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Discussione: ANIMALI - noi curiamo loro e loro curano noi

  1. Registrato da
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    Se qualche guaio assilla il vostro amichetto, allora, provate a porgere l´altra guancia, quella dell´omeopatia.

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    ANIMALI - noi curiamo loro e loro curano noi
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  3. Registrato da
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    Io ho provato a curare la mia micetta “Minni” con l’omeopatia.
    Aveva la cistite. L’ho portata dal veterinario perchè aveva anche del sangue nelle urine.
    Le ha prescritto un antibiotico da assumere per una settimana.
    Ma io ho preferito provare a curarla con l’omeopatia. Ho usato il prodotto VE-1. 2 gocce in un bicchiere d’acqua calda e lasciata raffreddare per far evaporare la parte alcolica del prodotto e somministrata col contagocce, direttamente in bocca, durante la giornata.
    La gattina ha incominciato presto a migliorare e nel giro di una decina di giorni si è ristabilita completamente!

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    Anche uno dei miei canarini “Martino” (...da Martin Pescatore...) sta sperimentando una cura omeopatica per i suoi reumatismi ... Purtroppo con la vecchiaia anche lui ha i suoi acciacchi...
    Gli sto somministrando le gocce “Homeovit v 46”.
    Mi sembra che stia migliorando... prima stava tanto tempo accucciato sul rametto e ogni tanto sollevava alternando le zampette come indolenzite, ora incomincia a spostarsi più facilmente e ha più appetito!... speriamo che si riprenda un po’!

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    Gli animali ci curano

    Non solo amici, ma anche terapeuti. La pet therapy si sta affermando sempre più. A riprova di quanto sia importante per l’uomo mantenere e coltivare un buon rapporto con l’ambiente e tutti gli altri essere viventi, dai quali tanto abbiamo da imparare.
    C’è chi si imbottisce di pastiglie, chi si riempie di aghi e chi si cosparge di fanghi: ognuno ha la propria idea su come raggiungere benessere e forma fisica. Certo, però, su un punto sono quasi tutti d’accordo: una carezza rende più bella la vita. Per questa ragione, i nostri amici animali, coloro che in forma di fusa, scondinzolate o acrobazie ci elargiscono carezze a volontà stanno diventando formidabili ausili per migliorare la qualità della vita e curare le malattie.

  6. Registrato da
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    continua

    Il senso di abbandono o gli stress lavorativi non si limitano a incupire l’umore, ma incidono negativamente anche su diversi processi organici, come per esempio il battito cardiaco. In questi casi, l’animale può favorire il ritorno all’equilibrio.
    La solitudine può spezzare il cuore. Spesso questa frase è utilizzata in modo allegorico, ma lo psicoterapeuta americano James Lynch nel suo libro “The broken heart: the medical consequences of loneliness”, dimostra che la mancanza di rapporti umani stabili e gratificanti può davvero interferire con il corretto funzionamento dei nostri bioritmi, fino a incidere negativamente sulla pressione sanguigna e sul ritmo cardiaco. In un passo del suo saggio, Lynch afferma esplicitamente che la mancanza di solidarietà, l’improvvisa perdita di un amore e la solitudine cronica sono fattori determinanti nell’insorgenza di malattie cardiovascolari.

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    continua

    Un animale in situazioni come queste può essere un valido ausilio per il recupero psicofisico del paziente. Lo confermano lo stesso autore americano e la ricercatrice tedesca Marlene Rosenkoetter che identifica nell’animale un soggetto che dà sicurezza, che non minaccia e che può essere inserito nelle conversazioni come un tema neutro, idoneo a far socializzare due estranei, proprio come accade in tante commedie americane dove gli amori nascono durante le passeggiate con il cane a Central Park.

  8. Registrato da
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    continua

    I benefici di cui parla la Rosenkoetter sono particolarmente evidenti se misurati in donne sottoposte a stress personali o lavorativi. Vari studi hanno infatti concluso che nei soggetti femminili la vicinanza di un animale riduce significativamente le tensioni derivanti dal peso della responsabilità. Svolgere un compito complesso è cioè più facile vicino a un animale che vicino a una persona, perché il primo a differenza della seconda non è considerato un soggetto giudicante: di lui ci si può fidare anche se la giornata lavorativa è stata una collezione di fallimenti.

