Bere tantissimo. Se vuoi una cura naturale devi chiedere al dott. ValesiOriginariamente Scritto da frecarpi
ho la cistite recidiva,cioè mi viene decisamente spesso, soprtattutto ultimamente, vorrei un consiglio per curarmi senza antibiotici logo_sanih
Bere tantissimo. Se vuoi una cura naturale devi chiedere al dott. ValesiOriginariamente Scritto da frecarpi
Ultima modifica di anna1401; 29/10/2008 alle 16:53
Il futuro è oggi....
Non so per tutte le declinazioni della cistite, ma la mia ragazza a cui capita di soffrirne si avvale di una tisana alla gramigna (reperibile in qualsiasi erboristeria o prato...) che a lei funziona alla grande, spesso stupendosi dell'efficacia. Informati se può andar bene anche per la tua forma di cistite.
Ultima modifica di anna1401; 29/10/2008 alle 16:54
Anch'io in passato ho usato una tisana per curare le cistiti. Era un composto di vari tipi di erbe, sapientemente abbinate tra di loro che avevano il compito di disinfettare le vie urinarie, aiutare la funzione renale e alleviare i dolori della ciistite, e aveva anche un buon sapore!
Basta andare in erboristeria e chiedere![]()
Per venire a capo di fastidiose e continue recidive però, io ho risolto con l'omeopatia.
anna
Ci sono tante possibilità, butto quella che mi viene subito in mente:
omotossicologico: R 18 10 goccex3
omeosinergetico: LYNFLOVIS + SCORENVIS 15 goccex 3
tisane calde per es. la BARDANA ha proprietà antibiotico simili
curare la EUBIOSI INTESTINALE dal momento che il colon rappresenta un inesauribile serbatoio naturale di germi potenzialmente patogeni, il che vuol dire strategie dietetiche più corrette e avvalersi di cicli lunghi, 2-3 mesi di PROBIOTICI (cioè batteri"buoni" che riversiamo a miliardi nell'ambiente intestinale).
Ultima modifica di anna1401; 12/11/2007 alle 14:54
Uno dei disturbi più frequenti riguardanti le vie urinarie, soprattutto nella donna, è senz'altro la cistite; essa è un'infiammazione della mucosa vescicale che colpisce oltre il 40% delle donne in età fertile, molto fastidiosa, dolorosa, irritante, talvolta frequente o ciclica.
Nella nostra società ipercivilizzata, iperigienizzata, attenta a tutto quanto possa nuocere alla salute, sembra impossibile che i disturbi acuti e cronici delle vie urinarie costituiscano ancora una fonte di malessere e di sofferenza per milioni di persone, eppure si tratta di una realtà di assai difficile gestione, poiché è facile che il primo banale episodio di sofferenza urinaria, se mal gestito e trattato, possa cronicizzarsi diventando via via più complicato da affrontare.
In effetti, molti comportamenti della nostra vita quotidiana possono favorire l'insorgere e soprattutto il recidivare di infezioni batteriche o virali, ma anche di infiammazioni sterili, non legate cioè all'intervento di agenti microbici, come ad esempio quelle causate dall'eliminazione di materiali renali microcristallini (sabbia renale o microcalcoli) che ne possono costituire l'agente scatenante.
Possiamo senz'altro affermare che oggi tanti comportamenti tipici dello stile di vita moderno, costituiscono sempre più spesso la causa dello scatenarsi della malattia e hanno quasi completamente soppiantato le antiche cause batteriche, che un tempo erano in buona parte dipendenti da scarsa igiene della persona e degli ambienti domestici e lavorativi.
Infatti i modi usuali del vivere moderno sono assai spesso lontani dal rispetto delle più elementari esigenze organiche: basti pensare alle lunghe ore seduti, in ufficio o in auto, con scarse assunzioni di liquidi (che di frequente sono costituiti da caffè, alcolici, bibite gassate, ecc.), all'alimentazione inadeguata per quantità e composizione, alle conseguenze della sedentarietà, allo stress, e così via.
