Questa discussione dal titolo I sogni... son desideri ... è all'interno del forum Medicine naturali; I postulanti, perlopiù malati di ogni tipo, una volta ammessi e aver compiuto riti purificatori e sacrifici ...
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I postulanti, perlopiù malati di ogni tipo, una volta ammessi e aver compiuto riti purificatori e sacrifici preliminari, venivano condotti in apposite “celle” di pernottamento (le cosiddette kline, da cui è poi derivato clinica) in attesa del “sogno terapeutico” che li avrebbe liberati delle infermità.
Il sogno era realmente terapeutico se il paziente riceveva la “visitazione” diretta del dio, che indicando la parte malata la sanava immediatamente.
Al mattino il degente si svegliava già guarito.
Essendo l’apparizione del dio una teofania, questo tipo di medicina si chiamava teurgia.
Riteniamo che le incubazioni fossero delle varianti dei rituali iniziatici che facevano parte dell’antica e complessa Religione dei Misteri.
Siccome tutta la religione antica era in pratica un culto della psiche, hierophantes (iniziatori ai riti misterici), da una parte, e onirokrytai (interpreti dei sogni), dall’altra, possono essere considerati gli antesignani degli attuali psicoterapeuti, secondo le accezioni religiosa e laica che la psicoanalisi ha ereditato.
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Ultima modifica di anna1401; 18/06/2009 alle 22:22
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L’incubazione, per le miracolose guarigioni che le si attribuivano, è stata un fenomeno di massa, ma anche un’arte eccelsa, che sintetizzava in sé la migliore scienza e religione dell’epoca.
Poi, un insieme di fattori, tra cui lo sviluppo di una filosofia sempre più razionalista, quello della medicina ippocratica e, non da ultimo, quello del cristianesimo, hanno contribuito al deteriorarsi dell’originaria concezione mitico-mistica della mantica incubatoria, portando al tramonto dei santuari e, conseguentemente, al tramonto del sogno come divina revelatio, e della malattia come divina afflictio che, come tale, poteva essere guarita solo da un intervento divino.
Poche civiltà, però, come quella greca, hanno dedicato al sogno un così ampio e appassionato interesse, al punto che la sua può essere senz’altro considerata una “cultura del sogno”, e non è certo un caso che questo sia associato alla produzione della mitologia di gran lunga più ricca di tutta la storia occidentale.
Questa civiltà immaginò anche che i sogni esistessero già prima di essere sognati: essi, secondo Omero, abitano un territorio ai confini del mondo, presso le correnti dell’oceano e le porte del sole, vicino all’ingresso dell’Ade, donde partono a visitare gli uomini.
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Ultima modifica di anna1401; 18/06/2009 alle 22:22
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La psicoanalisi contemplativa, come l’abbiamo recentemente ribattezzata, riprende queste fondamentali concezioni del sogno, rivisitandole.
Anche noi sosteniamo che in qualche modo non siamo noi a sognare, ma siamo, bensì, “sognati”, e precisamente siamo sognati dal dio più antico del mondo, Amore, che ci elargisce le sue gioie e le sue afflizioni, perché è “con” l’umanità e “dalla” umanità, che lui attraverso noi, e noi attraverso lui, possiamo veramente “guarire”, cioè mutare.
* Articolo pubblicato su Letture Contemplative (Rivista di analisi e sintesi psicospirituale) N. 4, Milano 1999
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 10:31
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Riguardo all’aspetto terapeutico, troviamo un parallelismo tra la moderna psicoanalisi e l’utilizzo del sogno, prodotto spontaneo dell’inconscio, già nell’antica Grecia.
Qui, prima della medicina scientifica, si sviluppò la medicina teurigica, che vide nel tempio di Apollo a Delfi e in particolare nei templi di Asclepio, oltre che di altre divinità, centri in cui si sviluppò il rituale dell’incubazione mediante il sogno terapeutico.
In questi santuari si recavano i malati qualora la medicina ufficiale non avesse dato ulteriori speranze.
Dovevano prima effettuare abluzioni e bagni rituali a fini purificatori e dopo offerte sacrificali, se il responso di questi era favorevole, venivano ammessi nell’abaton, dove giacendo nella klinè attendevano il sogno.
In questo si manifestava l’immagine del dio, che toccava la parte malata per poi sparire; la persona guarita lasciava il santuario dopo una ulteriore offerta sacrificale.
Le fonti del rituale dell’incubazione si trovano nella Periegesi di Pausania oltre che in quattro steli ritrovate ad Epidauro che contengono la storia di settanta malati.
Dopo questa guarigione avvenuta per intercessione divina o, come diremmo oggi, per la risalita alla coscienza di contenuti rimossi, la persona rimaneva devota al dio.
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 10:31
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Poesia
SOGNO
Sogni fantastici che creano dimensioni vitali
evadere da un mondo ostile in cui tutto è orrido!
Nulla è inviolabile.....
Solo la nostra mente....la nostra immaginazione
naviga libera senza ostacoli...
Non c'è nessuno che possa entrare nella nostra mente...
