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Discussione: Relazione fra medico e paziente...

  1. Registrato da
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    Cool Relazione fra medico e paziente...

    (di Maurizio Tucci)

    Sapevate che un paziente in visita dal medico parla per circa 30 secondi? E poi, cosa succede?
    Uno studio appena pubblicato sull’approccio professionale dei medici ha esaminato i risultati relativi al contenuto e alla qualità della relazione fra medico e paziente.

    Da questa ricerca sulla relazione fra medici e pazienti è emerso che i medici hanno la tendenza a sottovalutare il bisogno dei pazienti di ricevere informazioni che li riguardano.
    Quando la patologia è potenzialmente mortale preferiscono evitare di rivelare informazioni che potrebbero allarmare e/o disturbare il paziente.

    In altri casi invece sono così concentrati nel trovare conferme alle proprie diagnosi da non trovare il tempo per supportare il paziente. Così trascurano i modi per alimentare una relazione basata su un approccio terapeutico individuale.

    segue..
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:40

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    Relazione fra medico e paziente...
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    La paura di sembrare stupidi fa male.
    Purtroppo può succedere che più è seria la malattia, più crescono i livelli d’ansia dei pazienti, e più possono sentirsi intimiditi in merito al fare domande.

    Tuttavia “i pazienti devono trovare il coraggio e la sicurezza per fare domande”, afferma la dottoressa Sherrie Kaplan, co-direttore del centro Health Policy (Università della California). “Molti pazienti hanno paura di sembrare stupidi".

    Per la Kaplan, la chiave di volta per ridurre l’ansia della visita dal dottore è la preparazione; difatti paragona la visita dal medico al genere di impegno che riserviamo per un esame

    L’idea generale è che durante una visita dal medico abbiamo bisogno di sentirci calmi e nel massimo controllo delle nostre risorse; d’altro canto i medici devono fornire ai pazienti un “senso di possibilità” e mostrare qualche via per coinvolgerli nel processo della cura di se stessi.

    Più il paziente pone domande di qualità, maggiore è il senso di soddisfazione del paziente. Così se i pazienti avessero a disposizione un elenco di domande da fare al proprio medico potrebbero ricevere le informazioni più utili per loro.

    segue..
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:41

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    Dunque, imparare a formulare domande orientate alla soluzione a alla prevenzione potrebbe aiutare i pazienti ad ottenere maggiore soddisfazione dalla visita, ma sfortunatamente molti pazienti non sanno da dove cominciare.

    Una soluzione che abbraccia le due parti.
    Le ricerche hanno evidenziato che non sono solo i medici ad avere bisogno di rinfrescare le loro abilità di comunicatori, ma vale la stessa cosa anche per i pazienti.

    Da una prospettiva più completa viene fuori la necessità di una visione in grado di abbracciare entrambe le parti coinvolte nella relazione. Perché, se è vero che i medici sono preparati nel fare domande, nel formulare ciò che non va e nel trovare un rimedio, è vero anche che i pazienti sono sprovvisti di elenchi di domande appropriate per contribuire a migliorare la loro situazione.

    FONTE: piuchepuoi.it
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:41

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    peccati e malati

    Annarè, ciai detto cose bbone, ora potemo annare dar docche
    collelenco de la spesa e dde peccati che ppure i preti nun vanno più dde moda, o nun ce stanno più assentìì, occe confessano in quattreqquattrottero , chesse spaventano de peccati e cce danno lassoruzzione dufficcio, correspetto sentenne...
    monny
    "all'animaccia de li mortacci...me possino..."

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    bbugie e vverità

    eppurer monny scherzanno fra i ddenti ve vvuò dire na granne verità
    insieme a quarche bbugia, perchè la vverità dda sola e ttutta è ppeggio dellavviaria e ppuò ffarte male se nnu sei avvaccinato...sennun ce ppiù nnessuno che cce confessa dopo che ccianno nsegnato de peccati, soccavoli amara, alla nimaccia de li mortacci... checce li tollino...
    me possino...
    monny
    "all'animaccia de li mortacci...me possino..."

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    ... er monny la sa sempre lunga...

  8. Registrato da
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    Cool Tre categorie di pazienti

    Il dr Bernie Siegel suddivideva i suoi pazienti in tre categorie:
    - La prima categoria, che comprende il 15-20% del totale, non ha nessuna voglia di guarire. Consciamente o inconsciamente costoro si auspicano di morire per sfuggire a problemi che ritengono insormontabili. La malattia, l’incapacità o la morte, sono per loro un pretesto.

  9. Registrato da
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    - La seconda categoria riguarda la maggioranza, ovvero il 60-70%. Sono coloro che si mettono completamente nelle mani del medico, pensando che sarà lui a guarirli con il suo arsenale di farmaci. In realtà credono alla pillola che fa miracoli o all’operazione che finalmente risolverà la loro situazione. Il dr Siegel diceva di questa categoria che, se costoro avessero dovuto scegliere tra subire un’operazione e trasformare il loro modo di vivere, di pensare e di reagire, per guarire, quasi tutti avrebbero scelto l’ospedalizzazione.

