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| Estetica Informazioni, consigli, rimedi per una bellezza al naturale e salutare. |
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#323
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Riferimento: Come dimagrire?
Grazie della gentilezza e dei buoni consigli,scusate ma non sò come andare subito in questo forum sono un pò imbranata con il pc.Comunque grazie
Masina
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#324
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(tratto da italiasalute.leonard o.it)
Un'alimentazione sana, moderata ed equilibrata abbinata ad una regolare attivita' fisica è la ricetta giusta per combattere l’obesità ed altre malattie. Una ricerca condotta presso la Rockfeller University di New York indica però che lo stress ostacola le persone lungo il percorso che le porterebbe ad uno stile di vita salutare, facendo loro “dimenticare” di seguire le regole auree dello star bene: la dieta e l’attività fisica. La colpa è dunque del cervello che, sottoposto a dosi massicce di stress, si 'restringe' nell’area deputata alla memoria, l'ippocampo. E' quanto gli scienziati statunitensi hanno osservato in alcuni animali di laboratorio. La riduzione di questa regione determina una maggiore produzione di cortisolo, l'ormone dello stress incolpato anche di contribuire all'obesita', all'abbassamento delle difese immunitarie e all'occlusione delle arterie''. segue..
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#325
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'Questo meccanismo - prosegue Bruce McEwen, che ha coordinato lo studio - contribuisce al cattivo funzionamento della memoria e dunque a sottovalutare le regole basilari per rimanere in buona salute''.
Harry Burns, direttore del public health del Greater Glasgow Health Board, in Gran Bretagna, ha definito la ricerca è molto interessante perché finora i responsabili della sanità pubblica impegnati, anche oltre Manica, nelle campagne di informazione sull’obesità hanno probabilmente trascurato i legami tra l’aspetto biologico e psico-neurologico dell’obesità. In particolare non si è considerato il fatto che la scarsa reattività di fronte alle campagne di informazione deriva dal costante stato di stress in cui si trovano le fasce sociali più deboli. FONTE: LO STRESS OSTACOLA LA LOTTA CONTRO L’OBESITÀ Psicologia in più decine di articoli sull'argomento
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#326
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Nel sonno il segreto per dimagrire
(da italiasalute.it 14/01/2010)
Se pensate al letto come sinonimo di pigrizia e quindi ostacolo per il dimagrimento, sbagliate di grosso. È ormai una realtà scientifica il rapporto fra metabolismo e ciclo naturale del sonno e della veglia, più precisamente fra gli ormoni e le fasi cerebrali. Una quantità di ricerche hanno stabilito una relazione tra la quantità e la qualità del sonno da una parte, e l’indice di massa corporea dall’altra. Sulla rivista specializzata Obesity, la ricercatrice Deanna Arble, che lavora per il Centro del sonno e della biologia circadiana della Northwestern University in Illinois, ha pubblicato uno studio che mette in luce dati interessanti. Analizzando topi da laboratorio, la dott.ssa Arble ha scoperto che una dieta ricca di grassi aumenta il peso in percentuali diverse a seconda dell’ora in cui vengono somministrati gli alimenti. Se durante gli orari diurni il peso sale del 20 per cento, gli stessi alimenti proposti ai topi durante le ore notturne produce un aumento di peso pari quasi al 50 per cento. segue..
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Altri studi hanno ricavato dati coerenti con lo studio della Arble, anche se relativi alla possibilità di sviluppare il diabete.
Secondo una ricerca dell’Università di Chicago, le persone sane costrette a un ritmo di vita che prevede soltanto 5 ore di sonno al giorno perdono progressivamente la sensibilità al glucosio, il che le predispone appunto al diabete, oltre che all’obesità. Un’altra ricerca, stavolta canadese, ha individuato nel cattivo funzionamento della melatonina, l’ormone che regola il rapporto fra le fasi di sonno e di veglia, un aumento del 20 per cento del rischio di insorgenza della malattia. Secondo la dott.ssa Arble, quindi, le prove di una profonda influenza dei ritmi circadiani – ovvero il ciclo dei processi fisiologici di un essere vivente nell’arco di 24 ore – sul metabolismo umano sono indubitabili: “tutti i principali elementi chiamati in causa nella regolazione del peso e dell’appetito sono influenzati dall’alternanza di sonno e veglia e hanno un andamento fluttuante nell’arco della giornata: il metabolismo dell’insulina, la funzionalità della leptina (l’ormone della sazietà), la regolazione della temperatura e molto altro. segue..
