Questa discussione dal titolo Fibromialgia è all'interno del forum Malattie, Sintomi e Consigli; Una carenza è comune in chi soffre di malattie reumatiche e può rendere necessaria un'integrazione.
Chi soffre ...
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Vitamina D
Una carenza è comune in chi soffre di malattie reumatiche e può rendere necessaria un'integrazione.
Chi soffre di malattie reumatiche presenta una carenza di vitamina D più spesso di quanto si pensi. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Rheumatology nel quale si sottolinea l’importanza di dare maggiore attenzione a questo possibile deficit che può essere compensato con un’opportuna supplementazione.
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LO STUDIO – Secondo alcune osservazioni recenti la vitamina D sarebbe in qualche modo coinvolta nello sviluppo delle malattie autoimmuni e di quelle infiammatorie.
Proprio per cercare di chiarire questo possibile legame, ricercatori dell’Università di Cambridge ne hanno misurato i livelli in più di 250 pazienti affetti da malattie reumatiche, tra cui osteoporosi, artrosi, artrite reumatoide e fibromialgia.
Dai dati raccolti è emerso che sono molti i pazienti che presentano una carenza di questa vitamina, più comune in patologie come artrite e fibromialgia che nell’osteoprorosi.
Non solo, i ricercatori fanno notare che senza un attento dosaggio dei livelli di vitamina D, solo il 31 per cento dei pazienti con ipovitaminosi sarebbe stato identificato seguendo le normali linee guida.
Ecco perché, sostengono gli autori della ricerca, «bisognerebbe migliorare le attuali linee guida per la gestione della carenza di vitamina D nei pazienti con malattie reumatiche». Tanto più se si considera che la soluzione è a portata di mano ed è rappresentata dall’assunzione di integratori di vitamina D.
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INTEGRAZIONE – «Una carenza di vitamina D è in effetti comune in molte malattie reumatiche a partire dal lupus eritematoso sistemico – osserva Roberto Cattaneo, professore di reumatologia all’Università di Brescia -.
Considerato che la vitamina D si forma nella pelle per azione della luce del sole e che i pazienti affetti da lupus devono limitare l’esposizione al sole, si intuisce il motivo per cui possono più facilmente sviluppare una carenza. Meno chiari sono invece i possibili meccanismi coinvolti nell’ipovitaminosi D nei pazienti con altre malattie reumatiche.
Trattandosi comunque di una problematica frequente sarebbe buona regola misurare i livelli di questa vitamina nei pazienti con malattie reumatiche e procedere con un’integrazione quando necessario, a maggior ragione nel caso di pazienti molto anziani e donne in postmenopausa.
Ci sono addirittura alcuni dati recenti che segnalano come l’assunzione di vitamina D possa offrire dei benefici a chi soffre di artrite reumatoide».
Antonella Sparvoli
05 giugno 2008
Fonte http://www.corriere.it/salute/reumat...4f02aabc.shtml
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Ok...ho fatto gli esami, che saranno pronti dopo il 20...e così si vedrà...sono al quanto curiosa...ma ho anche un pò di fifa.. vedremo..
Ti amo non tanto per ciò che sei, bensì per ciò che io sono quando sono con te.
Ti amo con il respiro i sorrisi e le lacrime di tutta la mia vita.
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magnesio
Per favore qualcuno può dirmi di quale marca o casa farmaceutica sono le compresse sublinguali di BIO MAG e la loro composizione?
grazie
stella
Ultima modifica di anna1401; 19/01/2009 alle 14:44
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BioMag
Contiene magnesia muriatica DH 4, magnesia bromata DH 4, magnesia phosphorica DH 1, plumbum metallicum DH 8, kali phosphoricum DH 5, ambra grisea DH 8
Ultima modifica di anna1401; 19/01/2009 alle 14:45
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Esito esami
Dagli esami risulta un solo valore decisamente positivo:
anti VCA IgG che è 148 U/ml
questo cosa significa?
Grazie
Ultima modifica di anna1401; 23/01/2009 alle 10:53
Ti amo non tanto per ciò che sei, bensì per ciò che io sono quando sono con te.
Ti amo con il respiro i sorrisi e le lacrime di tutta la mia vita.
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Re: Esito esami
Coniugato a una sintomatolgia coerente, è compatibile con una riattivazione
Ultima modifica di anna1401; 23/01/2009 alle 10:54
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Fibromialgia: che esami fare?
ciao mi chiamo francesca e ho 35 anni. Sono capitata qui per puro caso e sono rimasta di sasso. Ho molti dei sintomi che vengono elencati e volevo sapere come posso fare per scoprire se soffro di questa malattia, in particolare quali sono gli esami da fare.
