Questa discussione dal titolo Ritardare lo sviluppo - é possibile? è all'interno del forum Medicine naturali; Approfitto della sua conoscenza per chiederle se esiste un metodo per ritardare l'età dello sviluppo.
Ho una ...
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Ritardare lo sviluppo - é possibile?
Approfitto della sua conoscenza per chiederle se esiste un metodo per ritardare l'età dello sviluppo.
Ho una bimba di 10 anni e mezzo che sta partendo in quarta con lo sviluppo.
A dicembre ha sviluppato il bottone mammario che tutt'ora le dà fastidio e di lì a poco,i peletti delle parti intime si sono fatti più spessi e a volte il sudore inizia ad essere un po' più forte.
Più o meno è al punto di alcune sue amichette e non è certo eccessivamente precose.
Caratterialmente è ancora ''bambina'' giocherellona e ingenua anche se sa ovviamente che cosa significhi lo sviluppo.
E' una maschiaccia combina guai e mi spiacerebbe se dovesse trovarsi troppo presto a combattere con il fastidio del ciclo.
Questo pensiero me lo ha messo la figlia di una mia amica che ha un anno in più di mia figlia e che ha seguito lo stesso iter della mia a partire dall'anno scorso la quale ha avuto il menarca in questi giorni che all'inizio dell'esperienza ansiogena delle medie,non ha preso molto bene .
Spero che mia figlia abbia un percorso più lento (infatti la pediatra mi ha detto che alcune manifestano presto i sintomi ma lo sviluppo si svolge in modo lento e graduale).
Essendo mia figlia molto emotiva,vorrei evitargli di essere la prima a dover affrontare la cosa specie in previsione del passaggio alle scuole medie dell'anno prossimo che la carica fin da ora di molta apprensione.
Esiste un modo soft per sopire ancora un pochino gli ormoni?
Grazie infinite per l'eventuale risposta.
Ultima modifica di anna1401; 15/09/2008 alle 19:34
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Mi sono forse persa qualche cosa? il dottor Valesi è in vacanza?
Mi preoccupa l'assenza del dottore sul forum.....
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bang bang
No, non sono in vacanza...
ti rispondo col testo di una vecchia canzone dell'Equipe 84, anni '60: "non si può fermare il tempo, non si può fermare il vento...": se anche possibile non trovi che potrebbe essere estremamente pericoloso? molto più pericoloso dei rischi di crescere...troppo in fretta...
dr. vincenzo valesi
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dr. vincenzo valesi sanihelp
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Grazie dottore.
Certo non intendevo fermare il tempo,sicuramente i metodi chimici che usano in endocrinologia non li applicherei nemmeno io.
Ma ,come per la soia che è un buon integratore ormonale in menopausa,credevo ci fosse qualcosa di analogo per il pre sviluppo.
Grazie ancora.
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Pubertà precoce
La pubertà precoce è un fenomeno che si sta verificando sempre più spesso. Sono molte le cause che possono contribuire a questo fenomeno.
Tempo fa, ad una trasmissione televisiva, ho sentito parlare alcune mamme e si lamentavano che ai loro bambini, femminucce ma anche maschietti, di età compresa tra 5 - 8 anni, cresceva in maniera evidente il seno… e attribuivano il fenomeno agli ormoni contenuti nelle carni animali, e soprattutto a quella di pollo.
Alcune mamme hanno (spontaneamente per conto loro) evitato di dare, per un certo periodo di tempo, carne ai loro bambini, e in seguito a questo, hanno notato una diminuzione del seno…
Purtroppo però bisogna considerare anche altri fattori, come le varie tossine diffuse nell’ambiente, a causa di inquinanti vari, i pesticidi, i diserbanti, i concimi chimici usati abbondantemente nell’agricoltura… tutto aiuta a farci ammalare sempre più spesso…
Bisognerebbe cercare, dove e come possiamo, di alimentarci in maniera più naturale, evitando i “cibi spazzatura”, dando la preferenza agli alimenti più naturali, manipolati ed elaborati il meno possibile, coltivati in maniera biologica… Anche se non saranno biologici al 100%, dato l’ambiente in cui viviamo… almeno non saranno inquinati come gli altri dai pesticidi e dai concimi chimici…
Riporto qui alcune informazioni tratte da vari siti, che potrebbero interessare.