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    Maestri di comunicazione

    Il linguaggio verbale ci obbliga sempre a “dire qualcosa”. I codici olfattivi e comportamentali dell’animale ci ridanno invece la gioia di una comunicazione meno densa di significati ma più efficace dal punto di vista relazionale.
    Le nostre radici poggiano indiscutibilmente su un rapporto antichissimo con gli altri esseri viventi. È la preistoria a dircelo: l’uomo è stato sia una delle specie più rapide nel costituire nuclei familiari e sociali, sia uno degli animali più propensi a condividere la propria vita con le altre specie. In entrambi i casi è stato spinto in tale direzione da necessità pratiche, come la difesa o l’allevamento; tuttavia al di là di questo primo carattere venale, la socialità dell’uomo è stata anche e soprattutto la risposta a un costante bisogno di interazione tanto con i propri simili quanto con l’alterità animale.

  10. Registrato da
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    continua

    Oggi molti ignorano queste antiche radici e accettano senza ribellarsi il modo in cui esse sono state stritolate dal suolo urbano, sede di incontri tra sconosciuti e terreno bandito alle altre specie. Ma, come testimonia il boom degli animali da compagnia, l’uomo sta di nuovo percependo il bisogno di un interlocutore attento, ma non polemico, ascoltatore paziente ma giudice malleabile: l’animale da accarezzare, il pet con una terminologia anglosassone, diventa in tale contesto il canale preferenziale per espletare i propri impulsi parentali. Uno sfogo gratificante che incide sul nostro benessere per ragioni ben precise.

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    continua

    Gli psicoterapeuti hanno ormai constatato come molte delle nostre nevrosi siano dettate da un abuso di schemi rigidamente razionali. A favorirli sarebbe il linguaggio verbale, uno strumento che rende cristallina la reciproca comprensione, ma che nel contempo ancora i nostri pensieri a strutture semantiche impersonali, immodificabili e forzatamente esplicative. Tranne in rarissimi casi insomma, quando parliamo siamo obbligati a “dire qualcosa” anche se il nostro obiettivo sarebbe solo quello di creare un’empatia fluida con chi ci circonda. Alla lunga ciò può diventare frustrante ed è in queste situazioni che l’animale diventa più efficace di uno psichiatra. (sono pienamente d’accordo!)

  12. Registrato da
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    comntinua

    Un cane e un gatto si avvicinano a noi annusandoci, strofinandoci, scodinzolando e facendoci le fusa: ci svelano insomma codici olfattivi e gestuali a noi estranei e a cui inconsciamente ci adeguiamo recuperando la nostra ancestrale duttilità comunicativa. Se il cane ci guarda, noi lo invitiamo al gioco mimandolo: ci pieghiamo sulle ginocchia o simuliamo una fuga; altrettanto se un micio si acciambella sul nostro grembo ricambiamo le sue fusa con delicate carezze o leggeri buffetti sulla fronte. Non diciamo e ascoltiamo nulla, è vero, ma spesso in quella coda che dondola o in quell’ugola che produce strani gorgoglii, abbiamo la gioia di trovare le risposte che desideravamo avere senza fare alcuna domanda (è vero!).
    Ecco perché, come dice il veterinario Roberto Marchesini, l’animale domestico può essere considerato un maestro di comunicazione.

  13. Registrato da
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    L'obesità colpisce anche i nostri animali domestici.

    Rimpinzati con gli alimenti studiati apposta per loro, ma anche con i resti dei nostri pasti, gatti e cani ingrassano anche a causa di uno stile di vita ereditato dai loro padroni, di cui fa parte l'inattività fisica. Il risultato è una vera "epidemia" di obesità cui fanno seguito, così come nell'uomo, diabete, artrosi, difficoltà respiratorie e malattie cardiovascolari.
    È così che veterinari e aziende produttrici di alimenti per animali cominciano a prendere le difese dei loro clienti a quattro zampe, mettendo sotto accusa i padroni, troppo generosi nelle porzioni di cibo riservato alla ciotola.

  14. Registrato da
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    Continua

    Pochi proprietari sono coscienti del peso eccessivo del proprio animale, oltre che del proprio. Il 76% di loro pensa che il proprio cane o gatto abbia "un peso ideale", rivela uno studio condotto da Ipsos l'anno scorso in Francia, Gran Bretagna ed Italia. Il 40% delle persone interrogate ammette di dare da mangiare delle leccornie più di una volta al giorno al loro animale.
    Il 50% dei cani e dei gatti soffre per il sovrappeso ed il 30% è affetto da obesità, ma soltanto il 19% di loro è trattato come un obeso.

