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Discussione: Il paradigma vaccinale

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    Re: Il paradigma vaccinale

    Tratto da http://www.comilva.org/il-paradigma-vaccinale/)


    Leading Edge Research Group
    Guida di riferimento per una analisi approfondita del paradigma vaccinale.
    Dall’opera originale: LEADING EDGE MASTER ANALYSIS OF VACCINATION PARADIGM

    (Traduzioni e contributo scientifico dell’Accademia delle Scienze e delle Arti degli Ardenti di Viterbo (Sede Regionale Friuli Venezia Giulia, Centro Accademico Jatzu di Udine) e del dott. Ezio Battistel (2000-2001)
    Copyright;1995, 1996, 1997, 1998: Leading Edge Research Group


    VACCINI VIRALI

    I virus in sé stessi sono delle componenti non viventi di acido nucleico circondate da un rivestimento di proteina.
    Quando un virus entra in una cellula utilizza gli enzimi cellulari per replicars .
    Essi possono quindi essere attivi o assumere una condizione infettiva latente, passiva, all’interno della cellula, in attesa di condizioni ottimali per attivarsi.

    Un virus può rimanere nascosto o latente per molti anni all’interno di un organismo, manifestandosi improvvisamente in modo esplosivo.

    I virus possono infettare piante ed animali, come pure i batteri.
    Il replicarsi del virus all’interno di una struttura cellulare spesso significa la morte della cellula ospitante così che le particelle virali vengono rilasciate attraverso le membrane della cellula distrutta potendo così infettare altre cellule.

    I virus hanno anche la capacità di combinarsi con materiale genetico dei cromosomi contenuti nella cellula ospitante senza peraltro distruggerla.

    Gli acidi nucleici RNA e DNA, le note catene a forma di spirale, contengono i codici ereditari trasferiti geneticamente e dirigono la formazione di varie sostanze proteiche.
    Essi contengono anche pacchetti individuali di informazioni che sono specifiche per ogni specie.

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    Il paradigma vaccinale
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    Re: Il paradigma vaccinale

    Tratto da http://www.comilva.org/il-paradigma-vaccinale/)


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    VACCINI VIRALI

    La “D” in DNA e la “R” in RNA sono caratterizzate dal tipo di molecola di zucchero associata ad essi.

    Il DNA si trova principalmente nei nuclei, ma è anche presente nel citoplasma e nel mitocondrio.

    L’RNA è anch’esso presente nel citoplasma.

    Quando il DNA o l’RNA virale si com bina con il materiale genetico all’interno della cellula, il materiale genetico di origine virale può diventare parte del codice genetico della cellula ospitante, alterando la struttura genetica originale della cellula stessa.

    Nel momento in cui le cellule alterate si replicano il materiale genetico virale codificato può avere effetti sui processi cellulari in modo tale da produrre delle cellule anormali, le quali talvolta possono diventare maligne o cancerogene.

    Un’altra designazione applicabile ai virus è quella di virus lento, caratterizzata da un periodo estremamente lungo di latenza che risulta molto spesso fatale.

    Il morbo di Creutzfed-Jacob (noto anche come variante umana del morbo della MUCCA PAZZZA, n.d.t.) caratterizzato da demenza e da disordini motori convulsivi, è un esempio di un ben noto virus lento, quale è il Kuru, un virus che (prima di fare la triste comparsa in Europa, n.d.t.) ha afflitto una tribù cannibale della Nuova Guinea.

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    VACCINI VIRALI

    Dal momento che le particelle virali si uniscono facilmente con il materiale genetico delle cellule, è abbastanza probabile che generazioni di vaccinazioni siano un cofattore che sta contribuendo al generale declino del sistema immunitario della popolazione del pianeta.

    È interessante notare che l’ossimòronica WHO (OMS) di Ginevra (Ossimòro è un procedimento retorico che consiste nell’accostare ad una parola un’altra di senso contrario, ad es. corri piano, n.d.t.) ha un programma chiamato “Salute per tutti dall’anno 2000″ che “chiede un significativo aumento nella produzione di vaccini virali e di altre sostanze biologicamente attive senza una riduzione di efficacia.”

