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Discussione: La Felicità !

  1. Registrato da
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    SENECA: la felicità

    Cos’è la felicità?

    E’ conseguibile in questo mondo (come volevano Platone, Aristotele, Teofrasto e Cicerone) o in un ultraterreno (come pensavano Lattanzio e Agostino)?

    Seguendo l’etica stoica e in contrapposizione con la filosofia epicurea, Seneca sostiene che la felicità risiede non nel piacere ma nella virtù, in una vita conforme alla nostra natura, cioè secondo ragione.

    Polemizzando poi con coloro che accusano i filosofi di vivere bene, in contrasto con i loro insegnamenti, dice che il saggio, pur possedendo la ricchezza, non se ne cura, come non si cura del piacere, del dolore e della salute, ma che comunque preferisce prendere il meglio dalla borsa della Fortuna.

    Forse, in un mondo di contraddizioni, in cui va bene tutto e anche il contrario di tutto, la vera saggezza sta nella pura contemplazione e la vera felicità nel non aver bisogno di felicità.

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    XVI. La vera felicità, dunque, risiede nella virtù, la quale ci consiglia di giudicare come bene solo ciò che deriva da lei e come male ciò che proviene invece dal suo contrario, la malvagità.
    Poi, di essere imperturbabili, sia di fronte al male che di fronte al bene, in modo da riprodurre in noi, per quanto è possibile, Dio.

    Quale premio per questa impresa la virtù ci promette privilegi immensi, simili a quelli divini: nessuna costrizione, nessun bisogno, libertà totale, assoluta, sicurezza, inviolabilità; non tenteremo nulla che non sia realizzabile, niente ci sarà impedito, né potrà accaderci alcunché che non sia conforme al nostro pensiero, niente di avverso, niente d’imprevisto né contro la nostra volontà.

    Cosa?” mi dirai.
    La virtù basta per essere felici?”

    segue..

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    E come potrebbe non bastare, quand’è perfetta e divina?
    Anzi, è più che sufficiente.
    Che può mancare, infatti, a chi si trova fuori da ogni desiderio?
    Non può venirgli nulla dall’esterno, quando ha già tutto dentro di sé.

    Ma chi procede verso la virtù”, replicherai," anche se ha fatto molta strada, dev’essere un po’ aiutato dalla fortuna, fintantoché si dibatte tra le vicende umane, sino a che non sciolga quel nodo e non infranga ogni legame mortale
    Che differenza c’è, allora, fra costui e gli altri?”

    Che questi sono legati solidamente, strettamente, e anche con molti nodi, a quello, invece, che si è avviato verso una dimensione superiore, spingendosi più in alto, la catena s’è allentata: egli non è ancora libero, ma è come se lo fosse.
    Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 13:39

  5. Registrato da
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    Felicità: Come Attirarla a noi

    (Rolando Tavolieri - da piùchepuoi.it)

    La Felicità è l’Obiettivo finale di ogni nostra Azione, di ogni nostro Comportamento, è lo Scopo di tutte le Scelte della Nostra vita.
    Se scegliamo quel partner, è perché vogliamo essere Felici con lui/lei.
    Se Decidiamo di mettere al mondo un Figlio è perché questo ci fa Felici e per trasmettere questa Felicità a nostro Figlio.

    Se scegliamo una persona come Amico/a è perché siamo Felici con lui/lei.
    Se vogliamo studiare Musica, Danza, o un attività Artistica particolare è perché quella attività ci fa stare bene.
    Se scegliamo quel particolare Sport è perché ci dà Felicità.
    Ogni nostra Scelta ed Obiettivo nella vita è dettata da un solo Scopo Finale:
    la Felicità.

    Ma spesse volte ci chiediamo: perché non sono Felice?
    Cosa mi farebbe stare veramente Bene in questo periodo della mia vita?
    Assieme a chi potrei essere Felice?
    Beh, le risposte possono essere tante, ma un modo Semplice e Pratico di avvicinare la Felicità a noi è:


    “AVERE UN GIUSTO ATTEGGIAMENTO NELLA VITA”

    segue..