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Micotossine
Troppe micotossine
Possibile causa di disturbi ormonali nei bambini
Uno studio italiano condotto dalla Clinica Pediatrica dell’Università di Pisa, in collaborazione con la facoltà di Medicina Veterinaria che sarà pubblicato sul Journal of Pediatrics, rivela un aumento di casi di pubertà precoce nelle bambine nel Nord-ovest della Toscana probabilmente legati a tossine rilasciate nell'ambiente da muffe del genere Fusarium tra cui la micotossina ad azione estrogena zearalenone (ZEA).
Secondo gli studiosi il fenomeno non è allarmante. La pubertà precoce interessa 10-20 casi su 100 mila bambini e si verifica quando la maturazione sessuale inizia prima degli 8 anni nella femmina e dei 9 nel maschio. Quando la pubertà anticipata si presenta con frequenza anomala, si può supporre il coinvolgimento di fattori esterni, ambientali.
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I pediatri italiani hanno cercato di verificarlo in questo studio condotto su 32 bambine seguite al reparto di pediatria di Pisa tra 2001 e 2005 per pubertà precoce: 17 ragazzine di Viareggio (qui l'incidenza della pubertà precoce risulta da 22 a 29 volte più alta rispetto alle aree limitrofe) e 15 di Pisa.
È stata misurata la concentrazione della micotossina ZEA nel loro organismo e confrontata con i valori di ragazze entrate in pubertà all'età giusta.
Gli esperti hanno rilevato che sei delle 17 ragazze di Viareggio presentavano alti livelli di ZEA, portando all’ipotesi che questa micotossina sia coinvolta nelle modifiche ormonali che portano all’anticipazione della pubertà. La tossina potrebbe avere un ruolo centrale oppure la sua presenza potrebbe essere solo incidentale - spiegano i ricercatori - e potrebbero esserci altri fattori determinanti come un uso massiccio di erbicidi e pesticidi nella zone dove sono nate e vivono le bambine.
Si tratta tuttavia di casi limitati e per confermare questi risultati - concludono i ricercatori - servirà uno studio su un campione più vasto.
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 13:50
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Micotossine e pubertà precoce.
(martedì 22 luglio 2008)
Francesco Massart, et al.High Growth Rate of Girls with Precocious Puberty Exposed to Estrogenic Mycotoxins J Pediatrics 2008; 152: 690-695)
L'inizio della pubertà umana può essere anticipato dall'esposizione a estrogeni di origine ambientale?
Per indagare questa ipotesi il Centro endocrinologico pediatrico del dipartimento di pediatria dell'Università di Pisa ha condotto uno studio nato dall'osservazione di un numero decisamente più elevato del normale di diagnosi di Pubertà Precoce Centrale tra la popolazione pediatrica di Viareggio rispetto ai bambini delle località confinanti (Francesco Massart, et al.High Growth Rate of Girls with Precocious Puberty Exposed to Estrogenic Mycotoxins J Pediatrics 2008; 152: 690-695)
L’ obbiettivo dello studio è stato quello di verificare l'ipotesi che l'inizio della pubertà umana possa essere anticipata dall'esposizione a micotossine con azione estrogenica . In particolare sono state studiate lo zearalenone e l'α-zearalenolo che hanno una conformazione tale da assomigliare al 17-estradiolo (E2):ciò consente loro di legarsi ai recettori per gli estrogeni presenti sulle cellule bersaglio esercitando una azione agonista di tipo estrogenico.
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Sono state studiate 32 bambine affette da Pubertà Precoce Centrale mettendole a confronto con 31 bambine sane.
La ricerca di micotossine nel sangue (zearalenone e α-zearalenolo) ha dato esito positivo in 6 ragazze tutte provenienti dalla zona di Viareggio. Alla diagnosi la loro presenza correlava con il peso e con l'altezza di queste ragazze, ma non con l'età ossea.
Dopo dodici mesi di terapia con Triptorelina, le pazienti micotossine positive, avevano altezza, peso e velocità di crescita maggiori di quelle micotossine negative.
L'altezza correlava con il peso in entrambi gruppi e l'età ossea, il BMI e la secrezione gonadica non erano diverse.
