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Discussione: (indice e riepilogo) Candida - MALATTIE CORRELATE

  1. Registrato da
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    Psicosomatica
    Può essere interessante conoscere che la prostata deriva dall'evoluzione di un abbozzo embrionale che nella donna porta alla formazione dell'utero, e che secondo una visione psicosomatica,( che può non essere condivisa e non vuole rappresentare una verità scientifica), le sue problematiche sarebbero correlate a una psicodinamica conflittuale col mondo femminile.
    dr. Valesi

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    (indice e riepilogo) Candida - MALATTIE CORRELATE
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    CANDIDA RECIDIVA e possibile DIABETE

    Alcune volte, una Candida recidiva può essere l'unico sintomo di un diabete non diagnosticato.

    A volte la causa di tutte le insistenti recidive, potrebbe essere dovuta alla presenza di un diabete magari non ancora ben individuato attraverso gli esami del sangue.
    Per sviluppare un diabete mellito bisogna avere una predisposizione genetica, ma è determinante anche un’alimentazione errata, ricca di carboidrati (zuccheri) raffinati protratta nel tempo. Se il corpo a lungo andare non riesce più a riequilibrare questi eccessi di zuccheri che circolano nel sangue, allora, può svilupparsi un diabete mellito.
    Il diabete può causare una candidosi, perché dove abbondano gli zuccheri prolifera la candida.

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    Ipoglicemia e diabete
    Dal libro intitolato Ipoglicemia e diabete (Michael T. Murray ed red)

    Quando lo zucchero nel sangue (il glucosio) è troppo, oppure troppo poco, le conseguenze possono essere devastanti. Per questo motivo l’organismo fa di tutto per mantenere i livelli di zucchero entro un ambito di valori molto ristretto, grazie agli sforzi coordinati di molte ghiandole e dei loro ormoni. Se questi meccanismi di controllo vengono alterati il risultato può essere il diabete (eccesso di zucchero nel sangue) o l’ipoglicemia (carenza di zucchero nel sangue).

  5. Registrato da
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    il meccanismo...
    - In teoria, l’organismo risponde all’aumento di glucosio che segue i pasti secernendo l’insulina, un ormone prodotto dalle cellule Beta del pancreas.
    - L’insulina riduce lo zucchero nel sangue aumentando la velocità con cui le cellule assorbono il glucosio.
    - Il calo del glucosio (che si verifica in carenza di cibo o durante l’esercizio fisico) provoca la secrezione di glucagone , un ormone prodotto dalle cellule Alfa del pancreas.
    - Il glucagone stimola la mobilitazione del glucosio accumulato sottoforma di glicogeno nei tessuti corporei (specialmente nel fegato).
    - Se il livello dello zucchero ematico cala troppo in fretta, oppure se il soggetto è affamato o spaventato, la conseguenza può essere il rilascio di adrenalina e di cortecosteroidi (in particolare di cortisolo) da parte delle ghiandole surrenali.
    - Questi ormoni mobilizzano rapidamente il glucosio immagazzinato, per dare all’organismo l’energia extra, necessaria durante una crisi o un periodo di accresciuto fabbisogno.
    - Purtroppo la risposta dell’organismo non è sempre ideale.
    Per esempio l’alimentazione e lo stile di vita di molte persone (in particolare nei paesi industrializzati) logora il meccanismo naturale di controllo del glucosio. Il risultato è che il diabete e l’ipoglicemia sono fra le malattie più diffuse.

  6. Registrato da
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    Che cos’è il diabete?

    Discussione sul DIABETE


    Il diabete è una disfunzione cronica del metabolismo degli carboidrati, caratterizzata da un aumento del livello dello zucchero ematico (cioè nel sangue) a digiuno.
    Il diabete aumenta in modo rilevante il rischio di disfunzioni neurologiche, come pure quello di malattie cardiache, di infarto e di malattie renali. Può verificarsi se il pancreas non secerne abbastanza insulina (l’ormone che stimola le cellule a prelevare zucchero nel sangue), oppure se le cellule dell’organismo diventano resistenti a questa sostanza. Se l’insulina non è sufficiente, o se le cellule hanno perso la sensibilità nei confronti di questo omone, lo zucchero ematico non arriva più alle cellule. E questo fatto può comportare serie complicazioni.
    Ultima modifica di anna1401; 14/05/2018 alle 22:00

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    I sintomi classici del diabete

    l diabete si divide in due categorie principali: il diabete di tipo I e il diabete di tipo II.