Vi ringrazio molto.
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Re: Fibromialgia: che esami fare?
Devi consultare un reumatologo specializzato in fibromialgia
Ultima modifica di anna1401; 28/03/2009 alle 12:04
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Re: Fibromialgia: che esami fare?
grazie mille per la risposta ne conoscete qualcuno già testato e bravo a Roma o a Latina?
Ultima modifica di anna1401; 28/03/2009 alle 12:05
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Re: Fibromialgia: che esami fare?
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Associazione Italiana Fibromialgia
http://www.fibromialgici.org/
Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica - Onlus (A.I.S.F.)
http://www.sindromefibromialgica.it/
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Ultima modifica di anna1401; 28/03/2009 alle 12:10
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Re: Fibromialgia: che esami fare?

Originariamente Scritto da
fra_73 ciao mi chiamo francesca e ho 35 anni. Sono capitata qui per puro caso e sono rimasta di sasso. Ho molti dei sintomi che vengono elencati e volevo sapere come posso fare per scoprire se soffro di questa malattia, in particolare quali sono gli esami da fare.
Vi ringrazio molto.
Innanzi tutto procedere per "esclusione" di forme morbose
di tipo reumatologico sostenute da un chiaro e dimostrabile processo infiammatorio, con i seguenti esami
ematochimici, i cosiddetti tests di flogosi: VES,TAS, MUCOPROTEINE, PROTEINA C REATTIVA, REUMA TEST,URICEMIA, senza far mai mancare un esame EMOCROMOCITOMETRICO CON FORMULA.
dr. vincenzo valesi
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Re: Fibromialgia: che esami fare?
Innanzitutto vi ringrazio per le risposte, io non so se ho la fibromialgia ma sono anni che non dormo bene, anche stamattina sembro uno zombie.
Sento rigidità al risveglio soiprattutto a livello lombare e al collo oppure quando sto in piedi, sembra che la schiena diventi un pezzo di legno e fa male.
Ho problemi con la memoria breve e con la concentrazione.
Depressione e ansia completano il quadro.
Farò al più presto gli esami grazie ancora per l'interessamento.
Ultima modifica di anna1401; 28/03/2009 alle 12:10
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Re: Fibromialgia: che esami fare?
Fare movimento e ginnastica dolce, oltre a essere positivi verso la vita.
La fibromialgia e la depressione sono complementari, bisogna combattere su due fronti!e imparare a conviverci! 



Ultima modifica di anna1401; 28/03/2009 alle 12:11
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Fibromialgia, un aiuto terapeutico
(Tratto da http://www.natural-products.it/it/fi...o/dettaglio/30 )
14/09/2011
Efficacia del trattamento con Cellfood nella fibromialgia M.E. Nieddu, L. Menza, F. Baldi, B. Frediani, R. Marcolongo
Servizio di Reumatologia Clinica Rugani, Monteriggioni, Siena
Sezione di Reumatologia, Università di Siena
La diagnosi si basa sull’anamnesi caratteristica, sul rilievo all’esame obiettivo di dolorabilità alla palpazione di almeno 11/18 tender points secondo i criteri ACR del 1990 e dalla presenza di esami ematochimici e radiografici nella norma.
La Fibromialgia è caratteristica dell’età media con una prevalenza maggiore tra i 30 e i 55 anni, è più comune nel sesso femminile e il quadro può essere primitivo o secondario ad altre patologie croniche.
L’eziopatogenesi non è ancora stata chiarita, ma probabilmente è di natura multifattoriale infatti si ritiene siano implicati fattori neurologici, neuroendocrini, psichiatrici, muscolari, infiammatori, genetici.
Peculiari sono i disturbi del sonno non REM, e ciò rende ragione dell’astenia costante già al risveglio che diventa ingravescente nell’arco della giornata.
Alcuni autori ritengono che ci sia una compromissione del sistema di modulazione del dolore il quale coinvolge sia il sistema nervoso centrale che periferico.
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Re: Fibromialgia, un aiuto terapeutico
Il Cellfood® è un integratore alimentare che contiene ossigeno disciolto, elettroliti, 78 minerali in forma ionica, 34 enzimi e 17 aminoacidi; è utilizzato in ambito sportivo dove è importante una adeguata integrazione di minerali e di aminoacidi essenziali ed una supplementazione di sostanze ad azione antiossidante per prevenire i sintomi dell’affaticamento cronico.
