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Discussione: La Felicità !

  1. Registrato da
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    La felicità - profilo spirituale

    Le persone hanno dentro di sé una necessità di elevare la propria psiche a cose trascendentali che le portino a soddisfare la loro sete di conoscenza di verità e di infinito.

    Le grandi religioni a tal proposito cercano di dividere il concetto di felicità procurato della cose materiali definendolo piuttosto piacere da quello che è la felicità in senso spirituale raggiungibile con categorie come la semplicità e la serenità dell'anima.

    Un esempio nella storia dei santi è quella di San Francesco era ricco, forse anche felice, ma era una felicità non completa; ha lasciato tutto è diventato povero ma completamente felice interiormente.

    La felicità assoluta per il cristianesimo per esempio è la visione di Dio. Nel Vangelo in visione escatologica c'è il passo delle beatitudini dove Gesù elencando una serie di azioni dice come raggiungere lo stato di beatitudine.

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    La felicità - profilo scientifico/comportamentale

    La psicologia più di tutte le altre discipline ha studiato il comportamento della psiche nello stato di felicità osservando le manifestazioni comportamentali della felicità: sentimento di maggiore libertà, fiducia in se stessi e negli altri, nonché ottimismo nei confronti della vita.

    Sono stati effettuati studi sugli effetti della felicità che analizzano la partecipazione di più parti del corpo nei complessi meccanismi biologici che si manifestano quando percepiamo sensazioni definite di "felicità".

    Si è osservato che le persone felici affrontano meglio la vita e i rapporti con gli altri.
    La felicità ha due componenti fondamentali il raggiungimento del benessere del corpo ma anche il raggiungimento della serenità dell'anima.
    Solo il raggiungimento di entrambi dà la felicità completa.

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    Diritto alla Felicità

    Il concetto di felicità è un valore esplicitamente sancito in alcune Costituzioni e nella Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America..
    Nella Costituzione italiana il “pieno sviluppo della persona umana” è valore sancito dall’art. 3.

    La felicità ha dunque a che fare con la privacy, nel suo aspetto difensivo ed evolutivo, è essenziale per garantire la tutela della dignità della persona in ogni suo aspetto e dunque garantire la sua felicità.

    Rispettare la vita privata significa anche permettere a ciascuno di realizzare i propri sogni, di non rinunciare alla felicità nelle forme in cui la si identifica, di decidere personalmente circa ciascun aspetto del proprio cammino.

    Dunque realizzare i propri sogni è sviluppare a pieno se stesso, trovando il necessario equilibrio per raggiungere la propria felicità.

    Il diritto alla felicità, la privacy ed il correlato diritto all’identità personale (sancito tra i diritti inviolabili ex art. 2 Cost., sent. Corte Cost. n. 13/1994) rappresentano quindi un rovesciamento di prospettiva nei confronti di imposizioni atte a trasferire sulla persona modelli prefabbricati.

    Ciascun essere umano è unico e come tale irripetibile, artefice dei suoi progetti, non standardizzabile.

    Bibliografia (vedere nella pagina)
    Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 17:05

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    FELICITA': alcune definizioni

    (A cura della Dott.ssa E. Maino)

    Il tema della felicità appassiona da sempre l'umanità: scrittori, poeti, filosofi, persone comuni, ognuno si trova a pensare, descrivere, cercare questo stato di grazia.
    Per tentare di definire questa condizione alcuni studiosi hanno posto l'accento sulla componente emozionale, come il sentirsi di buon umore, altri sottolineano l'aspetto cognitivo e riflessivo, come il considerarsi soddisfatti della propria vita.

    La felicità a volte viene descritta come contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento a volte come gioia, piacere, divertimento.

    • Secondo Argyle (1987), il maggiore studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l'autorealizzazione e la salute.

    • La felicità è anche legata al numero e all'intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta e, in ultimo, come evento o processo emotivo improvviso e piuttosto intenso è meglio designata come gioia.
    In questo caso è definibile come l'emozione che segue il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio e in essa, accanto all'esperienza del piacere, compaiono una certa dose di sorpresa e di attivazione (D'Urso e Trentin , 1992).

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    Cosa succede quando siamo felici?