    Il tipo I, o diabete mellito insulino-dipendente, si manifesta soprattutto nei bambini e negli adolescenti. E’ associato alla completa distruzione delle cellule Beta del pancreas, che producono l’insulina. Chi soffre del diabete del tipo I deve assumere insulina per tutta la vita per tenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue, imparando a controllare il tasso dei suoi zuccheri giorno per giorno, modificando il tipo di insulina e la frequenza di somministrazione man mano che è necessario, secondo i risultati degli esami del sangue eseguiti regolarmente.
    Fra i diabetici, circa il 10 per cento appartiene al tipo I.
    Ciò che distrugge le cellule Beta del pancreas sono gli anticorpi prodotti dai leucociti del sangue.

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    Gli anticorpi hanno lo scopo di individuare e distruggere i microrganismi infettivi, come i virus e i batteri. Purtroppo in alcune malattie, dette “autoimmuni”, gli anticorpi prendono di mira gli stessi tessuti del corpo (in questo caso si chiamano “autoanticorpi”). Sembra che il diabete di tipo I abbia all’origine una componente autoimmune: gli anticorpi che attaccano le cellule Beta sono presenti nel 75% dei soggetti (mentre nella popolazione ”normale” sono presenti soltanto nello 0, 5-2% dei casi). E’ probabile che questi autoanticorpi nascano dalla distruzione cellulare provocata da prodotti chimici, radicali liberi, virus e allergie alimentari (e forse i soggetti “normali” sviluppano una risposta agli anticorpi meno severa di quella dei soggetti che diventano diabetici, oppure sono più abili nel ripararne gli eventuali danni).

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    Il diabete mellito di tipo II

    Che cos’è l’ipoglicemia?

    L’ipoglicemia è il risultato di una squilibrio ne metabolismo dei carboidrati (zuccheri).

    L’organismo cerca di mantenere il livello di zucchero nel sangue entro un ambito di valori molto ristretto, soprattutto per assicurare al cervello un regolare rifornimento di glucosio, il suo principale “carburante” (quando il livello di glucosio è troppo basso, il cervello è infatti il primo organo a risentirne. I sintomi dell’ipoglicemia possono essere lievi o gravi e comprendono: mal di testa, depressione, ansia e irritabilità, e altri disturbi psicologici, visione confusa, sudore profuso, confusione, discorsi incoerenti, comportamento non controllato, convulsioni.

  10. Registrato da
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    L’ipoglicemia viene suddivisa in due categorie principali:
    Ipoglicemia “reattiva” e ipoglicemia “ a digiuno”.

    L’ipoglicemia reattiva è il tipo più comune. E’ caratterizzata dal fatto che i sintomi si manifestano da 2 a 4 ore dopo un pasto (per questo viene anche chiamata “post-prandiale”): Può essere legata anche all’uso di alcuni farmaci.

    L’ipoglicemia “a digiuno” è estremamente rara. Di solito compare in condizioni di grave malessere, come quelle provocate da tumori del pancreas, danno epatico esteso, denutrizione prolungata e vari tipi di cancro.

  11. Registrato da
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    Rapporto diabete – ipoglicemia

    Le alterazioni dello zucchero ematico sono strettamente assiciate alla così detta “dieta occidentale”.
    Questo tipo di alimentazione privilegia gli zuccheri raffinati, i grassi, i prodotti di origine animale, ed è scarsa di fibre. Come è ormai ampiamente accertato, i carboidrati raffinati sono il principale fattore coadiuvante nel diabete e nell’ipoglicemia reattiva, oltre che nell’obesità.
    Gli zuccheri raffinti vengono assorbiti velocemente, provocando un rapido aumento dello zucchero ematico. Il corpo risponde aumentando immediatamente la secrezione dell’insulina dal pancreas. L’eccesso di secrezione abbassa il livello dello zucchero e spesso provoca i sintomi dell’ipoglicemia. Per rispondere al calo improvviso dello zucchero ematico, le ghiandole surrenali secernono adrenalina, che in breve tempo rialza il livello dello zucchero.
    Col tempo le ghiandole surrenali vengono esaurite dagli stress ripetuti e non riescono più a rispondere in modo adeguato. Quando la risposta manca si manifesta l’ipoglicemia reattiva.

