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Questa discussione dal titolo Lapacho o Pau D'Arco o Tabebuia o Tecoma è all'interno del forum Medicine naturali; Alcune informazioni tratte da vari siti internet su questo straordinario albero http://www.nuoveterapie.it/lapacho.htm Il Lapacho è un albero ...
  1. #1
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    Lampadina Lapacho o Pau D'Arco o Tabebuia o Tecoma

    messaggio promozionale
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    Alcune informazioni tratte da vari siti internet su questo straordinario albero
    http://www.nuoveterapie.it/lapacho.htm

    Il Lapacho è un albero sempreverde originario delle foreste pluviali, ma predilige regioni più fresche, come le montagne del Paraguay, Argentina, Brasile e le zone montagnose della Bolivia e del Perù.

    Il Lapacho appartiene alla famiglia delle Bignoniacee come un altro centinaio di specie imparentate tra loro, che vengono raggruppate in un piccolo numero di varietà.
    Si tratta di alberi lignei di medie e grandi dimensioni, con tronchi molto robusti.
    I fiori sono gialli con varietà rosa, rossi e purpurei;
    il frutto è una lunga capsula legnosa con all’interno dei semi alati;
    nei vasi è contenuta una polvere gialla (lapacholo), per aspetto simile allo zolfo, che in soluzioni alcaline diventa rosso scuro.

    Il Lapacho è anche noto col nome portoghese di pau d’arcu, che significa “bastone per archi”: il legno, infatti, veniva usato per la costruzione di archi, e anche con nomi comuni (popolari) quali taheebo, ipe roxo, quechua, tabebuia e tecoma.

  2. #2
    L'avatar di anna1401
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    Alcuni testi distinguono tra il Lapacho rosso (ipe roxo), a fiori scarlatti e il Lapacho rosa porpora, che cresce in climi più freddi come quello delle alture delle Ande e del Paraguay; “roxo” in brasiliano significa appunto “viola”, ma il termine viene usato spesso indistintamente per i fiori rosa, rossi, purpurei e viola.

    A causa dei diversi nomi e della forte rassomiglianza tra le specie è difficile identificare quale sia la specie più adatta per gli scopi terapeutici. Testimonianze recenti suggeriscono che queste due varietà di Lapacho possiedono proprietà medicinali superiori e che la varietà a fiori rosa-porpora proveniente dal sud America è più efficace (oggi correttamente indicata col nome di TABEBUIA IMPETIGINOSA, con riferimento all’uso della pianta per la cura della impetigine, infezione cutanea da Stafilococco o Streptococco;

    mentre il termine avellanendae non ha significato dal punto di vista medico, ma si riferisce alla località dove la pianta fu scoperta in Argentina).

    Screenings di routine hanno rivelato molte proprietà minori del Lapacho che però possono essere necessarie per alcuni individui:
    diuretiche, sedative, decongestionanti, ipotensive, cardiotoniche e vulnerarie, per citarne alcune.
    E stato utilizzato anche per il trattamento di polipi intestinali e vescicali e ulcere intestinali.

  3. #3
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    Il Lapacho stimola la produzione delle cellule della serie rossa. Per la sua azione depurativa e utile anche nelle affezioni cutanee dovute a una diminuita eliminazione dei prodotti di scarto metabolico.

    Il Lapacho viene usato per il trattamento delle così dette “sindromi allergiche”; spesso per persone che manifestano reazioni allergiche a lieviti e funghi, in particolare alla Candida albicans: fungo saprofita degli uomini e animali che però spesso sta all’origine di certe allergie alimentari, di fenomeni di elevata sensibilizzazione agli agenti chimici ambientali e anche di disfunzioni del sistema immunitario.

    Il Lapacho rientra in molti schemi di fitoterapia per il trattamento dell’affaticamento cronico o delle allergie, in quanto questa cura per le affezioni micotiche da un rapido miglioramento.

    Purtroppo non è facile fare diagnosi di candidosi; l’esame più accurato che da un 92% di riuscita è oggi il CEIA (CandidSphere Enzyme Immunoassay).