Gli autori concludono che l'aver ritrovato in 6 bambine livelli elevati di micotossine non giustifica completamente il maggior numero di casi di PPC, ma che comunque tali sostanza dimostrano di avere un sicuro effetto anabolizzzante dal momento che le bambine micotossine positive sono mediamente più alte e più pesanti
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 13:50
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Il Bisfenolo A
(Dr Francesco Perugini Billi - martedì 06 marzo 2007)
Uno studio scientifico ha messo in evidenza che alcuni biberon e bicchierini di plastica per bambini rilasciano sostanze chimiche pericolose nelle bevande e nel cibo.
E’ diversi anni che continuo a dire ai miei pazienti e alle persone che conosco di non usare contenitori di plastica per mettere bevande o alimenti, soprattutto se caldi.
Il materiale sintetico di cui sono fatti rilascia sostanze chimiche che hanno spesso un’azione simil-estrogenica (xenoestrogeni) e sono sospettate di causare tumore o alterare gli equilibri ormonali di adulti e di bambini.
Sono sostanze che hanno la capacità di rimanere nel nostro corpo per decenni con conseguenze per la nostra salute ancora tutte da indagare.
Un recente studio americano ha dimostrato che anche i biberon e i vari bicchierini di plastica usati per i bambini piccoli rilasciano queste pericolose sostanze chimiche nelle bevande e nel cibo con cui vengono a contatto.
In questo caso si tratta del Bisfenolo A, trovato in 5 delle più famose marche commercializzate in America, ma alcune presenti anche in Italia:
(la pagina contiene una tabella )
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Il Bisfenolo A è una sostanza utilizzata per rendere trasparenti le plastiche con cui si fabbricano bottiglie e contenitori. Secondo gli studiosi, anche piccole quantità di questa sostanza sono pericolose e causano seri problemi per la salute, tra cui il cancro, la pubertà precoce, il diabete e la Sindrome da deficit Attentivo.
Eh via, un po’ di Bisfenolo A nel latte o nell’infuso, un pizzico di parabeni nella cremina per il sederino, qualche milligrammo di fluoro nelle compressine per i dentini, una manciata di vaccinazioni al mercurio, qualche tachipirina al primo raffreddorino, che volete che sia mai? ...
E' sì, il buon vecchio biberon di vetro, forse un po’ pesante, forse più fragile, ma quanto più sicuro!
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 13:50
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Pubertà precoce
(…) E' un fenomeno che i medici americani conoscono bene, e che vedono aumentare dagli anni '90. Specie nel mondo anglosassone, le bambine tendono a raggiungere la pubertà prima degli 11 anni.
Una ricerca sulla popolazione di Bristol ha appurato che una bambina su sei diventa pubere all'età di sei anni.
Naturalmente, la spiegazione scientifica collega il fenomeno con l'aumento della leptina, un ormone che è prodotto dai tessuti grassi: poiché i bambini diventano sempre più grassi ad ogni generazione, hanno anche alti livelli di leptina, che innesca il fenomeno della pubertà precoce.
Lo psicologo ebreo Aric Sigman ha spiegato alla BBC (2) che questo fenomeno è accentuato nelle ragazzine di genitori divorziati e risposati.
Gli ormoni «odorosi» emanati dal padrino (dal nuovo marito di mammà) «ecciterebbero» la risposta ormonale della bambina, è la sua teoria.
«Se una bambina sente che il suo ambiente familiare è instabile è possibile che un meccanismo evolutivo entri in gioco, per assicurare che i geni (della bambina) siano trasmessi prima, piuttosto che poi».
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L'evoluzionismo, naturalmente. Darwin ha sempre ragione.
Le bambine vogliono trasferire il loro corredo genetico.
Gli individui non sono altro che strumenti con cui i geni si trasmettono alle generazioni seguenti.
La vita è fatta per i geni, non i geni per la vita: è la grande intuizione dell'evoluzionismo.
Peter Clayton, endocrinologo pediatrico all'Università di Manchester: «Certo nella nostra pratica clinica curiamo più ragazzine in pubertà precoce che 10 anni fa, ma può essere una conseguenza di una aumentata attenzione al fenomeno, più che una crescita reale del fenomeno stesso».
«Dobbiamo ancora capire le ragioni profonde del fatto», dice Ilpo Huhtaniemi, docente di biologia riproduttiva all'Imperial college di Londra: «Per esempio, la massima incidenza di pubertà precoce si riscontra tra le bambine del terzo mondo adottate da famiglie del primo mondo».
Già, chissà perché.
