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Questa discussione dal titolo Epatite C è all'interno del forum Malattie, Sintomi e Consigli; Alla luce delle recenti acquisizioni sul controllo della quantità di carboidrati per ridurre la infiammazione del fegato, ...
  1. #21
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    Norme dietetiche

    Alla luce delle recenti acquisizioni sul controllo della quantità di carboidrati per ridurre la infiammazione del fegato, è bene fare riferimento a quanto indicato dalla dieta GIFT e dalle regole che vengono indicate, sia per quanto riguarda le modalità di assunzione dei cibi sia per quanto riguarda la qualità dei nutrienti che vengono utilizzati.

    Segnaliamo inoltre che in molti casi di patologia del fegato si evidenzia una possibile Intolleranza alimentare o comunque una ipersensibilità alimentare nei confronti dei cibi fermentati o lievitati.

    È quindi utile che chi soffre di fegato verifichi l'eventuale esistenza di una Intolleranza alimentare e attui comunque almeno un giorno di “scarico” dai lieviti ogni settimana nella sua alimentazione.

    Dott. Attilio Speciani
    Allergologo e Immunologo clinico
    Ultima modifica di francyfre; 28/12/2011 alle 11:42

  2. #22
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    Curare l'Epatite C con l'alimentazione. Si può?

    (dr Attilio Speciali)

    Il virus dell'epatite C può dare importanti problemi, ma nella maggior parte dei casi non provoca alcun tipo di danno.

    Spesso si è sentito parlare di cirrosi, di sequele mortali e di trattamenti farmacologici necessari e costosissimi (abbinamenti di interferone e farmaci anti AIDS) come unica speranza; si è visto consigliare l’esame del sangue ogni tre mesi e l’ecografia epatica e la visita dell’epatologo ogni sei.

    A questo punto se vi dicessero che mangiando cibi sani e genuini in modo adatto, evitando l’eccesso di alcol, riducendo il fumo e facendo vita sana potreste ottenere vantaggi assai maggiori che con il trattamento farmacologico attualmente proposto dalla medicina accademica, potreste sentirvi un po' confusi e in dubbio. Cerchiamo allora di chiarire qualche dubbio.

  3. #23
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    Contro gli allarmismi inutili: non tutti si ammalano
    L’informazione che richiama solo gli aspetti più gravi, appare in gran parte mirata alla somministrazione di farmaci costosissimi (ed inutili nel lungo termine, come chiunque può leggere nei foglietti illustrativi dell’interferone).

    Il virus dell'epatite C può infatti dare importanti problemi, ma nella maggior parte dei casi non provoca alcun tipo di danno. Alla fine del '99, su una delle più autorevoli riviste mediche mondiali, il New England Journal of Medicine (Vogt M, et al. N Engl J Med. 1999 Sep 16;341(12):866-70) è stata presentata la storia di circa 500 bambini tedeschi operati al cuore (e trasfusi) ben prima che si conoscesse il virus della epatite C.

    Solo il 14% di questi ha “preso” il virus, e nel corso di 20 anni la metà di questi bambini è guarito completamente, con totale scomparsa del virus dall’organismo. Solo il 3% dei rimanenti ha avuto innalzamento delle transaminasi.

  4. #24
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    Rifacendo i calcoli, vuol dire che su 70 infettati solo 1 (ripeto 1 su 70) ha avuto innalzamento delle transaminasi persistente. Negli adulti invece il 50% degli infettati non ha e non avrà malattia.
    Nel 50% rimanente ci potrà essere una forma di aumento delle transaminasi e in alcune di queste persone, con una percentuale che dipende dall'introduzione di alcol, dall’età e dall'interferenza di altre malattie (come l’epatite B), può esserci una lenta trasformazione verso la cirrosi.

    In relazione ai diversi studi e ai diversi autori, questa percentuale di trasformazione va dal 6% al 20%, e il tipo di cirrosi che si sviluppa più frequentemente in Italia è lieve, e quindi ben curabile; la trasformazione in tumore del fegato è connessa alla storia di eredità familiare, al consumo di alcol e allo stile di vita.