    Studi accurati hanno dimostrato che spesso la “sindrome da allergia totale” può avere origine da questo fungo.

  4. #4
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    L’uso del Lapacho nella terapia per sindrome allergica e micotica risale al 1983; si trattava di un paziente che manifestava una ipersensibilità ai prodotti chimici e a varie specie fungine con conseguenze a livello celebrale da essere costretto a rimanere in casa.
    L’uso del Lapacho permise una notevole riduzione delle sue manifestazioni allergiche.

    E’ però importante tenere presente che le dosi e la somministrazione del Lapacho vanno personalizzate in quanto alcuni potrebbero presentare reazioni allergiche al Lapacho stesso, mentre altri devono raggiungere il dosaggio pieno in modo graduale nell’arco di qualche settimana o addirittura di alcuni mesi.

    Nei soggetti con manifestazioni micotiche accade spesso che nella prima fase di terapia si abbia una riacutizzazione dei sintomi che poi scompaiono dopo un certo periodo di tempo.
    Questo problema è dovuto alla presenza di cellule morte che si riversano nella circolazione sanguigna dando manifestazioni di tipo allergico.

    Dai vari studi si e potuto dedurre che i soggetti che si sottoponevano a terapia col Lapacho via via diventavano più resistenti agli agenti chimici, alle allergie alimentari e agli attacchi fungini; si assisteva anche a una diminuzione delle eruzioni cutanee e delle micosi a livello delle unghie.

    E’ comunque importante tener presente che il processo di guarigione è graduale e richiede molti mesi..

  5. #5
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    Il Lapacho rientra nella terapia micotica proprio per la sua capacita di stimolare e reintegrare il sistema immunitario.

    Nel 1985 si inizio a parlare di “malfunzionamento del sistema immunitario” (ISD: Immune System Dysregulation) racchiudendo cosi le disfunzioni immunologiche, sia rapide che graduali, dovute all’azione delle tossine della Candida.

    Questo malfunzionamento riguarda soprattutto i linfociti T che possono essere ridotti come numero oppure mal funzionanti e come conseguenza anche i linfociti B (quelli che secernono an-ticorpi) hanno maggiori difficoltà a individuare le sostanze tossiche per l’organismo.

    Pazienti con candidosi vaginali presentano un sopressore linfocitario, la cui produzione sarebbe indotta dal fungo stesso, il quale veniva a ostacolare i linfociti T nella reazione contro il fungo.

    Anche nei pazienti con sindrome da affaticamento cronico si sono riscontrate ri-duzioni nel numero di linfociti T CD4+ (o linfociti T helper) i quali erano stati indotti a lasciare il flusso sanguigno e a incorporarsi nei tessuti forse in seguito a fattori neuroormonali o neuropsichiatrici o per esposizione a qualche agente infettivo.

  6. #6
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    Il trasferimento di questi linfociti T dal flusso sanguigno ai tessuti potrebbe anche essere responsabile di alcuni sintomi della sindrome da affaticamento cronico, quali i dolori articolari e muscolari e la dolenzia dei linfonodi proprio perchè questi linfociti T helper all’interno dei tessuti rilasciano messaggeri chimici in grado di causare dolore e lievi infiammazioni.

    Poichè la maggior parte dei pazienti affetti da malattia ambientale, sindrome micotica e sindrome da affaticamento cronico manifestano gli stessi sintomi come affaticamento, diarrea o stipsi, si può ipotizzare che alla base di queste patologie vi sia lo stesso problema che riguarda i linfociti T, per cui un’attivazione del sistema immunitario potrebbe essere risolutiva.

  7. #7
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    E’ bene notare che colture di Candida albicans si sono rivelate resistenti al Lapacho; però è da tener presente che questi studi sono stati fatti in contenitori sterili di laboratorio che sono cosa ben diversa da un corpo vivente.

    Può infatti essere necessario che il Lapacho debba essere immesso in un organismo vivente per essere efficace oppure che agisca contro il fungo con una reazione mediata dall’ospite.
    Sappiamo che questo e un meccanismo tipico di molti fitoterapici che stimolano cellule del sistema immunitario che a loro volta si attivano contro cellule tumorali, virus, batteri e funghi patogeni.