  15. Registrato da
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    continua

    I proprietari tendono a trattare dal punto di vista alimentare gli animali come se fossero degli esseri umani, mentre le loro esigenze sono diverse dalle nostre, sia per quanto riguarda le quantità, sia per la frequenza dei pasti e per il cibo.
    Far mangiare una tartina imburrata ad un cane di 10 kg corrisponde ad un hamburger per un uomo adulto e un bicchiere di latte per un gatto di 4,5 kg equivale a 4,5 hamburger o 5 barrette di cioccolato per un essere umano.
    Individuare l'obesità è semplice: se non si sentono le costole del cane sotto le proprie dita quando lo si tocca, allora è probabile che l'animale sia sovrappeso o obeso, allora occorrerà far mangiare meno l'animale, anche se ciò non vuol dire fargli soffrire la fame.

  16. Registrato da
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    continua

    Da alcuni anni, le aziende produttrici di prodotti alimentari per animali hanno intrapreso la via dei prodotti dietetici, anche se solo il 48% dei proprietari afferma di conoscerne l'esistenza.
    Altro fattore che favorisce l'obesità è la mancanza di attività fisica, ma pare che sia soprattutto colpa dei padroni. Numerosi proprietari trascurano questo aspetto del benessere del loro animale, ed è da sottolineare il fatto che l'89% dei proprietari che non fa fare attività fisica al proprio cane, riconosce di non farne lui stesso.

  17. Registrato da
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    Le Zoonosi (malattie infettive di animali, trasmissibile all’uomo)

    Oggi il pericolo più comune è rappresentato dai parassiti esterni ed interni che spesso infestano i cani, gatti e uccelli e li fanno ammalare.
    Pulci, zecche, filaria e vermi intestinali sono i più diffusi nel cane e nel gatto.

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    Le pulci

    Le pulci hanno una vita breve (1 –2 settimane), ma la femmina arriva a deporre 50 uova al giorno.
    Le uova cadono dal pelo dell’animale e si trasformano in larve che si annidano poi sotto ai mobili, nei tappeti, nelle fessure del parquet.
    Oltre a provocare irritazioni cutanee, dermatiti allergiche e anemia, il morso della pulce, può trasmettere l’infestazione da tenia sia nell’animale che nell’uomo.

  19. Registrato da
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    Il morso delle zecche

    può provocare un’infezione conosciuta come “malattia di Lyme”, dal nome della città americana in cui fu riconosciuta per la prima volta trent’anni fa. Mentre nel cane l’infezione provoca sintomi generici (debolezza, inappetenza, febbre e dolori articolari) nell’uomo può avere un decorso molto più grave.
    In una prima fase (da 3 a 30 giorni) si manifesta solo un arrossamento della cute, con dolore e prurito, intorno al punto del morso. Successivamente compaiono debolezza, febbre e mal di testa. In molti casi la malattia guarisce da sola a questo stadio, ma in alcuni soggetti progredisce provocando nel giro di alcuni mesi danni alle articolazioni, al cuore, ai reni, al fegato e al sistema nervoso.
    La diagnosi si basa su esami del sangue e deve essere tempestiva per poter iniziare subito la terapia antibiotica specifica.

  20. Registrato da
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    La filaria

    E’ un parassita che viene trasmesso al cane dalla puntura di zanzara e provoca gravi danni al cuore e ai polmoni, portando spesso alla morte l’animale.
    La trasmissione di questo parassita all’uomo è, per fortuna, un’esperienza molto rara. I vermi intestinali (ascaridi, anchilostomi) provocano nel cane e nel gatto una gastro.enterite con vomito, gonfiore intestinale e diarrea sanguinolenta. Nell’uomo si localizzano invece in altri organi e soprattutto negli occhi.

  21. Registrato da
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    Echinococco

    La più grave infestazione da parassiti intestinali è quella da Echinococco.
    Si tratta di una piccola tenia che si sviluppa allo stadio larvale negli erbivori e allo stadio adulto nel cane. La trasmissione all’uomo avviene per contatto con le feci del cane infestato. Il parassita si localizza poi negli organi interni (soprattutto fegato e polmoni) dove produce cisti ripiene di liquido (cisti idatidee).
    La rottura delle cisti provoca una reazione anafilattica molto grave, non di rado mortale.

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