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Questa discussione dal titolo Alzheimer - come curarlo? è all'interno del forum Malattie, Sintomi e Consigli; Nell'Alzheimer sono state proposte diverse soluzioni che sono però dei palliativi, non esistendo al momento attuale una ...
  1. #21
    L'avatar di vvalesi
    vvalesi non  è collegato Moderatore
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    Re: Principio di Alzheimer ...

    Nell'Alzheimer sono state proposte diverse soluzioni che sono però dei palliativi, non esistendo al momento attuale una terapia risolutiva.
    Si può anche metilare, ma non bisogna farlo indiscriminatamente pensando che quella sia la soluzione miracolosa.

    Ogni eccesso può creare dei problemi. Il problema di fondo dell'Alzheimer è la reazione degli astrociti, che sono cellule del sistema reticoloendoteliale.
    E' la iperattività e iperproliferazione di queste cellule che vanno a fagocitare la sostanza beta amiloide, che determina il danno tessutale maggiore, strozzando i neuroni e compromettendo le connessioni interneuronali.

    Certo si può stimolare i neuroni, si possono fare tante cose per migliorarne il trofismo, ma se si tiene conto di questo fondamentale meccanismo patogenetico, si può comprendere meglio i limiti di tanti interventi più o meno utili, mirati a migliorare il trofismo neuronale.
    dr. vincenzo valesi
    Ultima modifica di anna1401; 02/03/2009 alle 10:58
    dr. vincenzo valesi sanihelp

  2. #22
    sal- non  è collegato Sani New
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    Re: Principio di Alzheimer ...

    Gent Dott valesi grazie per le sue indicazioni
    Rispondo ora per impegni vari oltre all'assistenza a mio padre

    Cercavo di capire quali potessero essere i limiti e dosi per la metilazione Magari ne parlo con il neurologo, ben disposto verso sostanze come acetilcarnitina, colina, diceva che si potevano dare ma che non erano risolutive
    Il problema non sarebbe tanto quello della riparazione o trofismo dei neuroni (la mb12 sarebbe utile) ma del loro danneggiamento

    Nel frattempo ho notato con complessoB-25mg\mcg come un esacerbarsi dell'agitazione, che avviene a qualche ora dall'assunzione, tale che non sono sicuro se sia un effetto, indiretto, del complessoB che per ora evito

    Da quanto apprendo il problema sono gli astrociti contro i neuroni colinergici cioè che producono acetilcolina interessata nella formazione dei ricordi, uno dei problemi.. con un interessamento via via verso memorie lontane (la colina promuove l'acetilcolina supplirebbe ma non tanto al problema)



    Ritengo, visto che psicosomaticamente i malati di alzheimer hanno una depressione silente molto tempo prima dello sviluppo della malattia, che ci sia qualche meccanismo psichico con seguito somatico che generi questo esito..

    Più avanti riporterò, da manuale di psicosomatica, quello che riguarda la malattia
    Ultima modifica di francyfre; 28/12/2011 alle 10:50

  3. #23
    L'avatar di vvalesi
    vvalesi non  è collegato Moderatore
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    Re: Principio di Alzheimer ...

    In relazione alle interessanti osservazioni che sono state fatte sul problema, possiamo pensare anche che la depressione sia pure sfumata, alcune tendenze maniacali e compulsive, non specifiche della malattia, possano essere
    manifestazioni cliniche precoci legate allo stesso disturbo delle connessioni, e non la causa dei deficit cognitivi che poi si manifesteranno in maniera netta e inequivocabile.
    dr. valesi
    Ultima modifica di anna1401; 03/03/2009 alle 16:06
    dr. vincenzo valesi sanihelp

  4. #24
    sal- non  è collegato Sani New
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    Re: Principio di Alzheimer ...

    Gentile dott. Valesi, posto dopo tanti giorni poichè adesso la situazione di mio padre è stabile grazie allo Zyprexa, purtroppo, ma comunque va meglio, e nei giorni scorsi gli impegni si sono accavallati.

