Possono essere utili:STAPHYSAGRIA HEEL 1 compressa da sciogliere ditettamente in bocca tre volte al giorno, localmente qualche goccia di ARNICA COMPOSITUM HEEL fiale prelevate da una confezione di fiale.
salve, circa un anno e mezzo fa mi è venuto un calazio che nel tempo si è riassorbito ma mi ha lasciato un problema di blefarite. Ho fatto moltissime visite da oculisti, dermatologi e immuno allergologi, patch test etc. mi hanno dato colliri al cortisone, creme luxazone per il prurito e il bruciore delle palpebre e, eliminati tutti i colliri al cortisone, ora uso IRIDIUM. L'interno dell'occhio è chiaro ma le palpebre restano sempre rosse e ogni tanto mi pizzicano.
Sono andata dall'omeopata che mi ha consigliato l'uso di staphysagria, 200CH e APIS Homaccort, 15 gg. la sera ma non ci sono stati grossi miglioramenti. Per un mese ho usato le gocce R62, 10 gocce per 5 volte al giorno ma non c'è stato miglioramento.
L'ultima visita che ho fatto un mese fa dall'oculista non ha rilevato problemi alla vista ma per il problema alle palpebre mi ha suggerito di mettere la pomata luxazone quando ne sento il bisogno e poi mi ha prescritto il collio lotemax, 1 goccia mattino e sera. Poichè ho letto dei possibili effetti collaterali mi sono spaventata e non l'ho messo. Mi lavo spesso gli occhi con acqua tiepida ed un preparato per la blefarite BLEFAVIS, ma vorrei sapere come fare per far sparire questa infiammazione perenne.
Mi potete aiutare?
Grazie
Possono essere utili:STAPHYSAGRIA HEEL 1 compressa da sciogliere ditettamente in bocca tre volte al giorno, localmente qualche goccia di ARNICA COMPOSITUM HEEL fiale prelevate da una confezione di fiale.
Che cos'è
La blefarite è una infiammazione del margine palpebrale (dal quale protrudono le ciglia). Si distinguono due tipi di blefarite: una forma ulcerativa e una seborroica.
La blefarite ulcerativa è una infezione acuta sostenuta da Staphylococcus aureus che colonizza i follicoli delle ciglia e le ghiandole di Meibomio (le ghiandole che sboccano posteriormente alle ciglia e producono la componente lipidica del liquido lacrimale), alterando la secrezione della componente lipidica del film lacrimale.
La blefarite seborroica rappresenta una forma cronica di blefarite e si associa spesso con la dermatite seborroica del viso e del cuoio capelluto. In alcuni casi può essere di natura allergica. Le squame che si trovano lungo il margine palpebrale subiscono una colonizzazione batterica secondaria, favorita da un'eccessiva produzione di sebo.
Spesso associata a dermatite seborroica vi è una disfunzione delle ghiandole di Meibomio: un "tappo" simile a cera indurita ostruisce l'orifizio delle ghiandole e provoca una blefarite cronica.
Molti pazienti affetti da blefarite cronica presentano anche una cheratite secca secondaria, dovuta ad eccessiva evaporazione del film lacrimale.
Il sintomo prevalente è una sensazione di corpo estraneo nell'occhio con lacrimazione e sensibilità alla luce (fotofobia). Sono presenti prurito, arrossamento e gonfiore dei margini palpebrali.
Nella blefarite di tipo ulcerativo si formano piccole pustole nei follicoli ciliari che, aprendosi, danno luogo a ulcere superficiali; compaiono croste aderenti che quando vengono rimosse tendono a sanguinare. Durante il sonno le palpebre tendono ad "incollarsi" tra loro in seguito all'essiccazione delle secrezioni.
Nella blefarite di tipo non ulcerativo si formano delle squame untuose sul margine palpebrale.
Entrambe le forme sono soggette a recidiva e tendono a diventare croniche. Se non trattata correttamente la blefarite ulcerativa può causare perdita delle ciglia e formazione di cicatrici sulle palpebre e, nei casi più gravi, ulcerazione della cornea. Le riacutizzazioni della forma seborroica e della disfunzione delle ghiandole di Meibomio sono fastidiose, ma non provocano cicatrici corneali o perdita della vista.
Il trattamento della blefarite richiede innanzitutto una corretta igiene palpebrale. Nelle forme seborroiche questo provvedimento è sufficiente a tenere sotto controllo la condizione. Gli impacchi con acqua tiepida, utilizzando una garza imbevuta, appoggiata sulle palpebre chiuse per 5-10 minuti, ammorbidiscono le croste, rendendo più facile la loro rimozione.
Il massaggio in senso circolare della palpebra facilita lo svuotamento delle ghiandole di Meibomio. La detersione delle palpebre deve essere effettuata inizialmente 2 volte al giorno, poi, con il miglioramento dei sintomi, si può ridurre ad una volta al giorno. Si usa una garza di cotone o tessuto non tessuto (TNT) oppure un cotton-fioc imbevuto di detergente, passandoli delicatamente sul bordo palpebrale, in modo da rimuovere untuosità, squame e croste.
La soluzione di bicarbonato (un cucchiaino da caffè di bicarbonato di sodio in 500 ml di acqua bollita) rappresenta la scelta più economica in fatto di detergenti.