    Inoltre, ha deciso di sviluppare delle banche di cellule per l’uso nei vaccini per neonati, cellule ricavate da reni di criceto e da reni di scimmia verde africana, le quali contengono notoriamente il famigerato virus # 40 (simian virus, SV-40).


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    Re: Il paradigma vaccinale

    Tratto da http://www.comilva.org/il-paradigma-vaccinale/)


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    PROCESSI DI ATTACCO VIRALE A CONFRONTO: NATURALE E INVASIVO

    Normalmente, l’ingresso naturale di un virus in un organismo si manifesta quando questo viene in contatto con la membrana delle mucose, un sistema che è dotato in sé stesso di propri meccanismi di difesa.
    Il meccanismo immunitario proprio di queste membrane è dovuto alla produzione e al rilascio locale di IgA, che rappresenta un anticorpo di natura ghiandolare o di membrana, ed è molto più abbondante a livello tessutale rispetto al sangue.
    Sembra che l’azione dell’IgA sia quella di rivestire o avvolgere il virus e quindi di neutralizzarlo.

    Con l’iniezione di un vaccino, viceversa, si permette un ingresso virale per un percorso diverso da quello naturale, abbassando la risposta anticorpale propria dei tessuti, bypassando di fatto la prima linea difensiva del corpo.

    Questa prassi, deliberatamente utilizzata, non può portare ad altro che ad un aumento dello stato di malattia dei soggetti interessati, il che garantisce ancora una volta una fonte di reddito per un tempo abbastanza lungo, visti gli effetti dannosi a lungo termine che vengono generati.
    Ecco un altro esempio di attività criminale tenuta nascosta alla pubblica opinione.

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    PROCESSI NORMALI DI PENETRAZIONE VIRALE

    I virus di natura respiratoria entrano nell’organismo attraverso la superficie cellulare dell’apparato respiratorio.
    A meno che l’individuo non disponga di una forte immunità patotropica (membrana superficiale), che normalmente non permane per lungo tempo, avviene il contagio.

    A questo punto, se c’è una presenza rilevante di IgG nel sistema circolatorio del sangue, possono mettersi in moto una maggiore quantità di sistemi protettivi di difesa interni a livello di membrane. Successivamente il virus può entrare, attraverso le ghiandole linfatiche, nell’apparato digerente. Le tonsille rappresentano a questo punto i guardiani principali.

    Probabilmente questa è la vera ragione per cui un “editto medico” richiese la loro rimozione da parecchi anni a questa parte, definendole banalmente come “un organo senza una funzione apparente”.

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  7. Registrato da
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    Re: Il paradigma vaccinale

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    PROCESSI NORMALI DI PENETRAZIONE VIRALE

    Nel caso del virus del vaiolo, e del vaccino avviene una trasmissione da cellula a cellula delle particelle virali: ciò porta ad una progressiva distruzione dei tessuti (necrosi), un processo che normalmente non viene arrestato dalla presenza di anticorpi, ma che viene tuttavia fermato da linfociti immuni sensibilizzati.

    Presumibilmente questo risultato si raggiunge grazie ad una reazione di rigetto (tipo trapianto) di una cellula infettata, per mezzo della quale la sintesi del virus viene interrotta e i virus già formati vengono finalmente neutralizzati dagli anticorpi.

    Altre vie di ingresso attraverso le membrane delle mucose sono rappresentate ad es. da micro-lesioni generate durante eventuali rapporti anali, inoculazioni uterine nel caso di rapporti sessuali durante il periodo mestruale, iniezioni direttamente in vena, attraverso micro-lesioni dei tessuti secretivi della bocca causate da un uso improprio di spazzolini e filo interdentale, ingestione di frammenti (ossa, spine di pesce …) attraverso il cibo, che possono danneggiare il rivestimento intestinale.

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  8. Registrato da
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    Re: Il paradigma vaccinale

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    PROCESSI ANORMALI DI PENETRAZIONE VIRALE MEDIANTE INIEZIONE

    I virus iniettati direttamente nel flusso circolatorio del sangue, sotto il livello della pelle evita l’azione delle immunoglobuline proprie del tessuto e il rivestimento di acido oleico, venendo direttamente a contatto con gli anticorpi presenti nel sangue che hanno il compito di bloccarli e neutralizzarli.

