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Discussione: Emicrania (con o senza aura) cure "alternative"

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    Messaggio Partenio, l'erba anti-emicranica

    Il Partenio (feverfew) è un'erba il cui nome deriva dal fatto che gli antichi Greci ed in seguito altre popolazioni la utilizzavano come trattamento per la febbre. Studiosi della City of London Migraine Clinic hanno scoperto che il Partenio sarebbe in grado di eliminare circa i due terzi delle crisi emicraniche in un gruppo selezionato di pazienti emicranici, risultato simile all'efficacia di molti farmaci anti-emicranici [2]. Comunque, mentre alcune persone si mostrano altamente sensibili, altre non beneficiano di alcun effetto curativo. Facendo la media di tutti i pazienti, quest'erba è in grado di eliminare circa ¼ di tutte le cefalee [3]. Questo non significa che eliminerà esattamente ¼ delle cefalee di un individuo. È più probabile invece che mostrerà un effetto rilevante, o che non funzionerà affatto. Il Partenio è venduto in tutti i negozi di cibo naturale. La dose che ha mostrato di essere in grado di prevenire l'Emicrania secondo gli Studi va da 50 a 114 milligrammi al giorno. continua

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    Comunque, molti professionisti usano capsule che contengono circa 250 milligrammi di Partenio di efficacia standardizzata, consigliandone l'assunzione di una capsula al giorno a stomaco vuoto. Utilizzando le foglie fresche, la dose normale è due o tre foglie al giorno.

    Migliaia di persone hanno usato il Partenio per lunghi periodi senza apparenti effetti collaterali e gli Studi hanno mostrato l'assenza di rischi seri per la salute. Comunque, sono stati compiuti pochi tentativi di cercare sistematicamente effetti collaterali per lunghi periodi di tempo. E' consigliato evitarne l'uso in caso di gravidanza in corso (o sospetta); non è provato che il Partenio sia teratogeno, ma non sono disponibili sufficienti dati certi. Inoltre, persone con problemi di coagulazione o che assumano farmaci anticoagulanti dovrebbero consultare il loro medico sull'opportunità di assumere il Partenio. Negli altri casi, le nostre migliori informazioni suggeriscono che si possa assumere per lunghi periodo di tempo.

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    Sempre molto interessanti le tue notizie Diana, complimenti Che dici proviamo anche il Partenio??

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    Pollice in su

    Gaetano per il momento il partenio lo lascio in riserva.......vedrem o.....

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    Messaggio Trattamenti non farmacologici

    Trattamento acuto

    Esistono solo aneddoti sulla maggior parte dei presidi non-farmacologici ritenuti efficaci nel trattamento dell’attacco emicranico. Durante l’attacco sono stati riportati effetti positivi con l’applicazione topica del freddo o della pressione. Vi e’ generalmente un consenso fra la maggioranza dei pazienti che l’interruzione di qualsiasi attivita’ e un'attenuazione degli stimoli ambientali, quale quella che si ha in una stanza buia e silenziosa, come anche cercare di dormire, siano efficaci nell’interrompere un attacco di cefalea anche in assenza di trattamenti farmacologici. Non vi sono al momento studi che dimostrino l’efficacia dell’associazione di trattamenti farmacologici e non rispetto al solo trattamento farmacologico.

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    Trattamento preventivo

    Biofeedback

    Nel corso degli ultimi 20 anni, è stata perfezionata una tecnica che si è dimostrata utile nel trattamento di alcune forme di cefalea come l'emicrania: questa tecnica, nota come biofeedback, combina la moderna tecnologia con antiche pratiche orientali e con acquisizioni della psicologia. Dispositivi piuttosto complessi vengono utilizzati per monitorare accuratamente varie funzioni dell'organismo, come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la temperatura, la tensione muscolare e l'attività elettrica cerebrale, funzioni di cui il soggetto non è normalmente cosciente. Fornendo all'individuo informazioni sul livello di queste attività, il biofeedback consente di imparare a controllare una funzione dell'organismo in precedenza non utilizzata, oppure controllata in modo involontario.