  5. #25
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    Rifacciamo i conti

    In Italia quindi, su 1000 persone infettate, 500 guariranno del tutto, 470 avranno le transaminasi elevate nel corso della loro storia, senza avere altri peggioramenti, e 30 persone avranno una evoluzione verso la cirrosi.
    Alcune di queste 30 persone potranno sviluppare un tumore del fegato.

    Si tratta di un numero comunque importante, da non sottovalutare (visto che circa 2 milioni di persone in Italia sembrano essere state in contatto col virus) e che rende ragione delle ricerche svolte.
    Non possiamo però consentire che la giusta preoccupazione per un problema di salute pubblica trasformi la conoscenza in paura.

    Noi sappiamo che il danno al fegato dipende da due fattori:
    - il primo è legato all’azione tossica del virus,
    - e il secondo dipende dalla attivazione del sistema immunitario, che in modo indiretto produce infiammazione che va anche a danno del fegato.

    Ci sono precauzioni da prendere che sono molto più importanti del solo consumo farmacologico di recente proposto dall’industria.
    Non è solo un problema di virus!

  6. #26
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    Riduzione dell'infiammazione e controllo della tossicità alimentare

    Tutti gli accorgimenti alimentari che aiutano ad evitare l’attivazione immunologica e l’infiammazione che ne deriva saranno importanti.
    Servono il giusto apporto di minerali e di vitamine, l’utilizzazione di sostanze vive e vitali come la frutta e la verdura fresche, il controllo delle eventuali intolleranze alimentari presenti, ma soprattutto l'eliminazione delle sostanze ad azione tossica sul fegato, come gli alcolici, i funghi, e i coloranti e i conservanti spesso eccessivamente presenti nella alimentazione odierna.

    Io inoltre, ritrovandomi infettato dal virus, farei quotidianamente una sana attività fisica aerobica (corsa, nuoto, bicicletta) e rispetterei con cura il mio bisogno di sonno.
    Si tratta infatti di due mezzi efficaci ed importanti per riequilibrare il sistema immunitario ed evitare il devastante stimolo infiammatorio cronico sul fegato.

  7. #27
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    Strumenti semplici di controllo

    Molti lavori scientifici segnalano inoltre che la semplice lettura delle transaminasi può essere un mezzo molto valido per evitare il sistematico e ripetuto ricorso alla biopsia del fegato.

    Si sa oggi che se le ALT sono più elevate delle AST (ovvero, con la vecchia definizione le GPT sono più alte delle GOT) e questi valori restano abbastanza stabili, la tendenza del fegato non è verso la cirrosi.

    Nel caso opposto invece questa possibilità è più frequente, e quindi serve un controllo più attento di tipo medico, clinico ed ovviamente dietetico.

    Divulghiamo quindi la conoscenza per aiutare chi soffre a essere curato bene, e per impedire a chi si è “infettato” di fare le cose sbagliate, ma non facciamo credere alla gente che il contatto con il virus rappresenti il vero problema.

    Da migliaia di anni incontriamo virus, e il nostro sistema immunitario, se nutrito bene, è spesso in grado di controllarli più efficacemente che con i farmaci.
    Ultima modifica di francyfre; 28/12/2011 alle 11:42

  8. #28
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    Medicina Convenzionale - trattamento dell'epatite C

    Non esiste a tutt’oggi una terapia specifica e totalmente risolutiva per l’epatite C.
    Il trattamento più efficace per questa forma di epatite cronica è rappresentato dall’interferone associato ad altri antivirali.

    La valutazione della risposta alla terapia si basa sulla determinazione dei livelli delle transaminasi e della carica virale (HCV RNA) nel siero.
    L’obiettivo della terapia è ottenere una risposta “sostenuta” al trattamento, con normalizzazione delle transaminasi e negativizazzione della carica virale per almeno 12 mesi dopo la fine del trattamento.
    Alcune evidenze cliniche suggerirebbero tuttavia che alcune persone possono trarre vantaggio dal trattamento anche in assenza di una risposta sostenuta al trattamento.

