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Discussione: La Felicità !

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    Smile La Felicità !

    Tratto da: Il Grillo (13/1/1998)
    Sergio Moravia

    (…) Forse la felicità non è primariamente un avere, e neanche primariamente un essere.
    La felicità, in qualche modo, è un sentire, un costruire, un trovare delle relazioni, le più enigmatiche e diverse.
    Non è facile dare una ricetta della felicità, a differenza di quanto dicono tanti oggi, soprattutto tanti esponenti delle industrie farmaceutiche.
    Non si diventa felici con una pillola. Non si scoprirà mai la pillola della felicità. La felicità, è una costruzione, è una ricerca.
    Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 17:05

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    Studio sulla felicità

    Eventi contingenti della nostra vita, come il matrimonio o la nascita di un figlio, possono rendere le persone più felici, ma solo per un breve periodo di tempo.
    Il nostro livello di felicità resta sostanzialmente uguale per tutta la vita adulta: lo ha scoperto uno studio durato vent'anni condotto in Germania e pubblicato dall'Economic Journal.

    I ricercatori hanno misurato il livello di soddisfazione nei confronti della loro vita di centinaia di persone tra i 18 e i 60 anni al momento dell'inizio dello studio.
    Anche dopo eventi traumatici, il peggioramento dell'umore era temporaneo: il soggetto tendeva a recuperare il livello di soddisfazione che aveva in precedenza.

    Lo studio ha analizzato un processo psicologico chiamato 'adattamento': il modo in cui le persone si adeguano alle circostanze, positive o negative.
    I volontari tedeschi hanno risposto a domande sul loro livello di felicità a intervalli regolari nel corso dei vent'anni dello studio. Hanno dovuto anche riferire degli eventi principali della loro vita.

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    I ricercatori hanno così osservato che solo la perdita del lavoro intaccava a lungo termine la felicità dell'individuo, mentre altri eventi traumatici, come il divorzio o il restare vedovi, producevano sì dolore, ma i soggetti si riprendevano rapidamente.

    Ugualmente temporaneo l'effetto sull'umore degli eventi positivi: l'aumento della felicità durava due anni per la nascita di un figlio, per esempio. Secondo il Dr. Yannis Georgellis della Brunel University, 'Le persone si riprendono rapidamente dagli eventi negativi, ma anche gli effetti di quelli positivi non durano molto'.

    Aggiunge Francois Moscovici della White Water Strategies: diversi studi hanno dimostrato che le persone hanno un livello di felicità 'fisso', che può essere temporaneamente modificato da eventi contingenti, ma tende a tornare al livello di partenza.

    'Una specie di termostato della felicità: quando un evento importante ci colpisce, che sia positivo o negativo, la molla si muove, ma torna rapidamente alla posizione di partenza'.

    FONTE : salute.agi.it

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    La felicità

    (A cura della Dott.ssa Giuliana Proietti.
    L'articolo è tratto da "Il Pensiero Positivo" della Xenia Edizioni, Milano, 2001)

    La felicità consiste nel provare quello che c'è di bello nella vita.
    Si tratta di un’abilità individuale, e non di un’eventualità del destino: tutti possono essere felici se imparano a capire come si fa ad esserlo.
    Infatti, per vivere una vita felice è necessario essere capaci di godere di ciò che già si ha

    La felicità non va ricercata nel futuro, ma nel presente, perché non dobbiamo dimenticare che il nostro attuale presente è il futuro che immaginavamo per noi qualche tempo fa.

    Molti dei nostri desideri sono stati realizzati, ambiziosi traguardi sono stati raggiunti… Ma siamo forse per questo ‘Felici’ ora?
    La risposta, sono sicura, è ‘no’, o meglio ‘ancora no’.

    Ognuno di noi ha qualcosa che ancora gli manca per essere felice: il matrimonio, un lavoro, la carriera, la casa, la laurea, la vacanza…
    L’evasione dal presente, l’incapacità di prendere decisioni, la tendenza alla procastinazione, determinano l’idealizzazione del proprio futuro, che intanto diventa il presente e la storia continua.

  6. Registrato da
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    La felicità, sempre rimandata all’indomani, continua a sfuggire alla nostra esistenza, nell’illusione che qualche forza magica, soprannaturale o anche proveniente da qualche misteriosa area del proprio sé possa finalmente risvegliarsi e risolvere per incanto tutti i problemi.