    Nell’emicrania sono stati utilizzati vari tipi di biofeedback. Quello piu’ utilizzato e’ biofeedback termico con il quale il paziente impara ad elevare la temperatura del dito utilizzando un apposito registratore di temperatura. Viene considerato efficace anche il monitoraggio del volume del polso periferico addestrando il paziente ad aumentarne o diminuirne l’ampiezza. Una revisione della letteratura, che ha valutato i risultati di 25 studi controllati, ha confermato che l’efficacia del biofeedback e’ sovrapponibile a quella della terapia farmacologica preventiva. continua

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    Anche le tecniche di rilassamento sono efficaci nella prevenzione delle crisi emicraniche; non vi sono invece evidenze cliniche che il biofeedback in associazione alla terapia di rilassamento sia superiore alle due metodiche impiegate separatamente. Non vi sono studi clinici che abbiano peraltro valutato l’efficacia del biofedback associato al trattamento farmacologico.

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    Tecniche di rilassamento

    Secondo alcune scuole di pensiero, il ricorso alle tecniche di rilassamento che comprendono il rilassamento muscolare progressivo, gli esercizi di respirazione o esposizione a video-tapes, puo’ essere efficace al fine di ridurre la frequenza degli attacchi nel paziente emicranico. Generalmente, l’obiettivo delle tecniche di rilassamento e’ quello di agire sulla frequenza delle crisi emicraniche e non nel ridurre la durata o l’intensita’ del dolore nell’attacco; alcuni pazienti riescono tuttavia ad interrompere un’attacco di emicrania se il dolore aumenta gradualmente.

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    Terapia cognitivo-comportamentale

    L’obiettivo della terapia cognitivo-comportamentale e’ quello di aiutare il paziente ad identificare e modificare risposte comportamentali errate che possono scatenare o aggravare un attacco emicranico. E’ noto che particolari stati emotivi possono essere un fattore scatenante l’attacco emicranico in molti pazienti che perseverano in sentimenti di disperazione e autosvalutazione. La terapia cognitivo-comportamentale si basa sul principio che l’ansia e lo stress sono fattori aggravanti in un attacco emicranico in evoluzione e quindi promuove un approccio di adattamento alle situazioni e una progettazione di specifiche metodiche di superamento del fattore scatenante/aggravante la cefalea. Le tecniche cognitivo-comportamentali sono risultate efficaci se impiegate da sole, anche se spesso vengono utilizzate in contemporanea al biofeedback.

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    Psicoterapia

    La psicoterapaia non e’ superiore al biofeedback nel trattamento preventivo dell’emicrania. E’ consigliabile che il paziente emicranico venga indirizzato allo psichiatra solo in presenza di un concomitante disturbo psichico, mentre il ricorso allo psicologo puo’ essere l’approccio migliore nei singoli casi in cui sia importante migliorare le risposte allo stress.

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    Fisioterapia, osteopatia e chiropratica

    Queste metodiche non sono state oggetto di studi controllati atti a validarne l’efficacia nell’emicrania. Il razionale del loro utilizzo in questa patologia si basa sull’ipotesi di una disfunzione cervicale nella genesi dell’emicrania che non ha tuttora trovato riscontro in letteratura. Gli stessi criteri di giudizio si applicano all’agopuntura e all’uso della stimolazione eletrica transcutanea (TENS)

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    Altri provvedimenti

    Il blocco anestetico locale del nervo grande occipitale e del nervo sovraorbitario, meglio se associato all’infiltrazione di corticosteroidi, sembra, secondo studi non controllati, efficace nel ridurre la frequenza di crisi emicraniche. La risposta e’ migliore nei pazienti con una cefalea associata a pregresso trauma cranio-cervicale.

    L’assunzione di magnesio (600 mg/die) e’ risultata efficace nella profilassi dell’emicrania cosi’ come la riboflavina alla dose di 400 mg die. Non vi sono studi controllati sull’efficacia dell’omeopatia nella profilassi dell’emicrania.