  9. #29
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    - Interferone

    L’Interferone (IFN) è un prodotto elaborato geneticamente, approvato nel 1986 per il trattamento delle leucemie. L’IFN standard è somministrato tre volte la settimana tramite iniezione sottocutanea alla dose di 3 milioni di unità per 6 o 12 mesi. Circa il 25% dei pazienti trattati, mostra una risposta sostenuta al trattamento.

    L’Interferone-alfa ricombinante
    E’ eliminato dall’organismo rapidamente, a causa della sua breve emivita (4 ore)
    Per garantire l’efficacia nei confronti del virus HCV il farmaco deve essere somministrato per almeno 3 giorni a settimana.
    La durata del trattamento in monoterapia è di 48 settimane.
    Più della metà dei pazienti che rispondono al trattamento in monoterapia recidivano entro 6 mesi dalla cessazione della terapia.

    La maggior parte di coloro in cui HCV-RNA non è rintracciabile dopo 6 mesi, presentano un lungo periodo (6 anni ) privo di recidive.

  10. #30
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    Effetti indesiderati

    La somministrazione può essere associata a sintomi di tipo influenzale dopo ogni iniezione (febbre, malessere generale, dolori ossei e muscolari).
    Un altro possibile effetto collaterale associato all’uso di interferone è la depressione. Inoltre, essendo l’IFN un farmaco immunosopressore, si può verificare una diminuzione dei globuli bianchi (necessari per combattere infezioni e malattie) ed una diminuzione nel numero delle piastrine, necessarie per la coagulazione del sangue.
    L’IFN può dare anche problemi alla tiroide.

    I fattori che sembrano strettamente associati ad una buona risposta all’interferone sono:

    1) l'assenza di fibrosi o cirrosi
    2) un genotipo differente dall’1
    3) livelli di RNA nel sangue più bassi di 2 milioni/ml (carica virale)
    4) periodo relativamente breve di infezione, dato sicuro nel caso che il paziente abbia una giovane età

  11. #31
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    - IFN- Consensus

    è una molecola sintetica di 166 amminoacidi. I risultati nei pazienti mai precedentemente trattati (naive) appaiono simili a quelli ottenuti con IFN standard e la tollerabilità sembra uguale.
    Recentemente è stato riportato che il Consensus IFN induce risposte anche in pazienti già trattati che non hanno risposto ad un ciclo di terapia con IFN convenzionale.
    Poiché l’IFN utilizzato in monoterapia ha una efficacia poco soddisfacente a lungo termine, anche nell’epatite C come nell’HIV sono state proposte nuove strategie di terapia combinata; tra queste quella che allo stato attuale dà migliori risultati è la combinazione di interferone e ribavirina.

  12. #32
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    - Ribavirina - antivirale

    Molti pazienti con epatite C mostrano una netta risposta alla ribavirina (RBV), con un abbassamento dei livelli delle transaminasi.
    In ogni caso, nemmeno la ribavirina da sola elimina il virus e la ricaduta avviene di solito appena si smette di assumere il farmaco.
    La ribavirina associata all’interferone ha aumentato la risposta alla terapia dal 10% - 26% al 50%.

    Effetti indesiderati

    Uno degli effetti collaterali tipici della ribavirina è l’Anemia Emolitica.
    La ribavirina è considerata inoltre un farmaco altamente teratogeno (può causare malformazioni al feto). Per tale ragione è consigliato l’uso del profilattico, sia per la donna sia per l’uomo in trattamento con ribavirina, fino a sei mesi dopo l’interruzione del trattamento.

    I pazienti trattati con Ribavirina devono essere monitorati con continuità per la possibile insorgenza di anemia emolitica.
    La Ribavirina è con****ndicata in gravidanza e nelle donne che allattano, nei pazienti con gravi condizioni debilitanti, nelle emoglobinopatie ed in presenza di malattie autoimmuni o gravi condizioni psichiatriche.

