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La cefalea da tensione muscolare, molto frequente, è dovuta ad errori di postura, a situazioni di stress che inducono prolungate contrazioni muscolari e disturbi della vista.
La cefalea psicogena è quella che colpisce in prevalenza i soggetti depressi ed in marcate situazioni di stress.
Si è osservato che in tali condizioni vi è una riduzione dell’attività elettrica della corteccia e che la serotonina, mediatore chimico a livello cerebrale, determina massicce crisi vasomotorie in grado di scatenare il dolore.
Analogo effetto ha anche un altro mediatore prodotto dalle cellule nervose, la sostanza P, che può agire sui vasi sanguigni ed attivare il dolore.
In tal senso, anche l’emicrania, che si accompagna sempre a disturbi vasomotori, può avere una componente psicogena.
L’emicrania colpisce il 15-20% degli uomini e il 25-30% delle donne tra i 20 e i 40 anni di età.
Nelle donne si aggrava nel periodo mestruale con scomparsa dei sintomi nel corso della gravidanza e della menopausa.
Il dolore generalmente colpisce la fronte, le tempie, l’orbita, è forte e pulsante su uno o entrambi i lati della testa, è frequentemente preceduto da segnali di avvertimento, la cosiddetta “aura”, che si manifesta prima dell’attacco come annebbiamento della visione o punti luminosi davanti agli occhi, ansia, stanchezza, pensiero disturbato, intorpidimento o formicolio ad un lato del corpo.
Al dolore si associano nausea, fotofobia (fastidio per la luce ndr), lacrimazione. Le estremità spesso sono fredde ed il soggetto di solito è irritabile, cerca di stare isolato.
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La durata di un attacco varia da alcune ore a svariati giorni e può ripetersi da parecchie volte al mese a poche volte all’anno.
Per quanto concerne la sua eziologia, l’emicrania è dovuta ad un’alterazione funzionale della circolazione cranica.
I sintomi iniziali, come i disturbi visivi e le parestesie (formicolii, etc), sono dovuti ad una vasocostrizione dei vasi cerebrali, il dolore è causato invece dalla dilatazione delle stesse arterie.
In generale, sembrano esistere molte correlazioni fra emicrania, disturbi psichici come la depressione e funzioni ormonali, soprattutto nella donna.
Vi è una stretta relazione tra il mal di testa e l’alimentazione.
Alimenti come cioccolato, formaggio, birra e vino scatenano attacchi di emicrania in molti soggetti, in particolare in coloro che hanno livelli particolarmente bassi di un enzima piastrinico, il fenolsulfotransferas e, che normalmente scinde alcuni composti, le amine vasoattive, presenti in questi alimenti.
Il vino rosso contiene sostanze che sono potenti inibitori di questo enzima, quindi può scatenare emicranie soprattutto se viene consumato insieme ad alimenti ricchi di queste amine, come il formaggio.
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Ricerche recenti hanno poi evidenziato che anche le intolleranze alimentari giocano un ruolo determinante nella genesi dell’emicrania, dal momento che l’individuazione e l’esclusione degli alimenti allergenici o non tollerati eliminano o riducono nettamente i sintomi di tale affezione nella maggior parte dei soggetti.
Gli alimenti più frequentemente chiamati in causa sono il latte vaccino e derivati (60-65% dei casi), il frumento e soprattutto il glutine, il cioccolato, le uova, gli agrumi, i pomodori, gli additivi alimentari, talora il pesce.
Pertanto oltre a seguire un’alimentazione sana che prevede cibi naturali e biologici, ricca in verdure crude e cotte, cereali integrali, frutta e proteine vegetali (oltre ad una minima parte di proteine di origine animale per chi lo desidera), è indispensabile individuare se ci sono degli alimenti verso i quali si è allergici o intolleranti.
Innanzitutto va fatta un’importante distinzione tra allergia e intolleranza alimentare.
L’allergia alimentare è la reazione dell’organismo su base immunologica, mediata da anticorpi precisi (Ig E), evidenziabile con il RAST test all’ingestione di un alimento o di un additivo. Si manifesta con effetti immediatamente verificabili (fragole = orticaria, etc).
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L’intolleranza alimentare è la reazione dell’organismo su base immunologica, mediata da anticorpi diversi, non IgE ma IgA, non evidenziabile con il RAST test all’ingestione di un alimento o di un additivo.
Si manifesta con effetti subdoli, tardivi, insidiosi, come una specie di veleno che si accumula e provoca sintomi non immediatamente riferibili alle sostanze responsabili.
L’esistenza di un’intolleranza alimentare comporta un’azione di disturbo sul sistema immunitario con la conseguente caduta delle capacità difensive dell’organismo.
In altre parole, la reazione immunitaria che si viene a creare determina una drastica riduzione in circolo delle IgA, gli anticorpi interessati dal processo, ed il soggetto potrà ammalarsi alle vie respiratorie, al sistema gas****ntestinale, soffrire dei disturbi più atipici, compresa appunto l’emicrania.
Una dipendenza psichica nei confronti dell’alimento causa dell’intolleranza è spesso così rilevante da procurare, se questo manca per un periodo superiore a tre giorni, sintomi fisici e psichici simili ad una crisi di astinenza.
Questo effetto può essere spiegato con la liberazione di neurotrasmettitori particolari indotti dalla reazione immunitaria che procurano un immediato senso di benessere in grado di mascherare inizialmente tutti gli effetti negativi della reazione stessa.
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Il meccanismo di azione capace di spiegare una così ampia varietà di sintomi può essere il cosiddetto malassorbimento alla rovescia, cioé il passaggio di macromolecole allergizzanti attraverso la barriera intestinale dovuto alla riduzione delle IgA impregnate dalla sostanza allergizzante e all’aumentata permeabilità della barriera intestinale stessa.