    Se i meccanismi che controllano l livello di zucchero vengono posti ulteriormente sotto sforzo, l’organismo finisce per diventare insensibile all’insulina, oppure si esaurisce anche il pancreas e l’ipoglicemia reattiva diventa diabete.

  12. Registrato da
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    Test di tolleranza al glucosio (o prova di carico)

    Un altro dato di laboratorio che può aiutare nella diagnosi di ipoglicemia, specialmente nei casi ai limiti della norma, è il così detto “indice ipoglicemico”, che si ottiene dividendo il calo del glucosio ematico (durante il periodo di 90 minuiti che precede il raggiungimento del livello minimo) per il livello minimo.
    Il genere un indice ipoglicemico maggiore di 0,8 indica un ipoglicemia reattiva.

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    Questionario dell’ipoglicemia

    Considerando con attenzione tutti i pro e i contro, soprattutto per quanto riguarda i costi, in genere lo strumento più utile per diagnosticare l’ipoglicemia è il questionario che permette di valutare il peso relativo dei sintomi.

    punteggio: 0 = No, 1 = Lieve, 2 = Moderato, 3 = Grave

    Forte desiderio di dolci: 0 – 1 – 2 – 3
    Irritabilità se viene saltato un pasto: 0 – 1 – 2 – 3
    Stanchezza o debolezza se viene saltato un pasto: 0 - 1 – 2 – 3
    Vertigini quando ci si alza in piedi rapidamente: 0 – 1 – 2 – 3
    Mal di testa frequenti: 0 – 1 – 2 – 3
    Difficoltà a ricordare e scarsa concentrazione: 0 – 1 – 2 – 3
    Stanchezza circa un’ora dopo i pasti: 0 – 1 – 2 – 3
    Palpitazioni cardiache: 0 – 1 – 2 – 3
    Occasionale mancanza di equilibrio: 0 – 1 – 2 – 3
    Stanchezza pomeridiana: 0 – 1 – 2 – 3
    Vista occasionalmente annebbiata: 0 – 1 – 2 – 3
    Depressione o sbalzi di umore: 0- 1 -2 – 3
    Peso eccessivo: 0 – 1 – 2 – 3
    Ansia e nervosismo frequenti : 0 – 1 – 2 – 3

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    Totale punteggio
    Meno di 5 = probabilmente l’ipoglicemia non è coinvolta
    Da 6 a 15 = è probabile che l’ipoglicemia sia uno dei fattori in gioco.
    Più di 15 = l’ipoglicemia è estremamente probabile

  15. Registrato da
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    Test di intolleranza glucosio-insulina

    Spesso la sola misurazione dello zucchero ematico non è sufficiente a diagnosticare una disfunzione. Questo è vero soprattutto nell’ipoglicemia, i cui sintomi possono presentarsi in soggetti che hanno tasso di zucchero ematico superiori ai 50 milligrammi per decilitro.
    Sembra che molti sintomi dell’ipoglicemia siano provocati da un aumento dell’insulina o dell’adrenalina. Quindi è raccomandabile misurare, contemporaneamente agli zuccheri, anche l’insulina o l’adrenalina, perché spesso i sintomi sono più in rapporto con l’elevazione di questi ormoni che con i tassi del glucosio.
    Numerosi studi hanno mostrato che rispetto al test di tolleranza al glucosio, il test di tolleranza glucosio-insulina consente una maggiore sensibilità nella diagnosi del diabete e dell’ipoglicemia

  16. Registrato da
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    in che cosa consiste?

    Il test di tolleranza glucosio-insulina è una normale prova di carico di 6 ore a cui si aggiunge il controllo dei tassi di insulina, ed è uno dei migliori indicatori diagnostici dei disturbi del metabolismo degli zuccheri. Circa i 2/3 dei soggetti in cui si sospetta diabete o ipoglicemia, e che risultano normali alla prova di carico, danno risultati fuori norma al test “glucosio-insulina”.