    Grazie per le sue considerazioni, anche se fatico a comprendere la differenza tra disturbi comportamentali conseguenti alle connessioni (presumo neuronali) e deficit cognitivi... da lei indicati, suppongo, questi ultimi quali più radicali anche se con effetti meno evidentemente psichiatrici (nel senso di perturbazione del comportamento...)...

    Comunque ho già pronta la trascrizione del testo di alzheimer quale malattia psicosomatica, che posterò domani, che contiene anche considerazioni -correlate- su vissuto, psiche, comportamento (purtroppo, in seguito, anche derivato e degenerativo su base organica) e organismo...
    Ultima modifica di anna1401; 19/03/2009 alle 18:45

  5. #25
    L'avatar di vvalesi
    vvalesi non  è collegato Moderatore
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    Re: Principio di Alzheimer ...

    E' senz'altro un argomento complesso e avvincente a cui non è possibile non sentirsi vicini.
    A livello delle connessioni interneuronali è difficile distinguere le conseguenze sul comportamentale e sul cognitivo, e penso che il prevalere o la variabile associazione dei disturbi dipenda soprattutto dalla sede in cui queste connessioni sono maggiormente alterate.

    Non dimentichiamo poi che il cervello invecchia comunque e che una situazione di tipo depressivo, che la si voglia o meno considerare facente parte della sindrome, potrebbe variamente sovrapporsi.

    Riguardo alla psicosomatica oggi si va ancora più lontano
    e si parla di PSICO-NEUROENDOCRINO-IMMUNOLOGIA, dove il primo anello della catena, la PSICHE, può essere in grado con il pensiero (il LOGOS) di creare la realtà:
    ma il pensiero, questa realtà, la crea e la materializza attraverso i neurotrasmettitori, gli ormoni, le citochine, che sono aspetti biochimici cioè materiali della realtà stessa, e in particolare sostanze di natura proteica:

    forse anche così si spiega la frase " in principio era il verbo, e il verbo si è fatto carne".
    dr. vincenzo valesi
    Ultima modifica di anna1401; 19/03/2009 alle 18:48
    dr. vincenzo valesi sanihelp

  6. #26
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    Re: Alzheimer - come curarlo?

    Gentile dott. Valesi salve,
    finalmente trovo un pò di tempo per postare quanto da manuale di psicosomatica,
    a proposito di questa, secondo un mio parere di non addetto ai lavori, presumo che sia come un'anticipazione o una base per la Psico-neuro-immuno-endocrinologia, ovvero quest'ultima indaga sulle relative ricadute organiche di quanto è in sede di pensiero o psiche...

    Riguardo la frase da lei riportata, dalla bibbia, ovvero che "In principio era il verbo, e il verbo si è fatto carne", bè, nel caso umano presumo che siano più i problemi nel risvolto tra psiche e corpo... ed è impegnativo, almeno dagli studi che variamente si possono leggere, andare a trovare le "connessioni" tra i due aspetti.

    Sull'Alzheimer mi trovo a verificare che certi aspetti, quale la depressione, siano effettivamente sovrapposti a vissuti passati e presenti e altri.

  7. #27
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    Re: Alzheimer - come curarlo?

    (TESTO RIPORTATO DA MANUALE RIZA DI PSICOSOMATICA - EDIZIONI RIZA - VOL.1.)

    ALZHEIMER, morbo di


    - MEDICINA

    Patologia neurologica che costituisce la principale forma di demenza ed esordisce per lo più nella terza età.
    Si manifesta con la perdita graduale e progressiva delle capacità intellettive, della memoria e, nelle ultime fasi, del controllo delle funzioni fisiologiche.
    Il decorso, purtroppo sempre infausto, può durare alcuni anni.
    Le cause organiche non sono note; sembra esserci una predisposizione genetica e una frequente associazione con una forte depressione trascurata tra i 50 e i 65 anni.