Ultima modifica di anna1401; 29/10/2008 alle 16:55
In particolare un gran numero di infezioni ricorrenti sono legate all'enorme frequenza di alterazioni della flora batterica intestinale (disbiosi intestinale), anch'esse conseguenza delle situazioni suddette.
La flora intestinale infatti è costituita da un'insieme di microbi benefici per la nostra vita, che vivono stabilmente nel nostro intestino, e che facilmente va incontro ad alterazioni per le cause più svariate, come ad esempio l'assunzione di farmaci, come gli antibiotici.
Le disbiosi intestinali diventano vere e proprie sorgenti autogene di infezioni urinarie, specialmente nella donna per le caratteristiche anatomiche dell'apparato urinario, ma che sono ormai comuni anche nell'uomo a causa dei disturbi prostatici.
La cistite è un problema che non va sottovalutato e che va sempre curato con la massima scrupolosità, soprattutto se è derivato da un'infezione batterica.
Ultima modifica di anna1401; 29/10/2008 alle 16:56
Talvolta però, nonostante le cure, il disturbo si ripresenta con frequenza diventando molto fastidioso. Quando il ricorso alle terapie classiche non ottiene i risultati sperati, o per supportarne l'azione, possiamo ricorrere a numerosi principi attivi vegetali che si sono rivelati benefici per contrastare le più comuni infiammazioni localizzate a livello delle vie urinarie.
Ad esempio l'Uva ursina, il Cranberry o Mirtillo di palude, il Pompelmo, il Ginepro, l'Equiseto, il Mais.
Fonte: lerboristeria.com
Ultima modifica di anna1401; 12/11/2007 alle 14:58
Prendo sempre spunto dal film la guerra dei mondi, che molti di voi avranno visto: da quando è comparso sulla terra, l'uomo ha stabilito coi batteri un equilibrio(mito del paradiso terrestre) che nel corso dei secoli gli ha permesso di sopravvivere come specie(la stessa cosa non era successa agli alieni) Ovviamente l'affermarsi di un'infezione è legata anche alla carica virulenta, ma è anche vero che la nostra moderna civiltà industrializzata ha creato dei "de'moni", come quello dell'assolutamente sterile.
( è un paradosso biologico, basta pensare a cosa succede all'intestino dei ratti da laboratorio allevati "germ free"). A forza di eliminare microbi da tutto, siamo costretti a comprarli pagandoli fior di quattrini per "ricolonizzarci" e dare giusti stimoli al sistema immunitario. Così, finita l'era delle epidemie di peste, assistiamo all'insorgere di nuove patologie non controllabili con l'uso degli antibiotici tradizionali. Uccidiamo pure il microbo cattivo, facciamogli pure terra bruciata intorno, ma cerchiamo di sviluppare una nuova cultura per sviluppare abitudini alimentari e di vita più compatibili col mantenimento di un
terreno più "forte". La cultura della pillola (non mi riferisco al preparato estroprogestinico) è la più comoda, ma non basta...
dr. vincenzo valesi
più frequente nella cistite recidivante della donna è quello "ascendente", rappresentato dal passaggio di batteri patogeni dalla zona peri-uretrale all'uretra e quindi alla vescica.
Si tratta di un processo a tappe in cui i germi provenienti dall'intestino colonizzano la vagina e la mucosa uretrale per poi dare origine al fenomeno infettivo vescicale.
Pertanto la causa principale delle infezioni urinarie ricorrenti nelle donne è rappresentata dall'alterazione della normale flora batterica vaginale.
Ultima modifica di anna1401; 12/11/2007 alle 14:59
Sembra inoltre che la maggiore suscettibilità di alcune donne alle cistiti recidivanti vada ricercata in fattori predisponenti di origine genetica che aumenterebbero le possibilità di adesione dei batteri alla parete vescicale. Questo spiegherebbe perchè solo alcune donne sviluppano tale malattia mentre quasi tutte sono esposte ad una o più delle possibili cause di essa.
