terreno, rappresentano i fattori che hanno agito sui caratteri somatici dando luogo alle diversità morfo-fisiologiche che contraddistinguono le varietà di cui il nostro Paese è dotato.

  11. Registrato da
    07/12/2004
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    23,890
    Tutto interessantissimo! Quante informazioni! grazie!
    Scommetto che sei un agronomo!

  12. Registrato da
    14/09/2005
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    Citazione Originariamente Scritto da anna1401
    Scommetto che sei un agronomo!
    ... si capisce?

  13. Registrato da
    14/09/2005
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    L'olivo trova al Sud il clima ottimale per la coltivazione, mentre al Centro-Nord le condizioni ambientali non sono molto favorevoli allo sviluppo della pianta che reagisce con una vegetazione più stentata; infatti, nel meridione si assiste ad una vegetazione, intesa anche come attività fotosintetica, più intensa nel periodo da febbraio a novembre, con fioritura anticipata di circa un mese rispetto al settentrione, dove la vegetazione presenta una maggiore attività da maggio a novembre. Nel Gargano esiste una lunga tradizione della coltivazione dell'olivo, tanto che, in certi casi, diventa un elemento fondamentale del paesaggio.

  14. Registrato da
    14/09/2005
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    518
    alberi giganteschi, contorti, millenari, vere opere d'arte, opere naturali che sembrano volerti raccontare la storia del mondo. alberi così larghi che ci vogliono le braccia di molti uomini per circondarne il tronco, alberi che trasmettono delle emozioni indicibili, uniche. ehm ... scusate, si capisce che l'olivo è la mia pianta preferita?

  15. Registrato da
    14/09/2005
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    518
    Alcune recenti ricerche, sull'evoluzione degli elementi responsabili delle caratteristiche organolettiche dell'olio di oliva, condotte nel territorio nazionale, hanno evidenziato che non sussistono variazioni di ordine qualitativo tra olive di diverse cultivar e che tale variabilità sembra essere strettamente connessa con il differente grado di maturazione delle drupe.
    Si rileva, invece, una grande omogeneità dei suddetti componenti nel caso di cultivar diverse con lo stesso grado di maturazione.

  16. Registrato da
    14/09/2005
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    518
    Il frutto dell'olivo una drupa, del peso medio di 1.4-4.5 gr., il cui colore varia, nel corso della maturazione; il verde iniziale si attenua per virare prima al giallo, poi al rosso vinoso che interessa solo l'epicarpo sino al rosso-viola scuro che coinvolge anche il mesocarpo.
    All'interno della struttura cellulare delle drupe, l'olio ha i suoi distretti sia nella struttura vacuolare, come olio disponibile o libero, e sia nel citoplasma, come olio legato.
    L'olio libero separato da quello legato da "barriere" che impediscono lo scambio tra i catalizzatori enzimatici che provocano i processi alterativi di irrancidimento ed inacidimento. Quando queste barriere vengono disattivate, a causa di rotture, abrasioni, ammaccature, i catalizzatori citoplasmatici, essendo liposolubili, passano nell'olio libero avviando i suddetti meccanismi di alterazione. Per questi motivi si devono combattere per tempo le avresti parassitarie ed utilizzare quei tempi e metodi di raccolta che danneggino il meno possibile le drupe: il metodo migliore la raccolta manuale, ma si ottengono risultati altrettanto buoni anche con la raccolta meccanica, purché le reti siano sollevate dal terreno per evitare i difetti di terra e muffe che poi si trasferiscono nell'olio.