    Il Lapacho, infatti, stimola cellule del sistema immunitario note come macrofagi che svolgono un ruolo primario nella resistenza contro la Candida a fianco dei linfociti T e B.
    Resta però il fatto che il meccanismo d’azione del Lapacho e ancora materia di studio.

  8. #8
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    Il meccanismo d’azione del Lapacho

    Le varie teorie sul meccanismo d’azione di questa pianta sono dovute all’elevato numero di composti attivi con azione antitumorale trovati nel Lapacho e l’ampio spettro terapeutico di queste sostanze.
    La parte più studiata della pianta è un estratto della parte interna della corteccia (la corteccia e il legno) cosi come i costituenti Lapacholo e B-lapachone.
    Si è trovato che il lapacholo è prontamente assorbito e ampiamente distribuito nel corpo, con l’eccezione del cervello e delle cellule del sangue.

    II lapacholo sembra avere un’altissima affinità per le cellule tumorali; infatti, se nell’organismo vi sono cellule tumorali, il lapacholo viene ritrovato circa sei ore dopo l’assunzione in concentrazione più elevata all’interno di queste cellule.
    Una caratteristica generale dei naftachinoni del Lapacho e quella di interferire con il metabolismo dell’ossigeno delle cellule tumorali impedendo così la respirazione cellulare.

    Dall’alterazione di questa respirazione cellulare, si ha la formazione di radicali liberi.
    Ogni cellula del corpo richiede ossigeno e glucosio per ottenere energia per sostenere le funzioni vitali.
    L’ossigeno e il glucosio sono soggetti a un processo metabolico complesso in piccole strutture che producono energia chiamate cellule mitocondriali.

  9. #9
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    Questo processo richiede numerosi enzimi e coenzimi.
    L’ossigeno e il glucosio vengono trasformati in CO2^ e H ^2 O che ritornano poi nel sangue.
    La CO2^ è esalata attraverso i polmoni (infatti questo processo metabolico è spesso chiamato respirazione); l’eccesso di H2^ O è eventualmente eliminata attraverso il sudore (traspirazione) o i reni.

    Durante questa trasformazione, parecchi elettroni sono liberi, e vengono subito utilizzati in un’altra via per produrre ATP (adenosintrifosfato) , l’energia della cellula.
    L’ATP è la molecola richiesta da ogni cellula per utilizzare, spendere o ottenere energia.
    Le due vie una per distruggere il glucosio e l’altra per sintetizzare ATP sono estremamente legate insieme.

    Se queste si slegano, la cellula può non ricevere l’energia necessaria e morire. Infatti, è stato trovato che il Lapacho lavora come gli altri benzochinoni; l’interruzione della fosforilazione ossidativa mitocondriale avviene nelle cellule tumorali ma non in quelle sane.
    Questa uccisione selettiva (citotossicità) delle cellule tumorali fa del Lapacho un agente potenzialmente valutabile per il trattamento del cancro.

  10. #10
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    Si sta cercando di scoprire in che punto la respirazione cellulare viene interrotta dagli agenti chimici.
    I componenti del Lapacho sembrano interrompere il processo in più punti, normalmente attraverso l’inibizione di un enzima o coenzima che è necessario per il passaggio successive nella catena.

    Per es., il Lapacho inibisce il giusto funzionamento dell’ATP-asi, l’enzima che catalizza il passaggio finale della formazione dell’ATP.
    Si è anche dimostrato che il Lapacholo inibisce molte altre sostanze richieste per la riproduzione cellulare: l’uridinotrifosf ato.
    Questa molecola è la più importante sorgente delle sostanze (chiamate nucleotidi pirimidinici) che sono richieste dalla cellula per la fabbricazione di DNA, RNA e molte altre molecole del corpo.

    Il Lapacho può bloccare la sintesi delle pirimidine nella cellula cancro (attraverso la inibizione dell’enzima dihydroorotate deidrogenasi). Il risultato potrebbe essere certamente la morte cellulare.