    Stiamo parlando in questo momento di virus naturali, che non sono cioè il risultato dell’ingegneria genetica.

    L’organismo umano produce a livello di prima linea difensiva l’immunoglobulina A (IgA), che contrasta i virus artropodi o veicolati dagli insetti, che sono introdotti grazie al processo di succhiamento del sangue e attraverso la puntura iniettati direttamente nel sangue o nella linfa.

    In altre parole, la natura dispone di appropriate difese contro i virus dei predatori purché l’attacco avvenga attraverso le vie naturali.

    I problemi vengono fuori quando i virus che normalmente devono seguire questo percorso, sono somministrati per via intramuscolare o sottocutanea.

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  9. Registrato da
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    Re: Il paradigma vaccinale

    Tratto da http://www.comilva.org/il-paradigma-vaccinale/)


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    VACCINI BATTERICI

    Uno dei primi vaccini prodotti da batteri è quello contro la difterite.

    Un procedimento tipico di preparazione prevede che nei cavalli venga introdotto con una iniezione il batterio della difterite; nel sangue dell’animale si produce il siero.

    Un’altra modalità consiste nell’utilizzo di una miscela tossina-antitossina che combina la componente tossica e l’antidoto nello stesso preparato; una serie di reazioni “preoccupanti” causate dall’utilizzo del siero di cavallo, ha stimolato lo sviluppo di un vaccino antidifterico a partire da tossoidi, che sono sostanzialmente delle tossine rese teoricamente inoffensive per mezzo della combinazione con agenti chimici.

    I tossoidi della difterite sono stati introdotti fin dal 1920, utilizzando come agente chimico la formaldeide, una sostanza cancerogena, normalmente utilizzata nelle operazioni di imbalsamazione.


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  10. Registrato da
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    Re: Il paradigma vaccinale

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    VACCINI BATTERICI

    Il vaccino trivalente DTP, di cui parleremo più ampiamente, utilizza una combinazione di tossoidi di difterite e tetano, unitamente a cellule integre del batterio della pertosse, il tutto a formare un singolo vaccino del quale è stata sufficientemente provata la pericolosità, specialmente per i bambini con un sistema immunitario e il rivestimento mielitico dei nervi ancora in via di formazione: le conseguenze tristemente note vanno dai danni cerebrali, paralisi encefalitiche e morte.

    Il vaccino DTP viene prodotto prendendo il batterio del tetano ed inoculandolo in un brodo di coltura a base di destrosio, infuso di cuore di manzo, sale e caseina.

    Anche i batteri della difterite sono addizionati ad un miscuglio simile.
    Dopo che le tossine velenose sono state prodotte in ciascun recipiente, il brodo viene filtrato per essere additivato con formalina (cancerogeno) nel vano sforzo di attenuare i microrganismi.


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  11. Registrato da
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    Re: Il paradigma vaccinale

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    VACCINI BATTERICI

    Quindi viene aggiunto alcool metilico (velenoso) per far precipitare gli stessi tossoidi (in forma solida, non solubile) che vengono essiccati e ottenuti in forma di polvere e finalmente miscelati con glicerina.

    Il batterio della pertosse viene ucciso chimicamente, per mezzo di una sostanza chimica a base di mercurio (velenoso) chiamata “Thimerosal”, con l’aggiunta di idrossido di alluminio (altro metallo pesante altamente tossico) e solfato di potassio.

    Il risultato di codesta miscela viene definito il vaccino DTP, iniettato di routine nei bambini, dopo essere stato testato sui topi al fine di determinarne il giusto dosaggio per ottenere la sopravvivenza del 50% del lotto sperimentale delle cavie.
    I disordini neurologici minimi (MBD) prodotti da una tale operazione si riflettono puntualmente nel quadro criminale crescente della nostra odierna società.