  10. Registrato da
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    - Nella terza categoria troviamo, secondo il dr Siegel, dal 15 al 20% dell’insieme, sono quelli che rinunciano a fare le vittime che decidono di prendere in mano le redini della propria salute. Cercano di capire che cosa ha potuto condurli a sviluppare il tal disturbo, la tal malattia, il tal malessere. Sono persone aperte, che vogliono imparare, che non temono di guardarsi in faccia. Sono pronte ad effettuare le trasformazioni necessarie per ritrovare salute e benessere. Hanno capito che la scomparsa di una manifestazione non è la guarigione, e che la sola vera guarigione sta nell’auto-guarigione.

    Le persone che fanno parte di questa categoria non considerano onnisciente il proprio medico o l’operatore sanitario, ma li vedono come compagni di squadra nel processo di guarigione personalmente intrapreso

  11. Registrato da
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    Lampadina I medici e cultura medica

    Per Paul Kinnersley, co-direttore della “Communications Skills Unit” della Cardiff University in Wales, "il problema è che dopo aver ottenuto tutti i requisiti per esercitare la professione, i medici imparano e acquisiscono molte conoscenze cliniche, ma finiscono inghiottiti dalla cultura medica.

    In questo modo le loro abilità di comunicazione spesso si deteriorano.
    Si focalizzano sul curare il paziente, piuttosto che nell’aver premura nei loro confronti".

    Sapevate che un paziente in visita dal medico parla per circa 30 secondi?
    E poi, cosa succede? ...

    Dagli studi effettuati risulta che il paziente viene interrotto dalle domande del medico ( sulla teoria delle "Intelligenze Multiple".
    D’altra parte, come sottolinea la Kaplan, "le ricerche hanno mostrato che perfino i dottori, quando sono pazienti, non vogliono fare domande che potrebbero farli apparire stupidi o ignoranti”.

    Questi dati fanno riflettere. In fondo é facile prevedere quali danni può produrre chi si occupa di aver cura della salute degli altri, se trascura lo sviluppo delle "7 abilità essenziali" (ascoltare, supportare, dare e ricevere feedback, indurre stati, etc.).

    segue..
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:43

  12. Registrato da
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    Forse non aveva tutti i torti Ennio Flaiano, quando osservava che "La stupidità ha fatto progressi enormi. E’ un Sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è nemmeno più la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé".

    Purtroppo una maldestra sottovalutazione del ruolo che avrà nel prossimo futuro l‘intelligenza intrapersonale e l‘intelligenza interpersonale non promette nulla di buono. Difatti, se le "7 abilità essenziali" sono fondamentali per alimentare ogni genere di relazione é vero che la necessità di sviluppare una "Comunicazione Efficace", é assolutamente vitale nelle relazioni terapeutiche o, via di questo passo, il progresso delle "Stupidità Multiple" sarà assicurato in molti campi della vita sociale.

    segue..
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:44

  13. Registrato da
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    Per contrastare lo "stato attuale" delle cose esistono diverse possibilità.

    In definitiva gli studi relativi alla relazione medico/paziente raccomandano maggiori comparazioni fra i diversi tipi di interventi allo scopo di considerare con più attenzione la soddisfazione dei pazienti.

    Quali abilità sono necessarie a chi si relaziona quotidianamente con gli altri?
    Se tu fossi un medico cosa potresti fare per coinvolgere i tuoi pazienti?
    Cosa potrebbe ridurre la loro paura di sentirsi stupidi?
    Cosa favorirebbe un atteggiamento responsabile da parte del paziente nei confronti della propria salute?
    Quali stati mentali potresti indurre nel tuo paziente (o una persona che richiede un supporto) per lasciarlo accedere ad un più completo "stato di risorsa"?

    FONTE: piuchepuoi.it
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:44

  14. Registrato da
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    Relazione tra medico e paziente

    "Il significato della stretta relazione interpersonale tra medico e paziente non potrà mai essere troppo enfatizzato, in quanto da questo dipendono un numero infinito di diagnosi e di terapie. Una delle qualità essenziali del medico è l’interesse per l’uomo, in quanto il segreto della cura del paziente è averne cura".
    (Dr. Francis Peabody - XIX sec.)


    E’ difficile catalogare, descrivere dettagliatamente, porre "capisaldi", riguardo il rapporto medico - paziente in quanto questa relazione di fiducia e di stima "reciproca" dipende da molti fattori (fattori ben studiati dalla psicanalisi dove, ad esempio, la "relazione" viene denominata "transfert"), inerenti l’incontro tra le molteplici personalità sia di medici sia di pazienti.