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    Messaggio Svelata la causa dell'emicrania

    Sarà vero????? Io ve lo posto


    Secondo uno studio americano sarebbe dovuta a un “ingorgo” di molecole di ferro nel cervello che altera la soglia del dolore

    Svelato il segreto dell'emicrania: il doloroso disturbo sembra dovuto a un “ingorgo” di molecole di ferro nel cervello. Accumulandosi in una zona denominata grigio periacqueduttale (Pag), che smista verso le strutture cerebrali inferiori gli impulsi dolorifici provenienti dalla corteccia frontale e dall'ipotalamo, questo metallo altera la soglia del dolore, già compromessa in chi soffre di questo tipo di mal di testa. E per questo motivo, non solo l'emicrania insorge, ma rischia di diventare cronica. A rivelarlo è stato il professor Kenneth Michael Antony Welch dell'Henry Ford Center di De****t, negli Stati Uniti, durante il congresso “Focus on migraine” organizzato a Stresa dal Centro cefalee dell'Istituto nazionale neurologico Carlo Besta di Milano. Usando un particolare tipo di risonanza magnetica nucleare, Welch ha scoperto che in alcuni soggetti, nel Pag si verifica un insolito accumulo di molecole di ferro che facilitano l'azione dannosa dei radicali liberi: raggiunta una certa soglia di accumulo di ferro il mal di testa diventa cronico perché il Pag subisce un danno che non gli consente più di regolare il traffico degli impulsi dolorifici.
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    ''In condizioni normali - spiega il dottor Giovanni D'Andrea, direttore del Centro cefalee dell'ospedale di Este, in provincia di Padova, e collaboratore di Welch - il Pag, una zona del cervello situata attorno al cosiddetto “acquedotto di Silvio”, regola la soglia del dolore''. In altre parole, funziona da analgesico quando una persona si trova in particolari condizioni di stress. ''Ma nel paziente emicranico - prosegue l'esperto - questa funzione è parzialmente compromessa'', e su questa condizione di base già anomala se ne innesta un'altra, come dimostrato dallo studio del professor Welch. ''Durante un attacco di emicrania, infatti, nel Pag si assiste a un aumento del flusso sanguigno, quindi a un aumento dell'apporto di ossigeno. L'ossigeno in eccesso forma radicali liberi e tali radicali provocano l'accumulo di ioni ferro nel cervello''. Accumulo che, dopo un certo limite, ''impedisce definitivamente al Pag di regolare la percezione del dolore''. Attaccato da una quantità ingestibile di ioni ferro, quindi, questa sorta di vigile che dirige il “traffico” degli stimoli dolorifici perde potere: ''L'emicrania insorge - dice D'Andrea - e rischia anche di cronicizzare''.
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    Grazie a questa ricerca, sottolinea lo specialista, ''abbiamo dunque identificato il nemico da combattere e abbiamo capito che probabilmente, in caso di emicrania grave e resistente ai trattamenti comuni, la soluzione sta nel ridurre l'accumulo di ferro nel Pag''. Come? Grazie a dei farmaci già noti, utilizzati nel trattamento dell'epilessia. Secondo il neurologo, infatti, queste molecole, tutte presenti sul mercato, sarebbero in grado di risolvere alla base il fattore che dà origine all'emicrania grave (si parla comunque di emicrania senz'aura, cioè senza i segnali che qualche volta preannunciano l'insorgenza di un attacco) e non altrimenti trattabile. E poiché si tratta di medicinali noti anche negli effetti a lungo termine, conclude D'Andrea, ''possiamo dire che questi medicinali sono sicuri: hanno effetti collaterali molto scarsi e comunque assolutamente tollerabili anche dopo anni di assunzione''. Il mal di testa è il dolore più comune negli uomini e sempre più spesso chi viene colpito è costretto a stare a casa perdendo giornate di lavoro se non addirittura a ricoverarsi, con costi sociali per la collettività molto alti.
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    Tra il 60 e il 90% della popolazione ha almeno un attacco nell'arco di un anno e solo il 10 per cento dichiara, quindi, di non averne mai sofferto nel corso della propria vita. Quasi il male del secolo che si distingue in oltre 150 tipi: i più comuni sono l'emicrania, la cefalea di tipo tensivo e quella a grappolo. Il 12% degli italiani soffre di emicrania, che colpisce più le donne che gli uomini in un rapporto di 3 a 1, dall'età dello sviluppo fino all'avanzata età senile. Per la donna inizia con il menarca per poi modificarsi lungo la vita, soprattutto in post-menopausa associandosi all'ipertensione arteriosa. Secondo recenti studi solo in Italia 4 milioni e 800mila individui soffrono di questo disturbo. Il 50 per cento degli attacchi di cui sono vittima, inoltre, è forte e totalmente disabilitante, il 44 per cento di moderata intensità e solo il 6 per cento lieve". E sì, perché la cefalea o, come siamo più comunemente abituati a definirlo, il mal di testa spesso è talmente forte da impedire qualsiasi attività e da limitare fortemente la vita di chi ne soffre in modo cronico. Il paziente che soffre di emicrania si può considerare quindi a tutti gli effetti un disabile: il periodico ripetersi delle crisi, infatti, incide negativamente sia sulla sua vita lavorativa che sulle relazioni sociali.
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    Durante gli attacchi, infatti, la maggior parte dei soggetti dichiara di doversi sdraiare (69%), avere difficoltà nella guida (51%) o ancora non riuscire a rendere sul lavoro (87%) e sentire il bisogno di isolarsi (85%). Non solo: chi ne soffre è condizionato anche psicologicamente. Circa il 50 per cento dei pazienti che soffrono di emicrania, infatti, parlano di una limitazione del comportamento anche tra un attacco e l'altro per paura della comparsa di una nuova crisi, di difficoltà nei rapporti familiari e di problemi anche nei rapporti fisici con il partner. Questi soggetti si sentono insomma particolarmente vulnerabili e arrivano piano piano a ridurre al minimo le loro attività quotidiane. Ma cosa provoca l’attacco di mal di testa, quali sono cioè i fattori in grado di scatenare la crisi? La causa più frequente sono i fattori psicofisici: stress, emozioni, contrarietà e delusioni, conflitti, sonno eccessivo o al contrario insonnia sono responsabili del 40% delle crisi. Anche l'affaticamento (nel 30% dei casi) e la permanenza in ambienti chiusi e saturi di fumo (25%) sono con****ndicati per chi soffre di cefalea.
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    Una prolungata esposizione al sole, poi, può essere dannosa, così come la luce molto forte o le altitudini elevate. Infine, naturalmente, non bisogna dimenticare i fattori farmacologici, quelli dietetici (alcuni alimenti come il vino rosso, il cioccolato, gli insaccati, le aringhe, i latticini, i conservanti, ma anche il digiuno sono da considerarsi "pericolosi") e quelli ormonali (il ciclo mestruale in particolare).