    Tutti noi, in misura più o meno accentuata, proviamo emozioni, in un certo senso le agiamo a livello di comportamenti più o meno visibili e consapevoli, le condividiamo con gli altri parlando o scrivendo di esse, alcuni riescono perfino ad immortalarle nelle opere d'arte.

    Ma cosa succede dentro e fuori di noi quando siamo felici?

    Alcuni autori (Maslow, 1968; Privette, 1983) riportano che le sensazioni esperite con più frequenza dalle persone che si trovano in una condizione di felicità o di gioia, sono quelle di sentire con maggiore intensità le sensazioni corporee positive e con minore intensità la fatica fisica, di sperimentare uno stato di attenzione focalizzata e concentrata, di sentirsi maggiormente consapevoli delle proprie capacità.

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    Spesso le persone felici si sentono più libere e spontanee, riferiscono una sensazione di benessere in relazione a se stesse e alle persone vicine e infine descrivono il mondo circostante in termini più significativi e colorati.

    Inoltre le persone che provano emozioni positive, quali ad esempio gioia e felicità, a livello fisiologico presentano un'attivazione generale dell'organismo che si manifesta con un'accelerazione della frequenza cardiaca, un aumento del tono muscolare e della conduttanza cutanea e infine una certa irregolarità della respirazione.

    In ultimo chi è felice sorride spesso.
    In effetti il sorriso, sovente accompagnato da uno sguardo luminoso e aperto, è la manifestazione comportamentale più rappresentativa, inconfondibile e universalmente riconosciuta della felicità e della gioia.

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    Chi sono le persone felici?

    Probabilmente chiunque, passando in rassegna le persone che gli sono vicine, è in grado di identificare tra tutte un amico, un parente o un conoscente che è considerato da tutti la persona felice per antonomasia, la persona che non perde il buonumore anche quando deve affrontare delle situazioni difficili o fastidiose, quella che ha sempre la battuta pronta e che sembra serena in ogni circostanza.

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    Ma la felicità da cosa dipende?

    Esistono delle caratteristiche dell'individuo che lo rendono maggiormente permeabile a sentimenti di felicità e gioia piuttosto che a sentimenti negativi?

    E' molto difficile, probabilmente impossibile, rispondere in modo sufficientemente accurato a tali quesiti.

    Tuttavia le ricerche sulla felicità mettono in luce come essere più o meno felici non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura.

    Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità e in particolare quelle relative all'estroversione, alla fiducia in se stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro (D'Urso e Trentin, 1992).

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    Secondo Argyle e Lu (1990) la persona estroversa è più felice perché ha più rapporti sociali, fa amicizie più facilmente, partecipa ad un maggior numero di attività pubbliche e collettive dove trova maggiori motivi di interesse e divertimento.

    Inoltre una persona felice è anche una persona che sta bene con se stessa e che ha fiducia nelle sue capacità e percepisce una fondamentale congruenza tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere.

    In sostanza, più le persone riescono ad accettarsi per quello che sono, con tutti i loro pregi e i loro limiti, più sono felici.

    Analogamente, quanto più una persona ritiene di poter ragionevolmente controllare gli eventi che gli accadono nella sua vita affettiva, sociale, lavorativa, più è felice, e in particolar modo, è più felice di chi si considera in balia del caso o degli altri.

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    Felicità e benessere

    Gli stati d'animo positivi possono influire in modo considerevole sia sul comportamento sia sui processi di pensiero rendendoli maggiormente adeguati e funzionali alle situazioni di vita dell'individuo.
    E' poi ovvio che tutto questo si ripercuota positivamente sullo star bene dell'individuo con se stesso e gli altri.

    In effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle cose in modo molto diverso rispetto a quando sono di cattivo umore.
    Ad esempio, si è trovato che il buon umore porta a descrivere in modo positivo gli eventi sociali a percepirsi come socialmente competenti, a provare sicurezza in se stessi e autostima (Bower, 1983).

    Inoltre quando si è felici si tende a valutare più positivamente la propria persona: ci si sente pieni di energia, si considerano meno gravi i propri difetti e si pensa meno alle proprie difficoltà.

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    In ultimo, si è visto che più si è felici più si curano e si allargano i propri interessi sociali e artistici, si pone maggiore attenzione alle questioni politiche generali, ci si sente più inclini ad accettare dei compiti nuovi e stimolanti, anche se difficili (Cunningham , 1986; 1988).