  13. #33
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    Terapia di combinazione con interferone alfa e ribavirina

    Sono simili nel tipo e nella frequenza a quelli della monoterapia con Interferone-alfa e comprendono: sintomi simil-influenzali (debolezza, cefalea e febbre), alterazioni dei parametri ematologici (riduzione dei neutrofili, dei linfociti e della conta piastrinica), disturbi gastro.intestinali (anoressia e nausea), disturbi dermatologici (alopecia) e disturbi psichiatrici (depressione, ansia).

    La ribavirina è somministrata per via orale due volte al giorno.

  14. #34
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    - Ribozima - Enzimi che causano la scissione catalitica di un RNA identificato

    - Ofloxacin
    - Antivirale

    - Amantadina - farmaco usato anche per il morbo di Parkinson

    L’amantadina è un farmaco comunemente usato per il Morbo di Parkinson e per la profilassi di malattie causate dal morbo dell’influenza di tipo A.
    La somministrazione è orale in due somministrazioni giornaliere. Recentemente sono iniziati dei protocolli sperimentali in pazienti con HCV che non hanno risposto ad altri trattamenti.
    Anche in questo caso si usa amantadina in terapia combinata sia con IFN oppure IFN associato a RBV ed amantadina.
    Questo secondo gruppo sembra dare risultati migliori.

    - Timosina - è una proteina prodotta dal corpo umano ed è' riconducibile alla ghiandola del Timo

    - Trapianto

  15. #35
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    Gli interferoni di nuova generazione per il trattamento dell’epatite C
    (da un’ intervista con il Prof. Gaetano Ideo, Direttore Dipartimento di Epatologia Ospedale S.Giuseppe – Milano)

    Sono stati realizzati recentemente due nuovi interferoni peghilati caratterizzati appunto da una lunga emivita e somministrabili una volta alla settimana.
    Le principali caratteristiche di questi interferoni peghilati, rispetto all’interferone alfa, sono quindi:

    L’emivita del PegInterferone alfa-2a è di 50-130 ore.

  16. #36
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    L’emivita del PegInterferone alfa-2b è di 40 ore. (Xagena2003)

    Il vantaggio maggiormente apprezzato dai pazienti consiste nel fatto che l’Interferone Peghilato si somministra una volta alla settimana, mentre quello tradizionale tre volte alla settimana o addirittura, seguendo alcuni schemi terapeutici, tutti i giorni almeno per i primi tempi.
    Il vero vantaggio, comunque, deriva dal fatto che questo nuovo tipo di interferone ha una maggiore efficacia

    a) più lento assorbimento
    b) più lenta eliminazione
    c) minore immunogenicità
    d) simile tollerabilità
    e) somministrazione settimanale
    f) maggiore efficacia

    Gli studi che hanno paragonato i due interferoni peghilati con l’interferone tradizionale, somministrato tre volte alla settimana, hanno evidenziato un significativo e netto incremento di guarigioni.
    Infatti, mentre i controlli a cui era stato somministrato l’interferone alfa 3 MU/tre volte alla settimana per un anno, la risposta variava dal 3 al 19%, quelli a cui era stato dato il Peghilato alfa2a o alfa2b , la risposta variava dal 24 al 39%.

    Per guarigione si intende la negativizzazione del virus (HCVRNA) che si protrae per almeno 6 mesi dopo la sospensione della terapia.
    E’ stato osservato che oltre il 95% questi pazienti seguiti per un periodo fino a 10 anni continuano ad avere il virus negativo, presentano una biopsia con scomparsa dell’infiammazione e netta riduzione della fibrosi.

  17. #37
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    L’associazione di Interferone Peghilato + Ribavirina ottiene dei risultati assai superiori rispetto al solo interferone peghilato; pertanto il trattamento consigliato è tale associazione.
    Si può somministrare il solo Interferone nei soggetti intolleranti alla Ribavirina , in particolare nei pazienti anemici, affetti da talassemia ed altre malattie eritrocitarie considerando che l’effetto collaterale maggiore della ribavirina è l’anemizzazione.