    A volte l’infelicità deriva dalla sensazione di non avere o non avere abbastanza, di ciò che è necessario per vivere bene.
    Molto spesso si tratta di bisogni indotti dall'ambiente sociale ed in particolare da quei ‘persuasori occulti’ che, con logiche sottili ed ingannevoli, cercano di condizionarci nelle scelte e soprattutto nei consumi

    La verità è che, se vogliamo essere felici, possiamo esserlo immediatamente, perché la felicità non è nel futuro, ma nel momento presente: non conta quanto abbiamo, ma quanto riusciamo a godere di quello che possediamo

    E’ inutile trascorrere la vita inseguendo il successo, la fama, i soldi e il potere: mentre lottiamo e competiamo per raggiungere tutto ciò, ci allontaniamo inevitabilmente dai nostri valori e ci rendiamo schiavi di un sistema che da noi vuole sempre di più e sempre di meglio.

  7. Registrato da
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    Solo concentrandoci sul processo anziché sul risultato, allontanandoci dalla competizione e dalle illusioni condizionanti coniate ad arte dagli strateghi della comunicazione, potremo ritrovare la gioia nelle piccole cose della vita quotidiana e ritornare ad impostare la vita secondo i nostri valori.

    Infine un’ultima considerazione: solo l’essere umano comprende il senso della morte, perché è nel pacchetto delle sue conoscenze, sin da quando era bambino.

    La consapevolezza della propria sicura fine lo spaventa e per dimenticare questa paura tenta di esorcizzarla tentando di non pensarci.
    E’ un comportamento infantile, un meccanismo di difesa basato sulla negazione.

    La morte esiste e dunque tanto vale tenerne conto. Se la vita deve essere breve, facciamo almeno che sia lieta e lasciamo i tormenti, le angosce, le competizioni, gli accumuli, a quelli che pensano di non dover morire mai.
    Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 17:05

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    Mancanza di felicità o abbassamento dell'umore...

    Molto bene Anna. Sintetico ed esaustivo.
    Mi permetto pero' di aggiungere una considerazione:
    La mancanza di felicita', o abbassamento dell'umore che dir si voglia, e' uno stato mentale che prende forma attraverso uno scompenso di sostanze chimiche cerebrali.

    Questo scompenso puo' essere anche generato da eventi che non dipendono dal nostro modo di affrontare la vita o dagli accadimenti esterni. Ne' tanto puo' dipendere da cio' che noi abbiamo conquistato in termini spirituali e materiali.
    In pratica e' possibile che si crei uno scompenso di sostanze chimiche cerebrali di natura endogena. In questo caso ci troviamo di fronte ad una patologia del sistema chimico cerebrale che si manifesta sottoforma di abbassamento dell'umore e che in alcuni casi puo' essere cronico.
    Ultima modifica di anna1401; 16/02/2009 alle 19:42

  9. Registrato da
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    Re: Mancanza di felicità o abbassamento dell'umore...

    Giusto, concordo con le tue considerazioni.
    Anche la mancanza di certe vitamine (soprattutto gruppo B) e/o minerali come: calcio, fosforo, potassio, e soprattutto cromo e zinco (questi ultimi, stabilizzatori dell’umore), o l’intossicazione da metalli pesanti (specie il mercurio), possono essere la causa che concorre all'abbassamento dell’umore…
    In questa discussione, vorremmo trattare il tema “felicità” presupponendo, a priori, un’assenza di queste.. chiamiamole “complicanze chimiche..
    Ultima modifica di anna1401; 16/02/2009 alle 23:11

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    Smile Alla ricerca della felicita'

    (A cura della Dott.ssa E. Maino)

    Le emozioni sono componenti fondamentali della nostra vita, da esse, sovente, traiamo gli stimoli che muovono le nostre giornate.
    Seppure ogni singola emozione sia importante e permetta a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino.
    In una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità.

    Quest'ultima è data da un senso di appagamento generale e la sua intensità varia a seconda del numero e della forza delle emozioni positive che un individuo sperimenta.
    Questo stato di benessere, soprattutto nella sua forma più intensa - la gioia - non solo viene esperito dall'individuo, ma si accompagna da un punto di vista fisiologico, ad una attivazione generalizzata dell'organismo.