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  12. Registrato da
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    Re: Il paradigma vaccinale

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    VACCINI BATTERICI

    In un successivo passo tratteremo questo problema per cui, a dispetto del fatto di essere a conoscenza dei danni cerebrali che i vaccini producono fin dal 1926 e che l’MBD genera comportamenti aberranti nella direzione di una attività criminale.
    Le autorità continuano ad ignorare i fatti e anzi, promuovono e mantengono con sempre maggior vigore queste iniziative (in una sorte di produzione Hegeliana di aberrazione sociale che permette di giustificare un sempre maggiore controllo sulle masse).

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  13. Registrato da
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    Re: Il paradigma vaccinale

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    PASSAGGI IN SERIE DI COMPONENTI VACCINALI ATTRAVERSO SUBSTRATI CELLULARI DI ORIGINE ANIMALE

    Secondo il paradigma vaccinale promulgato dalle compagnie farmaceutiche, il passaggio di virus attraverso linee cellulari di origine animale è necessario al fine di ridurre la tossicità del virus verso l’organismo umano.

    Questa convinzione è però in contrasto con l’evidenza dei fatti.

    Per citare un esempio fra i tanti, prima degli anni ’40 ci fu una compagna vaccinale nell’Africa Occidentale, all’epoca sotto il dominio Francese, per l’immunizzazione della popolazione locale verso la febbre gialla.

    Il virus fu fatto passare attraverso una linea di colture cellulari ottenuta da topi, per ben 258 volte: la preparazione finale venne usata per inoculare 10.000 persone (anno 1944).

    Ne risultarono più di 100 casi clinici accertati con danni cerebrali (uno su 1.000) e ben 18 decessi (1 su 5.555).

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    LE CONTAMINAZIONI DELLE COLTURE DI VACCINO CON IL VIRUS SV-40

    Nel 1960 si scoprì che milioni di dosi di vaccino antipolio prodotte agli inizi degli anni ’50, a partire da colture cellulari di reni di scimmia, erano infettate dal Simian Virus N. 40 (SV-40), che fu rilevato sia nel vaccino tipo Salk che in quello Sabin.

    L’SV-40 è resistente agli effetti neutralizzanti della formalina (un adiuvante germicida, ma anche un potente cancerogeno) che accompagna il vaccino.

    Questo virus fu trasmesso, tramite la vaccinazione, a milioni di persone: ora fa parte del loro patrimonio genetico.
    In effetti l’SV-40 è un tipico esempio di “Polioma Virus a DNA”.

    I Polioma (parola che indica “molti tumori”) Virus sono causa di infezioni continue, in virtù delle quali vengono distrutti i tessuti, si integrano nel patrimonio genetico dell’organismo che li ospita, hanno la capacità di operare mutazioni nelle cellule, possono riprodursi venendo a contatto con un “virus aiutante”, permettono la replicazione separata del genoma virale, possono generare una risposta immunitaria e possono indurre direttamente forme di tumore maligno.

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    LE CONTAMINAZIONI DELLE COLTURE DI VACCINO CON IL VIRUS SV-40

    È sorprendente come questi virus, in possesso di un patrimonio genetico così limitato, riescano a produrre danni di questa portata.
    Con i Polioma Virus diventa praticamente impossibile rintracciare il genoma virale, una volta che questo si integra al patrimonio genetico dell’organismo ospitante.
    Così esso può ricomparire qualora le cellule modificate si combinino con altre naturalmente predisposte verso il virus SV-40 o altri Polioma Virus.

    Non sono stati condotti molti studi statistici (per ovvi motivi di opportunità) atti a determinare i vari effetti collaterali “a lungo termine” della immunizzazione contro la polio: in ogni caso è oramai noto che i vaccini somministrati agli esseri umani prima del 1962 contenevano il virus SV-40.

    Questo fu documentato in un articolo di “Science”, una rivista della “American Association for the Advancementof Science” – pubblicato nel 1969 -. L’articolo, del dott. Joseph Fraumeni, dal titolo “Simian Virus 40 in polio vaccine: follow-up of newborn recipients”, sostiene che il virus SV-40 aveva contaminato, senza essere rilevato, i vaccini virali prodotti, prima del 1962, con l’utilizzo di colture cellulari provenienti da tessuti renali di scimmia.

