Questa discussione dal titolo La dipendenza da internet è all'interno del forum Medicine naturali; (Dott.ssa Monica Monaco - Dott. Rolando Tavolieri)
La comunicazione sociale è sostenuta oggi da moderni strumenti che ...
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La dipendenza da internet
(Dott.ssa Monica Monaco - Dott. Rolando Tavolieri)
La comunicazione sociale è sostenuta oggi da moderni strumenti che consentono di superare le barriere e i vincoli di tempo e di spazio e, fra i nuovi modi di comunicare, Internet è certamente uno dei mezzi che offre maggiori opportunità.
Tra atteggiamenti sociali di attrazione e diffidenza, il “popolo di navigatori quotidiani” è cresciuto e comprende ormai ogni razza ed ogni età e, grazie alla rete, i bambini trovano nuove opportunità di gioco e i giovani, gli adulti e perfino i “nonni telematici” si informano, comunicano, commerciano e sperimentano se stessi attraverso la cosiddetta “comunicazione virtuale”.
Ma come tutti gli strumenti di comunicazione, anche la rete non è esente da cattivi usi e da abusi che, negli ultimi anni, hanno talvolta portato ad osservare nel campo della salute mentale, una moderna forma di dipendenza, definita “ internet-dipendenza “, “ retomania ” o anche “ Internet Addiction Disorder ” (I.A.D.).
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Dipendenza da internet : una somma di più fattori
A partire dall’osservazione e dallo studio di casi clinici , dalla lettura di storie autobiografiche narrate da internet-dipendenti e dai risultati di questionari specifici compilati da un’utenza che avverte sintomi di Dipendenza dalla Rete, sono state descritte tre categorie di elementi che contribuiscono all’insorgere della Sindrome da Dipendenza da Internet.
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Le psicopatologie predisponenti
Rispetto a questo elemento, va sottolineato che le Dipendenze dalla Rete rientrano spesso nel quadro clinico di persone che presentano una precaria stabilità emotiva o in cui sono già presenti altri disturbi psicologici quali, ad esempio, depressione, disturbi bipolari o anche ossessivi-compulsivi.
In questi casi, infatti, il ricorso ad Internet sembra strettamente collegato ad un tentativo di compensare le difficoltà relazionali reali, ricercando nella Rete amici o relazioni sentimentali attraverso una via più veloce e che consente di superare delle insicurezze che, invece, sono amplificate dalle quotidiane relazioni faccia a faccia.
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Il contatto sociale attraverso chat, IRC, Comunity ed e-mails, infatti, se utilizzato con prudenza, si configura come un utile strumento per superare le difficoltà di comunicazione, in quanto consente di “mettersi in gioco” mediante una graduale conoscenza che, tuttavia, non è esente da rischi connessi al cattivo uso ( appuntamenti al buio potenzialmente pericolosi e altro) e all’abuso (IAD).
Tutte le persone con certi tipi di disagio psicologico dovrebbero moderare l’utilizzo di Internet e riflettere (o essere guidate a riflettere) sui bisogni che la Rete talvolta crea l’illusione di poter soddisfare (in questi casi, infatti, non mette in relazione, ma illude di essere in grado di relazionarsi) e sugli aspetti della propria personalità e sulle insicurezze che bisogna invece affrontare gradualmente, poiché la necessità di comunicare deve essere appagata imparando a farlo “realmente”, piuttosto che accontentandosi di compromessi.
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I comportamenti “a rischio”
Ma la Rete, ricca di potenzialità e opportunità di informarsi, conoscere e confrontarsi, risponde molto bene ai bisogni anche di persone che non hanno mai avvertito alcun disturbo psicologico, le quali non sono esenti dalla possibilità di divenire vittime dei propri stessi bisogni, attraverso dei comportamenti rischiosi di eccessivo consumo, talvolta associati ad una complementare riduzione delle esperienze di vita e di relazione reali.