In alternativa, si può utilizzare una soluzione ottenuta diluendo uno shampoo delicato (del tipo per bambini che non "irrita" gli occhi) in acqua tiepida (in rapporto 1:1), un detergente specifico per l'igiene palpebrale (es. Blefaroshampoo, Lid-Care) o le salviettine monouso imbevute di detergente (es. Blefarette, Lid-Care salviettine).
Nella blefarite ulcerativa e in caso di complicanze batteriche delle forme non ulcerative, la terapia consiste nella applicazione sul margine palpebrale di un antibiotico topico (es. un chinolonico), sotto forma di pomata o unguento oftalmico (restano più a lungo a contatto con il margine palpebrale rispetto alle soluzioni), per 7-10 giorni, dopo la pulizia delle palpebre.
Nella disfunzione delle ghiandole di Meibomio, può rendersi necessaria una terapia antibiotica sistemica (es. una tetraciclina). Se presenti, la seborrea del volto e la forfora devono essere trattate contestualmente.
Nei pazienti con blefarite associata a sindrome dell'occhio secco, le lacrime artificiali, applicate più volte al giorno sulla superficie dell'occhio, possono essere utili per alleviare i sintomi.
• La blefarite è una condizione cronica che raramente provoca effetti negativi sulla visione.
• Per poterne controllare le manifestazioni occorre seguire con scrupolo e costanza le indicazioni fornite riguardo alla terapia, in particolare un'igiene perioculare corretta.
• È buona regola non sfregare e non toccare gli occhi.
• Chi porta le lenti a contatto, non deve utilizzarle se è presente un'infezione, sostituendole con gli occhiali per tutta la durata della terapia medica
Fonte: informazionisuifarma ci.it
Che cos'è
La blefarite è una infiammazione dei margini palpebrali, con arrossamento, gonfiore, formazione di croste, squame, ulcere. Si distinguono due tipi di blefarite: una ulcerativa, causata da una infezione batterica (stafilococcica, quasi sempre) e una non ulcerativa (squamosa o seborroica) le cui cause non sono note ma che spesso è associata a seborrea del viso e del cuoio capelluto (forfora) oppure può essere di natura allergica.
Il trattamento della blefarite si presenta difficile. Entrambe le forme sono soggette a ripetersi nel tempo e tendono a diventare croniche. Se non trattate correttamente si può avere perdita delle ciglia e formazione di cicatrici sulle palpebre e nei casi più gravi anche ulcerazione della cornea.
Cosa si deve fare
• È buona regola non sfregare e non toccare gli occhi.
• Le palpebre vanno lavate al mattino e alla sera con acqua tiepida salata. Due o tre volte al giorno vanno applicate compresse di garza imbevute in acqua tiepida per venti minuti. Gli occhi vanno lavati spesso, asciugandoli con un asciugamano pulito.
• Le croste devono essere rimosse regolarmente usando garze imbevute in una soluzione di sodio bicarbonato (un cucchiaio da the in mezzo litro di acqua bollita).
• Nel caso della blefarite squamosa, spesso è necessario trattare anche la seborrea del viso e la forfora al cuoio capelluto.
• Il medico potrà prescrivere una pomata oftalmica a base di antibiotico.
Quando rivolgersi al medico
Una visita medica è sempre opportuna. Ricontattare il medico se:
• gli occhi fanno male;
• la vista si è modificata;
• sono comparsi nuovi sintomi;
• il disturbo perdura per più di due settimane.
Fonte: saninforma.it
La blefarite è l'infiammazione delle palpebre e si cura mediante l’applicazione delle stesse piante usate per la congiuntivite, prestando particolare attenzione a carenze nutritive, in particolare di vitamina A e di oligoelementi come il ferro.
Eufrasia Antisettica e antinfiammatoria Lavaggi oculari e collirio con l’infuso.
Erba Roberta Astringente (asciuga la mucosa congiuntivale) Lavaggi oculari con il decotto.
Cariofillata Disinfiamma e disinfetta Lavaggi oculari e collirio con l’infuso.
Meliloto Emolliente, lenitivo Lavaggi oculari con l’infuso.
Piantaggine Lenitiva e antinfiammatoria Lavaggi oculari con il decotto.
Viola mammola Emolliente, particolarmente utile nella blefarite Lavaggi oculari con l’infuso di foglie e/o di fiori.
Camomilla Cicatrizzante, lenitiva e antisettica Lavaggi oculari con l’infuso.
Sambuco Lenitivo e antisettico Compresse e lavaggi oculari con l’infuso di fiori.
Asperula Antinfiammatorio Lavaggi oculari con il decotto.
Finocchio Antinfiammatorio Lavaggi oculari con l’infuso di semi.
Fonte: vitasana2000.com
La Biotina, agisce nei disturbi cutanei e nella blefarite.
Fonte: naturdieta.com/erboristeria
Utili anche i lavaggi giornalieri alle ciglia con acqua e sale.
Anna,
grazie dei preziosi consigli. Sei stata veramente completa!!!
| Privacy Condizioni per l'utilizzo La tua pubblicità su MSN Codice di comportamento | Archivio notizie Mappa del sito Informazioni sulle inserzioni Help | ||||||
© 2012 Microsoft | |||||||