Questa discussione dal titolo Punture di INSETTI è all'interno del forum Malattie, Sintomi e Consigli; I CALABRONI
Facilmente riconoscibili per il loro corpo prevalentemente glabro e per l' addome con bande gialle ...
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Punture di INSETTI
I CALABRONI
Facilmente riconoscibili per il loro corpo prevalentemente glabro e per l' addome con bande gialle e nere. Alcune specie di questi imenotteri, stanno aumentando nei centri urbani, grazie alla disponibilità di sostanze alimentari ivi reperibili ( rifiuti organici, immondizie, ecc...). Per la stessa ragione, nelle aree non antropizzate, risultano abbondanti nei pressi camping, abitazioni, ecc....
Le vespe calabroni, utilizzano il loro pungiglione per uccidere le prede e per difendersi. Il pungiglione è associato a ghiandole velenifere.
A differenza del pungiglione delle api, che è vistosamente seghettato e che a sua volta conficcato nella pelle, non essendo più estraibile conduce a morte l' insetto, il pungiglione delle vespe è quasi liscio, cosicché le vespe possono pungere ripetutamente le loro vittime.
Ultima modifica di anna1401; 23/06/2008 alle 16:59
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Il veleno dei calabroni, contiene ialuronidasi, fosfolipasi e una specifica proteina chiamata antigene 5. La puntura provoca un forte dolore con intenso arrossamento e, a volte, anche febbre.
La puntura delle vespe e dei calabroni può essere molto pericolosa per l' uomo, soprattutto se il veleno è iniettato in vaso sanguigno e se la vittima è particolarmente sensibile. Se la puntura avviene nella bocca, nel naso o sul collo si può avere un rapido gonfiore delle mucose con morte per soffocamento. Non è trascurabile inoltre, il numero di incidenti automobilistici causati dalla presenza accidentale di una vespa nell' abitacolo. Le specie più comuni nei pressi delle abitazioni sono: la vespa comune, Vespula volgaris, la vespa germanica, Vespula germanica del genere Vespula, ed il calabrone Vespa crabro del genere Vespa.
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Queste specie di insetti sociali hanno un comportamento simile tra loro. A differenza delle api, che accumulano riserve alimentari per l' inverno, una colonia di vespe vive solo la stagione estiva, alla fine della quale tutti gli insetti muoiono, salvo le giovani regine che, dopo essere state fecondate dai maschi prodotti nell' ultima generazione, cercano un rifugio ove passare l' inverno in uno stato di "ibernazione"( diapausa ). In primavera ogni nuova regina costruisce un nuovo nido in un luogo riparato e sicuro, completandolo per stadi successivi. Con un impasto cellulosico di consistenza cartacea ottenuto dalla masticazione di pezzettini di legno, costruisce la prima unità di forma sferica delle dimensioni di una noce aperta in basso. Nell' interno pone 10-20 uova, ognuna in una cella esagonale.
La regina provvede alla nutrizione delle larve che maturano in circa un mese. Da queste larve nascono le operaie
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Mentre la regina si occuperà in seguito solo della deposizione delle uova, le operaie si occuperanno di ingrandire il nido e di alimentare le uova larve.
Il nido assumerà l' aspetto di un involucro, contenenti più strati sovrapposti di cellette esagonali, che alla fine della stagione potrà contenere oltre 5000-10000 individui secondo la specie. Alla fine dell' estate, quando le vespe sono più numerose ed hanno terminato il loro compito di nutrire le larve, occupandosi esclusivamente della propria nutrizione vanno alla ricerca di sostanze zuccherine, entrano nelle abitazioni e parimenti nelle pasticcerie, nei mercati ove attaccano la frutta matura. Le vespe del genere Polistes sono frequenti soprattutto in campagna e in vicinanza di vigne e frutteti; costruiscono nidi formati da un unico strato di celle esagonali sospese per un peduncolo dai rami, alle grondaie e sotto i tetti e formano colonie numericamente piuttosto modeste.
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come e dove nidificano
Gli imenotteri aculeati (vespe e calabroni) sono animali sociali ed annuali: vivono in comunità e solo una stagione.
E' necessario conoscere alcune notizie essenziali sulla formazione dei favi:
- inizio nidificazione: tarda primavera;
- massimo sviluppo: piena estate;
- costruzione del nido: materiali di cellulosa.
Al fine di ridurre la probabilità che si possano formare i nidi in situazioni comportanti pericolo per persone ed animali, la prima azione da adottare è quella preventiva.