Non ci appartiene nulla della nostra vita terrena...
nemmeno il nostro corpo che invecchia inesorabilmente
lasciandoci il rammarico della gioventù che fugge via
veloce.....la nostra mente continua ad essere fanciulla
dà libero sfogo ai sogni e desideri nascosti....
fantastici sogni che nessuno potrà violare.....
La nostra mente...
luogo sicuro in cui nascondere i nostri più intimi desideri!
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 10:31
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Le porte del sogno in Omero
(di: Zret)
Omero in Odissea XIX vv. 560-567, per bocca di Penelope, descrive le due
porte dei sogni.
Rivolgendosi ad Odisseo, che la donna crede un mendico, così si esprime:
"Ospite, i sogni sono inesplicabili, parlano in modo ambiguo e non tutto per gli uomini si avvera.
Due, sai bene, sono le porte dei sognievanescenti: una è di corno, l'altra d'avorio. I sogni che passano attraverso l'avorio ingannano, portano parole vane; quelli che vengono fuori attraverso il liscio corno si avverano, quando qualcuno dei mortali li vede".
(traduzione di Giuseppe Tonna).
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Ultima modifica di anna1401; 18/06/2009 alle 22:24
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Non credo che la concezione delle due porte da cui escono le immagini oniriche sia solo un'invenzione omerica ripresa in seguito da Virgilio nell'Eneide, ma un simbolo molto antico il cui profondo valore ci sfugge.
I versi riprodotti sono densi di significati emblematici ed archetipici: si pensi all'immagine della porta che allude al passaggio tra due dimensioni.
Il simbolo della porta è uno dei più ricchi e misteriosi della cultura umana: Spesso è il simbolo non solo dell'ingresso, ma anche dello spazio segreto, del potere misterioso su cui essa si apre.
In molte culture varcare una soglia evoca un rito di passaggio... L'apertura di una porta sacra segna l'inizio di un periodo di festa" (H. Biedermann).
Presso gli Ebrei, i Romani e tanti altri popoli oltre i battenti del tempio, abita la divinità. Nelle lingue indoeuropee la matrice Dhworo da cui il greco thyra, il latino forum, il tedesco Tur, l'inglese door, vale "recinto", ossia confine che delimita uno spazio sacro.
Con la porta, siamo in un ambito liminale, (limen, soglia), in una terra di nessuno, dove le ombre della notte avvolgono gli ultimi barbagli di luce. A questa dimensione arcana, Omero abbina la distinzione tra sogni fallaci e sogni veridici.
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Ultima modifica di anna1401; 18/06/2009 alle 22:24
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Da battente di polito e splendente avorio sciamano immagini ingannevoli: esiste una qualche correlazione tra la porta eburnea e la fallacia ?
Di converso, qual è il rapporto tra il battente di corno ed i sogni veritieri ? Qualcuno ha pensato ad un nesso con la sostanza grigia (corno) che è la parte esterna degli emisferi, e la sostanza bianca (avorio) avvolta dalla corteccia.
Penso che tale nesso sia una coincidenza, ma è evidente che, se i sogni non hanno origine nell'encefalo, essi sono mediati dai processi cerebrali.
Qual è, però, la loro, per così dire, terra d'origine ?
Forse non avevano torto gli antichi a ritenere che alcuni sogni, essendo inviati dagli dei, possedessero un quid soprannaturale in grado di accennare al futuro o di indicare il percorso da seguire. [1] Gli antichi erano capaci di ascoltare voci e suoni numinosi che noi, uomini del XXI secolo, non percepiamo più. Lo stormire delle fronde, il volo di uno stormo, il favellio di una sorgente non erano fenomeni naturali, ma segni.
Sarebbe interessante riuscire a raccogliere qualche indizio che ci consentisse di stabilire se alcuni contenuti onirici provengono da esseri astrali o da messaggeri celesti, laddove la maggior parte dei sogni paiono essere la rielaborazione di esperienze diurne, spesso dozzinali.
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Ultima modifica di anna1401; 18/06/2009 alle 22:24
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Tutti i nostri sogni dunque sono nostri o certi messaggi giungono da dimensioni naccessibili, ordinariamente, durante la vita diurna ?
La vita diurna è un day dream ? Sono domande cui è arduo rispondere, sebbene si debba riconoscere che la differenza tra esterno ed interno sia labile e, in buona misura, convenzionale.
Resta il dubbio che Omero avesse ragione a distinguere tra visioni ingannevoli e messaggi veraci. Le prime potrebbero essere create da chi, non pago di controllare gli uomini durante il giorno, instilla in loro pensieri falsi e deleteri. Forse ogni tanto, un nume, oltrepassate dimensioni tetre ed insidiose, è latore di un nunzio salvifico, ma, come l'alone del respiro sul vetro, presto svanisce senza lasciare traccia.
[1] Antonietta Gostoli ricorda che in Omero i dormienti sono visitati da un dio o da uno spettro, dall'immagine fittizia di una persona mandata dai numi e non creata dalla mente di chi dorme.
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 10:31
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