    - PSICOSOMATICA

    Che cosa vuol dire
    I pensieri inutili si dissolvono lasciando la mente “vuota”.
    Nell’ Alzheimer la perdita dei neuroni della corteccia, l’apatia, il non riconoscere e il non ricordare, sono in stretta analogia con il “vuoto” che, sul piano psichico, viene creato dalle depressioni più gravi che comportano vuoto di senso e polverizzazione di tutto lo stato di cose precedenti.
    C’è tuttavia una differenza fondamentale:
    Nella crisi depressiva a essere colpiti sono i neurotrasmettitori, cioè i prodotti del neurone, che tuttavia possono essere ripristinati quando il vuoto, la perdita o il lutto vengono superati.
    Nell’ Alzheimer invece è proprio il neurone a essere annientato, cioè la radice dell’espressione vitale: cioè che produce l’impulso elettrico.

    segue...
    Ultima modifica di anna1401; 21/03/2009 alle 19:43

  8. #28
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    C’è un attacco totale al cervello, al centro biologico di comando delle funzioni vitali, quindi si viene privati per sempre della possibilità di uscire dal vuoto.
    E la situazione continua a degenerare, finché la rarefazione della materia cerebrale non sostiene più la vita.

    Il fatto che tra il 65% e l’85% dei casi di Alzheimer venga anticipato nel decennio precedente da una o più depressioni prolungate – spesso perché curate male o non riconosciute – fa pensare che tale forma di demenza ne rappresenti la fase finale, il modo in cui una lunga depressione drammaticamente “si risolve”: eliminando l’organo pensante.

    Del resto la perdita di memoria richiama il meccanismo della rimozione, cioè la strategia psichica con cui un ricordo doloroso viene tolto dal piano di coscienza.
    E in effetti nella biografie di chi soffre di Alzheimer ci sono due aspetti fondamentali: le sofferenze che hanno segnato in profondità o i cui cumuli di ricordi “inutili “ che hanno bisogno di essere spazzati via dalla mente.

    E il cervello ora vuol dimenticare, anzi di più: vuole demolire il ricordo.
    E per farlo annienta se stesso.
    Occorre però sottolineare che in tanti vivono lutti e perdite, oppure passano la vita a tenere a mente cose inutili.
    Perché, allora, solo alcuni sviluppano l’Alzheimer?

    segue...
    Ultima modifica di anna1401; 21/03/2009 alle 19:45

  9. #29
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    Un fattore importante, al di là della predisposizione genetica, sembra essere l’incapacità – per motivi ambientali e culturali – di affidarsi alla dimenticanza e all’oblio come “medicina” contro i ricordi brutti o senza senso.

    Come fenomeno collettivo in espansione l’Alzheimer esprime tre aspetti:
    - la tendenza della società moderna a iper-valorizzare la memoria, i ricordi, il passato, la nostra storia come meccanismo identificativo;

    - la perdita di identità dell’anziano, rimosso dalla società “giovane e vincente”, il quale non è più il senex, il saggio, colui che ha esperienza e porta una sapienza antica. Il più delle volte è solo un nonno considerato inutile. E l’anziano si libera di una memoria e di un’esperienza che pare non serva più a nessuno;

    - l’abitudine all’accumulo di un numero esasperato di nozioni totalmente inutili e non funzionali alla vita. Il cervello, a livello collettivo, sembra ormai saturo e si sottrae al non senso di questo riempimento forzato.


    CHI E' PIU' A RISCHIO?

    - Persone che hanno sofferto negli anni precedenti di una o più depressioni gravi e trascurate, da cui magari non sono del tutto uscite.

    - Persone di mezza età (e anziani) che vivono la cultura in modo puramente nozionistico, senza legarla al piacere o alla ricerca interiore.

    - Anziani che non si riconoscono più nel mondo che li circonda, quand’anche siano circondati da familiari affettuosi e solleciti.

    segue...
    Ultima modifica di anna1401; 21/03/2009 alle 19:44

  10. #30
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    SUGGERIMENTI

    Poiché la cura ancora non esiste, è fondamentale agire a livello preventivo:

    - se avete tra i 50 e i 65 anni e soffrite di una forma di depressione, curatela bene, intervenendo fin dai primi sintomi;

    - dedicatevi il più possibile ad attività creative, favorendo anche momenti di svago e di divertimento in compagnia;

    - tenete presente che “l’arte di dimenticare”, ovvero lasciare che l’oblio faccia il suo corso, è importante quanto il ricordo e la memoria;

    - é utile un’integrazione con vitamine del gruppo B e antiossidanti.