    Ci sono anche evidenze che il Lapacho interagisce direttamente con gli acidi nucleici dell’elica del DNA nelle cellule tumorali rendendo la replicazione del DNA impossibile.
    Il risultato sarà anche l’eventuale morte della cellula.

  11. #11
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    Infine, il componente del Lapacho Beta-lapachone indebolisce le cellule maligne, fino alla morte cellulare attraverso un processo noto come perossidasi lipidica, che produce molecole tossiche.

    Si e visto che il beta-lapachone inibisce le Topoisomerasi I del DNA interrompendo così la replicazione del DNA stesso:
    La Topo I è un enzima che svolge l’elica del DNA e compone i cromosomi in un determinate ordine affinchè le cellule possano utilizzare le informazioni genetiche per la sintesi proteica.

    Con questa inibizione la cellula non può più sintetizzare proteine e quindi smette di crescere. Poiché le cellule del cancro si sviluppano e riproducono ad un tasso molto più veloce rispetto alle cellule normali, sono più vulnerabili alla inibizione della Topo I rispetto alle cellule normali.

  12. #12
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    Folklore

    Gli indiani nativi del Brasile, nord Argentina, Paraguay, Bolivia e altri paesi del sud America, usavano il Lapacho per scopi medicinali da migliaia di anni.
    Ci sono indicazioni tramandate dagli Incas. Il Lapacho veniva usato per alleviare il dolore, uccidere i germi, aumentare il flusso delle urine, e infine come antidoto per i veleni.

    Veniva usato in molte situazioni allo stesso modo dell’Echinacea, per il continente, e del Ginseng per l’Asia, con l'eccezione che il Lapacho sembra avere un utilizzo maggiore per il trattamento del cancro.
    Prima dell’ arrivo degli Spagnoli, le tribù dei Guarani e Tupi-Namba, in particolare, usavano il Lapacho sottoforma di infuso.

    Anche nelle montagne delle Ande, i Calla-waya, i Quechua, gli Aymara e altre tribu usavano il Lapacho che chiamavano Taheelbo. I Guarani, i Tupi e le altre tribù chiamavano il Lapacho albero “TAJY” che significa “avere forza e vigore” o semplicemente l”albero divino”.

  13. #13
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    Gli indiani Guarani di oggi preferiscono il Lapacho porpora, ma usano anche il Lalpacho rosso. Essi usavano solo la parte più interna della corteccia.

    L’uso del Lapacho non era limitato ai paesi del sud America. In Yugoslavia, uno scienziato, Voislov Todorovic, afferma di aver trovato prova che la pianta era usata dai Vikinghi e dai russi.
    Afferma anche che un chimico russo (intorno al 1800) aveva preparato una pasta dentifricia che conteneva del Lapacho in quanto si supponeva che fosse efficace nella prevenzione della carie dei denti.

    Il Lapacho veniva applicato esternamente e internamente per il trattamento di febbre, infezioni, cataratta (con bagni di infusione agli occhi), raffreddori, sinusite, influenza, sifilide, cancro, problemi respiratori, ulcerazioni della pelle e foruncoli, dissenteria, problemi gas****ntestinali di varia natura, condizioni debilitanti quali artriti e prostatiti, disturbi circolatori, emicrania.

    Altre condizioni che riportano cure col Lapacho includono il lupus, diabete, malattia di Hodgkin, osteomieliti, morbo di Parkinson e psoriasi.

  14. #14
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    I Naturopati che curano i loro pazienti senza l’uso di farmaci, ma solo col calore, acqua e dieta, hanno suggerito l’uso del Lapacho per affezioni micotiche, acne, foruncoli, psoriasi, eruzioni cutanee, ustioni da sole, per accelerare il processo di cicatrizzazione delle ferite, tagli, per cistiti ed emorroidi.

    Il successo di queste applicazioni topiche con unguento o decotto di Lapacho può essere attribuito alla presenza di tannino e sostanze ad esso correlate (flavonoidi); un tempo, infatti, l’acido tannico era il trattamento elettivo nella cura delle ustioni anche per la farmacopea occidentale, in quanto esso eliminava o riduceva lo shock settico e la tossiemia acuta ed alleviava il dolore. Venne poi abbandonato, in quanto esso viene assorbito attraverso la pelle e convogliato al fegato sul quale ha effetti tossici a elevate quantità.