    Effetti collaterali

    La maggior parte degli effetti collaterali con l’associazione di PEG Interferone e Ribavirina sono simili a quelli osservati con l’impiego dell’interferone tradizionale + Ribavirina..
    E’ stata osservata minore depressione con Interferone peghilato alfa2a + Ribavirina rispetto all’Interferone alfa + Ribavirina stessa ( 22% contro 40%).

    I requisiti necessari

    Le indicazioni attuali sono: pazienti che non sono mai stati trattati o recidivi con un’epatite cronica attiva documentata istologicamente non per il genotipo 1, solo gli altri genotipi hanno alte probabilità di essere approcciati positivamente con il trattamento.
    La biopsia può essere evitata con transaminasi non costantemente normali con****ndicazioni (gravidanza, cardiopatia, depressione, malattie autoimmuni, ecc.)
    Per quanto riguarda l’età, oggi si tende a trattare i pazienti fino a 65-70 anni.
    Ultima modifica di francyfre; 28/12/2011 alle 11:43

  18. #38
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    Arrow Medicina e alternativa

    Il problema del trattamento farmacologico è che a lungo termine, farmaco chiama farmaco. Qualsiasi farmaco assunto per anni, diventa un veleno micidiale. Questa situazione porta ad uno squilibrio del tessuto connettivo, dell’organismo in genere e ad una intossicazione del fegato.
    E’ questo il motivo per cui moltissime persone, per affrontare gli effetti collaterali dei farmaci presi a mantenimento, assumono rimedi omeopatici, e naturali, con ottimi risultati.
    Vengono definite terapie complementari.

    Alcuni, per contrastare i danni dei virus, vanno avanti per molto tempo anche senza i farmaci convenzionali, usando molta attenzione nell’alimentazione e sottoponendosi a controlli ospedalieri e cure naturali per il corpo e per lo spirito.

    Quando si è asintomatici, effettivamente si può pensare di curarsi con qualcosa che non si limita a eliminare i sintomi, ma agisce alla radice del problema.
    Ultima modifica di anna1401; 07/10/2008 alle 12:03

  19. #39
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    - Esistono dei rimedi alternativi:

    1) Riflessologia

    2) Reiki

    3) Medicina cinese:
    tasso dichiarato del 56 % con la maggior parte dei pazienti che mostrano buoni miglioramenti, fu ottenuto con la somministrazione della seguente formula:

    Astragula 30g
    Salvia 30g
    Forsythia 30g
    Red peony 30g
    Ho-shu-wu 15g
    Crateagus 15g
    Moutan 15g
    Gardenia 15g
    Dandeloin 15g
    Bupleurum 10g

    le erbe vengono decotte e la quantità indicata viene presa e divisa in due dosi che vengono assunte giornalmente per 3 mesi.

  20. #40
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    4) Omeopatia e Omotossicologia

    Si sviluppa una terapia Fisiologica di Regolazione (tfr).
    Nasce negli anni 90 a Milano, da un gruppo di appassionati medici italiani ed europei, legati dalla comune matrice omeopatica.
    Una nuova area di confluenza appare chiara: le recenti acquisizioni in ambito psico-neuro-endocrino-immunologico, disegnano uno scenario innovativo, da cui emerge la Terapia Fisiologica di Regolazione (tfr).

    Questa terapia può essere considerata la naturale e coerente evoluzione dell’omotossicologia , a sua volta sviluppo fisiologico dell’omeopatia.
    Essa codifica la visione dell’organismo come ecosistema governato da una rete neuro-immuno-endocrina e regolato da meccanismi di controllo fine (minime e precise concentrazioni di ormoni, chitochine, neuropeptidi)

    Uno dei cardini della tfr, è la visione olistica dell’organismo umano, inteso come un sistema complesso in cui altri sottosistemi anch’essi complessi, lavorano collegati tra di loro, ad un livello di interdipendenza coordinato, si dovrà dunque considerare l’approccio al paziente attraverso una strategia globale in cui, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario, dialogano tra loro senza litigare.

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