Sazio di giorni se n'è andato (oggi anche attaccato da L'osservatore romano)
adieu José
E' il terzo romanzo che leggo dello scrittore portoghese e l'ho trovato buono. Gli altri sono Cecità (uno dei suoi romanzi di successo) e L'uomo duplicato. Tutti i nomi racconta di un impiegato della conservatoria generale dell'anagrafe di una città anonima, che nei ritagli di tempo ama raccogliere informazioni su personaggi famosi, utilizzando i certificati della Conservatoria che è smisurata e labirintica come il cimitero della città che si dirama come un polpo fino a invadere i centri abitati. Influenzato da J.L. Borges e vagamente da Kafka ( ma non c'è l'angoscia del praghese) il romanzo affronta i temi della vita e della morte da un punto di vista singolare ed è scritto nel solito stile di Saramago. Dicono che i suoi capolavori siano Il memoriale del convento e L'anno della morte di ricardo reis (ispirato a un eteronimo di Fernando Pessoa). Questi li ho e conto di leggerli con calma![]()
Il tempo è un grande scultore (Marguerite Yourcenar )
Sazio di giorni se n'è andato (oggi anche attaccato da L'osservatore romano)
adieu José
Il tempo è un grande scultore (Marguerite Yourcenar )
Sarà sicuramente una coincidenza, non voglio pensare che tra gente di fede e misericordia si annidino creature lacertiformi capaci di ballare sulla tomba di un "oppositore" appena morto.Originariamente Scritto da ulisse69
"Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che, pur vedendo, non vedono"
Così Josè Saramago nel suo saggio sulla Cecità. Ciechi, spiegherà, perché abbiamo perso il senso della solidarietà tra le persone.
Ma c'è sempre qualcuno, come la donna del romanzo, che continua a vedere. Qualcuno che porta un fardello gravoso e testimonia violenze e degrado.
Come riesca la donna a mantenere la vista in mezzo all'epidemia che infuria è apparentemente inspiegabile. Lei presta la vista agli altri, si prodiga per loro e fa da ponte al mondo che verrà, dopo l'inferno.
E nel suo operare determinato e speranzoso riceve calore e riconoscimento da un personaggio indimenticabile, che il mio cuore, come quello di moltissimi altri lettori, hanno riconosciuto all'istante e accolto per sempre: il cane delle lacrime, che riconosce il suo dolore, asciuga le sue lacrime e le offre devota amicizia.
Grazie Josè. Adeusinho.
Ma purtroppo è così... da L'osservatore romano di ieri "un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo. Lucidamente autocollocatosi dalla parte della zizzania nell'evangelico campo di grano, si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate, o dell'inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle 'purghe', dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi".Originariamente Scritto da mathman
Per "quel che riguardava la religione, uncinata com'è stata sempre la sua
mente da una destabilizzante banalizzazione del sacro e da un materialismo libertario che quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava, Saramago non si fece mai mancare il sostegno di uno sconfortante semplicismo teologico: se Dio è ll'origine di tutto, Lui è la causa di ogni effetto e l'effetto di ogni causa", incalza ancora il giornale vaticano. Insomma, "un populista estremistico come lui, che si era fatto carico del perché del male nel mondo, avrebbe dovuto anzitutto investire del problema tutte le storte strutture umane, da storico-politiche a socio-economiche, invece di saltare al per altro aborrito piano metafisico e incolpare, fin troppo comodamente e a parte ogni altra considerazione, un Dio in cui non aveva mai creduto".
Mah...
A me paiono le osservazioni - quelle dell'Osservatore Romano, intendo - di chi nelle proprie stesse parole dà la soluzione all'interrogativo che involontariamente instilla in chi legge: ma è possibile essere così ciechi di fronte all'evidenza? Perché proprio di cecità si tratta, come lo stesso Saramago intendeva la cosa, nel senso di perduta sensibilità verso la solidarietà umana. Saramago si professava ateo, non è quindi possibile pensare che realmente se la prendesse con un dio nell'esistenza del quale non credeva nemmeno. È evidente per chiunque non sia cieco che, nello stile sempre allegorico o al limite dell'allegoria di Saramago, il dio con cui se la prende non è Dio. È un dio che risiede nell'uomo, nella sua necessità di giustificare l'altrimenti ingiustificabile che c'è nella vita di ognuno, rifuggendo in qualche modo dalla propria responsabilità. Rimane da chiarire se la cecità dell'Osservatore sia intenzionale e intressata, o dettata da una pesante ottusità che proprio non consente il superamento di un velo autoimposto. In ogni caso, quel che risulta evidente è che un Osservatore cieco non può essere un buon osservatore.
Non conoscevo Saramago e ho preso a leggere Tutti i nomi più che altro incuriosita dal discorso dell'Anagrafe (dove anche io ho lavorato per anni). Sono solo a metà, ma lo trovo bellissimo!! A me ricorda anche certe ambientazioni russe, un pò alla Dostojevsky (che forse non è scritto così, ma ora non mi va di andare a cercare la grafia giusta). Comunque grazie del consiglio, ora mi leggerò anche gli altri!!
A me ricorda le atmosfere kafkiane...
buona lettura!![]()
Il tempo è un grande scultore (Marguerite Yourcenar )
Ho finito anche "Cecità"...che dire...è bellissimo! Fà veramente riflettere, il che, per me, è ciò che dà senso a un libro.
Per la cronaca..
Di Saramago sto leggendo "l'anno della morte di Ricardo Reis" che mi pare.. boh.
e
poi
leggerO' "Cecità" che da un pO' ammuffisce sul mio comodino, se anspetto ancora muschio e licheni prenderanno il sopravvento e potrò usarlo solo per fare il presepe!
Ultima modifica di polaris; 21/02/2011 alle 02:29 Motivo: tanto per ammazzare.. il tempo
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