Questa "predisposizione geneticha" fa venire meno uno o più fattori di difesa normalmente presenti nell'apparato urinario umano.
Tra questi ricordiamo:
- la presenza di sostanze chiamate "glicosamminoglicani" che impediscono l'adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale;
- la presenza in normale quantità di batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi, ecc.) nella vagina e nella zona periuretrale che impediscono la crescita dei ceppi patogeni;
- l'acidità (pH acido) dell'ambiente vaginale e dell'urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti;
- la presenza nelle urine di una proteina renale (proteina di Tamm-Horsfall) che ha la funzione di impedire l'adesione batterica alla parete vescicale e di intrappolare i batteri eventualmente presenti così da poter essere eliminati con l'emissione dell'urina;
- la presenza di immunoglobuline (anticorpi) specifiche sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri.
Ultima modifica di anna1401; 12/11/2007 alle 15:02
L'alterazione o la soppressione di uno o più di questi fattori fa aumentare il rischio di infezioni ricorrenti.
Altri FATTORI di RISCHIO sono
- l'età,
- il trauma meccanico rappresentato dai rapporti sessuali favorisce la risalita della flora patogena nell'uretra;
- l'uso del diaframma e delle creme spermicide può provocare alterazioni del pH vaginale e quindi della normale flora batterica della vagina;
- un prolasso uterino o vescicale può avere come conseguenza l'incompleto svuotamento della vescica che può favorire l'insorgenza delle cistiti;
- stessa cosa si può dire nei casi di vescica neurologica
conseguente a sclerosi multipla, diabete, para-tetraplegia ecc;
- si può riscontrare una aumentata suscettibilità alle infezioni vescicali ricorrenti in tutte le condizioni di immunosoppressione (terapia cortisonica prolungata, chemioterapia ecc);
- infine va ricordato che la calcolosi delle vie urinarie è frequentemente associata ad infezione urinaria.
Tratto da: isd.olografix.org
Ultima modifica di anna1401; 12/11/2007 alle 15:06
Ho trovato questa pagina dove si parla di D-mannosio, una sostanza naturale estratta dal legno del larice, pare sia utile per curare le cistiti dovute a infezione da Escherichia coli.
QUESTA SEGNALAZIONE VUOLE ESSERE SOLO A TITOLO INFORMATIVO!
Ultima modifica di francyfre; 27/12/2011 alle 16:23
La CI (cistite interstiziale) è una patologia dolorosa e difficile da curare. In alcuni casi si può trovare beneficio con l’uso del D-Mannosio Waterfall, anche se sappiamo che non potrà risolvere i problemi della maggior parte dei pazienti e pertanto non vogliamo illudervi, ma solo consigliarvi di provare prima di passare a terapie più radicali.
La elevata concentrazione di D-Mannosio Waterfall nell’urina può essere difficile da raggiungere nel caso di persone che soffrano di patologie come il Morbo Celiaco, la malattia di Chrohn o presentino infiammazione delle mucose intestinali, oppure infezioni da parassiti come la Giardia o l’anchilostoma.
Questi pazienti hanno problemi di assorbimento intestinale e pertanto presentano più alti livelli di batteri E.coli e salmonella nell’intestino che nella vescica. Pertanto il D-Mannosio si legherà ai batteri nell’intestino senza raggiungere alte concentrazioni nel tratto urinario. In questo caso la soluzione consiste nell’elevare le dosi e la frequenza dell’assunzione.
Ultima modifica di anna1401; 29/10/2008 alle 16:57
Se il D-Mannosio Waterfall non elimina i sintomi, allora non si tratta di infezione da E.coli o salmonella e bisogna rivolgersi ad un medico.
