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| Medicine naturali La medicina naturale offre numerosi rimedi per i problemi di salute che spesso si presentano. Medico Esperto: Dottor Valesi |
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#29
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Dai 5 ai 9 mesi circa
compaiono le reazioni circolari secondarie, che costituiscono anch’esse nella ripetizione intenzionale di schemi d’azione che hanno esercitato un effetto interessante, ma non sul proprio corpo, bensì sulle cose: ad esempio, tirare la cordicella che fa mio vere il giocattolo appeso sopra alla culla.
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#30
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Verso gli 11 – 12 mesi
il bimbo arriva alla fase delle “reazioni circolari terziarie”, caratterizzate dall’intenzione di ottenere un risultato provando, cioè facendo “esperimenti” sugli oggetti: ad esempio, tentando di avvicinare a sè un oggetto servendosi di un bastone.
I fenomeni fin qui descritti appartengono allo stadio dell’”intelligenza senso-motoria”, che dura fino ai 24 mesi.
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#31
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a 24 mesi
A partire da questa età si verifica un cambiamento importante: il bambino non è più vincolato alla presenza fisica degli oggetti nei suoi tentativi di ottenere un risultato, ma diventa capace di provare mentalmente le varie soluzioni possibili e di mettere in pratica quella che presumibilmente è più efficace. Ciò segna il passaggio allo stadio dell’”intelligenza rappresentativa, vera premessa del pensiero intelligente. Le immagini mentali degli oggetti sono però ancora, all’inizio di questo stadio, dipendenti dalle esperienze reali del bambino: pur essendo capace di rappresentarsi mentalmente, ad esempio, il cucchiaio con cui mangia la pappa, egli non possiede ancora il concetto di cucchiaio, cioè non incorpora nella rappresentazione di questo oggetto tutti quelli che hanno la stessa funzione. Ciò avviene in una fase successiva, parallelamente alla comparsa del linguaggio, quando le parole iniziano ed essere veri e propri simboli che si riferiscono a categorie generali di oggetti.
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#32
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Dai 6 anni in poi
Fino ai 6 anni circa il bambino perfeziona e arricchisce queste competenze, ma a partire dai 7 anni si verifica un fondamentale “salto di qualità: il pensiero diventa di tipo logico, nel senso che permette di compiere operazioni sui dati della realtà classificandoli, mettendoli in sequenza, sommandoli, ecc. Questa è la fase del “pensiero operativo concreto”, che dura fino agli 11 – 12 anni ed è seguita da quella del “pensiero operativo formale”, in cui il bambino diventa capace di ragionare astrattamente, sulla base di ipotesi e deduzioni, in modo del tutto simile a quello dell’adulto.
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#33
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teoria di Piaget
Anche se la teoria di Piaget ha subito nel corso degli anni numerosi rimaneggiamenti ed è stata soggetto di molte critiche, nei suoi aspetti fondamentali resta un ottimo punto di riferimento per capire e interpretare i processi dello sviluppo intellettivo nei bambini normodotati che vivono in un contesto sufficientemente stimolante.
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#34
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Danni cerebrali
Diverso, invece, è il caso dei bimbi che subiscono prima, durante e dopo la nascita, un danno cerebrale. Questi hanno in genere difficoltà di sviluppo intellettivo, che possono andare da grado lieve a una notevole gravità. Le cause di danno cerebrale sono molteplici: si va da quelle ereditarie soprattutto (malattie metabolitiche) a quelle dovute ad alterazioni cromosoniche (come la sindrome di Down), a quelle da prematurità, intossicazioni durante la gravidanza, alle malattie infettive o altre malattie gravi contratte nella prima infanzia.
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#35
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il ritardo mentale
E’ importante sottolineare che il ritardo mentale comporta inevitabilmente problemi di apprendimento e di linguaggio, ma non è vero il contrario. Difficoltà di linguaggio e/o di apprendimento possono esistere come condizioni isolate, in soggetti che hanno un livello di intelligenza potenzialmente normale.