L’abuso nell’utilizzo delle informazioni disponibili in rete, infatti, può portare ad un sovraccarico cognitivo che satura il cervello, riducendo l’attenzione razionale; contemporaneamente il conseguente isolamento sociale sostiene il ricorso ad Internet per cercare occasioni di socializzazione virtuale che possono sconvolgere i delicati equilibri dell’identità, creando la possibilità di sperimentare ruoli e parti del Sé altrimenti non sperimentabili nella vita reale che, tuttavia, accrescono il numero di ore trascorso on-line, con il risultato che si può finire incollati ad una sedia e ad un monitor per giornate intere, rinunciando a salutari e “reali” esperienze di vita.
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Alla base di un ricorso frequente alla Rete da parte di alcune persone che non mostrano segni psichiatrici è stata riscontrata spesso una tendenza comportamentale definita “ solipsismo telematico “, ossia la propensione ad eleggere il web come “luogo di rifugio” in cui appartarsi per trovare sollievo da problemi quotidiani, secondo una modalità che potenzialmente potrebbe far sì che la Rete conquisti fette sempre più ampie del tempo delle proprie giornate.
Le potenzialità psicopatologiche proprie della Rete
Si aggiunge a tutto questo che la Rete, in virtù delle sue enormi risorse, possiede delle cosiddette ” potenzialità psicopatologiche “, quali la capacità di indurre sensazioni di onnipotenza, come vincere le distanze e il tempo, o cambiare perfino identità e personalità, si comprende come sia necessario utilizzare questo potente strumento rimanendo padroni di tutte le proprie capacità razionali di controllo del proprio comportamento.
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Emozioni e illusioni
La caratteristica costante che fa da sfondo ad ogni Dipendenza da Internet è la capacità della rete di rispondere (o illudere di rispondere) a molti bisogni umani, consentendo di sperimentare dei vissuti importanti per la costruzione del Sé e di vivere delle emozioni sentendosi, al contempo, protetti.
Internet, infatti, annulla lo spazio e consente ciò che nella realtà non si può realizzare o che si può fare in molto tempo.
Le chat abbattono le frontiere e consentono di parlare con gruppi numerosi in stanze che la realtà difficilmente rende disponibili, consentendo spesso discorsi paralleli, solo “virtualmente” possibili.
Inoltre, le comunity più stabili creano, sensazioni di appartenenza, rispondendo ad un grande bisogno umano e consentendo di esercitare quella che è stata definita “la moratoria psico-sociale”, ossia l’allenamento ai ruoli e alle interazioni che sospende le conseguenze e quindi le responsabilità, le scelte e i vincoli definitivi.
Nelle stanze virtuali si può sperimentare la propria identità in tutte le sue sfumature, cambiando l’età, la professione e perfino il sesso di appartenenza, ascoltando le reazioni degli altri e maturando delle convinzioni, attraverso il confronto con altre personalità più o meno reali.
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La recita nel “teatro on-line” diventa perfino dichiarata e condivisa nelle Mud (Multi User Dimensions), in cui il gioco di ruolo viene esaltato ai limiti della fantasticheria e in cui, all’ombra del personaggio che si interpreta, si possono tirare fuori, rimanendo al sicuro, perfino gli istinti più crudeli
I rischi sono quelli legati ad ogni situazione che consenta di far emergere e di soddisfare i bisogni più profondi e inconsapevoli: si sperimentano parti di sé che potrebbero sfuggire al controllo, soprattutto quando si dispone di uno strumento di comunicazione che consente di rimanere “uomini e donne senza volto”, una condizione che potenzialmente può favorire la comparsa di comportamenti guidati da una minima morale
Per i più giovani in età di sviluppo e per alcuni soggetti predisposti, il rischio è che l’abuso della rete per comunicare crei confusione nella distinzione tra “reale” e “virtuale” (soprattutto nel senso di Sé), che non sia più facile comprendere “cosa fa parte di Sé realmente” e “cosa è possibile sperimentare solo virtualmente”, poiché ciò che è concesso in Rete non ha le stesse conseguenze che si produrrebbero nella realtà
In considerazione di ciò, soprattutto i bambini e i giovani dovrebbero limitare il tempo trascorso su Internet ed integrare delle esperienze di comunicazione reale, al fine di evitare di sviluppare delle abilità emotive e sociali prevalentemente attraverso questo strumento tecnologico che, in questo caso, risulterebbero estremamente limitate o deformate rispetto a quelle poi richieste per adattarsi nella vita reale.