  6. Registrato da
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    Avete mai Riflettuto come reagite quando accade qualcosa di spiacevole, un imprevisto, una situazione negativa come un ritardo, una discussione coi genitori o con i Figli, una incomprensione col partner, una malattia, o altro ancora?
    Come vi comportate in quel caso?
    Vi arrabbiate o riflettete?
    Vi lasciate andare al nervosismo e alla tensione interiore o rimanete Calmi?
    Vi fate prendere dal panico e dalla rassegnazione o lottate per superare la difficoltà?
    Come Affrontate di solito la vostra giornata?
    Con serenità ed energia o stanchi e svogliati?
    E quando succede qualcosa di negativo come un litigio con i colleghi di lavoro o una discussione col capo come reagite?
    Vi arrabbiate o trattenete dentro di voi la tensione e la rabbia per evitare ripercussioni sul lavoro?

    segue..

  7. Registrato da
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    Un giusto Atteggiamento è quello di Imparare a Controllare le proprie Emozioni Negative, questo non vuol dire che non bisogna rispondere al capo che ci ha fatto un torto, o che si deve evitare una discussione col vostro partner, o di non essere decisi coi vostri figli quando si comportamento in modo deleterio verso loro stessi.

    Ma “Atteggiamento Giusto e Positivo” vuol dire “Cogliere gli Aspetti Positivi da ogni Situazione che Stiamo Vivendo”, o “Imparare qualcosa di Utile anche da una situazione difficile che ci sta capitando, da una discussione, da una situazione fastidiosa, da un inconveniente, per una incomprensione da parte di un amico, da un tradimento della nostra amata/o.

    In pratica, se Veramente Decidiamo di Farlo, Possiamo Apprendere qualcosa di Utile da Ogni Esperienza di vita, anche se ci ha fatto star male, e nello stesso tempo possiamo Reagire nel Modo Migliore, nel modo più Giusto anche quando le esperienze ci mettono sotto stress.

    segue..

  8. Registrato da
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    Questo vuol dire:

    - Cambiare l’Immagine di ciò che stiamo Vivendo

    - Vedere le cose da un altro Punto di Vista

    - Spostare l’Attenzione sugli Aspetti Utili, Positivi, Potenzianti delle Esperienze, anche se sono temporaneamente negative

    - Imparare qualcosa anche dal dolore o dalle esperienze difficili, dalle incomprensioni che stiamo vivendo

    Se riuscite a Fare Questo siete Grandi, e vedrete che la vostra Vita Cambierà in Meglio, perché Cambierete prima Voi Stessi

    Ecco degli esempi pratici:

    - Quando avete una discussione dura col partner, la cosa Positiva può Essere quella di cogliere attraverso quella discussione un Aspetto Nuovo, nascosto del vostro Amato/a, in questo modo imparerete a Conoscerlo Meglio

    - Se un vostro amico ritarda troppo ad un appuntamento, Cogliete l’occasione di misurare la vostra Pazienza e di allenarvi a Coltivarla anche attraverso queste lunghe attese

    - Se avete avuto una discussione col vostro datore di lavoro, un aspetto Positivo può essere quello di Imparare a Dire la Vostra quando vi sentite nel Giusto, anche rischiando un richiamo o qualcosa di più.

    - Quando il vostro partner si allontana un po’ da voi, dovete riflettere sul fatto che il vostro rapporto ha Bisogno di qualcosa di Nuovo, di stimoli positivi per andare avanti, per vincere la monotonia, o che avete Bisogno di Dialogare di più col vostro Amato/a.

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  9. Registrato da
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    - Se non siete soddisfatti del vostro lavoro, o non vi appassiona e vi trovate male coi colleghi, anche se la cosa subito può scombussolare la vostra vita, può essere un modo per cercare un lavoro che avete sempre desiderato, che vi appassiona ed entusiasma da sempre, ma che non avevate il coraggio di cambiare tenendovi stretto il vostro.

    - Se state perdendo dei soldi al gioco d’azzardo, questo può farvi riflettere sul fatto che state esagerando, e che dovreste usare Meglio la vostra Intelligenza e le vostre Scelte.

    Alcuni di voi possono obiettare che tra il dire e il fare c’è un oceano, ma quello che voglio indicarvi è un Modo Diverso di vedere le cose, le Esperienze, le Situazioni che viviamo e di Cambiare il nostro modo di reagire alle difficoltà della vita, dobbiamo imparare ad avere un altro Modo di rapportarci alle situazioni.

    Questo non vuol dire illudersi o vivere di fantasia, ma semplicemente Cambiare prospettiva, Assorbendo da ogni nuova Situazione, da ogni Imprevisto, persino da un trauma subìto, da un licenziamento, da un divorzio, litigio, malattia, o altro, le parti più Utili, Positive, Potenzianti che spesso non riusciamo a cogliere, presi come siamo emotivamente, dall’esperienza brutta che stiamo vivendo.