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Forse sono gli alimenti, forse i panini McDonald, forse la carne che in USA e in Gran Bretagna viene da vitelli gonfiati di ormoni vietati nell'Europa continentale.
Ormoni della crescita, estrogeni vari che vengono somministrati agli animali per aumentarne rapidamente il peso e quindi i profitti per gli allevatori.
Naturalmente anche questo ha una parte, concede Sigman.
Ma non dimentichiamo, aggiunge, gli altri fattori: le bambine mangiano più dolci e merendine delle loro mamme e nonne, stanno troppo davanti alla TV, tutte cose che accrescono il grasso corporeo e dunque la produzione di leptina.
E non dimentichiamo «il fattore evolutivo».
Il fattore evolutivo, ovvio. Darwin ha ragione.
Basta non discutere gli interessi dell'industria alimentare e del cibo-spazzatura di cui si gonfiano gli americani e gli inglesi. E anche i piccoli italiani, sempre più.
I rischi della sessualizzazione precoce dei bambini hanno effetti sociali disastrosi, e parimenti sottovalutati.
Bambine che diventano donne a tre-sei anni sono meno capaci di controllare i loro impulsi di quelle che diventano puberi più tardi, quando la personalità è (relativamente) più adulta.
Le gravidanze precoci che sono la piaga sociale anglo-americana, con ragazze-madri quattordicenni che devono allevare un neonato, è una delle conseguenze.
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Altra conseguenza: l'uso precocissimo di droghe e alcool, che segnala una vulnerabilità in bambini e bambine ai disturbi emotivi propri della pubertà, come la depressione, sbalzi d'umore e turbe del comportamento.
Si aggiunga l'educazione alla trasgressività edonista, veicolata dalla pubblicità e dalla TV: questo lo riconosce anche Sigman.
Senza dimenticare, però i «meccanismi evolutivi»: le bambine vogliono trasmettere i loro geni, per la sopravvivenza della specie. Meglio prima che poi, come insegna il darwinismo.
Sarà per dare ragione a Darwin che certe leggi americane tutelano gli allevamenti industriali e le aziende agricole che usano ormoni e altri fito-chimici contro quelle imprese agricole che cercano di produrre cibi sani e con pochi ausilii «scientifici».
Due aziende agricole della California, che producono e vendono latte allo stato naturale, hanno fatto ricorso contro una nuova legge di quello Stato, la AB1735, che stabilisce un limite di 10 batteri coliformi per il latte crudo, esattamente quello che è richiesto per il latte pastorizzato (ossia cotto e sterilizzato).
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La legge è evidentemente passata per pressioni della lobby agro-industriale (3).
I batteri coliformi sono onnipresenti nell'ambiente e nel latte, e non provocano disturbi.
Per millenni l'umanità ha bevuto latte senza allarmarsi dei coliformi.
Ma naturalmente, la scienza ha stabilito l'equazione: microrganismi eguale malattia.
E' l'industria alimentare che ci libera dai microrganismi.
Già solo col latte pastorizzato, vi libera dai lactobacilli acidofili e i micro-nutrienti (vitamine, enzimi che aiutano la digestione del latte, grasso di panna che contiene i precursori della vitamina A, e che collabora all'assorbimento delle vitamine e minerali contenuti nella frazione acquea del latte).
In compenso però l'industria del latte alimentare vi aggiunge vitamina D sintetica.
E sul cartone strilla: «With vitamins added!». Col punto esclamativo.
La pubblicità ci rende migliori.
Più grassi.
Più sensuali 
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Note
1) «Kids hitting puberty at three», News.com.au, 13 gennaio 2008.
2) «Stress fuelling early puberty», BBC, 7 febbraio 2006.
3) «California Dairies Sue to Stop Enforcement of Unfair Raw Milk Standards», San Francisco Chronicle, 28 dicembre 2007
Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 13:50
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Uso di ormoni nell'allevamento degli animali
(28/11/2006)
Perché vengono somministrate sostanze anabolizzanti o ormoni agli animali in produzione zootecnica?
Le sostanze anabolizzanti vengono impiegate in zootecnia con lo scopo principale di aumentare le produzioni (più carne o nel caso della somatotropina più latte con una minor quantità di mangime); in alcuni casi il loro uso viene favorito anche dalla capacità di queste sostanze di modificare le caratteristiche organolettiche dell’alimento rendendolo più appetibile alle esigenze dei consumatori (meno grasso, colore più chiaro, maggiore tenerezza).