Si innesca così la risposta di difesa del sistema immunitario che non si limita all’episodio specifico, ma viene riattivato ad ogni successiva introduzione dell’allergene in causa.
Si tratta di una vera e propria sensibilizzazione verso un alimento. L’alterata permeabilità intestinale può essere causata, oltre che dalla diminuzione delle IgA in circolo, da vari fattori quali: stress, fatti gastroenterici, parassitosi intestinali, malattie virali, terapie antibiotiche, cortisoniche e immunosoppressive, lassativi.
Per evidenziare le intolleranze alimentari si usano i seguenti metodi:
- il test citotossico che si effettua mettendo direttamente a contatto l’allergene (sostanza sospetta) con i globuli bianchi del soggetto;
- metodiche bioelettroniche (Vega test, Voll, Mora, etc);
- metodiche kinesiologiche. Il test kinesiologico è immediato e si effettua esercitando una pressione sull’avambraccio: la caduta della forza muscolare che si verifica all’atto della somministrazione o del contatto con la sostanza potenzialmente tossica rivela l’intolleranza.
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Dunque è indispensabile valutare la presenza di eventuali intolleranze alimentari ed evitare completamente i cibi in causa per quattro mesi;
dopodiché questi verranno gradualmente reintrodotti.
Oggi il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari è in costante aumento.
Ciò si ritiene dovuto a vari fattori:
- all’aumento dello stress cui è sottoposto il sistema immunitario per l’inquinamento chimico dell’aria, dell’acqua, del cibo;
- allo svezzamento anticipato e quindi all’introduzione precoce di alimenti solidi nella prima infanzia;
- alla manipolazione genetica delle piante che dà origine a cibi ad alta potenzialità allergizzante;
- alla tendenza crescente a consumare una varietà di alimenti sempre minore.
Una persona fortemente intollerante ad un alimento dovrebbe infatti prestare attenzione anche a non consumare cibi della stessa famiglia alimentare per molti giorni consecutivi.
Si è infatti rilevato che un elevato consumo di cibi tutti appartenenti alla stessa famiglia può provocare allergie.
Per questo motivo si raccomanda di variare la dieta il più possibile.
In generale, una buona rotazione dei vari alimenti è molto utile non solo perché evita l’insorgere di intolleranze, ma anche perché fornisce all’organismo una grande varietà di sostanze e di “informazioni”.
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In base a quanto finora esposto, emerge dunque un dato confortante: dalle intolleranze alimentari si può guarire!
È necessario però ricostituire una buona flora batterica intestinale e ripristinare una normale permeabilità di membrana, riequilibrare l’intero apparato digerente e in particolare il fegato, eliminare le cause di eccessivo stress ed intervenire sull’asse neuroendocrino.
Ciò si realizza assumendo rimedi naturali, abbinando tecniche terapeutiche di riequilibrio, curando la propria alimentazione.
Ultima modifica di francyfre; 27/12/2011 alle 10:50
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Emicrania
Salve a tutti, scrivo perchè il mio compagno da circa 10 anni soffre di emicrania e mi piacerebbe avere da voi pareri e consigli.
Premetto che non si tratta di cefalea a grappolo e che i suoi sintomi somigliano all'emicrania cronica.
Ultimamente ha dolori anche due, tre volte a settimana.
Finalmente sono riuscita a convincerlo per una visita neurologica ma è contrario a prendere farmaci ed anch'io più di lui (assume antidolorifici solo quando le crisi avvengono durante il giorno, se arrivano la sera dorme e l'indomani è passata).
Ho fatto una piccola ricerca su internet ed ho trovato interessanti, in sostituzione dei farmaci convenzionali, il partenio ed il salice.
Visto però che il medico non è molto preparato sulla fitoterapia chiedo se secondo voi possono andar bene queste droghe, se qualcuno le usa o le ha usate, se possono fare interazione se prese insieme oppure se sapete dell'esistenza di altre cure efficaci.
Grazie
Ultima modifica di anna1401; 28/07/2009 alle 16:35
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mal di testa
buonasera
non so dove postare la mia richiesta e per evitare di creare un altra discussione o 3d o nn so come si chiamino per evitare di occupare spazi scrivo qui che alla fine è una discussione aperta da me.
mi rivolgo soprattutto al dottore ma ammetto che la mia richiesta mi imbarazza alquanto.
ora mi spiego...da un po di tempo accuso una specie mal di testa sul lato dx della testa..saltuario... ma ci faccio caso sempre piu' spesso...in effetti non e' un vero e proprio mal di testa (ed e' questa la cosa che me lo fa apparire strano), è piu' una sensazione...strana. .in effetti e' come una percezione di quella parte della testa (una zona di un diametro di circa 4 cm sul lato dx al di sopra dell orecchio pressapoco), a volte sembra leggermente caldo.
ora premetto che sono molto molto...molto
stressata soprattutto, ma nn solo, a causa del lavoro ma quello che mi frulla in testa ( e non posso farne a meno) è la paura di un tumore...
non so perche', non so quand'e' normale sospettarne, non so quando si puo' essere in diritto di sospettarne per la prima volta, pero' anche se mi vergono appunto a dirlo e cosi'.
quindi vorrei capire che devo fare? vado dal dottore e gli ordino una TAC? (come al bar si ordina un caffe?
) seriamente quali sono i metodi di indagine che posso attuare? come si controllano queste cose qui?
ps. cmq se vado dal mio dottore e gli dico: dottore ho mal di testa..lui naaa non e' nienteeee..tranquill a..(ovviamente testato su parenti e amici x sfariati fastidi reali!!!)..
beh grazie in anticipo a chi nn mi dira' bahhhhh non e' niente..
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