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    Ripercussioni positive

    Molte ricerche mettono in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi cognitivi, nonché sul benessere generale della persona. Ma chi sono le persone felici?

    Gli studi che hanno cercato di rispondere a questa domanda evidenziano come la felicità non dipenda tanto da variabili anagrafiche come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura.

    Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità, quali ad esempio: estroversione, fiducia in se stessi, sensazione di controllo sulla propria persona e il proprio futuro.

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    Emozioni: Il colore dell'esistenza

    Le emozioni sono componenti fondamentali della nostra vita, danno colore e sapore all'esistenza, anche se, in una civiltà come quella occidentale impostata sul primato della ragione, spesso sono considerate con sospetto e timore.

    Del resto non potrebbe essere altrimenti: infatti se la ragione promette all'uomo il dominio su se stesso e le cose, le emozioni spesso producono turbamento e conflitto, non sono mai totalmente controllabili e a volte ci trascinano a dire o fare cose di cui, una volta cessato l'impeto emotivo, ci si pente.

  13. Registrato da
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    Le emozioni fanno gustare la vita

    Eppure, sono le emozioni che ci fanno gustare la vita ed è proprio dalle emozioni, piccole o grandi che siano, che l'individuo spera di ricavare nuovi stimoli che muovano le sue giornate.

    Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il tremito dello smarrimento o della paura, l'impeto della passione, l'abbandono alla nostalgia, il peso e la disperazione provocate dalla sofferenza?

    Tuttavia, seppur ogni singola emozione sia importante e permetta a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità.

    FO
    Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 17:05

  14. Registrato da
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    La felicità

    (da wikipedia)
    La felicità è una condizione (emozione) fortemente positiva, percepita soggettivamente, sempre secondo criteri soggettivi.

    L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis 'felice', la cui radice "fe -" significa abbondanza, ricchezza, prosperità.

    La nozione di felicità, intesa come condizione (più o meno stabile) di soddisfazione totale, occupa un posto di rilievo nelle dottrine morali dell'antichità classica, tanto è vero che si usa indicarle come dottrine etiche eudemonistiche (dal greco eudaimonìa) solitamente tradotto come "felicità".

    Tale concezione varia, naturalmente, col variare della visione-concezione del mondo (weltanschauung) e della vita su di esso.

  15. Registrato da
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    Caratteristiche principali

    Le sue caratteristiche sono variabili secondo l'entità che la prova (eg. serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo, distanza da qualsiasi bisogno, etc.) Quando è presente associa la percezione di essere eterna, il timore che finisca la finisce.

    La felicità è una condizione di benessere dell'essere umano. L'uomo fin dalla sua comparsa ricerca questo stato di benessere.
    La felicità è quell'insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell'intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della nostra vita.

    Se l'uomo è felice, subentra anche la soddisfazione e l'appagamento.

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    Generalità sulla felicità

    L'uomo ha delle necessità primarie, secondarie e sovrastrutturate, di solito l'appagamento di queste necessità e il raggiungimento dell'obiettivo dettato da un bisogno procura gioia da cui deriva anche la felicità.

    La felicità studiata sotto il profilo dei bisogni (primari, secondari, etc) porta a valutazioni e definizioni non solo psicologiche e filosofiche diverse ma anche materiali per questo motivo la felicità è stato ed è studio di ogni scienza umanistica.

    Rimane chiaro che la divisione è fatta per chiarire le varie componenti di quello che è lo stato della felicità della persona ma essendo l'uomo una unità indissolubile di psiche-corpo-spirito è chiaro che si parla sempre di tutte le componenti che si influenzano tra di loro.

    Se mi fa male un piede è molto più facile che io sia triste piuttosto che allegro e felice.

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    La felicità - profilo Biologico

    La felicità appartiene alla sfera del trascendente per quanto riguarda la sua sostanza definitiva, oggetto della ricerca dell'individuo.

    Essa però possiede a sua volta un fondamentale caposaldo nella condizione immanente dell'io, frutto della soddisfazione di bisogni primari dovuti agli istinti e agli impulsi biologici, quali ad esempio la fame, il sonno, l'appagamento sessuale.

    Essi possono essere considerati come parte integrante della felicità, ma non come unica costituente della stessa.

