Ho 35 anni, e sono convivente con una ragazza di 29 da due anni. In realtà abbiamo avuto un'interruzione di circa 7 mesi (ero riluttante alla convivenza, cosa che lei non ha accettato) e siamo tornati insieme da 6 mesi.

Amo la solitudine, nei mesi in cui non stavamo insieme sono stato solo, ed è stato un periodo bellissimo. La coppia è certamente un aspetto positivo della mia vita, andiamo molto d'accordo e ci vogliamo bene ma non ho mai desiderato altro, mi sento "a posto" cosi, anche perché ho tanti interessi e stimoli.

Purtroppo lei è affetta da un problema di infertilità. Con tutta probabilità il suo "tempo" è già esaurito o comunque le possibilità di una gravidanza naturale sono molto scarse.

Lei mi ha informato fin dall'inizio e purtroppo, rispetto alle risultanze iniziali, la situazione clinica è precipitata negli ultimi due mesi. Ora spinge per tentare comunque, giustamente dal canto suo, dato che la maternità è il suo più grande sogno. Io da questo lato non ci sento granché, sono centrato su me stesso e non mi sento di intraprendere un percorso che io interpreto come fortemente limitante. Non ho mai avuto il desiderio di avere figli, non per paura o insicurezza rispetto al ruolo in se, credo sarei in grado, ma proprio non mi va, a volte provo repulsione osservando che padre è gia (mio punto di vista).

Nutro un fortissimo senso di colpa nei suoi confronti e sto male. Non è che abbia preso sotto gamba la cosa, da quando so del suo problema (quasi da subito, come dicevo) non faccio che pensarci però forse avrei dovuto comportarmi diversamente lasciandola subito, oppure non tornandoci insieme successivamente ma il sentimento per lei è stato più forte. Sono stato un codardo. Ogni sua lacrima è come una pugnalata al petto.

Da una parte non voglio figli, dall'altra il pensiero di non provarci lo vedo come tradimento e lei non lo merita, è una persona meravigliosa. Forse potrei sacrificarmi provarci, anche solo per renderla felice.

Grazie.