Occorrono quindi valutazioni accurate da parte di specialisti per poter diagnosticare la presenza e la gravità di un ritardo. Se quest’ultimo effettivamente esiste, il bambino può giovarsi notevolmente di trattamenti riabilitativi sistematici e, in età scolare, di apporti didattici adeguati. La riabilitazione del ritardo mentale si basa oggi su tecniche sofisticate di tipo neuropsicologico che mirano al potenziamento della memoria e delle strategie di risoluzione dei problemi, avvalendosi anche di strumenti informatici. Non bisogna quindi cedere alla disperazione di fronte a questo tipo di diagnosi: il recupero, infatti, è sempre possibile in una certa misura; inoltre anche le persone che hanno una capacità mentale al di sotto della norma possono condurre un’esistenza dignitosa ed equilibrata se si coltiva il più possibile la loro intelligenza emotiva che, ha ben poco a che fare con il Q.I.
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#36
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Il quoziente intellettivo: realtà o illusione?
Il primo test di intelligenza è stato elaborato nel 1905, dallo psicologo francese Alfred Binet, per valutare le capacità intellettive degli alunni di scuola elementare. Si trattava di una scala, cioè di una serie di prove di difficoltà crescente, suddivise in gruppi. Ciascun gruppo corrispondeva a livello medio di capacità di soggetti di una determinata età cronologica. Confrontando i risultati ottenuti da un soggetto con quelli ottenuti dal gruppo dei coetanei, la scala consentiva di definire l’età mentale dell’esaminato. Alcuni anni dopo, il tedesco Wilhelm Stern introduceva il concetto di Quoziente Intellettivo (Q.I.) ottenuto dividendo l’età mentale per l’età cronologica. Da allora in poi, sono stati elaborati numerosissimi test per misurare il Q.I. dei bambini e degli adulti.
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#37
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continua
Ma il concetto stesso di Q.I. è stato messo in discussione ormai da tempo, perchè considerato rigido e potenzialmente discriminatorio: in effetti, le prove dei test misurano capacità a cui si attribuisce valore in un determinato gruppo socio-culturale, ma non è detto che il fatto di non possedere tali capacità sia indice di scarsa intelligenza.
Per sopravvivere nella Jungla occorre senza dubbio essere intelligenti, ma è altrettanto sicuro che l’indigeno se la caverebbe assai male di fronte alle prove verbali della WAIS-R! Inoltre bisogna considerare che il livello di prestazione ai test può essere influenzato da una capacità di altri fattori: tipo di contesto, situazione emotiva, rapporto con l’esaminatore, livello sociale, sono tutte variazioni che incidono sul rendimento della persona esaminata, rendendo quindi piuttosto discutibile il risultato finale. In conclusione, al giorno d’oggi, il Q.I. può essere considerato come una misura indicativa di certe abilità, ma non più come la “fotografia” dell’intelligenza del suo complesso.
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#38
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vedendo gli esempi che ho attorno, direi che i maschi...sono piú intelletti...riescon o sempre a convincerti che sei tu sbagliata o ad avere l'ultima parola...noi donne, abbiamo l'intelligenza emotiva, o l'istinto...ma non é presa in considerazione da chi, come presa di posizione, é 100% maschilista...o ha il potere nelle mani...
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#39
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Mente e computer
1996: Garry Kasparov, campione mondiale di scacchi, viene sconfitto in un incontro di sei partite da un avversario di nome Deep Blue.
