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Risultati da 901 a 916 di 916
Questa discussione dal titolo Autostima = Salute è all'interno del forum Medicine naturali; Al contrario la persona in difficoltà deve Sviluppare la Sua Parte Sana che è data: - dalla ...
  1. #901
    L'avatar di anna1401
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    Al contrario la persona in difficoltà deve Sviluppare la Sua Parte Sana che è data:

    - dalla Capacità di Autoanalizzarsi

    - dal Prendere Coscienza delle Proprie Azioni e parti rimosse di sé

    - dalla Propria Energia Vitale assopita

    - dalla Forza di Reagire al suo dolore e alle difficoltà della vita

    - dall’Autostima

    - dalla Capacità di Ammettere i Propri Errori

    - dalla Capacità di Essere Umili

    Queste sono le risorse del paziente che devono essere risvegliate ed al quale il paziente deve “attingere” affinché riesca a migliorare sé stesso.

    segue..

  2. #902
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    RAGGIUNGERE L’AUTONOMIA

    Lo psicologo aiuterà la persona in difficoltà a Raggiungere l’Autonomia, cioè ad acquisire una base interiore solida e stabile che lo aiuterà a difenderlo durante le peripezie della vita, questa autonomia si potrà realizzare:

    - nell’acquisizione dell’indipendenza

    - nella capacità di decidere da soli della propria vita

    - nella capacità di fare le proprie scelte

    - nella possibilità di andare avanti da soli

    Il paziente deve imparare a non dipendere da nessuno, a non attaccarsi a nessuno, ma ad andare avanti con le proprie forze il più possibile
    Ultima modifica di pippofranco; 28/12/2011 alle 10:52

  3. #903
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    Domanda Si può vincere la paura? La NEUROBICA

    (DI Sergio Audasso)

    Si può vincere il panico con la neurobica?

    La Dottoressa Laura Bolzoni, psicologa, esperta ricercatrice e risolutrice di situazioni legate la panico, dopo aver letto il mio ebook "Ricostruire la propria realtà rompendo gli schemi mentali - Parlare al cervello quantico", dice ancora più convinta,: "Sì, si può!".

    La Dottoressa Bolzoni applica un suo esclusivo metodo efficace e risolutivo per i disturbi di panico (maggiori informazioni sul suo sito www.panicovinto.it ) La stessa Dottoressa Bolzoni ha quindi voluto, quale attenta ricercatrice, approfondire l’idea Neurobica facendomi, per il suo sito, una intervista.
    Cari Entronauti neurobici, voglio condividere con Voi questa intervista:

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  4. #904
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    1. che cosa è il cervello quantico?
    Il cervello quantico è quella parte di cervello che processa milioni di operazioni oltre al nostro concetto di conscio, oltre al nostro concetto di consapevolezza. Tale cervello comunica con i tre cervelli presenti in ognuno di noi attraverso dei canali comunicativi preferenziali.

    2. che cos’è la neurocinetica delle emozioni?
    La neurocinetica della comunicazione e delle emozioni è il linguaggio che consciamente possiamo utilizzare per dialogare con il cervello quantico.
    È la metodologia che consente di ri-creare nuove connessioni dendridiche tali da connettersi con parti inesplorate, e in modo del tutto consapevole, presenti nel cervello.
    Ognuno può applicarle anche perché appartengono al sistema evolutivo del cervello stesso.

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  5. #905
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    3. come si parla al cervello quantico?

    Utilizzando un linguaggio semplice e che già conosce. Ognuno di noi possiede un servo meccanismo che processa tutto ciò che il cervello quantico lascia passare.
    Ebbene è possibile parlare a questo servo meccanismo, a questo pilota automatico e fargli aprire le porte delle opportunità.

    Le faccio un esempio: se abbiamo imparato ad andare in bicicletta, tale informazione rimarrà per sempre iscritta nella nostra mente. Dopo 20 anni riprendiamo una bici e, senza la minima difficoltà iniziamo a pedalare come se i 20 anni non fossero mai passati.
    Questa memoria procedurale è così radicata che ci consente di andare in bici e fare altro, tipo parlare mentre pedaliamo.