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    LE CONTAMINAZIONI DELLE COLTURE DI VACCINO CON IL VIRUS SV-40

    In realtà il virus fu scoperto, dal dott. Hillmann, ancora nel 1960 e non si è mai capito né il perché di questi due anni di ritardo nel riconoscimento ufficiale, né i successivi anni di silenzio della comunità scientifica internazionale, fino al 1969.

    Abitualmente, la parola “contaminazione”, con riferimento particolare ai vaccini, viene definita come qualche cosa di estraneo al processo di produzione”, non permettendo quindi di comprendere il fatto, peraltro inquietante, che il virus SV-40 esisteva in verità nelle colture utilizzate per la sintesi del vaccino antipolio stesso. L’SV-40 è un virus oncogeno.

    Secondo quanto riporta l’articolo di Fraumeni, dal 1960 al 1962 il vaccino antipolio fu somministrato in varie forme a circa 1077 neonati presso il “Metropolitan General Hospital” di Clieveland, durante uno studio che avrebbe dovuto accertare la possibilità di indurre una immunità di tipo attivo verso la poliomielite in presenza di anticorpi di origine materna.

    I bambini nati a termine, furono assegnati, con il consenso dei genitori, ad uno dei sei gruppi di studio: 925 bambini ricevettero un vaccino antipolio orale con virus attenuato.

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    LE CONTAMINAZIONI DELLE COLTURE DI VACCINO CON IL VIRUS SV-40

    Alcuni di questi ricevettero delle dosi massicce di virus SV-40 dopo poche ore dalla nascita.
    Ai rimanenti 152 venne iniettato un vaccino antipolio inattivato ad alto dosaggio, con una più bassa concentrazione di SV-40 rispetto al preparato orale.

    In seguito, tutti i bambini ricevettero delle dosi di richiamo mediante iniezione di vaccino antipolio da virus attenuato o inattivato (o entrambe le tipologie) che presumibilmente conteneva SV-40.

    Occorre precisare che sono stati fatti più tentativi, a partire dal 1964, per conoscere la sorte di questi bambini, ma non è stata una impresa certamente facile, dal momento che si trattava sostanzialmente di famiglie disagiate sotto l’aspetto socioeconomico, con una elevata mobilità sul territorio e, non a caso, prevalentemente di razza nera.

    Analizzando questa sperimentazione appare evidente l’assoluta mancanza di logica del metodo: innanzitutto lo scopo dello studio era quello di “stabilire la formazione di anticorpi nei neonati vaccinati”, ma, senza tenere conto della definizione stessa di “studio empirico”, non venne utilizzato nessun “gruppo di controllo”, in modo tale da rendere possibile una simile valutazione.

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    Re: Il paradigma vaccinale

    Tratto da http://www.comilva.org/il-paradigma-vaccinale/)


    Leading Edge Research Group
    Guida di riferimento per una analisi approfondita del paradigma vaccinale.
    Dall’opera originale: LEADING EDGE MASTER ANALYSIS OF VACCINATION PARADIGM

    (Traduzioni e contributo scientifico dell’Accademia delle Scienze e delle Arti degli Ardenti di Viterbo (Sede Regionale Friuli Venezia Giulia, Centro Accademico Jatzu di Udine) e del dott. Ezio Battistel (2000-2001)
    Copyright;1995, 1996, 1997, 1998: Leading Edge Research Group


    LE CONTAMINAZIONI DELLE COLTURE DI VACCINO CON IL VIRUS SV-40

    In secondo luogo, le analisi successive furono condotte a stabilire la mortalità, ma non il complessivo stato di salute dei soggetti vaccinati

    Inoltre la scheda predisposta per il consenso dei genitori indicava chiaramente come “non ci fossero dei rischi connessi alla sperimentazione”: nulla veniva indicato circa la composizione dei vaccini o la loro pericolosità

    La domanda che sorge spontanea è quindi: – fu negligenza o incompetenza del ricercatore o piuttosto una chiara e consapevole volontà di osservare degli effetti negativi già noti? -