Esistono vari gruppi di sostanze che svolgono azioni differenti e che nel corso degli anni sono state selezionate ed impiegate fraudolentemente per migliorare le produzioni puntando ad incrementare l’appetito dell’animale (es. cortisonici), a rallentare il metabolismo per migliorare la trasformazione degli alimenti in proteine e quindi carne (tireostatici, progestinici), a spostare gli equilibri energetici dell’organismo a favore delle produzione di proteine rispetto ai grassi (estrogeni, androgeni, Beta agonisti, somatotropina).
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La somatotropina ricombinante (rBST) o (rBGH), è la copia geneticamente modificata della somatotropina (ormone della crescita) naturalmente prodotta dall’organismo animale.
La somministrazione di GH bovino (BGH) induce un aumento della produzione lattea a seconda del tipo di animale sottoposto a trattamento e delle razione somministrata secondo alcuni autori anche per percentuali superiori al 20% (si stima che dall’autorizzazione all’impiego avvenuta negli USA nel 1993, vi sia stato un incremento legato alla somatotropina di produzione di latte pari al 12%)
Quali sono i possibili residui presenti negli alimenti?
Negli anni '80 è scoppiato un grande scandalo legato alla segnalazione di alcuni casi di ginecomastia, telarca e pubertà precoce in bambini, risultati collegati al consumo di omogeneizzati contenenti dietilstilbestrolo, ormone sintetico ad attività estrogenica somministrato in quel periodo, oltre che agli animali come promotore di crescita fraudolento, anche a milioni di donne per la prevenzione dell'aborto.
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Il dietilstilbestrolo è poi stato poi vietato anche in medicina umana. Le modalità di doping, per quanto è possibile conoscere dai sequestri effettuati dalle forze dell'ordine e dai controlli svolti dai servizi veterinari delle ASL con il supporto della rete dei laboratori degli Istituti Zooprofilattici, sono oggi prevalentemente basate su ormoni naturali (seppur prodotti con tecniche di sintesi) e cortisonici.
Per quanto riguarda la somatotropina, trattandosi di una molecola sovrapponibile a quella naturale viene metabolizzata a livello epatico e quindi non è possibile ritrovarla negli alimenti.
E' per questo che a tutt'oggi non sono disponibili tecniche analitiche affidabili per la ricerca della somatotropina negli alimenti posti in commercio.
Il divieto di impiego posto dall'Unione Europea si basa prevalentemente sui danni che l'impiego di tale farmaco può causare agli animali richiedendo un incremento di utilizzo di farmaci antibatterici, che aumentano il rischio di presenza dei residui di tali farmaci nel latte e incrementano il rischio di comparsa di farmaco-resistenza batterica, riducendo la capacità di detossificazione dell'organismo animale con un possibile aumento della concentrazione di sostanze tossiche nel latte e per l'aumento nel latte di bovine trattate di una proteina la somatomedina C o Insulin Growth Factor 1 (IGF1) prodotta a livello epatico che potrebbe, in parte essere assorbita a livello intestinale dall'uomo.
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Quali possono essere gli effettivi rischi per l'uomo?
Sin dal 1989, la Comunità Europea, sulla base di un principio di precauzione, ha vietato l'impiego negli allevamenti di sei ormoni utilizzati negli Stati Uniti ed in numerosi altri Paesi quali modulatori del sistema endocrino per migliorare la crescita dei vitelli ed altri animali.
Tale divieto, presente in Italia fin dal 1961, è esteso anche all'importazione di carni ottenute da animali sottoposti a trattamento con sostanze ormonali. Nel maggio del 2000, la Commissione europea, ha confermato il divieto permanente dell'estradiolo 17beta.
Su altri cinque ormoni di crescita - progesterone, testosterone, zeranolo, trembolone e melengestrolo acetato è stato confermato il divieto provvisorio per dare tempo agli scienziati di completare le indagini sull'effettivo rischio a cui potrebbero essere esposti i consumatori.
Attualmente le carni ed i prodotti di origine animale risultano essere tra gli alimenti più controllati.
I risultati delle indagini per la ricerca di sostanze anabolizzanti hanno evidenziato irregolarità nello 0,35% in Italia nel triennio 1997-1999 su oltre 60.000 campioni prelevati.
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