    Il fatto di andare in bici è lasciato alla nostra mente inconscia mentre parlare è della mente conscia.
    Ora la mente inconscia assume le informazioni dal cervello quantico. Per cui oltre alla memoria procedurale, quella che ci permette di andare in bici dopo 20 anni come se nulla fosse, a parte piccolissimi accorgimenti, il meccanismo automatico si attiva per riprendere tutte le informazioni, dal cervello quantico, necessarie affinché si possa andare in bici.

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  6. #906
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    Cerco di spiegarmi meglio: La corporatura, il peso, le condizioni di traffico, la bici, sono differenti da 20 anni fa.
    La memoria ci dice che noi possiamo pedalare perché lo abbiamo imparato, il meccanismo automatico ci dice che anche se pedaliamo possiamo portare la nostra attenzione altrove, ma si apre alla riprogrammazione delle variabili presenti oggi distinguendo, nel giro di circa trecento millesimi di secondo, ciò che si sapeva ieri da ciò che si può fare oggi.

    In questo modo, il cervello quantico ha compiuto il suo lavoro. Questo meccanismo automatico, noi neurobici, coloro che applicano la neurocinetica, lo chiamiamo sé sinaptico.

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  7. #907
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    4. come si può diventare una persona libera dai condizionamenti?
    La maggior parte dei condizionamenti sono stati creati per fornirci una protezione dal mondo esterno oppure per aiutarci a vivere nella società con una determinata idea personale di possibilità e di limitazioni.
    Tali condizionamenti danno la sicurezza di non mettere nulla in discussione della nostra vita.
    Diventare liberi dai condizionamenti è essere liberi dalle etichette che ci siamo attaccati per darci un tono sociale.

    5. come si può aumentare la propria autostima?
    Quando siamo più liberi rivogliamo più bene. Autostima è accettare noi stessi.
    Accettando noi stessi, il metro di paragone non è più ciò che altri ci dicono ma su ciò che siamo e sappiamo di essere. Come dico nel mio ebook , volume primo, l’autostima è “smettere di essere su di un treno guidato da altri”.

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  8. #908
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    6. che cosa significa dirigere se stessi?
    Entrare in relazione con il proprio sé sinaptico. Utilizzare lo strumento del meccanismo automatico.
    Cosa che verrà resa pubblica nel volume due come giusta continuazione del primo ebook. Facendo sì che il cervello conscio abbia meno paura di quello inconscio. Noi abbiamo sempre un pò paura dell’ignoto.

    7. che cosa vuol dire dirigere il proprio destino?
    Il destino è la somma di variabili, alcune delle quali sono sotto la nostra percezione e la nostra volontà. Altre variabili non dipendono da noi. Cosa dipende da noi è come utilizziamo le variabili incontestabilmente non controllabili.
    Dirigere il destino è quindi l’arte di leggere in modo diverso gli eventi non controllabili e trasformare la nostra vita in qualcosa di totalmente diverso.

    Un esempio mi sembra necessario: sul mare con forte vento ci sono due navi a vele spiegate. Una fa rotta verso sud, l’altra fa rotta verso nord.
    E’ forse il vento (elemento non controllabile) a determinare la rotta, oppure come vengono messe le vele? (elemento controllabile.)

    Ecco cosa è il destino. Il destino è il vento: come ci comportiamo è la modalità con la quale lo subiamo o lo viviamo al meglio.

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  9. #909
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    8. la sua ricerca può essere utile alle persone che soffrono di panico, agorafobia, ansia?
    Sicuramente sì.
    Le parole chiave di tutte queste tre situazioni di disagio sono “sovraccarico” e “cambiamento” inteso come: paura del.