    Da questo punto di vista non c'è da stupirsi che uno stato emotivo positivo induca all'ottimismo: Mayer e Volanth (1985), infatti, hanno trovato una correlazione diretta tra grado di buonumore e probabilità stimata di eventi positivi.

    Essere felici induce anche ad essere più audaci. A questo proposito, Isen e Patrick (1983) hanno messo in luce come la gioia tendenzialmente porti a sottovalutare la gravità dei rischi e quindi porti ad agire in modo meno prudente.

    In ogni caso si è anche visto che questo accade solo se la decisione da prendere non comporta dei rischi seri.

  13. Registrato da
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    In presenza di uno stato d'animo positivo, non solo il mondo sembra più c o l o r a t o e desiderabile e le azioni più facili, ma anche le persone che ci circondano sembrano migliori.

    E' forse per questo che molti esperimenti rilevano come le persone felici siano più disponibili, generose e altruiste e provochino negli altri una maggior simpatia.

    In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto che il buon umore ha degli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e di memoria e sulla creatività: in sostanza quando si è felici si apprende con più facilità, in misura maggiore e in modo più duraturo (Ellis, Thomas e Rodriguez, 1984; Ellis, Thomas McFarland e Lane, 1985) e inoltre si è maggiormente creativi nella soluzione dei problemi.

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    FELICITA' : istruzioni per l'uso

    A questo punto, visti i vantaggi che essere felici comporta, ci si potrebbe chiedere se esistono delle strategie che ci aiutino a sentirci felici o a recuperare il buonumore quando lo si è perso.
    In questo senso D'Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere.

    Tali attività o atteggiamenti sono:

    1. non attribuire interamente a noi stessi la responsabilità degli eventi spiacevoli che ci capitano

    2. stare in compagnia di persone felici

    3. fare esercizio fisico

    4. non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri

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    5. individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo

    6. curare il corpo e l'abbigliamento

    7.
    riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore

    8. dimensionare le nostre aspettative alle capacità e alle opportunità medie della situazione

    9. aiutare le persone a cui piace essere aiutate

    10. non fare progetti a lunga scadenza

    11. frequentare le persone che ci hanno fatto dei piaceri e alle quali abbiamo fatto dei piaceri

    12. non trarre conclusioni generali dagli insuccessi

    13. fare una lista delle attività che personalmente ci fanno stare di buon umore e praticarle
    Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 17:03

  16. Registrato da
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    Parlando La felicità non ha prezzo

    I soldi non fanno la felicità.
    La felicità non si può comprare.


    La felicità, però, si può imparare

    Siamo ad Harvard, uno degli atenei più competitivi d’America — e del mondo. Se camminando per i viali del campus il martedì e il giovedì mattina, intorno alle 11.30, doveste imbattervi in una massa indistinta di studenti che si affretta verso l’entrata del Sanders Theatre, l’atteggiamento tipico di chi deve accaparrarsi un posto in prima fila, rasserenatevi:

    non si tratta dei futuri «squali» dell’Mba, ma dei pupilli di Tal D. Ben-Shahar, giovanissimo (ha 35 anni) docente di Psicologia positiva.
    Il suo corso è il più popolare dell’università: 855 iscritti. Fondamenti di economia, di norma in vetta alla top ten dell’affollamento, si è fermato a quota 669.

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    «Corsi per la felicità»

    così li definisce il Boston Globe, guardando con aria stupita al nuovo fenomeno che spopola tra gli universitari di stanza a Cambridge, Massachusetts.
    E non solo: negli ultimi anni, oltre 100 campus statunitensi hanno spalancato le loro porte alla psicologia positiva, ammessa a pieni voti—con tanto di bacio accademico — tra i programmi curricolari.

    «Dovrebbero seguirlo tutti — si entusiasma Nancy Cheng, studentessa di biologia e accanita fan di Ben-Shahar —; in un ambiente frenetico e competitivo come questo, è fondamentale che le persone trovino il tempo per fermarsi e respirare ».

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    Ottimismo, autostima. Creatività, empatia, senso dell’umorismo.
    E ancora: gratitudine, semplicità, umanità.