  17. Registrato da
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    Test - Emoglobina glicosilata (emoglobina A1c)

    Altro test utile – Emoglobina glicosilata (emoglobina A1c)

    Il tasso dell’emoglobina glicosilata viene misurato per controllare le alterazioni dello zucchero ematico nel lungo periodo.
    Inoltre è uno strumento semplice ed efficace per verificare i risultati di un trattamento in corso.
    In alcuni casi è possibile urare il tst dell’emoglobina glicosilata anche per diagnosticare il diabete (il test della “prova di carico” è più sensibile dell’esame dell’emoglobina glicosilata, ma è anche più faticoso per il paziente, soprattutto in gravidanza).

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    L'importanza dei carboidrati nel diabete e nell'ipoglicemia

    I carboidrati e la fibra che mangiamo influenzano il tasso di zucchero nel sangue.
    I carboidrati alimentari hanno un ruolo fondamentale nello scatenamento, nella prevenzione e nel trattamento del diabete e dell’ipoglicemia.
    Esistono i carboidrati semplici e quelli complessi.

    I carboidrati semplici o zuccheri semplici, vengono assorbiti rapidamente dall’organismo e assicurano una pronta disponibilità di energia.
    Però, i numerosi zuccheri semplici presenti naturalmente nella frutta e nei vegetali offrono un vantaggio rispetto al saccarosio (zucchero bianco) e ad altri zuccheri raffinati: gli zuccheri naturali sono accompagnati negli alimenti, da un’ampia gamma di elementi nutritivi che ne facilitano l’assimilazione. I problemi incominciano quando i carboidrati vengono raffinati e privati di questi nutrienti.
    Quando alimenti richi di zucchero vengono mangiati da soli, il glucosio ematico si innalza rapidamente, alterando il normale equilibrio. Mangiare cibi ricchi di zuccheri semplici può quindi avere conseguenze pericolose per lo zucchero ematico, specialmente per chi è ipoglicemico o diabetico.

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    I carboidrati complessi (o amidi)sono composti di molti zuccheri semplici tenuti assieme da legami chimici.
    L’organismo spezza i carboidrati in zuccheri semplici in modo graduale e in questo modo il livello ematico rimane relativamente stabile.

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    Il fruttosio

    Il fruttosio non provoca un rapido aumento degli zuccheri nel sangue, bensì, siccome deve essere trasformato in glucosio nel fegato per venire utilizzato dall’organismo, dopo il suo consumo il livello ematico non si innalza rapidamente come nel caso di altri zuccheri semplici.
    I diabetici e gli ipoglicemici, in genere sopportano bene moderate quantità di frutta e di fruttosio.
    Un regolare consumo di frutta può essere utile anche per tenere sotto controllo la fame di dolci.
    La frutta è inoltre un’ottima fonte di numerose sostanze salutari di cui la vitamina C, il carotene, la peptina e altre fibre, i flavonoidi e i polifenoli come l’acido ellagico.

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    L’importanza delle fibre alimentari

    Il termine “fibre alimentari” si riferisce ai componenti delle pareti cellulari delle piante ed ai residui indigeribili dei vegetali.
    Gli effetti sono diversi a seconda dei diversi tipi di fibra: la più efficace nel controllo dello zucchero ematico è quella solubile nell’acqua (come le emicellulose, le mucillagini, le gomme e le peptine).
    Questo tipo di fibra rallenta la digestione e l’assimilazione dei carboidrati (e quindi previene l’aumento rapido dello zucchero ematico), aumenta la sensibilità dei tessuti all’insulina (evitandone l’eccessiva secrezione) e migliora il prelievo del glucosio da parte del fegato e di altri tessuti prevenendo la prolungata elevazione dello zucchero nel sangue.

    Fonti particolarmente buone di fibre idrosolubili sono le leguminose (i fagioli), la crusca d’avena, le noci, i semi, gli involucri di semi di psillio, pere, mele e molte verdure.

    Fonte: Diabete e Ipoglicemia Michael T Murray ed. red

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