    Se Imparate a fare questo, non solo Diventerete più Forti Interiormente e Maturi, ma Attirerete a voi la Felicità e la Serenità.

    Dott. Rolando Tavolieri
    Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 13:39

  10. Registrato da
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    Pollice in su Il contagio della felicità - così può trasmettersi

    ( di Elena Dusi - tratto da “Repubblica.it” - 5 dicembre 2008)

    Una ricerca americana - durata 20 anni, con 5.000 persone osservate - dimostra come la gioia passi di persona in persona

    La felicità non riesce a stare sola. Traspare dagli occhi, trasuda nelle mani, vibra nel corpo e alla fine come un virus scappa e si trasmette a chi si trova accanto
    E c'è un gruppo di scienziati che ha provato a disegnare una mappa del "contagio", chiedendo a 5mila individui, per ben vent'anni di seguito, quanto si sentissero felici, facendo il riscontro con mogli, fratelli, amici e vicini di casa.

    A furia di unire puntini colorati (le persone, ognuna con il suo punteggio del buon umore) si è formato sul tavolo dei ricercatori americani un disegno che sembra quello di una mano innervata da vasi sanguigni.
    Ogni pulsazione della felicità parte da un punto e si trasmette come un fluido lungo tutto l'organismo.

    segue..
    Ultima modifica di anna1401; 01/12/2009 alle 18:26

  11. Registrato da
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    Non tutto è rose e fiori, ovviamente
    Anche il contagio segue le sue regole, e gli autori della ricerca "La diffusione della felicità in un'ampia rete sociale di individui", pubblicata oggi sul British Medical Journal, ne hanno individuate alcune.

    La legge del contagio, per iniziare, non sembra funzionare fra colleghi.
    Il luogo di lavoro è come un cuscinetto che blocca il flusso di felicità da un individuo all'altro" spiegano James Fowler dell'università della California a San Diego e Nicolas Christakis dell'Harvard Medical School.
    I due (sociologo il primo, un medico specializzato nel rapporto fra umore e salute il secondo) sono gli autori di uno studio che ha scavato fra montagne di dati, interviste e fatti personali relativi a 5.124 persone negli Stati Uniti.

    Nonostante il successo dei gruppi su Internet - è la seconda regola del contagio - le emozioni positive non sono capaci di viaggiare né in rete né via telefono.
    Come un virus vero e proprio, la felicità per trasmettersi ha bisogno del contatto fisico.
    E questo ci riporta un po' più indietro nella nostra scala evolutiva, ai tempi in cui la tecnologia delle comunicazioni non aveva ancora messo le ali.

    segue..

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    "Il contagio dipende probabilmente dal meccanismo dell'empatia e dei neuroni specchio. Quando osserviamo una persona manifestare un sentimento, nel nostro cervello si attivano le stesse aree che sono "accese" in quel momento nel cervello dell'interlocutore".

    Nell'ultimo decennio lo studio dei neuroni specchio - iniziato in Italia, a Parma, dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti - ha aiutato molto a spiegare come avviene la condivisione delle emozioni e come individui diversi possano entrare "in sintonia".

    I detrattori di questa teoria sostengono che il meccanismo dell'empatia (negli uomini come negli animali) scatti solo quando osserviamo un altro individuo muoversi.
    Ma se consideriamo i gesti che una persona compie con il viso e il resto del corpo quando è felice, non è difficile completare il salto dai movimenti del corpo alle emozioni della mente. "E non solo la gioia può trasmettersi in questo modo. Pensiamo alla commozione e al pianto, quanto rapidamente invadono un gruppo di persone riunite insieme", aggiunge Ricci Bitti.

    Commozione e felicità viaggiano veloci tra gli uomini. Non così avviene invece per la tristezza, che nella mappa dei ricercatori americani rimane confinata in piccoli bacini privi di emissari.

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    A tutte le loro conclusioni, Fowler e Christakis hanno dato anche un riscontro numerico. Una persona che abbia un amico, parente o partner felice ha una probabilità di essere anch'egli soddisfatto più alta del 9 per cento rispetto alla media. Stare invece accanto a un individuo depresso fa aumentare l'umore grigio solo del 7 per cento.

    Ma Paolo Legrenzi, psicologo che insegna all'università Iuav di Venezia e per Il Mulino, ha scritto:"La felicità" trova un carattere molto americano in questo dato, che non necessariamente ha corrispondenza sul nostro versante dell'oceano.
    Oggi negli Stati Uniti la felicità ha un valore sociale positivo, mentre la tristezza non è vista di buon occhio. E questo porta gli individui depressi (ma magari sono solo malinconici) a isolarsi".