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#328
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E questo significa che l’obesità può essere vista anche come una patologia derivante dalla perdita di armonia in questo delicato equilibrio”.
A questo punto, quali potrebbero essere le strategie per riequilibrare questo rapporto? Al momento, non esistono farmaci in grado di regolare meccanismi tanto complessi e i medici suggeriscono pertanto di mettere in atto terapie comportamentali mirate, in poche parole di riprendere le vecchie e sane abitudini di una volta. La rivoluzione del tempo quotidiano indotta dalle nuove esigenze economiche che si sono presentate negli ultimi cento anni ha costretto il nostro organismo a far fronte a situazioni inedite. La mancanza del giusto riposo e la diminuzione complessiva delle ore di sonno sono andate di pari passo con l’aumento dei fenomeni di ipertensione, diabete, obesità, problemi cardiaci. Costretti a ritmi esasperati, la qualità della nostra vita peggiora e il nostro organismo alla fine presenta il proprio conto. Se si vuole veramente dimagrire, quindi, occorrerà che ognuno di noi operi una piccola rivoluzione nei comportamenti. FONTE: NEL SONNO IL SEGRETO PER DIMAGRIRE Alimentazione in più decine di articoli sull'argomento
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Cervello: Ecco dove nasce quell´insaziabile fame nervosa
03/10/2006
(Fonte ANSA.it) ROMA - Talvolta si prova un irrefrenabile impulso a ingurgitare tutto ciò che capita a tiro, il cibo divorato con voracità lenisce i dispiaceri, seda le emozioni ma, abbuffata dopo abbuffata, può condannare all'obesità : E’ la fame nervosa e, scienziati del Department of Energy's Brookhaven National Laboratory di New York, hanno scoperto i circuiti nervosi dove nasce il desiderio di mangiare oltre misura, di divorare cibi anche quando si è ormai sazi. Secondo quanto riferito da Gene-Jack Wang si tratta degli stessi circuiti che si accendono nei tossicodipendenti che sono in astinenza da droga e la desiderano ardentemente, la corteccia orbito-frontale e lo striato, in più un centro fortemente legato ai ricordi emotivi, l'ippocampo, che per esempio nei tossicodipendenti stimola il desiderio rievocando ricordi legati a precedenti esperienze con la droga. La scoperta di quelle che potrebbero essere considerate le basi neurali della "fame nervosa" spiegato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), potrebbe suggerire nuove strategie anti-obesità . Lo stomaco ascolta il cervello per assolvere ai bisogni fisici del nostro corpo: i neuroni gli dicono quand'è ora di mangiare e lui comincia i suoi brontolii finchè non ci sediamo a tavola. segue..
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Poi però sempre al nostro cervello spetta il compito di dire basta, lo stomaco lancia segnali di sazietà ai centri nervosi e questi rispondono inducendoci a interrompere il pasto.