Ma il vincitore non potè fare salti di gioia, nè rilasciare interviste, nè diventare un testimonial pubblicitario, perchè era... un computer IBM! Agli occhi di molti, quell’episodio assunse un significato inquietante: era proprio vero che esistono le macchine intelligenti, capaci di pensare come un essere umano? La questione sta al centro degli interessi di una branca scientifica giovane (la sua nascita si può far risalire agli anni ’50) ma già enormemente sviluppata: la così detta “Intelligenza Artificiale” (A.I.). Basandosi sulla tecnologia dei computer, l’A.I. si pone l’obbiettivo ambizioso di creare software che simulano in tutto e per tutto l’intelligenza umana, sollevando problemi enormi di natura non solo tecnica, ma anche e soprattutto etica e filosofica. Limitandoci però ai fatti, dobbiamo dire che molte operazioni svolte dalla nostra mente sono già alla portata delle macchine: i computer sono in grado, per esempio, di decidere strategie di investimento, di formulare diagnosi mediche, di riconoscere oggetti, di scrivere sotto dettatura e perfino di imparare.
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Ultima modifica di anna1401; 11/05/2009 alle 16:57 |
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#40
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continua
Ma tutte queste operazioni vengono svolte sulla base di dati e procedure inseriti da chi ha programmato la macchina, la quale in effetti non ragiona, ma semplicemente esegue computazioni, cioè calcoli, ad una velocità sbalorditiva: centinaia di milioni di operazioni al secondo per il PC che sta sulla nostra scrivania, migliaia di miliardi di operazioni al secondo per certi supercomputer destinati a scopi scientifici o militari. E’ questa enorme potenzialità di calcolo che consente alla macchina di produrre “comportamenti” simili a quelli dell’uomo, semplicemente scegliendo di volta in volta un’operazione tra migliaia e migliaia di alternative possibili. Invece l’uomo, a differenza della macchina, è in grado di andare oltre le regole note, creando soluzioni nuove che per il computer non sono accessibili. C’è tuttavia chi sostiene che questo potrà avvenire in un futuro neanche troppo lontano.
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#41
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Quanto contano i cromosomi
Da parecchi decenni gli studiosi si chiedono se l’intelligenza dipende dalla dotazione genetica, e quindi si eredita, oppure è il risultato delle stimolazioni ambientali.
A tutt’oggi non abbiamo una risposta definitiva, ma secondo l’ipotesi più accreditata esiste una componente di eredità biologica sulla quale, però, agisce in misura considerevole l’apporto delle esperienze fatte a contatto con un determinato ambiente: se questo è positivo e ricco di stimoli favorisce lo sviluppo delle facoltà cognitive; se invece è povero e deprivante, impedisce che si evolvano le potenzialità genetiche dell’individuo. Gli studi condotti su gemelli monozigoti (cioè geneticamente identici), ma allevati in ambienti e circostanze di vita diversi confermano sostanzialmente questa ipotesi.
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#42
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L’intelligenza si può migliorare
Le facoltà intellettive della persona adulta erano considerate sostanzialmente immodificabili fino all’inizio degli anni ’90, quando iniziò a farsi strada una prospettiva diversa, elaborata dallo studioso rumeno Reuven Feuerstein.
Ex bambino prodigio (a tre anni leggeva già in due lingue), poi allievo di J. Piaget e attualmente professore universitario a Tel sviv, Feuerstein ha messo a punto un “programma di arricchimento strutturale” (PAS) basato sul concetto di modificabilità dell’intelligenza. Secondo Feuerstein, è possibile diventare più intelligenti se si rende più efficace il proprio approccio ai problemi cognitivi, in modo tale da adattarsi meglio alle nuove situazioni. Questo processo richiede l’intervento di un mediatore, che guida l’allievo nella definizione dei problemi, nell’individuazione degli obbiettivi, nell’analisi delle possibili soluzioni, nell’elaborazioni di ipotesi, ecc. Lo scopo del programma non consiste nel far apprendere nozioni, ma nell’esercitare gruppi di funzioni cognitive rendendo l’individuo consapevole dei processi mentali utilizzati per affrontare il compito. Si tratta, in pratica, di “imparare ad imparare”. segue..
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Ultima modifica di anna1401; 11/05/2009 alle 16:57 |
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