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Le zone preferite per nidificare sono quelle calde, tranquille, riparate ed abbandonate ed in particolare:
- nelle abitazioni mura perimetrali
controsoffitti
camini
solai/sottotetti/cornicioni
cassonetti tapparella
- nelle zone rurali fienili
legnaie
depositi agricoli
ceppi/alberi cavi
- nei cimiteri edicole funerarie
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Per un'efficace opera di prevenzione occorre adottare i seguenti accorgimenti:
Abitazioni
- MURI PERIMETRALI: controllare le pareti che presentano fessure, cavità e buchi in corrispondenza di intercapedini (tamponare con sigillante idoneo);
- FINESTRE E PORTAFINESTRE: controllare i cassonetti degli avvolgibili; installare zanzariere alle finestre o spruzzare nei cassonetti insetticida nei casi di fenomeni ricorrenti:
- CONTROSOFFITTATURE: verificare i rivestimenti ed i ribassamenti nei locali mansardati (sigillare con prodotti isolanti);
- CAMINI: pulizia periodica delle canne fumarie (disporre una rete metallica a maglie fitte attorno alla parte terminale di quelle non utilizzate, ricordando di rimuoverla in caso di rifunzionamento);
- SOLAI E SOTTOTETTI: controllare e pulire periodicamente
Zone rurali
- FIENILI, PAGLIAI, LEGNAIE E DEPOSITI AGRICOLI: verificare l'orditura di copertura, controllare lo stoccaggio dei materiali e gli attrezzi agricoli;
- CEPPI: rimuovere il ceppo;
- ALBERI CAVI: sigillare le cavità se non rimuovibili
Cimiteri
- EDICOLE FUNERARIE: sigillare le eventuali cavità o fessure con materiali idonei; controllare il fissaggio della lapide e la copertura
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Cosa fare in caso di punture
.Applicare ghiaccio sulla parte colpita per limitare l’infiammazione. Estrarre con cura il pungiglione, se questo è rimasto all’interno dell’epidermide, usando una pinzetta sterile e dopo aver disinfettato con cura l’area circostante (con acqua ossigenata o soluzione disinfettante).Appli care inoltre una crema antistaminica, se la pelle non è screpolata, e assumere antinfiammatori per bocca o per supposta, in caso di dolore intenso o forte infiammazione. Se si è a rischio allergico, portare sempre un kit con puntura predosata di adrenalina nelle gite in campagna.
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Il pungiglione
Il veleno presente nei pungilioni degli imenotteri contiene sostanze con attività
tossiche e irritanti, che provocano immediatamente una sensazione di dolore gonfiore e arrossamento. Le sostanze allergizzanti, provocano, in soggetti geneticamente predisposti, reazioni gravi e shock-anafilattici, effetti che insorgono entro pochi minuti dalla puntura aggravandosi rapidamente.
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Interventi di bonifica
Per prima cosa individuare l'ubicazione del favo. Seguire le frequenti traiettorie di volo che compie l'insetto, in quanto tende a raggiungere il nido frequentemente.
Una volta individuato il nido, occorre valutare le condizioni per eliminarlo onde definire la competenza dell'intervento.
Gli interventi devono essere eseguiti preferibilmente di sera, quando tutti gli individui sono all' interno del nido. Se il nido è in un muro della casa si deve evitare di cementare l' uscita verso l' esterno, in quanto le vespe possono aprirsi un uscita alternativa verso l' interno dell' abitazione.
Sono da preferirsi insetticidi ad alto potere abbattente in soluzioni petro-oleose. Durante l' operazioni è consigliabile usare una tuta completa da apicoltore. I trattamenti vanno effettuati con potenti pompe a pressione, mirando esclusivamente al nido, con conseguente distruzione.
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Nasce una leggenda
Secondo l’ingegnere aeronautico John McMastes, la storia del calabrone iniziò a circolare in Germania negli anni Trenta del secolo scorso e precisamente all’università di Göttingen: proprio il luogo in cui Ludwig Prandtl (1875-1953) gettò le basi della moderna fluidodinamica.
Secondo McMastes, il primo a proporre questo enigma fu un professore svizzero, da tempo scomparso, che aveva svolto studi pionieristici sulla dinamica dei gas a velocità supersoniche nel corso degli anni Trenta e Quaranta. La storia vuole che durante una cena questo scienziato ebbe una conversazione con un collega biologo il quale gli pose la domanda fatidica: "che proprietà aerodinamiche avevano le ali dei calabroni per permettere loro di volare".