    L’evidenza dei fatti fa propendere per la seconda ipotesi come la più credibile: in questo caso saremo di fronte senza dubbio ad un atto criminale
    L’SV-40 è un virus a DNA. Uno studio su questi virus, portato a termine nel 1966 e pubblicato in una edizione del 1967 della rivista “American Journal of Phatology”, dimostra chiaramente la relazione fra questi e il cancro

    Questi virus, contenenti DNA, una volta inoculati in animali da laboratorio appena nati, inducevano tumori.
    In particolare i virus appartenenti al gruppo dei PAPOVAVIRUS, un polioma dei topi, l’SV-40, e tutti gli ADENOVIRUS sono attualmente riconosciuti come agenti oncogeni (cancerogeni), se testati con questo metodo

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    LE CONTAMINAZIONI DELLE COLTURE DI VACCINO CON IL VIRUS SV-40

    In un articolo di M. A. Israel, “Molecular Cloning of Polyoma Virus DNA in E-Coli”, pubblicato sulla rivista “Science” nel 1979, viene descritto l’utilizzo di polioma del DNA nella clonazione molecolare in E-Coli, con l’intento di produrre virus oncogeni.

    Sono sufficienti dalle 10 alle 20 particelle di polioma per cellula per produrre una forma tumorale.

    La ricerca individua una caratteristica insolita per questi virus, ovvero il fatto che i tumori che ne derivano sembrano essere esenti da virus, rendendo praticamente impossibile stabilirne la causa virale.

    Si stima che nel mondo, più di 500 milioni di persone siano state contaminate con il virus SV-40 grazie ai vaccini.

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    L12 ’SV-40: UNA PARTE INTEGRANTE DEI PRODOTTI DELLA INGEGNERIA GENETICA

    Nel produrre una sostanza con l’ausilio dell’ingegneria genetica, un ruolo chiave nel processo è riservato alla sonda, plasmide o vettore, che può essere definito come un tipo particolare di struttura molecolare che permette il passaggio di DNA all’interno del patrimonio genetico dell’organismo utilizzato per produrre geneticamente quella sostanza.

    Alcuni degli ultimi ritrovati dell’ingegneria genetica in commercio sono quelli utilizzati nei “vaccini contro l’AIDS”.
    Molte di queste “sonde vettore” contengono SV-40 o parti di esso, come componenti della propria struttura.
    L’SV-40 riveste quindi un ruolo attivo molto importante.

    Passando in rassegna i vari simposi di ingegneria genetica, si scopre la sua importanza come fattore chiave nella ricombinazione dei virus con materiale genetico (ingegneria genetica ricombinante).
    Grazie alle sue caratteristiche di base, questo derivato è in grado di assimilare con una certa facilità molte altre specie di virus.

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    Re: Il paradigma vaccinale

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    L12 ’SV-40: UNA PARTE INTEGRANTE DEI PRODOTTI DELLA INGEGNERIA GENETICA

    Nella letteratura scientifica specializzata l’SV-40 viene definito “Plasmide PMV104″, ma non è altro che una escamotage per mascherare la relazione diretta con questo pericolosissimo virus.

    L’azione di queste sostanze nell’organismo si può paragonare a quella del DMSO (farmaco usato nella cura del cancro), ovvero come quella di un veicolo per il trasporto di altre sostanze all’interno di un sistema cellulare altrimenti ben protetto.

    Questa può essere una delle ragioni principali che possono spiegare le reazioni avverse e la contemporanea sensibilizzazione verso gli agenti inquinanti presenti nell’ambiente che compaiono dopo una vaccinazione.

    A sostegno di questa linea di pensiero c’è un articolo del 6 gennaio 1962, della rivista “Science Newsletter” nel quale si sostiene come i comuni virus presenti nella specie umana agiscano da veicolo nella formazione del cancro grazie alla combinazione con agenti chimici cancerogeni: altri studi hanno confermato questa teoria, secondo la quale, quindi, la presenza di sostanze cancerogene in quantità estremamente basse possono causare la formazione di tumori qualora siano in grado di venire a contatto con particolari virus.

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