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| L'identità in un mondo multietnico Come viene vissuta la nuova società multietnica da persone immigrate e da italiani. |
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#43
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Ciao,
beh sarebbe bello iniziare a pensare di appartenere al mondo intero, invece di relegarsi solo alla propria nazione, o alla propria regione, o alla propria città, al proprio quartiere, vedete come si rimpiccioliscono gli spazi quando sentiamo di appartenere solo al nostro piccolo luogo? Non sarebbe meglio cominciare a pensare in termini di vastità e quindi di comunione con altri popoli? Quando vado in un'altra nazione mi sento una parte di loro, non uno straniero. Così dovrebbe essere sempre in ogni parte del mondo non vi pare? Se cominciamo a crederci, non sarà più un utopia. Un caro saluto da psyche
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#44
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Be', ma le identità sono molteplici, perciò si può essere allo stesso tempo pariolino, romano, laziale, italiano, europeo, terrestre...
Credo che per vivere bene e sfruttare davvero le enormi opportunità della globalizzazione si debba riuscire a sdoppiare l'identità in una dimensione locale e "universale", altrimenti, almeno in questo momento, si rischia di perdere le radici prima di arrivare a un approdo sicuro. |
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#45
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E' vero quello che dici, è bene mantenere le proprie radici, ma allargandosi sempre di piu' agli altri, alle altre culture, agli altrui modi di essere e di pensare, questo ci arricchisce, e inoltre auspicabile fare in modo che le nostre radici non diventino una difesa per noi, o un modo di essere assoluto, ma essendo consapevoli che fanno parte di un universo in continua trasformazuione, quello dell'essere umano uguale e allo stesso tempo diverso dagli altri.
Un cordiale saluto
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#46
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Ma infatti è proprio quello che ho detto... Forse non molto chiaramente.
Volevo dire che ampliare i propri orizzonti non vuol dire necessariamente perdere di vista le proprie origini. Di fronte alla globalizzazione si può resistere con un ostinato e inutile localismo, oppure lasciare che la propria cultura si diluisca e accolga tutte le influenze esterne, cambiando radicalmente. La via di mezzo è moltiplicare l'identità a seconda del contesto, mantenedo sia le caratteristiche delle proprie origini culturali, sia la ricchezza degli influssi esterni. In questo modo un romano sarà consapevole della storia della sua città e saprà fare un'ottima carbonara, ma prendendo atto del fatto che il mondo sta cambiando e che sono buoni anche gli involtini primavera e il sushi. Insomma non rinuncia a niente, ma deve imparare a far convivere in armonia i diversi aspetti di sé. |
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#47
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L'influenza delle culture
Ciao bbbb,
sono daccordo con tè, l'equilibrio è sempre la cosa migliore in ogni situazione. E poi cosa sarebbe il mondo senza la musica jazz o hip hop dei neri, senza le arti marziali tramandateci dagli orientali, senza l'arte degli italiani, senza lo yoga e la meditazione tramandateci dagli indiani, senza la musica rock dell'Inghilterra, ecc? Viva tutti i popoli Ciao da psyche
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#48
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Citazione:
chi vuole aiutare il prossimo lo aiuta , ma non danneggia una nazione per questo ! sassuolo prov di modena è un quartiere tutto marocchino , le ragazze hanno il terrore di uscire da sole per non esser violentate , litoranea di salerno , marocchini rubano nelle nostre case al mare ... quindi da nord a sud e lo scatafascio totale .......... ! come si potrebbe andar d'accordo in questo modo ? giochiamo in casa e stiamo prendento solo pallonate !