    I bisogni biologici creano una condizione di attesa e di infelicità che tende a risolversi nel momento in cui si appaghi il proprio bisogno primario:

    l'appagamento ottiene una condizione di serenità e di tranquillità che produce felicità biologica, identificabile con il piacere, la quale influenza anche le altre componenti come la psiche e lo spirito, ciononostante l'appagamento biologico è sottoposto ad una temporaneità irrevocabile, frutto del continuo ripresentarsi di pulsioni e istinti dopo il breve periodo di compimento degli stessi.

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    La felicità - profilo Filosofico

    Epicuro in una Lettera sulla felicità a Meneceo lo ravvisava sul fatto che non c'è età per conoscere la felicità: non si è mai ne vecchi ne giovani per occuparsi del benessere dell'anima (e cioè di 'filosofare', amare il pensiero (vero)).

    Per Epicuro la felicità è la conoscenza delle cose fanno lo stato di felicità. Nella sua vita naturale l'uomo allontana da se il dolore sia fisico (aponia) che psichico (atarassia) e l'assenza di queste due cause porta al raggiungimento della felicità.

    Ma non è sufficiente: Epicuro sostiene che si deve provare piacere e quindi classifica i piaceri dividendoli in tre grandi categorie:

    I piaceri naturali e necessari, come: l'amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l'amore, il vestirsi, le cure etc

    I piaceri naturali ma non del tutto necessari come: l'abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza oltre il necesario.

    I piaceri del tutto accessori, come il successo, il potere, la gloria la fama etc

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    L'uomo, come già detto in precedenza, ha anche delle necessità sovrastrutturate come l'ambizione a migliorarsi, a crescere intellettualmente, a primeggiare sugli altri, a competere, a ricercare la verità delle cose che lo circondano.

    Per raggiungere questi obiettivi l'uomo mette in campo tutta la sua passione, la sua forza e la sua anima e quando raggiunge l'obiettivo che si è posto trova un appagamento di felicità proprio dell'intelletto, per fare un esempio molto più semplice chi risolve un rebus, un cruciverba o un sudoku trova del piacere nella soddisfazione propria della mente.

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    La felicità - profilo Psicologico

    La felicità può essere il raggiungimento di un desiderio, la soddisfazione di vederlo realizzato.
    Il mondo pubblicitario sa bene che il consumo parte da un desiderio (o problema) e l'acquisto del bene produce piacere e quindi felicità infatti se il desiderio (o problema) non c'è loro lo creano.

    Il bisogno di felicità, sotto il profilo psicologico, può essere anche una soluzione ad un problema e la soluzione del problema dà l'appagamento quindi gioia.

    La felicità si sviluppa sia in senso intellettuale sia materiale, sia fisico sia psichico, sia affettivo sia emozionale.

    Per fare degli esempi pratici su come il valore della felicità cambi anche in virtù della cultura e del contesto ambientale la felicità può essere un sorriso di un bambino, o l'acquisto di una villa con piscina, può essere un matrimonio, o la conquista dell'everest, la pace dei sensi o la vincita dei mondiali.

    Nel terzo mondo il raggiungimento di una ciotola di riso (bisogno primario) è felicità.
    Nei paesi ricchi il comprare un'auto di lusso (bisogno sovrastrutturato) è felicità.
    Sono due emozioni non comparabili ma che fanno parte della felicità umana.

  21. Registrato da
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    Secondo teorie contemporanee (tra cui Giuliana Proietti) la felicità è provare ciò che esiste di bello nella vita.
    Non è una emozione oggettiva ma una capacità individuale, non è casuale come un evento del destino ma una capacità da scoprire ed imparare.

    Bisogna imparare ad essere felici.
    La felicità non è inseguire i sogni ed aspettative di domani, ma al contrario cercare di godere di quello che sia ha oggi.

    La felicità non è nel futuro, ma solo nel presente. La felicità è uno stato di gioia solo del presente.

    Spesso si scambia l'inseguimento dei soldi, del benessere, della fama, del successo, del potere come se il loro raggiungimento dia la sensazione di felicità.
    Niente di più sbagliato in quanto questo atteggiamento crea ansia che è in contrasto con lo stato della felicità.

    La corsa ci rende schiavi del sistema, se uno è schiavo non è libero e quindi non è felice, solo la libertà dal sistema ci fa vedere il presente e ci fa gioire di quello che ci circonda.

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