  15. #15
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    Costituenti Attivi

    La parte interna della corteccia (Floema) è quella che da i risultati terapeutici migliori, mentre nella la parte più esterna della corteccia e nel legno i principi attivi sono contenuti in quantità minore.
    Ed è proprio la quantità dei principi attivi che varia a seconda della parte di albero usata che nel corso degli anni ha dato luogo a risultati terapeutici assai differenti.

    I costituenti principali di questa pianta sono 18 chinoni, che comprendono sia NAFTACHlNONI (fattori-N) che ANTRACHINONI (fattori-A). I fattori-N non sono molto comuni. Raramente, i fattori-N e A sono presenti nella stessa specie. Molte delle importanti proprietà del Lapacho possono essere dovute a una probabile sinergia tra i fattori-N e A.

    I naftachinoni Lapacholo, Beta-lapachone e xiloidone sono considerati i più importanti.
    Altri costituenti sono la quercitina, il lapachenolo, il carnosolo, gli indoli, coenzima Q, alcaloidi come tecomina, acidi idrossibenzoici e saponine steroidee.

  16. #16
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    La corteccia contiene tannino in quantità elevata da renderla utile contro affezioni della gola, nel trattamento delle ferite e piaghe esterne.
    L’acido tannico veniva usato un tempo come astringente delle mucose orali e della gola, e nella terapia della diarrea.

    Fra i tannini ci sono quelli condensati (o catechine), incolore e insolubili in acqua; essi sono agenti astringenti (cioè provocano la cicatrizzazione del tessuti).
    Esse sono abbondantemente presenti nelle foglie di salice o salicone (Salix caprea), nella buccia di molti frutti e bacche, nel te (verde e nero), nel vino rosso e nei frutti di biancospino, nei semi dell’uva matura e nella radice di ratanhia (Krameria triandra).

    Le catechine hanno il vantaggio di essere efficaci anche in quantità molto limitate. Per es., nella inibizione della ossidazione dei lipidi nelle cellule epatiche, sono cinque volte più potenti della vitamina E; e questo e molto importante, in quanto sappiamo che i lipidi ossidati provocano danni ai vasi sanguigni (arteriosclerosi), ai reni e al fegato.

  17. #17
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    La catechina la ritroviamo nel farmaco Cianidanolo per la cura delle epatiti.
    Paragonate ad altri bio flavonidi (rutina, esperidina, esculina), le catechine sono le più attive nella riduzione dei sanguinamenti anomali e nella fragilità capillare.

    A dosi elevate, come altri tannini, sono risultate efficaci come antitumorali, antimutageni, riduttori del colesterolo, antibatterici, chelanti del ferro e in grado di migliorare il flusso sanguigno.

    Altri due tannini condensati sono la peonidina (antocianidina) e un suo composto. L’antocianidina è uno dei pigmenti della buccia di patata dolce porporina (Ipomoea batatas); il nome peonidina deriva dalla peonia ed è responsabile del colore blu-viola di molti fiori.

    Sempre nella corteccia è presente ossalato di calcio sotto forma di minuscoli cristalli bianchi. Le saponine migliorano la disponibilità dei componenti attivi presenti nelle erbe accentuandone la solubilità in acqua e l’assorbimento a livello dell’apparato digerente.

    Non è stato evidenziato alcun elemento radioattivo; mentre si ha un elevata presenza di stronzio non radioattivo che è strettamente correlato al calcio. Le ricerche sul Lapacho sono note da lungo tempo.

  18. #18
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    E. Paterno, ha isolato il costituente attivo, Lapacholo nel 1884, una sostanza gialla cristallina, contenuta nei vasi e simile per aspetto allo zolfo, che è un pigmento biologicamente attivo.
    E’ anche questo un chinone che manifesta attività antivirale contro l’Herpes simplex di tipo I e II, il virus della poliomelite tipo I, parecchi virus influenzali e molti altri.