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Lo scienziato fece alcuni rapidi calcoli, immaginando che le ali di questi insetti fossero lisce e prive di increspature. Le conclusioni furono sorprendenti: in base ai calcoli, i calabroni non dovevano essere in grado di sostenersi nell’aria! Evidentemente qualcosa non tornava. Ben presto lo studioso tedesco si accorse che l’errore risiedeva nella sua assunzione di partenza: come un esame al microscopio gli aveva confermato, le ali di questi insetti non erano affatto lisce. Ormai era troppo tardi per arrestare il mito dell’impossibilità del volo del calabrone che aveva iniziato a propagarsi di bocca in bocca, anche grazie all’aiuto di giornalisti e divulgatori scientifici.
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Detto...
"Tri santoun, una cum'nioun" (tre santoni, una comunione)
E' un vecchio detto borgotarese: basta la puntura di tre calabroni (Vespa Crabro) per dover vedere somministrare una comunione; purtroppo durante una messa funebre.
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Morire non d'amore,ma di puntura....
Inizialmente....con il tuo primo post,credevo che stavi scrivendo di un altra specie di calabroni
!!Sarà l'eta,che mi fa essere sospettosa
.Ma quando ho letto di strisce gialli e neri,ho capito che parlavi di veri calabroni....e non della specie che incomincia a ronzare in spiaggia.La specie "palestrato",e in boxer o slip(anche imbottito)
Ma di puntura di calabrone sono una sopravissuta!In campeggio,inavvertit o...sedetti su un calabrone.La mia coscia diventò tutto rosso,e il dolore era terribile.Avevo solo la vecchia Lasonil,per aiutarmi!Cmq,storia affascinante quella del volo,del calabrone
Meno allegro il finale.....poter morire con 3 punture....terribile .
Il futuro è oggi....
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nartro metodo
ecce ppure nartro metodo, da omo a omo pe sbarazzasse de sti gavaroni
se pone er gavarone ar centro der bersajo ecce se può spara' solo ner core guardannolofisso nej occhi: ser gavarone emprora pietà ce se deve cuncede lagrazzia, eppure se cià moje e ffiji
monny
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per calimero
Cara calimero anch’io, sporadicamente , ho avuto a che fare con qualche calabrone ...
Ma fortunatamente non ho mai avuto incontri ravvicinati con quello di tipo “insetto”, come purtroppo hai avuto tu!
I calabroni volano piano, sono goffi, e ci lasciano il vantaggio di studiare le loro mosse e le loro intenzioni !
Così possiamo facilmente tenerli sotto controllo ed evitarli!
Molto più pericoloso, come abbiamo visto nell’articolo, l’attacco a sorpresa!...
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per monny

Originariamente Scritto da
monny1
ecce ppure nartro metodo, da omo a omo pe sbarazzasse de sti gavaroni
se pone er gavarone ar centro der bersajo ecce se può spara' solo ner core guardannolofisso nej occhi: ser gavarone emprora pietà ce se deve cuncede lagrazzia, eppure se cià moje e ffiji
monny
Bravo! Anche lui avrà un suo ruolo nella vita...
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ZANZARE ... altro disturbo estivo...
Tutti sanno cosa sono le zanzare, che ci disturbano con il loro suono e le loro punture dolorose. Con questo nome s'intendono più di 3000 specie di ditteri (ordine a cui appartengono anche mosche e tafani) e che è caratterizzato dalla presenza di un solo paio di ali, mentre l'altro paio è trasformato in strutture a forma di clava (bilanceri) con funzione sensoriale. Le zanzare appartengono alla famiglia dei culicidi e la loro vita si intreccia strettamente a quella dell'uomo, in quanto la maggior parte delle femmine di questa famiglia si nutre di sangue umano o degli animali domestici e, dal momento che quando la femmina punge l'uomo o un altro animale, gli inietta un po' della sua saliva, se la zanzara è portatrice di parassiti, questi possono infestare il malcapitato.
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Ciclo vitale
Le uova di zanzara hanno bisogno di acqua per svilupparsi; le femmine depongonole uova nei fiumi, ristagni d'acqua contenuti in recipienti, per esempio sottovasi, nei cavi degli alberi, ecc. Alcune specie, come Aedes, depongono sul fango o sul terreno umido; le uova di queste specie resistono all'essiccamento anche per anni e schiudono quando le condizioni ambientali diventano favorevoli. Le zanzare del genere Mansonia depongono le loro uova sulla pagina inferiore delle foglie di piante acquatiche. Le uova vengono deposte in una struttura a forma di zattera e ciascuna aggregazione può contenerne sino a 400. Alla schiusa, le larve si disperdono, nutrendosi di frammenti di sostanze organiche; le larve respirano grazie alla presenza di un sottile tubicino che permette loro di sfruttare l'ossigeno presente nell'atmosfera.
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