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Questa discussione dal titolo Relazione fra medico e paziente... è all'interno del forum Medicine naturali; Chi deve impostare l’empowerment? Tutti quelli che danno un contributo terapeutico. Lo fanno soprattutto delle figure sanitarie ...
  1. #101
    L'avatar di anna1401
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    Chi deve impostare l’empowerment?

    Tutti quelli che danno un contributo terapeutico. Lo fanno soprattutto delle figure sanitarie particolari, i diabetes educator.
    Si tratta di un titolo professionale a cui si accede dopo un percorso formativo di due o tre anni. In genere si tratta di infermieri o dietisti, ma anche medici, farmacisti, psicologi.
    Sono una particolare categoria di formatori: non devono formare operatori sanitari ma pazienti, o se volete, devono aiutare i pazienti a trasformarsi in operatori sanitari di se stessi.

  2. #102
    L'avatar di anna1401
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    Facciamo un altro esempio pratico.

    I pazienti con il diabete di tipo 2 sono spesso in sovrappeso o obesi. Se siamo grassi è perché mangiamo troppo, facciamo poca attività fisica, o tutte e due le cose insieme.
    Ora, essere grassi in genere non ci rende felici, e ci sentiamo in colpa se non riusciamo a dimagrire.

    Non possiamo cercare di sciogliere in parte il senso di colpa e la depressione legati all’obesità e poi costruire insieme un percorso terapeutico? Chiediamoci:
    qual è il problema?
    Come lo vivo?
    Cosa voglio realmente?
    Cosa sono disposto a fare?
    E in che modo?
    Le risposte da dare a queste domande vanno cercate insieme, paziente e terapeuta, considerando inevitabilmente la possibilità di errore, che non è un insuccesso, ma uno spunto per riorientare il percorso, proprio come in un esperimento scientifico.

  3. #103
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    L’empowerment funziona sempre?

    Ovviamente no. Posso solo dire che funziona meglio di quello che facevamo prima. Il tempo è quello che ci manca di più. Dobbiamo sapere molto di più sui nostri pazienti, sull’ambiente e sul modo in cui vivono.
    L’ideale sarebbe non stare chiusi nel proprio studio ma andare dal paziente e conoscere tutto del suo ambiente, come un bravo reporter.

    Fonte .modusonline.it

  4. #104
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    Smile La GUARIGIONE

    (dr. Francesco Olivieri)

    Cosa significa guarigione?
    Cos’è lo stato di salute?
    Cos’è la malattia?


    Guarigione è soltanto un concetto soggettivo, relativo al paziente e non al terapeuta; non possiamo affermare come medici: “Il soggetto è guarito!”.
    E’ la persona che alla visita successiva dovrebbe farci capire che si sta avviando verso la guarigione, dicendoci: “Mi sento meglio, diverso, più dinamico, meno stanco”.

    Noi, come operatori della salute, non possiamo avere la presunzione di dichiarare la guarigione del malato, così come non possiamo ritenere che sia sufficiente sostenere che la salute equivale ad assenza di malattia.

    I modi di curare possono essere tanti, ma l’ars medica è una soltanto, e ad essa occorre riferirsi se vogliamo, come medici, continuare la strada delle decine di migliaia di operatori della salute che nel corso della storia, come sciamani o stregoni o archiatri, hanno dedicato le loro vite a lenire sofferenze e dolori dei propri simili.

    segue..

  5. #105
    L'avatar di anna1401
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    Non basta un’intera vita di studio a ripagare il sorriso di un bambino, restituito alla salute, o l’affermazione di una paziente, che alla visita successiva ti dice: “Dottore, mi accorgo che la mia vita sta cambiando e che sto meglio con me stessa e gli altri”.

    Ed è bellissimo quando il paziente arriva per la prima volta allo studio perché consigliato dall’amico o dal parente, perché questa è la dimostrazione diretta della qualità del lavoro svolto, e della profondità di esso.

    Il medico o il terapeuta che esercitano la propria arte non possono dividere, separare, analizzare, ma cercare di comprendere la persona malata nel suo insieme, e nel modo di esprimersi attraverso il corpo, fino al punto di andare a ricercare, nel più profondo del suo essere, gli elementi nascosti della sua esistenzialità e del suo divenire, che sono la causa profonda della sua patologia.

    segue..

  6. #106
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    In tal modo la patologia non è più considerata come una fatalità, ma come il linguaggio del corpo fisico.
    Il dolore, espressione dell’energia di sofferenza, permetterà all’uomo di prendere coscienza dei propri errori funzionali in rapporto alle leggi esistenziali dell’Universo.

    Bisogna quindi ridare all’uomo il proprio posto nel macrocosmo, perché prenda atto della sua identità profonda, per ritrovare quella parte della coscienza che si esprime attraverso il suo organismo intero, gli organi, i tessuti, le cellule, gli atomi, gli elettroni (e quindi la sua energia vitale).

    Nessun elemento può esistere senza gli altri, perché ciascuno è completamente legato alla realtà esistenziale dell’altro, ed avviene tra loro uno scambio d’informazione ; l’invio ed il ritorno di quest’informazione è il principio generale che anima l’Universo.

    segue..

  7. #107
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    Ogni sintomo può essere in rapporto con un disordine lesionale o biologico, che è iniziato molto prima con uno squilibrio dell’energia, che ha presieduto all’elaborazione di questa lesione.
    La stessa lesione, una volta costituita, può indurre disordini energetici permanenti.

    Occorre quindi porsi il problema profondo dell’induzione energetica che ha provocato la lesione; in altre parole è necessario ricercare quali sono gli squilibri energetici che hanno determinato nel vissuto dell’individuo, con un processo più o meno lento nel tempo, la modificazione biologica alla base della patologia.

    Solo così il medico o il terapeuta possono esercitare una medicina universale che obbedisce alle leggi esistenziali della creazione.
    Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 10:37

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