    Sono solo alcuni dei temi affrontati in aula, e non importa se assomigliano più a un vademecum del «pensatore positivo» che ai contenuti di un seriosissimo corso harvardiano.
    Come ogni blockbuster che si rispetti, il programma di Ben-Shahar ha i suoi detrattori: l’Harvard Crimson, la rivista dell’ateneo, ha bocciato le sue lezioni, troppo «viscerali» (si inizia con la meditazione, si passa per le «confessioni personali», si finisce con applausi e pacche sulle spalle) per gli standard dell’Ivy League.

    Del resto la psicologia positiva declinata all’americana, corre il rischio di sembrare semplicistica.
    Ma sbaglia chi la confonde con i vari manuali di self-help».
    Antonella Delle Fave insegna psicologia generale alla Statale di Milano e da dicembre prenderà il posto di Gian Franco Goldwurm come presidente della Società italiana di psicologia positiva (psicologiapositiva. it).

    In Italia purtroppo le novità arrivano sempre a rilento; in Europa, poi, prevale ancora l’approccio psicoanalitico, che si occupa delle istanze represse, negative.

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    La psicologia positiva è il contrario: anziché mettere una pezza sui buchi, valorizza le risorse».

    L’attenzione, in questo caso, è tutta per le dimensioni sane dell’individuo: ad essere enfatizzato è il comportamento positivo, messo al servizio di se stessi e della collettività.
    La disciplina è giovane (le idee di base furono elaborate negli anni ’90 dall’americano Martin Seligman), e proprio per questo non sono ammessi sgarri: «Servono modelli robusti di lavoro, la scientificità è essenziale ».

    Sarà stato il rigore analitico, o forse l’attenzione alle dinamiche comportamentali, sta di fatto che in Italia i primi a essere sedotti dalla «ricerca sulla felicità» sono stati gli ultimi che un profano potrebbe immaginare: gli economisti. Seminari, convegni, programmi di ricerca.

    "L’interesse per le dinamiche del vivere bene è forte, soprattutto da parte dei giovani—commenta Maurizio Franzini, docente di Politica economica alla Sapienza di Roma —;
    alla base c’è la consapevolezza che la qualità della vita dipende sempre meno dai soldi guadagnati".

    continua...

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    "l bisogno di essere felici - riassume Antonella Delle Fave - "mette in discussione i fondamenti dell’economia tradizionale, troppo focalizzata sul benessere materiale".

    Il successo tra gli studenti di Harvard, «patria» degli Mba, non stupisce la psicologa («purché non si tratti di un’infatuazione prêt-à-porter») e l’economista:
    «Anzi, credo che molti dei nostri manager ne avrebbero bisogno — chiude Franzini —.

    Saper valorizzare i meccanismi di interazione con gli altri è importante, potrebbe essere una bella sfida da raccogliere. Per gli atenei e per le aziende»

    (di Gabriela Jacomella)
    13 marzo 2006
    Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 17:03

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    Che cos'è la felicità ?

    (Dall'introduzione al libro di Silvia Montevecchi - "Realizzare i sogni, storie di donne e uomini felici")

    "Che cos'è la felicità?
    Esiste sulla terra, o è solo una chimera di noi umani, forse posta dal destino per mantenerci sempre alla ricerca di qualcosa che non c'è?
    E' legata a qualcosa di materiale, di tangibile e concreto, o è uno stato esclusivamente mentale?
    Si raggiunge con il "fare" (sport, arte, vita ecologica…) o anche col "far niente"?
    E' legata a una dimensione spirituale, religiosa, ascetica… E' uno stato alterato di coscienza…?
    Dipende dalla condizione economica?
    Dipende dal grado di libertà?
    Dal grado di cultura?
    Dall'etica personale?
    Dall'ambiente in cui si vive?
    Dallo stato di salute?
    Dalla professione?
    Dall'amore dato e ricevuto?
    Da un'infanzia più o meno felice?
    Come cambia il concetto di felicità tra culture diverse?
    Forse in alcune culture è un concetto che non esiste per niente?
    E' una meta occidentale, che ha forgiato il nostro essere consumisti?
    E' un bene che si raggiunge e si possiede, o è un percorso che si segue, senza fine?"

    Quante domande in queste poche righe!... e molti hanno cercato di dare risposte...

    segue..

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