Sebbene il D-Mannosio Waterfall curi il 99% delle infezioni del tratto urinario i sintomi possono essere dovuti ad altri problemi quali calcoli, problemi di prostata o renali, oppure infezioni di natura virale.
Se l’infezione in atto è relativa ai reni, bisogna contattare immediatamente un medico che vi prescriverà la corretta terapia antibiotica.
Il D-Mannosio Waterfall potrà essere somministrato in un secondo tempo per eliminare le ultime colonie di E.coli resistenti, rimaste annidate nelle mucose.
Ultima modifica di anna1401; 12/11/2007 alle 15:10
Assumendo regolarmente il D-Mannosio Waterfall, si riduce progressivamente la possibilità di avere attacchi di cistite e infezioni urinarie. Le ragioni sono numerose e si possono spiegare così:
1. senza l’assunzione di antibiotici il sistema immunitario si rafforza
2. il d-mannosio gradualmente indebolisce le colonie di E.coli annidate nelle mucose e al riparo dall’azione degli antibiotici.
3. quando i batteri si staccano dalle mucose (di solito durante o in seguito alla stimolazione del rapporto sessuale) si allontanano insieme all’orina satura di d-mannosio
4. utilizzando il d-mannosio i batteri E.coli mutano perdendo via via le lectine che servono a creare legame con il mannosio presente nelle mucose del tratto urinario e pertanto i batteri non vi si aggrappano più. In tal modo le reinfezioni sono meno probabili.
Ultima modifica di anna1401; 12/11/2007 alle 15:11
Il D-mannosio è un monosaccaride aldeico destrogiro, si trova in certi batteri, funghi e piante e quasi mai è presente in natura come monosaccaride libero.
Il D-Mannosio, che compare in determinati frutti compreso il mirtillo, può impedire l'adesione dei batteri ai tessuti dell'apparato urinario e della vescica.
Il mannosio è costituente, invece, di numerosi polisaccaridi semplici e complessi. Costituisce, ad esempio, la molecola base dei mannani, polisaccaridi di riserva di alcune specie di vegetali (esempio la palma) oppure, associato a galattosio (mannogalattani), per formare mucillagini gommose che proteggono i semi di alcune piante (esempio carruba), queste ultime trovano un larghissimo uso come stabilizzanti di prodotti alimentari quali i gelati, la maionese.
Il mannosio non ha una reale importanza metabolica in quanto, una volta assorbito nel lume intestinale, viene rapidamente convertito in D-glucosio.
Il mannosio può essere costituito dall'ossidazione di mannitolo.
La radice di entrambe queste parole è manna, l'alimento fornito agli israelites durante il loro viaggio attraverso l'Arabia (divinely fornita), che è la secrezione dolce di parecchi alberi ed arbusti, quale il ornus di fraxinus.
Ultima modifica di anna1401; 29/10/2008 alle 16:58
a) Tipologia della cellula ospite
L’aderenza degli uropatogeni alle cellule del tratto urinario è condizionata dalla capacità delle adesine batteriche a riconoscere i recettori per i glicolipidi nella parete cellulare.
b) Stato secretorio
La struttura clinica degli zuccheri nei glicolipidi sulla superficie delle differenti cellule uroepiteliali è determinata dall’attività delle glicosiltransferasi e dipende dal gene secretore.
Se il gene secretore è presente, gli antigeni del gruppo sanguigno possono essere individuati nelle secrezioni vaginali e questo interferisce con l’adesione del batteri alle cellule epiteliali.
Le donne che vanno incontro a ricorrenti infezioni del tratto urinario, appartengono con maggiore probabilità al gruppo non-secretore.
E’ stato osservato che queste donne presentano carboidrati diversi nelle glicoproteine della parete cellulare delle cellule epiteliali del tratto urinario.
Ultima modifica di anna1401; 29/10/2008 alle 17:00
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