    FONTE: (TESTO RIPORTATO DA MANUALE RIZA DI PSICOSOMATICA - EDIZIONI RIZA - VOL.1.)
    ------------------------------------

    Seb C.
    Ultima modifica di anna1401; 21/03/2009 alle 19:47

  11. #31
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    Arrow Alzheimer - altre info

    Grazie sal per le interessanti informazioni che hai riportato.
    Aggiungo qualche altra info in più che ho trovato. Magari può venire utile, o può dar uno spunto per altre ricerche...


    ALZHEIMER
    Informazioni tratte da: Grande Dizionario Enciclopedico di Omeopatia e Bioterapia dr. Ivo Bianchi, Louis Pommier.

    È una delle forme di demenza che colpisce l’essere umano; poiché è la più frequente, c’è la tendenza ad assimilarla al rimbambimento.
    Colpisce più le donne che gli uomini e inizia intorno ai 60 anni con le amnesie per i nomi propri e comuni, mancanza di fissazione dei dati recentemente acquisiti e conservazione, anche a lungo, dei vecchi ricordi.

    In seguito il malato si perde nelle strade del proprio quartiere, scambia la notte per il giorno e finisce per non riconoscere più i propri familiari.
    Inoltre non sa compiere molti gesti quotidiani (non sa più mangiare, vestirsi...) però spesso conserva alcune abilità che dovranno essere attentamente ricercate per preservargli una socialità residua. Infine terminerà miseramente la propria vita nella paralisi.

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  12. #32
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    I test psicologici scopriranno precocemente il disturbo, lo quantificheranno e porteranno a fare eseguire una TAC o una RMN.

    I processi degenerativi (che causano una marcata riduzione dei lobi parietali con processi atrofici) consistono in perdita neuronale, presenza di placche senili costituite da agglomerati terminali assonali disgregati dall’accumulo di una proteina extracellulare detta amiloide.


    All’inizio è possibile provare:
    Arsenicum album 7CH, 2 gr. la sera,
    Gingko biloba 7CH, 2 gr. la mattina;
    dosi di Phosphorus 15CH e di
    Kali bromatum 15CH, una domenica l’uno, una domenica l’altro.

    Sembra che medicinali come Exelon, Aricept, frenino per qualche tempo l’evoluzione, se vengono somministrati all’inizio. L’allungamento della vita umana, soprattutto quella delle donne, rende questo temibile problema di salute pubblica - dalle immaginabili conseguenze morali e materiali - sempre più frequente.

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  13. #33
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    COENZIMA Q10 (UBICHINONE)
    Il coenzima Q10, detto anche ubichinone, ubiquinone, ubidecarenone, è un coenzima liposolubile, molto diffuso in natura, anche se si trova sempre in concentrazioni molto basse.
    Per questo motivo è difficile estrarlo, e da qui il costo molto alto della materia prima.

    Si trova sia nel regno vegetale che in quello animale, ed è presente praticamente in tutte le cellule.
    Il nome ubichinone infatti significa che è “ubiquo”, cioè che si trova dappertutto.
    Il numero 10 sta ad indicare la forma completa del coenzima, che viene costruito dagli organismi in tappe successive, con coenzimi numerati progressivamente dal Q6 fino al numero 10.

    Fu scoperto nel 1957 dal professor Frederick Crane, dell’Università del Wisconsin, USA, che lo isolò per la prima volta nei mitocondri del cuore di bue. Nel 1978 Peter Mitchell fu insignito del premio Nobel per i suoi studi sul funzionamento del coenzima Q10.

    Il Q10 è importantissimo nella produzione e nel trasporto di energia tra le cellule. All’interno delle cellule mitocondriali contribuisce alla sintesi dell’ATP, principale fonte di energia cellulare.(..)

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  14. #34
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    (..) La nostra dieta non è sufficiente a fornire il CoQ10 in quantità necessarie: una dieta non vegetariana permette l’assunzione, in media di 5-10 mg di Coq10, mentre una dieta vegetariana ne apporta ancora meno

    Per questo il nostro organismo ha mantenuto la capacità di produrlo attraverso una complicata sequenza di 10 step enzimatici controllata da vitamine, coenzimi ed enzimi.