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Tappe verso l’internet dipendenza
Sono 3 le tappe nel percorso verso la forma più stabile della “Dipendenza Patologica dalla Rete”.
1. Prima tappa verso la rete-dipendenza o “ fase iniziale ”
E’ caratterizzata dall’attenzione ossessiva e ideo-affettiva a temi e strumenti inerenti l’uso della rete, che genera comportamenti quali controllo ripetuto della posta elettronica durante la stessa giornata, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat.
2. Seconda tappa o “ tossicofilia ”
E’ caratterizzata dall’aumento del tempo trascorso on-line, con un crescente senso di malessere, di agitazione, di “mancanza di qualcosa” o di “basso livello di attivazione” quando si è scollegati (una condizione paragonabile all’astinenza).
Sono importanti indicatori di tossicofilia il malessere soggettivo off-line e l’abuso on-line, spesso anche nelle ore lavorative e nelle ore notturne, in cui si è disposti a rinunciare anche al sonno.
3. Terza tappa o “ tossicomania ”
E’ la fase in cui la rete-dipendenza agisce ad ampio raggio, danneggiando diverse aree di vita, quali quella lavorativa, delle relazioni reali e quella scolastico-lavorativa e in cui si rilevano problemi di scarso profitto, di assenteismo scolastico-lavorativo e di isolamento sociale anche totale.
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Dalla classificazione precedente, è facile intuire che più sono presenti comportamenti tossicomaniaci, che indicano la cronicizzazione e l’aggravamento del disturbo, più difficile e lungo potrebbe risultare ripercorrere a ritroso la via della guarigione, tornando verso un utilizzo non patologico della Rete.
Un’altra importante distinzione che viene operata nella descrizione della sintomatologia associata alla rete-dipendenza concerne la seguente differenziazione:
condizioni on line : comportamenti relativi all’abuso del tempo in rete (in genere anche 60-70 ore settimanali);
condizioni off line: sintomi di ansia e irrequietezza, nonché problematiche relazionali, lavorative o scolastiche che permangono tra un collegamento ed un altro, accompagnando il corteo sintomatologico che caratterizza la sindrome multimediale.
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Un aiuto per uscire dalla rete
I “gruppi di auto-aiuto on-line” sono stati uno dei primi metodi utilizzati, soprattutto in America, di fornire come supporto per superare il problema della rete-dipendenza.
Tale modalità di trattamento è paragonabile al trattamento di un tossicodipendente con la sua stessa droga e sembra non essere sempre efficace, se non esclusivamente come momento iniziale per condividere insieme la presenza di un problema da affrontare con decisione, ma lontano da un computer e da un modem.
Al contrario sono sempre più diffusi utili test e questionari on line di autovalutazione del proprio rapporto con la Rete, che possono rappresentare un punto di partenza per rendere consapevole il problema che spesso è vissuto a lungo in modo non disturbante.
Il passo successivo alla consapevolezza può essere un aiuto professionale individuale o una condivisione reale del problema con un gruppo omogeneo, anche attraverso delle riflessioni guidate sulla necessità di superare le eventuali insicurezze che possono essere alla radice del ricorso ad Internet per socializzare.
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Infine, la prevenzione rimane un utile strumento per tutti, con speciale attenzione ad alcune regole nell’utilizzo di Internet da parte di chi già è coinvolto in un disagio psicologico.
Pertanto, in quest’ultimo caso, occorre ricordare che:
-occorre limitare la quantità di tempo trascorso quotidianamente on line (non più di una o due ore), possibilmente non instaurando un’abitudine quotidiana che deve essere a tutti i costi rispettata
-la socializzazione reale non deve mai essere totalmente sostituita da quella virtuale
- è importante integrare le attività on line con simili attività reali (es. acquisti, svaghi o relazioni sociali), poiché in tal modo non si trasforma la Rete nello strumento privilegiato di relax, di evasione e di contatto con se stessi
- nel caso in cui si avverta una necessità coatta e incontrollabile di collegarsi ad Internet, occorre chiedere un aiuto competente.