    E’ una sostanza attiva contro le ulcere peptiche, contro l’ulcera gastrica da aspirina; ha una elevata azione preventiva contro le ulcere duodenali e gastriche indotte da stress.
    Nella terapia anticancro riduce i dolori indotti dal tumore.

    E’ però da tener presente che, nonostante il suo basso grado di tossicità, non è da somministrare in gravidanza.

    Nel 1896, S. C. HOOKER ne definì la formula chimica e L. F. FIESER ha sintetizzato questa sostanza nel 1927. Ecco perchè potrebbe essere considerate uno sbaglio chiamare il Lapacho una scoperta moderna.
    L’azione antibatterica è stata scoperta in Brasile nel 1956 e lo stesso gruppo di ricerca ha poi isolate l ‘alfa- e il Beta-Lapachone e lo xiloidone, costituenti che hanno mostrato di avere un’azione battericida e fungicida.

    Il Beta-Lapachone è un chinone interessante per i meccanismi antivirali e antitumorali per la possibilità di interrompere la catena del DNA delle cellule patogene.

  19. #19
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    Esso infatti blocca la capacita di replicazione del virus HIV, indipendentemente dal fatto che l’infezione sia acuta o cronica.
    Sembra inoltre che questo chinone sia in grado di interferire con l’azione di autoriparazione delle cellule tumorali che avviene in seguito a trattamenti chemioterapici o radioterapici.

    Nel 1967 all’Università di Aberdeen furono scoperti altri principi attivi. Sono presenti anche altri composti importanti quali l’acido paraidrossibenzoico, acido salicilico, quercetina, acido tannico. Le piante producono acido salicilico per contrastare agenti patogeni e quindi atti-vare le proprie difese immunitarie.

    L’acido salicilico (prima di essere trasformato in aspirina) veniva usato per la sua azione antisettica e per la conservazione dei cibi.
    L’acido paraidrossibenzoico è un antisettico intestinale e un antimicotico; è un forte inibitore della tirosinasi, un enzima che provoca la pigmentazione della pelle attraverso l’ossidazione della tirosina, che a sua volta produce melanina.

    E’ questo l’enzima che provoca la pigmentazione scura del melanoma maligno; infatti i tessuti che contengono melanina con il compito di proteggere dai raggi ultravioletti, sono però in grado di legare facilmente composti tossici causando danni cellulari per sovraccarico di radicali liberi, di prodotti chimici, di alcuni farmaci, di pesticidi, metalli pesanti o raggi ultravioletti.

  20. #20
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    La quercitina è un bioflavonide (flavonide biologicamente attivo) con una elevata azione antinfiammatoria e un notevole effetto analgesico locale, correlati con la cromilina, un inibitore del rilascio di istamina; la quercitina, infatti, ha una forte attività come inibitore del rilascio di istamina nei confronti delle cellule esposte ad allergeni.

    Essa è anche in grado di potenziare del doppio l’attività antileucemica di un farmaco (il busulfano) che viene utilizzato nella terapia delle Leucemie mieloidi croniche.

    Altri composti del Lapacho sono la vanillina, Vacido vanillico (acido 4-idrossi-metossibenzoico), e Yacido anisico (acido 4-metossibenzoico), composto antinfiammatorio topico e inibitore della tirosinasi, presente anche nell’anice, Pimpinella anisum.

    Inoltre sono state individuate l’acido veratrico (acido 3,4-dimetossibenzoico) e la ve-rataldeide, con una debole attività di stimolazione della fagocitosi dei granulociti e una notevole attività di stimolazione nella proliferazione dei linfociti.
    Fin dal 1873 i medici si resero conto dell’azione curativa del Lapacho. II dr. Joa-quin Almeida Pinto scrisse in quell’anno:

    “Pau D’Arco:
    Proprietà medicinali: viene prescritto per ridurre la febbre; la corteccia viene usata anche contro le ulcere; e anche usata per malattie veneree e reumatiche e contro malattie della pelle, specialmente eczemi, herpes e contro la scabbia”.

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