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    Parlando

    Brava Diana...fai la segugia trovando queste chicce....mi sorgono altre domande ...perfetto allora,il trovare l'interruttore del dolore.Come si ha visto con me....il calcioantagonista,ha fatto da azione schiacci interuttore.Mia figlia con l'antieppilettico,an che.Ma l'accumulo di ferro....è strano.Perchè si sa,la più colpita delle diverse forme di cefalee,è la donna.Generalmente,l e donne sono "bassi"di ferro,perchè con il ciclo mentruale,c'è ogni mese una specie di salasso.Non è che invece del ciclo,è colpevole questo centro nel cervello,dove ci sarebbe l'accumulo del ferro?
    Ma sai che se si parla di questo centro "diffettato",il tutto assomiglia alla notizia che avevo letto tempo fa....che era la scoperta presso un ospedale di Firenze...dove parlavano anche di un vaccino?Sai che ho chiesto in molti siti medici....nessuno mi ha mai risposto!
    Le persone che amano troppo il denaro,devono essere cacciate fuori dalla politica.Jose Mujica, presidente dell'Uruguay.

  21. Registrato da
    02/11/2004
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    25,609

    Occhiolino

    Citazione Originariamente Scritto da diana1
    Una prolungata esposizione al sole, poi, può essere dannosa, così come la luce molto forte o le altitudini elevate. Infine, naturalmente, non bisogna dimenticare i fattori farmacologici, quelli dietetici (alcuni alimenti come il vino rosso, il cioccolato, gli insaccati, le aringhe, i latticini, i conservanti, ma anche il digiuno sono da considerarsi "pericolosi") e quelli ormonali (il ciclo mestruale in particolare).
    Ti volevo rispondere ancora su questo post.
    I primi sintomi che riporti,si chiamano....cefalea da mancato addattamento.Il nostro corpo ha difficolta ad adattarsi a questi cambiamenti.....infa tti io ero un esempio per cosi dire "ideale".....
    Le persone che amano troppo il denaro,devono essere cacciate fuori dalla politica.Jose Mujica, presidente dell'Uruguay.

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