    Ricerche scientifiche stimano che l’organismo produce di media 500 mg di CoQ10 al giorno.
    Studi scientifici (Langsjoen PH et al. The clinical use of HMGCoa reductase inhibitors and the associated depletion of Coenzyme Q10. A review of human and animal publications. Biofactors. 2003; Vol.18(1-4): 101-111 - Ma buchi H et al. Reduction of serum ubichinol-10 ubiquinone-10 levels by atorvastatin in hypercholesterolemic patients. J.Ather.Thromb. 2005; Vol.12(2): 111-119) hanno dimostrato che l’assunzione di statine, farmaci inibitori dell’enzima HMG-CoA reduttasi utilizzati per ridurre l’ipercolesterolemia , determinano una deplezione di CoQ10.(…)

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  15. #35
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    (…) Grazie al ruolo centrale nella produzione di energia, è utile per svariate cose, soprattutto per il cuore, come antiossidante, per abbassare il tasso di colesterolo e per mantenere l’elasticità della pelle.

    Il coenzima Q10, come è stato provato da centinaia di pubblicazioni scientifiche è innocuo, anche a dosaggi molto alti.
    Non si conoscono casi di intolleranza o intossicazione.
    È consigliabile una integrazione quotidiana di circa 20-40 mg, insieme a vitamine e sali minerali, che ne completano l’azione.

    Ha una forte azione antiossidante e protegge dai radicali liberi, specialmente se assunto insieme alla vitamina E, che ha una struttura simile.
    Il Q10 è sintetizzato dalle cellule, tuttavia la sua produzione comincia a diminuire dai 35-40 anni, per abbassarsi sempre di più col passare degli anni.

    Diminuisce anche con le malattie croniche e con alcuni farmaci anti-colesterolo, le statine.
    Le cellule del cuore hanno un’alta concentrazione di Q10, la più alta in tutto il corpo.
    Questo è dovuto al fatto che il cuore deve produrre energia in continuazione. È indicato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, nell’insufficienza cardiaca, nell’angina pectoris.

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  16. #36
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    Uno studio pubblicato dall’Università del Texas ne 1994 ha evidenziato “un sensibile miglioramento in soggetti cardiopatici trattati con dosi di Q10 da 80 a 600 mg al giorno”.

    Altre ricerche hanno dimostrato che gli attacchi cardiaci tendono a verificarsi quando le scorte di Q10 sono particolarmente ridotte.
    Somministrando elevate dosi di Q10 a persone che hanno subìto un attacco cardiaco, contribuisce a ripristinare le funzioni cardiache.

    Inoltre è stata evidenziata la capacità di alzare le difese immunitarie.
    Viene usato in medicina anche contro il cancro, specialmente in tumori al seno e alla prostata.

    È utilizzato contro varie malattie neurologiche degenerative croniche quali la distrofia muscolare, il morbo di Alzheimer, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, e quello di Huntington.

    Aiuta a preservare le funzioni neurologiche, in quanto protegge contro la diminuzione dell’attività dopaminergica.
    È utile per chi pratica sport per dare energia, senza essere una sostanza dopante.

    È stato fatto un esperimento con 25 sciatori fondisti finlandesi: il 94% di quelli che avevano assunto Q10 dimostrarono un miglioramento nelle performances atletiche, contro solo il 33% del gruppo di controllo che aveva assunto un placebo.
    Serve inoltre per abbassare il colesterolo e per prevenire l’aterosclerosi.

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  17. #37
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    È molto utile, contro le rughe e per mantenere l’elasticità della pelle, in quanto agisce contro i radicali liberi che attaccano il collagene e l’elastina della pelle.

    Agisce anche contro la psoriasi. Un altro campo in cui il CoQ10 gioca un ruolo importante è durante la chemioterapia con antracicline, in particolare doxorubicina (adriamicina) nella prevenzione della cardiotossicità.