Ultima modifica di pippofranco; 28/12/2011 alle 10:54
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riflessioni su internet
Internet è un grande strumento di comunicazione.
La comunicazione è sempre un fatto positivo, istituzionale o meno, ed è alla base della crescita degli individui e delle civiltà. La differenza fra gli
aborigeni australiani e indigeni del'l'Amazzonia e antichi Egiziani, Assiro Babilonesi, Fenici, culle delle civiltà occidentali, non si basa su differenze biologiche: ma unicamente sulla possibilità di comunicare attraverso fiumi e mari.
L'isolamento e la deprivazione sensoriale portano all'atrofia delle funzioni cerebrali e alla follia. Gli scambi culturali accelerano l'evoluzione dei popoli. Le società che si chiudono operano una scelta perdente basata sulla paura: e la paura è il contrario dell'amore. Certo ogni libertà ha un prezzo: il canarino che decide di uscire dalla gabbia rischia di essere mangiato dal gatto.
Ma è l'unico strumento di cui l'uomo dispone per la sua crescita e le esperienze che danno un senso alla sua esistenza.
Nulla più di internet permette di collegare in tempo reale tutti i popoli della terra, portando un'informazione pluralistica capace di superare differenze culturali, religiose e politiche, gettando un ponte che avvicina gli individui e le loro culture in uno scambio di arricchimento reciproco.
dr. vincenzo valesi
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Federico ii
C'è un grande personaggio storico a cui è dedicata un'importante università a Napoli, nipote di Federico Barbarossa, che nel tredicesimo secolo concepì l'ideale di una grande Italia faro della cultura Europea;promulgò progredite norme giuridiche e realizzo' una riforma scolastica per premiare i meritevoli indipendentemente dal censo. Incaricato di una crociata realizzò gli obbiettivi prefissi senza spargimenti di sangue, ed era tanto stimato che durante la sua visita in quei paesi furono sospese le litanie religiose: si chiama Federico II di Svevia.
dr. vincenzo valesi
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Riferimento: La dipendenza da internet
Alessandro Magno spinse le sue conquiste dai monti della Macedonia fino alle foreste dell'India, fondò molte città
ma non distrusse le culture dei popoli che aveva sconfitto,
realizzando una nuova civiltà che per l'appunto fu definita ellenistica, derivante dalla confluenza della cultura greca con le varie culture orientali con cui si era confrontato.
dr. vincenzo valesi
dr. vincenzo valesi sanihelp
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uomini più
Alcune settimane fa fece il giro del mondo la fotografia di una tribù amazzonica scattata da un elicottero, dove si vedono indigeni che non sono mai venuti in contatto con alcun esponente della società industrializzata: fedeli alle loro tradizioni vivono una persistente eterna preistoria senza saper nè leggere nè scrivere, felici della loro condizione.
Nel frattempo ci sono state la civiltà egiziana con le piramidi, la Grecia antica, Roma, il Medioevo, i Rinascimento l'era moderna con i suoi conflitti e le sue contraddizioni, l'atterraggio sulla luna e su Marte.
Lì però il tempo si è fermato, ogni giorno sarà uguale al successivo. Quegli uomini potrebbero fare molto di più...
dr. vincenzo valesi
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Riferimento: La dipendenza da internet
che bel viaggio che ci ha fatto fare dottore 
Anche secondo me Internet è un grande strumento di comunicazione e di crescita di cui oggigiorno non si può più pensare di farne a meno!
L'unico accorgimento da adottare è usarlo con "intelligenza"
(come il telefonino del resto
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Italiani "drogati" di computer per solitudine
Tratto da: italiasalute.leonard o.it/news 31-03-2009
Per gli italiani il computer è come una droga.
Uomini e donne drogati di pc con la convinzione di poter smettere in qualsiasi momento e incapaci di avere rapporti veri con le persone.
E’ la descrizione che Paola Vinciguerra, Presidente dell’EURODAP, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, fa degli italiani che usano abitualmente il computer e non solo per lavorare.