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non importa ne chi siamo e ne dove andiamo , ma che ci siamo !!!! |
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#49
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tutti discorsi che confondono intero mondo col piccolo spazio,
l'essere umano in tutte le sue fasi evolutive si e' sempre formato in clan, non solo per il territorio,non solo per le risorse alimentari,non solo per materie prime, non solo per confini,ma sempre contro un altro clan =questo e' l'uomo , senza nemico non c'e l'uomo! |
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#50
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Citazione:
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non importa ne chi siamo e ne dove andiamo , ma che ci siamo !!!! |
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#51
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Ciao Maxstaff,
capisco le tue preoccupazioni, ma quello di cui tu parli è della mancanza di organizzazione in una città, ci sono mele marce dappertutto, penso che stai generalizzando, la malavita sia italiana che immigrata penso che sia la minoranza, quando un immigrato salva una vita o lavoro sodo 12 ore o piu' per mandare i soldi a casa sua, se ne parla poco, non cadere nel tranello, il bene e il male stanno dappertutto. Per me un immigrato è una persona in difficoltà che viene da noi o in un altro paese occidentale per risolvere dei problemi di vita. Proviamo a metterci al loro posto: cosa faremmo noi se non avessimo nulla (paesi africani), se non ci fosse lavoro nel nostro paese (paesi dell'est, Albania, ecc), se le prospettive di lavoro sono insufficienti (paesi sudamericani, Asia, ecc) ? Beh prima di aspettare 30 o 40 anni per far rinascere il loro paese forse anche noi affronteremo l'avventura di un viaggio (a volte mortale, vedi i morti annegati in Sicilia), per far vivere decentemente la nostra famiglia e noi stessi. La prima cosa che penso degli immigrati è: persone in difficoltà. E' ovvio che tra quelli che arrivano ci siano anche delinquenti, con loro bisogna essere decisi e inflessibili, ma non è giusto cacciare via tutti non trovi? Tu che faresti al loro posto? Che immagine hai degli immigrati? ciao da psyche
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#52
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io non ho nessuna immaggine degli immigrati !
me la prendo con chi dovrebbe gestire sta cosa e lo fa in maniera davvero poco patriottica ! secondo me dovevano essere aiutati loro e non erresemessi in dofficolta noi !
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#53
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1)
inanzitutto la malavita italiana e' gestita da italiani che per generazioni hanno partecipato alla creazione di questo paese (guerre comprese) non gli immigrati che sono stati anzi nemici. 2) un immigrato e' una persona in difficolta ma non deve arrecarne a noi! in nessun modo 3) noi abbiamo gia affrontato questa avventura ,con tutti i disagi annessi. 4) cacciare via tutti no ,ma accogliere solo quelli che hanno intenzione di stabilirsi qui stabilmente, staccando tutti i legami con il paese di origine , altro che lavorare 12 ore per mandare i soldi li ,che vada a lavorare li allora. non c'e' ne per tutti fine del discorso |
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#54
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Citazione:
Ti chiedo di ripensare sul punto 4.... continua
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Tutti abbiamo bisogno,nella nostra vita,di maestri. |
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#55
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Al punto quattro parli di una specie di obbligo nel non rientrare al proprio paese,e di non far mandare ai parenti i soldi guadagnati in Italia.
Secondo me non deve essere cosi...che tu pretendi che lo straniero si inserisce,va benissimo.Ma certe culture sono radicati...ma finche non le vogliono imporre a noi...non ci sono problemi secondo me. Poi non facciamoci cosi civile in Italia...perchè abbiamo ancora nascosti certe usanze locali,che nel Nord/Europa vengono considerati pari alle usanze dei popoli extracommunitari.Fig urati che in Germania un sardo viene considerato di una etnia quasi barbaro!
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#56
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gia conosco abbastanza bene immigrazione italiana al estero,
francia - stati uniti - belgio - germania - argentina e le conseguenze avute ,e le richieste ricevute(ultima ma non ultima le richieste attraverso vaticano e p2 per i desaparesidos, i bond ), per questo motivo un paese non deve aiutare un altro in questo modo, e i soldi sfortunatamente non crescono sugli alberi,se ne spediscono fuori non c'e'ne in casa,e proprio per questo che esigeranno in pegno qualche cosa domani. |
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