    Sia il sovraccarico che il rifiuto al cambiamento fanno parte del sistema difensivo a ciò che abbiamo detto prima del destino.
    Ci si ripara o si combatte contro il vento, cioè il destino, piuttosto che lavorare con le vele nel tentativo di sfruttarlo.
    Nel fare questo, ci si sovraccarica di tensione, di sforzo, di nervosismo e quando siamo sottoposti a cotanta tensione possiamo solo fare una cosa: attuare un cambiamento.

    Già, ma questo cambiamento mette in crisi l’intero sistema.
    Se alzo le vele invece di mettermi contro o ripararmi dal vento la mia nave, cioè la vita, prende il largo.
    Lascio ciò che ritengo di conoscere, anche se fa soffrire, andando verso qualcosa di sconosciuto. Impensabile. Allora mi trincero dietro alla forza del vento.

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  10. #910
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    9. secondo lei c’è una differenza tra attacco di panico-ansia-agorafobia?
    Sì.
    Sono tre espressioni diverse di vivere un disagio. Nel panico, so che posso avere le vele, ma mi sono dimenticato dove le ho posate. Così sento solo il vento gelido dell’immobilità.

    Nell’ansia sento il vento, so dove sono le vele, ma non so come issarle, c’è confusione, c’è precognizione di come sarà il risultato, divengo la sibilla di me stesso, l’oracolo dei presagi.

    Nell’agorafobia, invece, so che c’è il vento, ma mi sono così bene riparato da esso che non lo sento più, le vele è meglio non pensare a dove le ho lasciate e così entro nella sfera dell’impotenza.
    Un’impotenza che fa percepire il mondo e ciò che mi circonda come un baratro senza possibilità di salvezza.
    E se vado in luoghi affollati e come se confessassi a tutti il mio stato di impotenza.
    Tutto, il mio ruolo sociale, immagine personale, la mia presenza nella società e nell’umanità viene meno. Sono come una bottiglia di vetro attraverso la quale si può vedere il vuoto esistenziale nel quale sono caduto.
    L’agorafobia è la difesa del sistema dal giudizio degli altri e dal vuoto esistenziale.

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  11. #911
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    10. si può guarire dal panico? Come?
    Fortunatamente sì. Sul come si entra nella sfera personale.

    Posso dire però una cosa usando una frase si Nelson Mandela: “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere capaci al di là di ogni misura. E’ la nostra luce, non la nostra oscurità a terrorizzarci maggiormente”.
    La neurobica dice proprio questo. Più è grande la paura più è grande il talento che ne sta dietro.
    Ultima modifica di pippofranco; 28/12/2011 alle 10:53

  12. #912
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    Domanda Sai evitare i tentacoli?

    Meta-riflessioni
    tratto da tuttaunaltravita.it

    Perchè è così difficile prendere il volo e volare verso i nostri obiettivi?
    Prendere il volo nel senso di fare la differenza con il tuo lavoro. Prendere il volo nel senso di contribuire con la tua visione, la tua passione, far decollare il progetto dei tuoi sogni.

    Chi non ha sperimentato in prima persona che cosa succede quando allontaniamo le distrazioni dalla nostra vita e ci focalizziamo sui nostri obiettivi?. Nel momento in cui si focalizzano sforzi ed energie sulle cose importanti e si dà un taglio alle distrazioni, accadono cose incredibili. È impressionante la quantità di cose che possiamo portare a termine (e triste vedere quante poche persone lo facciano).

    Che cosa divide quei pochi che prendono il volo, dalla massa di quelli che esitano, traballano e si arrendono?

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  13. #913
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    La resistenza !
    Steven Pressfield ha scritto per primo sulla resistenza.
    La resistenza è quella piccola vocetta nella tua mente, quella che ti dice che non funzionerà mai, quella che insiste per evitare di fare cose nuove, quella che si preoccupa che le persone ti rideranno dietro.

    La resistenza crea paura ed incertezza e farà di tutto per farti evitare di essere notata/o.
    La resistenza si regge su una impalcatura biologica: l’amigdala. L’amigdala è la porzione preistorica del tuo cervello, vicina al midollo spinale.
    È la responsabile della paura, della rabbia e vendetta, del sesso e sopravvivenza.