    E’ possibile però, soprattutto per il medico, descrivere cosa predispone l’accadere di questa indispensabile "corrente energetica" finalizzata al miglior risultato possibile, del lavoro comune di medico e paziente, per il ripristino o il mantenimento della salute.

    segue..
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:45

  15. Registrato da
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    In primo luogo è importante per il medico saper ascoltare, saper farsi "recettore" di tutto ciò che un paziente "porta" e cioè
    - come descrive il problema
    - quali vissuti emotivi ha di questo
    - quali sono le sue interpretazioni
    - che svantaggi ed anche, paradossalmente, vantaggi ne ricava
    - quali enfatizzazioni ha di un sintomo piuttosto che un altro
    - quali sono le sue paure, le sue speranze, le sue delusioni
    - quanto investe emotivamente sulla risoluzione della malattia
    - quale è la sua vita (origini, istruzione, lavoro, famiglia, ambiente domestico)

    Insomma, quale è in definitiva il suo "terreno globale" emotivo - affettivo - corporeo - sociale in cui "vive" ed è "vissuta" la malattia.

    segue..
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:46

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    In secondo luogo (praticamente in contemporanea con il primo) il medico deve saper essere "neutro", e cioè essere privo di pregiudizi nei confronti del paziente che magari presenta stili di vita, attitudini e valori diversi da lui, anche in quei casi che in situazioni non mediche potrebbe giudicare ripugnanti o negativi (qui il medico deve porre particolare attenzione al suo comportamento affinché la principale motivazione delle sue azioni rimanga comunque e sempre, l’interesse del paziente).

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    In terzo luogo il medico deve saper "comunicare" (attraverso disponibilità, espressione di attenzione sincera), spiegando cioè al paziente, con un linguaggio accessibile a tutti, come procederà l’iter diagnostico, chiarendo il significato di esami, consulenze specialistiche, indagini complesse strumentali, eccetera, e quindi, in seguito, quale è la definitiva diagnosi e la conseguente terapia, o possibilità terapeutica, con tutti gli eventuali rischi che questa può comportare, senza promettere facili guarigioni.

    Fonte mybestlife.com

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    l'immagine riflessa

    La sofferenza richiede una figura di terapeuta disposto anche ad ascoltare, e a parlare
    pienamente cosciente del significato delle parole e del loro impatto emotivo,
    capace di riconoscere nell'altro la propria immagine riflessa.
    dr. vincenzo valesi sanihelp

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    Smile Le parole tra medico e paziente

    (Articolo di Cristiana Pulcinelli tratto da: L'Unità.it)

    Quanto sono importanti le parole nel rapporto tra medico e paziente? Molto più di quanto il medico pensi di solito. In realtà non si tratta solo delle parole ma di tutto ciò che interviene nel processo comunicativo, quindi la postura, l´attenzione, l´ascolto.

    Tutte cose che nella medicina degli ultimi decenni sono state dimenticate e che oggi, però, sembra fondamentale recuperare come hanno dimostrato i relatori intervenuti alla sessione dedicata alla comunicazione in medicina del V convegno nazionale sulla comunicazione della scienza che si è chiuso a Forlì sabato 1 dicembre.

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    I problemi comunicativi tra paziente e medico hanno cause profonde. Secondo lo storico della medicina Carlo Cosmacini, per comprenderle bisogna risalire al momento in cui il medico diventa uno specialista del corpo scisso.

    Un´ottica riduzionista fa vedere il paziente come un organismo governato dalle leggi biochimiche e la società come l´insieme dei suoi organismi.
    In questo modo si perde contemporaneamente l´interesse per le cause ambientali e sociali della malattia, ma anche per l´antropologia relazionale lasciando al farmaco il ruolo di «rassicuratore».

    Così, i medici sono formati nel corso di lunghi anni di studio ad interessarsi solo della malattia e non del paziente, ha spiegato Egidio Moja che, all´università di Milano, dirige un centro dedicato alla formazione nel campo della comunicazione medico-paziente.

    Tanto che, se anche avessero più tempo a disposizione per la visita (è stato provato in un esperimento), il loro atteggiamento non cambierebbe.
    Ultima modifica di anna1401; 15/04/2009 alle 17:47

  21. Registrato da
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    Quello che invece i medici devono imparare è ad interessarsi del cosiddetto «vissuto di malattia» del paziente, ovvero dei suoi sentimenti rispetto alla malattia e delle sue aspettative. Questo, infatti, migliorerebbe il rapporto di fiducia e quindi anche la cura.

    In particolare nel rapporto tra medico e paziente con disturbi psichici la comunicazione diventa fondamentale. In questo caso, ha spiegato Anna Maria De Angelis, membro dell´Aresam, associazione di familiari di pazienti, gli attori del processo comunicativo diventano necessariamente tre: medico, paziente e familiari. La malattia, infatti, mai come in questi casi si spalma su tutta la famiglia.

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