    Questa classe di farmaci infatti ha forti limitazioni di dosaggio perché può portare a danni cardiaci irreversibili.
    L’utilizzo di CoQ10 (200 mg/m2) somministrato prima, durante e dopo la chemioterapia con antracicline riduce notevolmente i rischi di danno cardiaco, attraverso la protezione dei mitocondri delle cellule cardiache, senza interferire, anzi sinergizzando gli effetti antitumorali della chemioterapia (RW Moss. Should patients undergoing chemotherapy and radiotherapy be prescribe antioxidant? Integrative Cancer Therapies 2006; 5(1): 63-82)

    Indicazioni terapeutiche:
    • Malattie virali acute e croniche
    • Malattie allergiche e autoimmuni
    • Malattie neuro-muscolari
    • Malattie dermatologiche
    • Malattie cronico-degenerative

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  18. #38
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    HERICIUM HERINACEUS

    Fungo raro, considerato una prelibatezza anche se un po’ coriaceo; si sviluppa preferibilmente su alberi di quercia ancora vivi, oppure su faggio, noce, platani e altre latifoglie.

    (…) Contiene numerosi minerali (Potassio, Zinco, Ferro, Germanio, Selenio, Fosforo), tutti gli aminoacidi essenziali, polisaccaridi immunomodulanti (beta glubani) e ad effetto antitumorale (FII 1- FIII2b), ericenoni, erinacine ed un fattore simile al Nerve Growth Factor (NGF).
    È un fungo che lavora principalmente sui tessuti di derivazione ectodermica (mucose e sistema nervoso).

    (…) La presenza di una sostanza simile al NGF stimola la sintesi di mielina e la ricostruzione delle fibre nervose.
    I suoi effetti sul sistema nervoso sono multipli ed articolati; il suo utilizzo è utile nel trattamento dell’ansia, dello stress, dei deficit mnemonici e dell’insonnia.

    Studi clinici hanno riscontrato risultati incoraggianti nel trattamento della Sclerosi Multipla e del Morbo di Alzheimer.

    segue..

  19. #39
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    Musicoterapia

    Negli anziani, in particolare quelli ospedalizzati o residenti nelle case di riposo, particolarmente inclini alla depressione e all’ansia, la musica, opportunamente scelta, genera un miglioramento dello stato d’animo, offre sollievo, in caso di dolore fisico, rappresenta un’opportunità di socializzazione e di ricordo, in particolare quando si ascoltano brani che hanno rivestito un particolare significato, magari perché legati a episodi importanti e piacevoli degli anni passati.

    Ulteriori benefici sono stati osservati anche tra gli anziani affetti dal morbo di Alzheimer, tra i quali si verifica una diminuzione dell’agitazione, un miglioramento del tono dell’umore e dei disturbi del sonno, grazie all’innalzamento dei livelli di melatonina, adrenalina e noradrenalina nel sangue.

    Il livello di melatonina, in particolare si è visto che è rimasto più elevato per sei settimane dopo il termine del trattamento musicoterapico.
    La musica trova la sua applicazione in varie branche della medicina a cominciare dalla riabilitazione, sia in caso di danni cerebrali, sia nella fase di recupero dopo interventi chirurgici e traumi.
    La musica rappresenta anche un utile strumento per i pazienti psichiatrici.

    segue...
    Ultima modifica di anna1401; 29/03/2009 alle 20:09

  20. #40
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    Immun’Âge®

    Indicazioni:

    Diminuito apporto o aumentato fabbisogno di nutrienti anti-ossidanti:
    inquinamento ambientale: (smog, tabacco, alcool, stress, ecc.);
    nello sport agonistico o particolarmente intenso;
    deficit di antiossidanti (malnutrizione, diete).
    Protezione anti-ossidante e immunitaria nel trattamento delle seguenti patologie: infezioni acute e cronico-recidivanti, invecchiamento cutaneo, cataratta, diabete, patologie cardio-vascolari, leucemie, malattie neuro degenerative, morbo di Parkinson e di Alzheimer

    FONTE: Grande Dizionario Enciclopedico di Omeopatia e Bioterapia dr. Ivo Bianchi, Louis Pommier.

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