Il nostro obiettivo è stato quello di valutarne l’efficacia nel trattamento dei pazienti affetti da Fibromialgia che non hanno risposto alle terapie convenzionali.
MATERIALI E METODI
Sono stati arruolati 40 pazienti affetti da Fibromialgia che non rispondevano alle terapie convenzionali, di cui 31(Gruppo A) sono stati trattati con Cellfood® per 6 mesi e 9 (Gruppo B) con placebo per 3 mesi e con Cellfood® per altri 3 mesi (singolo cieco). Prima dell’inizio del trattamento (T0), a 3 mesi (T1) e a 6 mesi dall’inizio del trattamento (T2) i pazienti sono stati sottoposti a dolorimetria meccanica.
Abbiamo inoltre somministrato il Fibromialgia Impact Questionnaire (FIQ) per la valutazione funzionale e soggettiva del dolore. Ad un mese e a 5 mesi dall’ inizio dello studio, telefonicamente, è stata eseguita una breve intervista per l’eventuale presenza di effetti collaterali e per una valutazione della VAS sul dolore.
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Re: Fibromialgia, un aiuto terapeutico
RISULTATI
Al T1 il Gruppo A ha raggiunto un miglioramento significativo dei seguenti parametri: VAS sul dolore attuale, la valutazione semiquantitativa del dolore attuale, VAS difficoltà svolgimento attività lavorative e/o quotidiane durante l’ultima settimana, VAS stanchezza durante l’ultima settimana, VAS dell’ansia dell’ultima settimana, VAS della stanchezza al risveglio durante l’ultima settimana ed infine la conta dei tender points.
Al T2 per i pazienti del Gruppo A l’efficacia del trattamento con Cellfood® è stata mantenuta per tutti i valori che avevano raggiunto una significatività statistica al T1, mentre i pazienti appartenenti al Gruppo B al T2 hanno presentato un miglioramento clinico simile a quello del gruppo A raggiungendo la significatività statistica rispetto al T0 per gli stessi parametri.
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Re: Fibromialgia, un aiuto terapeutico
DISCUSSIONE
L’approccio terapeutico della fibromialgia è, attualmente, estremamente controverso ed in molti casi caratterizzato da scarsi, se non addirittura nulli, risultati.
Ciò probabilmente è dovuto alla scarsa conoscenza delle cause e dei meccanismi patogenetici responsabili della malattia.
Le proposte di farmacoterapia sono molteplici: FANS, analgesici, miorilassanti, antiepilettici, antidepressivi, utile anche la fisioterapia; sembrano essere più efficaci i trattamenti multidisciplinari comprendenti la cinesiterapia, il training aerobio, gli esercizi di stretching e le tecniche cognitivo-comportamentali efficaci nel migliorare la funzione cardiovascolare e nel ridurre il numero e la dolorabilità dei tender points.
Notevole interesse è stato riposto sull’efficacia delle terapie non convenzionali nel trattamento della fibromialgia: a questo proposito è opportuno citare lo studio in doppio cieco con somministrazione di placebo randomizzata della durata di 4 mesi, effettuato da Bell et all (11) sull’uso individuale di una sostanza omeopatica, con diluizione 1/50000 in 20% di alcool e acqua distillata.
Su 62 pazienti 53 hanno completato lo studio riportando un notevole miglioramento dei tender points, della qualità della vita, dello stato generale e del tono dell’umore.
Ciò dimostra, come il nostro studio, l’efficacia dei trattamenti alternativi sulla fibromialgia, rispetto al placebo.
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Re: Fibromialgia, un aiuto terapeutico
I risultati dello studio confermano la nostra ipotesi che l’uso di un integratore nutrizionale, antiossidante, a base di ossigeno, oligoelementi ed aminoacidi può migliorare in maniera significativa i sintomi e la qualità della vita nelle pazienti fibromialgiche.
Dopo 3-6 mesi la maggior parte dei parametri esaminati hanno mostrato un notevole miglioramento e sono state osservate differenze statisticamente significative tra il gruppo trattato con CELLFOOD® ed il gruppo di controllo per quanto riguarda il dolore, l’astenia e le funzioni fisiche che hanno una notevole rilevanza nella fibromialgia.
Dall’analisi dei dati si è notato già dopo 12 settimane di trattamento con Cellfood®, un miglioramento della sintomatologia sia sul piano soggettivo (VAS) che sul piano oggettivo (conta dei tender points), anche nelle pazienti che erano già in trattamento farmacologico, che è rimasto costante sino al 6° mese nel gruppo A.
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