Da un sondaggio on line sul sito dell’EURODAP che ha coinvolto 800 persone che posseggono un computer, uomini e donne tra i 20 e 75 anni, è emerso che per il 70 % degli intervistati al di sotto dei 55 anni usare il pc, al di là del lavoro, più di 2 ore al giorno è normale, sano e indispensabile!
Solo il 15%, non a caso compreso nella fascia di età più alta 55-75 anni, ne fa un uso assolutamente più moderato e non lo considera un miglioramento per i rapporti sociali ma uno strumento semplicemente utile.
l rimanente 15%, pur non facendone un uso eccessivo, è lontano dal chiedersi come questo nuovo fenomeno potrà incidere sulla nostra qualità di vita.
“Analizzando le risposte degli intervistati – ha spiegato la Vinciguerra – si ha la sensazione di trovarsi di fronte a persone completamente dipendenti dal pc, a drogati di computer ma che non si ritengono tali con la convinzione di poter smettere in qualsiasi momento.
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E’ come parlare con degli adolescenti di quanto sia dannoso fumare gli spinelli o bere alcool. I ragazzi rispondono che possono smettere quando vogliono e che poi non fa male.
Chi passa ore davanti al pc pensa che non ci sia il pericolo della dipendenza, pensa che non ci siano in agguato danni cerebrali”.
Secondo la Vinciguerra l’uso del computer in maniera incontrollata è molto pericoloso
“L’uso eccessivo di chat, social network, sms, e-mail può generare comportamenti ossessivi, ansia e depressione. In America è stato coniato il termine “co-rumination” per indicare la necessità ossessiva di condividere o rendere noto ogni nostro movimento o pensiero, ogni nostra esperienza. Rapporti che sembrano più numerosi, nell’aumento del numero, ci danno la sensazione di essere meno soli ma in realtà sono contatti che non esistono”.
“E sono proprio questi finti legami a mantenerci nella solitudine - aggiunge la Vinciguerra anche presidente dell’UIAP, Unità Italiana Attacchi di Panico presso la Clinica Paideia di Roma - E’ come quando si va ad una festa con tante persone che si conoscono appena, si parla un po’ qua e là, qualche frase di circostanza e poi si torna a casa più soli di prima poiché non si è avuto alcuno scambio emotivo. La solitudine è un grave problema a livello mondiale che riguarda quasi il 20% della popolazione e in Italia interessa 4 milioni di persone”.
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Secondo la Vinciguerra “il problema della solitudine non si risolve chiudendosi in casa, rimanendo incollati al computer, mangiando male e fumando, abitudine che hanno in moltissimi.
Non si deve certo demonizzare quello che tanta ricerca ci ha dato, favorendo il progresso in tutti i settori, favorendo le comunicazioni a livello mondiale, favorendo la possibilità di progredire nel campo scientifico. Ma ciò che si deve fare è usare per migliorare noi stessi e la nostra qualità di vita e non essere usati”.
Secondo l’esperta “bisogna controllare la nostra permanenza quotidiana davanti al computer ed anche quella dei nostri figli.
Il pc ci deve servire per stabilire dei contatti che poi devono diventare reali.
E’ una macchina e non può e non deve sostituire le persone.
Impariamo a concederci un giorno sabbatico, al di fuori del mondo tecnologico: spegniamo i computer ed i telefonini e cerchiamo di gustarci ogni momento trascorso con le persone reali alle quali vogliamo bene”.
“Dobbiamo riuscire a regalarci del tempo lontano da strumenti sì utili, ma allo stesso tempo, se usati in maniera ossessiva, altamente dannosi.
Proviamo a fare la nostra corsa nel parco, non chiusi ad ascoltare il nostro i-pod, ma sforzandoci di sentire i rumori intorno a noi, senza il trillo insistente del nostro cellulare o peggio del nostro black berry che ci avvisa dell’arrivo di una mail.
Rompiamo il guscio dentro il quale ci stiamo chiudendo, mettiamoci in contatto con la vita”, conclude la Vinciguerra.
Ultima modifica di pippofranco; 20/06/2011 alle 18:20
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