  17. Registrato da
    14/09/2005
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    518
    Per quanto riguarda i tempi della raccolta, si può affermare che, durante la maturazione delle drupe, si assiste ad un progressivo aumento della polpa rispetto al seme; aumenta, inoltre, la percentuale di sostanza secca e di olio e diminuisce il contenuto in acqua. Tutto questo avviene sino all'invaiatura superficiale, in seguito, si osserva un incremento assai modesto in olio e, di contro un aumento considerevole della sostanza secca, che comporta solo la levitazione dei costi di molitura.
    Le caratteristiche qualitative dipendono dalla composizione degli acidi grassi e dei costituenti minori. Con il procedere della fase di maturazione, si rileva una diminuzione degli acidi palmitico ed oleico ed un aumento del linoleico. Dopo l'invaiatura, questo fenomeno risulta notevolmente accelerato e si alterano i rapporti individuati come ottimali .
    Per quanto riguarda i costituenti minori, ed in particolare i composti fenolici volatili, questi aumentano con l'intensificarsi della pigmentazione superficiale, oltre la quale si osserva una inversione di tendenza e si ha la diminuzione di questi componenti. Ne consegue che un rinvio della raccolta oltre l'invaiatura provoca un abbassamento qualitativo ed una maggiore velocità di alterazione dell'olio .

  18. Registrato da
    14/09/2005
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    518
    Dopo qualche giorno dalla raccolta, nelle drupe si avviano i processi di alterazione (in special modo nelle olive ammucchiate, dove la temperatura, sviluppatasi dalla respirazione dei frutti anche dopo la raccolta, non riesce a disperdersi) a causa della degradazione della struttura cellulare e dello sviluppo di muffe lipolitiche; pertanto, si assiste all'incremento dell’acidità libera e del numero di perossidi, alla perdita del potere antiossidante ed alla modificazione dei componenti aromatici.
    Le tecniche per una buona conservazione prevedono la distribuzione delle drupe in strati dell'altezza di 10-12 cm., meglio se si utilizzano i graticci a telaio sovrapponibile che consentono un grande risparmio, in termini di spazio, ed una migliore aerazione dei frutti. Le temperature
    dell'ambiente devono essere di circa 10-15 C e l’umidità relativa non deve essere superiore al 50-60% .

  19. Registrato da
    02/11/2004
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    25,607
    Citazione Originariamente Scritto da eyes
    alberi giganteschi, contorti, millenari, vere opere d'arte, opere naturali che sembrano volerti raccontare la storia del mondo. alberi così larghi che ci vogliono le braccia di molti uomini per circondarne il tronco, alberi che trasmettono delle emozioni indicibili, uniche. ehm ... scusate, si capisce che l'olivo è la mia pianta preferita?
    Sono d'accordo con te...credo che l'olivo è davvero un albero sacro,perchè cosi contorto,è anche misterioso.Poi il primo olio....che io quando lo vidi per la prima volta,dissi che sembrava "Svelto piatti" ....non lo assaggio sul pane.Non,lo metto sulle cime e orecchiette...ti sale il profumo,e l'olio pizzica un poco alla gola .
    Le persone che amano troppo il denaro,devono essere cacciate fuori dalla politica.Jose Mujica, presidente dell'Uruguay.

  20. Registrato da
    14/09/2005
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    518

    Classificazione delle cultivar

    Per quanto detto sinora, è da ritenere che vi siano moltissime varietà di olivo, alcune delle quali non classificate ed altre sconosciute.
    La classificazione più in uso comunque, quella basata su aspetti agronomici, prende in considerazione l’utilizzazione dei frutti; in base ad essa si distinguono: cultivar da olio, da mensa, a duplice attitudine.
    • le cultivar da olio sono quelle coltivate per l’estrazione dell’olio e quindi presentano una resa in olio relativamente alta (20 - 28% ed oltre). In generale sono caratterizzate dall’avere frutti di dimensione piccola e media, di peso oscillante tra gr. 1 e 3.5) con polpa poco spessa e nocciolo anche grosso cosicché il rapporto polpa/nocciolo può risultare relativamente modesto.

  21. Registrato da
    14/09/2005
    Messaggi
    518
    • le cultivar da mensa sono quelle che si coltivano per la produzione di olive da destinare al consumo diretto. Il frutto è grosso (peso min. 4 gr.), la polpa è spessa ed è alto il rapporto polpa/nocciolo, la resa in olio è piuttosto bassa.
    • le cultivar a duplice attitudine sono quelle che servono sia per l’estrazione dell’olio che per la preparazione di olive da mensa; presentano frutti del peso medio di gr. 3.5 - 4.5 e resa in olio soddisfacente (superiore al 17-18%), buon rapporto polpa/nocciolo e sono adatte alla concia.

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