    Ecco che nello studio del British Medical Journal la tristezza diventa una macchia senza ramificazioni. "Ma se pensiamo alla Germania romantica dell'800, erano piuttosto gli allegroni a doversi nascondere per non fare la figura di individui superficiali e vuoti. In quel caso avremmo avuto dei risultati completamente capovolti.

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    L'imperatore Adriano di Marguerite Yourcenar, nonostante il suo incedere malinconico, è felice per aver raggiunto maturità ed equilibrio.
    E noi in Italia siamo in una posizione di mezzo. Nelle nostre soap opera per esempio non incontriamo mai protagonisti davvero felici.
    Ci sono problemi, complicazioni. In questo siamo un po' più sofisticati degli statunitensi. Da noi i risultati di una ricerca sulla contagiosità della gioia darebbe risultati frastagliati".

    In uno studio che è considerato il fratello minore di quello attuale e che fu pubblicato nel 1984, Fowler e Christakis misurarono che vincere 5mila dollari alla lotteria poteva aumentare le probabilità di essere molto felici del 2 per cento.
    Oggi dunque - sarà anche l'effetto della crisi - trovare un amico vale molto di più che trovare un tesoro. Una persona con cui si è in sintonia, se abita nel raggio di un chilometro e mezzo da casa propria, può innalzare le chance di gioia del 25 per cento.

    Un po' meno efficace, ma sempre più prezioso della lotteria, è il contributo del partner con cui si convive (più 8 per cento), mentre fratelli e sorelle (purché, come sempre, abbastanza vicini da poterci scambiare un'occhiata o un abbraccio) contribuiscono con il 14 per cento.

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    L'uso di una contabilità così minuziosa per misurare una sensazione impalpabile come la gioia può lasciare perplessi.
    Ma l'introduzione di indicatori numerici, oggettivi nei limiti del possibile, nella misurazione della felicità avvenne negli anni '70.

    Fowler e Christakis hanno pescato i loro dati da uno studio che era nato nel 1948 per misurare la salute cardiovascolare di un gruppo di persone (il Framingham Heart Study), e si è esteso nel corso dei decenni anche al rapporto fra cuore e buon umore.

    Nei questionari distribuiti ai 5mila volontari, comparivano domande come "Sei ottimista nei confronti del futuro" o "Sei felice" e "Ti senti più soddisfatto rispetto agli altri".

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    "Tra individui dello stesso sesso - spiega Mario Bertini, professore di psicologia della salute alla Sapienza di Roma - la diffusione dell'emozione avviene molto più rapidamente che non fra individui di sesso opposto. E nello studio si vede anche un livello di reciprocità alto: chi dà gioia, spesso la restituisce".
    Il contagio della felicità, hanno notato i ricercatori americani, non è limitato al contatto diretto ma riesce a penetrare fino a tre gradi di separazione.

    L'amico dell'amico dell'amico di una persona sorridente, pur non sapendolo, è infatti più felice anche grazie a lei. "Qualcuno che non conosciamo e non abbiamo nemmeno mai incontrato - conferma Fowler - può influenzare il nostro buon umore più di cento banconote nelle nostre tasche.

    È incredibile quanto potere abbiano le persone che ci vivono accanto".
    Ultima modifica di francyfre; 21/12/2011 alle 13:39

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    Lettera sulla felicità di Epicuro

    (tratto da percorsiinteriori.it )

    Meneceo,

    Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità.
    A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'anima.
    Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età.
    Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità.
    Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.
    Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.


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  18. Registrato da
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    Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice.
    Prima di tutto considera l'essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata.
    Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità.
    Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha.
    Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

    Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false.
    A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi.
    Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo.
    Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza.
    L'esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l'ingannevole desiderio dell'immortalità


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    Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più.
    Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa.
    Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi.
    Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi.
    Non è nulla né per i vivi né per i morti.
    Per i vivi non c'è, i morti non sono più.
    Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

    Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere.
    Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.
    Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l'arte del ben vivere e del ben morire.
    Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell' Ade.


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  20. Registrato da
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    Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio.
    Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento.
    Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro.
    Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo disperare del contrario.
    Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto.
    Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

    Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia.
    Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo.
    Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso.
    Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.


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    Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito.
    Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore.
    E' bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo.
    Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti.
    Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

    Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni.
    Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene.
    Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo.
    In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.


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