Fin qui è un circuito perfetto e infallibile, che dovrebbe tenerci alla larga da pericolosi eccessi. Purtroppo però in molti individui il circuito salta ingannato da stati emotivi, da bisogni irrazionali che fanno scattare un appetito fasullo che induce a mangiare oltre misura quando il corpo è già più che sazio. E' la fame nervosa che di certo contribuisce a molti casi di obesità e che non di rado alimenta un circolo vizioso difficile da spezzare: si è tristi perchè si è grassi e rifiutati da se stessi e dagli altri, si mangia per divorare la tristezza, si ingrassa ancora in un vortice di emozioni e cibo incontrollabile. Tuttavia restava un mistero come l'emotività faccia saltare il delicato equilibrio del controllo dell'appetito e la comunicazione stomaco-cervello. I ricercatori Usa hanno compreso che alla base di questo corto circuito nella comunicazione stomaco-cervello ci sono centri legati all'emotività , in particolare alcuni già noti per stimolare nei tossicodipendenti il desiderio di assumere droghe. Per capirlo gli esperti hanno coinvolto un gruppo di individui obesi cui era stato impiantato una specie di pace-maker nello stomaco, uno stimolatore gastrico che serve per stimolare il senso di sazietà e quindi indurre una riduzione del consumo di cibo. segue..
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Gli esperti hanno studiato le risposte neurali allo stimolatore per vedere quali aree del cervello sono sensibili al senso di sazietà.
I ricercatori hanno visto che quando lo stimolatore entra in funzione nel cervello dei pazienti obesi non si accendono solo i centri dell'appetito ma anche alcune regioni strettamente connesse all'emotività. In primo luogo si attivano la corteccia orbito-frontale e lo striato, nei tossicodipendenti legate al desiderio di assumere lo stupefacente. Poi si accende l'ippocampo, il circuito che custodisce ricordi emotivi, magari legati a precedenti abbuffate. Insomma in questi obesi il cibo è come una droga, viene divorato sotto un impulso irrefrenabile e irrazionale, per calmare le proprie emozioni, saziare la propria "anima" anche quando il corpo in realtà è già satollo oltre misura. Futuri studi, ha concluso il coordinatore della ricerca Wang, dovranno essere volti a vedere se la scoperta delle basi neurali della "fame nervosa" possa avere qualche valore terapeutico nella lotta all'obesità. Michele De Lucia FONTE: CERVELLO: ECCO DOVE NASCE QUELL´INSAZIABILE FAME NERVOSA
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#332
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(tratto da leonardo.it - 05/02/10)
Dopo il danno, la beffa. Giornate intere a correre, a sudare su un tapis roulant e non ottenere risultati significativi; è ciò che accade a tante persone, che nel giro di qualche settimana, deluse dalla mancanza di effetti visibili, abbandonano l'impresa e ricominciano a vivere una vita sedentaria. Stando ai risultati di una ricerca britannica coordinata da James Timmons dell'Università di Londra e pubblicata su Journal of Applied Physiology, la responsabilità del fallimento in palestra va addossata ai cosiddetti “geni della non idoneità” che farebbero parte del corredo genetico di una persona su cinque. I ricercatori inglesi hanno chiesto ai colleghi di 14 istituti sparsi per il mondo di mettere alla prova più di 600 persone, sottoponendole a un lavoro aerobico mentre venivano seguiti e monitorati eventuali miglioramenti. È stata misurata la quantità di ossigeno utilizzata dai volontari, un indicatore chiaro della capacità cardiaca e un predittore di una vita lunga e sana. segue..
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Analizzando il Dna dei partecipanti alla sperimentazione, i ricercatori hanno scoperto che dei 30 geni che influenzano l'assorbimento dell'ossigeno nel nostro organismo, 11 sono legati all'attività fisica e ai suoi effetti sul corpo.
È risultato così che il 20 per cento dei volontari, malgrado lo sforzo aerobico, ha mantenuto invariata la capacità di assorbimento dell'ossigeno. Di contro, il 10 per cento ha avuto risultati estremamente positivi, distinguendosi dalla media, che ha goduto di miglioramenti più contenuti. In seguito ai risultati ottenuti, i ricercatori pensano ora di mettere a punto un test del sangue specifico per individuare quei soggetti i cui geni non sarebbero idonei a praticare fitness. In questo modo, si potrebbero aiutare le persone a personalizzare la propria dieta e l'attività fisica, evitando scelte che si rivelano inutili, oltre a comportare uno sforzo e una fatica non trascurabili. FONTE Fitness CORRERE E NON DIMAGRIRE notizie di salute su Fitness
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