Il mio ragazzo (24 anni) soffre di attacchi di panico. Ha avuto primi episodi prima di conoscermi, gli avevano prescritto il Cypralex ma ha smesso di prenderlo appena è iniziato a stare meglio, senza finire la cura di sei mesi che gli era stata prescritta. Non ha più avuto episodi per 6 mesi, poi quando ci siamo conosciuti gli sono tornati. Dice che anche la psicologa gli ha detto che è stato perché ha provato un' emozione forte, e che non avendo davvero risolto il problema la prima volta questo ha fatto che sì che tornasse il problema. A suo dire si sono ripresentati ancora peggio di prima, e parlandone anche con ne ha deciso di rivolgersi a una psicologa. Nel frattempo è però tornato anche dalla psichiatra che gli ha riprescritto il Cypralex, che assume in dieci gocce al giorno la mattina. Ora sono passati tre mesi, durante i quali è andato anche dalla psicologa, e lo vedo molto meglio. Ha la ricetta per il Cypralex per altri tre mesi, dopodiché a dicembre dovrebbe interromperlo. Io sono molto preoccupata di possibili ricadute, ma allo stesso tempo non vorrei che dovesse mai più prendere questo farmaco, perché sono cresciuta con una madre dipendente da xananx, per cui gli psicofarmaci mi terrorizzano e sono convinta non siano la soluzione, non avendo mai davvero visto mia madre avere miglioramenti. Ora che sta meglio ho più paura di quando stava male, perché continuo a pensare a cosa succederà dopo. È comune che gli attacchi di panico si manifestino solo in un breve periodo della vita, magari proprio nell'età tra i 20 e i 25 anni in cui ancora bisogna capire la propria strada? Una prescrizione di sei mesi di Cypralex accompagnato da sedute paicologiche può bastare a eliminare completamente il problema? Se ci sono ricadute si possono superare senza ricominciare a prendere il farmaco? Ho bisogno di qualche racconto positivo per riuscire a trovare la pace