    Prende il sopravvento quando viene stimolata, quando si sente minacciata, quando ha la sensazione che le persone intorno a te possono riderti alle spalle. Si scatena con rabbia e paura e ti azzittisce.

    La resistenza trova le scuse, rende le cose da fare difficilissime senza alcuna ragione, o le semplifica così tanto da fartele sbagliare. La resistenza si serve di frasi del tipo “vedi, te l’avevo detto che non funzionava”.
    Oppure: “Non è ancora il momento”, vuole che ti prendi ancora qualche anno per decidere, o che ti ammali proprio il giorno prima di un appuntamento che ti potrebbe cambiare la vita.
    Sì, la resistenza farà qualsiasi cosa che possa distrarti e impedirti il successo.

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  14. #914
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    Qual è il motivo per cui le piccole società hanno spesso più successo di quelle grandi?
    Perchè le grandi società hanno dei comitati interni, gruppi di persone messe lì per proteggere lo status quo.
    I comitati sono composti di esseri umani, ciascuno dei quali combatte la propria battaglia personale contro la resistenza.
    “Se questo non funziona, il mio capo lo saprà ed io verrò licenziato”, “Se il prodotto viene messo sul mercato, magari qualcosa può andare male ed io potrei finire nei guai”.
    Oppure “qui rischio la faccia, le persone mi rideranno dietro”. In genere il comitato mira al minimo comune denominatore di sicurezza, vuole che quel prodotto o servizio o idea non scateni il cervello rettiliano di nessuno. E la scelta ricade sulla mediocrità.

    Ecco cosa scrive Seth Godin, autore di best sellers:
    “La resistenza ha sabotato per anni il mio lavoro. Mi spingeva a focalizzarmi su obiettivi mediocri, presentati senza infamia e senza lode, perchè in questo modo era rassicurante.
    Quindi, nel momento in cui altre persone incominciavano a studiare i motori di ricerca informatica o a rivoluzionare il mondo on-line, io ero impegnato a creare libri ordinari per editori ordinari che erano alla ricerca della prossima cosettina.

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  15. #915
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    E nessuno mi rimproverava per questo. Nessuno guardava il mio lavoro mediocre e mi tirava via di peso, perché stavano tutti lottando con la stessa resistenza con cui lottavo io.
    È sorprendentemente facile vivere una vita ed una carriera stando nella mediocrità... alla resistenza piace se ti comporti così.

    Lei è potente, così potente, che tutti gli strumenti per una scelta rapida, per risparmiare tempo e per focalizzarti, perdono potere di fronte a lei.
    Ma adesso la conosci per nome.
    Adesso sai come si nasconde e viaggia al di sotto del radar ed è così sensibile mentre sminuisce il tuo lavoro e compromette la tua visione.”

    Quando la resistenza appare, devi chiamarla per nome. Se vuoi sconfiggerla devi riconoscerla per quello che è.

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  16. #916
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    Non lo farai tramite la razionalizzazione o un dialogo pacato con te stesso. Lo farai con la mente focalizzata ed impegnata, con uno sforzo così profondo e dedicato da lasciarti sfiancato.

    Rimandare e fingere è comodo, perché restare fermi dove siamo non stimola il cervello rettiliano e non ci fa provare paura. È sicuro.

    Eccoti la sfida, allora: zittire e sconfiggere la resistenza.
    Come farlo?
    Occorre trovare qualcosa di COSI’ IMPORTANTE che valga il fatto di superare le tue paure preistoriche, COSI’ IMPORTANTE da non farti dormire fino a che la tua nave non prende il largo, COSI’ IMPORTANTE da voler superare tutte le insidie, per spiccare il volo.

    Puoi fare così, oppure puoi rimanere fermo e bloccato.
    Cosa scegli?..
    Ultima modifica di pippofranco; 28/12/2011 alle 10:53

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